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Categoria

Teatro

IL MIRACOLO
CulturaIn primo pianoTeatro

IL MIRACOLO ad Officina Teatro

scritto da Roberta Magliocca

Il Miracolo

In scena 8, 9 e 10 Aprile, lo spettacolo IL MIRACOLO di Officina Teatro è già sold out da giorni ormai

Giocano in casa Michele Pagano – regista dello spettacolo e direttore artistico del teatro stesso – e Maria Macri – attrice nella pièce teatrale e anima di quel luogo d’arte – presentando un lavoro cucito perfettamente addosso ai giovani attori del Laboratorio Permanente Ipotesi Espressive.

La famiglia, nella sua complessa semplicità è un luogo dell’anima, è uno specchio dove le menzogne si vedono chiaramente, i falsi sorrisi svelati, i coltelli dietro la schiena ben visibili.

La famiglia non è per forza e in assoluto quel nido d’amore dove tutto è in armonia, in perfetta combinazione con l’universo. Anzi, a pensarci bene, è innaturale trovare il regno della gioia. Nella vita reale non c’è alcun mulino bianco, nessuna gallina che gioca felice con il fornaio del paese.

La famiglia è caos. Caos di persone e personalità, di affetti e di progetti non condivisi, caos di pranzi e abbracci, litigate e paci fatte.

IL MIRACOLO di famiglia ne racconta una. Non da prendere a modello positivo, ma nemmeno il contrario. Una famiglia tra le famiglie, un caos tra i caos, un legame tra i legami.

Una famiglia numerosa tenuta insieme da un destino di miseria condivisa, dove ogni singolo componente aspira ad un ribaltamento della propria situazione ma assolutamente individuale. Si condivide la povertà, ma i sogni di ricchezza sono tutti al segreto. Ognuno per sé e Dio per tutti. E mica tanto.

Perché hai voglia a divedere pani e pesci, bere vino e pregare. Se non ti salvi da solo, nessuno lo farà per te. Costruisciti la tua strada, percorrila, sbaglia, torna indietro e fai meglio, o peggio, ma fai qualcosa.

Tu e solo tu, tu per te stesso. Sii artefice del tuo MIRACOLO.

Roberta Magliocca

IL MIRACOLO

Con: Antonia Alberico, Marica Palmiero, Enrico D’Addio, Francesco Ruggiero, Gianluigi Mastrominico, Pierpaolo Ragozini, Concetta Del Vecchio, Martina Cariello, Cristina Alcorano, Eugenio Sorgente, Martina Esposito, Maria Macri, Andrea Di Miele

Assistente alla regia: Federica Pezzullo

Costumi: Pina Raucci

Regia: Michele Pagano

IL MIRACOLO ad Officina Teatro was last modified: aprile 10th, 2016 by Roberta Magliocca
10 aprile 2016 0 commenti
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Risorgimento Pop
CulturaIn primo pianoTeatro

Risorgimento Pop al Teatro Civico 14

scritto da L'Interessante

Risorgimento Pop al Teatro Civico 14, nel cuore di Caserta

Uno spettacolo sull’Italia che non c’è, sull’Italia che non sorge, che anche se è risorta, è morta. Questo è lo slogan di Risorgimento Pop . Due preti in scena che non nascondono sin dal primo momento di essere due attori che pur di guadagnare la “pagnotta” , approfittano dell’anniversario dell’Unità d’Italia per vendere lo spettacolo e ottenere date . Questa mancata evangelizzazione è alla base dello spettacolo ed anche l’unico punto fermo . Con il passare del tempo la funzione didattica diventa la loro unica preoccupazione . La comicità da loro portata in scena è nuova, competente, funziona. Dal punto di vista drammaturgico è uno spettacolo che, seppur partendo da un tema adatto alle matinée scolastiche, tutto è tranne che semplice. Uno stile ben delineato, una drammaturgia vincente che presta un ritmo sfrenato allo spettacolo. La trovata regala, sempre dal punto di vista drammaturgico, un maggior spessore alla pièce: infatti la scelta è di raccontare al pubblico ciò che non è, evitando, così, di cadere nel banale o nel già detto. La regia presenta, così come la drammaturgia, picchi di sagacia seminati molto bene all’interno dello spettacolo, anche se tutti a sé, privi di raccordi. Il disegno luci coadiuva in modo netto la divisione di tutti i momenti dello spettacolo, tuttavia il tutto è fuorviato dal piazzato pieno. Daniele Timpano e Valerio Malorni donano al pubblico del Teatro Civico 14 una performance intensa ed efficace. Nella seconda metà si viaggia in una sorta di delirio che in taluni punti risulta confusionario e sporco. La scelta del finale ricade sul meno originale dei numerosi proposti negli ultimi di spettacolo, il ché fa perdere la tensione al pubblico. Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.

