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L'Interessante

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scritto da L'Interessante
Wrong Size was last modified: gennaio 9th, 2017 by L'Interessante
9 gennaio 2017 0 commenti
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Florence
CinemaCulturaIn primo piano

Florence Foster Jenkins, il film

scritto da L'Interessante

Florence

Di Luigi Sacchettino

Il 2016 si è concluso al cinema con il film biografico Florence – Florence Foster Jenkins-  diretto da Stephen Frears ed interpretato da Meryl Streep.

Il compito di interpretare la ricca esponente dell’alta società newyorkese con una passione febbrile per il canto Le riesce magicamente, con una interpretazione stupefacente, come Lei ci ha sovente abituati.

Ma chi era Florence?

Florence Foster Jenkins è stata una soprano statunitense, che divenne famosa per la sua completa mancanza di doti canore. Ciononostante, divenne notevolmente celebre in modo non convenzionale.

Siamo negli anni della seconda guerra mondiale  e  l’ereditiera Florence Foster Jenkins è tra le protagoniste dei salotti dell’alta società̀ newyorchese. Mecenate generosa, appassionata di musica classica, Florence, con l’aiuto del marito e manager, l’inglese St. Clair Bayfield, intrattiene l’élite cittadina con incredibili performance canore. Quando canta, quella che sente nella sua testa come una voce meravigliosa, è per chiunque l’ascolti orribilmente ridicola. Solo quando Florence deciderà di esibirsi in pubblico in un concerto alla Carnegie Hall, senza invitati manipolati dal consorte, capirà di trovarsi di fronte alla più grande sfida della sua vita.

Sin da giovane Florence nutriva passione per il canto, mai incoraggiata e sostenuta dal padre, al punto tale che la stessa dovette trasferirsi a Filadelfia e provvedere al proprio mantenimento impartendo lezioni di piano.

Fu lì che conobbe il primo marito, il medico Frank Thornton Jenkins, che le lasciò come triste eredità una infezione di sifilide che alcuni anni dopo le provocò danni irreparabili alle articolazioni.

Nemmeno la malattia riuscì a fermarla, spegnendole il fuoco della passione canora. Cominciò a prendere lezioni di canto, accompagnata al piano dal giovane Cosmé  McMoon.  Dalle registrazioni appariva chiaro che la Jenkins aveva poco senso dell’intonazione e del ritmo ed era a malapena in grado di sostenere una nota. Poco importava; le piaceva la musica, e voleva diffondere l’amore attraverso la musica.

“La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato.”

Un esempio di testardaggine, ostinazione,  e realizzazione dei propri obiettivi.

Phisique du role perfetto per il seduttivo, fedifrago ma dannatamente accudente e romantico Hugh Grant, nei panni del secondo marito di Florence. Un sostegno sempre presente,  incoraggiante e platonicamente innamorato.  I due infatti non ebbero mai rapporti fisici, come forma di tutela verso  St. Clair.  Senza di lui, lei forse non ce l’avrebbe fatta.

Florence ha sfidato inconsapevolmente e saccentemente tutti gli schemi rigidi di quell’epoca;  il suo vero talento non fu cantare- ma credere di saperlo fare e riuscirci.
Un invito ad essere coraggiosi e a sfruttare le risorse che si hanno.

“Non importa avere grande talento ma saper sognare in grande”, si dirà nel film.

Un invito a lasciarsi scivolare di dosso i giudizi.

Un invito a circondarsi di persone che facciano il tifo per noi e ci proteggano.

Florence, nelle sale cinematografiche, in questi giorni.

Florence Foster Jenkins, il film was last modified: gennaio 5th, 2017 by L'Interessante
5 gennaio 2017 0 commenti
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Levrieri
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Levrieri: veloci e silenziosi come il vento! Il Dog Friendly nel nuovo anno

scritto da L'Interessante

Levrieri

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati bentrovati!

Spero che le festività siano trascorse piacevolmente e che i botti di fine anno siano stati un rognoso imprevisto gestito senza risvolti negativi.

Oggi torneremo a parlare di razze: i fascinosi e veloci levrieri. Lo faremo con la Dottoressa Alessandra Giannoccaro, medico veterinario ed educatore cinofilo, che da tempo convive con loro.

  • Grazie mille Dottoressa per aver accettato l’intervista. Cosa sappiamo circa l’ origine di questi velocisti?

