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Categoria

Teatro

Teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Il teatro di John Ford e la fortuna di una tragedia crudele

scritto da L'Interessante

Teatro.

Convegno Internazionale

 

‘Tis Pity She’s a Whore.

Il teatro di John Ford e la fortuna di una tragedia crudele

 

Con il patrocinio del Comune di Napoli e dell’Università di Napoli “L’Orientale”

 

Napoli, 15 dicembre 2016, ore 9.30

Sala del Capitolo del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore – Napoli

 

Comitato Scientifico: Roberto D’Avascio (Università di Salerno), Bianca Del Villano (Università di Napoli “L’Orientale”), Angela Di Benedetto (Università di Foggia), Paolo Pepe (Università degli Studi eCampus) e Savina Stevanato (Università degli Studi eCampus)  

Un gruppo di giovani docenti di diverse università italiana ha organizzato a Napoli un importante convegno sulla figura di John Ford, ultimo drammaturgo elisabettiano del Seicento inglese, che si terrà nella giornata del 15 dicembre 2016.

Tale manifestazione intende mettere a confronto i contributi di diversi ricercatori e specialisti di studi letterari e teatrali che saranno in città arrivando da diverse parti d’Italia, durante una intensa giornata di studi che vuole proporre un approccio sistematico alla drammaturgia teatrale di John Ford, a partire da uno dei suoi capolavori riconosciuti – Peccato che fosse una puttana – aprendo l’indagine a riflessioni di taglio comparatistico e interdisciplinare.

Napoli, città di importanti studi shakespeariani negli ultimi anni, è stata scelta come sede del convegno: è nella nostra città, infatti, che Luca Ronconi volle essere presente nel mettere in scena la sua versione nel 2006; ancora nella nostra città è stata pubblicata nel 2013 dall’editore Liguori l’unica monografia italiana dedicata all’illustre drammaturgo inglese; sempre nella nostra città l’opera è stata ripresa da Laura Angiulli nel 2016 per il Napoli Teatro Festival Italia. 

‘Tis Pity She’s a Whore (c. 1633), opera eccessiva e sanguinosa, il cui nucleo è rappresentato dall’amore incestuoso tra fratello e sorella, ha attirato – almeno dalla fine dell’Ottocento – l’attenzione di importanti registi e drammaturghi: da Maeterlinck, con la sua lettura simbolista, al teatro della crudeltà di Artaud, alle messe in scena di Visconti e Ronconi, fino allo In-Yer-Face Theatre di Sarah Kane. Tuttavia, nel panorama critico italiano, ad oggi non si registrano che pochi, e comunque isolati, contributi di analisi.

Con questa miscellanea di contributi si intende avviare e proporre un approccio sistematico alla drammaturgia di Ford, a partire da uno dei suoi capolavori riconosciuti, aprendo l’indagine a riflessioni di taglio comparatistico e interdisciplinare. Dopo un preliminare inquadramento degli indirizzi della scena inglese di periodo giacomiano e carolino, i contributi previsti si concentreranno sull’analisi delle fonti e delle strutture testuali di ‘Tis Pity She’s a Whore e sulla sua fortuna in ambito soprattutto inglese e francese, con specifici approfondimenti dedicati ad alcune importanti messe in scena, riscritture e traduzioni. Gli ambiti coperti dagli interventi selezionati andranno dalla critica letteraria alla linguistica applicata, alla semiotica teatrale.

Interventi e relazioni dei professori Simonetta de Filippis, Bianca Del Villano, Paolo Pepe, Tommaso Continisio, Valentina Rossi, Savina Stevanato, Maria Grazia Porcelli, Angela Di Benedetto, Roberto D’Avascio, Mirko Brizi, Marco Giola, Roberta Ziosi, Fausto Malcovati.

Letture a cura degli attori Fabrizio Nevola e Vila Graziosi.

Proiezione del documentario “Ford nel laboratorio di Ronconi”.

Il teatro di John Ford e la fortuna di una tragedia crudele was last modified: dicembre 14th, 2016 by L'Interessante
14 dicembre 2016 0 commenti
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Teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Fortebraccio Teatro torna al Civico 14

scritto da L'Interessante

Teatro.

