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Categoria

Teatro

Officina Teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Officina Teatro riapre la saracinesca per dare il via ai corsi di Recitazione

scritto da L'Interessante

Officina Teatro

Festeggiando quest’anno il compimento dei dieci anni d’attività, Officina teatro spegne la candelina non con semplici allievi ma con i membri della propria famiglia teatrale

Negli anni, allargata notevolmente, e sempre più fortificata nell’interesse collettivo della creazione di “arte”.

Credendo nel principio di un laboratorio permanente e in continuo divenire, i corsi (nel livello base e in quelli avanzati|semiprofessionisti) diventano occasione di riscoperta di sé, delle proprie attitudini e potenzialità e di sperimentazione. Curiosi, diffidenti e  professionisti, si relazionano costantemente con i numerosi mondi che, spesso, la propria “maschera” nasconde. La magia che viene generata dalle tavole del palcoscenico è il quid senza il quale il direttore artistico, Michele Pagano, non potrebbe operare.

Negli anni la direzione artistica si è sempre più messa in gioco, creando e ricercando altre linee di formazione, avvalendosi della collaborazioni di professionisti del settore (attori e registi) provenienti da tutta Italia; scelta fondamentale per un’offerta eterogenea e innovativa.

Per la stagione 2016/2017 verranno introdotte le due novità: la possibilità di partecipare ad una lezione di prova gratuita durante gli “Open Days” di Settembre. In questo, le date da segnare sono il 26 per gli adulti, a seguire 27 per adolescenti  e il 28 per i bambini. Questo perché la nostra offerta formativa si rivolge a tutte le fasce d’età e si perfeziona poi nei corsi avanzati.

Seconda novità del caso: la presentazione della stagione a termine degli “OPEN DAYS”. Come sempre aperta semplicemente a tutti: amici, curiosi o passanti, sarà una grande festa per raccontare i titoli del cartellone e i tantissimi eventi extra che l’accompagneranno.

 

Officina Teatro riapre la saracinesca per dare il via ai corsi di Recitazione was last modified: settembre 9th, 2016 by L'Interessante
9 settembre 2016 0 commenti
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Romeo e Giulietta
CulturaIn primo pianoTeatro

Romeo e Giulietta a Santa Maria Capua Vetere

scritto da L'Interessante

Romeo e Giulietta

Di Maria Rosaria Corsino

Dopo il grande successo dell’anteprima nazionale nell’antico borgo viterbese di Civita di Bagnoregio è arrivata in Campania, con un trittico di appuntamenti in alcuni dei luoghi più belli della regione, la suggestiva versione ‘interattiva’ di Romeo e Giulietta, ideata e prodotta da “Il Demiurgo”, una compagnia di attori ormai specializzatasi nella valorizzazione dei siti culturali attraverso la narrazione teatrale

 Sabato 17 e domenica 18 Settembre (con due repliche al giorno alle 19 e alle 21) il tour campano de “Il Demiurgo”, grazie alla produzione di “Amico Bio”, si concluderà nello splendido scenario dell’Arena Spartacus all’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere, il secondo anfiteatro al mondo per dimensioni, dopo il Colosseo.

Il prezzo del biglietto, per ogni spettacolo, in ogni luogo, sarà sempre volutamente popolare: 15 euro.

“Il nostro “Romeo e Giulietta”- anticipa Francescoantonio Napppi, fondatore de “Il Demiurgo” – è stato progettato e realizzato in maniera originale e interattiva: coinvolge il pubblico in una dimensione altra, catapultandolo nelle vicende dei Montecchi e dei Capuleti, portandolo a vivere in prima persona la faida che insanguinava la Verona cantata dalla penna del Bardo immortale. Gli spettatori possono muoversi con i personaggi creati da Shakespeare, danzare con loro e seguirne le alterne vicende in prima persona”.

La presentazione dello spettacolo: una messa in scena con la cura di ogni particolare dai costumi storici alle coreografie dei duelli

Dopo il grande successo di critica e di pubblico del viaggio nell’ade di Ulisse alle Grotte di Pertosa(che ripartirà nell’ultimo week end di Settembre),“Il Demiurgo”, in occasione del quattrocentesimo anniversario della morte di William Shakespeare, ha ideato un’innovativa versione di una delle opere più note e significative del più importante drammaturgo della cultura occidentale, che da giugno sta facendo il giro dei siti culturali più belli del Paese.

La vicenda dei due innamorati di Verona è arcinota: Romeo e Giulietta sono i rampolli di due famiglie rivali, i Montecchi e i Capuleti. Il loro amore tormentato, non compreso dalle rispettive famiglie di appartenenza, scocca all’improvviso: forte, impetuoso, inesorabile e folle. La passione li condurrà all’altare, alla gioia. E alla morte. Ma la messa in scena di “Romeo e Giulietta” targata Demiurgo è un vero e proprio omaggio al teatro di Shakespeare, realizzato con una maniacale attenzione al linguaggio e allo sviluppo dei personaggi, che Shakespeare concepì magistralmente donando un valore esemplare ed immortale alla storia. La romantica passione dei due protagonisti, la follia sensibile, incosciente e fragile di Mercuzio, la lealtà giovane eppure saggia di Benvolio, la forza e la temerarietà di Tebaldo, un caleidoscopio di volti, nomi, uomini e donne e personaggi immortali, che rivive ancora oggi, oltre 400 anni dopo, nell’innovativo progetto artistico de “Il Demurgo”, realizzato e concepito da Emilia Esposito, con la regia di Franco Nappi.

Ma soprattutto quello prodotto dal Demiurgo è uno spettacolo ideato con la cura di ogni dettaglio: le musiche eseguite dal soprano Ester Esposito, dal violoncellista Luigi Visco e dal flautista Antonio Ferraro, la scenografia curata nei minimi particolari da Filomena Mazzocca, i costumi di scena realizzati con assoluto rigore storico da Monica Fiorito nella celebre sartoria teatrale napoletana “Artinà”, epersino una specifica consulenza artistica per ‘la coreografia dei duelli’ fornita dal maestr Marco De Filippo grazie alla collaborazione della Compagnia d’Arme “La Rosa e la Spada”.

