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Categoria

Teatro

Campania Actor Studio
CulturaEventiIn primo pianoTeatro

Campania Actor Studio: il nuovo progetto del Centro Commerciale Campania

scritto da Roberta Magliocca

Campania Actor Studio

E’ partito esattamente una settimana fa il Campania Actor Studio, il nuovo progetto targato Centro Commerciale Campania il cui direttore artistico è nella persona del noto comico Michele Caputo

Domenica 17 Aprile c’è stato il via, con una giornata interamente dedicata ai casting. Sono stati provinati circa 200 ragazzi, tra i quali ci sono gli aspiranti attori che prenderanno parte ad un percorso di formazione teatrale, alla fine del quale sarà girata una web serie e uno spettacolo teatrale, all’interno del Centro Commerciale stesso.

I giudici che hanno costituito la giuria durante i casting sono Lucio Caizzi, Massimiliano Gallo e Francesco Paolantoni.

Professionalità garantita, dunque, per questo progetto che rappresenta, per molti giovani aspiranti artisti, una grande opportunità.

Come ogni percorso di formazione, si articolerà in più tappe che – a differenza dei casting – si svolgeranno a porte chiuse fino alla realizzazione della web serie e della messa in scena dello spettacolo teatrale, a cura di Officina Teatro il cui direttore artistico Michele Pagano prenderà parte alla formazione dei giovani attori. Per questo motivo è nato il Blog del Campania Actor Studio: una sorta di diario di bordo che racconterà il dietro le quinte del progetto.

Quindi, per restare sempre aggiornati sul Campania Actor Studio, basta cliccare su www.campania.com/campaniaactorstudioblog/blog/.

Roberta Magliocca

Campania Actor Studio
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Campania Actor Studio: il nuovo progetto del Centro Commerciale Campania was last modified: aprile 28th, 2016 by Roberta Magliocca
24 aprile 2016 0 commenti
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Lovers
CulturaIn primo pianoTeatro

Lovers ad Officina Teatro. Al mio assassino amatissimo

scritto da Roberta Magliocca

Lovers

Sono una donna

capelli lunghi, smalto rosso,

 tacco 100, pensieri confusi.

 Sono una donna

 e ho imparato quanto questa

 sia la mia forza e la mia condanna.

Sono una donna,

 l’oggetto del desiderio,

 un oggetto che diventa di possesso

per quell’uomo che tanto uomo,

 alla fine, poi non è.

 E così non sono più una donna,

 ma la sua donna,

 ricattabile con promesse d’amore,

 la sua donna che mai potrà essere di nessun altro.

Ero una donna.

 Quell’uomo che tanto diceva di amarmi

mi ha uccisa senza amore alcuno.

Roberta Magliocca

Lovers, in scena questo fine settimana ad Officina Teatro per la regia del direttore artistico Michele Pagano.

In scena 5 donne, portatrici sane di amore e tragedia, storie trascinanti un qualcosa che logora e che dovrebbe squarciare le menti e le anime.

Lovers è un pugno dritto allo stomaco, un camion che ti passa addosso.

Lovers sono occhi, mani, pensieri che non possono lasciare indifferenti. Cinque storie, cinque donne, cinque bambine con i propri sogni puntualmente disattesi con il passare del tempo.

E se il telegiornale ci abitua ai nostri italianissimi bollettini di guerra, con statistiche che dovrebbero inorridire – una donna uccisa ogni due giorni – conoscere i nomi e le storie, indipendentemente dai numeri, ti fa mancare l’aria, ti fa sentire appartenente ad una razza – quella umana – che ha profondamente qualcosa di sbagliato.

 Antonella, 21 anni. Fabiola, 45 anni. Stefania, 39 anni. Daniela, 8 anni. Sono solo alcune delle 121 donne uccise solo in un anno. Un numero impressionante, soprattutto se si pensa che sono donne uccise da uomini che non solo le conoscevano, ma che un giorno le avevano giurato amore. Sono padri, mariti, fidanzati, amanti.

Tutti protagonisti di un sentimento malato che non riesce ad accettare la parola “fine”.

