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Categoria

In primo piano

play off
CalcioIn primo piano

CON IL PARI A MESSINA LA CASERTANA VEDE I PLAY OFF. MA LA PROCURA FEDERALE POTREBBE CAMBIARE IL RESPONSO DEL CAMPO

scritto da Walter Magliocca

play off

Per i play off bisognerà attendere l’ultima giornata

La Casertana ha conquistato un prezioso punto in chiave play off in terra siciliana (1 a 1 al 90’), ma è stata aiutata dal concomitante pari del Cosenza ad Andria.

Ora tutto si deciderà all’ultima giornata. Necessaria l’intera posta in palio nello scontro casalingo con la Paganese. Potrebbe bastare anche un pari, ma si dovrebbero attendere anche i risultati provenienti dagli altri campi e non solo nel girone C. Accedere alla fase promozione come quarta potrebbe significare incontrare il Foggia, forse la più accreditata insieme a Lecce e Alessandria per il salto di categoria per la porta di servizio.

Intanto, il Benevento ha raggiunto la cadetteria matematicamente con la netta vittoria ai danni dei salentini con il punteggio di tre a zero.

Ancora indagini su Casertana e Benevento

Ma da voci ben accreditate si apprende che il risultato del campo potrebbe essere stravolto dalla giustizia sportiva. Infatti la procura federale sta procedendo con le indagini relative alla gara Benevento – Casertana ed alla posizione del maggiore azionista rossoblù, Lombardi.

Naturalmente il responso non si avrà in tempi brevi. La partita si gioca su due fronti, campo e giustizia. L’estate si preannuncia caldissima. Teramo docet.

CON IL PARI A MESSINA LA CASERTANA VEDE I PLAY OFF. MA LA PROCURA FEDERALE POTREBBE CAMBIARE IL RESPONSO DEL CAMPO was last modified: aprile 30th, 2016 by Walter Magliocca
30 aprile 2016 0 commenti
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addio
CulturaIn primo pianoLibri

Addio Kind of Blue di Domenico Cosentino: recensioni sui generis

scritto da Roberta Magliocca

Addio Kind Of Blue

E poi capita di alzarti un sabato, trucco sbavato, capelli che farebbero impallidire perfino Marge Simpson e la sociolinguistica che, da quella scrivania, ti sta avvertendo del fatto che, se non la studi come si deve, sarà il tuo peggior incubo ancora per molto. Visto ciò, risprofondo sotto al piumone. Tra cinque minuti mi alzerò e sarà sparito il mascara dalla mia guancia sinistra, i capelli saranno in ordine come quando esco dal parrucchiere e la sociolinguistica non sarà stata ancora inventata. Bene. Come impiegare questi cinque minuti del cazzo?

Addio Kind of Blue.

