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Dall’Italia e dal Mondo

San gennaro
CulturaDall'Italia e dal MondoEventiIn primo pianoIndovina dove andiamo a cena

San Gennaro, al Bco-Outlet di Marcianise arriva il celebre “Cappiello” preparato da Casa Infante

scritto da L'Interessante

San Gennaro

In occasione di San Gennaro, al Bco-Outlet di Marcianise arriva il celebre “Cappiello” preparato da Casa Infante. Grande successo per la giornata dei bambini di sabato

Continuano senza sosta gli appuntamenti al Bco Outlet, la galleria all’interno del Parco Commerciale Campania di località Aurno di Marcianise (Caserta). In occasione della festa di San Gennaro, la gelateria-pasticceria Casa Infante delizierà i visitatori del centro con il celebre ” Cappiello ‘e San Gennaro “, un dolce che nella sua forma rimanda al Patrono di Napoli, con gli elementi tradizionali della pasticceria Napoletana. Un involucro di pasta frolla ripieno di sbriciolata di babà inzuppati al Limoncello, crema pasticcera, amarene e albicocche del Vesuvio. Ogni singolo elemento è stato scelto in quanto rimanda simbolicamente al Santo: il babà è il Tesoro di San Gennaro, la crema è l’oro delle sue vesti, le amarene rappresentano il cuore ed il sangue e le albicocche, infine, la “faccia gialla”. Tutto in un mix assoluto di gusto e tradizione.

Intanto grande successo sabato con gli eventi Unicef, Lego e Disney con oltre 7mila accessi presso la struttura, numeri che confermano il trend positivo della scorsa settimana. Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia ha allestito un proprio stand all’interno di Bco-Outlet per sensibilizzare i visitatori del centro sui temi della mortalità infantile, con il programma “Vogliamo Zero”, e su quello dei tanti minori costretti a scappare dagli orrori della guerra.

Ma non solo la solidarietà. L’intera giornata è trascorsa all’insegna del divertimento con il doppio appuntamento Lego e Disney. Centinaia di persone si sono divertite, nell’area ludica Lego, allestita all’interno dello store Paggio Toys. Un modo diverso di giocare con i più piccoli, ma anche gli adulti, che hanno realizzato le forme più svariate e stravaganti con i mitici mattoncini del noto marchio danese. Un un gioco che ha unito le diverse generazioni allo stesso tavolo.

Nel corso del pomeriggio, invece, molti bambini si sono recati all’interno del magastore Zoomiguana per vedere Dory, la “smemorata” protagonista del film Disney “Alla Ricerca di Dory”. Quanti erano muniti di biglietto Uci-Cinema hanno ricevuto un pesciolino rosso in omaggio.   

 

San Gennaro, al Bco-Outlet di Marcianise arriva il celebre “Cappiello” preparato da Casa Infante was last modified: settembre 19th, 2016 by L'Interessante
19 settembre 2016 0 commenti
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Luna
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo pianoNotizie fuori confine

La luna, sorella della Terra? Le recenti scoperte

scritto da L'Interessante

Luna

Di Antonio Andolfi

Quant’è bella la Luna!

Con il suo incanto ha affascinato poeti, scrittori e scienziati.  Tante sono le domande che da sempre l’uomo si pone, oggi gli scienziati grazie alle nuove tecnologie stanno pian piano cercando di rispondere ai tanti quesiti.  Il nostro satellite orbita ad una distanza di  384.400 km da noi, il chè la rende facilmente visibile ad occhio nudo. La sua attrazzione gravitazionale influenza il fenomeno delle maree, grandi masse d’acqua che si sollevano al passaggio della Luna. Ma quando è nata la Luna è perché?

Un meteorite caduto in Siberia nel 2013, ha rivelato la sua età: 4,48 miliardi di anni, una bambina praticamente.

Questo meteorite conserva i resti “fossili” di un catastrofico impatto fra la Terra e un piccolo pianeta, da cui è nata la Luna.

Questo già si sapeva, ma ora arriva la conferma da uno studio pubblicato su Nature, condotto dal  gruppo coordinato da Kun Wang, dell’università americana di Harvard.  

Lo studio ha esaminato la composizione chimica delle rocce provenienti dalla Luna e dalla Terra, e hanno dimostrato che Terra e Luna hanno composizione identiche quindi quest’ultima sarebbe nata dall’aggregazione delle polveri terrestri strappate dall’impatto di un pianetino che polverizzò e vaporizzò buona parte del nostro pianeta.  Le simulazioni, realizzate dai ricercatori, mostrano che l’impatto catastrofico ha generato detriti che in parte sono stati scagliati nello spazio ed in parte hanno dato vita alla Luna. Secondo i ricercatori i detriti di questa collisione, avrebbero colpito l’asteroide, da cui poi si è staccato il meteorite che ha colpito la Siberia.

Gli scienziati hanno esaminato sette campioni di roccia lunare portati sulla Terra dalle diverse missioni del programma Apollo, e hanno confrontato i risultati con le analisi di otto rocce terrestri provenienti dal mantello, cioè lo strato che si trova tra la crosta ed il nucelo. Le analisi hanno mostrato che tutte queste rocce hanno la stessa “impronta digitale” per così dire, cioè hanno gli stessi elementi chimici.  Inoltre nelle rocce lunari è presente una forma di potassio molto pesante, che può formarsi solo ad altissime temperature, proprio come quelle in cui è nata la Luna.

