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L'Interessante

Polemiche
AttualitàIn primo pianoParliamone

POLEMICHE INFUOCATE AI GOLDEN GLOBE: QUALE PALCO E’ IL PULPITO?

scritto da L'Interessante

Polemiche.

Di Vincenzo Piccolo

Non è la prima volta che un palco importante, come quello dei Golden Globe, diventa medium per trasmettere messaggi importanti, messaggi forti che superano il limite della “performance recitativa” e modificano persino l’opinione politica di un popolo. Questa volta è stata Maryl Streep che, in occasione dell’annuale cerimonia per la consegna dell’ambita statuetta, ha lanciato una critica a Trump per la sua retorica divisiva e violenta.  Nel ritirare il riconoscimento alla carriera conferitole dalla Hollywood Foreign Press Association, l’attrice 67enne è riuscita a fatica a trattenere l’emozione di fronte alla platea stellata che l’ha accolta con una standing ovation.

“Voi e tutti noi in questa sala, davvero, apparteniamo al segmento più vilipeso della società americana in questo momento. Pensateci: Hollywood, stranieri e stampa”, ha detto l’attrice ai presenti. “Ma noi chi siamo? Cos’è Hollywood in realtà? Nient’altro che un gruppo di persone proveniente da ogni angolo del mondo”.

LA RISPOSTA DI DONALD TRUMP ALLE POLEMICHE

Meryl Streep è stata una fervente sostenitrice di Hillary Clinton durante le presidenziali: il tycoon , in un’intervista pubblicata sul New York Times, ha liquidato le critiche che gli sono state rivolte dall’attrice durante il suo discorso. Il neo-presidente ha spiegato di non aver visto il suddetto discorso, né la trasmissione della premiazione andata in onda sulla Nbc, aggiungendo di “non essere sorpreso” e di essere stato attaccato da “gente liberale del cinema”.

“Hollywood brulica di outsider e stranieri. Se li buttate tutti fuori, non vi resterà altro che guardare il calcio e le arti marziali, che non sono arte”.

Lei che nella sua decennale carriera ha ricevuto otto Golden Globes e collezionato 29 nomination ha poi detto esplicitamente di riferirsi ad un episodio clamoroso, quando Trump ha imitato e fatto il verso a un reporter disabile, Serge Kovaleski:

“Mi si è spezzato il cuore”, ha detto Meryl, “Non riesco a togliermelo dalla testa perché non era un film, era la realtà. E questo istinto diretto ad umiliare, se proviene da una personalità pubblica, da qualcuno di potente, poi filtra nella vita di tutti, perché autorizza tutti a comportarsi in questo stesso modo”. “La mancanza di rispetto invita al non rispetto. La violenza istiga alla violenza – ha concluso Meryl Streep – e se i potenti usano la loro posizione per tiranneggiare gli altri, ci perdiamo tutti”.

Sarà che il potere dà alla testa, avrà pensato la Streep, ma fino a questo punto manco Berlusconi si è spinto.

POLEMICHE INFUOCATE AI GOLDEN GLOBE: QUALE PALCO E’ IL PULPITO? was last modified: gennaio 12th, 2017 by L'Interessante
12 gennaio 2017 0 commenti
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Laborart
CulturaIn primo pianoTeatro

Gli Allievi della Laborart al Vibe Vienna International Ballet Experience

scritto da L'Interessante

Laborart.

Sei i giovani ballerini della scuola di Gragnano selezionati da Charlene Campbell Carey direttrice artistica della kermesse internazionale e dal Maestro Giuseppe Carbone (ex direttore della Scala di Milano)

Laborart vola negli States

Sei gli allievi della scuola di danza e recitazione di Gragnano (Napoli) che parteciperanno alla seconda edizione
di *Vibe Vienna International Ballet Experience*, in programma dal *10 al 14 gennaio, nella città di Missoula, Montana*. *Raffaella Esposito* (12 anni), *Annachiara *e* Federica* *Maresca* (14 anni), *Miriam Rafone* (16 anni), *Daniele Esposito* (15 anni), *Corinne De Bock* (18 anni). A rappresentare l’Italia saranno i sei ragazzi della Laborart, insieme al campano *Giovanni Giordano* (20 anni) e una giovane ballerina di Roma.

