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Parliamone

Je suis Charlie
AttualitàIn primo pianoParliamone

Je suis Charlie, ma ora chi è Charlie?

scritto da L'Interessante

Charlie

Di Vincenzo Piccolo

Eravamo tutti Charlie Hebdo, qualche tempo fa

Quando la catastrofe non era in casa nostra, quando il sangue non aveva macchiato le nostre pareti. Eppure, oggi, Charlie Hebdo non ha voluto essere il Lazio, non ha voluto essere le marche, nell’Abruzzo e nell’Umbria. E mentre il sangue di 300 persone è stato paragonato al sugo delle lasagne, il vignettista si chiede se il terremoto, prima di tremare, ha gridato “Allah Akbar”. Beh no! Non l’ha fatto. Non si è giustificato prima di tagliare l’Italia in due. Non ha cercato di limitare la nostra libertà spargendo sangue, come il terrorismo ha fatto con loro. Il periodico settimanale di satira, questa volta superato il significato di quest’ultima, pur di far notizia. La risposta alle critiche della rete, poi, è stata come rigirare il coltello nella piaga. I problemi sono tanti, questo è vero, ma non serve Charlie Hebdo per ricordarceli. Li stiamo già pagando con sangue, sudore e lacrime.

Je suis Charlie, ma ora chi è Charlie? was last modified: settembre 6th, 2016 by L'Interessante
6 settembre 2016 0 commenti
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ode alla solidarietà
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Ode alla solidarietà italiana

scritto da L'Interessante

Ode alla solidarietà italiana

Ode alla solidarietà

Di Erica Caimi

Il giorno dopo la tragedia è sempre quello in cui si tirano le somme e si fanno i bilanci di ciò che è perduto per sempre e di quello che invece si può ancora recuperare. In Italia,  il “post terremoto” si attiene al consueto rituale costellato da polemiche, accuse mosse verso le autorità colpevoli di non aver preso le dovute precauzioni per limitare i danni,  voracità giornalistica, denunce di soldi pubblici mal spesi e pellegrinaggi politici al ritmo di “non vi lasceremo soli, non temete, non ci dimenticheremo di voi”. 

Un paese, il nostro, malato di sfiducia verso una classe politica spesso dimentica delle reali esigenze della comunità che dovrebbe rappresentare, ma che ha l’immensa e inconsapevole fortuna di essere illuminato dal sole battente dell’attivismo solidale della gente comune, dell’italiano ordinario, che per quanto istintivamente lamentoso, si rimbocca le maniche e si mette a disposizione altrui per sostenere, come può, chi sta vivendo un momento di disagio.  Sono molte, infatti, le iniziative di solidarietà della gente del posto, dei soccorritori, dei volontari e quelle di svariati comuni, parrocchie, commercianti, albergatori, associazioni di tutta Italia che dimostrano quanto sia resistente e prezioso quell’istinto altruistico tutto italiano capace di azionarsi all’occorrenza sorvolando sul senso di scoraggiamento e abbandono per portare soccorso e alleviare le sofferenze dei propri connazionali.

Nel 2012, qualche mese dopo gli eventi sismici che hanno colpito l’Emilia Romagna, insieme a un gruppo di amici e organizzatori di una festa della birra nel varesotto ci siamo recati a Moglia, in provincia di Mantova, un comune terremotato in bilico tra Lombardia ed Emilia, per donare al parroco gli introiti della nostra festa da usare per sostenere le famiglie colpite dalla calamità . Una piccola goccia in una cascata di esigenze. Di quel paese ricordo un silenzio sconvolgente, il silenzio della devastazione che si trascina marciando dentro di te, calpestando ogni corda della tua sensibilità e le macerie che ostentano ricordi di vita sbriciolati. Mai potrò dimenticare l’accoglienza delle persone del paese e i ringraziamenti, una riconoscenza che si è tramutata in una semplice cena al campo sportivo, una festa organizzata dalla squadra di rugby per riportare la normalità e raccogliere fondi per la riscostruzione del paesino ormai deserto, in cui ovunque ti girassi scorgevi un bar improvvisato in un container o una tenda accampata in giardino, perché i sopravvissuti avevano paura di tornare nelle proprie abitazioni. Questa è un’esperienza che porterò per sempre nel cuore e quando gli eventi si ripetono, seppur in zone diverse, non mancherà mai l’occasione di adoperarmi per raccontare quello che ho visto e  ricordare quanto la morte e la perdita si curino con vicinanza e partecipazione. Vero è che l’assenza di una persona cara è una compagna con la quale devi imparare a convivere  una vita intera e che la perdita della propria casa colma di ricordi e costruita con  sacrificio è una preoccupazione incombente che si somma al dramma vissuto. Ma viene anche il momento della ricostruzione, in cui, timidamente,  prevale l’istinto di sopravvivenza e così, naturalmente, si smuove quell’impellente esigenza d’interiorizzazione dell’accaduto. E’ questo l’attimo in cui diventa un po’ più facile abbandonarsi al corso della vita, quella misteriosa corrente che ci trascina  avanti, inesorabilmente e nonostante tutto.