“I Greyhounds e i Galgo sono due esponenti di un gruppo di cani più vasto, quello dei levrieri.

Si tratta di cani molto antichi, le cui prime raffigurazioni, ritrovate in Anatolia Centrale (sud-est della Turchia, per intenderci), risalgono al sesto millennio avanti Cristo.

Con la civiltà egizia i levrieri acquistarono un altissimo valore simbolico e religioso, come evidenziano le raffigurazioni nelle tombe dei faraoni; ed è proprio dal leggendario cane dei faraoni, il tesem, ossia la razza canina più antica che ci sia concesso di riconoscere (parliamo del 3600 a.C.) che deriverebbero tutte le razze levriere conosciute.

Per quanto concerne in particolare il greyhound, si ritiene che gli egizi abbiano fatto dono di alcuni dei loro preziosi tesem ad Alessandro Magno che ne avrebbe a sua volta favorito la diffusione nell’antica Grecia con la nascita di una nuova razza: il levriero ellenico. Questo, in tempi più recenti, avrebbe raggiunto le isole britanniche per opera dei fenici. Molti studiosi ritengono a tale proposito che il nome “greyhound” sia nient’altro che una distorsione del termine “greek-hound”.

Per quanto concerne il Galgo, malgrado la apparente notevole somiglianza, si riconosce un percorso completamente diverso e geograficamente inverso: dalla mezza-luna fertile all’Africa settentrionale e di qui direttamente alla penisola iberica.

  • Si fa presto quindi a dire levriero; ma quali sono le analogie e differenze tra le due razze?

“Le due razze si somigliano molto, ma ad un occhio attento mostrano differenze sostanziali.

Sono entrambi cani selezionati per cacciare prede veloci in campo aperto; lo scheletro è leggero ma solido, il torace profondo e il ventre retratto.

Il grey però è uno scattista, dalla muscolatura imponente, la velocità impressionante (si è misurata una velocità sul rettifilo di oltre 70km/h); i piedi, non adatti a terreni dissestati e rurali, hanno dita affusolate con unghie lunghe e robuste per aumentare la presa con il suolo e favorire la propulsione. Le orecchie sono piccole e portate indietro, mentre la coda è lunga, diritta e usata come bilanciere.

Il galgo ha una velocità inferiore ma una maggiore resistenza, con muscolatura più asciutta e piedi più compatti per muoversi agevolmente su ogni tipo di terreno; le orecchie sono più grandi e carnose e la coda ricurva in punta, tipo punto interrogativo.

Probabilmente la differenza più evidente tra le due razze sta nella corporatura in generale: semplificando un po’, pensiamo al fisico di due immensi campioni quali Bolt e Mennea: muscoloso e velocissimo il primo, magrolino ma instancabile il secondo”.

  • Quali sono le caratteristiche di razza di questi splendidi atleti?

 “Avrei talmente tante cose da dire… Riassumendo al massimo le questioni che vorrei evidenziare sono due: la prima è che si tratta di cani dalla sensibilità spiccatissima; le maniere forti sortiscono il solo effetto di impietrirli e indurli a chiudersi in una sorta di muta, incoercibile ostinazione, il che richiede un approccio coerente ma mai aggressivo, empatico e in nessun caso frettoloso. La seconda è che non ci si deve aspettare da un levriero che muoia dalla voglia di compiacerci e “obbedirci”: sono cani fieri e indipendenti, molto devoti ma mai servili. Tutti motivi che inducono gli adepti di un certo stampo di cinofilia e gli appassionati di un certo tipo di discipline cinofile a ritenere i levrieri cani “ottusi” e poco affidabili”.

  • Cosa consiglierebbe spassionatamente ad un umano che fa richiesta di adozione per un levriero?

“L’errore più comune in cui incappa chi decide di prendere per compagno di vita un levriero, ed in particolare un rescue (ossia un cane adulto con un passato di gare o attività venatoria), è pensare di poter “domare” la loro incredibile spinta predatoria! Deve sapere che ogni giorno dovrà fare i conti con questo aspetto della loro personalità.

Ovviamente sto facendo un discorso di carattere generale e che non tiene conto delle singole individualità, ma di fatto bisogna sapere che sono cani che non possono e non devono essere liberati con leggerezza: la forte autonomia e la predatorietà atavica talora, l’eco di un passato oscuro di maltrattamenti  davvero inenarrabili talaltra, possono indurli ad allontanarsi dal proprietario sordi ad ogni richiamo e, in un mondo che non è più a misura d’uomo e tantomeno di cane, spesso a mettersi nei guai.