Senza mettere la testa fuori dalle coperte, lascio scivolare fuori il braccio allungandolo verso il comodino. Afferro il libro, pronta a leggere le ultime ventitrè pagine rimaste. E’ la Parigi di un Dicembre qualunque. Tra qualche scopata al puzzo di vodka e vomito, un uomo e la sua voglia di ricominciare, un amore che fa paura esattamente come un aereo che potrebbe non riportarlo da te. Questo libro non l’ho comprato io. Leggendo la descrizione, è stata la mia voglia di lasciare questa città di merda a farmelo scegliere, la puzza di una civiltà andata a male, le strade calpestate da tacchi a spillo e mentalità ristrette, il rifiuto di un bigottismo che mi porta a voler essere una zingara andalusa, una barbona londinese, una puttana olandese da mettere in vetrina, piuttosto che lasciar marcire il mio, seppur imperfetto, corpo tra la spazzatura di questo paese. Tutto questo mi ha portato a comprarlo. E pensare che odio Parigi. Ho vissuto quella città in un periodo negativissimo, di cui sento ancora il pessimo gusto. Eppure queste pagine mi hanno fatto ripercorrere le strade del quartiere latino, mi hanno portato a sedere sulle panchine dei giardini del Lussemburgo, mi hanno fatto scalare, nuovamente a piedi, la Tour Eiffel. 790 scalini che mi hanno tolto il respiro, ridatomi da un cielo che i miei occhi hanno imprigionato con tutta la rabbia di chi crede di star perdendo qualcosa. E ho le gambe di Nico,di sua sorella quando decidono di scappare da una Napoli a cui non voler più far ritorno, nemmeno per le feste di Natale. E poi c’è Elisa. E poi, ancora, ci sono lui e lei. Alle prese col coraggio di dimenticare, di mettere un punto al passato e di ricominciare qualche riga più in basso. Così chiudo quel maledetto libro, mando a fanculo chi l’ha scritto (Domenico non me ne volere) perchè ancora una volta sono dovuta venire a patti con qualcosa che, almeno per ora, non riesco ad affrontare. Perchè, cazzo, sono mesi che aspetto un aereo che non so se mai arriverà. O almeno. Non so se sarà lì ad atterrare per me. Mi alzo da quel letto, ripromettendo a me stessa che la prossima volta al posto di comprare un libro, comprerò un pacchetto di sigarette. Mi rovinerò i polmoni, e non intossicherò più i pensieri. Come non detto. Il trucco ancora sfatto, i capelli peggio che andar di notte e un ritardo di cinque minuti tra me e la sociolinguistica, che è stata inventata. E’ stata inventata, eccome. Tazza di latte, cereali e giù a studiare.Il tempo per fortuna,vola.Una doccia veloce e stasera si lavora al pub.Ore 23.00.Mentre spillo una chiara media per il 2bis,sorrido.Ho letto quelle pagine come leggo la mia vita.Ed è vero.Quell’aereo potrebbe non atterare mai.Come porre rimedio alla tristezza per un libro appena finito?Se ne legge un altro.E un altro ancora.E magari si scrive.Insomma,tra un punto e una lettera maiuscola…si vive.

Roberta Magliocca

Addio Kind of Blue di Domenico Cosentino: recensioni sui generis was last modified: maggio 1st, 2016 by Roberta Magliocca
30 aprile 2016 0 commenti
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GREY'S ANATOMY
CulturaIn primo pianoTv

Grey’s Anatomy: chi morirà quest’anno?

scritto da Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy

Grey’s Anatomy torna a far confusione e a mescolare le carte

Non solo i pazienti e le loro tragedie, gli amori omosessuali che si nascondono in storie eterosessuali di facciata.

Qualche volta Shonda ci regala i pazienti che si mescolano con i chirurghi in storie che sembrano essere quelle giuste per poi sprofondare in mille paranoie.

Sembra proprio che non possa esistere l’amore nelle sale operatorie di Grey’s Anatomy. Quel bisturi che tanto amano, taglia e lacera rapporti che nessun chirurgo di Shonda è mai riuscito a salvare, nonostante le loro brillanti carriere.

Grandi amori che si trasformano in altrettanti grandi odi, immensi casini.

Ogni stagione, il suo grande momento clou. La scorsa stagione è stata la morte del dottor Stranamore, quest’anno la contesa di Sofia Sloan da parte delle Calzona. E qui i camici bianchi si dividono, si schierano per sostenere questa o quell’altra mamma.

Ma Shonda ancora non ci ha detto tutto. Il colpo di scena per la dodicesima stagione ancora lo deve sferrare. E la cosa fa paura.

Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy: chi morirà quest’anno? was last modified: maggio 1st, 2016 by Roberta Magliocca
30 aprile 2016 0 commenti
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IL MIRACOLO
CulturaIn primo pianoTeatro

Il Miracolo torna ad Officina Teatro

scritto da L'Interessante

IL MIRACOLO

IL MIRACOLO – REPLICHE STRAORDINARIE
Sabato 7 Maggio ore 21:00
Domenica 8 Maggio ore 19:00

Laboratorio Permanente Ipotesi Espressive presenta
“IL MIRACOLO”

Da un percorso di scrittura scenica collettiva

Con Antonia Alberico, Marica Palmiero, Enrico D’Addio, Francesco Ruggiero, Gianluigi Mastrominico, Pierpaolo Ragozini, Concetta Del Vecchio, Martina Cariello, Cristina Alcorano, Eugenio Sorgente, Martina Esposito, Maria Macri, Andrea Di Miele