I ballerini sono stati selezionati da *Charlene Campbell Carey* direttrice artistica di *Vibe Vienna International Ballet Experience e dal Maestro Giuseppe Carbone *(ex direttore della Scala di Milano).

La kermesse internazionale riunisce oltre 200 giovani ballerini più importanti di tutto il mondo, offrendo loro la possibilità di intraprendere una carriera internazionale. Si tratta di un’occasione unica sia per i ballerini professionisti che per i dilettanti, un evento di grande spessore artistico che favorisce lo scambio culturale tra i suoi candidati partecipanti e il pubblico.

I concorrenti di *Vibe Vienna International Ballet Experience *parteciperanno anche alle altre attività previste nel programma, quali laboratori e performance dal vivo.

Il team è composto dal Presidente *Gregor Hatala*, la direttrice USA *Charlene Campbell Carey*, la direttrice musicale *Karen Carreno*, l’amministratrice *Jenifer Kerber*.

A decretare la tecnica e la competenza artistica dei partecipanti sarà una giuria composta da maestri di danza riconosciuti a livello internazionale, registi e coreografi che sono invitati dal Comitato Organizzatore Vibe, responsabile del sistema di selezione e di valutazione. I giurati: *Chan Hon Goh, Gharla Genn, Leslie Stevens, Ming Yan Davis, Andile Ndlovu, Rasta Thomas, Juliette Crump, Campbell Midgley, Roberto Munoz, Liu Bing, Lousie Plant SR., Carlton Wilborn, Guy De Bock, Maria Sascha Khan, Alex Atzewi.*

I premi assegnati saranno in denaro, borse di studio e partecipazioni a corsi di prestigio negli Stati Uniti e all’estero.

*Vibe Vienna International Ballet Experience 2017* sarà caratterizzato da una sfida internazionale di danza, un festival del cinema ed una conferenza ospitata dal Mansfield Center. Le competizioni tra i giovani artisti si terranno dal 10 al 12 gennaio, la finale il 13. Il Gala Vibe si terrà 14 gennaio 2017.

*I PARTECIPANTI SI SFIDERANNO NELLE SEGUENTI PERFORMANCE:*

*- Raffaella Esposito: Variazione danza classica “Cupido e “Coppella” – assolo di contemporaneo “I’m not scared” – Annachiara Maresca: Variazioni danza classica “Cigno nero” e “Bayadere” – duo di contemporaneo “La morte
di Odette” – Federica Maresca: Variazioni danza classica “Grand Pas Classique” e “Paquita” – duo di contemporaneo “La morte di Odette” – Miriam Raffone: Varizioni danza classica “Esmeralda” e “Paquita” – assolo di contemporaneo “Insanity” – duo di contemporaneo – Daniele Esposito: Variazione danza classica “Grand Pas Classique” –  assolo contemporaneo “Mamma ti scrivo dalla guerra” – duo di contemporaneo – Corinne De Bock: Variazioni danza classica “Kitri”e “Grand Pas Classique”*

Gli Allievi della Laborart al Vibe Vienna International Ballet Experience was last modified: gennaio 10th, 2017 by L'Interessante
10 gennaio 2017 0 commenti
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Naso
CulturaIn primo pianoTeatro

Grottesca Storia di un Naso: regia Vittoria Sinagoga di Actory Art

scritto da L'Interessante

Naso.

 

Di Luigi Sacchettino

Quanto è importante il naso? Si dice che dia personalità

Tanto che il  Prof. M. Klinger asserisce:  “Il  naso  è  il  baricentro  del  viso,  fulcro  dell’attenzione,  simbolo,  indizio   rivelatore;  è  da  sempre  il  pezzo  forte   del  volto,  la  parte  in  grado  di   svelare  i  segreti  della  personalità  e  di  rendere  la  vita  un’impresa  più  o  meno  ardua.  Più  degli  occhi,  più  della  bocca,  infinitamente  più  delle  orecchie  o  dei  capelli,  il  naso  è  la  persona,  è  il  suo  viso.”

Ma quanto è importante il naso per uno speziale? Si dice sia strumento di talento. Uno speziale senza naso perde il suo potere. E sulla ricerca del naso che si incentra lo spettacolo “Grottesca Storia di un Naso”, regia di Vittoria Sinagoga, interpretazione dagli attori dell’Actory art, testo a cura di Gabriele D’agostino.

