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Autore

L'Interessante

Lego
CulturaIn primo piano

LEGO in mostra: opere d’arte costruite con i mattoncini

scritto da L'Interessante

Lego.

Di Erica Caimi

La mostra The Art of the Brick del giovane artista americano Nathan Sawaya è stata accolta con curiosità dal pubblico di moltissime nazioni. Dopo il successo della prima tappa italiana a Roma lo scorso inverno, l’esposizione è approdata a Milano nelle sale della Fabbrica del Vapore e sarà visitabile fino al 29 gennaio.  Un’occasione imperdibile per vedere le opere che hanno già fatto il giro del mondo volando da New York a Los Angeles, da Melbourne a Shanghai, da Singapore a Londra, da Parigi a Bruxelles e ancora in Italia.

L’artista e la sua passione per i LEGO

Nathan Sawaya è nato nel 1973 a Colville, nello Stato di Washington e cresciuto a Veneta, in Oregon. Fin da bambino si è sempre distinto per la sua creatività, adorava inventare storie, disegnare, ma soprattutto costruire oggetti con i suoi amati mattoncini LEGO. Riceve la sua prima scatola come regalo di Natale, quando aveva soltanto 5 anni e spronato da nonni e genitori, i quali avevano già notato le grandi potenzialità del bambino, comincia a costruire case, macchine e animali di ogni genere. Qualche anno dopo riuscì a costruire una vera e propria città di LEGO grande dieci metri quadrati. Non contento, a dieci anni, usa i mattoncini colorati per realizzare un cane a grandezza naturale, quando i suoi genitori non gli concedono di adottarne uno vero. Crescendo si sa, ci si dimentica dei sogni infantili per trovare il proprio spazio nel mondo e guadagnarsi da vivere. Così Nathan, dopo una laurea in Giurisprudenza, comincia ad esercitare la professione di avvocato nella frenetica città di New York. Anni di cause, arringhe in tribunale e cavilli legali non sono riusciti a sopprimere il suo spirito creativo, a tal punto che un giorno decide di lasciare la sua carriera per tornare al primo amore: l’immaginazione. Questa scelta, che potrebbe sembrare un azzardo, si rivela non soltanto un successo planetario, ma anche una svolta nel mondo dell’arte. Infatti, la sua attività di artista si sviluppa intorno a un processo creativo basato sul libero gioco, il cui risultato è un singolare incrocio di pop art e surrealismo.

Oggi Nathan Sawaya possiede più di 4 milioni di mattoncini LEGO sparsi tra i suoi atelier di New York e Los Angeles, ed espone le sue opere in tutto il mondo.

The Art of the Brick: opere d’arte fatte con i LEGO

La Cnn l’ha definita “una delle 10 mostre da vedere al mondo”, in effetti è uno spazio curioso alla portata di adulti e bambini.  E’ una mostra che unisce diverse fasce generazionali, ma fa anche riflettere sull’importanza di fantasia e immaginazione nell’universo dei bambini e di quanto sia bello e fondamentale spingerli a realizzare qualcosa di concepito nella loro mente. Nell’era del digitale, che troppo spesso restituisce al bambino una realtà preconfezionata, il gioco manuale costituisce un esercizio rilevante per lo sviluppo delle abilità creative, sia presenti che future.

L’esposizione copre un’area di 1.600 metri quadri e vanta oltre 100 opere d’arte in 2D e 3D, tutte rigorosamente realizzate con i mattoncini LEGO. Interessanti sono le ricostruzioni in formato LEGO di alcuni famosi capolavori come la Gioconda di Leonardo, il bacio di Klimt, l’urlo di Munch, la Venere di Milo, il Pensatore di Rodin o la Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer. Impressionante è anche lo scheletro di dinosauro lungo 6 metri, per il quale sono stati impiegati 80.020 mattoncini.

In linea con lo spirito che caratterizza il percorso creativo dell’artista, al termine della mostra è stata allestita un’area gioco, nella quale i visitatori possono creare e divertirsi con i mattoncini LEGO messi a loro disposizione gratuitamente. Un incoraggiamento a trasformare il gioco in arte perché, come ci ricorda Nathan Sawaya all’inizio dell’esposizione “I sogni si realizzano…un mattoncino alla volta!”.