E anche il cast è di prim’ordine: Romeo e Giulietta sono interpretati, rispettivamente, da Roberto Matteo Giordano, attore campano formatosi alla “London Drama School”, attivo da anni sulle scene teatrali sia italiane che londinesi, dove ha lavorato con le compagnie Chaplins, Working Space Theatre e Tickled Pink, e Giuliana Ciucci, giovanissima attrice napoletana formatasi al Teatro Elicantropo. Nel ruolo di Mercuzio,Andrea Cioffi, uno dei più brillanti talenti della compagnia ELLEDIEFFE, fondata da Luca De Filippo e nel ruolo di Benvolio,Massimo Polito, uno dei migliori prodotti artistici della Scuola teatrale di Nando Paone.

William Shakespeare rivive in scena e accompagna il pubblico

In scena ci sarà anche un cammeo del maestro d’arme Marco De Filippo, e la presenza di uno zoccolo duro di ‘veterani’ che fin dalla prima ora partecipano agli spettacoli de “Il Demiurgo”: Daniele Acerra, Alessandro Balletta, Ferdinando Nappi e Marina Andeloro. Una segnalazione speciale anche per la presenza dei napoletani Roberto Ingenito (frate Lorenzo) e Nello Provenzano (padre Capuleti), due attori esperti e talentuosi già noti agli appassionati di narrazioni teatrali nei siti culturali. E per favorire l’idea di interattività della rappresentazione il pubblico verrà coinvolto sin dall’avvio dello spettacolo nella genesi creativa dell’opera, accompagnato per mano dalla presenza narrante in scena proprio diWilliam Shakespeare, interpretato da Franco Nappi.

 

Il calendario del tour casertano di Romeo e Giulietta

Sabato 17 Settembre ore 19 e ore 21 Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere

Sabato 18 Settembre ore 19 e ore 21 Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere

Romeo e Giulietta a Santa Maria Capua Vetere was last modified: settembre 8th, 2016 by L'Interessante
8 settembre 2016 0 commenti
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Santarantella
CulturaIn primo pianoTeatro

SanTarantella. La danza è la nostra preghiera

scritto da Roberta Magliocca

SanTarantella

Di Roberta Magliocca

SanTarantella dacci oggi il nostro ballo quotidiano, ci rimettiamo a te con ossa, sangue e piedi

Come fedeli all’altare per unirsi al corpo di Cristo, gli adepti di SanTarantella mangiano tarante e pregano ballando in questo scenario di musica e follia, di devozione a ciò che non c’è, o se c’è, è un qualcosa ben nascosto nelle menti di chi non riesce a far altro che danzare, perché la danza è la loro preghiera.  La compagnia SuDanzare ha messo in scena in giro per i teatri del sud, “SanTarantella – La danza è la nostra preghiera” per la regia di Tullia Conte. Su quel palco qualcosa è successo. Il sacro ha danzato con il profano, la normalità si è fusa a tal punto con la pazzia che nessun uomo, saggio o stolto, nobile o plebeo, devoto o ateo, avrebbe mai potuto tracciarne un confine. Chi, infatti, preso da assoluta presunzione, farebbe del suo dito un’ arma da puntare contro chi balla, ininterrottamente, additandolo come folle, pericoloso per sé stesso e limitatamente anche per gli altri? Eppure succede ai protagonisti dello spettacolo , tutti apostoli di questa nuova religione che vede nella tarantella il suo fulcro e il suo Dio, rinchiusi in un ospedale psichiatrico perché, come detto precendentemente, ritenuti pericolosi.

Uno spettacolo travolgente, con musiche legate alle tradizioni del Sud Italia, ma con movimenti della più energica danza contemporanea che si possa immaginare. La bravura di quei corpi perfettamente sposata ad una grande interpretazione che, pur senza parole, ha veicolato il messaggio giusto, un significato che ha colpito in pieno noi spettatori. SanTarantella è stato dedicato a Francesco Mastrogiovanni, maestro di scuola elementare, morto nel 2009 dopo 4 giorni di agonia, abbandonato da medici e infermieri in un reparto psichiatrico di Vallo della Lucania. Perché fosse stato rinchiuso? Le sue idee che coincidevano con i suoi ideali, ma che non coincidevano con quelle di una realtà a lui ostile. Ed io sono una giornalista, in questo momento, e come tale non posso dare giudizi, ma attenermi ai fatti. Ma lasciatemi dire che morire per le proprie idee, essere ritenuto pericoloso solo perché  queste suddette idee non bene si confanno a quelle di un’intera società (o quelle che una parte della società, generalmente quella al vertice, decide che siano idee di tutti quelli che ne fanno parte. Sottilissima differenza) non fa onore ad un paese che si autocelebra come civile. Ma non voglio andare oltre e creare qui una disquisizione su cosa sia stato giusto o sbagliato, di cosa sia andato storto o meno. Questo articolo nasce per esporre una critica, estremamente positiva ed emozionata, di uno spettacolo che non lascia indifferenti e che copre di orgoglio l’arte in una città, Napoli, che a volte fa fatica a far emergere il buono. SanTarantella ha fatto emergere il meglio. Proprio per questo ringrazio la regista Tullia Conte che, con estrema gentilezza e disponibilità, mi ha concesso un’intervista che, come dulcis in fundo, ho deciso di lasciare alla fine di questo articolo.

“SuDanzare”. Quante parole in una sola. Il Sud, il nostro tormentato, profondo, amatissimo e a volte odiato sud, la danza, il sudore per una passione che diventa follia. Quando nasce questo progetto e, soprattutto, quali sono gli obiettivi che SuDanzare vuole raggiungere?

