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Film

Caso Emanuela Orlandi
CinemaCronacaCulturaIn primo pianoParliamone

Caso Emanuela Orlandi: “La verità sta in cielo”. Il film che sta dividendo l’opinione pubblica

scritto da L'Interessante

Emanuela Orlandi

Di Roberta Magliocca

Trentatrè. L’ann ‘e Cristo, risponderebbe mia nonna davanti alle cartelle della tombola sotto le luci intermittenti di un albero di Natale. Ma Natale non è, e quel numero niente ha a che fare con Cristo. Non è Natale e Cristo, nella vicenda di Emanuela Orlandi, scomparsa appunto 33 anni fa, non è mai entrato. Pur volendolo cercare, pur invocandolo, pur chiedendogli un segno, un indizio, lui non c’è. Non c’è Paradiso, nè inferno, non c’è guerra, nè pace, Emanuela non è viva, nè morta. 

Questo è il dramma delle sparizioni. Perchè al costante dolore, si aggiunge l’angoscia e la speranza. Ma facciamo un passo alla volta.

Emanuela Orlandi:  giovane per sempre

All’età di 15 anni, Emanuela, cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, sparisce dopo la sua settimanale lezione di musica. Denunciata la scomparsa, inizialmente si pensa ad una fuga volontaria, una bravata. Ben presto si capirà, invece, che la vicenda è ben più complicata di così e che non solo non si tratta di una bravata, ma che intorno alla sua scomparsa c’è un mistero che coinvolge i servizi segreti di diversi paesi, la banda della Magliana, gente di malaffare, giudici. Tutto questo all’ombra del cupolone. Emanuela non è ancora stata ritrovata e, molto probabilmente, nessuno la troverà mai. Il mistero non è ancora stato risolto e, molto probabilmente, nessuno lo risolverà mai.

La verità sta in cielo: Roberto Faenza cerca di ricostruirne la vicenda

Il 6 Ottobre scorso, nelle sale cinematografiche italiane, è uscito “La verità sta in cielo” film-inchiesta di Roberto Faenza sulla sparizione della giovane ragazza. Il film, in un continuo salto temporale tra il 1983 e il 2015, intreccia testimonianze, processi, inchieste come in una staffetta di luci e ombre, segreti e chiarezza. E di chiaro sembra non ci sia proprio nulla. Eppure si scava in un unico terreno fatto di sacro e profano, di chiesa e malavita, di quanto dovrebbe essere più opposto e invece si attrae fino a diventare un solo corpo.

Famiglia Cristiana attacca duramente il film

Nessuno scoop, anzi. Quanto ci si aspettava, tanto è successo. Famiglia Cristiana sostiene che, tra le varie piste aperte sulla scomparsa della ragazza, si è scelta quella della Chiesa per sparare – a detta loro – su un bersaglio preso di mira quotidianamente. Quasi come a voler trattare con saccenza e superbia la questione, Famiglia Cristiana parla di una banalità nell’intreccio di una trama che non sta in piedi perchè ogni accusa contro lo IOR e la Chiesa si è poi conclusa con un nulla di fatto. Solo chiacchiere, dunque, per il giornale in questione.

Ma se è vero che l’inchiesta è stata chiusa senza che le responsabilità di alcuno venissero accertate, se è vero che il dito puntato verso il Vaticano si è dovuto abbassare perchè nessuna prova è stata apportata, questa difesa della Chiesa e dello IOR – alla luce dei recenti scandali, appurati eccome, che li hanno coinvolti e travolti – forse risulta estrema a tal punto da far storcere il naso. E se è vero che Vatileaks e vicende annesse, nulla hanno a che fare con Emanuela Orlandi, certo servono a comprendere che il Vaticano non è quella tunica bianca scevra di macchie che Famiglia Cristiana difende a spada sguainata.

Tutto questo per dire che “La verità sta in cielo” non marcia a piedi pesanti sulla Chiesa tentando di schiacciare tutto ciò che vede. Tutt’altro. Tenta di far chiarezza. Chiarezza non per demonizzare la Chiesa, ma per farne uscire la parte sana che nel silenzio e nella chiusura non ha da guadagnare ma solo da perdere. Bisogna fare rumore, far saltare la corruzione e le mani sporche. In fondo, lo stesso Papa Francesco combatte in casa propria una guerra non certo facile, ma assolutamente necessaria per riacquistare credibilità.

