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Categoria

Dall’Italia e dal Mondo

URAGANO
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

MATTHEW E GLI ALTRI. ANATOMIA DI UN URAGANO

scritto da L'Interessante

Uragano

di Antonio Andolfi

Le immagini dell’uragano Matthew, prima su Haiti poi sulla costa orientale degli Stati Uniti, ci mostrano distruzioni di ogni tipo: case crollate, inondazioni, alberi caduti. Ma perché si formano uragani di questo tipo?

Gli uragani sono cicloni tropicali, cioè imponenti masse d’aria in rapida rotazione e che traslano intorno a un centro di bassa pressione. Si formano sugli oceani a cavallo dell’equatore e si prendono il nome di uragani soltanto quando riguardano l’Oceano Atlantico e colpiscono gli USA e i Caraibi.

Ma come si formano?

Affinchè un ciclone tropicale si possa formare servono alcune condizioni fondamentali. L’acqua del mare deve essere piuttosto calda e superare i 27°C di temperatura. Deve esserci abbastanza umidità che possa alimentare il ciclone nella parte bassa dell’atmosfera. I venti nell’alta atmosfera non devono essere troppo intensi. Quando tutto ciò si verifica, le calde acque oceaniche riscaldano l’aria sovrastante, che inizia a salire e a roteare; mano a mano che sale, questa massa d’aria vorticosa si raffredda e forma un imponente cumulonembo. Il vuoto di pressione al centro del ciclone richiama aria, dando origine a forti venti.

Matthew e gli altri. L’uragano e i nomi propri

Perché hanno nomi propri? Gli uragani sono chiamati per nome proprio per facilitare il riconoscimento dei cicloni e la diffusione di notizie sul loro conto. L’Organizzazzione meteorologica mondiale ha stilato sei liste di nomi per la stagione degli uragani atlantici, cha va da Giugno a Novembre, ciascuna con 21 nomi. I nomi seguono le tradizioni e le lingue locali: Rita, Mitch e Matthew colpiscono gli Stati Uniti, Ketsana si è abbattuto sul Giappone, Ondoy sulle Filippine.  I loro effetti si misurano attraverso la scala Saffir-Simpson, basata sulla velocità dei venti e la propensione al danno. Un uragano è definito tale quando i suoi venti superano i 119 Km orari; al di sotto di questa velocità è chiamato semplicemente tempesta o depressione tropicale. La scala prevede 5 gradi, il quinto comporta venti superiori ai 252 Km orari, inondazioni con onde alte sei metri e oltre.

L’uragano Matthew si è abbattuto su Haiti quando era di categoria 4, lasciando oltre 900 vittime e la peggiore devastazione dopo il terremoto del 2010.

L’ uragano più costoso della storia

Quando un uragano ha avuto un impatto particolarmente devastante, il suo nome viene ritirato. Così Katrina indicherà per sempre la tragedia vissuta a New Orleans nel 2005.  Questo uragano in particolare detiene il triste primato di ciclone tropicale più costoso di sempre: i danni economici che ha causato sono quantificabili in 45 miliardi di dollari, circa 40 miliardi di euro. Più di un milione di persone rimasero senza casa per colpa di Katrina, e più di 1300 persero la vita. L’uragano che investì Galveston, in Texas, l’8 settembre 1900, con una velocità stimata dei venti di 233 km orari, è ad oggi classificato come il più mortale disastro naturale che abbia mai interessato gli Stati Uniti. Uccise 8000 persone. Colpì in un’epoca in cui ancora gli uragani non avevano nomi, ed è chiamato anche la Grande Tempesta.

L’occhio dell’uragano

La regione centrale del ciclone, dove viene registrata la pressione atmosferica più bassa, viene chiamata “occhio”. In generale è sgombra da nubi o coperta di nubi basse, è ampia qualche decina di km, ha una forma piuttosto regolare e aria più calda rispetto al resto dell’area coperta dalla tempesta. Oggi i satelliti compiono il grosso dello sforzo di visualizzazione degli uragani, ma non riescono a misurare la pressione barometrica e nemmeno, in modo accurato, la velocità dei venti dei cicloni, informazioni vitali per prevederne lo sviluppo. A questo pensano gli Hurricane Hunters, aerei della NOAA o della US Air Force che si spingono all’interno delle tempeste per raccogliere dati scientifici sul loro comportamento. Il primo a cimentarsi nel pericoloso – e talvolta fatale – compito fu Joseph B. Duckworth, colonnello dell’Aeronautica militare statunitense, nel 1943, con un monomotore da addestramento. Oggi si sta cercando di inviare i droni in queste difficili missioni. Il senso di rotazione dei venti degli uragani è antiorario nell’emisfero nord e orario in quello sud, per effetto della rotazione terrestre. Le tempeste da sole non si muovono in un senso o nell’altro: sono spinte e propagate dai venti dell’alta atmosfera.

Nell’Ottobre del 1991, sull’Oceano Atlantico, l’uragano Grace investì la costa est degli Stati Uniti, entrò in rotta di collisione con altre due aree di bassa pressione provenienti da Nord e da Sud, circostanza che si verific soltanto ogni 50 o 100 anni.  Venne chiamata la “tempesta perfetta”.

 

 

MATTHEW E GLI ALTRI. ANATOMIA DI UN URAGANO was last modified: ottobre 29th, 2016 by L'Interessante
29 ottobre 2016 0 commenti
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Iperattività- ipersensibilità- esuberante- stress-cura
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Iperattività: intervista alla dott.ssa Federica Manunta

scritto da L'Interessante

Iperattività Iperattività

Di Luigi Sacchettino

 

Cari lettori interessati, vi è mai capitato di essere accolti da un cane che vi saltava addosso,  mordicchiava ovunque, invitava al gioco in maniera esuberante e scoordinata?