Ode alla solidarietà italiana was last modified: settembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 settembre 2016 0 commenti
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Profughi e terremotati
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Profughi e terremotati, alberghi e tende: e il silenzio?

scritto da L'Interessante

Profughi e terremotati

Di Michela Salzillo

A volte è proprio il caso di dirlo, la miglior parola è quella che si tace. In questi giorni, però, stare zitti sembra un mestiere difficile. Lo è sempre in verità, soprattutto quando il silenzio dice cose assordanti. Quando il dolore non è un’esistenza insoddisfatta, ma è milioni di vite che non ci sono più; è la coscienza che impazzisce nell’assegnare colpe e responsabilità senza soluzioni. Bandiere a mezz’asta e minuti di riflessione, appaiono come forme di rispetto poco oneste, dinanzi alle tante polemiche che stanno facendo deragliare il confine tra lecito ed esagerato. Che ben venga l’immagine di un’Italia solidale, il Paese pronto a sbracciarsi maglia e camicia per sostenere chi non ha più niente, chi sta vivendo il nulla vero; quello che non conti fra piatti rotti e tetti distrutti, ma l’altro che trovi negli affetti che hai perduto, insieme alla normalità. È facile stare a commentare lontano da quella polvere, affidare alle riflessioni sul divano di casa l’accusa al politico di turno o alla beneficenza troppo manifesta. Sicuramente un fondo di esibizionismo, dietro tutto questo fare, c’è, ma vista la situazione, forse faremmo meglio a tenercelo per noi. Non per omertà, ci mancherebbe, ma semplicemente perché a quelle famiglie di queste polemiche da mercato importa ben poco. Che sia necessario vigilare sul corretto investimento dei fondi giunti a cassa, oggi e pure dimani, è assoluta verità. Tutto quello che viene dopo, però, resta rumore bianco. Nonostante le smentite, la cosa più sconcertante è la perseveranza di chi ancora alimenta il ciclo delle false notizie.

Dal grado di magnitudo che sarebbe stato declassato da 6.2 a 6.0, per destinare i soldi del numero solidale alle tasche delle banche, anziché a sostegno dei terremotati; a tutta la questione legata ai profughi e “ai loro alberghi di lusso”

Purtroppo, è impossibile negare che, così come diventiamo coraggiosi nelle difficoltà, siamo anche bravi a degenerare.

 Magari in alcuni casi è pure un comportamento inconscio, ma a perdere il senso del reale ci impieghiamo ben poco. Per fortuna c’è chi non ci sta ad essere invischiato in queste sentenze gratuite, soprattutto quando si tratta di mantenere la chiarezza ai piedi della verità, quella che, ad esempio, non può confondere un profugo con un terremotato, dando all’uno la colpa del destino dell’altro. Risale a qualche giorno fa, la testimonianza di Francesca Spada, un’abitante di Amatrice, che sul suo profilo facebook, scrive:

“La mia casa di Amatrice è inagibile. Non è la mia prima casa, quindi un posto dove andare ce l’ho. Ma posso assicurare che a nessun amatriciano sentirete dire che bisogna cacciare gli immigrati dagli alberghi per metterci i terremotati. Primo perché per chi ha vissuto un dramma così, la solidarietà è un sentimento molto forte – specie se sei vivo solo grazie a chi ti ha aiutato. E uno che scappa dalla guerra lo senti un po’ un tuo simile. Secondo, perché ad Amatrice era ospitato un gruppo di richiedenti asilo, a cui tutti si erano affezionati – sì, si possono percepire gli immigrati come parte della comunità. E perché l’altra notte erano anche loro a scavare, e perché anche qualcuno di loro sta sotto le macerie . Quindi grazie lo stesso, e accoglienza per tutti quelli che ne hanno bisogno, senza ‘noi’ e ‘loro’.”