Un naso scappa dal volto di uno speziale e decide di diventare trapezista.  Sì, siamo in un circo- tutti i protagonisti ruotano nel mondo circense.

La scena si apre con la donna cannone che accusa il marito barbiere di aver compiuto il misfatto, facendo  la barba al naso.  Le battute si susseguono, il ritmo è incalzante,  l’ironia si avverte e il grottesco prende vigore.  Un po’ si rallenta nel corpo centrale dello spettacolo, ma il finale è  fragoroso, spettacolare, al punto che si perde la sensazione di essere a teatro immaginandosi dinanzi ad artisti circensi. Un surreale crocevia di situazioni grottesche ma al contempo realistiche , in un ponte geografico tra la Russia e l’Italia.

Gli attori sono sul pezzo, anche nella gestione degli imprevisti,  smorzati con ironia e competenza.

“Non è stato facile portare in scena un paradosso che mette in evidenza la follia come unica consolazione al male di vivere. I personaggi sono la sintesi dei pregi e dei difetti dell’umanità… ci si immerge nell’affascinante mondo del circo per ironizzare su aspetti e situazioni che ad ogni latitudine appartengono al genere umano”- afferma la regista.

Un invito a replicare,  per rendere il naso ancora più sopraffino.

Un encomio all’ Atelier del costume Teatrale ActoryArt che ha realizzato gli abiti di scena con una cura magistrale.

Il naso di Gogol è una critica alla società russa, estremamente gerarchizzata ed imbrigliata in una burocrazia talmente rigida che perfino un naso, purché abbia i gradi, diventa un personaggio assolutamente rispettabile. Il protagonista Kovalev perde il naso. Perdere il naso secondo libro dei sogni significa la perdita, il danno. La perdita della buona reputazione.

Fra gli organi di senso l’olfatto, che ha sede proprio nella cavità nasale, è il più arcaico e il più legato alle nostre origini animali. Ciò significa che i messaggi olfattivi giungono al cervello integri, senza essere transitati (come avviene per gli altri sensi) attraverso strutture mediane di elaborazione. Un  significato simbolico della funzione nasale è dunque legato all’intuito, la capacità di scegliere ciò che va bene per noi prescindendo dalla coscienza razionale.

Senza il  naso le nostre scelte sarebbero quindi più complicate.

Grottesca Storia di un Naso: regia Vittoria Sinagoga di Actory Art was last modified: gennaio 10th, 2017 by L'Interessante
10 gennaio 2017 0 commenti
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web
AttualitàIn primo pianoParliamone

Web: mistero, chi è Miquel Sousa?

scritto da L'Interessante

Web.

Di Vincenzo Piccolo

L’account di una ragazza californiana desta sospetto tra la popolazione social: è finzione o realtà?

È misteso sull’identità di Miquel Sousa, nota ai più online come @lilmiquela, l’account di una ragazza che vive a Los Angeles. A destare sospetto sono le immagini che la ritraggono con un viso tanto finto, da sembrare vero. Lei, che ha molti amici nel mondo della musica, ama l’arte, la oda e i viaggi, come ogni adolescente occidentale. Ha una passione per la manicure, le battute sarcastiche e George Michael. A porsi qualche domanda su questa ambigua vicenda è stato anche il Whashington Post che ha provato ad cercare i suoi amici. Ma niente. Miquela non reagisce e non compare in pubblico, ne tanto mento concede interviste.

Il caso e le ipotesi arrivate dal web

La sua storia inizia otto mesi fa con una foto di un maglione rosa pubblicata su Istagram. Si susseguirono altri 137 post e i follower salgono fino ad arrivare a 126mila. È utente anche di Twitter ma è sul social social-network delle foto, dove ha dato scalpore col suo fisico misterioso. È una ragazza vera o un prodotto digitale? A destare sospetto sono la pelle effetto plastica, la bocca e il naso che sono troppo esagerati, e i dettagli del viso troppo marcati. “Sembra un personaggio di The Sims”, dicono alcuni. Però alcuni dettagli, tipo la spallina del top che scende sulla scapola e le dita con lo smalto griffato sono reali. I suoi “selfie” sembrano quelli di una normale ragazza, ma i ritocchi sarebbero fatti a computer grafica. La finzione, quindi, sembra superare la realtà. Basta vedere i commenti dei suoi seguaci, altri giovani, che sotto le foto scrivono “Sei vera?”, “Hai un corpo normale ma il viso di un Sims”, e ancora “Sei un Sims?”. Un indizio può darlo l’e-mail inserita nelle informazioni del profilo istagram, insieme a un link che rimanda alla sezione di Spotify dove compaiono Rihanna, Drake, The xx. Anche il nome scelto è Miquela in Rhinestones, ovvero Miquela in strass, una pietra che sembra un diamante. Qualcosa di costruito, quindi, qualcosa che copia la realtà.