Il gioco in corsa con i cani di piccola taglia va sempre monitorato con attenzione, potendo con facilità sfociare in una dinamica predatoria vera e propria con conseguenze facilmente immaginabili.

Infine non scegliamo un greyhound rescue se abbiamo in casa gatti o piccoli roditori: nei paesi di origine il loro allenamento viene condotto con l’ausilio di prede vive e tale convivenza risulterà pertanto inattuabile nel 99% dei casi”.

Grazie mille alla dottoressa Giannoccaro per averci aiutato a chiarire alcuni luoghi comuni circa questa razza.

In Italia ci sono ottime associazioni che si occupano dell’affido di greyhound e galgo a “fine carriera”; non vi resta che prendere informazioni, scegliere consapevolmente ed essere pronti ad accoglierli silenziosamente, lasciando loro il tempo di potersi esprimere.

Li ho visti correre senza corde, sereni, curiosi senza coercizioni o allenamenti massacranti: uno spettacolo da togliere il fiato. Libertà.

 

Levrieri: veloci e silenziosi come il vento! Il Dog Friendly nel nuovo anno was last modified: gennaio 5th, 2017 by L'Interessante
5 gennaio 2017 0 commenti
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Volalto
In primo pianoSportVolley

VolAlto e Sonja Percan si separano

scritto da L'Interessante

Volalto

Un viaggio insieme durato due anni e mezzo. Un percorso esaltante dove non sono mancati momenti di difficoltà, ma dove  non poche sono state le gioie sportive. Era il simbolo, il capitano, il letale terminale offensivo, certamente la giocatrice più rappresentativa che abbia mai indossato la divisa rosanera. La VolAlto Caserta e Sonja Percan si separano. Una separazione consensuale, ben meditata da entrambe le parti che porterà la croata a giocare nel campionato di massima serie indonesiano.  “ Non potevamo dirle di no – le parole di Agostino Barone – troppo importante l’offerta ricevuta per opporci. Certo, siamo tutti particolarmente scossi, perché finisce qui una storia bellissima , due anni e mezzo fantastici. Non è stata una cosa facile, perché quello fatto con la Percan è stato un percorso straordinario, ma in nome della indiscussa riconoscenza che abbiamo verso di lei abbiamo ritenuto doveroso non opporci all’offerta pervenutagli.  Sonja non si è mai tirata indietro, sempre in prima fila, sempre pronta a dire si, sempre disponibile.  A lei sono legate pagine importantissime della nostra storia, a lei va il nostro infinito ringraziamento”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Carlo Barbagallo.  “Nello sport, più che nella vita  ad un certo punta della carriera, gli atleti sono costretti a prendere scelte difficili. Purtroppo questo è quello che è accaduto per Sonja, “IL NOSTRO CAPITANO”.  Barbagallo spiega che “quando un’atleta, che ha dato tanto ad una società della quale ne è diventato la bandiera, chiede la cessione, dettata da scelte di vita, non si può che, a malincuore, accontentare. Sicuramente ci mancheranno la sua serietà, la professionalità e soprattutto ci mancherà in campo. Fa parte della vita e dello sport”.  Inevitabili i ringraziamenti alla forte opposta.  “ Sonja ci ha dato tantissimo in questi anni, a lei va il grazie per quanto fatto in campo, per ciò che ha fatto per la società, nello spogliatoio, le auguro tanti successi ma sono certo che in futuro, le strade si rincroceranno, anche se con ruoli diversi. Ancora difficilmente riesco ad immaginare la squadra in campo senza Sonja”. Barbagallo e Barone sottolineano, infine, vuole, però, precisare che “a malincuore, abbiamo dovuto accettare la cessione, però ai nostri tifosi diciamo di stare tranquilli perché siamo già operativi sul mercato per rimpiazzare la Percan nel miglior modo possibile”.

Volalto: il saluto del capitano Sonja Percan

Mi rivolgo a tutti quelli che sono stati vicini ed hanno seguito la VolAlto da quando vesto la maglia rosanera. Un ringraziamento alla società che in questi due anni e mezzo sportivi è stata sempre presente. Ringrazio Carlo Barbagallo e Agostino Barone, come persone rappresentative del club casertano, insieme abbiamo vissuto momenti belli, momenti che rimarranno per sempre parte di me. Un abbraccio personale allo staff tecnico, medico e organizzativo e a tutte le mie compagne che continuerò a tifare, seppure da lontano!

