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Cane

Il cane di cristallo
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il richiamo. Il Dog Friendly: Capitolo11

scritto da L'Interessante

Il richiamo

Cari lettori interessati, ieri pensavo a voi durante una consulenza e a quali pensieri condividere. Poi il proprietario con cui stavo parlando mi ha spianato la strada:

“senti Luigi quando richiamo il mio cane non torna mai- eppure io lo faccio con tono deciso ed imperativo”.

Vabbè. Partiamo.

Il richiamo

Il richiamo è uno dei comandi gestionali più utili che si possa insegnare ad un proprietario, proprio perché molte delle attività partono da un “vieni” che rappresenta l’invito al congiungersi: vieni per la pappa, vieni che usciamo, vieni che ci coccoliamo e così via. Vieni che c’è un pericolo.

E detta così qualsiasi cane tornerebbe.

Il problema è che  ci sono molte dinamiche che allontanano completamente il cane dal ricongiungersi al proprietario.

Il proprietario ansioso. Questo  proprietario richiama il cane appena slegato- per timore che possa scappare, allontanarsi o finire nei guai- creando lo stesso effetto  di bambini al luna park che emozionati si sentono dire : “Ok, vieni”.  “Ma come? Nemmeno il tempo di assaporare l’idea della libertà”- pensa il cane.

Il proprietario poco attento. Molti proprietari richiamano il cane nel momento in cui è affaccendato in una propria attività- come annusare l’odore di una preda o la pipì di un cane che gli sta simpatico. In questi momenti i cani sono molto concentrati sulla loro attività e riducono l’attenzione rispetto a qualunque altro evento, compreso il richiamo da parte del proprietario. Un po’ come noi quando siamo assorti nella lettura di un libro. Quasi come se avessimo delle cuffiette nelle orecchie.

Il proprietario noioso. Lo riconosci al parco perché  richiama il cane, il quale arriva tutto contento dal proprietario e cosa succede? Nulla. Il proprietario non propone alcunché. E mi ricorda molto quei momenti in cui ero in camera a studiare, mia madre mi chiamava dalla cucina, le  rispondevo “Cosa c’è?” e lei non parlava. Il tempo di tre “Cosa c’è” andati a male e quel suo richiamo non otteneva più attenzione.

Il proprietario militare. Stile punitivo che al richiamo aggiunge il rimprovero fisico e non, e ancora un “seduto”. In pieno stile militare.

Torna. Stai seduto.  Ora fai la bella statuina.

Francamente anch’io se arrivo in ritardo ad un appuntamento e ottengo uno scappellotto da un amico, farò fatica la prossima volta ad uscire nuovamente insieme a lui.

Il proprietario esca. E’ quello che al parco gira con un premio o pallina in mano e prima dice “Guarda che ti do” e poi richiama il cane.  Un po’ come se vi dicessi: “Vi do cento euro, uscite con me?”

Il richiamo deve mostrare al cane la piacevolezza del ricongiungersi, e come tale andrebbe sempre collegato ad attività piacevoli fatte insieme.  Andrebbe sempre premiato, anche quando il cane torna dopo un po’ dal richiamo stesso.  E sempre fatto con gioia, pazienza, usando i movimenti del  nostro corpo che tanto incuriosiscono i nostri cani.

La loro curiosità è vivida, perché non alimentarla andando a cercare insieme un nuovo gioco? O una pista  olfattiva interessante?

Perché non richiamarlo e  godersi insieme un momento di coccole come piace a lui?      

Perché non richiamarlo facendogli trovare una scatola chiusa in cui sono stati riposti dei premi di cui è ghiotto?

Bisogna un po’ meritarsi che i cani si ricongiungano a noi. Soltanto perché siamo noi a deciderlo, non  per dovere.

Bisogna essere autorevoli, non autoritari.

Ai cani non piace il regime dittatoriale.           