Il classico cane definito iperattivo. In effetti dietro alcuni comportamenti apparentemente bizzarri può nascondersi  un’ alterazione del comportamento conosciuta come SINDROME Ipersensibilità– Iperattività

Per capirci qualcosa in più abbiamo raggiunto la dott.ssa Federica Manunta, Medico Veterinario esperto in comportamento, educatore e istruttore cinofilo.

  • Grazie mille per aver accettato l’intervista Dottoressa; cosa si intende tecnicamente per iperattività e per ipersensibilità?

“Grazie a Voi per questa possibilità. Si tratta di una patologia comportamentale che ha numerosi chiaroscuri al punto da rendere difficile una diagnosi precisa per un paziente affetto da questo disturbo. I cani vengono descritti come cani eccessivamente esuberanti, che non stanno fermi, che hanno voglia sempre di giocare e non smetterebbero mai. In realtà sono cani con una fortissima carenza di autocontrollo che li porta al continuo movimento che risulta inappropriato nella forma e nel contesto. Questi soggetti fanno fatica a concentrarsi su un’unica cosa e quindi hanno difficoltà di apprendimento, come se scordassero velocemente quello che sembravano aver imparato. Alcuni di loro sono affetti da una forte sensibilità verso l’ambiente, un po’ come se fossero totalmente esposti al mondo senza avere filtri di protezione. Ciò che ne consegue è che il tutto diventa un forte stimolo, anche ciò che appartiene allo sfondo e come tale viene vissuto con forte eccezionalità”.

  • Quindi non è infrequente imbattersi in cane esuberante a cui non è stato diagnosticato un disturbo legato all’iperattività?

“Per un proprietario è molto difficile capire se il proprio cane è un cane gioioso, aperto al mondo ed entusiasta nell’incontro con il mondo oppure se c’è un vero disturbo del comportamento. Direi che quando l’eccitazione dell’individuo va a disturbare il quotidiano dell’individuo stesso ostacolandolo nell’incontro stesso con ciò che lo circonda allora è giusto porsi dei dubbi”.

  • Allora quali sono i sintomi che dovrebbero metterci in allarme?

“Quando la comunicazione tra cane e proprietario diventa difficoltosa, quando stimoli che fanno ormai parte della vita quotidiana del cane sono sempre vissuti con forte eccezionalità, quando il cane non riesce a portare a termine un’attività/gioco poiché viene distratto da tutto quello che ha intorno”.

  • Come si interviene tendenzialmente in questi casi?

“Come sempre bisogna intervenire con un approccio sistemico, a 360 gradi, aiutando contemporaneamente cane e famiglia perché entrambi sono fortemente messi alla prova dalla situazione nella quale vivono quotidianamente. Un forte aiuto va dato alla comunicazione tra di loro per porre chiarezza e pulizia; sicuramente bisogna dare gratificazione al cane che si trova in un continuo stato di frustrazione. In passato al tendenza invece era di bloccare continuamente questi cani- che risultavano inibiti, frustrati e conseguentemente ancora più iperattivi”.

  • Spesso i proprietari di questi cani vivono un forte stress per la continua attività proposta dal cane: come si rivela tendenzialmente la prognosi?

“Difficile dirlo a priori; ogni soggetto va valutato specificatamente.  Tuttavia, quanto prima un proprietario riesce ad uscire dall’idea di essere lui colui che ha un problema ma inizia a vedere il cane come vera vittima del problema tanto prima riusciremo ad aiutare questo gruppo”.

  • A gennaio partirà presso la Vostra Associazione in Lombardia un corso rivolto agli istruttori dal titolo “Come prendersi cura della famiglia per curare il cane”: parlerete anche di questa sindrome? Com’è nata questa idea?

“Sì, sicuramente l’iperattività- ipersensibilità sarà argomento di lezione da parte del nostro Staff. Questo progetto nasce dalla forte necessità di avere un corso improntato sulla pratica che andasse diritto al cuore dei problemi comportamentali e che seguisse un approccio cognitivo-relazionale. Crediamo molto in questo progetto e vedere che c’è stato subito un forte riscontro da parte degli addetti ai lavori ci conferma che siamo sulla strada giusta”.

Ringraziamo la Dott.ssa Manunta per la disponibilità con cui ha risposto alle nostre domande. Per chi volesse avere maggiori informazioni sul paziente iperattivo e sul corso succitato può visitare la pagina facebook Tambra ASD o scrivere una mail all’indirizzo asdtambra@gmail.com.

E’ importante quindi rimanere sempre curiosi ed attenti circa il comportamento del nostro cane, senza darlo mai per scontato o banale; a volte una nostra convinzione può ritardare un processo di cura. Ho visto molti proprietari ridere- inconsapevolmente- del loro cane nel manifestare il disagio iperattivo. Nulla di più traumatico dello stare in un evento patologico e non sentirsi sostenuti e sorretti.

Bisogna rimanere attenti e responsivi.

Bisogna rimanere calmi. Il paziente iperattivo ne ha bisogno.