In conclusione la Terra, nel periodo in cui si stava formando, fu colpita da un pianetino delle dimensioni di Marte, la collisione avrebbe vaporizzato e polverizzato gran parte del nostro pianeta, come accade ad un’anguria colpita da un martello. Questi detriti terrestri hanno vagato nello spazio fino a formare un piccolo corpo celeste, che pian piano è entrato in orbita attorno alla Terra.

Pensiamoci la prossima volta che, di sera, alziamo lo sguardo al cielo stellato, e ci lasciamo incantare dalla Luna e dal suo sorriso.

La luna, sorella della Terra? Le recenti scoperte was last modified: settembre 17th, 2016 by L'Interessante
17 settembre 2016 0 commenti
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Giancarlo Spadacini
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Giancarlo Spadacini, parliamo di razze. Il Dog Friendly: capitolo 20

scritto da L'Interessante

Giancarlo Spadacini

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati continua il nostro viaggio nel fascinoso mondo dei luoghi comuni che ruotano intorno alle razze e oggi andiamo insieme nel bucolico mondo dei cani selezionati per la caccia.

Ci tingiamo di grigio. Sì, parleremo del noto bracco di Weimar, conosciuto ai più come il bracco dal mantello grigio- blu.

Per farlo ho raggiunto Giancarlo Spadacini– istruttore cinofilo, referee SIUA con approccio cognitivo zooantropologico- che da tempo li studia e li ammira.

 

Grazie mille per aver accettato l’intervista Giancarlo. Sappiamo che è appassionato e attento studioso del bracco di Weimar: ci racconta da dove prendere origine questo bracco?
“Sulla storia delle origini e diffusione nel mondo del weimaraner ci si arrotolano versioni e teorie fantasiose, il che rende questo cane ammantato da grande mistero e fascino.
Si dice che la razza ebbe origini già nel XIII sec in Francia alla corte di Luigi IX con il Cane Grigio di Sant Luis estinto da tempo e il bloodhound (Chien de Sant Ubert), utilizzato per la traccia a guinzaglio in voga a quei tempi, cacciando da solo non in muta e vivendo a casa col proprietario.
Chi invece ne selezionò con metodo e rigore la razza fu quasi certamente il Granduca Carl August a Weimar in Germania appunto, attorno al XVIII secolo, il quale li utilizzava per la caccia nelle foreste della Turingia anche su grandi prede come cervi e cinghiali cercando, fermando e riportando anche su piste “di sangue”.
La nascita ufficiale invece della razza viene datata nel 1897 quando in Germania venne istituito il primo Club a tutela del weimaraner distinto da quello più antico del Kurzhaar che vedeva cani interamente grigi, colore non molto apprezzato, entrare ed uscire dal suo registro d’origine (un’altra teoria infatti lo vuole come diretto discendente del cugino bracco tedesco Kurzhaar con la variante anomala del colore grigio del manto poi fissata)”.

Ecco chiarita l’origine del fascinoso mantello. Noi umani spesso scegliamo i cani proprio per questa  bellezza morfologica, concedendo loro una vita pigra- da divano, pur essendo stati selezionati per la caccia: qual è il suo parere a riguardo?
“Beh, credo senza ombra di dubbio che qualsiasi cane, a parte le eccezioni che ci sono sempre, possa vivere comodamente su un divano buona parte della giornata, soprattutto se questo è posizionato in casa ove vive la sua famiglia, cioè il “gruppo sociale” del cane stesso.
Il weimaraner  ha una motivazione sociale molto forte, cioè ha bisogno di un gruppo sociale stabile con cui fare attività di vario tipo, ma anche di ritrovarsi a contatto per fare grooming e rinsaldare i legami “sociali” e non c’è nulla di meglio del divano o del letto con cui dormire insieme appiccicati.
Il fatto poi di farlo poltrire è ben altra faccenda e dipende assai, ahimè, dalla poca conoscenza etologica di questa razza e dalle aspettative distorte che si ripongono nell’animale cane in generale.
Il weimaraner è sì un cane da caccia e trova nella predatoria una motivazione eccellente nonché gratificante del suo vivere, ma un weimaraner non caccerebbe da mattina a sera catturando/uccidendo tutto ciò che si muove… qualora gliene venisse data la possibilità.
A mio avviso, sono in grave errore coloro che sostengono il “luogo comune” che un cane da caccia è appagato  soltanto se viene portato sulla selvaggina ogni giorno; al di là del fatto che è tecnicamente impossibile che ciò accada.
Un cane è ben altro che cacciare, e lo si vede semplicemente osservando come si organizzano i cani randagi, semi- selvatici e selvatici in libertà.
In libertà vedi davvero cani che si scelgono perché si piacciono, formando un vero branco (non gruppo), o che si evitano senza costrizioni od obblighi di convivenza, come invece accade quando si adotta un cane e lo si forza a vivere una vita non sua, non in assetto con le sue motivazioni ed attitudini di specie e di razza.
E quindi è in questo senso che il limitare il weimaraner a oziare tutto il giorno sul divano, senza offrire quegli sbocchi naturali e gratificanti, può essere considerato alla stregua di vero e proprio maltrattamento; ma lo è anche impedire al cane di ricongiungersi in casa e sul divano- posto comodo- con il suo gruppo sociale, la famiglia appunto magari relegandolo all’esterno solo in giardino”.