LEGO in mostra: opere d’arte costruite con i mattoncini was last modified: gennaio 28th, 2017 by L'Interessante
28 gennaio 2017 0 commenti
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Emanuele
AttualitàIn primo pianoParliamone

Emanuele Cerullo: il poeta di Scampia si difende dagli insulti

scritto da L'Interessante

Emanuele Cerullo.

Di Michela Salzillo

Emanuele Cerullo, giovane poeta cresciuto nella vela celeste di Scampia, l’abbiamo conosciuto circa un mese fa. È probabile che ricordiate l’intervista che ci aveva gentilmente concesso in occasione dell’incontro col pubblico del Drama Teatro Studio, serata in cui, oltre a presentare il suo Ventre di Scampia, offrì ai presenti una minuziosa analisi su delle verità poco diffuse legate al quartiere in cui è cresciuto. È da quando frequentava le scuole elementari che Emanuele cerca di propagare, mediante la desueta attitudine al verso – almeno per quel che riguarda tematiche connesse alla cronaca di realtà parecchio difficili come quella di Scampia – un messaggio di riscatto profondo che, ad oggi, ha messo radici robuste e non intende conoscere battute d’arresto. A distanza di un anno esatto dalla pubblicazione, il giovane poeta può contare innumerevoli soddisfazioni e ottimi riscontri. Ad apprezzare le sue opere, critici, giornalisti e attori, ma nessun consenso, almeno da come lui stesso sottolinea in ogni opportuna occasione, è comparabile all’approvazione e alla fiducia dimostratagli dagli studenti che ha conosciuto e continua a conoscere. Sì, perché a Emanuele piace incontrare soprattutto loro, gli piace parlare con il futuro, instillare nei giovani un progetto di speranza, non di quelli astratti, legati magari a un incerto disegno fatalista, ma a un preciso concetto di operosità legato al tempo; un tempo da sfruttare fino all’ ultimo ticchettio, anche a costo di inventarlo. Chi lo ha conosciuto sa della sua genuinità; è consapevole del fatto che la poesia, per Cerullo, non viene dopo nulla, non è un passa tempo o l’opportunità narcisistica di un giovane che gioca a fare il sapiente contemporaneo senza scrupoli. Eppure c’è chi, al netto di questa identità, lo ha preso di mira sferrandogli accuse alquanto infondate. 

Emanuele Cerullo: il messaggio Facebook che lo accusa di adoperare atteggiamenti fascisti

Sembra assurdo, ma ancora oggi c’è chi gioca a dire corbellerie senza basi che ne provino l’opposta esattezza. Qualche giorno fa, infatti, il profilo di Cerullo riportava un messaggio diffamatorio ai danni del poeta, che citava così:

“ oggi facciamo un applauso al giovane vate/ water delle periferie Cerullo che va nelle scuole a insegnare il saluto fascista agli scolaretti che si mettono pure a studiare le sue poesie in classe. A Napoli ci mancava solo la copia scema di D’annunzio.”

Il messaggio suddetto è stato condiviso da Emanuele dopo aver scelto di oscurare la fonte per non alimentare inutili polemiche; si tratterebbe, però, di un gruppo facebook gestito da studenti universitari che avrebbe provveduto a recuperare una vecchia foto del poeta di Scampia, immagine che lo ritrae con la mano (sinistra) tesa in segno di saluto, al cospetto di una platea di studenti giovanissimi. Abbiamo scelto di parlarvene perché la cosa ci ha parecchio sconcertati; è vero che il web è pieno di stupidità del genere, ma la storia degli scrittori che racconterebbero di disagi sociali e non, legati alla malavita, solo per ottenere popolarità, ha parecchio stancato.  Ma fortunatamente Emanuele, che ama la poesia più di tutto e di rese non ne conosce neppure la brutta copia, si è limitato a rispondere così:

La risposta di Emanuele ai diffamatori

“Che vergogna. Non farò pubblicità a questa pagina (infatti ho oscurato il nome) e non denuncio perché ho tempo da inventare, non sto appresso a loro; un minuto però lo voglio sprecare per rivolgermi agli autori di questo post (che devono essere frequentatori assidui del mio profilo, visto che sono andati a pescare una foto di 3 o 4 anni fa). Provo sinceramente imbarazzo per la vostra coscienza. Se il discorso è l’ideologia, eccovela servita, e ve la servo così, col gesto che vedete in questa foto: dare il cinque. Perché oggi ci parliamo senza guardarci negli occhi, perché le scuole mi chiamano e io ci vado, perché i giovani devono incontrare le persone, non i personaggi; ne hanno bisogno, occorre vicinanza, le distanze tra ammiratore e ammirato vanno annullate: anche l’ammirato è ammiratore, vuole stupirsi costantemente, imparare dalle domande ascoltate. E poi ci si incontra e si batte il cinque, perché non ci siano muri, perché io non sia inarrivabile o inavvicinabile né – ancora peggio – uno scribacchino impresso su carta e basta: sono un pazzo sognatore. Terrò a breve dei laboratori di poesia con numerosissimi studenti. Perché vi nascondete? Sorridete e venite anche voi, rosiconi, siete invitati: magari ci stringeremo la mano, ci guarderemo negli occhi. Magari il vostro inappagamento non conoscerà antidoti ma, almeno, venite, venite a battere il cinque!”

Emanuele Cerullo: il poeta di Scampia si difende dagli insulti was last modified: gennaio 28th, 2017 by L'Interessante
28 gennaio 2017 0 commenti
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adozione
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Ha senso risparmiare sul benessere? Il perché di una adozione consapevole

scritto da L'Interessante

Adozione consapevole.

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati in settimana sono stato chiamato per fare una consulenza ad un cucciolo di spitz di 4 mesi: motivo della chiamata distruzioni in casa e smodato uso della bocca.

Una chiamata come tante altre, mi dico.

Dopo pochi minuti dall’inizio della consulenza si scopre un’amara verità: il cucciolo è stato acquistato in un negozio di Napoli saltato alla cronaca nei servizi di Striscia la Notizia per vendita scellerata di cuccioli.

Probabilmente alimentando lo scandaloso ed illegale mercato dell’est.

Si tratta di un cucciolo acquistato orientativamente ad un mese di vita, stipato in una vetrina insieme alla potenziale sorella. Nessun’ altra informazione.

Arrivato a casa il suo stato cagionevole si è subito evidenziato: iniziano così le corse al pronto soccorso veterinario, nei tentativi di salvarlo da vomito e diarrea disidratanti, causati da massicce infestazioni parassitarie. Spesso funeste nei cuccioli così piccoli.

Prelievi, indagini collaterali, somministrazione di farmaci, ricoveri in clinica.

Tutto questo nei soli primi sessanta giorni di vita di un cucciolo. Sessanta.

Il quadro si complica: il protocollo vaccinale viene procrastinato e a  4 mesi il cucciolo non è ancora completamente immunizzato per cui- in virtù anche della sua debolezza- non può essere condotto in passeggiata.

Ciò si traduce in un deficit di socializzazione verso i cani e le persone, in un deficit di autocontrollo, in una irritazione al contatto, in una assenza di inibizione al morso- per cui anche nel giocare ti lascia certi solchi sulle mani.

Insomma, il disagio del cucciolo è tangibile, e con esso quello della neo famiglia. Partiti per il loro primo viaggio con un cucciolo di una specie diversa, e catapultati rapidamente in una spirale di sofferenza. Si aspettavano coccole ed ossitocina e invece stanno facendo i conti con le spese mediche e la paura della perdita. L’inadeguatezza. La rabbia. Lo sconforto.

Erano preparati per pipì e popò disseminate per la casa, per ciabatte distrutte e qualche notte insonne. Non  potevano immaginare a cosa sarebbero andati incontro acquistando un cucciolo in quel negozio.

Pagato anche profumatamente. Fidandosi.

Cari lettori interessati non possiamo pensare che a noi andrà diversamente, che faremo l’affare, che quello che si sente in giro non ci accadrà poiché distante da noi: la scelta di un cucciolo va condotta responsabilmente. Prendendo informazioni accurate e dettagliate sull’allevamento o sul canile, sul modo in cui gli altri cani vengono tenuti in struttura, sulla presenza di eventuali anziani. Non solo vedere i genitori, ma interagire con loro per valutarne le risposte. Osservare l’intera cucciolata. E prendere tempo. Per decidere, ponderare, senza lasciarsi travolgere dalle emozioni del momento.

Chiedere garanzie, parlare con un medico veterinario ed un educatore per farsi accompagnare nella fase preadottiva. Perché quei soldi investiti rappresenterebbero una polizza sulla scelta. Un casco. E se si cade, si fa meno male.

Infine denunciare.