Ricordo bene quando avevo 12-13 anni, le prime uscite con le amiche e le raccomandazioni dei miei genitori: “Non dare confidenza agli sconosciuti”. Mai avrebbero pensato che di lì a qualche anno avrebbero dovuto mettermi in guardia da chi conosco bene, da chi mi ama, da chi condivide con me la vita. Perché è questo che sono costretti a fare i genitori di oggi. Gli sconosciuti nel XXI secolo non fanno paura quanto chi vive con noi il nostro quotidiano.

Cosa scatta nella mente di chi amiamo per portarlo a questo folle gesto? Non si è ancora ben capito. Follia, dicono. Perdita di lucidità, forse. Amore malato, sicuramente, trauma. Non so. Resta il fatto che se quella donna che tanto amano, non può essere loro, allora, non sarà di nessun altro. E con lei, anche il mondo che le appartiene deve finire. Ed ecco che muoiono suocere, cognate, nuovi compagni, addirittura gli stessi propri figli.

 Si può, allora, ancora parlare di AMORE? L’amore non dovrebbe essere un augurarsi la felicità dell’altra persona, anche se questo significa vederla lontana da noi? Non sarebbe più giusto chiamarla OSSESSIONE?

 Si dovrebbe parlare di umanità. E una donna uccisa ogni due giorni è una statistica disumana. Quella che soffoca l’italia inquesto periodo non è soltanto crisi economica. Ma morale. Etica. Educativa. Ma soprattutto carenza di giustizia e protezione. Gridiamo al diritto di essere libere, di essere padrone assolute della nostra vita. Libere di amare e di lasciare. Libere. Questa libertà, per noi, non c’è. Siamo tornati al Medioevo? No, non credo. Forse età più scura di questa le donne non l’hanno mai vissuta.

 E ricordo ancora quando mio nonno diceva: “Le donne non si toccano nemmeno con un fiore”.

 Ora, gli unici fiori sono quelli che troneggiano sulle lapidi di donne che per amore hanno dato tutto. Anche la vita.

Roberta Magliocca

Lovers ad Officina Teatro. Al mio assassino amatissimo was last modified: aprile 24th, 2016 by Roberta Magliocca
24 aprile 2016 0 commenti
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teatro Comunale
CulturaEventiIn primo pianoTeatro

Teatro Comunale di Caserta: il salotto a teatro incontra Giulio Scarpati e Valeria Solarino

scritto da L'Interessante

Sabato 23 aprile alle ore 18,30 al Teatro Comunale di Caserta ultimo appuntamento del ciclo “Il Salotto a Teatro”, incontri tra i protagonisti della scena e il pubblico

Ospiti de “Il Salotto a Teatro”, curato dalla giornalista Maria Beatrice Crisci, saranno Giulio Scarpati e Valeria Solarino in scena al Teatro Comunale di Caserta da venerdì 22 a domenica 24 aprile con lo spettacolo “Una giornata particolare” di Ettore Scola e Ruggero Maccari. La regia è di Nora Venturini. Con Scarpati e la Solarino anche gli altri attori della compagnia.

A conclusione dell’incontro all’artista sarà conferito il Premio PulciNellaMente dal direttore della Rassegna di Teatro Scuola Elpidio Iorio, che gli consegnerà un’artistica riproduzione della maschera atellana Maccus, realizzata dallo scultore Roberto Di Carlo, e una speciale penna Marlen ideata per l’evento dai fratelli Antonio e Mario Esposito”.

“Il Salotto a Teatro” nasce con lo scopo di contribuire a superare la barriera tra palcoscenico e platea, mettendo in diretto rapporto registi, attori, autori con il pubblico. Conoscendo la trama dello spettacolo, la sua genesi culturale, le caratteristiche della regia, l’interiore approccio interpretativo degli attori, il pubblico potrà ancora meglio apprezzare la rappresentazione e scorgere cosa ci sia sotto la maschera di scena. Si tratta sicuramente di una bella opportunità artistica e culturale che permette al pubblico di conoscere da vicino gli artisti in scena al Teatro Comunale. L’ingresso al Salotto a Teatro è libero e gratuito.

Teatro Comunale di Caserta: il salotto a teatro incontra Giulio Scarpati e Valeria Solarino was last modified: aprile 23rd, 2016 by L'Interessante
23 aprile 2016 0 commenti
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juvecaserta Luigi Guastaferro
CulturaIn primo pianoTeatro

Juvecaserta under 18: campioni regionali

scritto da L'Interessante

Juvecaserta

Titolo di campioni regionali per la formazione under18 di eccellenza della Juvecaserta.