Luigi Sacchettino

 

 

 

 

Il richiamo. Il Dog Friendly: Capitolo11 was last modified: giugno 30th, 2016 by L'Interessante
30 giugno 2016 0 commenti
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Cani razze
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Cane e gatto: chi l’ha detto che non si può? Intervista a Sonia Campa. Il Dog Friendly: Capitolo 10

scritto da L'Interessante

Cane e gatto

Cane e gatto: due mondi a confronto

L’intervista

Cari lettori interessati oggi parliamo dei gatti e della convivenza con i nostri amici cani.

Ho raggiunto per voi al telefono la Dott.ssa Sonia Campa – consulente per la relazione uomo-gatto e istruttore cinofilo -per rivolgerle alcune domande che spesso ricevo in consulenza.

Grazie Dottoressa per aver accettato questa intervista; andiamo subito al dunque- cosa dovrebbe valutare un proprietario di cane che decide di convivere anche con un gatto?

Grazie   a te Luigi per l’opportunità. Il primo passo da compiere è sicuramente darsi delle aspettative realistiche. I social e certe trasmissioni televisive ci stanno abituando a vedere sempre e solo il lato buffo o “puccioso” delle convivenze tra specie ma non dovremmo dimenticare, invece, che in questo caso stiamo mettendo a contatto due individui che, potenzialmente, sono in un rapporto di preda/predatore. In altre parole, non è così scontato che la convivenza vada necessariamente per il verso giusto semplicemente perché noi lo desideriamo, anche il cane (e il gatto) avranno da dire la loro in questo.

Gli aspetti da valutare diventano allora molteplici: qual è il carattere del cane? Fiducioso e amichevole o tende a rifuggire le novità? Che età ha e quali sono le caratteristiche della sua razza? Come si comporta in casa? Condivide volentieri gli spazi o ce ne sono alcuni che difende? È possessivo riguardo le sue cose? Come si esprime nel farlo? È un cane frenetico o sa anche trovare momenti di tranquillità? Anche valutare il passato del cane ha una sua profonda importanza: cani con pregressi conflittuali con i gatti potrebbero fare più fatica a stringere relazioni serene. Allo stesso modo, cani che abbiano un passato addestrativo orientato alla caccia (magari con uccisione) o alla rincorsa – anche di fantocci – potrebbero avere molta difficoltà a vedere nel nuovo arrivato un partner con cui stringere un legame di natura sociale.

Infine, un ruolo fondamentale è svolto dalla qualità della relazione tra il cane e il resto del gruppo famiglia. Senz’altro, un cane bene integrato, accolto, che partecipa attivamente alla vita familiare, ha più risorse per creare un legame con un gatto rispetto ad un cane relegato in un giardino, annoiato e con pochi legami sociali al di fuori di chi gli porta da mangiare e, ogni tanto, gli lancia una pallina da rincorrere.

In ogni caso, è sempre possibile (e io direi raccomandabile) chiedere la consulenza di un educatore cinofilo che, pur senza avere la palla di cristallo né dare certezze riguardo la convivenza, sarà in grado di stabilire se il cane presenta o meno dei tratti di problematicità per l’inserimento di un nuovo individuo nel gruppo famiglia, in modo da fare una valutazione più possibile realistica.

Non dimentichiamo, inoltre, che la convivenza riguarda due parti: bisogna avere la stessa cura anche nel valutare cosa ne penserebbe un gatto di una convivenza con il cane di casa, in quel gruppo famiglia e in quel contesto specifico. Come dico sempre, le adozioni di qualunque specie non sono dei nostri diritti inalienabili ma scelte da farsi con la consapevolezza che esse richiedono dei requisiti da soddisfare perché tutti possano stare davvero bene: se questi requisiti non ci sono o ci sono solo parzialmente o fanno gli interessi solo di una parte, sta a noi la responsabilità e il potere di prendere decisioni sensate.

In che modo bisognerebbe curare l’inserimento di un gatto all’interno di una sistemica familiare in cui è già presente un cane?

Questa sì che è una domanda difficile! :) Non perché sia complicato inserire ma perché non credo esista una risposta sufficientemente generica che vada bene per tutti. Le dinamiche di ogni inserimento dipendono da chi sono i soggetti coinvolti (cane, gatto e familiari umani, grandi e piccini), dal luogo in cui vivono, da come intendono organizzare gli spazi e le routine quotidiane e, come già detto, dalle relazioni pre-esistenti in famiglia. Perché, alla fine, quello che si va a riorganizzare è un sistema ed è il sistema, con le sue specifiche caratteristiche, che va compreso e guidato.