Assistente alla regia: Federica Pezzullo
Costumi: Pina Raucci
Regia: Michele Pagano

SINOSSI
Tredici sono gli abitanti di quel derelitto palazzo. Sarebbero gli unici se non fosse ancora viva la Signora Fiorenza. Una lotta interna per decretare un unico vincitore. Un unico prescelto. Ramazze come armi, sedie volanti e sgambetti a farne da padrona. C’è chi la butta sulla simpatia e chi sulla scelta dello smalto; chi prova a lucidare la casa e chi la distrugge; chi si nasconde e chi viene trovato. Una sola cosa è certa, ora che il Napoli lotta per lo scudetto, “la squadra dei Rivetti andrà a sinistra e quella dei Crispino a destra”, si scorciano le maniche pronti per il loro derby.

NOTE DI REGIA
Nel Sud Italia, di convenzione, è radicato l’affidamento alle sacre icone bibliche. Una tradizione che parte da un passato storico, laddove l’affidarsi ai più comuni “San Gennaro” diventa parte integrante di una società che vive spesso di stenti e spera avvenga un cambiamento, necessario per migliorare il proprio stile di vita. Paradossalmente spesso tale affidamento viene utilizzato anche nel gergo comune, scaramanticamente o come frase fatta. “Ci vorrebbe un miracolo” può rappresentare una delle più quotidiane esclamazioni che si possono sentire. Tale spunto, ci porta ad affrontare una tematica più ampia, laddove notiamo che l’affidamento “all’icona”, spesso, viene vissuto in pari passo rispetto alla totale cecità umana. Il miracolo viene scongiurato per vincere un montepremi e poter acquistare finalmente l’oggetto dei desideri; per riuscire finalmente a trovarsi collocati dall’altro capo del televisore disposto in salotto; per partire ed abbandonare tutto. La lotta è portata avanti al suon della cabala o di ricostruzioni di sogni passati; si tenta la fortuna o perché no, si spera di ricevere la lettera di qualche remoto e ignoto parente che lo dichiari erede di una qualche fortuna. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, una frase di Antoine de Saint-Exupéry forse abusata e ascoltata sin dall’infanzia ma indispensabile per noi per la chiave di lettura dello spettacolo. Difatti, ci siamo chiesti se, al raggiungimento di quell’inaspettato miracolo, tale cecità riuscisse a svanire davanti agli occhi o se il buio risulti talmente profondo da non riuscire neanche a capire quello che si ha dinanzi. La nostra risposta si concretizza nel climax dello spettacolo, laddove tanto fermento, tanto ardore, tanto attesa, si mostrano inutili e inefficienti nel momento in cui il miracolo potrebbe avvenire.

Per info e prenotazioni
0823363066 – 3491014251
info@officinateatro.com
www.officinateatro.com

Il Miracolo torna ad Officina Teatro was last modified: aprile 30th, 2016 by L'Interessante
30 aprile 2016 0 commenti
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Il regno di wuba
CinemaCulturaIn primo piano

Il regno di Wuba: il nuovo capolavoro del regista di Shrek

scritto da L'Interessante

IL NUOVO CAPOLAVORO DEL REGISTA DI SHREK,

IL REGNO DI WUBA

DAL 12 MAGGIO AL CINEMA

CON LE CANZONI DEI THE KOLORS

I grandi nomi del cinema e della musica si danno appuntamento dal 12 maggio per l’uscita italiana del film fantasy Il Regno di Wuba, lo straordinario successo mondiale che arriva in Italia grazie a Minerva Pictures e che sarà distribuito da Microcinema.

Il film è infatti diretto da Raman Hui, noto come il padre di uno dei personaggi più amati della storia del cinema, Shrek (il primo titolo a vincere l’Oscar per il miglior film di animazione nel 2001) e che ha lavorato a tanti altri successi, tra cui Madagascar, Z – La formica e Kung Fu Panda.

Questo suo nuovo, straordinario fantasy rimanda proprio alle atmosfere fiabesche di Shrek e stupirà gli spettatori grandi e piccoli con una galleria di creature incredibili. Al centro della vicenda, il simpaticissimo Wuba, protagonista di un’avventura epica con i suoi simpatici amici, che con lui daranno vita a un viaggio pieno di sorprese per salvare il loro mondo.