Tutta la famiglia si è stretta intorno al cucciolo, a cui è stata negata la possibilità di viversi una infanzia serena.  Ha già una grossa ipoteca sulla testa: molti deficit da riabilitare, molte lacune da colmare.

Costruiremo una solida impalcatura intorno alle fondamenta- già debolissime- di questa vita, affinché possa ergersi più compatta e stabile.

Ha senso risparmiare sul benessere? Adozione consapevole. Responsabile.

Ha senso risparmiare sul benessere? Il perché di una adozione consapevole was last modified: gennaio 26th, 2017 by L'Interessante
26 gennaio 2017 0 commenti
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Ciro Scarciello
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Ciro Scarciello: il salumiere della Duchesca che si è ribellato alla camorra

scritto da L'Interessante

Ciro Scarciello.

Di Michela Salzillo

“Mi chiamo Ciro Scarciello, nato nel 1960, sono un vedovo con due figli, svolgo da sempre l’attività di commerciante e sono fiero di essere un cittadino napoletano.”

Così si presenta, a chi glielo chiede con cortesia, il salumiere della Maddalena che negli ultimi giorni ha dovuto fare i conti con il mestiere di eroe. Un abito scomodo per lui, vestito per reazione indotta da un sistema mediatico affamato di eccezioni, non certo per scelta. Ciro infatti è un uomo qualunque che conosce l’umiltà del sacrificio e la bellezza di intenderlo come legittimo dovere; vuole lavorare e vuole farlo onestamente, con passione e senza compromessi. Desidera una vita semplice, quella che la grammatica delinquenziale del posto in cui vive non gli ha mai permesso di conoscere. Non solo oggi, che tutti lo applaudono per essere l’uomo coraggio in grado di denunciare il clima di violenza, intimidazione e illegalità che domina nel suo quartiere. L’ambizione alla normalità è un obiettivo che è cresciuto insieme a lui; non si tratta di un desiderio egoista, ma di un sogno vasto che abbraccia la Napoli viva, la Parthenope sana. La popolarità per Ciro è arrivata prepotentemente; è bastato mettere in moto la parola, quella chiara, netta, sconosciuta all’ inciucio, per vedersi catapultato in un vortice di commenti che, se non sono di encomio, appartengono alla sfera delle sapienze omertose; quelle sempre pronte a guidare chi ha commesso peccato di testimonianza verso il ritiro al silenzio,” perché è meglio così”. Certamente lo è, ma non per tutti. Lo è per quelle persone che Ciro ha denunciato, perché è per questo che ne stiamo parlando. Il commerciante di via Annunziata, se non avesse fatto luce su quanto avvenuto lo scorso 4 gennaio tra i vicoli del suo quartiere, avrebbe favorito l’ennesimo goal alla malavita, continuando, senza troppe grida di consenso, la sua personale battaglia contro una mentalità losca, quella che semina terra bruciata attorno a chi sceglie di interrompere la catena ordita dalla camorra. Ma che cosa ha raccontato di così eroico, Ciro? Perché la sua vita è ormai sulla bocca di tutti?

Ciro Scarciello

Ciro Scarciello e la testimonianza a Chi l’ha visto?

Alla telecamera del programma di Federica Sciarelli, lo scorso 11 gennaio, il salumiere Ciro Scarcillo ha raccontato quello che tutti vedono e su cui nessuno osa proferire parola. Nello specifico, ha detto di essere stato presente, come molti altri, quando il 4 gennaio, in pieno giorno, sono stati feriti tre ambulanti africani, a cui degli uomini del clan Mazzarella avevano chiesto il pizzo. Una sparatoria a sangue freddo che ha coinvolto, fra gli altri, anche una ragazzina di dieci anni.

Come tutti sapete, Chi l’ha visto? cerca persone scomparse. A tal proposito c’è da dire che quello della giornalista Lilly Vaccaro Theo, inviata dalla trasmissione direttamente nel quartiere, è stato un atteggiamento provocatorio: la sua intervista al commerciante, infatti, si presenta sin da subito come un pungolo a danno degli esecutori scomparsi. Un amo gettato in maniera diretta, e che Ciro ha accolto con ironia e fermezza:

“ Lei mi sta chiedendo di fare i nomi di chi ha sparato? È una cosa un po’ complicata, signorina!…Le forze dell’ordine sanno le cose come stanno; sanno qual è la situazione qua; sanno l’ illecito che c’è da una vita; sanno che lo stato non è presente. Tutti sapete tutto, perché venite qui e volete sapere dai cittadini cose ben specifiche? Ci sono anche le telecamere qua… Vuole sapere che cosa è successo? Erano cinque giovanotti dai venti ai trent’anni.  Prima hanno avuto un conflitto con degli extracomunitari e poi ci sono stati degli spari, che oltre a colpire tre di loro, alcuni dei quali sono rimasti riversati a terra per un’ora, mentre le forze dell’ordine tardavano a intervenire, nonostante fossero state chiamate, hanno ferito anche una ragazzina alla gamba. Questo è?”

