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Tv

Tu si que vales Edson
CulturaIn primo pianoTv

Tu si que vales: Edson commuove e vola in finale – IL VIDEO

scritto da L'Interessante

Edson

Di Michela Salzillo

È stato un inizio col botto quello riservato, lo scorso sabato, ad uno dei programmi più seguiti delle reti Mediaset. “Tu si que vales “, il format di intrattenimento in onda su canale 5 dal 2014, è tornato nelle case degli italiani regalando, sin da subito, un grande momento di commozione. Con una formula leggermente rinnovata, che aggiunge alla giuria l’arrivo di Teo Mammucari e battezza come conduttore di prima serata lo chef   toscano, Simone Rugiati, il talent show di origine spagnola ha fatto piangere anche i più restii.

Tutta colpa di Edson D’Alessandro, un giovane cantante con una storia molto difficile alle spalle: uno dei primi concorrenti della nuova edizione, è entrato in studio balbettando e, su invito della De Filippi, ha cominciato a parlare di sé, puntualizzando, con una certa difficoltà, che la sua fosse una storia parecchio lunga e tortuosa

L’artista brasiliano,  che ha perso i genitori quando era solo un bambino, per poi essere adottato da una famiglia italiana, ha raccontato  del suo vissuto, traducendo una visibile sofferenza in parole semplici. Un racconto fatto in punta di piedi, discretamente intervallato dagli applausi del pubblico e le lacrime dei giudici, conduttori compresi.

“Sono nato in Brasile il 22 agosto, a 4 anni ho perso i genitori e ho vissuto per un periodo in strada, tra fame e povertà. Un giorno ero a casa, c’era mia madre con un uomo che non conoscevo e lui mi cacciò. Dopo un po’ arrivarono gli assistenti sociali, così venni trasferito in una casa famiglia, dove sono rimasto per due anni. Sono stati anni molto brutti… A nove anni, però, sono stato adottato da due italiani.   Ricordo di aver ricevuto una lettera in cui mi veniva detto che questi due genitori stavano venendo a prendermi. Da allora la mia vita è cambiata. Non parlo in modo fluido per quello che mi è successo da piccolo, credo che quando non ricevi abbastanza affetto possa accadere”.

Se ad una storia del genere nessuno era preparato, forse, almeno non in quel modo, ( tanto che le circostanze   hanno mostrato una Maria De Filippi quasi in colpa per aver “autorizzato” un racconto così duro prima dell’esibizione), a ciò che è accaduto pochi secondi dopo, probabilmente, si era pronti ancora meno.

Di solito, in casi del genere, il meccanismo televisivo produce una idealizzazione della realtà; capita spesso che i podi venuti fuori dai talent più in voga non siano esattamente proporzionali al vero potenziale dei concorrenti , ma non è stato questo il caso.

Già dopo le prime note di “jealous”, brano scelto da Edson per dedicarlo alla sua nuova famiglia, ogni riserva sulle sue capacità canore è stata sostituita da un riconosciuto talento. È una voce straordinaria, quella del giovane dalla storia triste, a confermarlo è anche Rudi Zerbi, di solito molto severo nel rintracciare   l’unicità delle performances e di chi le propone. Edison non è soltanto un timbro bellissimo, come affermerà Maria De Filippi, ma è pure capace di minare l’emozione di un   pubblico che non riesce neppure a stare seduto, e gli regala una standing ovation.

“Sei stato così bravo che mentre cantavi abbiamo dimenticato tutto quello ci hai raccontato prima”

gli dirà Gerry Scotti, dopo aver invitato anche il padre del ragazzo sul palco. Tutti d’accordo per la promozione , dunque, anche Mammucari che gli consiglia di tenersi stretto quel dolore, certo che  lo aiuterà nell’evoluzione del suo talento.

L’entusiasmo è talmente tanto che, da lì a poco, i giudici decideranno di concedere ad Edison l’accesso diretto alla finale, un regalo previsto dalle leggi del programma, e che in questo caso arriva come una vera possibilità di riscatto. Storie come questa, al di là della spettacolarizzazione della sofferenza, che nella televisione odierna è sempre in agguato, ci insegnano tanto; ci istruiscono all’amore vero, quello che scegli, quello che, nascendo, dà vita a chi lo dona e a chi lo riceve.

 

 

 

Tu si que vales: Edson commuove e vola in finale – IL VIDEO was last modified: settembre 26th, 2016 by L'Interessante
26 settembre 2016 0 commenti
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Un medico in famiglia
CulturaIn primo pianoTv

Un medico in famiglia 10: seconda puntata

scritto da L'Interessante

Un medico in famiglia 10

Di Roberta Magliocca

Come se fosse questa seconda puntata già l’ultima, Un medico in famiglia 10 mostra già intrecci complicati a tal punto da non sapere davvero come possano risolversi le singole vicende dei protagonisti

Eh già, perchè ognuno di loro ha il suo piccolo mondo colpito da una crepa. E sono pianeti che talvolta si avvicinano, altre volte allontanano anni luce, altre ancora si scontrano.