Sì, è vero. C’è molta tendenza a pensare per generalizzazioni. Da quello che ha appena detto mi viene da pensare che un ruolo determinante sul carattere del cane  ce l’abbia quindi l’umano.
“Diciamo subito che buona parte delle responsabilità dello sviluppo equilibrato di un cucciolo appartiene a chi ha deciso di farlo nascere: all’allevatore- professionale o privato che sia.
Sarebbe assolutamente decisivo ed importantissimo che già nei primi due mesi, meglio  tre, l’allevatore si preoccupasse di fare con i cuccioli e con la madre presente, nei tempi e nei modi consoni ai “periodi sensibili”, tutta una serie di lavori che vanno dall’arricchimento ambientale alle esperienze sensoriali di vario tipo.
I cuccioli dovrebbero esser consegnati ai futuri proprietari già con un bagaglio esperienziale importante, in modo da poter affrontare con la predisposizione aperta, giusta il mondo che li aspetta, un ambiente prettamente umano e urbanizzato ma non certamente a misura di animale.
Per quanto riguarda ciò che il proprietario dal canto suo,  dovrebbe poi fare… beh credo che la cosa migliore sia quella proprio di rivolgersi ad un educatore sensibile che possa seguirlo durante le fasi dello sviluppo.
Qualcuno che magari conosca bene e in profondità la razza e, soprattutto, che non faccia addestramento spacciandolo per educazione di base.
La scuola ideale per un cucciolo è la vita, con le cose di tutti i giorni, in casa e nel parchetto fuori casa e non certamente il “campo di addestramento” ove fare esercizi sui comandi da eseguire.
Agire di ordini e imposizioni, dare regole ferree e porsi come i “capobranco” che comandano per farsi obbedire con i weimaraner, soprattutto quando il carattere non è già formato, equilibrato e ben solido, può risultare molto rischioso e controproducente”.

Parliamo spesso di consapevolezza e di scelta responsabile della razza: cosa direbbe ai futuri adottanti di un weimaraner?
“Uh, che discorso lungo e complesso che si aprirebbe qui.
Penso che i proprietari non adotterebbero mai un weimaraner se avessero consapevolezza vera di ciò che può rappresentare il vivere con un soggetto di tale razza, ma non perché siano cani impossibili, anzi!
Sono animali sensibili e molto collaborativi nonché decisamente propositivi e perspicaci… per non dire “intelligenti” – termine usato impropriamente per dire di capacità che ci meravigliano.
Ci sono comunque bisogni di base e attività necessarie che devono essere soddisfatte per avere quantomeno la presunta certezza di aver dato loro il minimo “sindacale”.
Le domande che dovremmo porci spesso sono: “E’ sufficiente dar loro questo minimo? Sto facendo davvero il massimo per il suo benessere? E oltre a ciò, il mio cane è felice di fare la vita che gli chiedo?”.
Se fossimo davvero onesti con noi stessi, e con loro, li lasceremmo dove stanno.
In alternativa prepariamoci davvero a rimboccarci le maniche e a stravolgere buona parte della nostra vita per far loro un grande posto, perché è questo che ti chiederanno, e non senza darti davvero tanto in cambio, s’intende!”

Lei che li vive e li conosce cosa può consigliare ai futuri adottanti di questa razza che è necessario debbano sapere?

“mmm…allora dove si comincia, ce ne sarebbero un milione di cose
Scherzi a parte, ma mica poi tanto, suggerirei loro di lavorare tanto sulla relazione e non sul concetto di”controllo”, ho visto troppi cani rovinati da chi ha provato ad educarli sull’obbedienza e sudditanza; ma con loro funziona poco e male e lascia effetti collaterali a dir poco imbarazzanti.
Lavorerei sull’accreditamento e complicità, sulla chiarezza della mia comunicazione pulita di tutti quei fronzoli confusi, e spesso egoistici che ci gratificano tanto, ma che equivocano e confondono i messaggi.

Proporrei di insegnare ad accettare reciprocamente i rispettivi “tempi” (lavoro, uscite, soste, bisogni, ecc), di favorire la calma del vero “far niente”, cosa alquanto difficile con i weimaraner e che nessuno ti insegna a proporre ed apprezzare.
Proporrei di diventare PRIMA loro amici fidati di scorribande e POI guide autorevoli (non autoritarie!) sagge e discrete.
E infine cercherei qualcuno che mi insegni a capire sul serio il mio weimaraner e che mi faccia notare le sfumature dei suoi comportamenti in casa e fuori, con i suoi simili e gli estranei.
E’ nelle sfumature dei dettagli che vedo le intenzioni e le emozioni vere dell’individuo”.

Ringraziamo il collega Giancarlo Spadacini per l’esaustività con cui ci ha risposto alle nostre domande.

Per tutti coloro che hanno voglia di approfondire l’argomento o seguire dei seminari a tema, consiglio la pagina di facebook  “il Weimaraner, secondo loro”.

Giancarlo Spadacini, parliamo di razze. Il Dog Friendly: capitolo 20 was last modified: settembre 15th, 2016 by L'Interessante
15 settembre 2016 0 commenti
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Riciclo e riutilizzo
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

RICICLO E RIUTILIZZO: LA POLITICA CHE SI SPORCA LE MANI – FOTO

scritto da L'Interessante

Riciclo e riutilizzo

Riciclo e riutilizzo

Di Vincenzo Piccolo

Potrebbe sembrare uno di quei titoli classici, preambolo della solita notizia di corruzione, collusione e cattiva amministrazione, ma per una volta non è così. Per una volta il titolo va interpretato letteralmente, perché è questo quello che è stato fatto ieri a San Marcellino (CE).