 È probabile che queste parole le abbiate lette da qualche altra parte, ma non importa, non è l’esclusiva che cercavamo. Ciò che ci sta a cuore, è provare ad attraversare i pensieri di chi quei crolli li ha guardati in faccia, così da  ridimensionare il grado giudicante  di certi pareri, quegli stessi che con prepotenza stanno ferendo  il silenzio che bisognerebbe mantenere, dando credito a quella frase di troppo che sarebbe meglio evitare, almeno nel giorno del dolore che uno ha.

Profughi e terremotati, alberghi e tende: e il silenzio? was last modified: settembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 settembre 2016 0 commenti
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movimento
In primo pianoParliamonePolitica

Movimento 5 stelle in tour, vicinanza ai terremotati

scritto da L'Interessante

Movimento 5 stelle

Di Michela Salzillo

Mentre l’emergenza sisma continua a livellarsi fra vittime e sopravvissuti, la gravità di quanto accaduto sembra aver ribaltato anche alcune priorità della politica interna. A dispetto di polemiche e sfiducie che, sterili, si alternano alle reali necessità dei sopravvissuti, la scelta dei pentastellati  pare aver frenato qualche riserva e giudizio sulla questione.

Alcuni mesi fa, in premessa al referendum costituzionale fissato dal governo per il mese di ottobre, il Movimento cinque stelle ha dato il via ad un’azione di contrasto che illustrasse i motivi per cui dicono e voteranno “No” alla proposta avanzata dal partito democratico

L’intento è stato sin da subito quello di raggiungere il cuore delle piazze italiane, strutturando, secondo le leggi del confronto diretto, un vero e proprio tour peninsulare. Fra le tappe che stanno attraversando, da nord a sud, i confini delle città, anche Giugliano. L’incontro, fissato per lo scorso 25 agosto, aveva previsto le classiche tematiche di discussione sull’argomento, ma in seguito alla tragedia delle ultime ore, la modifica si è rivelata necessaria.

“Questo di stasera doveva essere un evento sul referendum, ma dopo il sisma che ha colpito diversi comuni del centro Italia, abbiamo scelto di trasformare questo incontro in un ‘occasione di solidarietà per i nostri concittadini; per quelli che per fortuna si sono salvati e per coloro che purtroppo hanno perso la vita” – ha detto al microfono il capogruppo dei cinque stelle, Luigi di Maio.

Ad avallare la tesi del doveroso contributo allo spiegamento dell’emergenza, il vice presidente della camera ha fatto ricorso alle parole che Sandro Pertini tenne a dire nel lontano 1980, quando quarantotto ore dopo il sisma andò in visita nei territori dell’Irpinia. 

“ Il miglior modo per onorare i morti è pensare ai vivi, e noi questo stiamo facendo oggi. Il nostro grazie va a tutti i volontari, fra protezione civile e vigili del fuoco, che stanno continuando a scavare a mani nude per cercare di salvare da quelle macerie più vite umane possibili”.

La folla non ha trattenuto applausi e boati di consenso, quando è arrivata la promessa che tutti si aspettano venga mantenuto; nessuno infatti è disposto a rinunciare all’intrasgredibile necessità di controllo su tutti gli aiuti destinati ai terremotati.

“Vigileremo affinché i soldi per le ricostruzioni vengano spesi correttamente, non potrànno esserci un’altra l’Aquila e un’altra Emilia.”

Ha dichiarato a gran voce Di Maio, aggiungendo che tutto quello che sarà donato verrà rendicontato in maniera trasparente, affinché possa essere realizzata una chiara tracciabilità di tutto quanto spedito alle famiglie delle vittime, promettendo di destinare, qualora non dovessero più servire, alcuni beni di prima necessità alla caritas.

“Del referendum avremo modo di parlare nelle altre occasioni che si presenteranno, adesso è giusto pensare alla persone che sono lì”

Così ha salutato la piazza il giovane grillino, invitando i giuglianesi a trattenersi per un momento di più intimo confronto.

 

Movimento 5 stelle in tour, vicinanza ai terremotati was last modified: agosto 29th, 2016 by L'Interessante
29 agosto 2016 0 commenti
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Terremoto
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Terremoto, non fate arrivare pasta. La testimonianza di una superstite

scritto da L'Interessante

Terremoto

Terremoto

Di Michela Salzillo

Se le tracce d’emergenza per il sisma che ha colpito il centro Italia nelle scorse ventiquattro ore o poco più restano nitide, è altrettanto percettibile il clima di grande confusione in cui versa la parte della penisola che vorrebbe essere d’aiuto senza generare inservibilità.