Come quello di Sara e Lorenzo, novelli sposini, eppure già con la loro dose di sensi di colpa e piccole grandi incomprensioni. Annuccia divisa tra il ricordo ossessivo di Emiliano, l’incontro con l’uomo che potrebbe essere il suo vero padre e i test d’ammissione a medicina.

Bòbò e l’elettronica, Elena e l’amore per Tito, Maddalena e la Chiesa, Lele e la paura di perdere la figlia, Nonno Libero e tutto sul groppone.

E’ vero che è solo la seconda puntata, ma sembra davvero difficile pensare ad un lieto fine. Ma noi amanti di questa serie ci speriamo. 

Anticipazioni della Terza Puntata

Avvicinamenti importanti già a partire dalla terza puntata che andrà in onda Giovedì 15 Settembre 2016, alle 21.25 su Rai 1. Anna, infatti, si avvicinerà sempre di più a Valerio, Tommy ad Agnese – la figlia di Oscar – pur essendo invaghito della misteriosa Margot. Scopriremo una Sara molto gelosa e un Lele davvero molto preoccupato. Cosa succederà? Non ci resta che aspettare Giovedì prossimo.

Un medico in famiglia 10: seconda puntata was last modified: settembre 9th, 2016 by L'Interessante
9 settembre 2016 0 commenti
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Un medico in famiglia 10
CulturaIn primo pianoTv

Un medico in famiglia 10: un grande rientro!

scritto da Roberta Magliocca

Un medico in famiglia 10

Di Roberta Magliocca

Sembrava proprio che gli italiani non vedessero l’ora di rientrare in casa Martini e di farsi travolgere da quella famiglia così numerosa che ci spinge a pensare “beh, potrei essere un figlio o un nipote anche io!”. Lo share parla chiaro, boom di ascolti per Nonno Libero & Co. 

Al suono di tamburello e Pizzica, la prima puntata di Un Medico in famiglia – giunta alla decima stagione – parte sotto il sole della Puglia, tra ultimi giorni nell’acqua cristallina, vecchi personaggi e nuove abitudini

E grandi ritorni, soprattutto. Da Parigi, Lele (Giulio Scarpati) è tornato al suo posto di figlio, padre, nonno e medico.

I gemelli sono cresciuti, Annuccia è una giovane donna che sta pensando di iscriversi a Medicina. Una nuova colf prende il posto dell’amata Cettina e della simpaticissima Melina. Altri figli e nipoti sparsi per l’Italia, e un grande mistero che si affaccia a Pioggiofiorito. 

Tra i nuovi personaggi, infatti, c’è chi viene da un passato lontano e doloroso, legato alla prima moglie di Lele, Elena Solari in Martini. Di Elena si è sempre parlato nelle stagioni precedenti, perlopiù ricordi e commozioni per la sua prematura scomparsa. Ma non si è mai approfondito il personaggio, non ne abbiamo mai conosciuto le sfaccettature. 

Ed invece, si pensa che in questa stagione sentiremo molto parlare di lei, impareremo a conoscerla meglio e indagheremo nella sua sfera intima che non è proprio limpida. Un tradimento ai danni di Lele è stato appurato. Ciò che mette dubbi, non solo in Lele ma anche in noi spettaori, è la terza gravidanza della coppia, concepita proprio nel periodo di quella storia d’amore parallela e adultera.

Annuccia è o non è figlia di Lele?

A quanto pare, questo è il mistero che ci accompagnerà per tutta la stagione. Ma c’è la sensazione che dovremmo aspettarci tanti colpi di scena. Soprattutto prepariamo accanto al divano un bel pacco di clinex perchè ne avremmo bisogno. 

Come già annunciato dagli stessi personaggi in anteprima, infatti,  il tema della paternità la farà da padrona in questa nuova serie. E una Italia come la nostra, sempre pronta ad esaltare la madre a discapito di padri che troppo spesso sono messi all’angolo, forse avrà molto da imparare.

Non ci resta che goderci la seconda puntata, questa sera, sempre su Rai 1, e prepararci alla possibilità di forti emozioni.

Un medico in famiglia 10: un grande rientro! was last modified: settembre 8th, 2016 by Roberta Magliocca
8 settembre 2016 0 commenti
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CulturaIn primo pianoTv

Pubblicità: a volte esagerano

scritto da Roberta Magliocca

Pubblicità

Di Roberta Magliocca

Piccolo spazio pubblicità

Un tempo c’erano le pecorelle in bianco e nero, la scritta “Intervallo” ed una musichetta che accompagnava l’attesa di chi non vedeva l’ora che riprendesse il film o il programma temporaneamente interrotto. Quello fu il verbo, il principio, l’alba della televisione. Poi venne “Carosello”.