Tra alcune delle ipotesi avanzate c’è quella della campagna pubblicitaria per il lancio di un nuovo prodotto, per esempio la versione di un nuovo videogioco o un album musicale. Altri pensano si tratti di net art, arte che vive su imternet, e quello di Miquela potrebbe essere l’ultimo prodotto di questa corrente artistca che nasce, si nutre e cresce tra un bit e l’altro.

 

 

Web: mistero, chi è Miquel Sousa? was last modified: gennaio 10th, 2017 by L'Interessante
10 gennaio 2017 0 commenti
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Teutoburgo
CulturaIn primo pianoLibri

Teutoburgo: la selva oscura

scritto da L'Interessante

Teutoburgo.

Di Maria Rosaria Corsino

762 Ab Urbe Condita, Bassa Sassonia, Foresta di Teutoburgo.

L’Impero Romano è grande, forte e violento. Vuole finire di conquistare il mondo, e dominarlo. C’è il sogno di un impero multietnico, sconfinato e l’ultimo muro da abbattere è quello dei Cheruschi, bellicosa tribù germanica. Sconfitti loro, il gioco è fatto. Arminio e Flavus sono due principi cheruschi rapiti in tenera età e cresciuti a Roma, educati come dei principi romani, indirizzati alla gloria della città. Flavus si è integrato perfettamente, realizzando il sogno dell’Imperatore Tiberio. Arminio sente invece, anche se lontane, le voci e le leggende della sua tribù. È un attimo: Arminio volterà le spalle a Roma e guiderà uno dei più violenti eserciti germanici.

Con Teutoburgo un successo assicurato

Inutile dire che con Manfredi si va sul sicuro. Con grande precisione storica e con la sua abilità di cantore dell’età classica, Mafredi regala al mondo la possibilità di conoscere una delle pagine più buie della storia romana, una ferita che ancora brucia a distanza di 2770 anni dalla fondazione della città.

 

Teutoburgo: la selva oscura was last modified: gennaio 10th, 2017 by L'Interessante
10 gennaio 2017 0 commenti
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08
Vignette Interessanti

Interrogativi spontanei

scritto da L'Interessante
Interrogativi spontanei was last modified: gennaio 9th, 2017 by L'Interessante
9 gennaio 2017 0 commenti
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Lardini
In primo pianoSportVolley

LARDINI FILOTTRANO – VOLALTO CASERTA 3-0

scritto da L'Interessante

Lardini

La Lardini centra il suo personale 13 sulla schedina del Samsung Gear Volley Cup di A2 e chiude al meglio un girone di andata strepitoso