Di Michele Brasilio

FORTEBRACCIO TEATRO ALLO SPAZIO X

Per il terzo anno di fila torna al Teatro Civico 14 Fortebraccio Teatro. Il Teatro Civico 14 da quest’anno ha una nuova casa, si sposta dall’ormai famoso vicolo Della Ratta (sede storica del teatro) alla nuova struttura “Spazio X” in Via Petrarca 25 aperta in collaborazione con AmàteLAB e Obelix. Un nuovo hub creativo che avvicina come polo culturale diverse esperienze artistiche. La sede risulta “nuova” sicuramente dal punto di vista strutturale. ma soprattutto dal punto di vista ideologico e artistico. Non molti posti sul territorio hanno come prerogativa lo sviluppo di idee, progetti artistici e di collaborazioni esterne.

RECENSIONE

Fortebraccio Teatro porta in scena “Amleto + die fortinbrasmaschine” una “riscrittura della riscrittura” come stesso loro l’hanno definita poiché è tratta dall’opera di Heiner Müller “Die Hamletmaschine” scritta dall’autore tedesco alla fine degli anni ’70 e che, allo stesso tempo,  si ispirava all’opera shakespeariana. La riscrittura di Roberto Latini e  Barbara Weigel è, quasi sicuramente, una delle particolarità dello spettacolo che colpisce di più. Un adattamento coerente, forte e poetico che lascia intravedere un importante studio sull’opera e sull’autore. La volontà di utilizzare i microfoni in scena potrebbe risultare un’idea superata ma mai come in questo spettacolo , come sempre capita negli spettacoli di Fortebraccio Teatro, non risulta mai una scelta banale e antiquata. La lettura “radiofonica” dell’opera risulta una scelta vincente sin dal primo minuto. Roberto Latini interpreta tutti i personaggi dell’Amleto mostrando subito una forte capacità di arrivare velocemente allo spettatore e un enorme bagaglio attoriale. Capace tecnicamente si dona completamente allo spettacolo e alla platea che è seduta a “sentirlo”. Un attore generoso e sensibile come se ne incontrano pochi. La regia è lineare, non particolarmente complessa, ma nonostante tutto, coesa con l’idea di messa in scena finale. Il susseguirsi di voci, di storie nella storia, ci portano in un’atmosfera quasi liturgica: “Ciò che è morto, non è morto nella storia. Una funzione del dramma è l’evocazione dei morti – il dialogo con i morti non deve interrompersi fino a che non ci consegnano la parte di futuro che è stata sepolta con loro” (Heiner Müller). Una pièce che corre veloce per 80 minuti e che cattura ogni sera applausi scroscianti.

Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.

Fortebraccio Teatro torna al Civico 14 was last modified: dicembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 dicembre 2016 0 commenti
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teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Teatro. Natale in casa Cupiello al San Ferdinando di Napoli

scritto da L'Interessante

Teatro

Di Michele Brasilio

Arriva a Napoli “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo, regia Antonio Latella.  Lo spettacolo arriva nella terra di Eduardo, nei suoni che hanno caratterizzato la sua drammaturgia e, soprattutto, arriva nel suo teatro, il San Ferdinando, rimesso in piedi con i sacrifici di una vita. E’ così che i personaggi eduardiani calcano nuovamente il palcoscenico respirato in passato da Eduardo, Luca e Pupella Maggio. Dalle primissime battute si nota un amore, una reverenzialità nei confronti del testo ma, allo stesso tempo, un allontanamento dalla messa in scena classica.