Posso dire, comunque, che quel che accomuna tutte le esperienze è il bisogno di agire tenendo sempre a mente che le parti coinvolte, oltre ai familiari umani, sono due e ciascuna presenta le proprie esigenze: da una parte abbiamo l’individuo-cane che, con tutte le sue caratteristiche note, andrà guidato nel crearsi un’idea allargata della sua famiglia – ecco perché la relazione e la fiducia nei confronti del nucleo umano giocano un ruolo tanto importante -; dall’altra abbiamo un individuo-gatto che da subito dovrà essere messo nelle condizioni di sentirsi sicuro e a suo agio, malgrado la presenza di un cane che, in maniera innata, può suscitare inizialmente diffidenze e paure. È necessario lavorare su entrambi i fronti, contemporaneamente.

Quali errori non commettere?

Nella mia esperienza di consulente vedo che l’errore commesso più diffusamente, anche per semplice buona fede, è di forzare il cane ed il gatto ad interagire, o troppo presto o troppo da vicino. Ognuno di loro ha i propri tempi. Anche urlare, sgridare o agitarsi quando le interazioni si vivacizzano può essere un errore perché esaspera gli animali e, spesso, aumenta le tensioni. Al contrario, bisogna sforzarsi di far regnare sempre un clima di serenità e calma, soprattutto se cane e gatto stanno interagendo per le prime volte.

Un’altra raccomandazione ricorrente è di non sottovalutare mai i segnali di tensione tra i due, fossero anche zampate o esposizione di denti: spesso si tende a pensare (errore diffuso anche negli inserimenti tra gatti) che dopo qualche scaramuccia i due troveranno spontaneamente “il loro equilibrio”. Qualcuno si illude ancora che valga la storia del capobranco che “deve farsi valere” e delle gerarchie da lasciar instaurare a suon di minacce reciproche. Il tutto si traduce in un “lasciar fare” che, invece, rappresenta una scommessa molto rischiosa, giacché possono innescarsi dinamiche destinate solo a peggiorare. Ancora una volta, mi sento di ribadire che ogni inserimento fa storia a sé perché gli individui coinvolti sono diversi, quindi è illusorio ricalcare o appellarsi ad esperienze passate, sperando di ottenere gli stessi risultati. In caso di difficoltà o incertezza, il consiglio è sempre di chiedere l’intervento di un esperto.

Nella sua opinione ritiene sia più facile un inserimento di un cucciolo o di un adulto?

Fermo restando che una valutazione attenta delle caratteristiche del cane va fatta in entrambi i casi, dal punto di vista del gatto è sicuramente più semplice familiarizzare con un cane estraneo a 2-3 mesi di età, anziché da adulto. Il gattino, infatti, presenta naturalmente una maggiore flessibilità ad accogliere le novità, una predisposizione legata alle fasi di sviluppo che è massima in questo periodo della vita e, soprattutto sul piano sociale, tende a ridursi a man mano che il micio cresce. Un’unica accortezza: non sempre un gattino tanto piccolo ed inesperto è in grado di gestire le attenzioni, benché benevoli, di un cane molto più grande di lui, soprattutto se eccedono in “entusiasmo”: un po’ di saggia supervisione per verificare che il micino non venga trattato con troppa rudezza, spaventato o ferito non farà male.              

Cambiando specie, invece, cosa ci dice della gravidanza in presenza di un gatto?