Adriana Serrapica, la dolce Emanuela 

In un’intervista timida e gentile, Adriana Serrapica – l’attrice che nel film interpreta Emanuela Orlandi – ci racconta di essere entrata in punta di piedi e con estremo rispetto in uno dei casi di cronaca che, come abbiamo visto, fa discutere. A volte anche troppo. Perchè in questo gioco di poteri e di scaricabarile di accuse, a volte si perde di vista quel viso: una ragazza è scomparsa, una famiglia è stata distrutta. Per le strade italiane c’è un fratello che cerca ancora la sua sorrellina, che ancora chiede giustizia, che vuole la verità. A costo di cercarla ovunque nel mondo. Anche in cielo.

 

Caso Emanuela Orlandi: “La verità sta in cielo”. Il film che sta dividendo l’opinione pubblica was last modified: ottobre 11th, 2016 by L'Interessante
11 ottobre 2016 0 commenti
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Café
CinemaCulturaIn primo piano

Cafè Society: nelle sale il nuovo film di Woody Allen

scritto da L'Interessante

Café

Di Erica Caimi

Café Society è l’ultimo film di Woody Allen, presentato al Festival di Cannes 2016 e uscito nelle sale cinematografiche il 29 settembre. Il regista mette in scena un cast d’eccezione che vede come protagonisti Kristen Stewart, Jesse Eisenberg, Jeannie Berlin, Steve Carell, Blake Lively, Parker Posey

Siamo alla fine degli anni ’30, quando il giovane Bobby Dorfman (Eisenberg) decide di lasciare la sua città natale, New York, per trasferirsi nella capitale del cinema, Hollywood e tentare il successo. La sua famiglia, conflittuale e problematica, è composta dai genitori perennemente in lite Rose e Marty, dal fratello gangster della malavita Ben, dalla protettiva ed intelligente sorella Evelyn e da suo marito, l’intellettuale Leonard. Bobby non si accontenta della sua routine nel Bronx, dove gli si prospetta un mediocre impiego nella gioielleria del padre, vorrebbe qualcosa in più che spera di trovare stabilendosi a Hollywood. Qui, comincia a lavorare come fattorino per suo zio Phil (Carell), un importante agente delle star e conosce la sua affascinante e carismatica segretaria, Vonnie (Stewart), della quale s’innamora fin da subito. Nella East Cost, Bobby si lascia trasportare dall’atmosfera scintillante e mondana dell’epoca, dallo sfarzo costruito del jet-set e s’immergerà nel clima vibrante che pulsa nella mecca del cinema. Vonnie non disdegna le tenere avances del ragazzo, ma non lo incoraggia, perché è già impegnata con un altro uomo, un giornalista sposato che la lascia spesso sola, dice a Bobby, ma in realtà è l’amante segreta dello zio Phil. Dopo la rottura del suo fidanzamento, Vonnie si lascia andare sprofondando nelle forti emozioni del vero amore, trascorrendo momenti felici in compagnia del giovane. Ma la coppia non ha futuro. Vonnie, inaspettatamente, rifiuta la proposta di matrimonio di Bobby, alla quale preferisce le prospettive di sicurezza economica che le si profilano con la relazione che credeva conclusa e tenuta nascosta al ragazzo, il quale ingannato e deluso, fa ritorno a New York. Qui, inizia a gestire il locale del fratello Ben, il Café Society, e scoprendosi un abile imprenditore porta al massimo successo il night club, che diventa un punto di riferimento per la vita notturna degli uomini di spettacolo e non solo. Gli anni scivolano e Bobby è un uomo sposato e realizzato, quando Vonnie, improvvisamente, fa di nuovo capolino nella sua vita a New York, rimettendo, forse, tutto in discussione.

