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Categoria

Parliamone

Amatrice
CronacaIn primo pianoParliamone

Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto: la terra trema

scritto da L'Interessante

Amatrice

Di Carmen Giaquinto

Sisma devastante al Centro Italia

Sembra uno scenario apocalittico, invece è un sisma quello avvenuto nel cuore della notte nel Centro Italia. La prima e più forte scossa, di magnitudo 6, si è verificata alle 3:36 circa ed ha avuto epicentro a due chilometri da Accumoli (Rieti) e a dieci da Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e Amatrice, sempre in provincia di Rieti, completamente rasa al suolo.  L’ipocentro è stato a quattro chilometri di profondità. Le altre due scosse sono state registrate qualche ora più tardi, tra le 4:32 e le 4:35 ed hanno coinvolto città come Norcia (Perugia), Castelsantangelo sul Nera (MAcerata). In queste zone gli ipocentri sono stati più profondi, tra gli otto e i nove chilometri. La tempestività dei soccorsi è stata frenata dall’inaccessibilità delle vie d’accesso ai paesi colpiti che in inverno contano appena qualche centinaio di abitanti e che in estate si trasformano in luoghi di riposo e di evasione dalla routine metropolitana. Il bilancio complessivo delle vittime sale sempre di più, presagendo un numero devastante. Lo sciame sismico con oltre trentanove scosse si è propagato per tutto il centro Italia; le scosse sono state, infatti, avvertite sia a Roma che a Napoli, giungendo anche a Rimini. Gruppi di volontari, vigili del fuoco, cinofili, Protezione Civile e associazioni no-profit sono sul luogo tentando di rimediare a ciò che ormai sembra irreparabile, a centinaia, forse migliaia, di abitazioni distrutte, vittime sotto le macerie, feriti che cercano una via di fuga.  La gravità della situazione è stata da subito confermata anche dal responsabile della Croce Rossa locale, il quale ha confermato la presenza di un ponte pericolante, quello dei Tre occhi, che costringe ad entrare nel paese solo a piedi, rallentando, appunto, il lavoro dei soccorsi, e di una importante fuga di gas.

Amatrice. L’ora della paura

L’orologio della Torre Civica di Amatrice segna ancora le 3:36. È l’ora della paura che distrugge questo paese e scuote il resto del centro Italia. Non si tratta di enfasi giornalistica: il Sindaco Sergio Pirozzi spera sia di buon auspicio la resistenza della torre al disastro sismico. Come se Amatrice non sia destinata a morire, nonostante le tante vittime che a poco a poco affiorano e nonostante il “terremoto gemello” del 1639, quasi quattro secoli fa, quando Amatrice, assieme ad Accumoli, vennero devastante da una forte scossa che durò oltre quindici minuti.

La redazione de L’Interessante si stringe commossa alle cittadine colpite e ai familiari delle vittime e ricorda i numeri di Protezione Civile da utilizzare: 800 840 840 ;  800 803 555

Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto: la terra trema was last modified: agosto 24th, 2016 by L'Interessante
24 agosto 2016 0 commenti
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Cani razze
CronacaCuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Tragedia a Catania. Il Dog friendly: capitolo 16

scritto da L'Interessante

Tragedia

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati sono felice di ritrovarvi dopo la pausa estiva. Spero che le vacanze con i vostri amici a quattro zampe siano state indimenticabili.

Il rientro in modalità operativa ha accolto noi professionisti cinofili con una notizia amara, quella della tragedia successa in una villetta a Mascalucia, in provincia di Catania, dove due soggetti di razza dogo argentino hanno manifestato un comportamento di aggressione a discapito di un bambino di 18 mesi

Quando capitano tali vicende si resta sempre interdetti e puntare il dito non spetta a noi;  non avendo dati confermati e chiarezza sui fatti risulta poco utile e soprattutto ingiusto.

Possiamo però farci delle domande, per evitare che si creino nuove- prevedibili- tragedie. E per farlo abbiamo raggiunto al telefono  la dott.ssa Silvia Gorretta, medico veterinario esperto in comportamento animale che opera nella Capitale.

Grazie mille dottoressa Gorretta per aver accettato l’intervista nonostante la pausa estiva; cosa potrebbe essere successo nella mente di quel/i cane/i?

 “La domanda che mi poni non può prevedere una unica risposta semplice ed immediata e  diffiderei dalle opinioni che in questo momento possiamo ritrovare in rete o ascoltare dai media. Ogni cane percepisce ciò che lo circonda in maniera soggettiva. Il comportamento che può proporre può essere dettato da tante componenti; si pensi semplicemente al discorso emotivo, a ciò che ciascun cane come soggetto individuale percepisce nel mondo. Quando accadono questi episodi bisogna indagare sullo stato di benessere fisico e psichico del cane in quel momento.”

Dinanzi a queste vicende si parla spesso di tragedia improvvisa; ma è davvero tutto così repentino? Non ci sono segni prodromici?

“Assolutamente sì. Spesso però non vengono colti ed interpretati in maniera corretta a causa di una cattiva conoscenza della specie e della razza o peggio ancora per disinformazione che giornalmente ci viene propinata da opinionisti generici o professionisti poco aggiornati. Ad esempio i cani che vengono esasperati nel ruolo di guardiani possono poi manifestare un minore autocontrollo in situazioni che non riescono a decodificare o in cui sono autogestiti.”

Pensavo a quella madre e al senso di colpa che vive in questi momenti e che forse non l’abbandonerà mai. Quant’è importante il ruolo dei genitori nella supervisione delle interazioni cani e bambini?

“La supervisione è fondamentale non solo quando parliamo di neonati ma anche per bambini in età scolare. Non a caso l’ordinanza ministeriale tuttora in vigore prevede il loro divieto di detenzione da parte di minorenni. La supervisione dei genitori è fondamentale per il ruolo di mediazione e di modello da imitare; ad esempio fino ai tre anni il bambino non vede il cane come partner sociale ma come un oggetto. I bambini di età prescolare hanno movimenti scoordinati e versi acuti che possono preoccupare il cane; possono essere troppo esuberanti, violare lo spazio di sicurezza, non leggere la comunicazione del cane che sta richiedendo un momento di tregua. E’ qui che interviene il genitore dando delle indicazioni al cane e al bambino, in un sistema di tutela per tutti i protagonisti. Imprescindibile è ovviamente aver cresciuto il cane estremamente socializzato verso l’umano, indipendentemente  dall’arrivo di un nuovo cucciolo di umano nel gruppo famiglia.”

Sì, molto vero; difatti del delicato momento “arrivo nuovo cucciolo di umano” ne abbiamo parlato in un precedente articolo. Ma secondo Lei si può parlare di razze pericolose?