I gatti rappresentano una squisita compagnia per le donne in gravidanza. Apprezzano i suoi ritmi rallentati, entrano in relazione con il pancione che cresce dedicandogli fusa e sonnellini e, in definitiva, si allineano allo stato emotivo della mamma, fatto di attesa ma anche di accesa meraviglia e infinita pazienza. Semmai, il vero problema di oggi è difendere le mamme, già rese comprensibilmente impressionabili per il loro stato, dalla cattiva informazione riguardo la convivenza con i gatti. Dai sanitari ai parenti, dagli psicologi agli amici, ogni mamma è destinata ad incontrare uno stuolo di persone meticolosamente disinformate che la metterà in guardia dalla toxoplasmosi, additando i gatti di famiglia come responsabili di un sicuro contagio ed esortandole a sbarazzarsene prima possibile. La toxoplasmosi esiste ed è inequivocabilmente pericolosa ma, fra tutti i vettori noti e molteplici (si pensi agli insaccati, alle verdure mal lavate, alla carne poco cotta, all’igiene superficiale, ecc.), i gatti rappresentano i più improbabili, soprattutto quelli familiari, seguiti di norma sul piano medico e sanitario. Anche in questo caso, per sciogliere ogni dubbio sulla migliore condotta da seguire, piuttosto che affidarsi al parere da bar di conoscenti e passanti (e di fronte a certi temi specialistici, anche l’opinione di un pediatra o di un’ostetrica lo diventa!), io consiglio sempre di interpellare l’esperto per antonomasia in zoonosi, colui che di queste cose davvero “ne sa” perché è il suo lavoro, ovvero il medico veterinario: anche con una semplice telefonata sarà sicuramente in grado di illustrare ad una mamma in gravidanza quali norme igieniche seguire per godere appieno la convivenza con i mici di famiglia in sicurezza e libertà.

Grazie mille Dott.ssa Campa per le preziose ed esaustive risposte.

Cane e gatto sono due mondi a confronto estremamente fascinosi. Non interpretabili con lo stesso dizionario. Non sovrapponibili.  Vi è venuta voglia ugualmente di prendere un gatto che faccia compagnia al vostro cane? Bene, telefono alla mano per avere il beneplacito dell’esperto.

Luigi Sacchettino

 

Cane e gatto: chi l’ha detto che non si può? Intervista a Sonia Campa. Il Dog Friendly: Capitolo 10 was last modified: giugno 23rd, 2016 by L'Interessante
23 giugno 2016 0 commenti
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Il cane di cristallo
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Sala d’attesa. Il dog friendly: capitolo 9

scritto da L'Interessante

Sala d’attesa

Cari lettori interessati in questi giorni ho molto girato per strutture medico veterinarie, come amico di un “paziente” collie ed ho avuto modo di osservare- spogliato dall’abito professionale- le scene che capitano frequentemente in una sala d’attesa.

Vorrei condividere con voi delle domande che mi sono rimbalzate in mente dopo quei momenti.

Partiamo con la prima che mi ha molto scosso.

La scena: un setter inglese con otite, agitato per il dolore e per la preoccupazione della visita- che lo rendeva nevrile e cinetico- insieme al suo proprietario il quale continuava a chiedergli di star seduto, strattonandolo e costringendolo a star fermo. Era un continuo manifestare disagio del setter mentre il cieco proprietario esibiva la sua voce forte ed austera.  Rivolgendosi al resto degli astanti: “E’ maleducato, ha la testa dura”.

Assenza di empatia. Non riconoscimento dei segnali di disagio. Assenza di cura. Non riconoscimento del bisogno di protezione. Due mondi incompresi. Anzi uno, quello del cane.

Quei “padroni”  cosa avevano capito di quello splendido e rassegnato setter?

Ho avvertito un freddo notevole in quella situazione.

Seconda scena. Nella sala d’attesa di un’altra clinica un proprietario descriveva il suo precedente cane: “Era un  bellissimo husky, aveva un pelo come pochi. Era intelligentissimo e addestrato- sapete- poteva fare il seduto terra e resta. Me lo chiedevano anche per le  mostre. Peccato non avesse il pedigree”. E la descrizione continuava con il sottolineare l’eccellenza di quel (s)oggetto.

Ci fosse stato un passaggio al loro  vivere insieme, al suo carattere, al suo modo di giocare. Alle esperienze vissute in condivisione.

Quanto quei proprietari avevano bisogno di esibire quel soggetto? Quanto si divertivano assieme?

Ho avvertito un senso di rabbia per quella strumentalizzazione del cane.

Terza scena.