Michele Brasilio

Risorgimento Pop al Teatro Civico 14 was last modified: aprile 4th, 2016 by L'Interessante
4 aprile 2016 0 commenti
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Duramadre
CulturaTeatro

Duramadre alla Galleria Toledo

scritto da L'Interessante
L’atmosfera fatta respirare agli spettatori a luci spente porta questi in una dimensione onirica e visionaria. Lo spettacolo racconta il tempo della Natura madre che educa l’umanità alla vita. Prima o dopo gli uomini sceglieranno il libero arbitrio e si aprirà uno squarcio sul mondo. La regia di Licia Lanera è funzionale e d’impatto, le immagini da lei create sono degne di nota. Lo spettacolo si apre con il parto dei tre figli costretti in fogli di cellofan, l’immagine creata è acuta e dal forte carico emozionale. La drammaturgia di Riccardo Spagnulo non è all’altezza delle immagini. Il testo è poco pungente, comune, a tratti dozzinale. La poetica Leopardiana che è alla base di tutta l’opera è dichiarata dal principio e non lascia nulla all’interpretazione dello spettatore. Questa potrebbe essere la chiave di lettura dell’intero spettacolo. Il visitatore di questa routine familiare non è chiamato a immaginare altro, a comprendere, a trovare la chiave, appunto, che gli permetta di entrare in questa rutine e non soltanto di guardarla da lontano. Il non-concetto è scalfito dal detto. La scelta monocromatica della scenografia è molto interessante ed elegante dal punto di vista visivo. Mettere quattro personaggi nudi sulla scena non è di certo una trovata nuova ma in questo caso coerente con la lettura dello spettacolo. La regia sugli attori e la recitazione di quest’ultimi è enfatizzata ed enfatizzante dagli scarsi risultati. Il disegno luci di Giuseppe Dentamaro è sicuramente una delle noti positive dello spettacolo. Il ritmo dello spettacolo è volutamente lento ma mai noioso. La pecca di questa triage è il macchinoso passaggio da un’atmosfera all’altra. Gli ingranaggi di questo orologio sono efficaci e scandiscono perfettamente il tempo dello spettacolo e degli spettatori. Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.

Duramadre

Di: Riccardo Spagnulo
Con: Mino Decataldo, Licia Lanera, Marialuisa Longo, Simone Scibilia, Riccardo Spagnulo
Voce narrante: Rossana Marangelli
Luci: Giuseppe Dentamaro Realizzazione scene: Mimmo e Michele Miolli
Sartoria: Modesta Pece Assistenti alla regia: Elio Colasanto, Rossana Marangelli
Regia, spazio, scene: Licia Lanera
Produzione: Fibre Parallele
In coproduzione con: Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria e il Festival Operaestate di Bassano del Grappa
Con il sostegno spaziale economico ed emotivo di: Res Extensa, Ass. Cult. Explorer, Es. Terni Festival, PimOff
 
Fibre Parallele a Galleria Toledo
Michele Brasilio
Duramadre alla Galleria Toledo was last modified: aprile 3rd, 2016 by L'Interessante
3 aprile 2016 0 commenti
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Amleto
CulturaTeatro

Amleto Fx ha due notifiche e una nuova richiesta d’amicizia

scritto da Roberta Magliocca

Saracinesca alzata ad Officina Tetaro in questo primo primo weekend di Aprile.