La formazione di Massimo Bellano supera di slancio (3-0) anche l’ostacolo Caserta, mostrando per buoni tratti del match un ottimo livello di gioco, che finisce per fare la differenza. L’ultima di andata, tra l’altro, consegna alle filottranesi la Golem Software Palmi come avversaria dei quarti di finale di coppa Italia di A2 (andata mercoledì 18 in Calabria, ritorno il 25 al PalaBaldinelli). Contro la Volalto la Lardini impone immediatamente il suo ritmo ed entra in partita con impeto, firmando con Scuka e Cogliandro il 4-0 che induce Bonafede (al debutto sulla panchina casertana) alla prima sosta. Il servizio di Negrini obbliga l’ex Agrifoglio a rincorrere spesso il pallone, Vanzurova e ancora Cogliandro accompagnano la Lardini al 7-0. E’ Bartesaghi a siglare il primo punto della Volalto, ma Filottrano
   stoppa a muro (Mazzaro e Scuka) le iniziative casertane e sul 12-2 le ospiti hanno già esaurito i tempi di sospensione. La reazione della Volalto non si fa comunque attendere: la fast di Astarita alleggerisce lo scarto (13-5), il muro di Strobbe e due ace di Aquino portano la Volalto al -6 (16-10). Il vantaggio interno si assottiglia ancora sul muro di Mio Bertolo (17-13), ma Scuka e Vanzurova ridanno slancio ad una Lardini che con due punti in fila di Negrini di fatto mette al sicuro il set (22-15). Coach Bellano cambia la diagonale (dentro l’ex Galazzo e Tosi), un’invasione a rete di Caserta manda in archivio il primo set. Al cambio di campo la Lardini apre ancora il gas, come nel set d’apertura, colpendo con Vanzurova e alzando il muro di Mazzaro e Scuka (7-1). Pascucci prova a frenare l’irruente avvio delle filottranesi (10-4), ma la Lardini continua a tenere altissimo il livello di gioco e con Vanzurova e Negrini allunga ancora (12-5). A mettere ulteriore luce tra le
   due squadre ci pensa Cogliandro, che nel set attacca senza sbavature (nel match con il 67%) e sigla i due ace consecutivi che lanciano la Lardini sul +10 (18-8). Sembra fatta, ma la Volalto ha un colpo di reni importante e con Pascucci soprattutto costruisce un break di 7-0 (19-16) che riapre il parziale. Vanzurova e la neo entrata Rita stoppano il ritorno casertano (21-17), la Lardini riprende il largo con l’opposta ceka e con Cogliandro, chiudendo il set con l’ace di Negrini. Filottrano prova a spingere sull’acceleratore anche in avvio di terza frazione (5-2), ma è un inizio di set contrassegnato da diversi errori sia da una parte e dall’altra. La Lardini mantiene comunque sempre il comando del gioco e del punteggio (11-8), provando a scavare il solco con Scuka e Vanzurova (14-9). Pascucci prima e poi Boriassi (muro) tengono la Volalto in scia (17-14), Scuka tramuta in punto una super difesa di Feliziani, Bosio alza i giri del motore di una Lardini che arma il braccio
   di Vanzurova (16 punti totali con il 52% in attacco) e con il terzo muro personale di Mazzaro centra il suo personale tredici sulla schedina del campionato.

   LARDINI FILOTTRANO – VOLALTO CASERTA 3-0

   LARDINI FILOTTRANO: Bosio, Vanzurova 16, Mazzaro 4, Cogliandro 10, Negrini 4, Scuka 14, Feliziani (L); Tosi, Galazzo, Rita 1, Cappelli, N.e.: Marangon (L2), Pizzichini. All. Bellano – Quintini.

   VOLALTO CASERTA: Agrifoglio 4, Pascucci 8, Strobbe 8, Mio Bertolo 6, Bartesaghi 3, Astarita 8, Cecchetto (L); Boriassi 2, Aquino 1, Barone (L2). N.e.: Avenia. All. Bonafede – Russo.

   ARBITRI: Somansino (Te) e Mattei (Mc).

   PARZIALI: 25-19 (22’), 25-20 (24’), 25-18 (22’).

   DURATA: 68’.

   NOTE: Lardini: battute sbagliate 6, battute vincenti 3, muri 6, attacco 40%, ricezione positiva 65%. Caserta: b.s. 9, b.v. 3, mu. 10, att. 28%, ric. pos. 42%.

LARDINI FILOTTRANO – VOLALTO CASERTA 3-0 was last modified: gennaio 9th, 2017 by L'Interessante
9 gennaio 2017 0 commenti
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Notte Bianca
CulturaIn primo pianoTeatro

Notte bianca al Teatro Augusteo di Napoli

scritto da L'Interessante

Notte bianca.

Al Teatro Augusteo di Napoli, in occasione della notte bianca di sabato 14 gennaio, si terrà alle ore 23:55 uno spettacolo speciale di “Italiano di Napoli”, con Sal Da Vinci e la regia di Alessandro Siani

La commedia musicale, che concluderà la sua tournée napoletana domenica 15, dopo aver registrato il tutto esaurito in tutte le 22 repliche previste, con guizzi comici e canzoni straordinarie sta riscaldando i cuori di tutti gli spettatori, attraverso una riflessione sull’identità di napoletani, italiani, cittadini della repubblica dei sentimenti.

Informazioni sono disponibili al sito www.teatroaugusteo.it o telefonando al botteghino: 081414243 – 405660, dal lunedì al sabato tra le ore 10:30 e le ore 19:30. La domenica dalle ore 10:30 alle ore 13:30.