Nel concentramento finale, infatti, i bianconeri guidati in panchina da Carlo Corbo ed Antonio Merola hanno superato sia il Benevento che lo Scafati, guadagnandosi il titolo regionale e l’ammissione allo spareggio interzonale in programma il 5 maggio prossimo a Roma contro il Banco Sardegna Sassari per cercare l’accesso alla finale nazionale di categoria. Nonostante le assenze degli infortunati Ventrone e Formisano, nella prima gara con il Benevento i giovani bianconeri si sono imposti per 61-46  (14-10, 25-20,47-29 i parziali) con 10 giocatori a referto (Piazza 4, Di Martino 9, Gennarelli, Gravina 3, Puoti 16, Porfidia 2, Riccio 5, Iovinella 9, Cecere 12. Palladino 4, Iavazzi, Coppola). Nella finale con Scafati, che a sua volta aveva superato Benevento, i casertani si sono imposti per  53-42 (13-6, 30-17,38-29). Questo il tabellino della partita che ha consentito al club bianconero l’aggiudicazione del titolo di campione regionale Under18 Eccellenza: Piazza 4, Di Martino 15, Gennarelli 2,  Gravina 6, Puoti 3, Porfidia 9, Riccio 4, Iovinella 5, Cecere 5, Palladino, Iavazzi, Coppola.

Juvecaserta under 18: campioni regionali was last modified: aprile 23rd, 2016 by L'Interessante
23 aprile 2016 0 commenti
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Teatro civico 14
CulturaIn primo pianoTeatro

Teatro civico 14: cultura dell’essere

scritto da Roberta Magliocca

Teatro Civico 14

Una stretta di mano, un caffè e Roberto Solofria, direttore artistico del Teatro Civico 14, sito nel cuor di Caserta, mi accoglie nel suo mondo

Un mondo che qualcuno potrebbe pensare caratterizzato dalla finzione. Eppure io vi ho scorto più vita di quella che credessi. Roberto mi parla di quel palcoscenico che da vent’anni è la sua casa, la cui porta mi ha aperto affinchè io potessi tradurre questa piacevole chiacchierata agli occhi di chi ignora questa realtà che offre un’alternativa a chi, in Caserta, non vuole più vedere portoni diventare bar, vestiti costosi diventare espressioni ultime dell’essere umano, sacchetti della spazzatura diventare gli unici colori riscontrabili per le strade. La bravura di Roberto e di tutto lo staff del Teatro Civico 14, non è sconosciuta ai casertani (e non solo a loro). Questo centro culturale da diverse stagioni ormai appassiona gli amanti del teatro con performances di altissimo livello di diverse compagnie teatrali che usufruiscono di questo spazio per promuovere i propri spettacoli. Quello che forse non si sa è che progetti come quello del Teatro Civico 14, sono progetti che hanno costi ben precisi. Roberto, a questo punto, dati alla mano, mi mostra gli impegni che deve rispettare: 800 le serate che devono garantire, almeno 5 le regioni che devono coprire…ma forse i numeri non interessano a chi sta leggendo queste righe. Interesserà certo sapere, però, che i finanziamenti per avviare questo genere di attività sono scarsissimi, quasi nulli. Proprio per questo il Teatro Civico 14 non ha partecipato alla giornata mondiale del teatro che si è tenuta il 26 Marzo del 2011. Un messaggio chiaro e deciso, diceva: “Attiviamo una serrata per accendere i riflettori sulle piccole realtà che non avranno mai un contributo se le cose dovessero restare così come sono. Il Teatro Civico 14 cerca futuro!”. Va da sé che questo progetto nasce dalle tasche di chi, come Roberto, in questo mondo ci crede, ci lavora sodo, ci investe tempo e, appunto, denaro. Ma non solo. Nasce da un’idea che, grazie alla compagnia Mutamenti, guarda alla cultura non fine a se stessa. Una cultura che riesca a smuovere una coscienza, a commuovere un’anima, a risvegliare un pensiero. Ricordo a Roberto i miei 28 anni e gli faccio notare la diffidenza mostrata dai miei coetanei ogni qualvolta gli si propone un teatro al posto del solito giro tra i locali e discoteche. Lui mi fa guardare intorno. Ed effettivamente le gambe e le braccia che sorreggono questo posto sono forze giovani, ragazzi poco più grandi di me. Anzi, ci tiene a sottolineare che la loro è un’idea che abbraccia soprattutto i giovani. Si avvicina a loro organizzando laboratori di teatro, ospitando gruppi musicali emergenti e non, garantendo un occhio di riguardo (economicamente parlando) per gli under 30. Per non parlare degli spettacoli che propone. I piedi e le voci che abitano questo teatro hanno nomi del calibro di Tony Servillo, Lucia Maglietta, Andrea Renzi e tanti altri. Ovviamente non avrei potuto scrivere questo articolo se non fossi stata io prima frequentatrice assidua di questo teatro. E allora mi rivolgo a voi. A chi sta leggendo queste parole. A chi crede che la cultura sia partecipazione attiva a ciò che ci circonda e non rassegnazione passiva, esami da sostenere e banchi da occupare. A chi conosce la differenza tra vedere e guardare. A chi pratica la differenza tra sentire e ascoltare. A chi ha una mente da lanciare oltre il confine…Teatro Civico 14 è altri occhi per guardare il mondo. Gambe per strade non battute. Labbra per parole interrotte. Testa a contenere i vostri pensieri. Braccia tese ad avvolgere corpi stanchi.