SuDanzare é un collettivo formato da insegnanti di danza tradizionale italiana​, ciascuno con il suo percorso personale. Il contributo di ciascuno é necessario e rende l’associazione unica nel suo genere. L’associazione é nata in Francia ma ha due sedi principali: una a Napoli (Italia) ed una a Parigi (Francia).
L’associazione ha due progetti principali: la Scuola di danza popolare contemporanea e la Compagnia di Teatrodanza.
A Parigi, dove vivo si trova la nostra prima sede. In questa bella città ho avuto la fortuna di incontrare altri migranti come me che con il loro apporto hanno reso suDanzare un’esperienza meravigliosa: Mattia Doto, danzatore contemporaneo e pedagogo che ha arricchito il progetto con le sue conoscenze in termini di danza, coreografia e un approccio olistico all’utilizzo del corpo; Barbara Bitetti, danzatrice di capoeira e di tarantella e  Martina Ricciardi, danzatrice afro-contemporanea che con il loro patrimonio di conoscenze, permettono di effettuare delle interessanti comparazioni tra diverse danze. Inoltre tutti i membri della compagnia di teatro danza (sono 13, francesi e italiani) con il loro impegno costante rendono possibile la creazione di progetti internazionali, come il nostro ultimo spettacolo che si chiama “sanTarantella”. Gli obiettivi di suDanzare sono di aprire altre sedi, ovunque nel mondo. A Napoli la sede è gestita dalla danzatrice Angela Esposito, che si occupa dei corsi di danza di tutti i livelli, ma anche io ci torno spesso ad insegnare.

Da Parigi a Napoli, sulla Tour Eiffel come a Mergellina.  Quale scia degli eventi vi ha portato a ballare dans les rues de Paris?

Il paese in cui siamo nati, l’italia, non ha politiche per i giovani. Siamo una generazione ridotta davvero male e ci siamo dovuti spostare non per scelta ma per necessità oggettiva di costruirci un futuro, di darci una possibilità. In Italia ho fatto questo lavoro per dieci anni, sempre in nero e senza alcuna garanzia, nonostante fossi diplomata per farlo. Non commento le politiche in materia di teatro, altrimenti la mia risposta sarebbe talmente lunga da occupare tutto il sito!

All’estero ho avuto la possibilità di gettare le basi per un’impresa, quindi mi dispiace dirlo perché io sono innamoratissima della mia città, Napoli, ma sotto la tour eiffel si sta molto diversamente che a Mergellina. Poi la migrazione costa caro, perché non vedi mai il mare di napoli per esempio, ma sicuramente le politiche estere in materia di lavoro sono molto più serie di quelle italiane.

 

 

 “SanTarantella. La danza è la nostra preghiera”. Sacro e profano. Uno spettacolo ispirato alla storia di Francesco Mastrogiovanni, la cui morte ha davvero nulla di sacro e troppo di profano, un’ingiustizia che macchia la dignità di un intero paese. Ancora una volta. Chi è SanTarantella? Chi era Francesco Mastrogiovanni?

SanTarantella è un esperimento unico nel suo genere, le coreografie dello spettacolo sono costruite solo sulla base del codice della tarantella, una danza millenaria, una ricchezza della nostra cultura che affonda la memoria nel passato archetipico dei popoli del mediterraneo. Inoltre lo spettacolo non racconta di miti greci oppure di donne tarantate, com’è costume fare quando ci si riferisce artisticamente alla danza della tarantella (o della “taranta”), bensì descrive l’ambiente sociale che si è creato intorno alla rivalutazione della musica e della danza popolare italiana, cominciata negli anni 70 ed oggi divenuta parte della cultura massificata. Questo fenomeno chiamato appunto “taranta” è il motore di un mondo parallelo, con sue proprie credenze, convinzioni, divisioni sociali. Come insegnante di tarantella faccio parte anche io di questo mondo, ma come esperta di antropologia l’ho osservato in maniera partecipata, ed ho scelto di raccontarlo nello spettacolo che ho scritto: la tarantella contemporanea che appassiona la gente al punto da essere diventata come una religione. Nello spettacolo gli adepti sono rinchiusi in un manicomio, perchè, come recita il referto, sono “pericolosi per se stessi e limitatamente anche per gli altri”, in quanto si interessano solo alla danza della tarantella e non vogliono sentir parlare d’altro. L’astuzia scenica, di raccontare il mondo segreto di questi “santarantellari”, serve a mostrare al pubblico in maniera ironica quali mondi siamo in grado di costruire intorno ad un’idea fissa e quanto possa essere pericolosa un’idea che si trasforma in un dogma. L’istinto dello spettacolo è fortemente antipsichiatrico: anche la scienza cade spesso nel dogma, nel paradosso. Il motore di queste riflessioni che mi hanno condotto alla scrittura dello spettacolo è stata la morte di Francesco Mastrogiovanni, ucciso nel reparto psichiatrico di Vallo della Lucania. Francesco Mastrogiovanni aveva 58 anni e faceva il maestro elementare. In una mattina di fine luglio del 2009, un vasto quanto inspiegabile spiegamento di forze dell’ordine è andato a prelevarlo, letteralmente, nelle acque della costiera del Cilento (Salerno) e lo ha portato al centro di salute mentale dell’ospedale San Luca, a Vallo della Lucania, per un trattamento sanitario obbligatorio.

Novantaquattro ore dopo, la mattina del 4 agosto 2009, Mastrogiovanni è stato dichiarato morto. Durante il ricovero è stato legato mani e piedi a un letto senza un attimo di libertà, mangiando una sola volta all’atto del ricovero e assorbendo poco più di un litro di liquidi da una flebo. La sua dieta per tre giorni e mezzo sono stati i medicinali (En, Valium, Farganesse, Triniton, Entumin) che dovevano sedarlo. Sedarlo rispetto a che cosa non è chiaro, visto che Franco non aveva manifestato alcuna forma di aggressività. La legge prevede infatti la possibilità di applicare misure di contenzione nel caso in cui i pazienti siano da considerarsi pericolosi. Nonostante Franco fosse stato sedato per errore ben due volte (cosa che renderebbe inoffensivo chiunque) il protocollo è stato applicato lo stesso, ed egli è stato legato al letto per ben quattro giorni (anche se gli sono stati immobilizzati tutti gli arti e questo è contro la legge)senza mai essere nutrito o dissetato, dunque è morto dopo 90 ore di agonia che io, come tanti italiani, ho potuto vedere nell’agghiacciante video ripreso dalle telecamere del reparto e reso noto dai familiari per cercare di avere giustizia rispetto a questa vicenda che oltre ad essere un esempio di malasanità, racconta la perdita di ogni umanità. La morte assurda di Franco l’ho vista anche negli occhi dei suoi familiari, persone belle ed umane che hanno reagito a tutto questo orrore con dignità.