Era il Febbraio 1957. In onda ogni sera – dalle 20.50 alle 21.00 – teneva incollati alla televisione tanti di quegli spettatori da divenire un vero e proprio fenomeno, fino ad essere arma nelle mani di genitori nei confronti di bambini capricciosi. Mangia tutto – o fai il bravo! – altrimenti a letto senza Carosello. Un programma televisivo che si esprimeva in una serie di filmati – sulla scia di sketch comici da teatro – che terminavano con messaggi pubblicitari. Nel 2014 si era pensato di dargli una lucidatina, una sistemata e farlo ripartire, ma senza il successo che fu. Forse perchè, oggi, il messaggio da mandare è diverso. O meglio, il messaggio richiesto è diverso. Studi sociologici di comunicazione hanno portato alla luce una realtà che tutti abbiamo sotto gli occhi ma che pochi riescono a vedere. I programmi privi di contenuto, film con trame decisamente poco accattivanti, i dibattiti politici spesso conclusi come volgari lotte nel fango, giocano sulla totale mancanza di interesse da parte dello spettatore affinchè sia la pubblicità a suscitare interesse in chi, passivamente, accetta ciò che gli viene proposto.

E così, Antonio Banderas, evidentemente annoiato dalla sua immagine di sex symbol, naturalmente seccato dalla sua fama di stimatissimo ed eccellente attore, giustamente infastidito da quell’aura di mistero che avvolge tutte quelle star cariche di charme e lavorativamente privilegiate. Ecco che, deciso a dare una bella scossa alla sua carriera, decide di indossare un’elegantissima parannanza e far girare la sua vita intorno a biscotti e croissant così come a girare è il mulino dove vive.

Per non parlare di Kevin Kostner e le sue insalate di tonno consumate al tramonto con le comari del paese.

E Bruce Willis? Niente navigatore nel suo macchinone con autista. Allora una fantastica Apecar (o trerrote!) lo trasporta sano e salvo ad un gala elegante e brulicante di star.

Ed Enrico Ruggeri deve passarsela proprio male per prestare la voce ad una carbonara.

Ma non c’è solo assurdità nelle pubblicità. Vi si può scorgere anche dolcezza ed intelligenza. Come l’uomo che impara ad installare un doppio lavabo nel bagno affinchè possa insegnare al figlio a farsi la barba. Per la serie, non tutto è perduto. Ma se per caso vi doveste imbattere in un’imbarazzante lettera alle ascelle, tutta la poesia svanirebbe.

Da studentessa universitaria, poi, taccio sulla festa da Paolino in due sul motorino perchè la mia estate italiana non ha nulla a che fare con le stelle e un gelato farebbe il gioco solo della mia cellulite.

Pubblicità: a volte esagerano was last modified: settembre 8th, 2016 by Roberta Magliocca
7 settembre 2016 0 commenti
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Laura Pausini
CulturaIn primo pianoMusicaTv

Laura Pausini Stadi su canale 5

scritto da L'Interessante

Laura Pausini stadi su Canale 5 da San Siro

Di Vincenzo Piccolo

È andato in onda ieri, 6 settembre, su canale 5 la replica televisiva del concerto di Laura Pausini al San Siro durante il “Simili Tour” negli stadi italiani

Insieme alla Pausini sul doppio palco allestito per lo show ci sono stati undici musicisti, sei coristi, una trentina di ballerini per le 45 canzoni in scaletta per il tour cominciato in giugno a Milano, interamente Sold-out.

Immagini strepitose, opera della regia di Cristian Biondani, hanno catturato la cantante romagnola piena di una forza inaudita che sembra trarre, quasi interamente, dal suo pubblico di 100mila spettatori provenienti da ogni parte del mondo. Con loro e per loro la Pausini ha ideato la serata, interagendo, improvvisando duetti e intavolando discorsi, seguendo il percorso tracciato da un unico filo rosso: l’amore.

Unico tema dell’intero spettacolo, come un inno, presentato in tutte le sue sfaccettature, attraverso le tracce scelte per lo show, i dettagli e gli effetti scenografici perfettamente studiati dall’artista.

Un concerto, quindi, che va oltre il concetto stesso di semplice spettacolo musicale, arricchendosi di un’inaspettata meraviglia dovuta alla forza con la quale Laura presenta, gestisce e seleziona ogni sua canzone o mossa. Nessuna sbavatura, nessun errore, nessuna gaffe. Una resistenza degna della fuoriclasse che è. Si apre così, nel migliore dei modi, la stagione dei “grandi concerti” in programmazione su Canale 5. Con la portabandiera della musica italiana nel mondo, ancora in giro per il Sud-America e l’Europa con il “Similares Tour” fino a fine Ottobre.