“Secondo me no; è indubbio che la selezione aberrante condotta dall’uomo sulla specie ha fatto sì che alcune razze propongano comportamenti che possono diventare ipertrofici e  che se non instradati durante l’età evolutiva potrebbero sul lungo periodo risultare problematici. Inoltre non dimentichiamoci che l’esperienza dei primi mesi di vita del cane può fare una notevole differenza nella sua relazione con l’uomo e in seconda battuta con l’ambiente.”

Cosa si può fare in prevenzione?

“Prima di scegliere di condividere la propria vita con un cane sarebbe bene consultare uno specialista per farsi aiutare nella scelta, senza banalizzazioni o superficialità, soprattutto quando in famiglia sono presenti i soggetti cosiddetti deboli- bambini, anziani, disabili-, e per meglio comprendere quali siano le predisposizioni di quella razza o di quel soggetto. Una volta adottato è importante impartire una corretta educazione con un professionista che dia le  indicazioni di gestione e aiuti a creare una relazione quanto più ricca ed equilibrata possibile. Preferisco parlare di educazione e di non di addestramento, in quanto la prima lavora sul sistema in età evolutiva- e quindi in crescita-  su cui il ruolo delle esperienze condotte senza violenza può contribuire a rendere un adulto davvero equilibrato. Riguardo ai metodi educativi coercitivi e violenti gli ultimi studi ci indicano chiaramente che il proprietario coercitivo può favorire l’aggressività del proprio cane, in un sistema di violenza che genera violenza.”

Ringraziamo la dottoressa Gorretta per la chiarezza e professionalità con cui ha risposto alle nostre domande su un tema così delicato.

Un dato ce lo abbiamo:  cani hanno una loro identità  e una mente plastica alla nascita. Ma la loro educazione e crescita serena dipende da noi.

La responsabilità è nostra. Di noi umani. Non possiamo banalizzare sui cani.

Soprattutto quando ci sono vite di mezzo. Umane e non.

 

Tragedia a Catania. Il Dog friendly: capitolo 16 was last modified: agosto 18th, 2016 by L'Interessante
18 agosto 2016 0 commenti
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Cracovia
AttualitàIn primo pianoParliamone

A Cracovia, giovani come se il futuro fosse tutto lì

scritto da L'Interessante

Cracovia

Di Michele Calamaio

Molti oggi parlano dei giovani, di tanti giovani, di infiniti giovani che raccontano una storia già conosciuta e affrontata, una trama che presenta nei suoi tratti una sfaccettatura diversa ogni volta che implode su se stessa, una visione che ritorna al mondo in ogni occasione che scrive un finale diverso: la vita rammenta le difficoltà, la paura fortifica i sogni da realizzare, la forza incoraggia le innumerevoli idee per la testa che regalano emozioni, la tenacia sconfigge quella sfiducia estremamente radicata nel pensiero assurdo dell’”eternità”, uno spazio ambito, ricercato e desiderato nella messa insieme di soddisfazioni, di rimpianti, di vittorie e di sconfitte che trasformano una poltiglia amara in un universo parallelo capace invece di fermare il tempo, la “stanchezza mentale” e donare, ancora una volta, una possibilità concreta di rinascita.

“Come sarebbe un mondo senza giovani?”si domanderebbero in tanti; “In che modo si affronterebbe il futuro senza degli occhi più esperti e una parola più speranzosa?” si chiederebbero in troppi; la verità, piuttosto, gira intorno ad un passato scontroso con il progressivismo tecnologico, un presente ancora troppo ancorato alla “crisi di identità” che sconvolge l’evoluzione sociale e religiosa ed un futuro incoraggiato dalla concreta possibilità di non messaggio che non parli più <<dei giovani, ma con i giovani>>.

Questo il messaggio predominante che è scaturito dagli incontri avvenuti a Cracovia dal 26 al 31 luglio in occasione della XXXI edizione della Giornata Mondiale della Gioventù

Un evento che è stato capace di muovere migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo e che ha regalato una volta ancora il “verbo sacro”, l’invocazione a quel nuovo tipo di preghiera in diretto contatto con Dio e l’aspirazione ad un mondo migliore, una realtà fatta di <<pace e difesa dalla violenza del terrorismo>>. Quello che si preannunciava essere solo uno dei tanti eventi in programma, si è totalmente ridimensionato nel giro di pochi giorni mutandosi con forza nella “voce principale” che ha richiamato nella loro “casa naturale”, in quel bovile tanto desiderato ma così allontanato dalla paura dell’”astrattezza divina”, il considerevole numero di ragazzi pronti a stringersi la mano con forza per la prima vera volta, senza rancori, senza timori di diversità razziale, senza aver paura di una “guerra santa”: <<Volete essere addormentati e intontiti? O lottare per il vostro futuro?>> ha affermato Bergoglio senza esitazioni, provando a districarsi con quella sicurezza mista ad esperienza nel labirinto degli errori umani, la stessa con la quale per tutti questi anni ha dettato la “resurrezione” della chiesa e ha permesso il riavvicinamento alla fede di molte persone che, nella medesima fede, si erano persi: se <<Gesù è vivo in mezzo a noi>>, allora allo stesso modo i giovani di oggi e quelli di domani devono rivivere nella speranza del cambiamento, osservando <<il volto giovane della misericordia>>, e sostenere un <<mondo che guarda al futuro>>.  Nel Campus Misericordiae, ragazzi a perdita d’occhio e bandiere di 187 paesi si sono fusi in un unico essere, un’unica essenza pronta a varcare la “porta santa” di tutti i continenti e trascinare la speranza a cavallo di <<un’avventura che non si sarebbe neanche mai potuta sognare>>: la comodità del “divano” o del “consumo” è una difficoltà che si paga a caro prezzo e necessita di essere eliminata, anche al rischio di perdere la libertà nel dialogo, nella multiculturalità e nel bisogno di amore, così come, dall’altro lato, vi è lo spietato bisgono di <<lasciare un’impronta nella vita>>, seguendo la “pazzia” <<del nostro Dio che ci insegna ad incontrarlo nell’affamato, nel malato, nel profugo scappato dalla guerra>>. Un cuore misericordioso ha il coraggio di lasciare la comodità, abbraccia tutti e sa essere rifugio per chi non ha mai avuto una casa, sa creare un ambiente familiare ed è capace di mostrare compassione: la musica della pace, così, risuona sulle note di una <<fame sconfitta dal pane condiviso>>, la fiducia inneggia al coro di speranza verso una <<nuova ospitalità dei sogni>>, il coraggio invoca la <<fine della tragedia della felicità>>, sprecando una quantità inimmaginabile di saggezza ma riscattando allo stesso modo il termine di una vecchiaia gradualmente perduta.