Ad ottobre si è concluso il processo in primo grado per la morte di franco,  dove il giudice Elisabetta Garzo ha condannato i medici per sequestro di persona, omicidio colposo e falso in cartella, ha invece assolto tutti gli infermieri. A Novembre partirà il processo in appello, dato che secondo la procura gli infermieri non hanno dimostrato di avere cura dei malati e di costringerli in condizioni di scarsa igiene.

La visione che ho del teatro è fortemente politica, nel senso che lo credo un mezzo utile per mettere in luce le vicende umane su cui dobbiamo riflettere, e in quest’ottica tutta la compagnia suDanzare ha deciso di dedicare lo spettacolo a Franco, per aiutare un passaggio di informazioni che diventa macchinoso quando ci si scontra con un sistema che vuole solo autocelebrarsi. Inoltre la tarantella, come musica utilizzata nella cura dei tarantati, era considerata un antidoto contro il male di vivere, il cattivo passato.

Un’ultima domanda prima di salutarti e ringraziarti. Ogni cultura ha una sua preghiera, una sua devozione, un proprio ballo come occhi nuovi per guardare il mondo. Perché SuDanzare sceglie la tarantella?

La tarantella è un codice di movimenti che nella storia dell’umanità è stata utilizzata a più riprese per accompagnare i momenti conditi da “emozioni estreme”. Tutt’oggi essa è ancora un codice utile per la gestione delle emozioni. Abbiamo scelto di occuparci di questa danza, rispettandone e studiandone accuratamente la storia secondo una prospettiva di antropologia teatrale, perché la riteniamo utile per gli uomini e le donne di oggi, che grazie al consumismo sempre più sfrenato, stanno perdendo il contatto con le proprie emozioni e con il proprio corpo. E vi assicuriamo che l’Antidotum funziona, provare per credere!

Qualunque sia il vostro credo, qualunque Dio voi veneriate, sappiate che la musica mai smetterà di suonare e la gente (chiamatala anche pazza!)  mai smetterà di ballare.

SanTarantella. La danza è la nostra preghiera was last modified: settembre 8th, 2016 by Roberta Magliocca
6 settembre 2016 0 commenti
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Mondo
CulturaIn primo pianoTeatro

Il Mondo com’è Adesso, spaghettacolo al Giardino Tescione

scritto da L'Interessante

Il mondo

«Il Mondo com’È Adesso», tornano gli spaghettacoli al Giardino Tescione

 

Dopo una breve pausa estiva, ritornano le serate dell’iniziativa EstaTeatro, originale incontro con il teatro d’autore realizzato dall’Associazione Ali Della Mente con i giovanissimi artisti della Fabbrica Wojtyla. Nella splendida cornice del giardino di Palazzo Tescione (a Caserta in corso Trieste n.283) andrà in scena domani sera alle ore 20,30 lo spaghettacolo il Mondo com’È Adesso, con testi e musiche originali di Patrizio Ranieri Ciu. 

I giovani artisti casertani animeranno una inedita serata, fatta di musica e teatro, per raccontare in modo poetico, ironico e drammatico la caleidoscopica complessità del mondo contemporaneo, mettendone in luci pregi e difetti.

Ospite dell’ottocentesco giardino di Palazzo Tescione, il pubblico vivrà in prima persona una esperienza nuova accompagnato per mano dai protagonisti verso un magico finale che si concluderà con una sana spaghettata comune e da un buon bicchiere di vino.

Info e prenotazioni 334.1281015. Contributo di partecipazione in associazione €5.

Il Mondo com’è Adesso, spaghettacolo al Giardino Tescione was last modified: settembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 settembre 2016 0 commenti
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Biagio Izzo
CulturaEventiIn primo pianoTeatro

Biagio izzo al SonaRè Festival a San Leucio

scritto da L'Interessante

Biagio Izzo

Dopo il maltempo di Venerdì che ha obbligato gli organizzatori della serata a rimandare di un giorno la pièce, Sabato 16 Luglio presso il Belvedere di San Leucio è andato in scena Biagio Izzo con “Bello di papà” di Vincenzo Salemme, con la regia dello stesso Salemme

In teatro non si devono fare paragoni ma non si può prescindere dalle somiglianze. Lo spettacolo potrebbe risultare in prima battuta lontano dalle corde di Izzo che invece riesce a farlo suo, modificandolo in alcuni punti. La stessa regia di Salemme risulta cucita addosso al protagonista indiscusso della serata. Biagio Izzo riesce a imporsi sulla scena sin dai primi scambi di battute, amato come pochi dal pubblico Casertano, ricambia donandosi completamente alle duemila persone presenti in “sala”. Quella di ieri sera è stata l’anteprima nazionale dello spettacolo e per questo mostra alcune incertezze. Il ritmo dello spettacolo è altalenante, l’interpretazione degli attori non è convincente in alcuni punti. Gli attori in scena con Biagio Izzo sono: Mario Porfito accorato ed elegante in scena , Domenico Aria simpatico, divertente ma ancora lontano dall’interpretazione data da Massimiliano Gallo con Salemme , Adele Pandolfi reduce dalle tourneè della prima versione di “Bello di papà” risulta molto convincente e d’impatto, Yuliya Mayarchuck fa rimpiangere Antonella Elia nello stesso ruolo, Rosa Miranda porta a termine il ruolo che il regista le suggerisce, Arduino Speranza nota positiva dello spettacolo, ultimo dei caratteristi napoletani illumina la scena con la sua interpretazione, Luana Pantaleo molto presente sulla scena, gradevole. Nel complesso lo spettacolo è piaciuto molto alla platea praticamente piena del Belvedere di San Leucio ma non ne avevamo dubbi: quando Biazio Izzo chiama, i casertani rispondono. Unica nota stonata dello spettacolo è che con questa interpretazione si perde il finale malinconico e pensieroso che l’autore aveva dato, poiché colmato dalle risate del pubblico.