Roberta Magliocca

Teatro civico 14: cultura dell’essere was last modified: aprile 19th, 2016 by Roberta Magliocca
19 aprile 2016 0 commenti
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Prometheus #2 al Teatro Civico 14
CulturaIn primo pianoTeatro

Prometheus #2 al Teatro Civico 14

scritto da L'Interessante

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Prometheus #2 di Raffaele Di Florio con Antonello Cossia, Paolo Cresta e Valentina Gaudini

Da Eschilo a Lowell il testo racconta della figura di Prometeo nel momento appena successivo alla tortura. Egli si è macchiato di alto tradimento contro gli Dei consegnando all’umanità il fuoco. Attraverso proiezioni su fondale, gli attori vengono illuminati in parte. La proiezione è confusa da immagini in negativo che si alternano seguendo ritmi lenti e poi veloci. La pièce è corredata da suoni e da movimenti degli attori non perfettamente adagiati alla scena.
L’ intento principale della regia pare non essere quello di inserire Prometeo nella contemporaneità ma quello di ricercare una contemporaneità nella messa in scena. Il ritmo è lento e ripetitivo nei movimenti di scena. La regia d’insieme è reiterativa e quella sugli attori è costrittiva. Paolo Cresta prova a divincolarsi dal birignao con delle espressioni facciali bellissime e con un’ottima tensione di scena. Le musiche rendono un’atmosfera cupa e particolarmente asfittica che dona allo spettacolo un sapore misterioso fino all’apoteosi nel finale.
Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.
Michele Brasilio

Prometheus #2 al Teatro Civico 14 was last modified: aprile 18th, 2016 by L'Interessante
18 aprile 2016 0 commenti
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Arancia Meccanica
CulturaIn primo pianoTeatro

Arancia Meccanica di Gabriele Russo

scritto da L'Interessante

Tratto dal romanzo che Anthony Burgess scrisse nel 1962, diventato un cult con la trasposizione cinematografica di Stanley Kubrick del 1971, Arancia Meccanica è noto per essere avanti coi tempi e per la violenza attraverso la quale cerca di scuotere le coscienze

Nello spettacolo, della durata di un’ora e trentacinque, Gabriele Russo resta fedele alla volontà del testo originale di Burgess creando un meccanismo perfetto attraverso immagini, scene (curate da Roberto Crea) e musiche (curate da Marco Castoldi, in arte Morgan).

Violenza cosciente di sé

Alex, capo di una banda di “Drughi” ripete ogni sera, sui marciapiedi dei sobborghi, inconcepibili giochi di violenza.
Arancia meccanica si presenta come il manifesto della scelta tra una violenza consapevole o un mondo programmato per essere buono e inoffensivo. Lo stesso Burgess afferma che il suo personaggio è sì, malvagio oltre i limiti, ma perfettamente lucido e consapevole di questa sua cattiveria.