Ai fedelissimi tifosi ed agli appassionati ragazzi del Manicomio Accanito un grazie per il loro continuo supporto. Sono stati anni bellissimi e pieni di emozioni sia belle  che brutte, emozioni che mi hanno fatto apprezzare ed amare questa squadra e questa città. E’ arrivato il momento di accogliere nuovi stimoli personali, salutando con affetto questa maglia, queste persone e questa città. Un abbraccio.

Il capitano Sonja Percan

VolAlto e Sonja Percan si separano was last modified: gennaio 3rd, 2017 by L'Interessante
3 gennaio 2017 0 commenti
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Festa
CulturaEventiIn primo piano

Festa di Sant’Antuono a Macerata Campania

scritto da L'Interessante

festa

Si rinnova a Macerata Campania l’appuntamento con la festa di “Sant’Antuono”, uno degli eventi più seguiti nel panorama delle feste popolari e religiose della regione

Il programma della kermesse organizzata dalla parrocchia “San Martino Vescovo”, diretta dall’abate don Rosario Ventriglia con l’associazione “Sant’Antuono & le Battuglie di Pastellessa”, con a capo Alfonso Munno, è stato presentato nelle scorse ore. Si partirà questo giovedì con il sorteggio dei numeri di sfilata dei carri sul sagrato della chiesa di corso Umberto I. I festeggiamenti entreranno però nel vivo nella prossima settimana con l’apertura della mostra “Macerata Campania, città che suona”. Due le iniziative che faranno da apripista alla festa: la “Notte dei carri”, in cui si potrà assistere agli ultimi preparativi e alle prove delle Battuglie nei vari rioni e la consegna del premio “Historia Loci”. Sfilate, seminari, benedizione del fuoco e degli animali con l’accensione del ceppo di Sant’Antonio, laboratori a tema: questi gli altri intrattenimenti previsti. E ancora riffa, giochi tradizionali e accensione dei fuochi pirotecnici figurati. La kermesse, insomma, è già ai nastri di partenza e i suoni ancestrali di tini, botti e falci sono pronti ad invadere le strade di Macerata Campania e delle sue due frazioni Casalba e Caturano.

“La chiesa – ha spiegato il parroco don Ventriglia, ha evangelizzato questa anticha tradizione con la luminosa testimonianza dell’abate sant’Antonio, dandole quale significato il santificare non solo la natura, simboleggiata dal fuoco e dagli animali, ma anche le persone. Perciò – ha concluso il parroco – chi sale sul carro si impegna a portare in alto il valore del bene”.

Festa di Sant’Antuono a Macerata Campania was last modified: gennaio 3rd, 2017 by L'Interessante
3 gennaio 2017 0 commenti
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Iqbal
CulturaIn primo pianoTeatro

Iqbal: i scena al piccolo teatro di Caserta

scritto da L'Interessante

Iqbal

AL PICCOLO TEATRO DI CASERTA

IN SCENA IQBAL DI LUIGI MARINO

Dopo tre appuntamenti esclusivamente musicali questo fine settimana, sabato 7 gennaio alle ore 21 e domenica 8 alle 19, è di scena il teatro/canzone al Piccolo Teatro Cts di via Louis Pasteur 6 a Caserta, in zona Centurano. Iqbal di Luigi Marino lo spettacolo presentato dalla compagnia teatrale RossoSimona e diretta dallo stesso autore. Sul palco del Cts ci saranno, oltre allo stesso Marino, Noemi Caruso e Arianna Luci.