Ntalae in Casa Cupiello al Teatro San Ferdinando. LA recensione

Latella, nella sua regia, mette in risalto la punteggiatura di Eduardo e in particolar modo gli accenti resi allo stesso tempo tormentone e punto di partenza per una lettura trasversale dell’opera. Così come l’autore ha diviso l’opera in tre atti per scandire il tempo delle feste natalizie nelle quali si svolge la storia, così Latella divide lo spettacolo non solo in tre “atti”, ma soprattutto in tre “momenti” completamente diversi tra loro. La regia non tradisce le aspettative: una lettura sagace dell’opera denota un grosso studio sul testo, le immagini create spiegano perfettamente i messaggi lasciati tra le righe da Eduardo e infine la capacità di saper leggere il messaggio contenuto nel testo e tradurlo, “tradirlo” è una cosa che pochissimi registi possono permettersi di fare. Dal buio scenico si vede scendere una stella cometa dal cielo del teatro. Una stella che, come dice lo stesso Latella, “non porta nessuna buona notizia, non mi interessano i buoni sentimenti. Luca Cupiello insegue la stella come le pale di un mulino a vento. Lievita in assenza di concretezza e si riduce ad un dolore fasciato di pelle e ossa; un pater fuori ruolo che parla un’altra lingua e si muove in un altro modo.” Il primo atto è una sorta di “Annunciazione” , un prologo di sventura, dal quale prenderà vita il secondo atto descritto come viaggio, trip mentale e sonoro nella casa Eduardiana . Il terzo ed ultimo atto è visto come orazione funebre, ha un’aria tetra ma allo stesso tempo pacata. Gli attori sulla scena rendono perfettamente ciò che il regista voleva da loro, date le immense qualità. Una compagnia fatta di giovani ma che ha dalla sua molti successi. Le luci, l’audio e tutto ciò che riguarda il lato tecnico della messa in scena è impeccabile e fondamentale per la buona riuscita dello spettacolo. Latella non ha per nulla tradito Eduardo ma è comprensibile se lo spettacolo non riesce ad arrivare a tutti, a convincere. Uno spettacolo da vedere, da vivere, da immaginare, pieno di colori, emozioni e sensibilità diverse. Latella con la Compagnia StabileMobile si impone nel panorama nazionale ed europeo come una delle più importanti compagnia del teatro contemporaneo.


LA RIFLESSIONE

Ci tengo a chiudere con una piccola e modesta riflessione sul teatro. In sala durante lo spettacolo, era seduto nelle prime file, un regista e attore napoletano che in più occasioni fuori dal teatro ha manifestato il suo disappunto sulla regia e sulla lettura data alla pièce. Non ci sarebbe nulla di male se questo attore e regista non avesse offeso gli spettatori seduti in platea dicendo a chiare lettere che di teatro capiscono poco e che basta mettere un prezzo al biglietto per farli applaudire a fine spettacolo. In questo momento sorge un dubbio: E’ più importante che un regista rispetti la regia, il tipo di recitazione dettata da Eduardo o che rispetti gli ideali di Eduardo, gli spettatori e il posto sacro nel quale lavorava? Quanto costa un’idea geniale? Esiste una selezione naturale? In quanto spettatori vorremmo fidarci di Darwin. A voi l’ardua sentenza.

Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.

Teatro. Natale in casa Cupiello al San Ferdinando di Napoli was last modified: dicembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 dicembre 2016 0 commenti
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Atelier
CulturaIn primo pianoTeatro

Atelier del costume Teatrale ActoryArt

scritto da L'Interessante

Atelier

di Roberta Magliocca

Mala tempora currunt. Il periodo è quello che è, a pochi giorni dal discusso Referendum Costituzionale c’è chi si scanna in nome di un futuro che sembra stare a cuore a tutti.

Eppure le librerie chiudono, i teatri sono vuoti, le scuole cadono a pezzi sotto il peso schiacciante di una società al contrario dove ragazzi non ancora formati hanno la presunzione di conoscere tutto, e I MAESTRI  vedono svilire il loro ruolo nel mondo.

Abbiamo perso i punti di riferimento. Niente Catullo nelle nostre frasi d’amore, nessuna eco di Eduardo nell’ironia partenopea, nessuna lettura prima di andare a dormire.

Smontate pure gli alberi, le strade, le montagne, i portoni di lontana memoria. Abbiamo fallito.

Oppure no? Forse basta solo cercare più a fondo. La meraviglia fa fatica ad emergere. Noi un po’ di meraviglia l’abbiamo scovata, in una taverna nel casertano. 