Ad arricchire la versione italiana, la straordinaria partecipazione dei The Kolors. La band, che ha raggiunto la grande notorietà grazie alla vittoria nel talent show di Maria De Filippi “Amici” e che, con il loro secondo album “Out”, ha ottenuto quattro dischi di platino, sarà infatti presente con ben due pezzi tratti da quel disco, “Me Minus You” e “My Queen”.

“Sono molto contento – dichiara Stash, voce del gruppo – che due brani dei The Kolors facciano parte della colonna sonora di questo film: è per me emozionate pensare che la mia musica possa essere ascoltata in un modo diverso rispetto a quello abituale e che possa arrivare sempre di più a un pubblico di giovanissimi. Non vedo l’ora di andare al cinema e sono sicuro che anche in Italia avrà il grande successo già riscontrato all’estero”.

E il mondo della musica vede anche la partecipazione di RTL 102.5, Media Partner Ufficiale del film.

Una collaborazione tra realtà di grande successo, considerando che Il regno di Wuba ha incassato quasi 400 milioni di dollari nel mondo e si trova attualmente al sesto posto della classifica internazionale del 2016 di Box Office Mojo, dietro a trionfi hollywoodiani come Zootropolis, Deadpool e Kung Fu Panda 3.

 

Sinossi
Il giovane Tianyin si ritrova coinvolto in un evento che può cambiare la storia dell’umanità. Infatti, la regina dei mostri, che è incinta, gli affida il suo piccolo, destinato a diventare il nuovo re della sua specie. Così, Tianyin dovrà proteggerlo dai cacciatori di mostri che cercano di catturarlo. A rendere il tutto più complicato, ed entusiasmante, sarà l’incontro con la giovane cacciatrice Xiaonan, che gli offre protezione a caro prezzo… Il destino di Wuba e il futuro dell’impero dei mostri sono nelle loro mani. Ma non sanno che questo è solo l’inizio della loro epica avventura!

Una straordinaria avventura di simpatici mostri firmata dal creatore e regista di Shrek.

Il regno di Wuba: il nuovo capolavoro del regista di Shrek was last modified: aprile 30th, 2016 by L'Interessante
30 aprile 2016 0 commenti
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Il tempo caldo delle mosche
CulturaEventiIn primo pianoLibri

Il Tempo caldo delle Mosche: grande successo per l’ultimo romanzo di Vincenzo Restivo

scritto da L'Interessante

Il tempo caldo delle mosche

Si è svolta con grande successo la presentazione dell’ultimo romanzo di Vincenzo Restivo alla libreria Pacifico di Caserta che giovedì 28 aprile ha superato le aspettative di partecipazione e interazione collettiva.

 Il tempo caldo delle mosche. Si chiama così la nuova fatica letteraria del giovane autore marcianisano, un erede appassionante che pare proprio non avere nulla da invidiare ai precedenti romanzi di formazione editi dalla Watson, casa editrice romana con cui Restivo conferma di voler proseguire un rapporto di fiducia e stima reciproca partito tre anni fa.

 Dopo L’abitudine del coleottero e Quando le cavallette vennero in città, l’esordiente creatura ha dimostrato di essere un’ulteriore denuncia sociale, delicatamente cruda e al netto di ogni forma di interpretazione buonista, che richiama con urgenza ed affezione, tematiche a sfondo LGBT.

In un contesto informale e diligente al tempo stesso, l’illustrazione della storia si è svolta in modo fluido e coinvolgente, grazie alla magistrale conduzione dei giornalisti Domenico Callipo e Gianrolando Scaringi.