In scena, Amleto Fx di e con Gabriele Paolocà, collaborazione alla regia Michele Altamura e Gemma Carbone

Se per un Amleto classico, con tutta la solennità che un testo di questo calibro possiede, c’è un pubblico che ben sa cosa aspettarsi, in quanto opera tra le più conosciute al mondo, per Amleto Fx c’è una platea che assiste al nuovo, che sia un linguaggio o una musica o un atteggiamento, pur riconoscendo sulla scena tutti gli squarci della storia che hanno fatto dell’Amleto la grandezza che il passato ci tramanda.

C’è Ofelia, ci sono  Rosencrantz e Guildenstern, c’è una madre e uno zio, c’è il fantasma del padre, c’è Orazio.

E di certo vi stupireste se il suicidio di Ofelia avvenisse davanti all’ obiettivo di uno smartphone, sarebbe assurdo se la madre di Amleto lo chiamasse via skype da una casa di villeggiatura, sicuramente non credereste alle parole di Orazio che invita – attraverso una chat di Facebook – Amleto ad una festa dove ubriacarsi e farsi come ranocchi.

E il fantasma? Un video dimenticato nella cartella documenti sul desktop di un Mac.

La storia c’è, non fraintendetemi, la storia c’è. Ma c’è anche un punto di incontro tra quello che fu è quello che è, i sentimenti forti e ineluttabili che furono – sono – saranno, pur mutando cieli e musiche, abiti e personaggi.

La solitudine di una depressione che altro non è se non manifesta responsabilità di un qualcosa che va rimesso in ordine, dopo un passato che ci ha lasciato un gran caos senza logica. E le nostre colpe derivano proprio da un passato da risistemare.

Perchè se Amleto deve vendicare il padre, noi oggi ci troviamo a dover mettere in ordine un mondo che ci hanno consegnato malconcio e di cui dovremmo – chissà perchè – sentirne tutte le responsabilità. Un mondo che ci vuole tanto veloci, ma tanto condannabili in quanto i mezzi – tecnologici – che usiamo per stare al passo, sono ritenuti così di basso profilo da renderci fannulloni, scansafatiche, choosy.

Una mente geniale ha partorito la contaminazione. Un attore che – da solo sulla scena – attraverso il linguaggio nel corpo ci ha portato in mille mondi stando chiusi tra le quattro pareti di una stanza, ci ha presentato tanti e più personaggi con soli due occhi e un solo corpo che nella sua magistrale complessità, ha lasciato a noi la semplicità del solo cambio d’abito.

A saracinesca abbassata, come spesso accade ad Officina Teatro, ci siamo fermati a parlare con l’attore e l’aiuto regista. Uno splendido scambio di idee.

Finalmente muore la vecchia generazione, è stato il mio pensiero a voce alta, finalmente tutti i grandi della musica, della scrittura e del teatro stanno finendo fisicamente, lasciandoci lo spazio per esprimere un mondo nostro, la rivisitazione di un passato che vuoi o non vuoi non c’è più. E’ il nostro tempo, lasciatecelo vivere, non ci tenete incatenati “ai classici che non si toccano”, ai grandi nomi dei secoli scorsi. Abbiamo i nostri nomi da scrivere, oggi, se solo ci permetteste di costruire il nostro mondo, lasciandoci liberi e svincolati dalla responsabilità di contemplare il vostro di mondo, di rimettere ordine nel vostro casino, di rattoppare le vostre mancanze.

Ecco perchè a chi ieri ha manifestato il suo fastidio scaturito da termini quali “facebook, skype, smartphone” all’interno di un teatro durante la rappresentazione di un classico, consiglierei – umilmente – di rivedere lo spettacolo oggi pomeriggio.

I classici non solo li si può toccare, ma li si DEVE toccare, ribaltandoli, guardarli da altri punti di vista. Ma soprattutto smettiamola di criticare il nostro mondo di oggi solo per sentirci intellettualmente a posto con la nostra coscienza.

Renderemo il nostro mondo un posto migliore solo percorrendo nuove strade in avanti, non venerando i percorsi battuti da altri. Altri che uomini erano, esattamente come noi uomini siamo.