Se da una parte, così, la gioventù viene lodata e invogliata a dare il meglio di sé per affrontare un futuro degno delle migliori battaglie ideologiche, dall’altra Papa Francesco si assicura di porre un punto esclamativo decisivo anche riguardo l’altro tipo di battaglia che il mondo occidentale sta combattendo oggigiorno contro quel male diabolico che fonda le sue radici sulla paura e che si materializza nel Terrorismo: il pontefice, durante l’occasione, infatti ha recitato una <<preghiera per la pace e la difesa dalla violenza>> affinché si allontanasse dal mondo l’ondata devastante di quel dolore per troppo tempo ha afflitto l’animo innocente di chi, nella vendetta, non ha mai visto un modo per cancellare l’odio, non ha mai cercato di trovare una soluzione di “coraggio”, non ha mai voluto credere alla fine di quella fratellanza universale. Se la violenza non si traduce con altrettanta violenza, allora la chiave che apre del porte di questo “nuovo paradiso terrestre” pertanto si trova nei cuori di ognuno di noi, consapevoli diretti di una “sparatoria d’amore”, che non butta giù persone come birilli ma li innalza fino <<alla potenza del Signore>>, unica via da seguire affinché il rispetto per la dignità umana continui a regnare sul mondo dei vivi e vinca l’odio non con maggiore terrore ma costruendo <<una famiglia nella comunione della pace>>. L’islam come nemico, così, diventa, come direbbero gli inglesi, un “false friend”, una crocevia da attraversare senza aver paura di rifiutare un abbraccio, un passo in direzione della pace: ciò che continua ad accoltellare è il “fondamentalismo di una lingua” che uccide più di un fucile, si pone in prima fila nella trasformazione dell’immagine di un Dio che assomiglia così tanto al denaro, si  “converte” in quell’impronta radicale da seguire affinché il ponte della serenità si abbassi e quello della sofferenza sia sempre di più un sogno.

Negli ultimi atti dell’evento, Francesco ha annunciato prima dell’Angelus la conclusione dell’edizione polacca del raduno, annettendo alla scala storica-temporale sin dalla nascita della manifestazione la data del 2019, anno in cui si celebrerà la XXXII Giornata della gioventù nello stato del Panama: la stessa “ossigenazione” spirituale, pertanto, avrà un seguito, un invito a <<non disperdere il dono ricevuto, ma custodirlo nel cuore, perché germogli e porti frutto>> ed un cammino nella misericordia di ciascuno che, <<con i suoi limiti e le sue fragilità>>, possa <<essere testimone di Cristo là dove vive>>. L’insegnamento finale di Bergoglio, infine, si compensa con la strutturazione di argomenti già pre-esistenti e vogliosi di essere esposti, un “prezzo da pagare” che va a confrontarsi con la sua impronta da lasciare: la “periodicità” di un numero è data dalla successione o dalla ripetizione ad intervalli regolari di una proprietà; l’”eternità” di un giovane, invece, si misura nel battito di un cuore che pulsa forza, si mantiene vitale e difende una libertà “graffiata via” dalle mani del tempo, un tempo che non guarda in faccia a nessuno e racconta di una storia, sempre di quella stessa storia già oramai conosciuta, che ha come protagonista la <<giovinezza, quel tesoro che si può avere ad ogni età, ma meglio possederla quando si è giovani>>.

A Cracovia, giovani come se il futuro fosse tutto lì was last modified: agosto 16th, 2016 by L'Interessante
16 agosto 2016 0 commenti
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Femminicidio
AttualitàIn primo pianoParliamone

Femminicidio? Chiamiamolo “Women-icidio”, così fa meno paura!

scritto da L'Interessante

Femminicidio

Di Michele Calamaio

Uccise. Da mariti, fidanzati o spasimanti, ma pur sempre violentate. Da rapinatori o da uomini semplicemente violenti, per motivi futili o per far dimenticare loro il volto della bellezza del mondo, ma ancora e continuamente maltrattate.  Da un mondo che non prestava loro la giusta attenzione verso l’eccessivo buonismo visto negli occhi di chi invece non merita neanche un pizzico di quella stessa tolleranza , da una pesantezza che non ha fatto altro che aumentare nel tempo un carico enorme sulla schiena di combattenti anche fin troppo martoriate da una guerra mai realmente terminata, ma pur sempre falcidiate da una incomprensione da parte delle autorità a dir poco “eterna”. Ed è così che Isacc Asimov affermava che <<la violenza è soltanto l’ultimo rifugio degli incapaci>>, consapevole che la stessa, compromessa a tal punto da sembrare qualcosa di più grande e troppo “impossibile” da superare, tocca il limite massimo della sua decenza nel momento in cui <<si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta e si forza quanto è nato per essere aperto in modo fiducioso, caloroso e creativo>>; di parere simile, ma con connotazioni alquanto diverse, era Giles Vigneault, il quale sosteneva a voce alta l’incapacità dell’essere umano di mettere un freno deciso e determinato a quell’istinto animalesco che per secoli ha segnato l’inizio di un “inferno umano”, fatto appunto di una <<tenebra che non può scacciare la tenebra stessa>> e di un ammortizzatore mai davvero messo alla prova nella sua opera di “rinascita” dalle ceneri di una “virilità poco virile”. Ma se questo spettacolo macabro messo in scena in un contesto altrettanto raccapricciante non accenna ad insegnare quel “rispetto” necessario a rafforzare la figura femminile e persiste nel ritagliarsi “minuti di silenzio” che alimentano una malattia oramai ancorata nell’”istinto ignorante” dell’essere umano, come può il rosso essere ancora il colore dell’amore senza trasformarsi in “viola tumefatto”?

Negli ultimi dieci anni sono 1740 i casi di Femminicidio, un numero tanto spaventoso quanto estremamente vicino ad una realtà troppo diabolica per essere giustificata: si parla di movente passionale?

<<Allora se l’è cercata>>, sosterrebbe l’”unanimità maschilista” pronta a difendere più che condannare il <<crimine più grande della debolezza maschile>>; si tratta di pura istintualità non gestibile? <<Non aveva scelta>>, azzarderebbe il cuore di chi non ha accennato un secondo a nascondere <<le prove di un amore sbagliato>>, coerente con l’illusione di una guarigione ridotta alle briciole; si prospetta un aumento di omicidi? <<E’ il momento di dire basta>>, imporrebbe decisamente la voce della coscienza, la stessa con la quale un tragico bilancio può essere fermato, una feccia di fattori negativi al coinvolgimento attivo della paura può essere diminuita, un baluardo della “giustizia femminile” può essere finalmente aggiornato alle tempistiche moderne, ghettizzando un problema da affrontare alle radici e da combattere fino alla sua punta dell’iceberg.