Le parole d’ordine sono state, per l’appunto, “riciclaggio” e “riutilizzo” e sono servite a fare da guida per la pulizia e il decoro della cittadina.
A dimostrarlo c’erano l’assessore Valeria Campaniello giovane 21enne studentessa di Design,insieme con la Vice-Sindaco 24enne Paola Barone, neo-mamma e studentessa di Scienze Religiose. Le due ragazze si sono prodigate nella raccolta e nel rispettivo riutilizzo di alcuni pneumatici abbandonati per le strade in periferia del paese e, dopo averli decorati, li hanno installati nelle aiuole dei vari plessi scolastici, insieme ad alcune piantine. I materiali, interamente donati dalle due, sono serviti per dimostrare che il paese può ripartire, pian piano, anche da queste semplici iniziative che, oltre all’ambiente, fanno bene anche alla socializzazione e all’integrazione.

Un valido esempio anche per i nostri bambini che potranno ammirare il tutto Giovedì 15 settembre, giorno previsto per il loro rientro a scuola.

Nei giorni precedenti l’amministrazione, in collaborazione con gli LSU, si è anche impegnata a portare a termine alcuni lavori di manutenzione nei vari circoli scolastici, rinfrescando le parenti con una mano di vernice e acquistando nuove suppellettili per fini didattici.

Un paese che ingrana la marcia, cercando di riprendersi con iniziative semplici e, perché no, anche simpatiche ed interessanti.

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Riciclo e riutilizzo

RICICLO E RIUTILIZZO: LA POLITICA CHE SI SPORCA LE MANI – FOTO was last modified: settembre 14th, 2016 by L'Interessante
14 settembre 2016 0 commenti
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Cristiani
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo pianoNotizie fuori confine

Cristiani in moschea e musulmani in chiesa: la forza della preghiera interreligiosa

scritto da L'Interessante

Cristiani e musulmani

Di Erica Caimi

Forse, l’attentato alle Torri Gemelle può essere considerato il ciglio di uno scosceso baratro di brutalità che si sono succedute e alle quali abbiamo imparato ad assistere. Fino ad allora non si era mai parlato di scontro di civiltà, guerra religiosa, decapitazioni gettate in rete, infedeli da annientare e crisi del melting pot, vanto di molte società. La verità è che le barbarie di talune azioni superano di gran lunga le differenze religiose e si conficcano dritto al cuore dell’essere umano in quanto tale, scalfendo il diritto inviolabile alla vita, un principio che dovrebbe essere universalmente condiviso. Quest’ottica, purtroppo molto utopistica, spoglia un attentato dalla sua matrice ideologica ed equipara le distanze, che si tratti di ragioni politiche o religiose, che si verifichi nel cuore di Parigi o a Beirut, un atto di violenza rimane pur sempre un atto di violenza, dovunque e qualunque siano le ragioni.

Il primo passo per superare le divergenze è l’incontro, basato, sul presupposto imprescindibile di riconoscere il valore dell’interlocutore e delle sue posizioni, in un clima di scambio di opinioni alla pari. Con questo intento, il presidente delle Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia), Foad Aodi ha promosso un’interessante iniziativa in programma per l’11 e il 12 settembre volta ad aprire le porte di moschee e luoghi di culto musulmani a cristiani, fedeli di altre religioni e laici che abbiano voglia di unirsi per testimoniare la propria solidarietà verso le vittime degli attentati. Le adesioni finora sono numerose, tra associazioni, organizzazioni, università arabe, federazioni, comunità, moschee, italiani di origine straniera che in tutta Italia hanno ben accolto la proposta.

Gli organizzatori hanno sottolineato che «l’iniziativa Cristiani in moschea ripropone a parti inverse quella dei Musulmani in chiesa, che il 31 luglio scorso ha portato oltre 23 mila islamici in diverse chiese italiane a pregare con i cristiani per le vittime del terrore»

A luglio, infatti, molti musulmani si erano raccolti nelle chiese per manifestare la propria indignazione contro il brutale omicidio di padre Jacques Hamel in Francia. L’iniziativa, volutamente in concomitanza con l’anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle, si articolerà in due momenti, uno l’11 settembre, quando le moschee aderenti ospiteranno dibattiti dalle 17 alle 20 e saranno aperte a chiunque voglia lasciare un messaggio di pace e vincere il pregiudizio. Un secondo momento di apertura e scambio d’auguri avverrà il giorno seguente, il 12 settembre, in occasione della festa islamica dell’Id Al-Adha, “Festa del sacrificio”, una delle ricorrenze più importanti per il mondo musulmano, durante la quale i fedeli rievocano il pellegrinaggio alla Mecca. Questa iniziativa ben si sposa anche quanto dichiarato dall’Associazione Islam Italia:

 « Je ne suis pas Charlie, ma allo stesso tempo siamo tutti coloro che sono vittime (musulmani compresi) di questo terrorismo e non permettiamo che si possa strumentalizzare il dolore».

Cristiani in moschea e musulmani in chiesa: la forza della preghiera interreligiosa was last modified: settembre 9th, 2016 by L'Interessante
9 settembre 2016 0 commenti
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Miss Italia Laureata
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Laureata in Filologia Classica criticata perchè aspirante Miss Italia

scritto da Roberta Magliocca

Laureata in Filologia Classica

Di Roberta Magliocca

Siamo il paese a cui non va mai bene niente. Ma procediamo con ordine e facciamo qualche passo indietro. 