Iperattività: intervista alla dott.ssa Federica Manunta was last modified: ottobre 26th, 2016 by L'Interessante
26 ottobre 2016 0 commenti
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Salerno
Dall'Italia e dal MondoIn primo pianoViaggi Interessanti

Salerno: la città di sempre e di mai

scritto da L'Interessante

Salerno

Di Roberta Magliocca

« Salerno, rima d’inverno, o dolcissimo inverno. Salerno, rima d’eterno. »

Queste le parole con cui Alfonso Gatto ha dipinto questa città, che sorge sul golfo del mar Tirreno, tra la costiera Amalfitana (a ovest) e la piana del Sele ed il Cilento (a sud), nel punto in cui la valle dell’lrno si apre verso il mare. E‘ il nostro dolcissimo inverno, questo. E‘ quasi Natale, i bambini fremono, i cappotti riscaldano, le luci si accendono. ln questa città particolarmente. Non sono semplici luci, sono ritratti, storie da raccontare. E a Natale si sa, le storie incantano. Elfi, renne, slitte…certo. Ma ci sono racconti che hanno un fascino diverso, un gusto antico, una curiosità nascosta. Sono le parole sprigionate dalle strade che camminiamo, dai palazzi che abitiamo, dalle chiese in cui preghiamo, dalle piazze in cui ci innamoriamo. E‘ la storia delle nostre città. Ed io, in queste pagine, vorrei parlarvi di una delle città più affascinanti del Sud. Salerno, appunto.

Che si vada a incominciare…

Si narra di un gruppo di Maestri che, dopo aver viaggiato a lungo in cerca di una terra da amare e da abitare, riconobbero in Salerno magnificenza e splendore tanto da stabilirvi la loro dimora. Essi interpretarono la scienza d‘ Ippocrate e volgarizzarono alla città e ai suoi abitanti le loro conoscenze in campo medico, facendo importare dalla Francia e dall‘ Arabia cento tipi di spezie e dando, così, il via alla nascita di una città che sarà famosa in tutto il mondo per l’arte medica; tanto che Alfano di Salerno, scrisse:

“Allora (Salerno) era così fiorente nell’arte medica che nessuna malattia poteva in essa trovar posto”.

Alcuni studiosi hanno affermato che l’origine della città si debba assegnare agli Elleni che vennero a fondare molte colonie, durante la seconda guerra messenica, sui lidi del mezzogiorno d’italia, formando così la Magna Grecia che si estendeva da Taranto a Cuma. La città andò incontro ad un periodo di decadenza alla fine del Xll secolo con l’avvento degli Svevi. Ma tornò ben presto ad una rinascita che la portò, poco dopo l’Unità d’italia, ad un progressivo sviluppo urbano che vide la costruzione di grandi edifici pubblici e privati. Oggi, la città, si propone sempre più come una comunità accogliente per i turisti di tutto il mondo, con l’incanto di un centro storico dove possono scorgersi tanto le tracce della sua antica storia, tanto il fervore delle botteghe artigiane e centri di aggregazione culturale e musicale vissuti da migliaia di persone.

Il Centro Storico offre ai giovani squarci della vecchia città longobarda, con locali che lo rendono vivo fino a tarda notte. Ma è una città che non scontenta nessuno. Gli amanti dell’arte possono incantare gli occhi, visitando il Duomo, cattedrale romanica edificata nel 1084; con i suoi mosaici e affreschi è un trionfo di colori che abbraccia 20 secoli d’arte. Architetture religiose e civili, profumi antichi e moderni, sapori vecchi e nuovi si alternano e si fondono per contenere dentro sè, le mille sfaccettature del mondo. E ancora Alfonso Gatto diceva

“E’ la Salerno di sempre e di mai, riconoscibile nei toponimi delle sue strade, prima fra tutte la Via dei Mercanti, ma soprattutto nella prospettiva aerea di una mediterraneità, affacciata ai balconi dell’attesa e della sorpresa. La gente vive nelle strade il miracolo dell’esistere e si stringe insieme, come le sue case, nell’amore e nella rabbia della vita.”

Salerno: la città di sempre e di mai was last modified: ottobre 26th, 2016 by L'Interessante
25 ottobre 2016 0 commenti
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halloween
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Halloween: tra paganesimo e leggenda

scritto da L'Interessante

halloween

di Maria Rosaria Corsino

E’ la notte più spaventosa e al tempo stesso dolce dell’anno.

Halloween trova le sue radici in un’antica tradizione celtica, nella festa di Samhain quella che noi chiamiamo Capodanno.

Per i celti infatti, l’anno nuovo iniziava il 1° Novembre e lo Samhain era proprio la fine dell’estate e l’inizio della stagione fredda.

Il tema predominante della festa era la morte, dato che il ciclo della natura sembrava fermarsi anche se in realtà continuava sottoterra dove per altro erano seppelliti i defunti.

Ecco perché viene spesso associata come festa al culto dei morti.

Si riteneva poi che il 31 ottobre Samhain richiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti che, tornando nel mondo tra i vivi, rompessero la divisione tra il mondo terreno e l’aldilà.

In questa notte quindi ci si radunava sulle colline o nei boschi indossando maschere grottesche e si accendeva il Fuoco Sacro, si facevano sacrifici animale e con le pelli di questi ci si vestiva, per spaventare i defunti.

Si lasciava poi fuori dall’uscio di casa cibo e latte per gli spiriti che, rifocillandosi, avrebbero evitato di fare scherzi.

Il termine moderno Halloween deriva invece dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è una parola arcaica inglese che significa Santo.

All Hallows’ Eve è, dunque, la Vigilia di tutti i Santi.

La tradizione è stata poi portata dall’Irlanda agli Stati Uniti nell’ottocento quando, a causa di una grave carestia, la gente fu costretta ad emigrare.

La tradizione del “dolcetto o scherzetto”risale invece al Medioevo dove, il 1° Novembre i poveri andavano di casa in casa ricevendo cibo in cambio di preghiere per i defunti.