Così, se la speranza di avere un “anno di tregua”, in mezzo ad un vortice troppo grande per essere interrotto, era viva nelle storie di tutte le superstiti che hanno raccontato di una vita irrimediabilmente perduta ma ancora capace di essere trasformata da quei piccoli miracoli quotidiani che solo l’amore vero può dare, quella che ne è uscita trionfante ancora una volta è stata l’amarezza di essersi arresi di nuovo <<al rosso del sangue, piuttosto che a quello della dignità>>. I volti sembrano volatilizzarsi mentre il colpo di una pistola scatta, le lacrime di disperazione si credono inutili nel momento stesso in cui una mazza colpisce quello che solo la fantasia criminale potrebbe arrivare a distruggere, gli occhi tremanti volano già in paradiso, perché rimanere su una terra che non li merita viene considerato un peccato troppo grande da colmare con il perdono: <<Quante ancora ne devono morire perché il Governo si renda conto che le risorse economiche, i mezzi e le attività di contrasto alla violenza di genere sono del tutto insufficienti? Quante donne, ragazze, madri, figlie, sorelle, amiche dobbiamo vedere massacrate da ex, diventati mostri e assassini, prima che vengano prese decisioni e attuate politiche attive idonee ad un problema sociale enorme come quello della violenza sulle donne?>> denuncia Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, che lancia l’hashtag #quanteancora per evitare uno scempio divenuto oramai imminente. Assuefazione alla “droga delle mani pesanti”? Non proprio; persone “normali” reinventate <<assassini rosa>> di una realtà commestibile solo per l’arretratezza sociale? Forse; donne diventate martiri di una guerra non loro? Decisamente si: come ha spiegato Fabio Piacenti, presidente dell’Eures, l’Istituto di ricerche economiche e sociali che da anni dedica al fenomeno un Osservatorio ad hoc, negli ultimi dieci anni <<le donne uccise nel nostro Paese sono state 1.740 suddivise nel 71,9% in omicidi familiari, 67,6% in uccisioni legate a problematiche coppia e 26,5% per mano di un ex>>, consolidando una striscia negativa di eventi che, nel gergo popolare, “farebbe un baffo alla parità dei sessi”. Il dato che tuttavia risulta essere più grave nella totalità di questo “dramma”, dipinto con tinte storiche e che risale all’alba dei tempi ma che ha davvero poco da invidiare alle sue origini greche, è la spaventosa gamma di età “picchiate” da questo fenomeno anormale: tra i 16 e i 70 anni, infatti, il 31% delle donne è stato abusato sessualmente e psicologicamente, determinando un’ascesa degna dei migliori film horror. I recenti casi mortali di Lucca e Caserta riaccendono il dibattito politico e alimentano la fiamma di una speranza ancora non del tutta morta: <<Le leggi ci sono e i centri antiviolenza devono tornare ad avere al più presto i finanziamenti necessari>> afferma il presidente del Senato Piero Grasso, che affida il suo pensiero alla possibilità concreta di cambiamento, una metamorfosi tanto positiva quanto necessaria affinché, da una parte le donne si travestano da “paladine della giustizia” e denuncino una strage fatta di odio e brutalità, e dall’altra gli uomini stessi <<si rivoltino contro questa infamia capitale>>. La soluzione? <<Stare insieme, convertendo questa “libertà vigilata” in una sfida quotidiana>>, dove uomini e donne non si appartengano per “diritto di sangue”, ma si scelgano ogni giorno, liberamente. I casi più recenti hanno raccontato la vicenda inverosimile di un “happy ending” impossibile agli occhi della realtà alternativa del banco degli imputati: se ammazzare una ragazza di Pordenone con quattro colpi di pistola è normalità per un ex fidanzato, allora viviamo nella pura anarchia sociale; se strangolare una studentessa universitaria romana di 22 anni e poi bruciarla viva è semplice routine per il suo ex convivente, allora c’è da porsi qualche domanda in più;  se uccidere una venticinquenne a coltellate dall’ <<embolo partito>> di un uomo incapace di accettare la fine di una relazione, allora l’inizio dell’Apocalisse è davvero tracciato. L’appello che risuona nei timpani otturati delle famiglie vittime di questa tragedia è sempre lo stesso, una medesima implorazione verso il sentimento nobile dell’amore che non trova più pace, un’ emozione che da troppo tempo, purtroppo, è stata macchiata con la prospettiva irrealizzabile dell’indulgenza e scambiata con la follia dei coltelli, con la bugia delle pistole e con il disprezzo verso il rispetto della dignità umana: <<non insegnate ai vostri figli che l’amore è tutto, non lo fate perché insegnate la menzogna; insegnate loro il rispetto per gli altri e alle vostre figlie il rispetto per loro stesse, perché 70 donne morte per mano del proprio uomo solo nei primi sette mesi dell’anno è pura follia, perché ad armare la mano degli uomini sono le donne che troppo amore danno e che poco amore si vogliono>>. Provare a tagliare la coda al lupo è possibile, evitare che si cibi del male che più ama è concretizzabile, ma state attente, perché se è vero che fidarsi rappresenta la vera unica soluzione ad un nuovo cambiamento, un nuovo percorso tutto in salita ma fatto di speranza viva e presente, “non fidarsi è meglio”: è buona consuetudine ricordare che “il lupo perde il pelo, ma non il vizio!”.

Femminicidio? Chiamiamolo “Women-icidio”, così fa meno paura! was last modified: agosto 16th, 2016 by L'Interessante
16 agosto 2016 0 commenti
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Giorgio Zinno
AttualitàIn primo pianoParliamone

Giorgio Zinno dirà si. Con la fascia tricolore, ovviamente

scritto da L'Interessante

Giorgio Zinno

Il calendario segna l’11 maggio quando, in seguito ad una lunga controversia tra favorevoli e contrari, viene approvata la mutazione in legge del DDL Cirinnà. Tra sfiduce stantie e lunghi scetticismi, due mesi fa, il governo italiano, con voto di maggioranza, ha riconosciuto dignità alle unioni civili.

Una decisione che la comunità Lgbt, e non solo, agognava da tempo. Un passo in avanti, un giorno meritevole, sin da subito, di una memoria storica senza opposizioni. Nonostante il traguardo visto da dentro, però, furono molti a non dichiararsi entusiasti di quanto ottenuto. Alcuni la considerarono una legge a metà che, a detta di qualche voce, facendo ottenere troppo poco in materia di pari diritti, deluse parte delle aspettative. La mutilazione a cui fu fatta riferimento, riguardava la stepchild adoption, un provvedimento che letteralmente vuol dire “adozione del figliastro” e permette al figlio di essere adottato dal partner (unito civilmente o sposato) del proprio genitore.

La Cirinnà si dissociò quasi subito da questo tipo di polemica e ritenne opportuno sottolineare la conquista raggiunta che, seppure agli inizi della sua maturazione, è da ritenersi comunque la radice di un essenziale cambiamento. Il risultato trascrisse 372 deputati favorevoli, 51 contrari e 99 astenuti. Numeri, questi, su cui si è appena abbozzata un Italia a colori; un Paese ancora in fasce da questo punto di vita, ma che certamente fa venire meno voglia di scappare.