In una clinica romana, signora anziana stringeva a sé il suo bichon frisé. Maschio intero,  2 anni.

La signora continuava a tenerlo in braccio, mentre il bichon manifestava insofferenza in quella situazione, volendo stare a terra, nel tentativo di conoscere gli altri cani. Peraltro pacifici.

“Stai qui con me, tu sei piccolino, non puoi giocare con loro, non vedi quanto sono grandi, ti farebbero male. Ti proteggo io, piccolo mio”.

Un cane a due anni è fisiologicamente e mentalmente adulto; avremmo tenuto in grembo un  figlio di 25 anni in una sala d’attesa- e lui come si sarebbe sentito?

Ho avvertito un senso di solitudine per la signora e di  “sostituzione” per quel bichon.

A volte penso che quello che più pesi in una relazione uomo- cane sia l’egocentrismo del primo.

Se non ci si mette in discussione non  ci si può definire amici dei nostri cani. Bisognerebbe smetterla.

Un amico conosce, comprende, accoglie, sostiene. Magari rimprovera, a volte non condivide, esprime dissenso e prende distanza. Ma ciò non rappresenta la direttiva del rapporto.

Visto dagli occhi del cane- come ho notato in quei momenti- noi umani siamo veramente degli arroganti e ciechi “padroni”.

Investite nelle vostre relazioni. Ibridatevi. Contaminatevi. In emozioni e vissuti.  Se non siete pronti e disposti a farlo ricordatevi che non è obbligatorio avere un cane.  

Noi possiamo scegliere. Loro meno.

Luigi Sacchettino

 

 

Sala d’attesa. Il dog friendly: capitolo 9 was last modified: giugno 16th, 2016 by L'Interessante
16 giugno 2016 0 commenti
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Il cane di cristallo
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Cani e neonati: alla famiglia il compito della tutela. Il Dog Friendly: capitolo 7.

scritto da L'Interessante

cani

Cari lettori interessati oggi parliamo di un tema assai gioioso: l’arrivo di un nuovo cucciolo umano in una famiglia in cui sono presenti dei cani

E per evitare luoghi comuni ed indicazioni inappropriate lo abbiamo fatto raggiungendo ad Afragola – Parco Commerciale “Le porte di Napoli”, la Dott.ssa Saldamarco, Medico veterinario master in medicina comportamentale che prenderà parte all’ evento “Un amico a quattro zampe” in programma oggi alle ore 17,30.

Infatti in occasione di Mamme in prima fila- eventi programmati in primavera nei megastore Prénatal su tutto il territorio nazionale-  Networkdacani e il  Centro Studi Prénatal ripropongono per il terzo anno consecutivo, gli incontri “Un amico a quattro zampe”.

Gli incontri, patrocinati da ANMVI(Associazione Nazionale Medici Veterinari), in collaborazione con Adaptil e Feliway, sono  condotti dai Medici Veterinari esperti in Comportamento Animale di  SISCA (Società Italiana Scienze del Comportamento Animale) con l’obiettivo di essere vicini alle famiglie per rendere serena la crescita in convivenza.

Dott.ssa  Saldamarco è possibile agire già durante l’ attesa del  bambino? C’è qualcosa che possiamo consigliare alle mamme in gravidanza per preparare il cane all’arrivo del neonato?

Assolutamente sì!
E’ molto importante coinvolgere il cane durante tutti i preparativi e fare in modo che possa gradualmente abituarsi ai cambiamenti ed anche ai nuovi oggetti che saranno presenti in casa (carrozzina, passeggino ecc).Coinvolgerlo chiamandolo durante l’allestimento della stanza del bimbo lo aiuterà a capire che in quella stanza si accede insieme. Questo è molto utile in quanto, se quella stanza gli era concessa fino a poco tempo prima, il cane non capirà il motivo del diniego improvviso. Inoltre così  si  abbassa la curiosità nei confronti della stanza “proibita”.  Durante la gravidanza il cane avverte tutti i cambiamenti fisici, ormonali della futura mamma. Per cui concedersi dei momenti insieme, magari sul divano, accarezzando il pancione e parlando dolcemente al cane, favorirà un clima di serenità ed emozioni positive.