La celebre frase che invece viene accompagnata alla caccia dei dolcetti, “trick or treat” ha in realtà un duplice significato: oltre a “dolcetto o scherzetto” può anche essere tradotto con “sacrificio o maledizione”.

Halloween: perché la zucca? La leggenda di Jack O’ Lantern

Questa usanza è legata ad un’antica leggenda Irlandese, con protagonista Jack un fabbro astuto e avaro che ha cercato di ingannare il Diavolo.

A causa della sua quasi perenne ebbrezza, era quasi nelle mani del Diavolo ma con astuzia promise a questo la sua anima se si fosse trasformato in una moneta d’argento concedendogli un’ultima bevuta.

Così fece il Diavolo ma Jack mise la moneta vicino ad una croce, impedendogli di ritrasformarsi.

Quando il Diavolo tornò dieci anni dopo per avere la sua anima, Jack lo fece salire su un albero per prendere una mela, intagliando poi una croce sul tronco impedendo a Lucifero di scendere.

I due giunsero a un compromesso: liberando il Diavolo, alla sua morte Jack non sarebbe stato condannato alla dannazione eterna.

Commettendo tantissimi altri reati in vita, alla morte Jack fu cacciato dal Paradiso e, secondo il patto, anche dall’Inferno.

E’ così costretto a vagare per l’eternità sulla Terra alla ricerca di un rifugio con solo un tizzone messo in una zucca a fargli luce.

Le lanterne poste fuori le case il 31 Ottobre servono per far capire a Jack che lì non c’è posto per lui.

La zucca inoltre è stata considerata sia in Oriente sia in Occidente capace di far ritornare, con i suoi semi, in vita i morti.

E voi cosa scegliete, trick or treat?

 

 

Halloween: tra paganesimo e leggenda was last modified: ottobre 24th, 2016 by L'Interessante
24 ottobre 2016 0 commenti
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Cani
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Cani e castrazione: ti prego lasciagliele! Il Dog Friendly

scritto da L'Interessante

Cani

Cani

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati questo articolo nasce come spunto di riflessione dopo una cena con amici, in cui si  sono affrontati discorsi “maschi”. Quelli virili. Quelli testosteronici.

Essì, perché uno degli argomenti della cena è stata la castrazione del proprio cane,  e i relativi bisogni non appagati.

La tesi dei “conservatori”- quasi sempre proprietari di cane maschio intero- verteva su: “mi sembra di fare un torto nel toglierle; qualcosa di contro natura”.

Con trasporto emotivo ed arringhe intense, come se fossero le proprie ad essere in pericolo.

L’intervento di castrazione è un atto medico e come tale deve essere il clinico di riferimento a valutare quando e se opportuno effettuare questa procedura. Come cura o prevenzione di patologie che potrebbero minare la salute del nostro cane. Stabilire se effettuare una metodica di chirurgia o chimica; sì, esiste anche una castrazione transitoria, indotta chimicamente, che mediamente dura sei mesi dopo i quali il cane riprende la piena funzionalità riproduttiva.

Sotto l’aspetto comportamentale spetterebbe invece al medico veterinario esperto in comportamento dare indicazioni dopo attenta visita effettuata con scienza e coscienza, tenuto conto che in passato si è avuto la tendenza a castrare a tappeto quando ci si trovava di fronte a qualsiasi alterazione del comportamento.

Per intenderci, il tuo cane è aggressivo coi cani? Togliamogliele. E’ aggressivo con le persone? Togliamogliele.

Manifesta comportamenti iperattivi? Zacchette. Esprime diversi stati fobici? Migliorerà castrandolo.

Come se il comportamento risiedesse esclusivamente nelle…gonadi.

Certo, gli ormoni influenzano il comportamento, questo è chiaro. Ma il come e il quanto è da valutare soggettivamente.

Gli ultimi studi ci dicono infatti che la castrazione può avere delle influenze assai antitetiche tra loro- positivamente o meno sul comportamento di un cane: per questo andrebbe valutata scrupolosamente soggetto per soggetto.

I dubbi che invece sollevavo io riguardavano l’appagamento dei bisogni; quanto un maschio intero soffre nell’avere un organo funzionante, nell’avere degli slanci ormonali, nell’essere sollecitato dai sensualissimi feromoni sessuali lasciati da una femmina in estro, non potendo esprimersi? Quanto sclereremmo noi umani nella medesima circostanza? Soprattutto quanto riusciamo a metterci nei loro panni- di chi li vuole tutelare- senza pensare davvero che un maschio castrato sia un maschio..incompleto?

A volte mi sembra di notare che non esiste la medesima ritrosia nei confronti dell’intervento di sterilizzazione di una femmina. La si affronta con una minore difficoltà, resistenza. E qual è la differenza? Pur sempre di gonadi stiamo parlando.

Bisogna raccontarsela tutta: il fatto è che noi maschi non vogliamo essere feriti nell’orgoglio e nella virilità. Lo sanno bene gli americani che post castrazione facevano applicare una protesi nello scroto ormai vuoto. Almeno dall’esterno non si vedeva nessuna..mancanza.

Per me laddove ci sia uno stato di disagio conclamato, sostenuto e alimentato dalla componente ormonale è opportuno chiedere un consulto agli esperti suddetti per capire ciò che può mettere più in agio i nostri cani.

Ad esempio molti cani maschi smettono di mangiare durante il periodo rosso delle femmine; ululano tutta notte, diventano più reattivi e nervosi anche in altri contesti, in passeggiata tirano come gli ossessi per raggiungere la traccia odorosa e così via.