Un racconto nitido quello di Ciro, elementare. Una testimonianza, la sua, che di eroico a solo la verità detta a voce alta, quella che ci coglie sempre poco abituati. Una verità di cui le sparatorie, le faide costituiscono soltanto l’atto finale di una operosa e intricata attività camorristica, la stessa che di solito parte dalle cose semplici, contamina i gesti di civiltà quotidiana e li corrompe, condannandoli a genitori di marchingegni più grandi. Si chiama camorra il cittadino che non rispetta le regole del vivere civile; i vigili, la polizia e i carabinieri che non svolgono appieno le funzioni che sono chiamati a far corrispondere per il bene comune; il netturbino che non fa il suo dovere, facendo finta di spazzare mentre getta la carta sotto l’auto. È Camorra permettere che le forze dell’ordine siano presenti in quelle zone solo due volte alla settimana; è litigare con l’esercente onesto che tutte le mattine, prima di cominciare a fare il suo lavoro, deve dedicarsi alla pulizia fuori dal negozio. “Queste non sono cose giuste – dice senza remore Scarciello- ma basterebbe davvero molto poco per fare in modo che certi quartieri riprendessero a essere popolati come lo erano una volta.  Bisognerebbe chiedersi il motivo per il quale, oggi, su trecento esercizi di quelle zone, almeno duecento sono chiusi. È evidente che qualcosa non funziona. Io non ne capisco nulla, non sono un politico, non sono nessuno, ma vorrei che chi di competenza si chiedesse il perché e cominciasse ad agire concretamente”. Subito dopo le sue dichiarazioni, Ciro di concreto ha visto solo minacce, quelle stesse che, fino a qualche giorno fa, lo avevano convinto a lasciare Napoli. “ Vado via, qualcuno che mi farà fare qualcosa lo troverò di certo” -aveva detto ai giornalisti il salumiere – poi,

d’ improvviso, una robusta catena solidale gli ha ricordato il coraggio di resistere, di insistere.

Io sto con Ciro. La solidarietà che fa bene alla paura

Lo Stato. Dov’è lo stato? Abbiamo bisogno dello Stato. L’aveva ripetuto come un mantra instancabile, Ciro. Un invito, una supplica di presenza che non è arrivata neppure dopo l’avvertimento intimidatorio ai danni del salumiere della Duchesca. Niente di concreto è stato ad oggi ufficializzato, anche se pare che De Magistris avrebbe risposto all’appello, fissando un incontro face to face e plasmando in questo modo una strategia di protezione a favore del salumiere. Quella che qualcuno chiama svolta, almeno potenzialmente, è arrivata dopo la terrificante minaccia subita da Ciro, che nella mattinata dello scorso venerdì ha trovato i lucchetti della saracinesca del suo negozio sigillati con l’ Attack, oltre ad una vetrina ridotta in frantumi. Da quel momento in poi, dopo una lunga settimana difficile, contraddistinta da un surreale isolamento, carovane di persone si sono dirette nella salumeria della Duchesca per stare vicino a Ciro, per fargli forza, per dirgli: io sto con te! Per acquistare i prodotti del suo negozio con ordini da capogiro, perché forse non c’è nulla che sia più fastidioso di una routine ripristinata, aldilà dell ‘intimidazione e la paura. Oltre quattrocento persone hanno affollato il negozio di Ciro il giorno dopo l’accaduto.  La spesa solidale in realtà è partita grazie all’ intervento di Luigi Leonardi, anche egli un imprenditore che si è ribellato alla Camorra, e che il pubblico ha imparato a conoscere grazie al programma televisivo Le Iene. In poche ore banconi e scaffali sono stati completamente denudati. Un assalto, questo, che non accenna ad arresti, tanto è vero che qualche giorno fa, sulla bacheca Facebook dello stesso Scarciello si leggeva:

“Alla spettabile clientela, Ci preme comunicarvi le più sentite scuse per i disagi dovuti alle consegne! Mi scuso personalmente, ma non pensavo che i fatti di cronaca che mi hanno visto protagonista, avrebbero causato questo clamore e questa pubblicità! Stiamo lavorando e ci stiamo adoperando per garantire a tutta la clientela la massima disponibilità e professionalità, per continuare a servirvi nel massimo dell’efficienza! Grazie a tutti per la solidarietà. Ciro Scarciello”

Nonostante la grande affluenza riscontrata, resta un dispiacere constatare la presenza di poca gente residente nel quartiere, che perde a dispetto di tutte quelle persone arrivate invece dal Centro antico, Posillipo e addirittura Milano. Per sabato è stata organizzata una nuova manifestazione similmente alla spesa solidale già avvenuta, mentre è previsto per il fine settimana il “panino anticamorra”: i sostenitori di Ciro si riuniranno infatti in piazza maddalena per una merenda di protesta. Quello che sta accadendo intorno a Scarciello è indubbiamente un umano miracolo che si spera non duri il tempo di una curiosità, ma è chiaro che non basta. Come ha dichiarato Leonardi, “è arrivato il momento che le istituzioni comincino a fare la propria parte. Ciro ha bisogno di una risposta che sia concreta e duratura. Lo Stato deve farsi vedere.” E noi speriamo vivamente che accada presto, anche perché più che di eroi, abbiamo bisogno di persone, di persone semplici come Ciro. Confidando nel fatto che, almeno per una volta, non sia diffamato chi la camorra la denuncia ma chi la fa. Ad auspicarselo è anche Roberto Saviano, che qualche giorno fa si espresso pubblicamente in merito alla questione.

 

Il messaggio di Roberto Saviano

“Caro commerciante napoletano, lei vuole che lo Stato sia presente? Ma si mangi un’emozione, esca dal suo negozio, vada tra la gente. Chi sa se qualcuno avrà il barbaro coraggio di rispondere così a questo coraggioso commerciante napoletano. Chi sa se qualcuno lo accuserà di essere andato in tv, di aver diffamato Napoli solo per vendere un po’ di prosciutto in più. Chi sa se dalla Napoli invasa dal turismo, a questo coraggioso signore, arriverà mai una risposta seria. Anche a lui si dirà che a Napoli non esiste un’emergenza sicurezza? Oppure gli si dirà: “si mangi un’emozione, esca dal negozio, vada a femmine?”. E a Chi l’ha visto cosa diranno? Che è sputtanapoli? Che sta diffamando la città? Che avrebbe dovuto raccontare il bello? Il turismo?”

 

Ciro Scarciello: il salumiere della Duchesca che si è ribellato alla camorra was last modified: gennaio 26th, 2017 by L'Interessante
26 gennaio 2017 0 commenti
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Matuta
Dall'Italia e dal MondoIn primo pianoIndovina dove andiamo a cena

Matuta: questa sera grande inaugurazione!

scritto da L'Interessante

Matuta.

Di Roberta Magliocca

“Indovina dove andiamo a cena”, la rubrica più gustosa de L’Interessante, oggi si occupa di un nuova realtà gastronomica campana, a due passi dall’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere.

Matuta: Giovedì 26 Gennaio, grande inaugurazione

Il conto alla rovescia è terminato, mancano soltanto poche ore all’apertura di “Matuta – cibo, musica e cultura” e la curiosità stuzzica il palato e la fantasia per questo nuovo format della ristorazione nostrana. 

Ingredienti: tra qualità ed innovazione. Obiettivo primo di Matuta è quello di garantire l’altissima qualità delle materie prime della nostra tradizione culinaria, pur non mortificandole con la noia. Ogni piatto, infatti, presenta l’originalità giusta per rendere ogni pietanza accattivante.

Non solo cibo. Condivisione e momenti unici faranno da sfondo a quelle che non saranno solo delle cene per voi, ma dei veri e propri istanti da passare al centro di eventi culturali e musicali di altissimo livello. 

Parola d’ordine: atmosfera. Un caldo ed accogliente ambiente vi farà sentire a casa, ma con qualcuno che si prenda cura di voi, del vostro cibo e delle vostre serate.