E lì abbiamo incontrato Claudia e Vittoria, due donne di una semplicità e di un sorriso disarmanti. Intorno a noi, tutti i colori del mondo.

Sono i colori delle stoffe de l’ Atelier del costume Teatrale ActoryArt

Parte tutto dal teatro, grande passione che accomuna la regista Vittoria Sinagoga e l’attrice Claudia Buono. Da questa passione c’è l’incontro dei vestiti di scena fatti da Vittoria con il sottoscala e l’aiuto di Claudia. Nasce L’Atelier del Costume Teatrale ActoryArt: eccolo il luogo della meraviglia di cui vi parlavo.

Costumi d’epoca, da ballerini, re e pagliacci, cappelli e tuniche.  Tutti fatti da queste due donne innamorate di questa arte che aggiunge spettacolo allo spettacolo. L’atelier nasce appena due mesi fa, eppure già sono cariche di commissioni, segno che il teatro ha bisogno di verità e artigianalità, di cura dei dettagli, non di lavoro asettico industriale. E’ proprio grazie a questa grande richiesta che Vittoria e Claudia hanno avuto bisogno di un aiuto nella produzione di questi abiti, aiuto che esiste nella figura di Filomena Natale.

Di parole ne abbiamo spese tante, ma le foto sono tutta un’altra storia. Da vivere, anche questa.

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Atelier del costume Teatrale ActoryArt was last modified: novembre 22nd, 2016 by L'Interessante
22 novembre 2016 0 commenti
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Campania
CulturaIn primo pianoTeatro

CAMPANIA ACTOR STUDIO presenta “Alice / La Meraviglia”

scritto da L'Interessante

Campania Actor Studio

“CAMPANIA ACTOR STUDIO”

presenta

“Alice / La Meraviglia”

Mercoledì 30 novembre ore 22.00 – Piazza Campania

Si terrà mercoledì 30 novembre la prima della pièce teatrale del Campania Actor Studio. Una sceneggiatura sperimentale ideata sulle peculiarità degli spazi del Centro Commerciale Campania e sulle caratteristiche degli aspiranti attori protagonisti del progetto, per la regia di Michele Pagano.

Il Centro Commerciale Campania lo scorso aprile ha avviato il Campania Actor Studio, un percorso laboratoriale di recitazione. Alle selezioni hanno partecipato oltre 200 persone ma solo 20 sono state selezionate per il progetto da una giuria composta da Francesco Paolantoni, Massimiliano Gallo e Lucio Caizzi. I 20 attori hanno seguito un percorso intensivo di formazione con inizio in aprile per potere girare 10 puntate di una web serie e realizzare uno spettacolo teatrale.

L’idea nasce dalla volontà di far emergere le potenzialità del territorio attraverso l’incontro tra affermati professionisti del settore con giovani talenti, ma anche ispirare coloro i quali non si sono ancora avvicinati all’arte della recitazione e spingerli a ricercare il proprio potenziale espressivo, emozionarsi ed emozionare.

Mercoledì 30 novembre dalle ore 22.00 questa idea prenderà forma in una Piazza Campania nella quale il pubblico non sarà solo spettatore ma nella rappresentazione in cui salteranno i canoni classici della dalla tradizionale impostazione palcoscenico vs platea.

“Alice / La meraviglia”, liberamente ispirata alla celebre opera di Lewis Carrol, è una produzione del progetto Campania Actor Studio con la regia di Michele Pagano anima di Officina Teatro, una consolidata realtà della provincia di Caserta che si caratterizza per l’offerta di produzioni artistiche sperimentali di qualità e innovative. 

Plot: Se Lewis Carroll un giorno decide di prendere dei fogli di carta, una penna e di partorire Alice un motivo scatenante ci sarà stato. Alice diventerà poi un mito, un’immagine emblematica e poetica allo stesso tempo, che verrà contrassegnata, nell’immaginario collettivo, come quella ragazzina bionda e l’abito azzurro che, trascinata da un coniglio, riesce finalmente a vivere immaginando “ben sei cose impossibili al giorno”. Forse, l’intento di Carroll era proprio quello di spingere i propri lettori a chiudere gli occhi e a sognare senza remore e limitazioni. E allora ispirandoci a lui si può ricercare la nostra meraviglia in un centro commerciale, fantasticando tra le scale mobili e gli ascensori, tra le vetrine dei negozi e i tavolini di un bar.