Michele Brasilio

Biagio izzo al SonaRè Festival a San Leucio was last modified: luglio 18th, 2016 by L'Interessante
18 luglio 2016 0 commenti
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Rosso
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Rosso Vanvitelliano alla Reggia di Caserta

scritto da L'Interessante

Rosso Vanvitelliano

Rosso Vanvitelliano alla Reggia di Caserta

La città di Caserta produce arte ed artisti

        Sabato prossimo 23 luglio alle ore 20.30 è di scena Rosso Vanvitelliano, l’opera teatrale della città della Reggia. È il primo esempio di una autonoma produzione culturale della città di Caserta con i giovani artisti del Laboratorio Tradizione & Traduzione del Teatro Stabile di Innovazione “Fabbrica Wojtyla” città di Caserta.

        Un prodotto totalmente cittadino, già richiesto a Trieste ed ora anche a Napoli dallo storico direttore di Teatro Spazio Libero, Vittorio Lucariello, l’autorevole promotore con Amelio del post-modernismo, che parla dello spettacolo come la nuova avanguardia dove Caserta ha anticipato persino Spoleto e l’Arlecchino: on to freedom di Tim Robbins.

        Rosso Vanvitelliano, così già vanto di Caserta, è una anticipazione delle azioni culturali, coordinate da Vincenzo Mazzarella, di valorizzazione di Palazzo Reale concordate nella convenzione sottoscritta dal direttore Mauro Felicori con l’amministrazione del Comune di Caserta nell’ambito del progetto della Regione Campania Tradizione & Traduzione finanziato dal Piano d’Azione per la Coesione.

        Una rappresentazione teatrale itinerante unica nel suo genere che coinvolge tutte le stanze storiche visitabili del Palazzo Reale: oltre trenta artisti con i testi originali di Rosso Vanvitelliano dedicati  alla Reggia di Caserta da Patrizio Ranieri Ciu.

        «L’istante in cui Luigi Vanvitelli, fermo di fronte alla vasta distesa scelta da Carlo III, ha visto concretizzarsi nella sua mente l’immagine della Reggia di Caserta fu all’ora del crepuscolo. Il tramonto alla Reggia di Caserta è infatti magico: il sole penetra le finestre o gli alberi nel parco dando a stanze e giardini una luce impareggiabile».

       Rosso Vanvitelliano, spettacolo serale di eccellenza, prende infatti il via nella Reggia di Caserta al tramontar del sole. Gli appartamenti storici rivivono nel percorso teatrale le autentiche storie del nostro patrimonio culturale. Vicende umane, drammi, ricordi, emozioni, momenti tristi e allegri, situazioni tragicomiche, buffe o intime, tutte evocazioni vissute nel Palazzo Reale più grande del mondo che si tingono di un rosso vitale.

        È il passato culturale, vissuto alla Reggia da uomini come Filangieri, Cuoco, Goethe, Dumas, che incontrando l’attualità mascherata da Policinella ci accompagna all’appuntamento con i protagonisti: Vanvitelli, il grande ideatore del complesso architettonico nel suo monologo a Dio, Hackert ed i suoi disegni, Graefer alle prese con il Giardino inglese, le dicerie di Corte su Maria Carolina con accanto Emma Lyon, la prostituta inglese, particolarmente intima della Regina con les attitudes, danze velate che accesero l’interesse del suo amante, l’ammiraglio Nelson. Si rievoca lo scontro di questi con Caracciolo ed i rivoluzionari del ‘99, la politica di corte nelle mani di Acton e del reggente Tanucci, la repressione del Cardinale Ruffo, la violenza di Gennaro Rivelli, il menino del Re, mentre nelle cucine Ferdinando è alle prese con il sartou di riso e con una cameriera di corte che insegue le quattro principessine nate alla Reggia destinate a divenire le regine di tutta l’Europa. Un emozionante viaggio nel tempo che permette l’incontro con Eleonora Pimentel e Luisa Sanfelice, dame di Corte poi rivoluzionarie e messe a morte, ed ancora con Paolina e Carolina Bonaparte, le sorelle di Napoleone che anche a Caserta allestirono le loro famose feste in maschera e con Maria Sofia, regina soldato, ultima dei Borbone a lasciare Palazzo Reale. Tutto negli splendidi costumi delle diverse epoche.

        In ogni angolo della Reggia quindi c’è un segno della vita che è passata tra un testo ironico sulla lettura ed un sogno, tra un pensiero ed un dipinto. Ma non tutto è evocazione: nelle stanze finali del percorso la nuova sorpresa: è la voce umana dell’oggi. «Che siamo?» ci chiede. Perché tra tante voci della Storia il viaggio nella Reggia è un pretesto per ricordare che l’umanità ha ancora tanto da imparare.

       Ingresso con spettacolo e visita agli appartamenti storici, per l’occasione al costo solo di 1€ il che certifica come la volontà del Ministero, della Reggia e della città di Caserta come protagonista hanno un obbiettivo comune: la diffusione della Cultura.

Rosso Vanvitelliano alla Reggia di Caserta was last modified: luglio 18th, 2016 by L'Interessante
18 luglio 2016 0 commenti
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accademia
CulturaIn primo pianoTeatro

Accademia vesuviana del teatro: la rassegna

scritto da L'Interessante

Accademia – Accademia Vesuviana del Teatro

L’ Accademia Vesuviana del Teatro diretta da Gianni Sallustro  è un’eccellenza del nostro territorio

Premiata dalla Polizia di Stato per il lavoro svolto sulla legalità, dalla Norman Academy con la medaglia Aurata al merito e inserita nella Biblioteca digitale sulla camorra e Cultura della Legalità dell’Università degli Studi di Napoli  Federico II con lo spettacolo “Mater Camorra”.