Notte bianca al Teatro Augusteo di Napoli was last modified: gennaio 9th, 2017 by L'Interessante
9 gennaio 2017 0 commenti
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Insalata
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Insalata russa: è veramente russa?

scritto da L'Interessante

Insalata Russa.

Di Erica Caimi

L’insalata russa non può mancare nella moltitudine di antipasti serviti durante le feste. Ma vi siete mai chiesti perché l’insalata russa si chiama russa? Contrariamente a quanto si possa pensare, basta valicare i confini nostrani perché la sfiziosa pietanza venga servita sulle tavole con nomi differenti. In Lituania la chiamano insalata bianca, in Germania e Danimarca diventa insalata italiana e in Russia? Non sconvolgetevi, ma in Russia ve la serviranno come insalata “Olivié” e vi spieghiamo il motivo.

Insalata russa: l’inventore

Ci sono diverse teorie sulle origini del piatto e, secondo una delle più accreditate, pare che l’idea sia nata proprio in Russia, grazie alla sapiente mano del cuoco di origine francese Lucien Olivier. Il gande chef, famoso per le sue doti culinarie, negli anni ’60 del XIX secolo aprì a Mosca un ristorante di cucina francese di lusso, chiamato Hermitage. Tale era la sua bravura, che spesso veniva pagato profumatamente per preparare sontuosi banchetti nelle case dell’alta aristocrazia moscovita, che fece di lui una vera e propria celebrità, chiamandolo a organizzare ricevimenti ufficiali, come quello del matrimonio di Cajkovskij o quello in onore di Dostoevskij per esempio.

La prima insalata russa

Si narra che durante una di queste occasioni Olivier stupì i commensali inventando un pastiche di petti di pernici, quaglie e code di gamberi al vapore ricoperti da gelatina e maionese preparata con olio di Provenza, salsa che all’epoca era quasi sconosciuta in Russia. A scopo decorativo sistemò delle fettine di patate, tartufi, sottaceti e uova al centro del piatto, creando una sorta di piramide. Si racconta che uno dei commensali abbia mischiato barbaramente tutti gli ingredienti, così meticolosamente posizionati, rendendo il proprio piatto qualcosa di molto simile ad un’insalata. Olivier, orgoglioso delle sue creazioni e terribilmente permaloso, la prese male e nei giorni seguenti servì il piatto nella versione “maltrattata”, come reazione al gesto dell’uomo che l’aveva offeso sminuendo la sua opera d’arte. Il risultato fu ancor più eccezionale per lo chef: non soltanto questa rivisitazione piacque, ma fu anche l’inizio di un successo straordinario, che portò l’insalata russa sulle tavole di tutta la città. Olivier non svelò mai gli ingredienti della sua ricetta, portandosi il segreto nella tomba. Così, dopo la sua morte, avvenuta nel 1883, nessuno riuscì a riprodurre il piatto con esattezza.

La versione moderna dell’insalata russa

Come si può dedurre, la versione che conosciamo si discosta molto dalla ricetta di Olivier e questo perché gli eventi storici hanno contribuito alla modifica del piatto. Infatti, il vento comincia a soffiare in direzione opposta ai capricci della mondanità e anche il ristorante moscovita Hermitage subisce i contraccolpi della Rivoluzione russa fino a chiudere i battenti dopo cinquant’anni di veneranda e prosperosa attività (dal 1864 al 1917). Dopo la rivoluzione russa del 1917, l’influenza francese in cucina non era più vista così di buon occhio e per di più gli ingredienti costosi cominciavano a scarseggiare. Così, nasce la versione sovietica, chiamata stoličnij salat (insalata della capitale) che prevedeva il pollo al posto delle pernici, le carote grattugiate invece dei crostacei e i piselli in scatola al posto di tartufi e sottaceti. Del piatto originario restavano soltanto le patate lessate e la maionese, divenuta ormai una delle salse preferite dei russi.

Oggi, se volete ordinare un’insalata russa in Russia, dovete chiedere un’Olivié, chiamata ancora così in russo, dal nome del suo inventore Lucien Olivier. Ma non aspettatevi di assaggiare un piatto simile al nostro, perché la versione russa differisce sia nel sapore che negli ingredienti. Infatti, nella Olivié troviamo oltre a carote, piselli, patate e maionese anche cetrioli in salamoia, uova e kolbasa (una sorta di salume). Paese che vai, usanza che trovi!