In questi mesi è possibile inserire un oggetto in casa che ci sarà sicuramente d’aiuto anche dopo la nascita e quando il bimbo inizierà a gattonare: il cancelletto.
La sua utilità riguarda diversi aspetti. Può essere usato per delimitare una stanza in cui il cane ha tutte le sue cose (cuccia, giochi, copertina, ciotole ecc.) in modo che lui possa andare a rilassarsi nel suo spazio senza essere disturbato, ma senza essere isolato dal resto della famiglia; un cancelletto a differenza di una porta chiusa permette l’interazione con il cane, anche solo visiva.

Come si può gestire il momento delle “presentazioni”?

Quando possibile è preferibile che il primo incontro avvenga fuori casa. Ci si può recare con il cane a prendere mamma e neonato all’esterno della clinica oppure, quando questo non è possibile, l’incontro può avvenire nei pressi dell’abitazione. In questo modo, mentre il papà si occuperà del bimbo, la mamma potrà salutare il cane con tutta tranquillità. Laddove possibile, fare una breve passeggiata tutti insieme che permetterà al  cane  di gestire secondo i propri tempi la conoscenza del nuovo arrivato.
Molto importante che il clima sia tranquillo, per cui evitare di usare toni di voce alti o di fare movimenti bruschi, sollevando o sottraendo improvvisamente il neonato.
Inizialmente, se il cane è irruente o la mamma particolarmente preoccupata, si può utilizzare il cancelletto per permettere al cane di annusare ed esplorare il piccolo in maggiore sicurezza. In questo modo l’interposizione del cancelletto darà maggiore tranquillità ad entrambi.

Se il  cane finora è stato “figlio unico”  è possibile che diventi geloso?

In questa fase è importante non far mancare le attenzioni al cane poiché l’isolamento sociale per lui sarebbe una fonte di stress molto forte.

A questo scopo possiamo chiamarlo per coinvolgerlo mentre la mamma svolge le attività che riguardano il bambino. Magari fornirgli un ossetto o qualcosa da masticare mentre la mamma allatta o cambia il bimbo.
Se parenti ed amici, nel momento del loro ingresso in casa, hanno sempre avuto l’abitudine di salutare il cane, lasciare invariato questo rituale. Quindi salutare il cane prima di recarsi dal bambino in modo da farlo sentire parte integrante del gruppo
. In questo è fondamentale la collaborazione di tutto il gruppo famiglia e degli amici.

Di cosa devono preoccuparsi le mamme durante la crescita del bambino?

Il ruolo dei genitori è fondamentale nel guidare la nuova relazione che sta nascendo fra il bimbo ed il cane.
E’ risaputo che i bambini “imitano” tutto ciò che vedono, per cui dovranno avere un buon esempio di interazione con il cane.
Molto importante iniziare sin da subito a non focalizzare tutta l’attenzione del bimbo sul cane- come se fosse un suo gioco- , ma insegnargli  che quando il cane sta mangiando non va disturbato, oppure che mentre dorme non è bene andare a toccarlo nella cuccia.

Le interazioni fra cane e bimbo dovranno sempre essere sorvegliate e non lasciate a se stesse. Questa è una relazione che sta nascendo ed in quanto tale va indirizzata in modo che il cane ed il bambino possano creare un loro linguaggio condiviso e che non ci siano equivoci comunicativi e spiacevoli incidenti.

Grazie mille Dott.ssa Saldamarco per le preziose indicazioni.

La presenza di un amico a quattro zampe in casa rappresenta uno stimolo importante per la crescita dei bambini ed è importante che la relazione venga costruita con cura e tutela per i soggetti più sensibili- cane e bambino. Le indicazioni fornite sono sicuramente un valido aiuto quando si parla di cani non affetti da patologie del comportamento,  ma va precisato che ci sono molte variabili di cui tener conto in quanto in ogni famiglia si instaurano delle dinamiche differenti, cosi come ogni cane ha una sua storia ed una sua personalità.

Come sempre, il mio consiglio è di agire in prevenzione, consultando con un medico veterinario esperto in comportamento che possa dare dei consigli su misura in base alle caratteristiche proprie della famiglia in questione.