Dagli sms solidali, alla raccolta di sangue negli ospedali. Dai centri di smistamento materiali, agli esercizi commerciali che diventano attivo tramite per donazioni. Dagli alberghi che offrono ospitalità, alla petizione web che sollecita una traslazione del Jackpot nelle tasche-al momento bisognose- dei superstiti. Tutto, purché si agisca, a patto che non si resti a far niente. Ma quanto vale un movimento sbagliato in una situazione di precaria vivibilità? Quasi nulla, purtroppo. È per questo che la voce di chi ha vissuto momenti simili o uguali a quello attraversato dalle terre di Amatriciana, Accumoli e Pescara del Tronto nel corso di un frangente del genere, che il dolore rende interminabile, può essere il focus efficace per un valido contributo ed una corretta assistenza. Arriva dal web il consiglio di una giovane ragazza che, se da un lato sente addosso la fortuna di essere sopravvissuta al terremoto che colpì la città dell’Aquila il 6 aprile2009, dall’altro fa i conti con la consapevolezza che certi passati non si scordano mai.

“L’intimo, a noi serviva intimo e giochi, magari piccolini, quelli che possono stare in una mano. I bambini non li mollarono per giorni, me lo ricordo nitidamente. Spazzolini, pannolini per bimbi e assorbenti per le donne. Di cibo ce n’era abbastanza, ma queste cose erano quelle di non immediata percezione che mancavano, e creava pure un certo imbarazzo chiederle.” L’acqua, in momenti come questo, è un privilegio che non esiste, aggiunge, perciò la pasta è alimento sì di prima necessità, ma che non può essere sfamabile. Di solito si preferisce il cibo in scatolame, per questioni di praticità, e prodotti igienici ad ampio spettro.

La testimonianza è stata diffusa col sorriso, affinché una buona dose di positività, per quanto possibile, e un adeguato sostegno, possano costituire il motore di ripresa, almeno di una apparente normalità.

Terremoto, non fate arrivare pasta. La testimonianza di una superstite was last modified: agosto 26th, 2016 by L'Interessante
26 agosto 2016 0 commenti
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terra
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Terra che trema, e noi con lei

scritto da L'Interessante

Terra

Terra

Di Michele Calamaio

<<Domani è già qui>> recitava la canzone della speranza, senza contare di dover fare i conti con l’ “oste della tremenda verità”. <<Tra le nuvole e il mare si può fare e rifare>> ricordava in ogni istante quel coro di vita, senza poter minimamente pensare che la vita stessa sarebbe andata molto presto in frantumi tra la vigliaccheria di una trave troppo vecchia e la maliziosità di una pietra caduta troppo in basso. Ma alla fine, proprio in quella medesima fine, il sogno di una fiducia ricercata morirà ancora un altro giorno sotto le macerie di urla e di lamenti che stavolta non avranno un “happy ending”, soccomberà sotto le rovine dei pianti e dei dolori che non avranno una nuova luce ad abbagliarli la mattinata, tramonterà sotto la sconfitta di chi non è stato in grado di credere ad un futuro ancora da “costruire”, ma immediatamente distrutto in un tempo di lacrime, oggi, domani e dopodomani.

247 morti: è il dato ultimo e più ufficiale che lega le mani ad un popolo “in fin di vita”, nega la libertà ad una gente che con la terra ci ha sempre vissuto e con la quale ora raccoglie i cocci di un vaso già rotto 7 anni fa, rabbrividisce le sensazioni più forti e non può fare altro che addormentare un mondo in perenne sofferenza. La felicità, allora, esiste? Certo, non è sicuramente paragonabile all’apparizione di un miracolo, ovvio, ma se essa si mostrasse nella sua veste più candida a purificare quell’orrore, quella paura e quell’ora tanto buia da fare un baffo all’oscurità della notte, quella maledetta ora che ha segnato l’inizio di un ricordo ancora troppo recente per essere cancellato, farebbe un favore all’umanità e segnerebbe l’inizio di un cammino forse ancora mai tracciato. Non a caso, la chiamano “l’ora del Diavolo”, quelle famose “3:30” della notte che metterebbero più paura di un leone affamato, quelle lancette così feroci da fare più morti di un attentato terroristico, ma si sa, la superstizione a volte supera la fantasia, e la fantasia di per se ingabbia la realtà in un vortice senza fine, dove tempo ed emozioni sono risucchiate all’interno di un “mare di sangue”, lo stesso che l’umanità piange oggi su un letto di spine, su una roccia ancora troppo calda da poter chiedere al Dio della Terra di smettere di giocare ad “asso piglia tutto”.