Gli abbiamo chiesto di mangiare lo stesso pasto tutti i giorni, di girare legati ad una corda, di fare passeggiate brevi e poco appaganti, di costiparsi nella comunicazione con il cane del vicino che gli sta antipatico; li abbiamo umanizzati. Bene, faccio appello proprio all’”umanizzazione- assunzione o conferimento di natura o dignità umana”: voi umani come vi comportereste dinanzi ad una donna- o uomo- che tanto vi piace, nel vedere senza poter mai toccare?

Io impazzirei.

Cani e castrazione: ti prego lasciagliele! Il Dog Friendly was last modified: ottobre 20th, 2016 by L'Interessante
20 ottobre 2016 0 commenti
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Sud
CulturaDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Qui al sud non pioverà mai (se non usciamo dai luoghi comuni)

scritto da L'Interessante

Sud

Sud

Di Roberta Magliocca

Ha smesso di piovere già da qualche ora. Sembrava che qualcuno, lassù, avesse lasciato i rubinetti aperti, dimenticandosene. Per giorni e giorni, costante pioggia ha accompagnato Piano, Meta, Sant’Agnello e tutta la penisola sorrentina senza abbandonarle mai. Il sud Italia non è abituato a questo tempo. Ma non perché al sud non piova, assolutamente. È la cartolina che confonde, l’etichetta che un giorno hanno messo a questa terra che non permette di credere al meteo. Sole, criminalità organizzata, pizza, jammbell jà. Insomma, qualcuno, uno sconosciuto, un mister x che nella tua terra non ha vissuto, che con te non ha mai mangiato, che il tuo dolore non l’ha mai provato, ad un tratto ha deciso chi sei. E tu, forse per pigrizia o forse per affidabilità, stai lì e vivi proprio la vita che il telegiornale ti descrive. Se lo ha detto la televisione, poi. E così se il fazzolettino sporco lo butti nella spazzatura, hai gli occhi del mondo puntati addosso. Ma allora anche qui c’è gente civile, pensa chi a troppi telegiornali ha dato retta. E tu quasi pensi di aver fatto qualcosa di sbagliato, se l’avessi buttata a terra quella carta – pensi –  sarebbe stato meglio, avrei contribuito alla costruzione di un mondo fatto di clichè che pure servono alla gente per illudersi di essere la parte sana di un mondo malato.  La stessa cosa accade quando piove. Panico. La gente non ha gli ombrelli. La gente del sud, si intende. Gli ombrelli non esistono, per assurdo nemmeno si vendono.  Quando qui piove, nessuno esce di casa, le strade sono deserte, i negozi sono vuoti, nessuno sorride e tutti si preoccupano dell’immagine di un posto che perde la propria credibilità.

Qui al sud non pioverà mai (se non usciamo dai luoghi comuni) was last modified: ottobre 19th, 2016 by L'Interessante
19 ottobre 2016 0 commenti
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Napoli
Dall'Italia e dal MondoIn primo piano

Adda passa’ ‘a nuttata

scritto da L'Interessante

Napoli

Napoli

Di Roberta Magliocca

Napoli mia che ti hanno fatto?! si legge su uno striscione posto al principio di Corso Umberto I. Se lo chiedono un po’ tutti. Se lo chiede il commerciante che deve abbassare la saracinesca del proprio negozio perché il cattivo odore della spazzatura lasciata lì da giorni non fa respirare. Se lo chiede l’anziano signore che non sa come tradurre agli occhi del nipote uno splendore che ormai non c’è più. Se lo chiederebbe Troisi con una comicità malinconica.

Con quali toni Totò oggi racconterebbe questo scempio, questa barbarie. Ferdinando I di Borbone avrebbe nostalgia del Regno delle Due Sicilie, della sua prosperità, della sua grandezza e magnificenza? Per non parlare di come si gonfierebbero gli occhi di pianto a Matilde Serao che “sventrò” questa città per farne emergere l’anima.

E non ci si rassegna all’idea che Napoli sia portata in giro per il mondo attraverso Pizza e mandolino, che sia raccontata sguaiatamente da neomelodici che nulla hanno a che fare con la musica, che sia teatro per gente di malaffare, che i bambini ancor prima d’imparare a leggere e a scrivere, imparino l’arte di arrangiarsi. Abbiamo bisogno di ascoltare Napoli nella voce di Sergio Bruni, nella chitarra di Roberto Murolo, nelle parole di Giulio Cesare Cortese, nel teatro dei De Filippo.

E allora crediamoci ancora. Non lasciamo tutto il lavoro a San Gennaro che, da solo, non può farcela. Crediamo in un futuro fatto di nuove opportunità. Perché se ci si crede, se ci si impegna, se si lotta…’a nuttata passa. Adda passa’.

Adda passa’ ‘a nuttata was last modified: ottobre 14th, 2016 by L'Interessante
14 ottobre 2016 0 commenti
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Confronti
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

I grandi Confronti: Vegani e Carnivori. Intervista ad una Veg

scritto da L'Interessante

Confronti

Confronti

Di Roberta Magliocca

I Grandi Confronti è la nuova rubrica de L’Interessante. Ci occuperemo di grandi temi che animano le discussioni la domenica a pranzo dalla nonna, o fuori ad un cinema il Mercoledì sera, al bar il venerdì durante l’aperitivo. Intervisteremo, dunque, chi è da un capo e dall’altro di uno stesso argomento. Questo per dare ai nostri lettori tutti gli strumenti per comprendere due modi di vivere diversi. 

Il primo grande confronto de L’Interessante riguarda un tema di cui si discute moltissimo da tempo. Veg o Carnivori? Si sono espressi medici, specialisti, in tv e altrove. Ma chi meglio dei diretti interessati possono spiegarci i loro stili di vita?