Ad equilibrare un’intervista dalle varie sfumature, mirante al tema ancora ostico della diversità e l’inclusine sociale della stessa, sono intervenute le letture dal testo realizzate dall’attrice Denise Schlipfinger, volto operante al teatro stabile di innovazione della città di Caserta- Fabbrica Wojtyla.  Era inoltre presente il tesoriere dell’associazione RAIN ( LGBT Casertana), Bernardo Diana, il quale ha sottolineato il fondamentale apporto che Vincenzo dà all’associazione, specie con la rassegna letteraria, dal tiolo LIBERI. Un’iniziativa di successo, giunta al secondo anno,  che propone al pubblico letteratura di genere. Non è mancata, inoltre, la condivisione di una delle più grandi conquiste ottenute dai membri dell’associazione. È stata infatti annunciata la data del primo Caserta Campania pride, che si svolgerà il 25 giugno.

Il tempo caldo delle mosche – la trama

Siamo in una comunità contadina, di quelle dove il tempo è scandito dai ritmi della semina e del raccolto, dove il frutto della terra e l’allevamento degli animali rappresentano le uniche fonti di sostentamento. La vita è regolata dai rigidi valori morali della religione evangelica, la cui presenza si avverte in maniera piuttosto opprimente, al punto che ogni azione sembra essere misurata in base al metro di giudizio di ciò che «sta bene agli occhi di Dio». In questa comunità, apparentemente così sana e ligia, cova segretamente il vizio.

È un’estate torrida. Il caldo afoso e le mosche rendono l’atmosfera del luogo ancora più insopportabile e asfissiante. Il giovane Martin conduce la sua abituale vita contadina insieme ai genitori e a Caleb, il lavorante ventenne ingaggiato da suo padre, un uomo severo e violento, per sopperire ai limiti fisici del figlio. Quando Martin e Caleb non sono impegnati nelle dure attività agricole, si divertono a svagarsi nei campi e, in particolare, amano spiare dalla finestra la professoressa di Francese, Eva Besson, che ha la strana abitudine di girare seminuda per casa. E dove c’è lei, ci sono i corvi: segno di un oscuro presagio.

 

Un romanzo descrittivo e simbolico è il tempo caldo delle mosche, che nella sua rinnovata immagine bucolica fatta di insetti, arsure climatiche e sociali, sottolinea continuamente la forte influenza del pregiudizio sulle vite delle piccole realtà di paese. 

La diversità non può essere integrata, ha dichiarato Vincenzo Restivo, sarebbe una pretesa troppo grande che dovrebbe presuppore una capacità di comprensione del tutto, un ‘utopia irragiungibile.

Ognuno comprende ciò che vive, ha aggiunto, difendendo da linguista quale è la sua affezione alla parola inclusione, che sottintende l’aspirazione ad una società futura pronta a rispettare anche ciò che non avverte come affare proprio.

A chi gli ha chiesto perché i lettori dovrebbero scegliere il tempo caldo delle Mosche, Vincenzo ha risposto: perché c’è dietro tanto lavoro, c’è una storia in cui tutti possono riconoscere qualcosa di sé, come io stesso ho fatto quando, da scrittore, mi sono immerso in questa vicenda.

Grazie all’assenza di cronologie e spazi non definiti, il romanzo rende il tempo della storia, un tempo di riflessione possibile per tutti.

Michela Salzillo

 

Il Tempo caldo delle Mosche: grande successo per l’ultimo romanzo di Vincenzo Restivo was last modified: aprile 30th, 2016 by L'Interessante
30 aprile 2016 0 commenti
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Open Live
CulturaIn primo pianoMusica

Open Live: l’arte nonostante tutto

scritto da L'Interessante

Open Live

Continuano gli appuntamenti della rassegna d’arte intitolata: Open Live: l’arte nonostante tutto, organizzata presso l’officina Open a Villa di Briano, in provincia di Caserta

“C’è sempre maggiore partecipazione alla rassegna, soprattutto da parte dei ragazzi e questo ci riempie di fiducia e speranza poiché era questo il nostto obiettivo, ovvero promuovere una sensibilità culturale in un territorio che sembra senza speranza”, ha dichiarato Fabio Ianniello, ideatore e responsabile del progetto. “Siamo davvero convinti che la bellezza sia uno strumento  indispensabile alla sopravvivenza delle persone, soprattutto in una terra abitata da persone che hanno voglia di arte di cultura, nonostante tutto”.