Non ci resta che aspettare il suo ritorno in patria, sperando che ci regali un altro momento per sognare e, perché no, per amare con lei. Perché, come raccomanda lei stessa ai suoi fan “dopo ogni concerto della Pausini, che siate soli o in compagnia, tornate a casa e fate l’amore!”.

Laura Pausini Stadi su canale 5 was last modified: settembre 7th, 2016 by L'Interessante
7 settembre 2016 0 commenti
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Amore Criminale
CulturaIn primo pianoTv

Amore Criminale non è un film horror

scritto da L'Interessante

Amore Criminale

Di Michela Salzillo

Non è più tempo di equivoci. Il turno dell’estate sta per dirsi definitivamente concluso, almeno per quest’anno. A ricordarcelo è la routine dei primi giorni di settembre che, seppure in sordina, comincia a reclamare il posto che le spetta. Se da un lato ritornano gli esami all’università e le scartoffie d’ufficio, dall’altro si fanno attendere con ansia le sere a base di divano, plaid e zapping.

Anche per gli appassionati dei programmi tv, siano essi serie dallo stile americano o format dal carattere tutto italiano, la lunga stagione dei canali preferiti sta tornando. Come per Mediaset, anche per le reti Rai, è tempo di riformulare i palinsesti in vecchio stile. Un riordino che, stando a certe anteprime da web, si sta facendo portavoce di novità poco condivise dal pubblico più attento. È il caso del passaggio di staffetta fra Barbara De Rossi, collaudata pioniera di slogan anti- violenza, e l’attrice Asia Argento.

È ormai confermato, infatti, che il timone della nuova edizione di Amore Criminale, lo spazio di Rai tre che denuncia le molteplici forme di maltrattamento, con particolare attenzione alla violenza sulle donne e ai casi di femminicidio, passerà nelle mani del “volto horror” più stimato, sia in Italia che all’estero

La polemica ha divampato il suo ardore dopo l’opinione che la blogger e giornalista, Selvaggia Lucarelli, ha espresso sul suo profilo facebook, osservando non poche critiche nei confronti dell’attuale direttrice di rete, Daria Bignardi.

“Amore Criminale è un programma di cui ho scritto spesso, perché è educativo e crudo allo stesso tempo, Barbara De Rossi l’ha sempre condotto con passione e coinvolgimento perché conosce, ahimè, l’argomento e si spende da molti anni, anche prima di questa conduzione, per la causa “violenza sulle donne”  – ha detto la Lucarelli, continuando il suo disappunto con le parole della De Rossi, intervistata dalla” vispa penna” de Il Fatto Quotidiano subito dopo la scelta di sostituzione. È un fare che tutti riconoscono come legittimo, quello del cambio look. In fondo, fare televisione vuol dire anche esporsi a continui ricambi d’aria, ma è sulla preferenza della Argento che ricade qualche perplessità

“Condurre questo programma vuol dire prendere le donne per mano, incoraggiarle a denunciare quando serve, rassicurarle sul fatto che si può essere aiutate. (…) Io questo ruolo lo sentivo come una sorta di ricompensa, di riscatto dopo quello che ho passato e visto. Ero fiera di essere al timone di un programma così. Sono amareggiata e non ho intenzione di nasconderlo”. È Con queste parole che la De Rossi si esprime nei confronti di chi le chiede qual è stata la sua reazione a quanto stabilito. Ha dichiarato che se al suo posto fossero state preferite donne come la Morante o la Guerritore, avrebbe accettato di buon grado la scelta di innovare un programma ampliamente avviato, ma in questo modo la pillola è dura da buttare giù.

 In effetti, volendo allargare anche le vedute più ristrette, risulta difficile non condividere, almeno in parte, un rattristamento di questo tipo. L’abito non fa il monaco dai tempi in cui si preferivano le massime sui preti che razzolano male, e anche su questo siamo più o meno tutti d’accordo. Ma in televisione, più che altrove, l’immagine è la spalla forte del contenuto. È inutile illudersi! Chi conduce un programma del genere, dovrebbe avere un aspetto composto, serioso e rassicurante; un po’ come la zia buona che soccorre in caso di panico, e se ci fosse il bisogno di chiedersi il perché, la risposta è presto data: un tema come quello sviscerato dal programma in questione è non delicatissimo, di più. Non si può rischiare neanche di striscio, un alleggerimento di quei racconti, così assurdi nella loro sconvolgente realtà. Che non me ne voglia la signora Argento ma, giusto per dirne una, postare una foto su instagram in cui è ritratto un cartello citante:” Eat acid see god” -assumi acidi, vedi Dio- qualche rischio lo fa correre. Ora, che ognuno è libero di fare quello che vuole, ormai non lo negherebbe neanche il migliore dei dittatori, ma non è sempre tutto o bianco o nero. Gli omicidi di amore criminale sono verità, non un ‘ invenzione da ultimo film. È per questo che  almeno un po’ di riserbo su certe estremizzazioni di concetto sarebbe gradito, se non altro per difendere la dignità di uno dei pochissimi programmi ben fatti del panorama televisivo italiano .