“Siamo emozionati – affermano i gestori – e non vediamo l’ora di rendervi partecipi del progetto che stiamo portando avanti da mesi, frutto di lavoro, corse, prove, gioie… Perché, come ci piace spesso ricordare, la felicità si moltiplica quando è condivisa.”

Serata giusta per provare cose nuove. E festa sia!

Matuta
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Matuta: questa sera grande inaugurazione! was last modified: gennaio 26th, 2017 by L'Interessante
26 gennaio 2017 0 commenti
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juvecaserta
BasketIn primo pianoSport

JUVECASERTA: UFFICIALE IL RITORNO DI LINTON JOHNSON. METREVELI E JACKSON A SCAFATI

scritto da L'Interessante

juvecaserta

La Juvecaserta solo oggi ha ufficializzato il giocatore ma la notizia era di pubblico dominio da alcuni giorni 

La Juvecaserta Pasta Reggia comunica di aver perfezionato, in data odierna, il passaggio-riorno nelle sue fila del giocatore Linton Johnson III, ala centro di 203 cm., proveniente dallo Scafati basket di Legadue. Nato a Chicago il 13 giugno 1980, Johnson dopo il campionato NCAA con la Tulane University, nel 2003/2004  ha sottoscritto un accordo con i Chicago Bulls con la cui maglia ha esordito in NBA nel 2004. L’anno successivo ha firmato con i S.Antonio Spurs  e, poi, ha proseguito la sua carriera NBA con gli Hornets Oklahoma City. Nel 2007/2008, dopo una breve parentesi in Spagna con il Vitoria, è ritornato nel campionato NBA dove è rimasto fino alla stagione 2009/2010 indossando le maglie di Phoenix Suns, Toronto Raptors, Washington Wizards, Charlotte Bobcats e di nuovo Chicago Bulls. Nel 2010/11 è approdato in Italia con Avellino, dove è rimasto tre stagioni. Nel 2013/14 è passato a Sassari e, ad inizio girone di ritorno, si è trasferito a Varese. La stagione successiva ha disputato 11 partite nelle fila di Pistoia. Lo scorso anno ha contribuito alla salvezza della Pasta Reggia disputando le ultime quattro gare della stagione in cui ha fatto registrare una media di 6 punti e 5,5 rimbalzi in 18,5 minuti di utilizzo. Quest’anno a Scafati ha disputato 11 incontri facendo registrare, in 21,8 minuti, una media di 11 punti e 7,5 rimbalzi complessivi di cui 4,9 difensivi. Dal giugno 2015 Linton Johnson III è cittadino italiano. Si fa un passo indietro, quindi, non essendo stato riconfermato il giocatore ad inizio stagione e richiamato per il perdurare delle precarie condizioni fisiche di Czyz.

Metreveli e Jackson a Scafati

Nell’operazione del ritorno di Johnson, Metreveli e Jackson si sono trasferiti a Scafati. Il motivo del ritardo dell’ufficialità era da attribuire al mancato accordo di Metreveli, perfezionatosi solo nelle ultime ore. Ora lo scacchiere bianconero dovrebbe essere stato ridisegnato. Più completo e meno dispendioso, perchè con Czyz (contratto abbastanza oneroso) sarà rescisso l’accordo senza addebiti per la società.

Sempre che Lello Iavazzi non voglia fare un ulteriore sacrificio con l’acquisizione di una pedina in cabina di regia che possa proiettare Caserta verso le sfere alte del campionato.  

JUVECASERTA: UFFICIALE IL RITORNO DI LINTON JOHNSON. METREVELI E JACKSON A SCAFATI was last modified: gennaio 24th, 2017 by L'Interessante
24 gennaio 2017 0 commenti
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Controsatira

scritto da L'Interessante
Controsatira was last modified: gennaio 24th, 2017 by L'Interessante
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Satira

scritto da L'Interessante
Satira was last modified: gennaio 24th, 2017 by L'Interessante
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museo
AttualitàCronacaCulturaIn primo pianoParliamone

Museo di arte islamica come l’araba fenice

scritto da L'Interessante

Museo.

di Maria Rosaria Corsino

Il Cairo, Egitto.

Sono passati tre anni dall’attentato che ha distrutto in parte il museo di arte islamica, uno dei più antichi al mondo, contenente oltre centomila pezzi tra cui una spada che, si dice, sia appartenuta a Maometto.