 

Insalata russa: è veramente russa? was last modified: gennaio 9th, 2017 by L'Interessante
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Mamma Roma
CinemaCulturaIn primo piano

Mamma Roma: capolavoro Pasolini

scritto da L'Interessante

Mamma Roma.

Di Anna Maria di Monaco

Il drammatico film Mamma Roma trae spunto da un evento realmente accaduto, ovverosia la tragica morte di un giovane detenuto nel carcere di Regina Coeli. Prodotta da Alfredo Bini (Livorno 1926-Tarquinia 2010) per la prima volta nel 1962 e girata sullo sfondo del sobborgo romano, la pellicola è scritta e diretta da Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922-Roma 1975) in collaborazione con Sergio Citti (Roma 1933-ivi 2005). Gli attori principali sono Anna Magnani (Roma 1908-Roma 1973) – interprete di Mamma Roma – ed Ettore Garofalo (Roma 1946-ivi 1999) – nel ruolo del figlio –. Il film ruota intorno a quattro tematiche fondamentali del pensiero pasoliniano: il riscatto sociale, il rapporto madre-figlio, la figura della donna e l’immagine della morte.

Ecchela laggiù casa nostra, cu’ a finestra lassù n’do ce batte er sole, n’do ce stanno qué mutande stese, lassù all’urtimo piano. Guarda che qua ce stamo solo n’artro po’ de giorni, vedrai in che casa te porta tu madre. Vedrai quant’è bella, proprio ‘na casa de gente perbene, de signori. Tutto ‘n quartiere de n’artro rang.

Mamma Roma ad Ettore

Fattore scatenante dell’evolversi della vicenda e motivo centrale è il tema dell’escalation sociale e culturale del sottoproletariato – Mamma Roma libera dal proprio protettore Carmine (Franco Citti, Roma 1935-ivi 2016) decide di occuparsi del figlio Ettore per assicurargli una vita dignitosa –.

Ciò che emerge con il dispiegarsi della vicenda è l’osmotico rapporto madre-figlio. Il viscerale rapporto tra Mamma Roma ed Ettore richiama alla mente il forte legame che Pasolini ha con la madre, il medesimo che lo scrittore-poeta avvalora in molti suoi scritti, come nei testi poetici Ballata delle Madri e Supplica a mia madre. La madre-genitrice è per Pasolini una donna genuina e tenace, un gentil sesso dal sano rigore morale ed etico, nutrimento di nobili sentimenti e passioni – in più di un’occasione Pasolini rimembra coma l’interesse per la poesia gli sia stato trasmesso dalla madre –.

Ciò nonostante, donna non è solo la madre ma anche le tante protagoniste che fanno da sfondo alla vita e alla produzione letteraria e cinematografica di Pasolini. Le figure femminili descritte dal poeta vivono una vita di privazioni, vengono da famiglie disagiate e sono vittime di violenza o di controllo – ad esempio, Mamma Roma è vittima del magnaccio Carmine –. Prostitute sono anche le altre due donne presenti nel film, Bruna e Biancofiore. Dunque, attraverso la raffigurazione del femminile, lo scrittore denuncia i processi di corruzione e di svuotamento dei valori.

Infine, l’immagine della morte i cui indizi sono sparsi in tutto il film: dalla finestra della prima casa ove Ettore e Mamma Roma vivono si vede un cimitero; ogni volta che si incontrano, Ettore e Bruna parlano di morte; l’oggetto a forma di teschio che Bruna vede addosso a Pasquale, uno dei personaggi del film; infine, la stessa pellicola si chiude con l’immagine della morte.

Arrestato per aver rubato una radiolina, Ettore muore in carcere legato ad un letto di contenzione. Appresa la sorte del figlio e svanito nel nulla il sogno sociale, Mamma Roma corre a casa e tenta il suicidio gettandosi dalla finestra ma viene fermata da un gruppetto di donne che l’hanno seguita dal mercato.

Il film si chiude con una straziante immagine di Mamma Roma intenta a contemplare la cupola della basilica di San Giovanni Bosco.

Mamma Roma: capolavoro Pasolini was last modified: gennaio 9th, 2017 by L'Interessante
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