E tra quelli che restano, senza ombra di dubbio, ci sono Giorgio Zinno e il suo compagno Michele. Vista da questa prospettiva, l’unione, portatrice di una novità concreta, fa parecchio parlare di sé senza che ci sia il bisogno di aggiungere altro

Ma, aprite bene le orecchie, il lieto evento non è l’unica notizia. Giorgio Zinno, infatti, non è un futuro sposo qualsiasi. A dare l’annuncio del suo matrimonio è il primo cittadino di San Giorgio a Cremano, eletto sindaco della provincia di Napoli lo scorso anno, dopo aver ottenuto una pioggia di consensi.

 L’ha dichiarato lui stesso, senza mezzi termini o giri di parole:

“ Mi sposo il 24 settembre, sono dieci anni che aspettavo questo momento”

Un’ attesa che sta per finire, quindi , e che certamente scioglie i coraggi di quanti ne hanno il desiderio.

Dinanzi a questa scelta, anche se non possediamo ancora la maturità giusta per poterci chiamare “paese civile”, azzardiamo che la strada imboccata è certamente quella più giusta.

Auguri, sindaco.

Michela Salzillo

Giorgio Zinno dirà si. Con la fascia tricolore, ovviamente was last modified: agosto 2nd, 2016 by L'Interessante
2 agosto 2016 0 commenti
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Pokemon
AttualitàIn primo pianoParliamone

Pokemon Go e disoccupazione giovanile

scritto da L'Interessante

Pokemon Go

Un famoso detto italiano recita: “Chi non lavora, non fa l’amore”. Questo significa essenzialmente due cose: o Pikachu e co. hanno deciso sin dal loro prima apparizione di non voler dar vita ad una generazione futura attraverso l’unione dei “poteri speciali” e dedicarsi, di conseguenza, esclusivamente all’ “ozio cartoon-esco” o i giovani d’oggi sono diventati improvvisamente interdetti nel momento stesso in cui hanno trasformato l’intelligenza in demenza e hanno denigrato totalmente il valore del sacrificio, dello sforzo, del senso retorico del “portare a casa la pagnotta” che per generazioni ha contraddistinto l’essere umano nel raggiungimento del nobile fine di vivere nel benessere e nella prosperità. Perché si, se in effetti non si tratta di una nuova forma di evoluzione umana sottoforma di “distruzione cognitiva pro-digitale”, allora davvero il mondo rischia di lasciare il posto a questi “alieni” che per troppo tempo hanno preso le somiglianze animalesche e hanno contaminato la terra di un’astrattezza diventata tutt’altro che “gioco”: a poco a poco, infatti, quello che all’inizio sembrava essere un passatempo innocente e stimolante all’intraprendenza, ora ha completamente radicato le sue “droghe leggere” nelle convinzioni della gente, le stesse con le quali non si riesce più ad immaginare un futuro degno di essere “lavorato”, ma appunto “giocato”.

<<Il lavoro è vita: senza di esso esiste solo paura e insicurezza>> affermava John Lennon dal canto suo; e come dargli torto: ad oggi il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è pari al 37,9%, circa il 15% in più rispetto alla percentuale media di disoccupazione giovanile nell’Eurozona; ciò che più colpisce, però, è proprio il fatto che questo male “moderno” non sta diventando solo economico bensì anche psicologico e culturale perché le cause possono essere sia ricondotte all’eccessivo “mammismo” di numerosi soggetti ancora “bambinizzati” nel grembo materno senza possibilità di uscita alla scoperta delle opportunità circostanti, sia ad un sistema scolastico anche esso caratterizzato da cattivi collegamenti con l’impresa o da una banalizzazione del sacrificio che spinge gli studenti a preferire la semplicità dei “soldi facili” della criminalità organizzata. E così, “alzare la carriola” diventa sempre di più un “lavoro altrui”, una necessità secondaria, se non terziaria, che alimenta il fuoco dell’esasperazione e produce effetti gravi sia sugli individui che sulla società nel suo complesso, attraverso lo scarso sostegno all’inclusione attiva: questa “tragedia giovanile” verrebbe condannata da un Dante contemporaneo nel “Girone dei Nullafacenti”, avendo come punizione quella di inseguire un Pokemon eternamente, di provare a catturarlo senza tuttavia mai riuscirci.

Ma pensandoci su, sarebbe effettivamente questa una vera “punizione”? Secondo le ultime stime, infatti, più che un castigo questa significherebbe una ricompensa a tutti gli effetti: in un mondo attuale dove i giovani d’oggi non riescono a sviluppare le proprie capacità intuitive e concezionali, non rappresentano più un capitale umano capace di portare esperienza ed efficacia allo stesso tempo al servizio del bene comune, non diventano essenziali al fine di frenare la mobilità intergenerazionale e fare in modo che il disagio sociale si tramandi da una generazione all’altra e non salvaguardano più il loro “passaporto per la vita”, ossia le competenze necessarie per un pieno inserimento economico e sociale nel mondo lavorativo, ciò che prende il sopravvento è la mania dei “Pokémon Go”, il gioco che sta conquistando tutto il pianeta: dal Giappone all’America, i mostriciattoli virtuali tascabili, apparsi per la prima volta vent’anni fa sul Game Boy come invenzione di Satoshi Tajiri, hanno attraversato l’Europa e l’Italia e sono sbarcati sia nelle grandi città, depauperando un patrimonio culturale e turistico degno delle migliori innovazioni tecnologiche, che in quelle piccole, distruggendo il già misero guadagno delle microimprese impegnate nella lotta quotidiana alla sopravvivenza. Non a caso, basta guardarsi intorno mentre si passeggia in città per accorgersi di quante persone siano state letteralmente contagiate da questo “virus”, uno di quei parassiti che ha come strumento di inizializzazione lo smartphone e come preda della “demenza inattiva” i giocatori stessi: il sole potrebbe aver fatto la sua parte, qualcuno potrebbe pensare; il caldo avrebbe potuto giocare il doppio ruolo di ossessione e inganno allo stesso tempo verso un gioco grottesco e diabolico, altri potrebbero intuire; ma la verità sta, come al solito, nel mezzo: il mondo sembra essere letteralmente impazzito per un videogame che, di “pazzo”, ha le basi e le carte in regola per esserlo a tutti gli effetti.