Settembre. Mese dei nuovi inizi e dei grandi propositi, tra tutti quello di rimediare ai propositi disattesi a Capodanno. Ma, volendo restare nel mondo reale e tra intenzioni meno nobili, è anche il mese dell’incoronazione di Miss Italia. 

E non sarebbe Settembre senza le polemiche legate alla fascia più ambita. L’anno scorso, in occasione di Miss Italia 2015, lo scandalo di Alice Sabatini – che avrebbe vinto da lì a qualche ora – colpevole di voler tornare agli anni della Seconda Guerra Mondiale perchè proprio non ci credeva a quelle pagine e pagine di storia contemporanea.

E i salotti bene del bel paese immediatamente con il dito puntato contro il concorso di bellezza e l’ignoranza che ne deriverebbe.

Quest’anno, il contrario. O forse la stessa cosa, chissà. Perchè, in fondo, sempre di ignoranza si tratta. Solo che l’ignoranza, questa volta, è nelle mani di chi ha lauree e presunzione di cultura. 

Valeria Verrico, 25 anni, di Roma, laureata in Filologia, tesi magistrale in greco e correlazione in latino

Lei stessa, ai microfoni di La7, durante la selezione delle 40 finaliste, ha detto di essere stata criticata dalle sue colleghe perchè aspirante Miss Italia. A quel punto, Enzo Miccio – giurato – sarcasticamente:

“Perchè a Miss Italia partecipano solo le ignoranti, giusto?”

Eh già, perchè è questo che ci aspettiamo da Miss Italia. Accendiamo la tv, perchè il programma lo guardiamo, lo guardiamo eccome, e cerchiamo l’ignoranza, lo scivolone. Siamo lì attenti a cercare il momento giusto per poter dire “E’ bella ma è stupida”, quel momento in cui poter affermare la nostra superiorità da fini intellettuali che mai si abbasserebbero a certi livelli. Senza pensare che fare le modelle è un lavoro, a volte anche molto più dignitoso del mestiere di insegnante. Sicuramente meno saccente e presuntuoso.

Che tu sia ignorante o acculturata, non ti curar di loro ma guarda e passa.  

Laureata in Filologia Classica criticata perchè aspirante Miss Italia was last modified: settembre 9th, 2016 by Roberta Magliocca
9 settembre 2016 0 commenti
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Cani razze
CuriositàIn primo piano

Razze aggressive? Facciamo chiarezza. Intervista a Daniela Puiatti. Il Dog Friendly: capitolo 19

scritto da L'Interessante

Razze

Di Luigi sacchettino

Cari lettori interessati nei giorni passati c’è stato un gran vociare sul ruolo dei cani nella società che condividiamo con loro: gli oppositori, che considerano i cani potenti bestie aggressive, in seguito ai fatti siciliani- e i sostenitori, che li considerano degli eroi per le vite salvate, in seguito ai fatti di Amatrice.

Questo ha fatto risuonare dentro di me l’esigenza di far chiarezza su alcuni temi.

Provando così a spostare l’ago di questa bilancia giudicante su un peso di maggiore equilibrio.

E lo farò partendo dai luoghi comuni e miti che ruotano intorno al mondo di alcune razze immaginate come aggressive

Iniziamo oggi dai terrier di tipo bull: American Staffordshire Terrier, Bull terrier, Bull terrier miniature, Staffordshire Bull terrier e American Pit bull terrier. Per farlo ho raggiunto la collega Daniela Puiatti, proprietaria, tecnico e studiosa di queste razze.

Grazie mille per aver accettato l’intervista. Sappiamo che vive con tre terrier di tipo bull- complimenti: com’è stato possibile realizzare tutto ciò?

“Grazie mille a te, Luigi! Lo devo solo a Blacky, il mio amstaff – pit di cui ho scoperto le origini solo con il tempo, perché all’epoca desideravo un amstaff, ma il destino volle che incontrassi lui, che non è un soggetto ipertipico, ma tipico sì, e per tipicità intendo proprio la sua intolleranza nei confronti di conspecifici e quell’ostinazione che mi ha messo a dura prova per anni. Lui però è anche un cane generoso – queste razze lo sono particolarmente con le persone-  che mi ha permesso in seguito di adottare Luna – una bull terrier in standard- aiutandomi molto nel suo processo di crescita. Certamente non posso dire che sia stata sempre una passeggiata di salute, proprio perché sono cani tanto testardi quanto sensibili. Le accortezze da avere tra loro- come ad esempio non fare differenze, non creare gelosie, dedicare tempo individualmente-, unite al tempo condiviso,  al loro equilibrio naturale, alla non ipertipicità, ha consentito poi che arrivasse la piccola peste, Gemma! La mini bull che da sé fa per Tre!  E nel mezzo c’è stata Emi, mix amstaff ora anziana che vive con l’ex marito di mia mamma e a cui devo veramente tanto. Non potevo non ricordarla, se lo merita troppo. Insomma, spero di aver fatto comprendere che tre terrier di tipo bull non si possono far vivere nella stessa casa, facendo tutti la vita dei cani di famiglia, improvvisando, senza valutare prima il carattere di ognuno conoscendone doti e difficoltà, e anche così non si deve abbassare la guardia. NON è impossibile, ma assolutamente non adatto a tutti. Potrebbe diventare pericoloso”.