Café Society è una commedia brillante e divertente, ma intrisa di dolce nostalgia e triste romanticismo, ingredienti che prevalgono in quelle esperienze di vita caratterizzate da scelte desiderate, ma mai concretizzate, amori infelici e mai interiormente finiti essendo incagliati in momenti non vissuti. Come confermato dallo stesso regista, “io provo sempre ad essere romantico, ma questa volta c’è di più. Un fascino dato dalle epoche passate, New York è una città romantica, la Hollywood degli anni ’30 lo è, le storie d’amore complicate lo sono terribilmente e poi quei protagonisti tra Clark Gable e Cary Grant, amo il cinema di quegli anni, è quello che mi ha influenzato”.

Il titolo, Café Society, è un omaggio all’epoca in cui gli intellettuali, i mondani e gli aristocratici erano soliti trovarsi nei café e nei ristoranti alla moda delle grandi città, come Londra, Parigi e New York a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Il termine divenne popolare negli anni ’30, alla fine del proibizionismo, quando l’ascesa della stampa scandalistica seppe immortalare le celebrità in abito da sera che affollavano i numerosi night club newyorchesi per ballare sulle note del travolgente jazz.

I personaggi del film sono molto verosimili, soprattutto nella loro capacità di sapersi evolvere nel corso del tempo. Nella vita reale la consapevolezza che non sempre gli eventi si risolvono come desideriamo, le esperienze positive o negative, i cambiamenti voluti e le delusioni passate sono in grado di modellare il nostro spirito, così anche nella fiction di Woody Allen, il Bobby del finale non è più il ragazzo ingenuo e fiducioso dell’inizio del film. E’ un uomo maturo e consapevole del fatto che talvolta i “sogni sono destinati a rimanere tali” e che “la vita è una commedia scritta da uno sceneggiatore sadico”. I personaggi principali mancano di determinazione nel dare una svolta alla proprie vite delle quali sono intimamente insoddisfatti e sembrano incoscienti del fatto che la distanza tra desiderio e realtà è spesso colmata da una scelta coraggiosa. Il loro abbandonarsi agli eventi della vita, soprattutto di Vonnie, viene nascosto dietro all’alibi dei sogni irrealizzabili.

Una volta calato il sipario sul divertimento e sull’ipocrisia dell’effimero, i riflettori si orientano verso l’essere umano e la centralità del suo mondo interiore ed emozionale per ricordarci che quando i sentimenti sono veri e onesti si preservano a prescindere dal risentimento e dal tempo trascorso, per quanto risultino inevitabilmente trasformati. Col meraviglioso finale, ambientato nella notte di Capodanno, il film sembra suggerire che se il destino, o tu per lui, ha deciso di riproporti sempre la stessa situazione, la stessa frase, lo stesso viso, la stessa conclusione, in qualche modo te le ritroverai sempre di fronte, ma sarà l’esperienza e la volontà a condurti, eventualmente, verso direzioni differenti.

Cafè Society: nelle sale il nuovo film di Woody Allen was last modified: ottobre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 ottobre 2016 0 commenti
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Senza lasciare traccia
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Senza lasciare traccia: il vincitore del Torino Film Festival porta al Duel Village

scritto da L'Interessante

Senza lasciare traccia

Il vincitore del Torino Film Festival porta al Duel Village il suo primo lungometraggio: Senza lasciare traccia

Riprendono al Duel Village di Caserta gli incontri con i protagonisti del mondo del cinema. Si parte alla grande martedì 20 settembre alle ore 21 con Gianclaudio Cappai autore di ‘ Senza lasciare traccia ’. L’evento, promosso nell’ambito del cineforum settimanale dell’associazione Caserta Film Lab , vedrà il regista confrontarsi con il pubblico in sala subito dopo la proiezione. A metà strada tra il thriller e il dramma esistenziale ‘Senza lasciare traccia’ racconta la storia di un giovane, interpretato da Michele Riondino, che torna sui luoghi della sua infanzia per guarire da un passato di cui porta ancora i segni. Un film promettente e seducente, che sfida e stimola lo spettatore, trasformando l’occhio e il cervello di chi guarda in investigatori e protagonisti della storia. Nel cast ci sono anche Valentina Cervi, Vitaliano Trevisan, Elena Radonicich, Stefano Scherini, Giordano De Plano, Fabrizio Ferracane. Un atto di coraggio. Un noir insolito. Così la critica ha definito l’opera prima di Gianclaudio Cappai che debutta al lungometraggio di finzione dopo il successo del corto ‘Purché lo senta sepolto’, vincitore al Torino Film Festival, e del mediometraggio ‘So che c’è un uomo’.   Tutti i personaggi di questa storia – fa sapere il regista – lottano per liberarsi da ciò che ha segnato per sempre la loro vita, per quanto abbiano cercato di dominarlo, di nasconderlo o di negarlo. Per questo sento l’anima di questa storia come un viaggio dentro la zona segreta che abita tutti noi, con cui si evita spesso di fare i conti, che si preferisce a volte non guardare pur sapendo che esiste’. Il film sarà proiettato al Duel Village anche mercoledì 21 settembre alle ore 17,30.