Per giocare basta scaricare l’applicazione, disponibile sia sull’App Store di Apple che sul Google Play Store per gli utenti Android, creare un profilo, personalizzarlo, scegliersi un nome e aspettare che il lato virile della personalità umana abbandoni definitivamente “il cuore e la mente”, come direbbe un cavaliere dell’epoca medievale: chissà se questo avesse mai avuto avuto il coraggio di compiere un gesto così “poco nobile”, chissà se, invece di difendere il proprio re, avesse preferito dare la caccia  ai vari Bulbasaur e il resto dei 151 esemplari per ampliare il personale “arsenale d’oro”, chissà se, per essere punito di così tanta indecenza, fosse stato arso vivo dal rogo di un Charizard o annegato dal waterboarding di uno Squirtle; chissà, si domanderebbero gli studiosi, ma una cosa sicuramente continua a desistere nella mente dei potenziali “allenatori”: il senso vero della realtà, che entra continuamente in contatto con il confine della finzione e della tecnologia e che aumenta il rischio, oramai dietro l’angolo, di una dipendenza da un universo parallelo ed un isolamento cronico. Così, se da una parte ci pensa lo smartphone a chiudere gli occhi dell’oggettività e ad aprire quelli di Google Maps alla ricerca di “palestre”, battaglie contro i “custodi” del luogo e pokeball da lanciare per stregare gli avversari in perenne combattimento, dall’altro diventa responsabilità personale ridicolizzarsi periodicamente muovendosi fisicamente alla ricerca di Pokemon “fantasmi”: già, perché lo smartphone avverte che nelle vicinanze potrebbero esserci mostriciattoli che svolazzano dentro la padella o saltellano sul water o ancora strisciano sulla scrivania dell’ufficio, e che non spariscono, ma anzi si spostano seguendo il giocatore, muovendosi attaccati al loro nuovo “allenatore”.

Pertanto, se l’accostamento Pokemon Go-Disoccupazione giovanile ha i suoi effetti degenerativi e influisce nettamente sulla catalizzazione della pigrizia nei soggetti interessati, di certo non fa il discorso inverso chi tocca con mano l’esperienza di <<rassegnare le proprie dimissioni per girare il mondo>>:

è il curioso caso di Tom Currie, 24enne, ex barista neozelandese che, da un momento all’altro, ha deciso di “prolungare” le proprie ore libere dal lavoro eliminando quest’ultimo definitivamente dalla sua vita, almeno per il momento; perché si, in sede di decisione, Tom è stato più volte “compreso” piuttosto che attaccato per una scelta tanto azzardata quanto rischiosa: <<spero che il tuo viaggio vada bene>> ha affermato il suo ex datore di lavoro, risposta che è stata percorsa in maniera del tutto parallela dal <<sapevo che un giorno saresti diventato famoso>> del padre, messaggio inviato per sms e recapitato con tanto “amore paterno e protettivo”. Ma in fin dei conti, è purtroppo ancora questo medesimo “protettivismo” che spinge i giovani d’oggi nel burrone dell’”anoressia lavorativa”: <<trovare 91 pokemon sui 151 disponibili del gioco è stato come rivivere l’infanzia due volte>> ha affermato Tom, che ha peregrinato con gli occhi dello smartphone, ha incontrato turisti, viaggiatori e tanti appassionati dell’applicazione e ha cavalcato di collina in montagna, di fiume in lago attraverso fotografarmi e video tanto pazzeschi quanto incredibilmente innovativi, rendendosi conto di essersi trasformato involontariamente nell’eroe nazionale di un “sogno reale”, nell’ Ash Ketchum che 16 anni fa ha sfondato sul grande scherzo italiano, arrivando insieme ai suoi amici a conquistare il mondo.

Alla fine ciò che ne rimane è soltanto l’illusione ottica di aver raggiunto un obbiettivo, la credenza di aver compiuto un esperimento diverso dalla norma ma fin troppo complicato per essere portato a termine, la certezza di aver trascurato quello che dovrebbe rappresentare sempre “prima il dovere e poi il piacere”: non è tutto oro ciò che luccica, non bisogna lasciarsi andare troppo facilmente e vivere nella folgorazione di un attimo, non deve diventare primario ciò che normalmente viene attribuito alla schiera dei “beni di lusso”, uno sfarzo che, in tutta la sua lucentezza, continua ad essere tale, senza se e senza ma, e cammina imperterrito nel suo obbiettivo di far dimenticare la tangibilità: <<Catch them all>>, diceva la sigla originale del cartone animato, <<catch them, catch them>>, rammentava nel mentre, ma la vita è un’altra cosa, la realtà è un’altra cosa, e quella, esattamente quella, ci ordina ogni giorno di “acchiappare” le opportunità di lavoro, le chance che ci possono finalmente nobilitare come uomini, e non i Pokemon!

Michele Calamaio

Pokemon Go e disoccupazione giovanile was last modified: luglio 27th, 2016 by L'Interessante
27 luglio 2016 0 commenti
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Cannabis
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Legalizzazione della Cannabis: Di cosa si sta discutendo?

scritto da L'Interessante

Cannabis

E’ già data storica quella dello scorso 25 Luglio: per la prima volta alla Camera dei Deputati si è discusso per la stesura di un disegno di legge che regolamenterebbe il possesso, la coltivazione, la vendita e l’assunzione di cannabis

Tuttavia siamo solo agli inizi, il dibattito riprenderà a settembre per consentire l’analisi degli emendamenti presentati dai vari gruppi parlamentari (circa 1700).

Trasversalmente spaccata la Camera che vede contrari gli esponenti di Forza Italia, Area Popolare, Lega Nord e parte del Partito Democratico, a favore Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle e parte del PD insieme a vari esponenti del gruppo misto.

Carlo Sarro, di Forza Italia, ha motivato la sua contrarietà e quella del suo parrtito asserendo che la legalizzazione metterebbe in pericolo la salute degli adolescenti e l’approvazione del testo a nulla servirebbe nella lotta alle mafie.

Continua l’attività con l’intervento dell’onorevole Paola Binetti, già firmataria di vari emendamenti, che prende parola per Area Poporale. La filo-alfaniana imposta il suo discorso sul consumo, oltre che di cannabis, anche su droghe come eroina, cocaina ed LSD per ribadire come la dipendenza da droghe leggere porterebbe, pian piano, al consumo e a dipendenze più problematiche. Inoltre, per dare una lettura più veritiera alla sua tesi, comincia a leggere storie di ex-tossici. Conclude presentando una pregiudiziale di costituzionalità alla Boldrini, presidente della Camera dei Deputati, secondo la quale il Ddl va contro i principi della Carta Costituzionale. Avverso all’approvazione anche il gruppo di Lega Nord introdotto dalla voce di Marco Rondin che vede il disegno di legge come un “sabotaggio culturale”. Sul tema il PD si è spaccato in due, alcuni deputati che hanno preso parola, infatti, hanno potuto parlare solamente a titolo personale, ribadendo l’ordine sparso con il quale si prestano a votare i Dem.

Daniele Farina conferma il supporto del gruppo di Sinistra Italiana e Vittorio Ferraresi del M5S fa lo stesso sottolineando come questa del Ddl Cannabis sia una misura per liberare i Tribunali da lunghe diatribe inutili, lasciandoli concentrare sui veri crimini.