Sentiamo spesso dire che i pit bull- e in generale i terrier di tipo bull- sono stati selezionati per combattere: qual è il suo parere a riguardo?

“L’essere umano è stato  crudele con i gladiatori, quindi, per quanto ingiusto e riprovevole, non possiamo stupirci se ancora fa combattere i cani per denaro e divertimento.  Gli allevatori di american pit bull terrier che testano i cani nel combattimento, perché sì purtroppo è una realtà esistente, lo fanno perché a mio avviso sono…bip, bip, bip, poco meritevoli di stima! Sono stati selezionati così e questo dovrebbe far comprendere che sono tanto meravigliosi con le persone quanto potenzialmente ostili tra loro. Estremamente ostili.”

Come può un proprietario di queste razze educare il proprio cane affinché sviluppi un carattere equilibrato e sereno?

“Affidandosi in primis ad un allevatore serio. Non sovraesporre il proprio cane in socializzazioni forzate con altri soggetti da cui nulla ha da imparare, sia in alcuni centri cinofili sia con interazioni “free” in aree cani; non fargli vivere esperienze negative con altri cani perché la memoria di razza con tutta probabilità emergerà. Quindi socializzazioni molto, ma molto ben ponderate. E questo lo si può fare affidandosi a istruttori cinofili che conoscano bene queste razze e che inoltre siano in grado di insegnare ai proprietari come giocare con il cane. Il gioco è molto importante per crescere felici, sereni ed equilibrati. Ehm…piccolo luogo da sfatare: ai terrier piace il gioco competitivo e a mio avviso diffidare da istruttori che dicono che il tira e molla con loro non si deve farlo. Strutturarlo piuttosto in maniera consapevole e corretta. Trovo profondamente ingiusto e doloroso farli arrivare allo stremo, sia nel caso di risposte aggressive, sia nel caso in cui arrivano a non voler nemmeno sentire l’odore di altri cani per stress e timore. Ma per parlare di attività belle e positive, sono razze a cui piace perlustrare e cacciare, riescono a divertirsi con molte attività sportive- amstaff e pit bull in particolare. L’importante è trovare ciò che li appaghi, rispettando i tempi del cane e senza obblighi. Per mia esperienza, eccetto qualche bull standard un po’ “pigro” con cui si potrebbe faticare un poco di più a trovare la leva giusta, sono razze che possono eccellere in ricerca, in pet therapy, in agility, rally obedience, disc dog…

Tutto sta nel capire cosa gli piace veramente fare con noi”.

Si può parlare di razze pericolose? La gestione di suddette razze ha qualche limite o limitazione di cui i proprietari dovrebbero aver consapevolezza?

“Detesto le discriminazioni nei confronti di qualsiasi razza e specie, ma restando sui cani bisogna dire che ogni razza ha delle attitudini precise, e se vogliamo parlare di pericolosità posso affermare che non auguro a nessuno di dover dividere due terrier di tipo bull che litigano, e la lite potrebbe sfociare per un giocattolo, per cibo, per un ramo secco, per gelosia nei confronti dei compagni umani; anche se ogni tipo di cane non deve essere messo in difficoltà,  sia fisicamente, psicologicamente che emotivamente, con loro il rischio  di rissa è alto, tanto quanto il danno successivo alla rissa. Per danno non intendo solo quello fisico, ma la possibilità che non tornino a poter vivere nella stessa casa, o a generalizzare quell’episodio. Sarò ripetitiva, ma come con tutti i cani, è doveroso da parte nostra appagare i loro bisogni.  Più sono appagati, più tolleranza mostrano”.

Lei che li vive e li conosce cosa può consigliare ai futuri adottanti di queste razze che è necessario debbano sapere?

“Di non affidarsi ad allevatori improvvisati, di informarsi prima su tutte le patologie ereditarie tipiche della razza perché ce ne sono anche di molto gravi. Non ne elencherò molte proprio per invitare il lettore a indagare qualora fosse interessato ad adottarne uno: reni, atassia, dermatiti, displasie, oculopatie, sordità, altre malattie neurologiche. Spesso molte alterazioni del comportamento trovano una spiegazione in un’alterazione organica.Stare lontani da allevatori che non spiegano quanto detto finora o lo minimizzano; da quelli che affermano che devono essere educati duramente e con coercizione (botte, punizioni, collari a strozzo). E che non vi dicano il contrario: anche loro sono cani e sono molto sensibili. Forse molti sono “troppo” resistenti al dolore fisico, motivo per cui vanno osservati con attenzione quando stanno poco bene. Infine, per sfatare qualche luogo comune sul piano comportamentale, possono tranquillamente nutrirsi in modo naturale con carne cruda senza che sviluppino aggressività o si vogliano nutrire di tutto ciò che vive”.

Ringraziamo la collega Daniela Puiatti per la schiettezza e l’ arguzia con cui ha risposto alle nostre domande.

Maneggiare con cura, quindi. Sia per la loro fragilità, che per la loro forza.

Mi piace ricordare che il cane non è il prolungamento di quello che  siamo. Né la proiezione di quello che vorremmo essere o fare. O di quello che ci manca. O uno status sociale.

È un individuo a sé; fantasticamente originale.

Tocca a noi non essere pezzotti.