L’Aquila si è risvegliata stanotte con il sonno ancora turbato, con la sensazione di non avere la situazione “quotidiana” sotto controllo, con il pavimento di cristallo pronto a sgretolarsi ancora un’altra volta sotto quei piedi troppo fragili: la notizia “buona”? non sarà di nuovo la città abruzzese a scavare altre fosse di morte e riempire le bare con la stessa lucidità di chi ha visto la morte in faccia, ma questa volta sarà il capoluogo Rietino a diventare attore protagonista di un film mai davvero voluto, ma davvero ricercato, mai davvero ispirato. E se quindi nella testa degli italiani rintocca lo sconforto pregno di una canzone modificata dal tempo, “domani” non è più così tanto vicino: non cambia la melodia, non cambia il ritmo, non cambiano persino neanche i cantanti ma si modifica lo scenario che da infernale diventa catastrofico, che da inverosimile diventa macabro, e si ritira dentro una coperta di stoffa che protegge da una un vento che soffia ormai forte verso la dimenticanza, rimbocca le maniche al pensiero istintuale della sconfitta e si accascia a terra quasi come se avesse terminato la sua personale “shoa” contro la natura, quella tanto amata “madre natura” che non ha avuto un attimo di pietà a riprendersi i suoi “figli” e trasformarli in aria, che vola via, che si addormenta inerme su un cuore che non batte più, che si sgretola e diventa cibo per la storia.

Così, se da una parte il dolore diventa sempre più grande e cambia forma ogni volta che colpisce persone, luoghi e cuori diversi, dalla’altra la sofferenza ricalca la medesima debolezza che coglie di sorpresa e non lascia scampo neanche a chi ha fatto del coraggio la propria arma di vita: <<non è la prima volta purtroppo che Amatrice ed Accumoli, inerpicate sull’appennino tra Lazio e Abruzzo e situate su una faglia ad alta pericolosità sismica, vengono sconvolte da un violento terremoto>> afferma il sismologo Tertulliani, ricordando come <<anche nel 1703 ci fu una sequenza sismica molto intensa e che coinvolse un’area estesa nel territorio di Norcia>>. I morti si perdono in un conto infinito, si accumulano e si moltiplicano, senza aver paura di aumentare in quella somma assurda di vittime, colpevoli di nulla, innocenti di tutto: i dati ufficiali narrano la storia macabra di una sceneggiatura horror che ha numeri spaventosi: 190 morti tra Amatrice ed Accumoli, 57 in provincia di Ascoli Piceno , fra i quali tanti i bambini come un piccolo di 4 anni di Amatrice, deceduto in ospedale ad Ascoli Piceno, e Marisol, una bimba di 18 mesi sorpresa dal terremoto, mentre dormiva, nella casa delle vacanze in cui si trovava con i genitori ad Arquata del Tronto.

Ma se la paura fa soccombere, la speranza fa sorridere nei confronti anche della catastrofe più raccapricciante della storia contemporanea: l’altra faccia della medaglia insanguinata, infatti, descrive la forza e la determinazione di coloro che non hanno mai smesso di crederci, gli stessi sopravvissuti che hanno raccontato di vittorie in passato e che ora, con la stessa voglia di misurarsi con il passato e narrare un futuro meno opprimente, estraggono compagni, amici e tanti scampati al timore di una maceria fatale. Il patrimonio culturale è andato e ora non c’è altro da fare che mettere in sicurezza ciò che ancora resta in piedi di un mondo “messo in ginocchio” da qualcosa di molto più forte: piccole crepe si sono aperte nella struttura esterna del Duomo di Urbino, che è stato transennato, mentre crolli considerevoli si sono registrati nel monastero di S.Chiara a Camerino, nella basilica di San Francesca ad Amatrice ed in quella di San Benedetto a Norcia.