 
LA TRAMA

Bruno è gravemente malato di una malattia che ha origini lontane collegate ad un evento traumatico del passato. Sua moglie Elena cerca di stargli vicino ma non le è permesso varcare quel muro che Bruno ha eretto a protezione dell’orrore e della vergogna. Ma il destino vuole che Elena venga chiamata a restaurare un antico dipinto proprio nel luogo in cui è avvenuto l’evento traumatico che ha rivoluzionato la vita di suo marito, che sceglierà di seguirla senza avvisarla che ha un piano prestabilito in mente.

IL TRAILER

https://www.youtube.com/watch?v=X6cFZVYotVs

IL SITO UFFICIALE DEL FILM

http://www.hirafilm.com/senzalasciaretraccia.html

 

Senza lasciare traccia: il vincitore del Torino Film Festival porta al Duel Village was last modified: settembre 19th, 2016 by L'Interessante
19 settembre 2016 0 commenti
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Inferno
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Inferno di Dan Brown. Lasciate ogni speranza, voi che entrate (in sala)

scritto da L'Interessante

Inferno

Di Maria Rosaria Corsino

Se c’è un merito che va dato a Dan Brown è quello di aver portato ancora più in alto l’arte e la cultura italiana, rendendola intrigante, misteriosa, esoterica.

Non è un segreto d’altronde che la maggior parte delle opere dal Medioevo al Rinascimento abbiano significati nascosti, messaggi in codice e quant’altro.

E questa volta ad aiutare Langdon a risolvere uno dei suoi casi ci sarà, rullo di tamburi, niente di meno che il Sommo!

Dante Alighieri e la sua Commedia sono stati oggetti di studio per secoli e secoli, e ancora oggi sono spesso al centro dell’attenzione.

Non si scherza col fuoco, lo sa bene Dante, che ha reso la cantica dell’Inferno una delle opere letterarie più belle al mondo

Ripresa, citata, imitata, la Divina non è mai stata eguagliata e un motivo ci sarà.

Per Dan Brown il cono che parte dalla città di Gerusalemme fino alle viscere della terra descritto da Dante rappresenta terreno fertile per un altro dei suoi romanzi chiamato, non a caso, Inferno.

Il libro che è stato un successo, anche se meno del Codice da Vinci, sarà portato in sala questo autunno anche se non sappiamo ancora quando uscirà in Italia.

Il dottor Langdon, già protagonista de Il codice da Vinci e Angeli e Demoni, è in pericolo visto che alcuni uomini misteriosi vogliono ucciderlo ma ben presto si renderà conto che il mondo intero è nelle sue stesse condizioni.

Un folle, che nei film ci sta sempre bene, ha creato un bacillo della peste (probabilmente è un riferimento storico alla peste che colpì Firenze, che ha un ruolo fondamentale nel romanzo, nel 1348).

Aiutato da Sienna Brooks e dai codici criptici di Dante dovrà fare in modo di salvare l’umanità tutta.

Con un tour mozzafiato delle più belle città Italiane ed europee, Dan Brown regala al pubblico un altro grande romanzo da leggere tutto d’un fiato.

Speriamo che la trasposizione cinematografica sia all’altezza, nel frattempo non ci resta che tener d’occhio il calendario e quando sarà il momento uscir a riveder le stelle (del cinema).