Amore Criminale non è un film horror was last modified: settembre 5th, 2016 by L'Interessante
5 settembre 2016 0 commenti
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Grey's Anatomy 13
CulturaIn primo pianoTv

Grey’s Anatomy 13 è dietro l’angolo

scritto da L'Interessante

Grey ‘s Anatomy

Di Maria Rosaria Corsino

L’attesa è lunga, straziante ma ce l’abbiamo quasi fatta! Il 22 Settembre in fondo non è così lontano.

Cosa succede? Beh, facile! Torna Grey ‘s Anatomy

Per i fans del medical drama più lungo della televisione le gioie però non sono mai durature.

Certo, siamo del parere che dopo la drammatica morte di Derek Sheperd e lo straziante addio a Cristina Yang nulla possa più toccarci ma in fondo, l’addio di Sara Ramirez alias Callie Torres, ci ha feriti.

Sembrava essere tornata la quiete a Seattle e nel Grey Sloan Memorial Hospital, ma ci siamo sbagliati.

Un sospettoso sentimento benevolo aleggia sulle teste di Meredith Grey e Nathan Riggs mentre la povera Maggie Pierce ignara di tutto si lascia andare ad una confidenza con la sorella acquisita: a lei Riggs piace eccome!

Grazie Shonda, sembrava troppo bello per essere vero.

Ma in realtà Ellen Pompeo è stata molto chiara al riguardo, affermando che Riggs non prenderà mai il posto di Derek Sheperd: di Dottor Stranamore ce n’è uno solo, così come di grande amore.

Ma noi siamo positivi, dobbiamo. Altrimenti tredici stagioni così ci avrebbero già mandati dallo psicologo.

Dalle prime indiscrezioni sembra che troveremo di nuovo insieme April e Jackson, veterani ormai di una vita fatta di disgrazie quasi da fare concorrenza alla Grey ma anche un’altra coppia felice appare all’orizzonte: Owen e Amelia freschi di matrimonio con tanto di fuga tattica e ritorno con coda tra le gambe.

La Wilson continua a restare un mistero, ha una situazione così ingarbugliata alle spalle che ad un certo punto si perde il filo del discorso sulla sua vita.

A questo punto non ci resta che confidare in Meredith, che appare sulla nuova locandina da sola, tagliata a metà dallo skyliner di Seattle, con un sorriso abbastanza tirato circondata da colori freddi un po’ a ricordare il suo stato d’animo.

C’è un qualche significato nascosto nella scelta di questa immagine? Verrà data più importanza a Seattle, ci saranno più scene fuori dall’ospedale? Dobbiamo prepararci a qualche altro drammatico addio?

Ai posteri l’ardua sentenza, intanto intrepidi aspettiamo il #TGIT

Grey’s Anatomy 13 è dietro l’angolo was last modified: agosto 6th, 2016 by L'Interessante
6 agosto 2016 0 commenti
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Holly e Benji
CulturaIn primo pianoTv

Holly & Benji: ormai trentenni rinnovano il loro contratto con il calcio

scritto da L'Interessante

Holly e Benji

Ultima Ora: <<Dopo estenuanti trattative durate per anni, finalmente i due calciatori – Holly e Benji – si regalano un rinnovo contrattuale con il mondo del calcio, dopo che per 30 anni hanno rappresentato il sogno di ogni piccolo potenziale campione>>