2017: risorge dalle ceneri il museo di arte islamica

Era il 24 Gennaio 2014 quando un’autobomba contro la vicina stazione della polizia, fece saltare in aria gran parte dell’edificio. La ricostruzione ha portato anche all’ampliamento del museo con tre nuove sale, e i reperti sono stati completamente restaurati.

Musei distrutti: in Egitto come in Siria

Non è la prima volta che l’arte subisce i duri colpi della violenza dell’uomo. Già precedentemente il soffitto del tempio di Palmira era stato distrutto dalla furia iconoclasta e così tante altre opere. Anche stavolta, numeroso e importante è stato il contributo di diversi paesi che, culla o meno dell’antichità, hanno aiutato a non far finire dell’oblio ciò che il mondo ha ancora di bello da offrire.

Museo di arte islamica come l’araba fenice was last modified: gennaio 24th, 2017 by L'Interessante
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AGENZIA DELLE ENTRATE: RICOGNIZIONE E REGOLARIZZAZIONE CATASTALE DEI FABBRICATI RURALI

scritto da L'Interessante

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Agenzia delle Entrate: sul sito l’elenco degli immobili rurali irregolari

Ricognizione dei fabbricati rurali censiti ancora al Catasto terreni

È disponibile sul sito internet delle Entrate l’elenco dei fabbricati rurali che risultano ancora censiti nel Catasto terreni. L’Agenzia ricorda che i titolari di diritti reali sugli immobili rurali hanno l’obbligo di dichiararli al Catasto fabbricati: se questo non è stato fatto entro il termine previsto del 30 novembre 2012, i proprietari possono ancora presentare la dichiarazione di aggiornamento, usufruendo dell’istituto del ravvedimento operoso. In mancanza, gli Uffici provinciali–Territorio dell’Agenzia delle Entrate procederanno all’accertamento, in via sostitutiva del soggetto inadempiente, con oneri a carico dello stesso e applicando le sanzioni previste dalla legge.

Sanzioni ridotte per la regolarizzazione spontanea

La legge 214/2011 (cosiddetta “Salva Italia”) ha previsto l’obbligo, per i proprietari di fabbricati rurali che risultavano ancora censiti al Catasto terreni, di dichiararli al Catasto fabbricati. I proprietari inadempienti riceveranno nelle prossime settimane una comunicazione da parte dell’Agenzia, che li inviterà a regolarizzare spontaneamente la situazione catastale dell’immobile, beneficiando di sanzioni ridotte. Con le modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità 2015, infatti, se il cittadino provvede autonomamente all’iscrizione in catasto, può beneficiare dell’istituto del ravvedimento operoso, con un notevole risparmio sulle sanzioni che, a titolo esemplificativo, si riducono da un importo compreso tra € 1.032 e € 8.264 ad un importo di € 172 (pari ad 1/6 del minimo).

A tal fine, il proprietario, avvalendosi di un professionista tecnico abilitato, dovrà presentare agli uffici dell’Agenzia l’atto di aggiornamento cartografico (Pregeo) e la dichiarazione di aggiornamento del Catasto fabbricati (Docfa).

Tutte le condizioni in cui l’accatastamento non è necessario 

Sono esclusi dall’obbligo di accatastamento i seguenti fabbricati:

  • manufatti con superficie coperta inferiore a 8 metri quadrati;
  • serre adibite alla coltivazione e alla protezione delle piante sul suolo naturale;
  • vasche per l’acquacoltura o di accumulo per l’irrigazione dei terreni;
  • manufatti isolati privi di copertura;
  • tettoie, porcili, pollai, casotti, concimaie, pozzi e simili, di altezza utile inferiore a 1,80 metri e di volumetria inferiore a 150 metri cubi;
  • manufatti precari, privi di fondazione, non stabilmente infissi al suolo;
  • fabbricati in corso di costruzione o di definizione;
  • fabbricati che presentano un accentuato livello di degrado (collabenti).

L’elenco dei fabbricati rurali è disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it  ed è raggiungibile seguendo questo percorso: Cosa devi fare > Aggiornare dati catastali e ipotecari > Fabbricati rurali.

 

AGENZIA DELLE ENTRATE: RICOGNIZIONE E REGOLARIZZAZIONE CATASTALE DEI FABBRICATI RURALI was last modified: gennaio 23rd, 2017 by L'Interessante
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