Per questo nuovo viaggio, che vivranno le fortunate famiglie con cani e bambini, non mi resta che augurare le parole di Buzz Lightyear da Toys’ Story:  “Verso l’infinito e oltre!”

Luigi Sacchettino

Cani e neonati: alla famiglia il compito della tutela. Il Dog Friendly: capitolo 7. was last modified: maggio 26th, 2016 by L'Interessante
26 maggio 2016 0 commenti
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cane dog friendly aree cani terremoti
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Le aree di sgambamento. Il Dog Friendly: Capitolo 5

scritto da L'Interessante

Aree di sgambamento

Cari lettori interessati , in questi giorni ho letto un post scritto di una collega – Daniela Puiatti di Serendipity ASD –  circa il cane e le aree di sgambamento, che voglio condividere con voi.

Recita  così.

“Se il cane (tuo) ha paura devi tutelarlo!

 

Queste purtroppo sono scene che si possono vedere nelle aree cani, in alcuni centri cinofili, durante una gita, in alcuni rifugi, etc.

Non permettete a nessuno di spaventare il vostro cane e lasciare che se la cavi da solo. Il risultato è che si sentirà (giustamente) tradito da voi che invece avreste dovuto difenderlo! Una buona guida, un punto di riferimento degno di fiducia, un amico o familiare, ci sostiene e ci aiuta; e ci sta ACCANTO. Non permettete che succeda tutto questo, per nessun motivo. Essere accompagnati e protetti da chi si dovrebbe prendere cura di noi è l’unico modo per creare una relazione serena e stabile. E non significa privare di esperienze o tenere sotto una campana di vetro; significa prendersi cura di chi si ama”.

aree

Condivido molto tale pensiero. Questo perché  il post solleva un dato importante: prendersi cura del nostro cane allorquando in difficoltà.  E’ un atto dovuto ai nostri cani , permette di instaurare fiducia e senso di protezione nel proprio gruppo sociale. Purtroppo  non accade spesso, sia perché i proprietari non sempre riconoscono gli stati di disagio del proprio cane, sia perché il luogo comune vuole che il proprietario ignori il cane in difficoltà altrimenti si rischia di peggiorare le cose. “Il cane ha paura- ignoralo- altrimenti capisce ancora di più che deve aver paura”, consiglia il cugino esperto- che ha sempre avuto cani. Sarebbe un po’ come  voltare le spalle ad un bambino che chiede il nostro aiuto, fregandocene del suo stato di disagio.

Ma cari lettori interessati… siamo già nel disagio, è  opportuno che il proprietario- guida aiuti ad uscirne!

Piuttosto, quali segnali che indicano un disagio dobbiamo sforzarci di osservare? Il nostro cane si irrigidisce e diventa “più piccolo”, non gioca, ringhia per richiedere distanza di sicurezza, non esplora,  si rivolge verso l’uscita, ci guarda speranzoso che cogliamo questo stato, emette una serie di segnali di stress per esempio il grattarsi o lo sbadigliare. Insomma, la vostra pancia vi comunica che qualcosa non va. Bene, meglio richiamare il proprio cane e dedicarsi, altrove, ad un’attività che sappiamo renderlo felice. Se poi vogliamo far incontrare il nostro cane con altri cani in luoghi recintati meglio osservare prima le interazioni tra i vari protagonisti alla rete- in sicurezza- poi entrare quando gli altri cani non sono tutti sulla soglia (sareste in agio nell’ entrare in una stanza con persone che non conoscete e che vengono TUTTI ad accogliervi all’ingresso?!) e mettersi in movimento, per facilitare al nostro cane la possibilità di prendere distanza da quei tipi. Chiedere la collaborazione degli altri proprietari soprattutto togliendo risorse che potrebbero innescare dinamiche di competizione: “Questo gioco è mio!” potrebbe dire il veloce terrier- “Sì, tienitelo pure, tanto questa femmina è mia!” replicherebbe il serio pastore mentre il molosso mangione penserebbe “Guagliù, toglietemi tutto ma non il mio..cibo”.