Ciò che resta di una quasi normale giornata di fine estate è l’estrema unzione che per l’ennesima volta l’Italia riceve a sua discapito: <<La credibilità e l’onore di tutti noi sarà nel garantire una ricostruzione vera che consentirà agli abitanti di vivere, di ripartire>> afferma Renzi, affermano i cittadini, afferma il “domani”, senza calpestare ciò che già è andato perso ma appunto “ripartire”, ringranare una marcia bloccata in retro e innescare un sorpasso capace di dare un calcio al sisma, che persista nel suo momento di commozione e dimostri che l’Italia c’è, c’è sempre stata e mai permetterà che si arrivi ad“una fine, che non è una fine”. E risuona ancora, e ancora, e ancora la stessa canzone, le stesse note drammatiche ma così inevitabilmente coraggiose, perché mai come oggi <<non siamo così soli>>: il nostro cuore non è fatto di pietra, quella che a un certo punto può andare in frantumi, sbriciolarsi e perdere ogni forma, ma si compone di quell’essenza capace di trasformare una strage in un sogno ad occhi aperti, un inferno in un paradiso da raggiungere con il sorriso sulle labbra, non si demoralizza e non cade nel baratro dell’insofferenza, ma si arrampica, combatte e alla fine vince perché ciò che ci siamo sempre portati dentro è quella strana ma immensa forma chiamata “vita”, la stessa che <<di nuovo sembra fatta per te>>, per tutti noi, per sempre.

Terra che trema, e noi con lei was last modified: agosto 25th, 2016 by L'Interessante
25 agosto 2016 0 commenti
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Fiorella Mannoia
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Fiorella Mannoia al fianco di chi, nella tragedia del Centro Italia, non si è tirato indietro

scritto da L'Interessante

Fiorella Mannoia

Di Michela Salzillo

Quando si fanno i conti con le stragi, naturali o umane che siano, le strade dell’attestazione prima e della risalita poi, si aprono a metà come un bivio che impone una scelta. Si può decidere di darsi del tempo, di concedersi lutto e sgomento, come è probabile che reagire per salvare il salvabile sia quanto preferito al compianto. Nonostante il nostro Paese sia, per certi versi, parecchio bradipo, è innegabile l’atteggiamento al resistere che adotta in caso di difficoltà tristemente enormi; quando si tratta di fronteggiare alle emergenze non la manda di certo a dire. L’Italiano è abituato a fare da sé, sarà pure lamentoso, ma lavora e lo sa fare, per tre e anche di più. Non aspetta lo Stato, non attende  i soccorsi e le occasioni per aiutare ed aiutarsi a sopravvivere. Oltre ai volontari, medici, vigili del fuoco e l’intera squadra di prima assistenza,in casi come quello che sta affliggendo la penisola in queste ore , arriva, al pari di  un biglietto sicuro, la mano tesa del cittadino comune, quello che non ce la fa a fare finta di niente, quello che sa quanto sia fugace e cieca l’azione del caso, e che per questo sa benissimo riconoscere la fortuna di essere stato altrove quando tutto è accaduto.

Se il brutto succede in un istante, il bello neppure sta a contare.

A poche ore dal sisma con epicentro nelle province del Lazio e Rieti, oltre ai cordogli, le immagini che piangono da sole e la rabbia che  non lascia posto ai rimandi, arriva l’ospitalità dei cittadini. Tra la caterva di numeri solidali e luoghi di prima accoglienza messi a disposizione, c’è l’Hotel  Mario di Cesenatico.

Un grande gesto, quello di quest’ uomo, che ha avuto la fortuna di essere letto e condiviso da una celebre cantautrice italiana, parliamo di Fiorella Mannoia

L’artista ha condiviso questo messaggio sulla sua official page di facebook:

“Ciao a tutti vi scrivo dall’Hotel Mario di Cesenatico metto a disposizione dai prossimi giorni la mia struttura alberghiera per ospitare le persone che sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni a causa del sisma del centro Italia. Mi sto informando per cercare anche altre strutture disponibili.

 Condividete questo post in modo da poter raggiungere le persone interessate.

 Indirizzo : Via F. Brunelleschi 3,47042 Cesenatico FC.

 Telefono : 0547 87423”

E poco è bastato per titolarlo come l’ atto eroico della cantante. Qualcuno le ha addirittura attribuito la paternità della struttura. Chiaro è che le  attitudini al bene comune della Mannoia non sono in discussione, da sempre sostenitrice di Emergency senza mai abbassare la guardia su ogni genere di falla sociale. Il suo buon cuore, dunque, non ha certo bisogno di fraintendimenti. Tant’è che la smentita è arrivata da lei stessa:

“Ho copiato e postato questo annuncio, come altri.  Mi dispiace per il fraintendimento, non era nelle mie intenzioni. L’albergo non è mio, la generosità è del proprietario che presumo di chiami Mario”.