L’INGRESSO E’ LIBERO.

CAMPANIA ACTOR STUDIO presenta “Alice / La Meraviglia” was last modified: novembre 18th, 2016 by L'Interessante
18 novembre 2016 0 commenti
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CTS
CulturaIn primo pianoTeatro

ANCORA UN DOPPIO APPUNTAMENTO NEL WEEKEND TEATRALE AL CTS

scritto da L'Interessante

CTS

ANCORA UN DOPPIO APPUNTAMENTO NEL WEEKEND TEATRALE AL CTS

LE DONNE PROTAGONISTE DEI DUE SPETTACOLI AL PICCOLO CASERTANO

Il Piccolo Teatro Cts di via Louis Pasteur 6 a Caserta (zona Centurano) anche per questa settimana ripropone tre giorni di spettacoli. Precisamente per venerdì 18 novembre alle ore 21 è previsto lo spettacolo presentato dalla compagnia Sin Hombre in ”SUDiamo l’anima”, ideazione, scrittura e regia di Maria Iannotta con Viviana Venga, Simona Cipollaro, Mario Bellafonte, Luigi De Simone, Carmine Iannotta e Rino Principe Abate, musiche e parole originali di Mario Bellafonte in arte Bema, luci, audio e grafica di Cesare Napolitano, scene di Archeos. Mentre per sabato 19 alle ore 21 e domenica 20 novembre alle 19 verrà presentato “Aspettando che spiova”. In scena Gianluca d’Agostino nelle vesti di interprete, regista e autore dello spettacolo, con lui Luigi Credendino.

Queste le note di regia per ”SUDiamo l’anima”. La scena si apre con un confessionale al centro, una luce bianca, fioca, lo illumina, intorno è tutto buio. Il confessore (B) è già dietro la tendina del confessionale, non appare mai. Ai lati del confessionale delle panche di legno, si intravedono delle sagome sedute. Tutte le sagome sono caratterizzate da una corda legata alla caviglia, e sono tutti vestiti di nero, con al polso una maschera bianca, inespressiva. Suona la campanella che dà inizio alla funzione. Si illumina la prima panca, leggermente di rosso, caldo, c’è seduto un ragazzo, molto giovane apparentemente, ha una chitarra in mano, l’accorda. È un viaggio nell’entroterra campano, è tutto lasciato all’immaginazione, molte le cose taciute, lasciate all’interpretazione propria. Si tratta di quel pezzo di Campania che tutti nominano ma nessuno conosce veramente. Quando si pensa al Sud, viene in mente solo il sole, anche se la pioggia è la protagonista indiscussa. Il tentativo è quello di raccontare come si vive veramente quaggiù, che nonostante le brutture, si sopravvive, che spesso ci si affida alla fede bugiarda, che a volte non si vede più la luce e ci si lascia andare, o che a volte l’ignoranza prevale e che si chiede perdono per dei peccati che forse non si ha nemmeno commessi. Che si suda davvero l’anima, ma che non si sa bene a chi chiediamo perdono. Che forse è meglio che questi peccati li teniamo per noi.

Ecco alcune considerazioni a margine dello spettacolo “Aspettando che spiova”. Il testo di questa pièce è inedito. Il progetto nasce innanzitutto da un desiderio di fare teatro insieme e dall’esigenza di creare qualcosa di proprio a 360°. C’è un attore con una propensione alla drammaturgia, il quale scrive per sé e per altri attori che ha incontrato nei diversi contesti e coi quali vorrebbe lavorare ancora. La scrittura nasce per l’attore e non è l’attore che deve adattarsi al testo. Nel caso specifico di questo spettacolo, gli attori hanno seguito il lavoro preliminare alla messa in scena ancora più da vicino, eseguendo un ciclo di letture di alcune bozze, durante la fase di costruzione del testo, per aiutare l’autore a trovare nuove idee e suggestioni. Infatti, il risultato finale è figlio dei dibattiti nati durante queste letture. Lo spettacolo vuole essere una critica disillusa al teatro, in una maniera, ci si prefigge, nuova, inedita, innovativa; ma è anche un gioco. La scrittura ha come presupposto l’intento di creare, piuttosto che dei personaggi plausibili, un insieme di occasioni per gli attori che si muovono dentro quelle parole e quei rapporti.