L’ Accademia propone “ ‘O culore d’e pparole” nona edizione della rassegna teatrale di sei giorni che si svolgerà dall’8 al 15 luglio al teatro Di Costanzo Mattiello di Pompei con spettacoli di autori classici e  contemporanei: Roberto Piumini, Giambattista Basile, Eduardo Scarpetta, Eduardo De Filippo, Paul Bilhaud, Alexandre Bisson e George Feydeau.

“ ‘O culore de pparole”- dice Gianni Sallustro direttore dell’Accademia – vuole essere un momento per  dare un particolare significato al colore della parole, al colore della voce, al colore dei gesti, al colore dei pensieri su cui hanno tanto sperimentato gli allievi. Un colore difficile da definire  perché è qualcosa  di astratto, di non tangibile; è sentimento, emozione, adesione, critica, commento, ragionamento, è la ricerca di quello che c’è sotto  le parole, sotto i comportamenti ed i ragionamenti. Con la recitazione le parole possono essere colorate, ma questa coloritura non deve essere mai artificiosa, ma sempre e comunque motivata. Solo in questo modo si potrà portare a galla l’io interiore degli allievi”

Si comincia Venerdì 8 Luglio 2016  ore 20.30 con “C’era una volta……lo cunto de  li cunti” un lavoro in cui la fiaba è la protagonista; nasce dalla commistione tra l’opera “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile e “il cuoco prigioniero” di Roberto Piumini. Le prelibatezze culinarie dello chef Antonio Gimbellino, noto a tutti come Totò Sapore, si fondono con le storie dei personaggi della “Gatta Cenerentola” e di altri ‘cunti’ di Basile. Pochi italiani sanno che alcune delle più belle fiabe del mondo, da “Cenerentola” al “Gatto con gli stivali”, un po’ prima di finire dentro i libri di Perrault e Grimm, dove tutti le scoprimmo da bambini, erano giunte all’orecchio del napoletano Basile, che all’inizio del Seicento le acciuffò e inguainò nella sua lingua, infilandole in quel Cunto de li cunti che fu definito da Croce il «più bel libro italiano barocco» e da Italo Calvino «il sogno d’un deforme Shakespeare partenopeo.

Si prosegue sabato 9 luglio ore 20.30 con la “Serata Eduardiana”  con i due atti unici di Eduardo De filippo: “Quei figuri di trent’anni fa” e “Gennareniello” .

“Gennariniello”: La commedia breve, apparentemente inconsistente nella trama e leggera per le figure comiche di Tommasino e della sorella zitella di Gennaro, è invece intrisa da una profonda melanconia dell’autore nei confronti di quegli uomini che, sempre attratti dalle grazie femminili e dalle lusinghe della giovinezza, non si rassegnano al passare del tempo e vivono in una famiglia che, essi pensano, non li circonda dell’amore e della considerazione che desidererebbero. Essi si sentono, ancora gennarenielli, ma senza reali speranze per l’avvenire, non si rendono conto, o non vogliono, di essere diventati, quello che forse sono sempre stati, dei poveri gennari. “Quei figuri di trent’anni fa” : L’atto unico racconta una serata nel “Circolo della caccia”, nome fittizio che serve da copertura per una casa da gioco clandestina, gestita da don Gennaro Fierro fidanzato di Peppinella (da lui chiamata “Sciù Sciù”), una donna che vive, insieme alla madre, Assunta (la “marchesa madre”), nel Circolo. Filomena è la cameriera del Circolo e delle due donne, disperata per i modi rozzi di come la trattano. Mentre fervono i preparativi per una serata di gioco, arrivano don Gennaro Fierro e un altro uomo, Luigi Poveretti. Quest’ultimo viene istruito dal gestore del “circolo” per fare il nuovo “palo”, per aiutarlo, cioè, a vincere passandogli opportunamente le carte, sollecitato da opportuni segni concordati tra i due. Tanti i personaggi che agiscono in questa opera.

Lunedì 11 Luglio 2016 ore 20.30 per l’ Accademia vesuviana del teatro andrà in scena un classico del teatro:  “Tre pecore viziose”  di Eduardo Scarpetta. La commedia, scritta nel 1881, si delinea nel più tipico stile del comico napoletano, che scrisse moltissime opere teatrali con un unico obiettivo: far ridere ad ogni costo, cercando di sfuggire alla mediazione del pensiero, assolutamente convinto che solo l’ilarità potesse offrire all’uomo l’occasione per difendersi dalla routine arida del vivere quotidiano, che annulla i sogni e le aspirazioni di ognuno. Si tratta di uno stile che all’epoca subì anche molte critiche, addirittura Scarpetta fu trascinato da D’Annunzio in una lunga azione legale per avere egli osato scrivere una parodia de “La figlia di Iorio”. Ma fra tante critiche ci fu anche chi si levò in difesa di Scarpetta, fra tutti l’autorevole filosofo Benedetto Croce.

 

Mercoledì 13 Luglio 2016 ore 20.30  il teatro del malinteso, della gelosia e del tradimento tra marito e moglie, marito e amante tipici di George Feydeau diventano gli ingredienti de “L’amore è una cosa meravigliosa”; eventi assurdi, occasionali, peripezie varie, scatenano situazioni comiche paradossali, in cui i personaggi vengono coinvolti in innumerevoli colpi di scena al limite del surreale. Un signore segue sino a casa  una giovane signora, e scopre che questa altri non è se non la moglie di uno dei suoi migliori amici. Per niente disposto ad arrendersi, il corteggiatore giura alla donna di riuscire a dimostrare che suo marito le è infedele, ottenendo in cambio da lei una notte d’amore. La donna, nel frattempo, conosce la moglie del suo corteggiatore e si alleano insieme per vendicarsi dei rispettivi mariti adulterini. Nella camera d’albergo, prenotata dal marito per incontrarsi con l’amante, si ritrovano diabolicamente tutta una serie di personaggi con scontri, fughe e aggrovigliati intrecci che determinano grande ilarità.