Inferno di Dan Brown. Lasciate ogni speranza, voi che entrate (in sala) was last modified: settembre 17th, 2016 by L'Interessante
17 settembre 2016 0 commenti
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i fiori del male
CinemaCulturaIn primo piano

I Fiori del Male: dal 24 Giugno al cinema

scritto da L'Interessante

Uscirà il 24 giugno al cinema I Fiori del Male di Claver Salizzato interpretato dall’attrice napoletana Flora Vona. Il film è ispirato al mondo poetico del capolavoro di Charles Baudelaire e racconta l’inconciliabilità tra l’amore sacro e profano, attraverso tre ritratti di tre donne di differenti epoche storiche, dal ‘500 al primo ‘900: la poetessa Veronica Franco, vissuta nella Venezia rinascimentale, che ebbe una relazione con Enrico III di Francia,  Marguerite Gautier, ovvero ‘La Signora delle Camelie’ e infine Mata Hari, danzatrice e agente segreto condannata alla pena di morte per le sue attività di spionaggio durante la prima guerra mondiale.

Salizzato, storico del cinema, già collaboratore di Sergio Leone, torna a dieci anni da ‘Eleonora D’Alborea’ con Caterina Murriro, a dirigere un’opera in costume. Il film, è prodotto da Christian Vitale (CF Production) e sarà distribuito a Roma, Ciampino, Milano, Napoli, Caserta e Palermo. Nel cast anche Antonello Friello, Cristiano Priori, Pasquale Greco, Graziano Scarabicchi, Donatella Pandimiglio, Francesco Castiglione, Rita Charbonnier, Mario De Candia e Prospero Richelmy.

I Fiori del male – spiega il regista – è un’opera basata prevalentemente sulla suggestione delle immagini e delle inquadrature, degli ambienti e degli arredi, della luce e dei costumi, trattandosi di tre storie d’epoca, liberamente tratte dalla vita, gli amori e le passioni di altrettanti personaggi femminili realmente esistiti e divenuti parte dell’immaginario letterario e culturale del mondo intero.

I FIORI DEL MALE – SINOSSI

Tre ritratti. Tre donne. Tre cortigiane. Attraverso tre secoli, dal ‘500 al primo ‘900.  Veronica, Margherita e Greta: personaggi femminili realmente esistiti ed entrati nella storia, ma colti per un attimo fuori di essa. In uno spazio vuoto, né nella realtà, né nell’immaginazione, in quel luogo dove tutto potrebbe essere successo. Dentro un palazzo di antichi Signori, in una sala quasi completamente vuota (un tavolo-scrittoio, una chaise-longue, un letto a baldacchino, pochi oggetti di arredamento), i cui affreschi d’altra epoca cadono ormai a pezzi, esse – ognuna di esse – nel corso della propria storia cinematografica, incontrano alcuni personaggi della loro vita. Uomini e donne che hanno contribuito a determinare, nel bene e nel male, nei vizi e nelle virtù, nella buona e nella mala sorte, le loro esistenze. Una galleria tenuta insieme da un solo tema: l’amore sacro e l’amor profano e l’impossibile conciliabilità fra essi. Il sesso e la carne o l’anima e lo spirito? Introdotte e presentate da un Maestro di Cerimonie in frac, che dirige e scandisce a proprio modo la narrazione, le protagoniste scopriranno che l’amore vero non può coniugarsi altro che con la castità della passione e/o della morte.

I Fiori del Male: dal 24 Giugno al cinema was last modified: giugno 21st, 2016 by L'Interessante
21 giugno 2016 0 commenti
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Matteo Garrone al Giffoni Film Festival
CinemaCulturaEventiIn primo piano

Matteo Garrone al Giffoni Film Festival

scritto da L'Interessante

Matteo Garrone

Andrà al genio del realismo fiabesco Matteo Garrone il Premio Truffaut 2016

La firma più visionaria del cinema italiano contemporaneo, considerato tra i migliori registi del nostro Paese degli ultimi anni, sarà ospite del Giffoni Film Festival il 20 luglio nella doppia veste di talento premiato e Maestro della Masterclass 2016 firmata Giffoni e Badtaste.