Era il 19 luglio 1986 quando su Italia 1 andava in onda per la prima volta il primo vero episodio di quello che sarebbe diventato un cartone animato straordinariamente epico, una nuova idea di calcio impressa nella mente dei più piccoli, una nuova forma di sogno chiamata “Holly & Benji”: creato in versione manga nel 1981 dalle matite di Yoichi Takahashi, “Captain Tsubasa”, come si chiamava nella versione originale, venne dapprima trasformato in cartoon e poi in quella leggenda storica che per anni ha appassionato un’intera generazione di bambini e ragazzini. Ciò che rappresentava di più la forza di questa nuova e variopinta cultura calcistica era riprodotto da una base solida di valori e qualità che avrebbero permesso ai due protagonisti di sfondare in Italia: partendo da un “la la la la la”, sigla memorabile cantata da Paolo Picutti e scritta da Alessandra Valeri, passando per il famoso “due sportivi, due ragazzi, per il calcio, sono pazzi” che disegnavano gli ingredienti fondamentali per dare un tocco di “classe” in più ad una realtà tanto astratta quanto così tangibile, e terminando con l’amatissimo “son portiere e attaccante, Holly e Benji, due speranze”, toccasana per antonomasia al fine di promuovere la fiducia di tante promesse emergenti, il cartoon nei suoi 128 episodi ha mostrato come i due protagonisti abbiano attraversato un percorso di rinascita personale passando da un odio calcistico angosciante, che li ha di fatto posti nella situazione di essere avversari in innumerevoli match validi alla loro “consacrazione”, ad un amore sportivo che li ha uniti nel loro più intimo sogno di raggiungere, da compagni di squadra, obbiettivi illustri come la coppa del mondo. Diventato nel giro di poco tempo un vero e proprio cult nel suo genere,  ha trasformato a poco a poco l’idea generale del calcio stesso, ridimensionando una sfera totalmente vuota e arrivando a condizionarla in maniera tale da viverla a 360 gradi come se fosse “messo in onda” il marchio indelebile lasciato sulla pelle di chi non ha niente altro davanti ai suoi occhi che questo successo mondiale: la rete, intesa nel senso stretto della parola, festeggia pertanto il compleanno dei campioni, mentre l’altra, quella della porta, si gonfia ad ogni <<tiro della tigre>> di Mark Lenders e ad ogni <<catapulta infernale>> dei gemelli Derrick.

Oliver Hutton e Benjamin Price sono così i nomi che l’adattamento occidentale ci ha consegnato, rappresentano la reincarnazione dei ruoli calcistici che incollavano prima davanti al grande schermo e portavano poi a uscire in strada, su campi e campetti vari a giocare per tentare i tiri a effetto tanto impossibili quanto irrealistici di Holly o a provare le parate miracolose di Benji: se da una parte l’irrealizzabile era solo un sogno ad occhi aperti, dall’altra ciò che circondava i due divi era soltanto una sfilza di ragazzini che l’autore aveva creato e caratterizzato così bene da assegnare loro una storia “reale: c’era chi amava il goffo Bruce Harper, il sensibile giramondo col padre artista di strada Tom Becker e il talentuoso Julian Ross, ostacolato dai problemi cardiaci. Appunto, una realtà che cozzava troppo spesso con la consapevolezza di assistere ad un gioco sempre più impossibile, una finzione assoluta, non credibile neppure agli occhi dei bambini: il loro immaginario li portava ad ingigantire il gioco stesso con la fantasia, quell’elemento diventato chiave non per scelta ma per necessità e cullato con estremo eccesso dai tanti fan in perenne segreto.

Così, se l’immaginario dei bambini di ingigantire il gioco con la fantasia è rimasto sempre ancorato nel loro piccolo mondo, ci ha pensato il trio comico de “Gli Autogol” a raccontare la magia giapponese del cartone in maniera parodica, imitando la realtà con quel sorriso satirico e sbeffeggiante privo di ogni malizia: gli imitatori Michele Negroni e Alessandro Iraci insieme all’amico conduttore Alessandro Trolli, dopo aver prodotto centinaia di video da “mal di pancia”, hanno infatti spopolato sul web conquistando il loro trono digitale attraverso un racconto a dir poco geniale per la trama proposta e per la voce «rubata» del grande Federico Buffa, “colpevole” di aver omaggiato il trio con un video messaggio in cui ha ammesso la loro <<migliore interpretazione>> e di aver confermato l’incredibile somiglianza della satira stessa al cartone: un campo che non finiva mai e sorgeva su una collina, la potenza di tiro di alcuni giocatori che era spaventosamente incredibile da far sfigurare il “bomber” per antonomasia Christian Vieri, l’accostamento di altri manga giapponesi in una storia tanto emozionante quanto comica allo stesso tempo.

 Tuttavia Gli Autogol non sono stati gli unici ad omaggiare <<Le maniche arrotolate, l’infanzia difficile, il capello lungo e la personalità da vendere>> dei fenomeni giapponesi: se tanti bambini, infatti, sognavano di diventare Holly o Benji, il difensore della nazionale e della Juventus Leonardo Bonucci sarebbe voluto <<diventare come #MarkLenders>> e continuare a lavorare su <<quel tiro che nemmeno un cannone avrebbe potuto scagliare più forte>>. Di un altro avviso è stato, invece, un altro difensore juventino che su Twitter ha “cinguettato” con il fratello ricordando come abbiano potuto <<provare in tutti i modi>> ad imitare la Catapulta Infernale dei Gemelli Derrick, emulando inesorabilmente un’immagine riproposta nella mente degli appassionati più accaniti sin dai primi attimi in cui hanno percorso con la mente“centinaia di chilometri lungo il campo da calcio”. E’ stato, infine, il turno del centrocampista del Milan Andrea Bertolacci che ha ricordato il compleanno del manga nel sogno di <<raggiungere il livello dei miti>>: l’esempio che ha continuato ha persistere nella sua mente è stato quello di <#PhilipCallaghan, uno che si allenava sempre al massimo per dare il meglio di se>>, distruggendo anche questa volta il comun denominatore che univa lo stereotipo generale alla figura esclusiva dei due protagonisti principali.