Queste le note di regia. Un temporale è lo sfondo della performance. Serve a creare il clima, l’atmosfera di tensione e di malumore di fondo, ancor prima che avvenga tutto. Il diluvio è metafora di un mondo che si avvia verso il capolinea. Il presagio di una catastrofe, di qualcosa che è più grande e che non si potrà mai gestire. La regia sarà essenziale, si ricreerà l’effetto climatico con il supporto tecnico di audio e luci. Per quanto riguarda la scena, si immagina un teatro che perde. Qua e là recipienti di varie dimensioni a raccogliere le gocce che il soffitto non riesce a trattenere. Si immagina che ci sia una specie di tetto o qualcosa del genere sulle teste degli attori, dal quale ogni tanto cada a terra un po’ d’acqua piovana accumulatasi.

ANCORA UN DOPPIO APPUNTAMENTO NEL WEEKEND TEATRALE AL CTS was last modified: novembre 18th, 2016 by L'Interessante
18 novembre 2016 0 commenti
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costellazioni
CulturaIn primo pianoTeatro

Costellazioni ad Officina Teatro

scritto da L'Interessante

Costellazioni

di Maria Rosaria Corsino

Lei, lui, le api e la cosmologia quantistica.

E’ questo in fondo, Costellazioni. O forse no.

E’ la storia, anzi, le storie di Marianna e Orlando che si incontrano per caso e finiscono per amarsi.

Al loro amore è affiancata la teoria della fisica quantistica per la quale esiste un numero infinito di universi con un numero infinito di azioni e reazioni.

La teoria del caos e Costellazioni

La trama di per sé è molto semplice: una normale ,quasi banale, storia d’amore con i suoi alti e bassi.

A complicare il tutto però è la domanda che ognuno di noi si è posto almeno una volta: e se avessi fatto così? Se fosse andata così?

Marianna lascia Orlando, Orlando lascia Marianna, Marianna e Orlando restano due conoscenti.

In Costellazioni ogni teoria diventa una scena, rotta ogni tanto da flashback e anticipazioni.

Marianna si ammala, Orlando le resta vicino.

Lei non sa se vuole continuare a lottare o arrendersi.

E’ un’indagine, in fondo, sul ruolo che il caos gioca nelle nostre vite.

Assolutamente divertente ma disperatamente triste, Costellazioni ci pone davanti al fatto che nulla è certo.

A parte una cosa: non ci si può leccare le punte dei gomiti.

Costellazioni ad Officina Teatro was last modified: novembre 14th, 2016 by L'Interessante
14 novembre 2016 0 commenti
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Requiem
CulturaIn primo pianoTeatro

Requiem a Pulcinella ad Officina Teatro

scritto da Roberta Magliocca

Requiem a Pulcinella

Di Roberta Magliocca

Pulcinella, uno e trino. Nel nome del padre, del figlio e del nonno, della signora con le borse della spesa, della vecchietta in chiesa, di chi promette e dopo toglie, di chi brucia e avvelena, di chi brucia per protesta, di chi brucia per stanchezza.

Sul palco di Officina Teatro un pulcinella lontanissimo da castagnette e tarantelle, nessun abito bianco di purezza assoluta, ma un pulcinella sommerso dal puzzo della Terra dei Fuochi, avvelenato da chi? Da Pulcinella stesso.

Pulcinella, al secolo Damiano Rossi, in scena magistralmente coniuga parola e fisicità, in una danza dal tempo scuro, dalla morte certa. Ma è come se, cosciente della sua imminente dipartita, pulcinella vomitasse al pubblico la decostruzione dei luoghi comuni e della società così come ce la vogliono far bere: avvelenata ma ricoperta di zucchero. E la sua invettiva la vomita in una frase sola, durata tutto lo spettacolo.