Abbiamo intervistato, per voi, Nadia. Decisamente Veg.

Entriamo subito nel vivo della questione. Cosa ti ha portata ad intraprendere un’alimentazione vegetariana (o vegana): etica o salute?

Ho smesso di mangiare carne e pesce da un giorno all’altro, nell’adolescenza. Era la fine degli anni Novanta ed il boom di oggi era ancora lontano, non conoscevo altri vegetariani e potevo navigare in rete e cercare informazioni solo saltuariamente da un Internet point. Ma avevo la motivazione, l’unica forte che non mi ha mai più fatto tornare indietro: se, come dicevo da sempre, amavo gli animali, semplicemente non potevo più mangiarli. Ho capito solo molti anni dopo che questo non bastava: i derivati (latte e uova) sono comunque causa di sofferenza ed uccisione. Se c’era l’etica alla base della mia scelta, per gli animali dovevo diventare vegana. Ed è da quando ho preso questa direzione che ho abbracciato anche la motivazione salutista: eliminare i latticini, in particolar modo, ha decisamente migliorato la mia salute.

Attualità. Più di un caso pediatrico negli ospedali italiani. Si è data la colpa a genitori vegani che avrebbero sottoposto i figli piccoli alla loro stessa dieta. Qual è la tua posizione a riguardo?

Ho tante esperienze dirette di amici con figli vegani sanissimi che non hanno mai avuto problemi. Purtroppo questi casi balzati agli onori della cronaca sono stati utilizzati come pretesto per screditare questa scelta, bollandola come incompleta, se non addirittura dannosa. È ovvio che l’alimentazione dei bambini deve rispondere a precisi criteri nutrizionali, in grado di fornire loro tutti gli elementi necessari ad un sano sviluppo. Questo vale per i vegani, ma anche per gli onnivori. C’è da chiedersi però come mai, a fronte di pochissimi episodi di bambini vegani (o presunti tali, perché approfondendo certe notizie in taluni casi si è scoperto che non lo fossero nemmeno) che incorrono in carenze, non si spende mai una sola parola per la scorretta nutrizione di migliaia di bambini onnivori, obesi e in sovrappeso, ma anche già portatori di malattie croniche come ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari ed altro ancora. C’è inoltre anche il problema che i pediatri, sempre dalle testimonianze di amici vegani, spesso non hanno sufficienti conoscenze per supportare una famiglia che decide di crescere un figlio con un’alimentazione 100% vegetale. Questo costringe a volte i genitori a cercare informazioni da fonti non sempre affidabili. Si tratta quindi di una non trascurabile “colpa” di taluni professionisti della salute, contro i quali andrebbe puntato il dito, piuttosto che contro un’alimentazione del tutto adeguata e promotrice di salute. Concludo analizzando una frase che mi sono sentita spesso rivolgere in queste occasioni: “va bene, sei vegana, ma non puoi pensare di imporre le tue scelte ai tuoi figli”. Il punto è che qualsiasi scelta facciamo per loro è “un’imposizione”. A me, per esempio, i miei genitori hanno “imposto” un’alimentazione onnivora per molti anni… e ne avrei fatto volentieri a meno!

Dal punto di vista alimentare, qual è la tua giornata tipo?

Innegabilmente da vegani si diventa più salutisti. O forse, più semplicemente, si scopre un mondo di sapori (buoni e sani) che da onnivori si ignora, perché abituati a variare poco la propria alimentazione. Non sono il miglior esempio da seguire sotto questo punto di vista. Come capita a molti, anch’io la mattina vado spesso di fretta e mi limito ad un caffè al volo; se ho modo, però, una colazione più completa cerco di farla con latte vegetale (di soia, avena, riso, mandorle, nocciole… la scelta non manca!), yogurt di soia, cereali. O con un estratto di frutta e verdura, un concentrato di vitamine. Per il pranzo e per la cena cerco di adeguarmi a quello che mangia il resto della famiglia. Un primo piatto è quasi sempre una pasta e legumi, che alterno quando possibile con alimenti come cereali in chicco o integrali, consigliati ovviamente anche a chi segue un’alimentazione onnivora. E per insaporire ed integrare nutrienti essenziali, una manciata di semi (di sesamo, girasole, lino, zucca, ecc.). Come secondo piatto, raramente e solo per comodità i classici “alimenti vegani” (burger a base di proteine del grano o tofu, tempeh, wurstel vegetali, formaggi vegani). O magari una farinata, ovvero una frittata senza uova (e senza colesterolo!) ma di farina di ceci, arricchita secondo i propri gusti con verdure di stagione, proprio come si farebbe con una normale omelette. Frutta secca e fresca negli spuntini. Ma se ne ho voglia, gelato, biscotti e patatine! Fuori casa ci vuole un po’ più di organizzazione, ma negli ultimi anni ci sono alternative quasi ovunque, dagli scaffali dei supermercati alle tavole calde. In extremis, in qualsiasi alimentari è possibile farcire un panino. Ci tengo però a precisare che questa è la mia alimentazione e che di vegan non c’è, per fortuna, una sola corrente: siamo tutti diversi, accomunati dalla scelta di non mangiare derivati animali. Quello che è sicuro è che l’alimentazione vegana è arricchimento, non privazione!

Quali sono, a tuo avviso, i benefici (personali e planetari) che deriverebbero qualora l’intera popolazione mondiale facesse una scelta vegana?