Il mondo li celebra, la realtà ci gioca insieme, le generazioni nuove li scoprono: chi non avrebbe voluto segnare dalla porta opposta o tirare così forte da piegare le mani al portiere? chi non avrebbe desiderato fare uno scontro di gioco con Holly, vincerlo e segnare un gol a Benji, che nella realtà giapponese era addirittura più forte di un attuale Buffon? Probabilmente molti, sicuramente in troppi, gli stessi che ancora oggi animano un calcio gonfiato al massimo e sperano di far rispecchiare i propri campioni nelle gesta di quei due ragazzini che  “campionissimi” lo sono diventati solo dopo 128 miracoli televisivi e 30 anni di sogni mai invecchiati.

Michele Calamaio

Holly & Benji: ormai trentenni rinnovano il loro contratto con il calcio was last modified: luglio 26th, 2016 by L'Interessante
26 luglio 2016 0 commenti
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Gomorra
CulturaIn primo pianoTv

Gomorra: provini e conseguenze

scritto da L'Interessante

Gomorra

La redazione de L’interessante è stata luogo fertile di un esperimento sociologico e antropologico del tutto involontario e sorprendente.

Ci siamo trovati, senza volerlo davvero, o meglio, senza che questo fosse il nostro intento, spettatori di un fenomeno che ci era giunto alle orecchie come possibile, ma che mai avremmo pensato fosse vero in ogni sua descrizione, per nulla esagerato o inventato.

Anche perché, per colpa o per gloria, noi de L’Interessante, la serie Gomorra non l’abbiamo mai vista, non suscitando in noi alcun interesse né lavorativo, né privato. 

Ma i comunicati stampa che giungono in redazione, se di interesse pubblico, li pubblichiamo. E così abbiamo fatto poco più di un mese fa, l’8 Giugno scorso. Abbiamo provveduto, infatti, a pubblicare tramite i nostri canali, un comunicato riguardante i provini della terza stagione della serie più vista e discussa del momento. Ci teniamo a precisare che tale articolo, chiaramente e senza possibilità di equivoci, parlava di una giornata di provini già conclusa, il giorno precedente, e che – almeno in quel luogo – non ce ne sarebbero state altre.

Insomma, un articolo come un altro. Se non per le reazioni che ha scatenato in giro per il web. 

L’effetto Gomorra non si è fatto attendere

Ignorando il fatto che fossimo una testata giornalistica e non un’agenzia di produzione, e anche questo è chiaro alla prima occhiata entrando nel nostro sito, saltando la parte che affermava “i provini si sono tenuti ieri, unica data”, giovani e meno giovani ci hanno contattato – e ci contattano ancora oggi – volendo fissare appuntamenti per sostenere il provino.

Posto che sarebbe bene leggere il testo di un articolo e non solo il titolo, almeno se si ha intenzione di interagire in un secondo momento, il punto non è questo. Quello che ha attirato la nostra attenzione di questo effetto collaterale, è stato il tipo di messaggi che hanno letteralmente intasato le nostre caselle di posta elettronica. 

  • Sono disperato per mio figlio che vorrebbe tentare di far parte di questo casting meraviglioso
  • Ciao mi chiamo Francesco ho 17 anni sono di barra e il mio sogno e entrare nel mondo cinematografico ,nel caso vi rimango il mio numero
  • “SI NU ME CCHIAMMAT VE SVIT A CAP AGOPP O COLL ….. .
    AHAHAHHH. .SCHERZO…ERO GIÀ ENTRATO NELLA PART
  • SAREBBE BELLISSIMO…IL MIO SOGNO NEL CASSETTO…..CONTATTATEMIIIIIIIIIII VI PREGOOOOOOO
  • ciao mi chiamo salvatore e il mio sogno partecipare a questa serie sono del 72 e ho una figura interessante posso partecipare eccome
  • MI CHIAMO CONSIGLIA HO 32 ANNI SONO NAPOLETANA, HO I CAPELLI LUNGHI CASTANO SCURO E OCCHI VERDI E SONO ALTA 169 SPERO DI ESSERE CONTATTATA PER POTER PARTECIPARE

Questi sono solo alcuni messaggi giunti in redazione. Non vogliamo parlare della natura delle candidature che – per forma, lingua e contenuto – lascia molto a desiderare. Ma, ancora una volta, il punto non è questo.