            Questa la storia riadattata in pièce teatrale e dalla quale è stato tratto anche un film prodotto nel 1998 dalla Rai con la regia di Cinzia TH Torrini. Iqbal Masih (1983-1995) è stato un bambino operaio, sindacalista e attivista pakistano, diventato un simbolo della lotta contro il lavoro infantile. Per ripagare un debito familiare equivalente a 12 dollari, Iqbal fu ceduto a un fabbricante di tappeti. Fu quindi costretto a lavorare 10-12 ore al giorno, incatenato al telaio e sottonutrito, tanto da riportare un danno alla crescita. Nel 1992 riuscì a uscire di nascosto dalla fabbrica e partecipò insieme ad altri bambini a una manifestazione. Ritornato nella manifattura, si rifiutò di continuare a lavorare malgrado le percosse. Il padrone sostenne che il debito anziché diminuire era aumentato a diverse migliaia di rupie, pretendendo di inserirvi lo scarso cibo dato a Iqbal e supposti errori di lavorazione. La famiglia fu costretta dalle minacce ad abbandonare il villaggio. Iqbal, ospitato in un ostello, cominciò a studiare, a viaggiare e a partecipare a conferenze internazionali, sensibilizzando l’opinione pubblica sui diritti negati dei bambini lavoratori pakistani contribuendo al dibattito sulla schiavitù mondiale e sui diritti internazionali dell’infanzia. Alla fine del 1994 si recò a Stoccolma, partecipando a una campagna di boicottaggio dei tappeti pakistani volta a mettere pressione sulle autorità di Islamabad. Nel dicembre del 1994 presso la Northeastern University di Boston ricevette il premio Reebok Human Rights Award. Vista la giovanissima età venne creata una categoria apposita: Youth in Action. Nel frattempo, sia per la pressione internazionale che per l’attivismo locale, le autorità pakistane avevano preso una serie di provvedimenti, tra cui la chiusura di decine di fabbriche di tappeti. Le testimonianze circa gli avvenimenti dell’ultima giornata della sua vita, il 16 aprile 1995, giorno di Pasqua, sono in buona parte imprecise e contraddittorie. Due cugini che l’accompagnavano riferiscono che a un certo punto nel tardo pomeriggio non prese l’autobus che doveva portarlo nella capitale e si allontanò con loro in bicicletta. Secondo il rapporto della polizia e la testimonianza iniziale dei cugini, uno dei quali fu ferito nella sparatoria in cui Iqbal Masih venne ucciso, l’omicida fu un lavoratore agricolo a seguito di una breve lite. Si accusò subito la “mafia dei tappeti”. A distanza di tempo permangono diversi dubbi sull’accaduto. Pure i due cugini poche settimane dopo ritrattarono la loro testimonianza iniziale. A seguito della sua morte, il tema del lavoro minorile, in special modo nell’industria pakistana dei tappeti, ha ricevuto ancora maggior attenzione, rendendo Iqbal un vero e proprio simbolo di tale causa.

Iqbal: i scena al piccolo teatro di Caserta was last modified: gennaio 3rd, 2017 by L'Interessante
3 gennaio 2017 0 commenti
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Tregua ad Aleppo

scritto da L'Interessante
Tregua ad Aleppo was last modified: gennaio 2nd, 2017 by L'Interessante
2 gennaio 2017 0 commenti
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Babbo Natale
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Babbo Natale? Porta i regali ai bambini ricchi

scritto da L'Interessante

Babbo Natale

di Antonio Andolfi

Uno studio scientifico smonta la credenza diffusa secondo cui a essere premiato è il comportamento

Non è vero che Babbo Natale porta i regali ai bambini buoni. Secondo una ricerca condotta nel Regno Unito, il comportamento non c’entra affatto, ma altre variabili hanno un ruolo importante nel determinare la frequenza delle visite. Lo studio è pubblicato sul numero natalizio della rivista British Medical Journal che ogni anno ospita ricerche condotte con rigore e precisione scientifici, ma i cui argomenti sono decisamente strani e divertenti. Come in questo caso.

L’esistenza di Babbo Natale, naturalmente, non è in discussione: gli avvistamenti da parte di adulti e bambini sono infatti numerosi e ritenuti sufficienti. I ricercatori hanno invece messo alla prova il criterio che Babbo Natale segue nel distribuire i doni, verificando se la sua presenza negli ospedali è legata alla percentuale di “bambini buoni” registrati nei rispettivi reparti di pediatria.

La “bontà media” dei piccoli pazienti è stata ricavata dal tasso di criminalità minorile registrato nell’area attorno all’ospedale e dall’assenteismo nelle scuole. È stata inoltre considerata la distanza dal Polo Nord (perché Babbo Natale potrebbe preferire habitat più adatti alle sue renne) e le condizioni socioeconomiche delle zone analizzate, dedotte da parametri come il reddito medio, il livello di disoccupazione e così via. La presenza di Babbo Natale è stata verificata in 186 ospedali del regno Unito, chiedendo ai medici e agli infermieri di turno se il personaggio sia passato il 25 dicembre 2015.