Razze aggressive? Facciamo chiarezza. Intervista a Daniela Puiatti. Il Dog Friendly: capitolo 19 was last modified: settembre 8th, 2016 by L'Interessante
8 settembre 2016 0 commenti
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Giulia Salemi
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Giulia Salemi: galeotto lo slip e chi lo tolse

scritto da L'Interessante

Giulia Salemi

Di Michela Salzillo

Non conosce assoluzione la nuova polemica delle reti social. Questa volta, l’indignazione popolare è andata a sbattere contro la passerella della nuova edizione del festival del cinema. Arrivata alla sua settantatreesima volta, l’evento dei cineasta nazionali ed internazionali, è da sempre uno spazio che dedica attenzione alle icone di bellezza ed eleganza. Come dimenticare la mostra del 1955, quando Venezia apparve come una cornice ideale per la napoletana   Sofia Loren, la cui classe resta intramontabile e senza termini di paragone ancora oggi.

Se da un lato affiancare stili, gusti e dettagli sembra un fare irrispettoso verso l’unicità di ciascuno, dall’altro è impossibile non trovare di meglio dopo la scelta di Giulia Salemi

L’ex concorrente di Miss Italia, che nel 2014 aveva ottenuto un terzo posto di tutto rispetto, in occasione della sua sfilata sul red carpet più famoso d’ Italia, ha deluso non poche aspettative. Sta facendo il giro del web l’immagine che la ritrae avvolta da un abito in tinta arancio tenue, un vestito, firmato dallo stilista Matteo Evandro Manzini, che non intende di certo coprire, anzi. A marcare il tessuto leggero della creazione in velo trasparente, la scelta della Salemi, che ha attraversato il corridoio veneziano senza un filo di lingerie. Ognuno è libero di apparire come crede, su questo nessuno può spendere dinieghi, ma quando la raffinatezza rischia di diventare sinonimo di spogliarelli mascherati da alta moda, è difficile aggiungere al rispetto per i gusti altrui una condivisione di intenti. Dopo la tatuata  farfallina di Belen Rodrighez, che durante un Sanremo di qualche anno fa, era spuntata fuori da un abito molto simile a quello della Salemi, si era pensato a poche repliche di questo genere, ma le sorprese, si sa, non finiscono mai. Non vanno di certo solidarizzate  le esternazioni maschiliste a sfondo sessuale che la modella sta ricevendo, sarebbe come dar credito a chi sostiene che uno stupro, sia esso di fatto o di concetto, possa essere una  prevedibile reazione al tipo di outfit preferito da una donna, ma vero è che non si può neanche parlare di buon gusto.

Dal suo canto, dopo tutte le critiche ricevute, Giulia Salemi si è giustificata dicendo che si è trattato di un semplice omaggio, un regalo fatto, insieme alla modella Dayene Mello, all’amico stilista. Nella da obiettare al parere personale, ma un ‘affermazione di questo tipo non può che cozzare con la libera scelta, che se esiste è stata ampliamente assecondata dalle due bellezze da passerella.

 Sia la Salemi che la Mello, non hanno nulla da rimproverare a Madre Natura che, dobbiamo ammetterlo, è stata con entrambe parecchio generosa. È però proprio in questa consapevolezza, però, che si stanno storcendo i nasi dei più, consapevoli che il confine tra eleganza e volgarità è sottilissimo. Del resto la vecchia teoria del vedo non vedo non è stata mai smentita, ed oggi assume ancora più consenso. La sensualità, che ci piaccia o no, è vestita, non nuda. Una regola, questa, che non conosce distinzione tra il genere femminile e maschile.

Giulia Salemi: galeotto lo slip e chi lo tolse was last modified: settembre 7th, 2016 by L'Interessante
7 settembre 2016 0 commenti
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Berlino
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Berlino e la bellezza in espansione

scritto da Roberta Magliocca

Berlino

Di Roberta Magliocca

27 Luglio. Berlino e la bellezza 

Giorno 1. “Il cielo è azzurro sopra Berlino“, disse qualcuno anni fa. Già. Il cielo oggi, qui a Berlino, è azzurro e il sole è pieno, caldo, dannatamente caldo. Esco di casa, capelli raccolti alla meglio, due gocce di sudore scendono lente lungo la linea curva della schiena. Odio l’estate. Cammino buttando occhi qua e là. Poi li riprendo per buttarli poco più avanti. Strade larghe, immense. Almeno tre corsie per senso di marcia. Palazzoni sfrecciano verso l’alto e quasi lo sguardo fa fatica a vederne la fine. E poi lui, l’omino dei semafori. Ohhh, che buffo.

Un simpatico pupazzetto verde, con bombetta in testa, nell’atto di attraversare. Caratteristico evidentemente, visto i numerosi negozi di souvenir a lui dedicati. Ma, torniamo alla mia passeggiata. Innumerevoli starbuks sulla mia strada. Che meraviglia. Oltre gli occhi, comincio a buttare qui e lì anche l’obiettivo della mia macchinetta fotografica. Arrivo alla stazione della metro, un nome impronunciabile. U6. Poi U9. Prima tappa di questo lungo weekend berlinese: Castello di Charlottenburg, il più grande palazzo storico rimasto a Berlino dopo la seconda guerra mondiale. Un po’ di fila per fare i biglietti. Tessera studenti. Ridotto. (Che sarà arrivata anche qui la voce delle tasse universitarie italiane?).Cuffiette che mi sparano nelle orecchie la voce di un colto ragazzo che, in italiano ovviamente, mi spiega ciò che andrò a visitare di lì a poco. Tutto imponete e suggestionante. Stanza Rossa. Stanza Blu. Stanza Ovale. Stanza Damasco. Stanza Verde con sfumature viola. Stanza Gialla con un nonsocchè di arancione, tendente al corallo spinto. Stanza checoloresaràmaiquesto.