Ed è qui la forza e l’originalità dello spettacolo: perché della Terra dei Fuochi sentiamo parlare da anni ormai, e continuamente da anni continuano a morirci sotto al naso parenti ed amori, amici e conoscenti, sconosciuti ma gemelli di un medesimo destino. E allora vuol dire che le parole che ci arrivano, così come le notizie, non sono quelle giuste. Damiano ha capito il valore della parola. Della parola non in quanto chiacchiera, ma portatrice di un significato univoco e solo, lontano dai modi di dire e dalle omertà.

E intorno alla parola ci ha costruito un intero spettacolo. Rimettendo il cappotto per uscire al freddo, fuori dal teatro ci si interroga sulle parole e sulla vicenda, sulla morte che si pensa essere l’opposto della vita, mentre è solo l’opposto della nascita. Ed è questo l’ultimo luogo comune smantellato. La vita non ha opposti. Non andiamole contro. Pensiamo di più alle parole. E comportiamoci di conseguenza.

Di una bravura che sconcerta i tre pulcinella in palcoscenico. Quella bravura che caratterizza chi fa teatro per comunicare e non per gli applausi. E a quel punto, però, gli applausi scrosciano lunghissimi, tanto da far uscire in scena gli attori trafelati più e più volte come è successo ad Officina Teatro. Lunghissimi e decisi, di quegli applausi che ti fanno male le mani. Eppure continui.

REQUIEM A PULCINELLA

di e con Damiano Rossi

turntablist Ivan Alfio Sgroi

coro, figure, tecnica Tommaso Renzuto Iodice

Requiem a Pulcinella ad Officina Teatro was last modified: novembre 14th, 2016 by Roberta Magliocca
12 novembre 2016 0 commenti
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Codice Nero
CulturaIn primo pianoTeatro

Codice Nero commuove Officina Teatro

scritto da L'Interessante

Codice Nero

Di Roberta Magliocca

Officina Teatro ha ospitato lo scorso weekend “ Codice Nero ”, di e con: Riccardo Lanzarone

Ce n’è tanta di storia, scritta a grandi lettere sui sediolini delle sale d’aspetto degli ospedali. E le persone sono diverse, capelli diversi, mani diverse, occhi spenti. La sofferenza è una. La stessa, quella inesorabile di un punto interrogativo per il futuro che ti corrode l’anima, che ti invade i pensieri.

Sediolini cuciti a doppio filo con quello a destra, quello a sinistra, quello dietro. Ancorati al pavimento senza possibilità di movimento. L’immobilità assoluta di chi vorrebbe stare ovunque, ma non lì.

Tocca a me? Timidamente la voce di Salvatore Geraci, ex artificiere siciliano, si fa sentire in una sala d’aspetto qualsiasi nel mondo. Ma non tocca a lui, ancora no. Seduto nella sala d’attesa di un ospedale, sul palco del teatro è rimasto poco più di un’ora. Eppure la sua voce è durata una vita intera.

Il lavoro, l’amore, gli amici, il soprannome, il matrimonio. E quella malattia che per i medici è bisturi, per il paziente terrore, per i parenti sofferenza.

Come una bomba pronta ad esplodere, l’ospedale ti lascia in quel limbo fatto di tutto e niente, asettica e pulitissima sensazione di freddo ed abbandono, crudele e feroce senso del vuoto.

Ma in scena c’è la musica e il ricordo di un passato da tenersi stretto se il futuro è ancora incerto. C’è la speranza e la bellezza di un sogno: quando esco spacco il mondo, mi riprendo la mia vita e sarò felice.

Riccardo Lanzarone le ha conosciute le sale d’attesa degli ospedali. Le ha conosciute per se stesso e per lo zio, Salvatore Geraci appunto, a cui è dedicato lo spettacolo.