Babbo Natale. Per contratto o per il whisky

I risultati sono molto netti: «Non ci sono prove che Babbo Natale preferisca i bambini buoni» si legge nello studio. La frequenza delle visite, infatti, non era legata né al tasso di criminalità né all’assenteismo scolastico. 

A contare, invece sono le condizioni socioeconomiche: Babbo Natale, infatti, preferisce i bambini ricchi, mentre visita meno spesso quelli ricoverati in ospedali che si trovano in zone disagiate.

Per i ricercatori, ci sono due possibili spiegazioni. La più probabile è che Babbo Natale abbia un contratto che lo obbliga a rispettare lo status quo: ovvero, a dare di più ai ricchi e meno ai poveri, per non turbare l’ordine sociale.

La seconda è che nei reparti ospedalieri delle zone più agiate il whisky e i dolcetti lasciati per lui dai bambini siano migliori. Fortunatamente, comunque, dove Babbo Natale non arriva, altri personaggi vanno a tappare il buco, svolgendo uno splendido lavoro.

I più attivi sono, nell’ordine: gli elfi, i clown, i calciatori, Elsa di Frozen e i vigili del fuoco.

«Sorprendentemente, invece, non è stata trovata nessuna relazione fra la frequenza delle visite e la distanza dal Polo Nord» scrivono i ricercatori; «mentre la presenza quasi simultanea di Babbo Natale in molti luoghi conferma che il tempo e lo spazio non rappresentano per lui un limite, e che Babbo Natale è perfettamente in grado di distribuire doni in tutto il mondo nell’arco di 24 ore».

Babbo Natale? Porta i regali ai bambini ricchi was last modified: gennaio 2nd, 2017 by L'Interessante
2 gennaio 2017 0 commenti
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fiaba
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

E’ una fiaba sai, vera più che mai

scritto da L'Interessante

Fiaba

di Maria Rosaria Corsino

E’ una delle fiabe più note al mondo, una delle più apprezzate.

L’idea che Belle possa amare una bestia, riuscire a cambiarlo nel profondo ha fatto sospirare milioni di fanciulle che hanno poi creduto di poter davvero cambiare un uomo. Sbagliato.

Ma le fiabe ci piacciono proprio perché ci fanno sognare ad occhi aperti, eppure in questa storia ambientata in Francia un fondo di verità c’è eccome.

La vera storia de la Bella e la Bestia: meno fiaba, più realtà

Francia, metà del Cinquecento.

Enrico II viene incoronato Re di Francia e prende in moglie Caterina de Medici.

Come doni vengono portate le cose più strabilianti e meravigliose, fino a quando non viene presentato lui, il Selvaggio.

Creatura sentita solo nominare nei libri, a metà tra un uomo e un animale, rapisce bambini di cui si nutre e vive nascosto aspettando il momento giusto per colpire. E’ vigliacco, è rude, è una bestia.

Ma Enrico II è un uomo colto e intelligente e decide di accogliere nella sua corte Pedro Gonzales, il nome che viene dato al Selvaggio, per istruirlo ed educarlo. Per renderlo umano.

Con molta sorpresa dei suoi precettori, Pedro si dimostra intelligente e svelto ad imparare, divenendo così in poco tempo un uomo di lettere raffinato. Enrico II muore durante una giostra e il Delfino, Luigi XIII, è ancora minorenne così il potere passa nelle mani di Caterina. Caterina è una donna forte, prepotente. Decide che vuole dar moglie a Pedro e dopo una serie di colloqui trova la persona adatta per lui: Caterina, figlia di un servo di corte.

Caterina non sa a chi andrà in sposa, né può rifiutarsi: i Medici non amano sentirsi dire di no. Tutti temono la prima notte di nozze, che coincide con la luna piena, perché nonostante tutto Pedro è pur sempre un Selvaggio. Passano gli anni e la coppia ha cinque figli, due dei quali ricoperti di pelo come il padre gli altri tre invece, perfettamente normali. Caterina è soddisfatta e la famiglia lascia la Francia per trasferirsi prima a Parma e poi a Capodimonte dove vivrà serena lontana dagli occhi curiosi della gente.

Ma Pedro, è davvero un Selvaggio?

No. Pedro proviene dalle Canarie ed è un uomo a tutti gli effetti, ciò che lo rende diverso però è l’ipertricosi, una malattia che copre l’intero corpo di peli.

Non ci sono tazze parlanti o candelabri eccentrici, ma solo un sovrano che è riuscito a trovare l’umanità lì dove gli altri non riuscivano a vederla.