Contraria anche la Ministra della Sanità per la normalizzazione a scopo ricreativo. La Lorenzin giustifica il suo “no” ricordando che la marijuana è una droga e fa male, normalizzarla sarebbe come dire ai bambini di 10,11,12 anni che possono drogarsi.

A Roberto Saviano, che sostiene il Ddl come lotta alla mafia, risponde in un’intervista a La Repubblica : “a suo tempo Paolo Borsellino disse l’esatto contrario, come oggi fa il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri. La droga la consumano i giovani, quella prodotta legalemente costerebbe inevitabilmente di più e rimarrebbe il mercato criminale.”.

Ecco i punti della legge,discussi in aula,sulla legalizzazione della cannabis:

Possesso: i maggiorenni potranno detenere una modica quantità per uso ricreativo, ovvero 15 grammi a casa e 5 grammi fuori casa. Resta il divieto assoluto per i minorenni.

Coltivazione: in casa si potranno coltivare fino a 5 piante e detenere il prodotto da essere ottenuto, ma solo ed esclusivamente previa comunicazione. La vendita del raccolto è assolutamente vietata.

Cannabis Social Club: i maggiorenni residenti in Italia potranno coltivare cannabis in forma associata in enti senza fini di lucro, in club composti da massimo 50 membri.

Vendita: ci saranno negozi dedicati e forniti di licenza dei Monopoli. Chi otterrà l’autorizzazione potrà coltivarla, lavorarla e venderla al dettaglio solo nei negozi ufficiali. Sono vietate l’importazione e l’esportazione.

Cannabis terapeutica: l’autocoltivazione per fini terapeutici sarà permessa, inoltre le modalità di consegna, prescrizione e vendita dei farmaci a base di cannabis saranno semplificate.

Fumo nei luoghi pubblici e alla guida: nei luoghi pubblici e nei parchi sarà vietato fumare marijuana, e per quanto riguarda la guida in stato di alterazione non cambiano le sanzioni previste dal Codice della Strada su alcol e droghe al volante.

Vincenzo Piccolo

Legalizzazione della Cannabis: Di cosa si sta discutendo? was last modified: luglio 27th, 2016 by L'Interessante
27 luglio 2016 0 commenti
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Cannabis
AttualitàIn primo pianoParliamone

Cannabis: piantiamola!

scritto da Roberta Magliocca

Il provvedimento slitta a Settembre. Non si meraviglia nessuno. Unioni civili e cannabis legalizzata nello stesso anno? L’Italia non è abituata a passi tanto grandi, non a quelli in avanti perlomeno.

Ma non polemizziamo. Bene o male purchè se ne parli, diceva qualcuno. Ebbene si, perchè di questi tempi la prima vittoria è essere presi in considerazione, è portare in parlamento ciò che mai si sarebbe pensato potesse arrivarci.

Un passo alla volta, dunque. Ma c’è chi promette ostracismo.  “Ci opporremo a questa prova di forza avallata dal governo”, grida sicuro Brunetta.

Nonostante questo, sono ben 221 i sostenitori usciti da Montecitorio. Pochi rispetto ai 315 che servirebbero per la maggioranza, ma è un chiaro segno di un’apertura ad un problema che non si limita allo “sballo giovanile” come ha dato ad intendere Don Mazzi che ha voluto ricordare ai ragazzi che ci sono tanti modi per divertirsi.

Forse nel 2016 il “fa male alla salute” non regge più. Forse perchè nel 2016 si è avuto il coraggio di ammettere che una canna provoca danni minori di un pacchetto di sigarette, di un fast food, dell’obesità, delle armi comprate al supermercato.

Per non parlare, poi, degli effetti che la legalizzazione della cannabis avrebbe sul mondo del suo commercio: un bel colpo alla mafia e al terrorismo. E vogliamo parlare di tutti coloro che – venuto meno il fascino dell’illegale – smetterebbero di farne uso? Provocazioni a parte, dopo i dovuti studi e dibattiti era ora che affrontassimo seriamente i temi a cui paesi più avanti di noi sono approdati tempo addietro.

Cannabis ed è subito bufera

“È veramente strano che alcuni organi di informazione non prendano atto che FI è decisamente contraria alla proposta di legge. Lo ha ribadito oggi il capogruppo alla Camera, Brunetta, lo hanno detto in Commissione tanti nostri esponenti. Una posizione chiara e anche vincente. La proposta di legge non andrà avanti di un millimetro” sostiene Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia e vicepresidente del Senato. “Quindi – prosegue – sconfitta totale del fronte pro droga e dei suoi intellettuali di riferimento, che oggi su due quotidiani hanno fatto inutilmente rullare i loro tamburi. E anche se poi la Camera avesse qualche bizzarra tentazione, il Senato sarebbe la tomba di una dissennata scelta. I Saviano, i Mieli e i loro corifei sono stati sbaragliati”.

Da queste parole si capisce che il percorso non sarà certo in discesa, ma Gasparri, Brunetta e chi per essi dovranno certamente ammettere che è una bandiera messa, un punto segnato, una palla in rete. Tanto che oggi si è festeggiato, nonostante il rinvio della discussione a Settembre. D’altronde è sempre stato così, si vince scendendo in campo. Provandoci. Quale sarà poi il risultato, è un altro discorso.

Roberta Magliocca

Cannabis: piantiamola! was last modified: luglio 26th, 2016 by Roberta Magliocca
26 luglio 2016 0 commenti
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Monaco
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Monaco: l’Europa piange ancora

scritto da L'Interessante

Monaco di Baviera 

Stamattina la Germania si è svegliata con le bandiere a mezz’asta, un lutto nazionale che si somma agli altri e fa accrescere sbigottimenti e paura.

Si stimano dieci morti e più di venti feriti per la strage compiuta ieri pomeriggio a Monaco di Baviera, tra un ristorante McDonald’s e un affollato centro commerciale a nord della città

Nella conferenza stampa presieduta stanotte dal capo di polizia locale è emerso che l’attentatore è stato un ragazzo di appena diciotto anni con la doppia cittadinanza tedesca e Iraniana, ma da diversi anni residente stabilmente a Monaco. Il passato è il giusto tempo da attribuire all’autore del crimine, Hubertus Andrae. Fra i dieci morti che si contano, infatti, è compreso anche il suo suicidio, avvenuto, secondo chi sta investigando sul caso ancora aperto, a circa un chilometro dal centro commerciale Olympia, scenario in cui si è consumata la sparatoria. I tasselli sono ancora tutti da incastrare: sulle possibili motivazioni che hanno indotto Andrae a fare fuoco , cadono ancora incertezze e spazi da riempire.