Fiorella Mannoia al fianco di chi, nella tragedia del Centro Italia, non si è tirato indietro was last modified: agosto 24th, 2016 by L'Interessante
24 agosto 2016 0 commenti
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Terra
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

La terra trema e c’è poco da fare

scritto da L'Interessante

Terra

Terra

Di Vincenzo Piccolo
C’è poco da commentare quando bisogna fare i conti con la Natura. Si può solo restare a guardare questa “vecchia signora” che si riprende ciò che è suo. Bisogna accettare il fatto che, alla fine, siamo vittime delle nostre stesse scelte.
Gli abitanti delle zone Appenniniche sapevano benissimo che prima o poi sarebbe accaduto, sapevano benissimo che la Natura avrebbe fatto il suo corso.
“Stiramento Appenninico da Est a Ovest”, così lo hanno definito i sismologi dell’Ingv. Senza troppi giri di parole hanno dato una giustificazione semplice, ad un cataclisma che ha portato alla perdita di quasi una settantina di persone, tra i quali molti bambini. E mentre la gente continua a piangere sulle rocce e i calcinacci, resti della loro vita, lo sciame sismico continua.
Continua senza una soluzione. Come la fermi una terra che ha deciso di tremare? Non la fermi. Accetti il fatto di essere parte di qualcosa che non puoi controllare, ti rassegni all’idea che, forse, un giorno quelle macerie saranno rimpiazzate da palazzi fatti di cemento armato. Che resisteranno fino alla prossima visita di “nostra madre Terra”.

La terra trema e c’è poco da fare was last modified: agosto 24th, 2016 by L'Interessante
24 agosto 2016 0 commenti
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Terremoti
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Terremoti in Italia: ogni volta come la prima volta

scritto da L'Interessante

Terremoti in Italia

Terremoti in Italia

Di Michela Salzillo

Ogni volta è la prima, come se il passato non facesse mai da scudo. Ogni volta è accaduto come se fosse sempre colpa di una terra stanca di ordinarsi i giri, ogni volta, quando la natura smette le regole della civile convivenza, non è mai quella giusta, perché contare i morti non è una cosa per cui si può giocare ad essere pronti.

 L’Italia, vecchio stivale scucito in smisurate occasioni, ha vestito i piedi di macerie che, negli anni, sono state in grado di ferire a morte milioni di vittime. Dall’Irpinia all’Aquila, la scia di case che hanno tremato sotto il nostro cielo è tremendamente incancellabile, eppure sembra non essere abbastanza netta per poterci difendere dalle stragi destinate e fare memoria. Ci sono date che si muovono a metà fra la scala Mercalli e quella Richter, sono le tristi ricorrenze che il calendario della storia italiana fa scadere puntuali, segnando i danni che furono e la potenza degli impatti che si verificarono.

Era il 28 dicembre 1908 quando ci appuntavamo gli effetti del terremoto dello Stretto, il più forte degli ultimi 200 anni, che con 7,1 gradi Richter,  rase al suolo Messina e Reggio Calabria con scosse avvertite fino a Napoli, lasciando ai memoriali un bilancio che si muove fra le sessantamila e le ottantamila vittime

Risale a poco più in là da quella data la traccia di un destino che sembrò accanito ai danni della Sicilia, si tratta del terremoto nella Valle del Belice del 15 gennaio 1968, questa volta la scala segnava 6.1 gradi, per un sisma  che colpì le province di Trapani ed Agrigento, rasando al suolo  Montevago e Gibellina, con danni ingenti  da Santa Ninfa a Sciacca e Calatafimi. I morti furono quasi quattrocento e settemila gli sfollati.

 Arriva poi il 6 maggio 1976 e la cronaca fa eco sul terremoto del Friuli, calamità che coinvolse tragicamente le comunità di Gemona ed Artegna. Una settantina furono i comuni colpiti, quarantacinque dei quali, secondo dati comuni ed ufficiali, furono completamente distrutti. In questa occasione si contarono 990 morti.

  Come una ago che ha fatto da traiettoria per gli eventi che accaddero prima dopo e durante, è stata  la notte del 23 novembre 1980, con il terremoto dell’Irpinia battezzato tragicamente dai  6,9 gradi Richter, numeri ma non solo dati  che produssero  un evento devastante, coinvolgendo oltre l’Irpinia  anche Vulture,  l’intera Campania, la Basilicata e la Puglia occidentale. Trenta città furono dichiarate ufficialmente disastrate, circa tremila i morti   e duecentocinquantamila senza tetto.

Quello del 26 settembre 1997 che colpì invece Colfiorito, coinvolgendo Umbria e Marche, è passato ai posteri come un evento oscuramente straordinario, si trattò infatti di uno sciame di scosse durate per un anno intero. Furono resi noti undici morti e trentaduemila i dichiarati senza tetto.