Un’occasione straordinaria per la classe di giovani dai 18 ai 25 anni che parteciperanno alla speciale sezione di approfondimento del Festival e che nella mattinata visioneranno il suo acclamatissimo Tale of Tales – Il racconto dei racconti, la favola antropologica vincitrice di sette David di Donatello, tra cui quello al miglior regista, nella BadAcademy condotta dal critico cinematografico Francesco Alò. Nell’incontro pomeridiano della Giffoni Masterclass i ragazzi potranno poi carpire la genesi creativa dell’opera direttamente dall’autore, definito da più parti come il rappresentante del miglior barocco postmoderno italiano. A seguire, il maestro si concederà alle domande e alle curiosità dei giurati dell’edizione 2016 del Festival prima di ricevere il Premio più prestigioso del GFF conferito a cineasti o interpreti che con la loro arte hanno lasciato un marchio nella storia del cinema.

Un riconoscimento che arricchisce il Palmares del regista dalla cifra stilistica senza uguali, acclamato dalla critica già nel 2002 per L’imbalsamatore, il film ispirato ad un fatto di cronaca in cui ricombinava gli elementi del noir tra realismo e astrazione artistica e con cui si aggiudicò il David di Donatello per la migliore sceneggiatura. Ad ogni sua opera seguono riconoscimenti a pioggia: tornato dietro la macchina da presa nel 2008 per la trasposizione cinematografica del bestseller sulla camorra di Roberto Saviano, Gomorra, vince il Gran Premio al Festival di Cannes, oltre a svariati David di Donatello. Quattro anni dopo torna in concorso a Cannes con Reality che si aggiudica il Gran Premio della Giuria, oltre che due Nastri d’argento e tre David di Donatello.

Maria Rosaria Corsino

Matteo Garrone al Giffoni Film Festival was last modified: giugno 15th, 2016 by L'Interessante
15 giugno 2016 0 commenti
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il bagno di venere
CinemaCulturaEventiIn primo piano

Il Bagno di Venere: il film girato alla Reggia di Caserta

scritto da Roberta Magliocca

Il Bagno di Venere

Se “La Grande Bellezza” – per ovvie ragioni – è stato girato a Roma, un film girato nella magnifica cornice della Reggia di Caserta si sarebbe dovuto chiamare almeno “L’immensa ed eterna bellezza”. 

E invece Il Bagno di Venere è il titolo del nuovo progetto del regista Paolo Consorti e del produttore avellinese Paolo Coviello

Un film/mostra che, grazie al suggestivo scenario del Giardino Inglese di Palazzo Reale, racconterà attraverso 10 grandi tele l’atmosfera percepibile ne Il Bagno di Venere , così denominato per la presenza di una statua in marmo di Carrara, opera di Tommaso Solari, che ritrae la dea nell’atto di uscire dall’acqua di un piccolo lago, contornato da un bosco di allori, lecci ed esemplari monumentali di Taxus baccata. Nei recessi del bagno, costituiti da dirupi e ninfei ispirati all’antro della Sibilla Cumana descritto nell’Eneide, la luce solare penetra attraverso il fogliame degli alberi, mentre si ode il gorgoglio della cascatella che sgorga dalle radici del grande tasso, posto al centro dell’emiciclo.

I casting si sono tenuti nel mese corrente e – domenica scorsa, 29 Maggio 2016 – si è svolta la prima giornata di riprese con conseguente brindisi finale ben augurante per questo percorso che è stato ben accolto dal Dott. Mauro Felicori e da tutti i cittadini casertani che hanno bisogno di messaggi positivi. di tutte quelle iniziative – come queste – che aiutano il territorio a riacquistare dignità e cultura.

In bocca al lupo a tutta la squadra!

Roberta Magliocca

 

Il Bagno di Venere: il film girato alla Reggia di Caserta was last modified: maggio 31st, 2016 by Roberta Magliocca
31 maggio 2016 0 commenti
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MyGiffoni
CinemaCulturaEventiIn primo piano

MyGiffoni: il concorso targato Giffoni

scritto da L'Interessante

MyGiffoni

Sono 118 i giovani filmmaker provenienti da tutta Italia che hanno scelto di partecipare a MyGIFFONI, concorso nazionale organizzato dal Giffoni Experience e riservato agli studenti dai 6 ai 20 anni