I dipinti mi tengono incollato lo sguardo ai loro colori, esattamente come le stanze. La più bella è quella delle feste da ballo. In un attimo m’immagino dama del ‘700, invitata alla corte di Sophie Charlotte (‘onna sofì, per gli amici). “Per passare alla descrizione della stanza successiva, premi il tasto verde”, tuona la voce della guida. E io, la guida, me la immagino fisicamente. Un George Clooney nostrano. Spezzo l’incantesimo del ballo di corte e, in un attimo, sono nella stanza della bellezza (e sottolineo BELLEZZA). C’è una toletta dove Sophie si faceva BELLA per le papere del suo giardino o per chi andasse a trovarla. La stanza della BELLEZZA ( e ri-sottolineo BELLEZZA, non stanza, ma BELLEZZA) è piccola, verde bottiglia, ben proporzionata. Vari oggetti, sedie, piccoli divani arredano il piccolo spazio, ma, il soffitto attira la mia attenzione. In alto, infatti, è rappresentata Venere, dea della bellezza (scusate se molesto ancora i vostri occhi ma è importante sottolineare ancora una volta la parola BELLEZZA). E’ bella lei. Capelli lunghi, carnagione pallida.

Ma, non mi è sfuggita, di grazia, la sua corporatura. Venere, bontà sua, si sarà aggirata intorno agli 80 kg (etto più, etto meno). Ricordo a quei pochi lettori che avranno avuto la pazienza di arrivare a questo rigo del racconto, che stiamo parlando della dea della BELLEZZA…BELLEZZA, cioè, vamoseacapisse. A questo punto, la conclusione di questa visita guidata non può che essere la seguente:

LA BELLEZZA È CHIATTA!!!

Berlino e la bellezza in espansione was last modified: settembre 8th, 2016 by Roberta Magliocca
6 settembre 2016 0 commenti
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Gallipoli
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Gallipoli: le due facce della medaglia

scritto da L'Interessante

Gallipoli

Gallipoli

Di Vincenzo Piccolo

“Come perla incastonata in un anel di mare, rifulgi di bellezza.
Ti cinge, trepidando, e ti bacia il vento, geloso ti rapisce e porta con sé granelli di carparo, tua bellezza.
Dall’ellenica fonte il riverbero di civiltà di storia e d’arte si spande verso i mari e gli oceani e in altre sponde approda.”

Mi piace iniziare, spesso, gli articoli con citazioni, aforismi o versi. Perché non c’è premessa migliore che quella dettata dall’anima.

E questa premessa, per l’appunto, ce la suggerisce Aldino De Vittorio, artista poliedrico, nato e cresciuto nella “perla Salentina”. Città, la sua, che non ha mai lasciato, immergendosi pienamente negli scenari culturali, folcloristici e tradizionali. Lasciandosi ispirare “dall’ellenica fonte” di questi posti, De Vittorio con le sue produzioni, può essere annoverato tra gli artisti più importanti del ‘900. Ho scelto di iniziare con questo pensiero per tentare di raccontare una Gallipoli che va oltre il luogo comune che la vede come semplice punto di divertimento, dov’è possibile spendere il proprio tempo libero, concessoci dalle vacanze, in beach-party o nelle discoteche del litorale salentino. Con una storia da far invidia alle più grandi metropoli italiane come Roma, Milano, Napoli o Firenze, questa città è già un passo avanti per la sua collocazione geografica. Situata lungo la costa occidentale del Salento, affaccia interamente sul mar Jonio. La sua posizione, infatti, la rese un importante centro per gli scambi commerciali nel periodo ellenico della Magna Grecia. Nel XVII sec. conobbe il Barocco, sulla scia leccese, e per questo oggi è inserita nella “Tentative List” dell’UNESCO per essere riconosciuta patrimonio dell’umanità. Non solo movida, quindi, non solo “l’Ibiza Salentina”. Gallipoli è molto di più, seguendo il messaggio che ha voluto lasciare Aldino, attraverso la sua arte, il suo spirito e la sua virtù, riusciamo a cogliere il lato struggente di questo posto segnato da un passato culturalmente florido, oggi caduto nel dimenticatoio dovuto a “tanti bicchieri di troppo”. Meta di giovani turisti provenienti da ogni dove, oggi è conosciuta principalmente per locali come il Samsara, il Rio Bo, la Playa e tanti altri, che la rendono una vera e propria discoteca a cielo aperto. Ma credetemi, se riuscite a trovare un posto in riviera, durante il tramonto, riuscirete a sentire ancora nel vento della sera il richiamo degli antichi che, sbarcando su queste coste, fondarono la nuova civiltà ellenica. La Magna Grecia. Portando sulle loro navi quell’ideale che ancora oggi riecheggia nell’aria di questi posti, la libertà. In alto i calici, allora, per questa Gallipoli, l’unico posto che è riuscito a trarre il meglio da entrambe le facce della medaglia, dove divertimento sfrenato e cultura camminano a braccetto, rendendola magica ed affascinante a qualsiasi ora del giorno. E della notte.

Gallipoli: le due facce della medaglia was last modified: settembre 2nd, 2016 by L'Interessante
2 settembre 2016 0 commenti
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