Luigi Sacchettino

Le aree di sgambamento. Il Dog Friendly: Capitolo 5 was last modified: maggio 26th, 2016 by L'Interessante
12 maggio 2016 0 commenti
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Akita
CuriositàIn primo piano

Aiuto, il mio cane tira! Il Dog Friendly: capitolo 3

scritto da L'Interessante

Cari lettori interessati oggi voglio parlarvi di un problema spesso lamentato dai proprietari che si rivolgono a me per una consulenza: il cane che tira al guinzaglio

Una delle richieste che sovente viene avanzata è che il cane cammini al nostro passo, accanto e senza tirare. Richiesta lecita, considerando che una passeggiata condotta male può essere stressante per  i protagonisti.

I proprietari iniziano infatti ad attuare una serie di comportamenti di “pancia” finalizzati a calmarsi e a calmare il cane, come “fermo”- e qui mi sono spesso domandato il cane cosa penserà “ma come, siamo in passeggiata e devo star fermo?!”, oppure “seduto” e il cane: “ok, io mi metto un attimo seduto, poi però ripartiamo velocissimamente!?”, o ancora il fatidico “piede”- come se il cane conoscesse il messaggio collegato, ossia “cammina di fianco a me, non superare il mio piede”. Bisognerebbe almeno sincerarsi che il nostro cane abbia capito ed appreso questi comportamenti per poi chiederglieli.
Consentitemi però di immaginare una passeggiata così.. come una marcia!

Ciò accade perché noi umani siamo una specie principalmente visiva, quindi in una passeggiata siamo incuriositi dai colori, dalle immagini, dai discorsi del nostro amico accanto e così via. I nostri cani invece intercettano e seguono odori, spesso le pipì della cagnetta amica o del cane nemico, che per loro rappresentano dei veri  e propri messaggi da leggere e rispondere. Una sorta di whatsapp canino! Visualizzo e rispondo, se ho voglia. E tutto ciò mette il proprietario sullo sfondo.

I motivi che possono indurre il cane a vivere la  passeggiata  in maniera più euforica sono tanti e diversi; è necessario- per un approccio completo al problema- investigare il perché.  Abbiamo un cucciolo desideroso di scoprire il mondo? In questo caso è molto meglio lasciare che il cucciolo curioso esplori, in modo da crescere con un carattere aperto, fiducioso e socievole, poi insegnargli il modo corretto di muoversi al guinzaglio. Ogni strattonata al guinzaglio può essere vissuta come una punizione, un’inibizione o costrizione e con un cane non è mai saggio.

Il nostro cane è un giovane adolescente desideroso di dire la sua nel mondo? Bene, sarà fondamentale far capire a quel giovane in adolescenza- fase evolutiva in cui si mettono un po’ in “discussione” i proprietari e si è portati più alle relazioni oltre la famiglia- che siamo ancora interessanti e sappiamo proporre delle attività di collaborazione divertenti, che appagano il suo desiderio di esprimersi senza dirigersi verso situazioni conflittuali. Insomma, tenere alta nel giovane adolescente l’idea di “proprietario figo”, magari aumentando le passeggiate in libertà e in natura.

I nostri cani  escono una sola volta al giorno per cui sembrano dei perfetti cani da slitta? Il primo cambiamento da attuare è aumentare le passeggiate ad almeno tre volte al giorno, per mezzora.

Non prendo in considerazione le situazioni di disagio, come il cane spaventato dalle persone o  il cane reattivo con gli altri cani, che meritano un’attenta valutazione del soggetto da parte di professionisti cinofili. Senza improvvisare.

Questo perché, cari interessati, non esistono ricette e prescrizioni preconfezionate che possano essere efficaci per tutti i cani, ma ogni proprietario dovrebbe impegnarsi nel trovare le strategie migliori per rendere la passeggiata piacevole ai suoi occhi e al naso del suo cucciolo.

Luigi Sacchettino

Aiuto, il mio cane tira! Il Dog Friendly: capitolo 3 was last modified: maggio 26th, 2016 by L'Interessante
28 aprile 2016 0 commenti
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