E’ una fiaba sai, vera più che mai was last modified: gennaio 2nd, 2017 by L'Interessante
2 gennaio 2017 0 commenti
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Moda
CronacaIn primo pianoParliamone

Moda in nero: addio a Franca Sozzani

scritto da L'Interessante

Moda

Di Vincenzo Piccolo

Lutto per la moda italiana, si piange Franca Sozzani storica direttrice di VogueItalia e Condé Naste. É scomparsa a 66 anni, a Milano, dopo aver lottato con una lunga malattia. Un cancro, che le aveva dato battaglia da un anno, lei lo aveva indossato come un vestito che portava con estrema eleganza e discrezione, accompagnandolo con il suo solito sorriso paziente. Proprio a lei che era anche presidente della Fondazione Istituto Europeo di Oncologia. Ha lottano fino alla fine, ha lavorato instancabilmente: presenziando sfilate, curando servizi fotografici, accompagnando gli artisti che lavoravano alle loro produzioni. Senza riserbo, incarnando la figura della donna in carriera come nessun’altra finora.
Tante le case di moda, stilisti e artisti internazionali che sui Social Network le rendono omaggio per il grande contributo che ha dato al mondo della moda, italiano e mondiale. Da Donatella Versace ad Anna Wintour, da Valentino a Yves Saint Laurent: tutti piangono la scomparsa di Franca.

La Signora della moda

Mai locuzione fu più adatta per definirla. Ha lottato tutta la vita per ottenere quello che ha avuto, senza cadere nei soliti cliché, che la dipingevano come un direttore incontentabile, sempre insoddisfatta. Lei non era così.
“Dimenticate per favore Il Diavolo veste Prada. Miranda non esiste! Prepotenza, capricci? Non ce ne sarebbe neanche il tempo. E poi, non vedo chi li sopporterebbe o chi mi sopporterebbe”. Così rispondeva a chi voleva dare un immagine infernale al mondo della moda, per lei era un lavoro come tanti. Un incarico che richiedeva impegno e dedizione, la stessa che lei ha messo dal 1988, divenendo l’immagine della moda in Italia, rivoluzionando, sovvertendo e usando la sua posizione per contestare un intero sistema. Riuscendo a catalizzare la sua attenzione sulla portata mediatica che poteva avere una rivista come Vogue, una potenza che usava per trasmettere messaggi importanti. Non solo vestiti, foto, profumi e trucchi. Il Vogue di Sozzani è stato molto di più, arrivando ad adattarsi al clima economico-politico che sapeva ben interpretare e analizzare. La sua carriera nel mondo nella moda è iniziata a 25 anni, ribaltando persino la sua stessa vita, riscrivendo un destino alto-borghese che sembrava già scritto, un futuro fatto di frivolezze. Ma per lei non era così, non era fatta per “ricchi premi e cotillon”. Dopo il diploma di liceo classico si laurea alla Cattolica, in lettere e filosofia, si sposa e dopo tre mesi divorzia e da qui inizia la sua scalata tra le passerelle. Negli anni settanta comincia la sua storia all’interno di Vogue Bambino, nel 1980 passa a dirigere il femminile Lei e nel ’83 gli affidano la versione maschile Per lui. Ed ecco che vede arrivare la grande svolta nell’88 a Vogue Italia, dove viene anche minacciata di licenziamento da Jonathan Newhouse (direttore di Condé Nast International) per i sui atteggiamenti irriverenti e i messaggi destabilizzanti per il pubblico dell’alta moda. Servizi contro il nazismo, donne curvy, contro le violenze domestiche, contro l’omofobia, la guerra e le lotte di genere: tutte contornate da sete, tulle e tanti lustrini. Questo ci lascia Franca Sozzani, un sogno, un faro di speranza, ci lascia la consapevolezza di poter adattare il destino ai nostri sogni. Ci lascia la forza di poter raggiungere mete lontane, forse aliene, senza mai abbassare la testa. Ci lascia l’audacia di rischiare, anche se si arriva a ricoprire un ruolo importante. Franca è stata una visionaria, un’anticonformista alla moda, un ossimoro vivente. Beh Franca, dal basso, io ti dico GRAZIE. Grazie perché ci hai dato la concreta possibilità di poter sognare quello che, per alcuni, poteva essere impossibile.

Moda in nero: addio a Franca Sozzani was last modified: gennaio 2nd, 2017 by L'Interessante
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