I dubbi partono dalla reale natura del gesto che, all’inizio, nel clima di ressa totale, documentato anche dai filmati amatoriali di chi era presente sul luogo al momento della sparatoria, si era azzardato che l’azione attentatrice fosse condotta da un commando. Al momento, però, questa ipotesi sembra smentita. Quello di ieri, dunque, parrebbe un frammento da sganciare dagli episodi di terrore che stanno investendo la cronaca in questi mesi. Hubertus Andrae ha agito da solo. Nonostante gli sviluppi in corso su quanto è accaduto, c’è chi sarebbe propenso a tendere in direzione di un gesto folle. Le testimonianze raccolte in merito sono, però, parecchio confuse e discordanti. Una signora che si trovava in prossimità del fast food pare abbia sentito il ragazzo pronunciare “Allah Akbar” – Allah è grande – prima che sparasse su alcuni bambini. Poi c’è quella dell’uomo che si trovava sul tetto di un palazzo adiacente al centro commerciale, il quale avrebbe affermato di aver scambiato battute di insulti con Andrae qualche momento prima dell’accaduto. In quella circostanza lui avrebbe dichiarato di essere in cura. Su questo è stato sentito anche il padre del Killer che, stamattina, è stato chiamato dalla polizia a confermare quanto detto dal cittadino tedesco. È in analisi anche un recente post dell’attentatore su facebook, il diciannovenne ha, qualche giorno fa, pubblicato sul social media offerte del McDonald’s, gesto che potrebbe essere stato compiuto allo scopo di attirare più persone possibili.

Dal punto di vista dei fatti è dunque tutto poco confermato, ma le reazioni umane all’ ennesimo assedio sono molto vicine allo sgomento. Il tempo pare che corra più veloce in queste settimane in cui le morti si stanno sovrapponendo una sull’altra, si ha paura persino di spaventarsi, perché se si comincia a farlo bisogna ammettere a noi stessi che siamo in un periodo difficile, uno di quelli che farà la brutta storia, dai quali, però, si spera di risalire più consapevoli, prima o poi. Anche se la situazione mondiale sembra giunta ad un punto di non ritorno, costruendo in noi futuri apocalittici, forse, bisogna tentare il coraggio e pensare che in realtà nessuna fine finisce per sempre, finché è possibile, finché qualcuno è disposto a riflettere sul fatto che le guerre non scoppiano all’improvviso, neanche quelle personali.

Michela Salzillo

Monaco: l’Europa piange ancora was last modified: luglio 23rd, 2016 by L'Interessante
23 luglio 2016 0 commenti
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Froci, Le Cronache
CronacaIn primo pianoParliamone

Froci violentano diciassettenne. Il giornalismo è un’altra cosa

scritto da L'Interessante

Froci

Froci e pervertiti violentano diciassettenne

Se fosse una bufala ci sarebbe da piangere, ma è la realtà e c’è ben poco da ridere. Nessun eccesso o fraintendimento, si tratta di una notizia, anzi, di una prima pagina, quella de Le Cronache, il quotidiano salernitano diretto da Tommaso D’angelo.

L’intestazione si riferisce a tizi, indiscutibilmente stigmatizzabili, che avrebbero violentato e filmato un ragazzino di quattordici anni in un centro massaggi di Cava. La scelta di stampa, difficilmente condivisibile, è stata fortemente attaccata: prima dal direttore de La città di Salerno, Stefano Tamburini, che, in un editoriale senza equivoci, ha preso le distanze da questo singolare modo di intendere il giornalismo, e poi da Il Fatto Quotidiano, la realtà d’informazione fondata nel 2009 da Antonio Padellaro, che ha lasciato lo sgravo mediatico alla penna di Selvaggia Lucarelli. La testata incriminata fornisce all’utenza una duplice versione. È reperibile infatti, sia online che in formato cartaceo, questo, inizialmente, aveva dato spazio a seri dubbi sulla veridicità di un’impaginazione simile, e non certo per ambedue le diffusioni.

 Si sa che il web maciulla più della carta stampata, ormai, e pertanto, le prime condivisioni su internet, riconducevano il testo ad una probabile e ultima trovata da hacker senza scrupoli. Purtroppo, però, l’audacia linguistica di D’angelo non solo è stata confermata, ma si è meritata una replica forbita e attenta dallo stesso direttore, il quale ha sentenziato contro il suo primo citante.

“Devo ritenere che la parola frocio che lo ha tanto sconvolto deve averlo particolarmente colpito, forse per gusti personali, non lo so. Di certo non sono problemi suoi se davanti ad una squallida vicenda come quella di Cava, dove ci sono tanti giovani vittime dei due froci e pervertiti e dei loro complici, che mi auguro vengano arrestati al più presto, assumiamo una posizione forte e senza equivoci.” Così ha detto il redattore de Le Cronache.

È evidente, anche ad un occhio distratto, lo sfondo omofobo di questa rincarata che non ha nulla da invidiare alle sue origini. Tommaso D’angelo, infatti, insinua a chiare lettere che il ritegno mostrato dal collega abbia un qualche legame con una presunta omosessualità, confondendo ancora una volta linguistica, fatto e imparzialità, un contrasto che, con tutto il rispetto, nessun giornalista dovrebbe permettersi, figuriamoci un direttore di testata. Non c’è dubbio sul fatto che la vicenda di uno stupro sia squallida, anzi, è senz’altro qualcosa di più, ma cosa c’entra questo con appellativi a sfondo diffamatorio in direzione di certi pregiudizi già abbastanza radicati per conto proprio? Per carità, di fronte a simili vicende, è comune un po’ a tutti l’utilizzo di improprie definizioni; magari dettate dalla rabbia e il disgusto. Ma l’istinto si libera a casa propria, non al lavoro, specie se si ha il compito di preservare una comunicazione informativa che sia lineare e non fuorviante. Non sarà un problema di Stefano Tamburini la posizione assunta da Tommaso D’Angelo, ma lo potrebbe essere per molti altri.

È ovvio che il titolo e i fatti sono due cose completamente differenti. È possibile indignarsi per il titolo e per lo stupro e affrontare le due questioni separatamente, senza che l’una tolga peso all’altra. Come è chiaro che l’omofobia, come tutte le forme di intolleranza socio-culturali provengono da un concetto sbagliato e non da termini confusi, ma chi lavora con le parole, dovrebbe imparare a passare dalla superficie per arrivare sul fondo, senza trattare con sufficienza il taglio che, a volte, può avere un certo tipo di lemma.

Il punto non è essere “amici dei gay”, categoria nella quale D’angelo si inserisce senza preoccuparsi se la volontà sia reciproca, ma non riuscire a comprendere la differenza fra il confine e l’oltre.

Michela Salzillo

Froci violentano diciassettenne. Il giornalismo è un’altra cosa was last modified: luglio 23rd, 2016 by L'Interessante
23 luglio 2016 0 commenti
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