Obiettivo della competizione, dedicata agli allievi delle scuole elementari, medie, superiori ed alle associazioni culturali, è offrire uno spazio di promozione per i film realizzati dai ragazzi, dall’ideazione delle storie alla regia, fino alla prova attoriale vera e propria. Ludopatia, violenza sulle donne e bullismo sono i temi sociali di forte attualità affrontati dalle opere in concorso; Torino, Messina, Roma e Napoli le città in cui si è registrata la maggiore partecipazione. Tre le sezioni in gara divise per età: si parte dai videomaker dai 6 ai 10 anni, passando per la fascia dagli 11 ai 13 e chiudendo con i ragazzi dai 14 ai 20. Per ciascuna sezione verranno assegnati due premi: il Premio Giffoni Experience 2016, destinato al migliore cortometraggio scelto dalla direzione artistica del Gex, e l’Audience Award, conferito dal pubblico on line mediante votazione.

Maria Rosaria Corsino

MyGiffoni: il concorso targato Giffoni was last modified: maggio 28th, 2016 by L'Interessante
28 maggio 2016 0 commenti
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un bacio
CinemaCulturaEventi

Un Bacio di Ivan Cotroneo

scritto da L'Interessante

un bacio

È stato un regalo, un lungo tracciato di scambio, quello che lo scrittore e sceneggiatore Ivan Cotroneo ha riservato alla città di Capua pochi giorni fa. Martedì 3 Maggio, il talento di origine napoletana ha incontrato gli studenti del liceo Pizzi, culminando la giornata con la proiezione del suo ultimo film al teatro Ricciardi. Un’opportunità di reciproca condivisione che ha travolto anche l’entusiasmo di RAIN Associazione LGBT*casertana. In vista del primo Campania Pride, le cui adesioni possono essere effettuate cliccando su: www.campaniapride.it, l’incontro con  il registra ha rappresentato uno stimolo, senza incertezze, a proseguire la strada di sensibilizzazione sul tema dell’omosessualità.

Un bacio, si chiama così la  nuova pellicola di Cotroneo

Un parto quasi d’obbligo, se si considera il grande successo dell’omonimo libro, pubblicato sei anni fa da Bompiani, che ancora oggi si aggira con consenso fra i banchi di molte scuole d’Itala. Sullo schermo come tra le pagine, è una storia diretta e senza peli sulla lingua, delicata e al netto di ogni banalità.  È un viaggio nelle  pieghe dell’adolescenza, le prime volte, le facce tridimensionali del bullismo e il pregiudizio. È un percorso che sa di dover camminare lentamente dentro l’anima di chi lo sceglie, senza forzare la  mano.  La sceneggiatura, realizzata con la collaborazione di Monica Rametta, è uno specchio   sui modelli e gli schemi che impediscono a tutti, ma soprattutto ai ragazzi, di essere persone felici.

                                            

La trama, in breve

      Lorenzo, Blu e Antonio hanno molte cose in comune: hanno sedici anni, frequentano la stessa classe nello stesso liceo in una piccola città del nord est, hanno ciascuno una famiglia che li ama. E tutti e tre, anche se per motivi differenti, finiscono col venire isolati dagli altri coetanei. La loro nuova amicizia li aiuta a resistere, fino a quando le meccaniche dell’attrazione e la paura del giudizio altrui non li colgono impreparati.

Al termine della proiezione nel teatro capuano, si è sviluppato, in maniera del tutto spontanea, un dibattito sull’omofobia e sul ruolo di responsabilità che, dopo la famiglia, riveste la scuola nella prevenzione dei fenomeni di violenza. A concludere il confronto diretto è stato Bernardo Diana, tesoriere dell’associazione RAIN. Dopo aver mostrato il punto in comune del dialogo con gli studenti degli istituti superiori, ha consegnato al regista la tessera onoraria che lo ha incoronato a socio della LGBT*casertana.

Quello nella città di Capua, per Cotroneo, è un ritorno d’affezione:

 c’era stato nel 2010, quando sulle poltrone del rinomato Palazzo Lanza, aveva risposto alle domande della giornalista Marilena Lucente, ripercorrendo non solo i tratti salienti dello stesso libro da cui nascerà la trasposizione cinematografica, ma anche il ruolo centrale dei genitori   nella crescita di un adolescente e l’importanza della consapevolezza di sé.   Quando gli avevano chiesto cosa fosse peggio fra il saper riconoscere i propri sentimenti e il non avere percezione di ciò che si è, Cotroneo aveva risposto senza indugio: “Essere in uno stato confusionale rispetto a sé stessi, aver paura di affrontare i propri desideri, credo sia devastante.” Le sue sono spesso storie di formazione, racconti che guardano all’età in cui si percepisce la voglia di distinguere quello che si vuole fare da ciò che si preferisce evitare, o quello che si vuole essere e non diventare.