Musica, fotografia, letteratura e tutto quanto può servire ad avviare percorsi di Bellezza dunque; questo è il cuore di Open_Live: l’arte nonostante tutto, una rassegna culturale che si rinnova ogni quindici giorni in quel di Villa di Briano, con una proposta artistica sempre nuova ed accattivante.

Il prossimo appuntamento è previsto per giovedì 28 aprile a partire dalle 21.30 presso la sede dell’officina culturale Open a Villa di Briano (CE), in via Santagata 159/161. A tenere le fila della serata: Noemi De Simone, cantautrice napoletana, con alle spalle una vita da compositrice e paroliere e Charlotte Allosso, artista poliedrica e curiosa, che esporrà la sua particolare raccolta di foto.

Open Live: l’arte nonostante tutto was last modified: aprile 28th, 2016 by L'Interessante
28 aprile 2016 0 commenti
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Comicon
CulturaEventiIn primo piano

Comicon: cosa c’è dietro?

scritto da L'Interessante

Comicon

Si è da poco concluso uno degli eventi più attesi dell’anno per molti amanti del genere: il Comicon 2016. Ma quanto e quale lavoro c’è dietro?

Abbiamo intervistato chi è tra i protagonisti.

Il prepararsi a questo evento comprende anche una preparazione psicologica. In base a cosa si sceglie ciò che si vuole rappresentare?

La scelta di voler interpretare un certo personaggio nasce dall’ immedesimazione con lo stesso. Si va a creare con il suddetto un’empatia che permette di mostrarsi senza maschera nonostante il costume. La possibilità di travestirsi crea tra persone che tendenzialmente hanno difficoltà a relazionarsi, la capacità di abbattere i muri che si tendono a costruire.

E’ un percorso facile o si tende a cadere vittima dei pregiudizi?

Molto spesso si diventa vittima dell’ignoranza delle persone che vedono questo momento di aggregazione e di scambio anche culturale e di passioni come un qualcosa di negativo perché creato da persone tendenzialmente sole. Creare un legame con un personaggio non reale porta spesso alla conclusione che si stia avendo a che fare con un individuo incapace di creare dei legami nel mondo reale. Quando in realtà non è altro che una passione come un’altra.

Una volta arrivati alla fine, qual è la sensazione che si prova?

Nonostante tutto la sensazione che si prova è quella di una grande soddisfazione. Come in tutte le cose c’è bisogno di sacrificio e nel bene o nel male l’importante è che se ne parli. E devo dire che nel mio caso se ne è parlato molto bene. Al di là dei pregiudizi e di tutto credo che seguire le proprie passioni sia un modo per realizzarsi anche come persona.
E quelli che sanno solo parlare male dovrebbero farsi un esame di coscienza e rendersi conto che magari ciò che per loro può essere una sciocchezza, per altri molte volte ha rappresentato la salvezza.

Maria Rosaria Corsino

Comicon: cosa c’è dietro? was last modified: aprile 28th, 2016 by L'Interessante
28 aprile 2016 0 commenti
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taxi
CuriositàIn primo piano

Taxi Rosa: parliamo di cose belle

scritto da L'Interessante

taxi rosa

La cultura del lamento e l’attenzione al disservizio, sembrano essere diventate prime occupazioni parecchio ambite fra i più. Non che la situazione dell’Italia in genere aiuti a comportarsi in maniera differente, è innegabile, infatti, che in materia di efficienza il nostro Paese abbia molto da invidiare al resto d’Europa. Da nord a sud, l’idea comune dell’arretratezza ha però risucchiato qualsiasi forma di entusiasmo, anche minuscola, per le idee che meriterebbero più incoraggiamento e partecipazione.

Oggi vi parlerò di un’iniziativa tanto interessante quanto sottovalutata.

È molto probabile che non tutti siano a conoscenza del progetto taxi rosa: la sperimentazione, partita a febbraio del 2016, mirava ad una maggiore garanzia di sicurezza per le donne che sono solite muoversi in città da sole, specie nelle ore notturne, mettendo a disposizione un’auto pubblica d’eccezione

Nato grazie ad un’iniziativa del servizio Pari Opportunità del Comune di Napoli, il progetto prevedeva la distribuzione di 3000 voucher a tutte le cittadine che ne avrebbero fatto richiesta. I tagliandi avrebbero potuto essere utilizzati per le corse da effettuare dalle 19:00 alle 6:00 del mattino.