Gabriele Russo

Giuseppe Russo, in arte Gabriele Russo, nasce a Napoli il 25/03/1979 e si diploma all’Accademia d’arte drammatica del Teatro Bellini nel 2002. Debutta come attore in teatro nello spettacolo “Chorpus Christi” di Terence McNally, mentre nel 2007 debutta come regista con “Gli innamorati” di Goldoni, riscuotendo un tale successo da essere replicato per i successivi
tre anni. È del 2013 il suo “Arancia Meccanica”‘ ripreso in tournée per tre stagioni
consecutive. Tra i lavori in cantiere per il 2016, la regia de “Il giocatore” di Dostoevskji, riscritto e adattato al teatro da Vitaliano Trevisan.

Maria Rosaria Corsino

Arancia Meccanica di Gabriele Russo was last modified: aprile 18th, 2016 by L'Interessante
18 aprile 2016 0 commenti
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Qualcosa a cui pensare
CulturaIn primo pianoTeatro

Qualcosa a cui pensare ad Officina Teatro

scritto da L'Interessante

E’ andato in scena ieri 16 Aprile, per poi replicare questa sera 17 Aprile alle 19.00, presso Officina Teatro di San Leucio ” Qualcosa a cui pensare – distorsione di un discorso amoroso “ di Emanuele Aldrovandi, regia Vittorio Borsari, con Roberta Lidia De Stefano e Tomas Leardini.

Qualcosa a cui pensare | distorsione di un discorso amoroso

Officina teatro conclude la stagione 2015/16 con “qualcosa a cui pensare”, una sit com teatrale ambientata sul divano di un appartamento condiviso da un uomo e una donna. Due coinquilini, due universitari, lui studente di fisica cervellotico e dipendente dai video games, lei 30enne fuori corso combattuta tra il desiderio di cambiare il mondo e l’ansia di non deludere i genitori.
I due personaggi, magistralmente costruiti dal punto di vista psicologico, si incontrano e si scontrano in una relazione ” a tergicristallo”, si odiano, si vogliono bene, si prendono a schiaffi, si fanno le coccole, mettendo in scena le difficoltà e le problematiche nella costruzione di una relazione. Sì perché anche se di relazione si parla, ma in verità la relazione non arriva neanche ad instaurarsi, restando bloccata nel limbo delle posizioni individuali che restano soggettive e non riescono, o non vogliono, venirsi incontro e creare un “noi”.
A tutto fa da sfondo Super Mario Bros, l’idraulico che deve salvare una principessa che non ha mai visto, ma che senza di essa non avrebbe neanche motivo di esistere, e crea lo spunto per una riflessione femminista: perché non creano una versione in rosa del video game? Dove è scritto che gli uomini salvano le principesse e poi loro devono per forza sposarli anche se, come in questo caso, il principe azzurro è grasso, basso, coi baffi e in tuta da lavoro? Perché non si crea l’opzione di poter rifiutare il principe e vivere felici con drago?
A saracinesca chiusa, le cose a cui pensare sono davvero tante: l’immobilismo di tanti giovani, le guerre che viviamo solo attraverso lo schermo (proprio come un videogame), le famiglie che pagano gli studi per tempi indefiniti, la paura del contatto fisico…ma la cosa principale sulla quale riflettere è la voglia e il coraggio di mettersi in gioco attuando non una rivolta ideologica per strada, ma una rivoluzione concreta dentro noi stessi.

Anna Paola Zenari

 

Qualcosa a cui pensare ad Officina Teatro was last modified: aprile 17th, 2016 by L'Interessante
17 aprile 2016 0 commenti
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Sentieri
CulturaIn primo pianoTeatro

Sentieri al Teatro Civico 14

scritto da L'Interessante

Sentieri

Francesca Zanni e Valerio Piccolo portano al Teatro Civico 14 di Caserta Sentieri

Un reading della durata di più di un’ora, scritto e diretto dalla Zanni coadiuvata dalla musica di Valerio Piccolo. La Zanni rivive durante lo spettacolo l’infanzia e l’adolescenza di un’intera generazione. Testo allegro,efficace in alcuni punti, ma allo stesso tempo frammentato. I passaggi da una vicenda all’altra risultano, in alcuni punti, forzati. La regia cadenzata condiziona l’evolversi della pièce. Il pubblico è partecipativo durante tutta la performance dell’attrice, accompagnata sulla scena da Valerio Piccolo che oltre ad essere un capace musicista risulta un’ottima spalla. Minimalista ma allo stesso tempo simpatico, Piccolo ha tempi comici naturalissimi. Il finale malinconico è in completo contrasto con lo spettacolo portato in scena, simpatico e leggero. Un’ora e poco più di spensieratezza e compagnia. Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.