E anche chi scrive, le ha conosciute. Ha visto troppo spesso, per quanto giovane, entrare qualcuno in sala operatoria e uscirne mai. E ancora oggi, in una continua cronaca che non accenna a fermarsi, una partita infinita di tennis ci mette davanti agli occhi il rimbalzo da una parte all’altra di colpe e responsabilità.

E se è vero che nessuno deve toccare Caino, una domanda continua a fare male: Abele, chi lo difende?

CODICE NERO

Di e con: Riccardo Lanzarone

Musiche: Giorgio Distante

Disegno luci: Michelangelo Volpe

Dipinto: Pietro Distante

Organizzazione: Giulia Maria Falzea

Costumi: Bianca Maria Sitzia

Assistente costumi: Lilian Indraccolo

Produzione: Cantieri Teatrali Koreja

Codice Nero commuove Officina Teatro was last modified: novembre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 novembre 2016 0 commenti
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teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Non tutti i ladri vengono per cuocere al Nuovo teatro San Carluccio

scritto da L'Interessante

Teatro

di Michele Brasilio

Giovedì 27 Ottobre presso il Nuovo Teatro San Carluccio ha debuttato lo spettacolo “Non tutti i ladri vengono per cuocere” tratto da “Non tutti i ladri vengono per nuocere” del compianto Dario Fo, la regia è affidata a Danilo Rovani. Con il Rovani in scena ci sono: Cosimo Alberti,Stefano Ariota,Massimiliano Cataliotti, Daniela Cenciotti,Laura Pagliara, produzione Titania Teatro.Lo spettacolo, nei primissimi minuti, ci porta negli studi televisivi di “MilluLuci” e “StudioUno” facendo respirare, allo spettatore, l’aria del Varietà degli anni ’60 e ’70. Questa cifra stilistica ritorna all’interno della pièce mantenendo, allo stesso tempo, il testo di Fo.  Dopo il simpatico “Carosello” si apre la storia vera e propria: l’assessore Frazosi (Cosimo Alberi) incontra in casa sua, all’insaputa della moglie(Daniela Cenciotti), l’amante (Laura Pagliara).Un ladro (Danilo Rovani) che poco prima era entrato in casa per rubare e subito dopo nascosto per non farsi trovare, esce allo scoperto dando il là a una serie di equivoci e menzogne.

Non tutti i ladri vengono per cuocere, Teatro San Carluccio: LA RECENSIONE

 L’idea del varietà risulta vincente per i primi 15\20 minuti dopo risulta ridondante e poco efficace del punto di vista narrativo, riscuotendo, allo stesso tempo,sempre simpatia da parte del pubblico in sala. La regia è dinamica nei tempi, consueta qualitativamente. L’adattamento non porta rilevanti modifiche alla trama se non per la lingua utilizzata, il napoletano, e l’aggiunta di lazzi e scherzi teatrali. La scenografia risulta inverosimile e uno dei pochi oggetti scenici, la pendola, si smonta sotto gli occhi stupiti degli spettatori e degli attori stessi. Il disegno luci è sporco: la luce dei fari batte sulle quinte nere creando ombre e sporcature alla scena.Gli attori acquistano con il passare del tempo la simpatia e la fiducia del pubblico. Cosimo Alberti mantiene tenacemente la scena e il ritmo dello spettacolo, Stefano Ariota porta in scena un personaggio al limite con l’assurdo risultando efficace e divertente.Daniela Cenciotti, esperta e valida porta il suo contributo allo spettacolo. Massimiliano Cataliotti, dotato di una simpatia travolgente, ricopre con carisma i ruoli affidatigli. Laura Paglia mostra tutto il suo talento sia nel canto sia nella recitazione sin dal primo momento. Danilo Rovani possiede una bella imponenza scenica, un forte carisma, una buona preparazione tecnica, soprattutto vocale, ma porta un personaggio caricaturale, esagerato, sforzandosi di trovare una risposta da parte dello spettatore spesso anche con battute facili. Uno spettacolo che complessivamente risulta scorrevole e allo stesso tempo lungo, divertente ma con una comicità non sempre perspicace. Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.

Non tutti i ladri vengono per cuocere al Nuovo teatro San Carluccio was last modified: novembre 1st, 2016 by L'Interessante
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