I benefici personali riguardano la salute, ma anche la propria coscienza. Ci si sente in pace con sé stessi anche se si soffre di più, perché l’empatia ti spinge a voler cambiare le cose ma ti fa percepire il dolore altrui come proprio. A volte veniamo chiamati “nazivegan” dagli onnivori più agguerriti: a loro rispondo che non mi sento superiore agli altri perché sono vegana, ma sono diventata vegana proprio perché non mi sento superiore a nessuno, perché nell’animale riconosco un soggetto e non un oggetto. Quanto ai vantaggi a livello globale, secondo dati FAO del 2015, 795 milioni di persone, circa 1/9 della popolazione mondiale, non hanno abbastanza da mangiare. Mentre un altro miliardo consuma carne in maniera smodata. È questo il problema di fondo: lo squilibrio nella distribuzione delle risorse. L’attuale disponibilità di derrate alimentari potrebbe consentire a tutti gli abitanti del pianeta di assumere un numero sufficiente di calorie, proteine ed altri nutrienti necessari. Per ottenere un kg di carne è necessario consumare, mediamente, 15 kg di vegetali (in mangimi animali), ovvero per ogni 15 kg di vegetali dati in pasto ad un animale d’allevamento, solo un kg di “carne” verrà ricavata da quell’animale. Le produzioni attuali di cereali e legumi sarebbero sufficienti a sfamare tutti, occorrerebbe solo consumare direttamente i vegetali, anziché usarli per nutrire gli animali da allevamento. Collegato alla motivazione sociale, c’è il devastante impatto ambientale degli allevamenti, un enorme spreco di vegetali, di acqua, di combustibile, di terreno (rubato soprattutto alle foreste tropicali), di sostanze chimiche. Sempre secondo la FAO, gli allevamenti intensivi sono responsabili del 14,5% delle sole emissioni di gas serra: più di tutte le auto, i treni e gli aerei messi insieme! Gli approfondimenti sarebbero tanti: dalle deiezioni animali agli scarti della macellazione, dal disboscamento alla desertificazione. E se mi venisse obiettato che la soluzione a tutte queste problematiche è nell’allevamento biologico, risponderei che questi non peserebbe sull’ambiente solo se si consumasse veramente molta meno carne e derivati animali (si stima il 70% in meno). Un allevamento estensivo-biologico richiede molta terra: sarebbe impensabile mantenere a vita tutti i vitelli nati dalle mucche per avviare la produzione del latte o tutti i pulcini maschi “inutili” negli allevamenti delle galline ovaiole, perché occuperebbero una quantità di terreno enorme e “sfrutterebbero” il suolo per la durata di tutta la loro vita. Un prodotto simile avrebbe un costo improponibile, oltre a concludersi sempre nello stesso modo, con l’uccisione di un essere senziente. Quindi, se tutti gli allevamenti fossero biologici, allevando un numero di animali molto minore ci sarebbe per forza di cose una drastica diminuzione della produzione ed effettivi benefici per l’ambiente, ma solo perché si allevano meno animali, non perché si allevano in modo estensivo-biologico. Consumare carne biologica, mantenendo inalterati i consumi, significa non cambiare nulla. Non esiste, insomma, un solo motivo per non diventare vegan sin da subito, perché i benefici sarebbero per tutti: animali, pianeta Terra, noi stessi!

I grandi Confronti: Vegani e Carnivori. Intervista ad una Veg was last modified: ottobre 14th, 2016 by L'Interessante
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I grandi confronti: vegani e carnivori. Intervista ad un carnivoro

scritto da L'Interessante

Confronti

Confronti

Di Roberta Magliocca

I Grandi Confronti è la nuova rubrica de L’Interessante. Ci occuperemo di grandi temi che animano le discussioni la domenica a pranzo dalla nonna, o fuori ad un cinema il Mercoledì sera, al bar il venerdì durante l’aperitivo. Intervisteremo, dunque, chi è da un capo e dall’altro di uno stesso argomento. Questo per dare ai nostri lettori tutti gli strumenti per comprendere due modi di vivere diversi. 

Il primo grande confronto de L’Interessante riguarda un tema di cui si discute moltissimo da tempo. Veg o Carnivori? Si sono espressi medici, specialisti, in tv e altrove. Ma chi meglio dei diretti interessati possono spiegarci i loro stili di vita?

Abbiamo intervistato, per voi, Fabio. Decisamente Carnivoro

Su quali basi sostieni che un’alimentazione carnivora (o meglio, onnivora) sia da preferirsi ad un’alimentazione vegana/vegetariana?

Prima di tutto preciso che carnivoro/frugivoro, secondo la mia opinione , è la definizione giusta. Onnivoro non lo è nessuno, in quanto nessuno mangia tutto, altrimenti potremmo mangiare la cellulosa. Ma volendo obiettare più che sul termine nel merito, intendo che anche il gatto, carnivoro puro, si abitua a mangiare cereali e pasta, ciò non vuol dire che sia la sua alimentazione corretta e che sia onnivoro. Tornando alla domanda, le basi alle quali mi rifaccio sono evolutive. L’uomo si è evoluto cibandosi di carne, frutta , verdure, uova, pesce, che trovava in natura. Non per niente tutte le popolazioni che vivono ancora , o almeno vivevano quando sono state studiate, allo stato libero, si nutrono in percentuali diverse di questi alimenti a seconda del luogo geografico ma evitando latte , cereali e legumi, e questo fino a quando non è stata inventata l’agricoltura e l’allevamento. Comunque, non essendo né medico né antropologo, le vere basi della mia convinzione sono sperimentali. Posso affermare senza dubbio che miei problemi fisici di basso e medio livello sono stati da me eliminati con tale alimentazione (ipertensione, sovrappeso grave, piorrea, dermatite seborroica e colite). Avendo animali aggiungo uno spunto: alcune marche di cibo per cani, considerate le migliori, specificano che non usano cereali poiché i carboidrati creano solo problemi di diabete ai cani, ed i cani si sono evoluti con i resti del loro migliore amico.