 

Giovedì 14 Luglio 2016 ore 20.30 sarà la volta  “Gelosie e tormenti” di Alexandre Bisson, autore francese, che dotato di fervida fantasia comica, scrisse da solo o in collaborazione circa 60 commedie. Napoli 1750. Il povero Felice è vittima dall’ossessiva gelosia della moglie Gemma e delle sue continue scenate a seguito delle quali, sistematicamente, litigano per poi abbandonare entrambi la casa fino a sera. Pensano di approfittarne, per poter uscire indisturbati, i loro camerieri  che, a loro insaputa, spruzzano di profumo il povero Felice sperando che questo scateni le ire di Gemma. Ed il litigio esplode proprio nel momento in cui giungono per il pranzo, i fratelli  di Gemma, con le loro promesse spose e la loro zia, Suor Redenta!Da qui in avanti ne accadranno di tutti i colori; un crescendo di situazioni comiche, ambiguità, colpi di scena coinvolgeranno tutti i protagonisti fino all’epilogo nella più classica tradizione degli autori francesi.

 

L’ Accademia conclude la rassegna, venerdì 15 Luglio 2016 ore 20.30  “Le pillole d’Ercole” scritta nel 1904 dai commediografi francesi Charles Maurice Hennequin e Paul Bilhaud La storia gravita attorno a due medici, uno dei quali ha inventato la pillola di Ercole, un portentoso ritrovato della medicina, estremamente afrodisiaca. Ma cosa potrebbe succedere se la pillola venisse utilizzata per vincere una scommessa? Se poi si aggiungono una carrellata di colorati personaggi e una moglie innamorata il risultato sarà di sicuro effetto e darà luogo ad un concatenarsi di spassosi eventi. Le pillole d’Ercole è una commedia esilarante e briosa, un meccanismo drammaturgico ad alto ritmo in cui intrighi, malintesi e colpi di scena generano un’esplosiva miscela di comicità. Il testo mostra ancora oggi una freschezza di dialoghi sorprendente e funziona come un ordigno ad orologeria, dove in ogni istante la vicenda si complica arrivando a generare situazioni così paradossali e complicate che sembra impossibile allo spettatore, tra una risata e l’altra, che tutto ritorni alla normalità, arrivando ad un lieto fine.

Tutti gli spettacoli sono ad ingresso gratuito.

 

L’ Accademia Vesuviana del Teatro di Gianni Sallustro è una scuola di recitazione teatrale e cinematografica  che si propone di  dare ai giovani e ai meno giovani  un’occasione per esprimere le loro qualità, coltivare le loro passioni. Nella recitazione il corpo, la voce e la mente sono  gli  strumenti  attraverso  i quali si rappresentano le emozioni. Sono queste emozioni che danno  vita a un personaggio sul palcoscenico e dietro la macchina da presa. Bisogna avere, quindi,  prima un certo controllo su corpo-mente-voce per poi passare alla dimensione delle emozioni .Per  ultimo  bisogna studiare il personaggio attraverso l’analisi dei testi e della vita dello stesso. Per queste motivazioni l’Accademia fa  vivere, studiare e sperimentare  il teatro, il cinema,  la danza ,la musica , il canto ai suoi allievi affinché respirino  il mondo dell’arte a 360° gradi. In questo modo gli si garantisce  un’alta preparazione con docenti qualificati e con l’allestimento  di spettacoli teatrali  e prodotti audiovisivi .

 

 

Accademia vesuviana del teatro: la rassegna was last modified: luglio 1st, 2016 by L'Interessante
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Cala il sipario del Ariston di Marcianise

scritto da L'Interessante

Ariston

Che si spengano le luci, la festa è terminata. Il 30 giugno, come se la storia appartenesse al passato, cala il sipario del cine– teatro Ariston di Marcianise

 Lo spettacolo è finito. E non certo per andare in vacanza. Non c’è niente più da guardare. Ad annunciare la chiusura definitiva dello stabile è stato Emilio Napolitano, gestore dell’antico teatro cittadino.

 Anche l’ultimo angolo di palco, di fronte alle amarezze di quanti ne hanno vissuto crescita e successi, si piega in valigia e va a morire di vecchiaia nella soffitta dei ricordi.

 A poche ore dai sigilli ufficiali, l’ultimo applauso e già nostalgia. È stato un lungo cortometraggio di esperienze che, iniziato negli anni quaranta, ha collezionato file di consensi. Una stima solida, comprovata dal magone che, all’alba dei titoli di coda, è difficile da digerire.

 L’Ariston è il primogenito artistico del Mugnone, fondato dal padre di Emilio, Pasquale Napolitano, in una Marcianise bucolica, pregna di tradizioni ed echi culturali, ben distanti da una modernità che se ne frega di guardarsi alle spalle.

Non è necessario indagare sulle cause di tale scelta– ha dichiarato in una lettera aperta il titolare dell’Ariston – che, invece, ha ritenuto giusto sottolineare il soddisfacente percorso realizzato in questi anni, una traiettoria piena di solidi rapporti umani, allegria, cultura e intrattenimento. Valori inestimabili, questi, che resteranno certamente intramontabili in quanti si sono lasciti coinvolgere da un’avventura che non ha nulla da rimpiangere.

Raccontarsi che doveva andare così, stando alle reazioni di molti cittadini marcianisani, resta comunque uno sforzo.

La rassegnazione per una fine che sembrava preannunciata dal tempo che passa, e trasforma qualunque minuzia in qualcosa di diverso, non basta per dimenticare.

L’Ariston è stato lo scenario di appoggio per molti successi del gemere, difficili da scordare la promozione e l’organizzazione di stagioni teatrali di primissimo livello. Dal Gotha del teatro italiano Albertazzi a Mario Scaccia, da Ottavio Piccolo a Ugo Pagliai e Paola Gassman.

Non è stato un teatro, ma il teatro. Quello che aveva le mura impegnate di identità e profumo antico, quello che dovevi cercare tra le viuzze di una Marcianise che voleva continuare a farsi sentire.

La città del vecchio Mugnone, nato per rilassare i visi stanchi di chi faceva ritorno da una giornata di duro lavoro nei campi, il profumo delle caldarroste nel carretto ambulante, che sostituiva dignitosamente i pop corn di oggi, sono soltanto l’ultima scena dell’ultimo atto di un meraviglioso spettacolo. Questa volta, però, inchinarsi o applaudire è un po’ più complicato.