Roberta Magliocca

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Amleto Fx ha due notifiche e una nuova richiesta d’amicizia was last modified: aprile 3rd, 2016 by Roberta Magliocca
3 aprile 2016 0 commenti
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Parastasi
CulturaIn primo pianoTeatro

Parastasi kitsch: luci fredde al Teatro Civico 14

scritto da L'Interessante

Il Teatro Civico 14 diventa un tempio rovinato dal tempo con riti, oracoli, miti scomposti che si innestano intorno alla figura della sacerdotessa Pizia e della sua assistente/segretaria. Tutto scardina credenze e atmosfere sacre che assumono un sapore industriale.

Parastasi kitsch è liberamente ispirato al racconto “La morte della Pizia” di F. Durrenmatt, scritto da Fabiana Fazio e successivamente diretto e interpretato dalla stessa Fazio e da Irene Grasso.

Lo spettacolo racconta la preparazione della sacerdotessa (Fabiana Fazio) ad accogliere i “clienti”. La prescelta da Apollo lamenta le tante ore di lavoro impiegate soltanto a dire menzogne. Il testo si attualizza con riferimenti alla ricerca di un posto fisso da parte dei giovani nella società odierna. L’amministratrice (Irene Grasso) redarguisce, a più riprese, la sua impiegata svogliata alzando la voce e facendole comprendere che il business giustifica bugie affidandole al fato. La scena iniziale è riempita da una scala sulla cui sommità vi è una seduta, si tratta del basamento dal quale saranno letti gli oracoli, l’atmosfera si preannuncia molto poetica. Successivamente, all’ingresso delle attrici, il clima sfuma repentinamente. La pièce è da dividersi in due maxi-scene, la prima statica, a tratti ripetitiva, dai toni comici e dissacranti, la seconda frenetica, elettrica e iterativa. Il testo è fresco e ha un sapore “americaneggiante”. Tecnicamente valida, la Fazio risulta coerente con il suo personaggio fresco e, senza fronzoli, mantiene un ottimo ritmo dei dialoghi. Spiritosa, divertente, riempie la scena con la sua mimica non edulcorata. La Grasso amplifica le battute con voce di gola quasi sempre, cala il volume soltanto con l’utilizzo del microfono direzionale utilizzato nel momento in cui accoglie la clientela. Appena illuminata dai fari, accesi in piazzato pieno, la sua camminata perde l’atteggiamento dinoccolato che possedeva inizialmente. Forse l’intento registico era quello di “oleare le giunture” di un personaggio che resiste al tempo. Il finale vagheggia alla ricerca di un “non concetto”, volontà del teatro contemporaneo, tuttavia inciampa nelle formule del messaggio sociale. Cinquantacinque minuti spesi all’insegna della spensieratezza.

Michele Brasilio

Parastasi kitsch: luci fredde al Teatro Civico 14 was last modified: marzo 27th, 2016 by L'Interessante
27 marzo 2016 0 commenti
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Officina Teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Officina Teatro presenta Peli

scritto da L'Interessante

Officina Teatro

Bisogna smettere di credere all’esistenza dei perdenti.

C’è solo gente che deve faticare il doppio

per vincere con le brutte carte che ha in mano.

Ad Officina Teatro di S. Leucio – in provincia di Caserta – è andato in scena, lo scorso weekend, la pìece “PELI” di Carlotta Corradi, per la regia di Veronica Cruciani, con Alex Cendron e Alessandro Riceci. Una produzione Quattroquinte (RM), in collaborazione con Off Rome.

Un testo interessante e provocatorio, reso brillante dai due attori che, impersonando le due protagoniste, amiche, in occasione di una partita di burraco mettono a nudo la loro anima e il loro essere, liberandole dalle convenzioni e dalle sovrastrutture sociali. L’annoso contrasto tra l’essere e l’apparire (quando si ostenta troppo, si vuole nascondere qualcosa) emerge, dal dialogo , in tutta la sua crudeltà. Nella magistrale interpretazione degli attori che, sul finire, si liberano degli abiti come metafora dell’aprirsi reciprocamente, traspare una sorta di confessione nella quale le due amiche rivelano la loro fragilità umana, le loro insicurezze, le loro problematiche unitamente all’ irrefrenabile bisogno di un’amicizia ritrovata e rafforzata.