Le donne che avrebbero voluto farne uso, si sarebbero rivolte al Centro Donna di via Concezione a Montecalvario con in tasca un modulo, scaricabile dal sito del comune di Napoli, per ottenere facilmente l’autorizzazione al servizio. Ogni voucher contrassegnava un valore, discusso sin dall’inizio, pari a 5 euro, per una richiesta massima e non superiore a cinque buoni.

Un discreto proposito, insomma, se non fossimo costretti a parlarne al passato e con non poche polemiche da raccogliere fra le opinioni dell’utenza.

Stando alle testimonianze di alcune donne, che hanno sposato e rincorso i benefici del servizio sin dalla nascita del progetto, usufruirne è stato parecchio difficile. Oltre tutte le polemiche nate relativamente al costo dei biglietti, alle richieste limitate e l’ufficializzazione del servizio, ridotta ad un’unica zona, escluse le province, pare che le prenotazioni fossero state bloccate già da febbraio, mese di avvio dell’iniziativa.

Per giustificarne lo pseudo fallimento, nonostante il servizio dovrebbe essere ancora in vigore, c’è chi si appella al fatto che gli esperimenti possono anche non riuscire, senza necessariamente avere un capro espiatorio a cui far ricorso.

Sarà! Ma per evitare che si continui a diffondere un senso di sfiducia e dissesto civico, sarebbe meglio tutelare i progetti per cui si spendono fondi ed energia. Altrimenti la condanna al disinteresse e la certezza che altrove sarà sempre meglio che qui sarà una triste vittoria assicurata.

Michela Salzillo

Taxi Rosa: parliamo di cose belle was last modified: aprile 28th, 2016 by L'Interessante
28 aprile 2016 0 commenti
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troppo napoletano
CinemaCulturaIn primo piano

Troppo Napoletano: innamorarsi per la prima volta

scritto da L'Interessante

Il 7 aprile ha fatto il suo esordio sul grande schermo il film Troppo Napoletano’, commedia napoletana prodotta da Alessandro Siani

Nel capoluogo campano la pellicola ha avuto grande successo, ed è stata in grado di suscitare riso senza essere esageratamente volgare come spesso accade con film di questo genere. Protagonista della vicenda è un ragazzino di dieci anni, Ciro, che si innamora perdutamente di una ragazzina bella e raffinata. Il tema è dunque semplice, uno dei più trattati in tutta la storia del cinema, della letteratura, della poesia e dell’arte: l’amore. L’amore che in questo caso travolge due bambini, ma anche gli adulti, e che dimostra come nessuna differenza sociale possa intralciare il suo operato, né tantomeno l’età, perché non si è mai troppo grandi per innamorarsi e provare un sentimento così puro e innocuo. ”Troppo Napoletano” tocca temi già estremamente dibattuti sulla città campana, su tutte le sue contraddizioni, sulle differenze tra lo stile di vita nei vicoli del centro storico e le strade di Posillipo, o ancora, la vita nei paesi vesuviani. Ma, alla fine, l’epilogo è sempre lo stesso: queste differenze, presenti all’apparenza, in realtà non creano un punto di rottura, anzi, convivono da secoli. ”Spaccanapoli” divide la città in due metà che però si completano e si compensano a vicenda, due pezzi di un puzzle che combaciano perfettamente. Il film esprime quell’amore infinito che i napoletani provano per la loro città, con la semplicità che contraddistingue questo popolo paragonabile ad un bambino che si innamora per la prima volta. La dichiarazione d’amore del bambino nato e cresciuto nel centro storico della città per una bambina ricca, altezzosa, di Posillipo, e il sentimento ricambiato, non possono fare altro che provocare un sorriso sul volto del pubblico, che esce dalla sala cinematografica più alleggerito, spensierato, come se fosse entrato adulto e, una volta alzatosi dalla poltrona, fosse tornato bambino.

Mariagrazia Dell’Angelo

Troppo Napoletano: innamorarsi per la prima volta was last modified: aprile 28th, 2016 by L'Interessante
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