“L’affermazione della propria identità è importante non solo per la ricerca di una felicità personale, ma anche per la costruzione di una società che funzioni un po’meglio”. – dichiarò, all’epoca Cotroneo.

Sia nel libro che nel film, l’identità omosessuale è affidata ad un personaggio, Lorenzo, che sa esattamente chi è e qual è il confine dei suoi desideri. Fidanzato con Antonio, risolve la curiosità delle amiche, le quali ricercano urgentemente una risposta all’amore di un uomo per un altro uomo, con un semplice e naturale non lo so. Perché quando uno è così, è così è basta.       

Farsi parlare, lasciarsi raggiungere dall’ efficacia della denuncia, oggi più che mai ,è difficile. In una realtà in cui tutti dicono la propria ma pochi ascoltano quella degli altri, in  un posto in cui tutti ti invitano ad essere te stesso ma quando lo diventi c’è sempre qualcuno pronto a giudicarti.

 Quando, però, si riesce a guardare in faccia il proprio desiderio, a riconoscerlo, è tutto più affrontabile.

  È come un bacio. Un bacio che non sapevi di volere e che quando arriva ti riempie, un bacio che ti trascina nel posto in cui avresti voluto sempre essere, dentro te stesso, incastrato con le tue volontà.

Michela Salzillo

Un Bacio di Ivan Cotroneo was last modified: maggio 6th, 2016 by L'Interessante
6 maggio 2016 0 commenti
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troppo napoletano
CinemaCulturaIn primo piano

Troppo Napoletano: innamorarsi per la prima volta

scritto da L'Interessante

Il 7 aprile ha fatto il suo esordio sul grande schermo il film Troppo Napoletano’, commedia napoletana prodotta da Alessandro Siani

Nel capoluogo campano la pellicola ha avuto grande successo, ed è stata in grado di suscitare riso senza essere esageratamente volgare come spesso accade con film di questo genere. Protagonista della vicenda è un ragazzino di dieci anni, Ciro, che si innamora perdutamente di una ragazzina bella e raffinata. Il tema è dunque semplice, uno dei più trattati in tutta la storia del cinema, della letteratura, della poesia e dell’arte: l’amore. L’amore che in questo caso travolge due bambini, ma anche gli adulti, e che dimostra come nessuna differenza sociale possa intralciare il suo operato, né tantomeno l’età, perché non si è mai troppo grandi per innamorarsi e provare un sentimento così puro e innocuo. ”Troppo Napoletano” tocca temi già estremamente dibattuti sulla città campana, su tutte le sue contraddizioni, sulle differenze tra lo stile di vita nei vicoli del centro storico e le strade di Posillipo, o ancora, la vita nei paesi vesuviani. Ma, alla fine, l’epilogo è sempre lo stesso: queste differenze, presenti all’apparenza, in realtà non creano un punto di rottura, anzi, convivono da secoli. ”Spaccanapoli” divide la città in due metà che però si completano e si compensano a vicenda, due pezzi di un puzzle che combaciano perfettamente. Il film esprime quell’amore infinito che i napoletani provano per la loro città, con la semplicità che contraddistingue questo popolo paragonabile ad un bambino che si innamora per la prima volta. La dichiarazione d’amore del bambino nato e cresciuto nel centro storico della città per una bambina ricca, altezzosa, di Posillipo, e il sentimento ricambiato, non possono fare altro che provocare un sorriso sul volto del pubblico, che esce dalla sala cinematografica più alleggerito, spensierato, come se fosse entrato adulto e, una volta alzatosi dalla poltrona, fosse tornato bambino.

Mariagrazia Dell’Angelo

Troppo Napoletano: innamorarsi per la prima volta was last modified: aprile 28th, 2016 by L'Interessante
28 aprile 2016 0 commenti
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