Michele Brasilio

Sentieri al Teatro Civico 14 was last modified: aprile 16th, 2016 by L'Interessante
16 aprile 2016 0 commenti
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cèsar
CulturaIn primo pianoTeatro

Cèsar Brie al Nostos teatro di Aversa

scritto da L'Interessante

Il Nostos Teatro, diretto da Gina Oliva , Dimitri Tetta e Giovanni Granatina, chiude la sua seconda stagione “Approdi” con “La volontà- frammenti per Simone Weil” di Cèsar Brie, già vincitore de “I Teatri del Sacro” edizione 2014/2015, noto festival nazionale che ha visto tra i vincitori le più importanti compagnie del teatro contemporaneo. Portata in scena è la storia di Simone Weil famosa filosofa, attivista, scrittrice francese. Le fa compagnia, sulla scena, un infermiere che le sta vicino durante l’agonia, Carlo Manfredi.

Famoso per il suo teatro politico e allo stesso tempo sociale, Cèsar Brie, fa rivivere uno dei personaggi più controversi del ‘900

Non avendo avuto un inizio “a schiaffo” come si suole chiamarlo in gergo tecnico, si ha la sensazione di entrare a poco a poco in un’atmosfera, in un clima, che all’inizio ti è completamente estranea e col passere del tempo ti sfiora, si avvicina fino a prenderti per mano e portarti nella storia. Tutto questo avviene con un monologo al buio. Alla “luce” sei il terzo protagonista di un copione scritto ma subito dopo modificato. Si ha quasi la sensazione di essere stato dimenticato dai personaggi. Un amico, un parente , un malato qualsiasi di quegli anni al quale viene raccontata tutta la storia, senza tralasciare nulla, ma che avrebbe voluto partecipare, essere lì, dare una mano. La drammaturgia è ricca di spunti, originale, sagace. Alterna perfettamente dialogo e narrazione. Tutto si racconta. Tutto viene spiegato in modo lineare al pubblico. Testi lunghi in determinati punti ma mai sgradevoli. La drammaturgia è coadiuvata da una regia elegante, leggera, minimalista ed efficace. Attraversa il pubblico tramite le immagini create. Tutto è ciò che è e ciò che non è. Cèsar Brie ha la capacità di far diventare tutto in altro: una scopa diventa prima un fucile, poi una stampella ed infine ritorna ad essere una comune scopa. Nulla è lasciato al caso, tutto è mosso da una mano che riesce a non farsi vedere. La leggerezza con la quale riesce ad allungare una mano verso lo spettatore, sfiorare con un solo dito l’anima e poi sorridergli è impressionante. Catia Caramia (Simone Weil) interpreta in modo chiarissimo un personaggio che non lo è affatto. Ha in sé una giusta combinazione di tecnica e cuore che usa in modo preciso durante tutto lo spettacolo. E’ sempre emozionante vedere uno spettacolo di Cèsar Brie ma lo è ancora di più se lui è in scena. Non posso dire preciso, non posso dire particolarmente tecnico ma posso, devo e voglio dire che arriva con una facilità sconcertante al pubblico, possiede i sottotesti che tutti gli attori dovrebbero avere in un testo. Mille cambi di registro, vero, asciutto, poetico, emozionante. Il disegno luci di Daniela Vesta è altalenante così come lo sono i cambi di luce durante la pièce. L’incontro di tutti questi fattori attesta che Cèsar Brie è uno dei principali esponenti del teatro contemporaneo. Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.

LA VOLONTA-frammenti per Simone Weil

Drammaturgia e regia: César Brie

Con:César Brie e Catia Caramia

Scene e costumi: Giancarlo Gentilucci

Musiche originali: Pablo Brie

Disegno luci: Daniela Vespa

Assistenti alla regia: Andrea Bettaglio, Catia Caramia, Vera Dalla Pasqua

Consulenza tecnica e macchinistica: Sergio Taddei, Stefano Ronconi, Nevio Semprini, Matteo Fiorini, Gianluca Bolla

Produzione: Campo Teatrale/ César Brie

Michele Brasilio

Cèsar Brie al Nostos teatro di Aversa was last modified: aprile 10th, 2016 by L'Interessante
10 aprile 2016 0 commenti
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