Attualità. Più di un caso pediatrico negli ospedali italiani. Si è data la colpa a genitori vegani che avrebbero sottoposto i figli piccoli alla loro stessa dieta. Qual è la tua posizione a riguardo?

Mi pare che le conseguenze sui bambini così trattati non necessitino di commenti. Voglio però spezzare una lancia a favore dei vegani/vegetariani: frutta e verdura non dovrebbero mai mancare né ai bambini, né agli adulti.

Dal punto di vista alimentare, qual è la tua giornata tipo?

Ultimamente per questioni personali non riesco a seguire una dieta corretta, che necessita di tempo e impegno. Le dirò la mia giornata tipo di quando mi sono applicato regolarmente. Colazione:  carne o uova, possibilmente non cotti; metà mattinata: frutta e verdura; pranzo: macinato con uovo; pomeriggio: un po’ di carne con verdura e frutta; cena: pesce frutta o uova. Voglio specificare che sono arrivato a mangiare 50 uova la settimana avendo un miglioramento notevole dei parametri delle analisi del sangue quali colesterolo, trigliceridi e tutti in genere.  Andrei ad aggiungere un po’ di sano movimento fisico.

Quali sono, a tuo avviso, gli svantaggi a cui andremmo incontro qualora l’intera popolazione mondiale facesse una scelta vegana?

Non credo si possa snaturare così fortemente l’individuo: siamo carnivori e l’unica motivazione per cui non si dovrebbe mangiare carne può essere solo etica.

 

 

I grandi confronti: vegani e carnivori. Intervista ad un carnivoro was last modified: ottobre 14th, 2016 by L'Interessante
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Sentirsi cane, sentire il cane. Il Dog Friendly

scritto da L'Interessante

Cane

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati nel precedente articolo abbiamo parlato di quanto i nostri cani sappiano capirci e leggerci.

Questo ha generato in me un dubbio: siamo in grado di fare  qualcosa di analogo? E quando pensiamo di saperlo fare, quanto siamo anche solo lontanamente vicini alla realtà?

Nello studio di una risposta soddisfacente, come in una strana coincidenza, ho trovato nel web lo scritto di un mio maestro e collega, Attilio Miconi. Lo condivido con voi.  

“Lettera di un cane:                            

«Cari umani perché vi ostinate di credere di poter “pensare” da cani?

Ho la necessità di comunicarvi o ricordarvi che faccio parte di un’altra specie: sono un cane.

Inoltre, come cane ho la sensazione che alcuni umani vivano la loro vita tra narcisismo e bassa autostima verso se stessi. Consapevoli di non riuscire a sapere cosa pensa un’altra persona di loro e non potendolo prevedere vivono l’eterna frustrazione di non poter controllarla da una parte o di non essere adeguati dall’altra.

Per questi due modelli umani è difficile vivere senza prevedere il comportamento che potrà assumere l’altro in una relazione o a una richiesta. Così noi cani, senza le sovrastrutture umane, sembriamo essere diventati i candidati per essere osservati, giudicati, classificati e con soggetti comportamenti prevedibili (meglio se paradossali: tanto buoni o tanto cattivi; tanta guardia o tanto amore; e così via)

I cani sono avviliti nel sentirvi nel vostro bluff di quelli che possono tutto. Non vi sembra un tantino antropocentrico arrogarvi il diritto di saper pensare anche da cani? Forse perché avete difficoltà nel riconoscervi tra umani perché il vostro modello sociale lo avete fatto diventare una schifezza individualista: pensare di cosa pensa l’altro è lo sport nazionale?

Smontate le vostre incertezze comunicative tra umani senza cercare in noi cani la vostra sete di controllo e previsione comportamentale solo perché la ritenete più facile.

Smettetela di metterci di fronte a un salto, un ostacolo, una comunicazione tra di noi senza alternative … per poi anticipare al mondo come ci comporteremo affrontando quel salto, quell’ostacolo quella comunicazione che ci avete imposto.

Ci inducete ad assumere un determinato comportamento per poter dire a voi stessi e a tutto il vostro mondo: “avete visto come sono bravo: penso da cane!”.

Questo modo di agire non significa pensare da cani, significa semplicemente indurre il cane a re-agire quando messo in un vicolo senza vie d’uscita, o con l’unica via d’uscita rimasta a disposizione!

 

Sapete è triste che voi crediate di “sapere” tutto quello che passa nella testa di noi cani perché avete deciso che “pensare” da cani al nostro posto possa garantirvi il controllo del pensiero e la predizione dell’azione di un altro essere vivente.

 

 

Tu che sei sicuro di pensare da cane, sei altrettanto sicuro di sapere cosa pensa di te il tuo compagno/a, il tuo amico/a, Il tuo collega? eppure loro sono della tua stessa specie…”

Pensare da cani.

Ho sentito pregnante la parte in cui si parla della difficoltà di provare a capire anche solo cosa sta pensando un nostro simile umano. Immaginarsi di sapere ciò che pensa- e prova- un cane.

Il condizionale sarebbe d’obbligo. Le ipotesi pure.

Io continuo a pensare che avremmo bisogno di più psicoterapeuti.

Per il benessere dei cani, noi umani dovremmo essere meno invischianti.

 

 

Sentirsi cane, sentire il cane. Il Dog Friendly was last modified: ottobre 13th, 2016 by L'Interessante
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