Officina Teatro scommette e vince. Sempre.

Ancora una volta Michele Pagano, direttore artistico di Officina Teatro, ha proposto uno spettacolo di assoluto valore e di straordinaria intensità che, al di là delle impressioni positive – o negative – che un quaunque spettacolo, a sipario chiuso (a saracinesca abbassata, in questo caso) possano pervadere lo stato d’animo di chi guarda, lascia lo spettatore riflessivo  e pensoso ben oltre la fine della rappresentazione. E questo, per chi si reca ad Officina Teatro, possiamo dire sia diventata una costante.

Chapeaux!

Domenico Magliocca

Officina Teatro presenta Peli was last modified: marzo 21st, 2016 by L'Interessante
21 marzo 2016 0 commenti
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Sabbia
CulturaIn primo pianoTeatro

Sabbia ad Officina Teatro

scritto da Roberta Magliocca

Sabbia.

Gli sono entrata in casa tante volte. Lui mi lasciava la porta socchiusa, e percorrendo quel piccolo corridoio all’aperto tra gente che fumava l’attesa, entravo in casa sua. Panche di legno chiaro e cuscinetti rossi. Sorridevo a Maria Macri – quando il teatro è donna, bellezza, talento e gentilezza – e aspettavo che la saracinesca si aprisse. L’ho fatto tanto volte. Saracinesca alzata, palcoscenico casa, attori ed emozioni. Applausi e due chiacchiere con il padrone di casa, Michele Pagano. Si, quello che mi lasciava la porta socchiusa. Impressioni condivise, sorrisi e “ci vediamo settimana prossima”.

Lo scorso weekend sembrava più o meno dovesse accadere la medesima cosa. Porta socchiusa, sorrisi, fumavano l’attesa, guardavo il distributore di caffè, saracinesca alzata. Palcoscenico casa e lui. Il padrone di casa non più ospite ma attore. E lo conosco come mai l’ho conosciuto, lo vedo come mai l’ho visto, mi commuove come mai ho pianto.

Sabbia ad Officina Teatro

Sabbia. Una rete ormai sgualcita dal tempo e i ricordi di un ragazzo che ragazzo non è più. Metafore calcistiche per spiegarci la sua vita fatta di mondiali, e Zoff nel cuore fino all’arrivo di Irina. Poi, scusami Zoff ma non c’è più posto per te, c’è Irina per la quale perdere la testa e i battiti, e giù di botte col migliore amico per conquistarla.

Così la storia di un’amicizia indissolubile, e la spiaggia sullo sfondo, e un treno che porta lontano per ben 20 anni sperando che i sensi di colpa per uno sgarro fatto a quell’amico possano sbiadire con il tempo. Ma il tempo non sbiadisce nulla, fa accumulare solo ritardi e occasioni perse, rimpianti e fallimenti.

Sabbia non è uno spettacolo, ma un’esperienza. L’indiscussa bravura ed eccellente esecuzione di Michele Pagano hanno gettato le fondamenta per la costruzione di un flusso di emozioni che si è instaurato tra palcoscenico e platea, tra attore e spettatore, tra i fallimenti e le gioie di un protagonista che hanno fatto riemergere le storie intime e sopite dentro di noi.

Inutile dirlo, una standing ovation ha accompagnato il finale di una storia alla quale nessuno di noi avrebbe voluto mettere il punto. Commozione e mani rosse per applausi che volevano raccontare la gratitudine che questa Caserta un po’ malmessa deve a Michele Pagano, al suo progetto, a questo teatro che offre tanto.

Quando il teatro è pieno fino all’orlo

Quando occorre una fila di sedie aggiuntive

Quando i cuscini vengono posizionati per i più piccini

Quando i fari iniziano a surriscaldare l’aria e nel buio ha inizio la storia…

Quando la partita deve chiudersi prima dei canonici novanta minuti per invasione di campo…

Quando “Lontano, lontano nel tempo…”

E’ semplicemente Magia

Grazie Michele!

Sabbia ad Officina Teatro was last modified: marzo 10th, 2016 by Roberta Magliocca
8 marzo 2016 0 commenti
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