 È stata soprattutto la tragedia degli studenti fuori sede quella del  6 aprile 2009. Chi non ricorda  il terremoto dell’Aquila che rase al suolo la casa dello studente, lo stesso che, ricorderete, mosse  una catena di solidarietà ed assistenza da parte degli artisti italiani;  in quella circostanza, le voci per l’Abrizzo,con il singolo “ Domani,” espressero vicinanza morale e concreta ad una città piegata in due dall’ accaduto. Fu il  caso di una lunga sequenza di scosse che produsse devastazioni irrecuperabili.  La strage riguardò  anche il Lazio e fu   avvertita a Roma , con  danni ad Amatrice, Accumoli, e Borgorose. 308 morti e almeno cinquantamila  senzatetto contati.

 Il  20 maggio 2012 è l’ultima data prima di oggi , il sisma rilevato fu di 6 gradi Richter e venne  localizzato nei pressi di Finale Emilia protagonista di fratture e crolli. Molti furono i danni registrati  anche a S. Felice sul Panaro ed a Mirandola.

Un ciclo che si ripete, così appare questo percorso di tempo in numeri, un viaggio che documentato in questa misura sembra  essere  breve e persino  qualcosa che assomiglia al non più di tanto, ma sappiamo certamente tutti che la realtà prosegue oltre quanto si possa scrivere o documentare. Non è difficile individuare  una trama che produce scenari simili e uguali, che cambia  luoghi, numeri e volti, ma  rivela sempre gli  stessi finali di impotenza, quelli pronti ad avvalersi della facoltà di provocare rabbia, dolore e compassione. Sentimenti che si muovono in noi, perfetti stranieri al cospetto di certe leggi, e ci fanno ricordare quanto siamo piccoli, richiamando l’attenzione anche su eventuali colpe umane. Ce lo ricordano le persone che sono ancora ospiti dei container, oltre a quelle morte, quello che potremmo fare e ciò che continuiamo a sbagliare. Perché è così. Se è vero che la natura morta esiste solo nei quadri, quello che si muove è qualcosa di  vivo, ed è per questo che agisce e reagisce naturalmente. Quindi, forse, se qualcosa continua ad andare storto, vuol dire che bisogna raddrizzare un po’ il rapporto con la terra, luogo su cui, stampiamolo da qualche parte, siamo semplici ospiti.

Terremoti in Italia: ogni volta come la prima volta was last modified: agosto 24th, 2016 by L'Interessante
24 agosto 2016 0 commenti
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Terremoto al Centro Italia: la testimonianza di Sara, una ragazza di Roma

scritto da Roberta Magliocca

Terremoto

Di Roberta Magliocca

Terremoto, le testimonianze

Da questa notte non si parla d’altro. E non si vede altro. I nostri volti, i volti di tutta Italia, assonnati ma pronti per andare a lavoro, o al mare per chi è ancora in vacanza, o a studiare per chi ha esami a Settembre all’Università o materie da recuperare a scuola. Tutti i visi, sgomenti, davanti  la televisione. 

Un bilancio che, provvisorio, ci aggiorna sul numero delle vittime. Non si arresta. Prima quattro, poi dieci, poi ventidue. Ora 37 i morti accertati, ma purtroppo è ancora troppo presto per dire STOP. Sappiamo bene che il bilancio salirà, i terremoti degli ultimi dieci anni ci hanno abituato a questi scenari apocalittici.

Ma tanti sono i sopravvisuti, tantissime le persone che vengono estratte vive dalle macerie dai volontari della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco. Ancora speriamo, dunque, ancora si spera.

Noi giornalisti, intanto, cerchiamo di raccogliere le testimonianze di chi ha vissuto l’incubo. Questa mattina abbiamo parlato con Sara, una ragazza di Caserta che da quasi un anno si è trasferita a Roma per lavoro. 

Ho avuto tantissima paura.  Ho sentito tutte e tre le scosse, sia quella alle 3:30 che quelle delle 4:30. Ho afferrato cellulare e chiavi pronta ad uscire di casa. Ma poi si è tutto fermato. Ho tremato anche io per un po’. Peró, poi, tutto ok.

Però, poi, tutto ok. Speriamo possano dirlo quante più persone possibile.

Terremoto al Centro Italia: la testimonianza di Sara, una ragazza di Roma was last modified: agosto 25th, 2016 by Roberta Magliocca
24 agosto 2016 0 commenti
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