Michela Salzillo

 

Cala il sipario del Ariston di Marcianise was last modified: giugno 28th, 2016 by L'Interessante
28 giugno 2016 0 commenti
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Campania Actor Studio - L'Interessante
CinemaCulturaEventiIn primo pianoTeatro

Campania Actor Studio. Michele Caputo per il Centro Commerciale Campania [VIDEO]

scritto da Roberta Magliocca

Sono passati poco più di due mesi dai casting, dai quei circa 200 aspiranti attori che – un po’ imbarazzati ed un po’ impauriti – hanno calcato il palcosenico del Centro Commerciale Campania in cerca della loro occasione.

Il Campania Actor Studio è cominciato lì e di quei 200 ragazzi, ne sono stati scelti 29. Ognuno con la sua età, la sua storia, ha dato il suo contributo a questo progetto la cui direzione artistica è curata dall’attore comico Michele Caputo.

I ragazzi, provinati dagli attori Lucio Caizzi, Francesco Paolantoni e Massimiliano Gallo hanno intrapreso – con gli stessi attori – un percorso di formazione durante il quale hanno appreso alcuni fondamentali di questo mestiere.

Campania Actor Studio: le riprese

La settimana scorsa, sempre negli ambienti del Centro Commerciale Campania, sono cominciate le riprese della web serie che andrà online a Settembre per ben dieci puntate. Ma non finirà lì il Campania Actor Studio. Già perchè, da Ottobre, una nuova sfida attenderà i ragazzi del progetto: la realizzazione di uno spettacolo teatrale, grazie alla supervisione di Michele Pagano, direttore artistico di Officina Teatro, in San Leucio (Caserta).

Un grande progetto, ambizioso ed importante, che punta alla valorizzazione del territorio, a dare un’alternativa valida ai ragazzi che – qui al sud – spesso, un’alternativa non ce l’hanno.

In bocca al lupo, dunque, a tutti i ragazzi coinvolti nel progetto Campania Actor Studio. E che questo sia solo uno dei tanti palcoscenici che calcherete con l’entusiasmo, la passione e il talento che vi contraddistingue oggi.

Intanto vi ricordo che potrete seguire tutti i retroscena del progetto, leggendo il blog e commentando i post che di volta in volta vengono pubblicti.

Roberta Magliocca

Campania Actor Studio. Michele Caputo per il Centro Commerciale Campania [VIDEO] was last modified: giugno 28th, 2016 by Roberta Magliocca
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alessandro preziosi
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Alessandro Preziosi all’anfiteatro campano

scritto da L'Interessante

Alessandro Preziosi

Se è vero che l’arte è un appello al quale troppi rispondano senza essere chiamati, la sua voce è la possibilità a cui ci ancoriamo più spesso. L’artista non ha il potere di risolvere o assottigliare la realtà, ma talvolta è in grado di costruire dimensioni parallele in cui andare oltre diventa possibilità concessa e non discussa.

È tra le pieghe di un orizzonte allargato verso il futuro che si inserisce uno degli spettacoli più attesi del mese di giugno. Venerdì 24, alle ore 21:00, nel suggestivo anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere, arriva un Prometeo moderno ed assolutamente imperdibile.

Ad interpretarlo sarà l’attore di origine napoletana, Alessandro Preziosi, che in un evento promosso dalla fondazione Mario Diana ONLUS e in collaborazione con la sovrintendenza dei Beni archeologici di Santa Maria Capua Vetere, intende portare in scena uno spettacolo che funga da riflessione e spunto sociale.

“L’ opera non è stata scelta a caso – ha dichiarato l’attore- in occasione della mia prima volta all’anfiteatro, ho voluto proporre una messinscena che si rivelasse un buon auspicio. Un monito di speranza e di cammino verso un futuro migliore.”

Il monologo è una rivisitazione ispirata al mito classico di Eschilo, un ‘idea che Alessandro Preziosi ha realizzato grazie al sodalizio artistico col produttore Tommaso Mattei.

Secondo quanto dichiarato dagli autori dello spettacolo, l’esclusiva non casuale e ricaduta su un personaggio che, con un carattere innegabilmente complesso, va ad incastrarsi perfettamente – seppur in maniera allegorica – con la situazione disordinata e contraddittoria in cui versa l’Italia intera.

“ Siamo un paese ricco di possibilità e talento  – ha detto Preziosi – ma vergognosamente annichilito dall’egoismo di chi continua a prestare attenzione ai propri interessi, calpestando la propria terra e la dignità altrui”.

La trama originale racconta di un Zeus sfidato con l’inganno dall’ impavido   Prometeo, al nobile scopo di aiutare gli uomini. Encomiabile obiettivo che per i mezzi illeciti attraverso cui verrà perseguito sarà severamente condannato.

La storia, che nasconde una doppia ed attuale chiave di lettura, si fa portavoce di una morale che ha ben poco da aggiungere: l’impegno per il bene comune dovrebbe essere il cardine vitale di ciascuno, anche a costo di un personale sacrificio. Obiettivo che andrebbe, però, delimitato ben prima di certi confini, quegli stessi che Prometeo non fu in grado di rispettare, perché acciecato da un irrefrenabile desiderio di onnipotenza.

Lo spettacolo, che intende celebrare il trentennale della morte di Mario Diana- imprenditore casertano vittima di camorra- sarà una valida opportunità per presentare un nuovo progetto firmato dalla fondazione che ne ha ereditato il nome.

A partire dall’autunno prossimo, infatti, saranno stanziati dei fondi a sostegno della formazione universitaria di giovani talenti del territorio campano. Un motivo in più per partecipare, insomma!

Perché l’arte fine a sé stessa è senz’altro sinonimo di beltà, ma quando è finalizzata a qualcuno o qualcosa raggiunge certamente gli apici di una sublime raffinatezza.

Michela Salzillo

Alessandro Preziosi all’anfiteatro campano was last modified: giugno 10th, 2016 by L'Interessante
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