Quello che ci siamo chiesti rimanda ad un altro piano della realtà: i ragazzi che hanno come unico sogno raggiungere fama e successo attraverso Gomorra, sanno di cosa stiamo parlando? Non parlo delle condizioni di vita di alcune zone di Napoli e del casertano perchè, purtroppo, molti di questi ragazzi le conoscono certo meglio di me vivendoci appieno le giornate e, forse per questo, volendo scappare cercando il riscatto del successo.

Parlo del fenomeno Gomorra, di questa pagliacciata che ci ha reso tutti un medesimo personaggio dalle stesse battute, lontanissimi da una realtà che il regista ora e lo scrittore Roberto Saviano in passato, hanno voluto spettacolarizzare per un proprio ritorno economico e di immagine fregandosene di un popolo che a fatica tenta di salvare un briciolo di dignità e rispetto.

Quindi, ragazzi, volevamo dirvi due cose. La prima è un’informazione di servizio: siamo un giornale online. Non organizziamo provini per Gomorra e non abbiamo alcuna informazione a riguardo. La seconda è un consiglio: non cadete nella trappola del fumo negli occhi, perchè di reale queste situazioni non hanno nulla. Amate recitare? Scegliete il teatro vero, il cinema di qualità. Studiate. Studiate non solo recitazione, studiate la storia della vostra città e distaccatevi da queste pantomime strappa soldi a discapito di un mondo che ha le sue difficoltà, che arranca ma che non è Gomorra, non è Roberto Saviano, non è stai senza pensieri.

Mandate questa gente a prendere il perdono dal loro Dio denaro. Voi salvaguardate questa città, questa Italia, questo mondo con l’arte. L’arte vera.

Roberta Magliocca

Gomorra: provini e conseguenze was last modified: luglio 17th, 2016 by L'Interessante
17 luglio 2016 0 commenti
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Grey's Anatomy
CulturaIn primo pianoTv

Grey’s Anatomy 12. Finale di stagione paradossale, “cadere nel ridicolo” è la parola d’ordine

scritto da Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy

Grey’s Anatomy va in vacanza

Ed è finita anche questa stagione. Un matrimonio era già in vista e ce lo si aspettava per questa ultima puntata. Ma gli affezionati di Grey’s Anatomy mica sono stupidi?!

No, loro sapevano, tutti noi sapevamo, che il finale di stagione della serie tv di Shonda Rhimes non poteva essere così semplice, non una festa, non senza paturnie.

E – forse – dopo dodici stagioni, questa litanìa, questo ritornello trito e ritrito, ha un po’ stancato.

Ma andiamo con ordine.

Una Meredith Grey che non si sopporta più. Il finale di stagione si apre con una Meredith che di stagione in stagione peggiora sempre di più. Quell’aria da rassegnata alla vita – alla morte – come se fosse l’unica al mondo beccata dalla sofferenza. Il suo modo di reagire, apatica e cinica come se non ci fosse un domani, asettica, gelida e sempre incazzata. Di una noia mortale. Per non parlare della sua gelosia nei confronti di chi le è intorno, perchè Christina è Christina e lei lo deve ribadire sempre. E forse era meglio se restava la Yang in quell’ospedale maledetto, lasciando la cupa e torbida Meredith libera di andare a soffrire in un convento, a Timbuctù, ovunque ma non nella nostra serie preferita.

Un matrimonio semplice senza crisi di panico? Macchè. Scene viste e riviste, nonostante i personaggi diversi. Anche Amelia non ci ha risparmiato i vari “che faccio lo sposo? non lo sposo? scappo? non scappo? e se finisce? e se non finisce? e se lo faccio soffrire? e se non lo faccio soffrire? sono cinica e dannata!  ho sofferto!” E basta! Ma le resonsabilità delle proprie scelte? Tutti a dare la colpa al destino. Una bella mano sulla coscienza e la consapevolezza che l’amore non è altro se non amore, non un bollettino di guerra.

L’assurdo. Dopo sparatorie, cavi staccati, matrimoni saltati, cancro ed incidenti d’autobus e d’aereo, siamo rassegnati sul nostro divano ad aspettare l’ennesima catastrofe. Nessun morto, nessun ferito, solo tanta assurdità. Si, perchè un parto cesareo sul tavolo di Meredith, ai danni della militare chirurgo April Kepner, squartata in due da Ben Warren, lo specializzando dal bisturi facile, con un coltello da cucina…beh, ha rasentato il ridicolo.

E ci dicono che hanno firmato per la tredicesima stagione. La sindrome di Beautiful sembra aver contagiato anche Shonda.

Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy 12. Finale di stagione paradossale, “cadere nel ridicolo” è la parola d’ordine was last modified: giugno 30th, 2016 by Roberta Magliocca
28 giugno 2016 0 commenti
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