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In primo piano

Campania by night
CulturaEventiIn primo piano

Campania by night – archeologia sotto le stelle

scritto da L'Interessante

Campania by night

L’estate non è soltanto sinonimo di albe e tintarelle in riva al mare, c’è chi la vacanza la intende diversamente, al riparo da last minute e bollini rossi.

Spesso per le alternative al solito, la scelta variegata sembra un’utopia, ma una particolare iniziativa campana, partita il 22 luglio, prova a far tacere i pregiudizi sulla questione.

 Si chiama Campania- by night – archeologia sotto le stelle– ed è un progetto promosso dalla Scabec, la società della regione Campania impegnata nella valorizzazione e promozione dei beni culturali

L’appuntamento si articola in una serie di date che forniscono un focus alternativo sulle bellezze della città di Pompei. Dal mercoledì alla domenica, fino al 17 settembre 2016, gli scavi archeologici campani metteranno a disposizione di novizi ed abitudinari un cartello di ottanta appuntamenti.  Incontri che saranno localizzati e suddivisi in cinque siti archeologici, per visitare o rivedere gli scavi di Pompei ed Ercolano,  meraviglie  celebri in tutto il mondo.  Nel fitto calendario sono previsti anche alcuni luoghi e realtà meno conosciuti che non per questo  meritano di restare fuori dalle preferenze degli appassionati al genere.

Il percorso prevede: la Visita alla Palestra Grande, il più grande impianto ginnico dell’antica provincia romana, realizzato in età augustea; escursione associata ,poi, alla mostra Egitto Pompei, dedicata ai culti e agli elementi egizi che si diffusero in tutto il Mediterraneo.

 La Visita alle Domus, recentemente restaurate, di Octavius Quartio, per poi procedere verso il  meraviglioso giardino, decorato da statue allusive all’Egitto e a quelle  della Venere in Conchiglia.

L’ultima tappa è dedicata, invece, alla Praedia di Giulia Felice, un complesso edilizio organizzato come una “villa urbana” e caratterizzato dal triclinio estivo, decorato con pitture rappresentanti paesaggi nilotici. Alla fine del percorso, nell’area della Palestra Grande, sono previste performance artistiche di musica, danza e teatro, aventi carattere internazionale.

L’evento ha definito anche e soprattutto un programma serale, il quale mette a disposizione visite guidate abbastanza desuete, sono quelle realizzate dal tramonto fino a notte fonda attraverso l’utilizzo di audio guida e itinerari tematici. Per questo genere di percorsi, i visitatori saranno muniti di necklight– affascinanti collane di luci- che rendono ancora più suggestiva la magica atmosfera dei luoghi.

Michela Salzillo

Campania by night – archeologia sotto le stelle was last modified: luglio 25th, 2016 by L'Interessante
25 luglio 2016 0 commenti
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Radio Alce What's Up
CulturaIn primo piano

Radio Alce. We What’s Up. And you?

scritto da L'Interessante

Radio Alce

Che il programma What’s Up su Radio Alce, FM 88.100 il Giovedì sera sia un punto di svolta in una cittadina come Caserta, lo abbiamo già detto

Che avesse fatto passi da gigante nel corso dell’anno trasformando la “monotonia” casertana in quella splendida sorpresa pronta ad assecondare i progetti di tantissimi ragazzi in rampa di lancio e a dare loro voce con la massima trasparenza e chiarezza, era un altro fatto altrettanto noto. Ma quello che non sapevate è che ora come mai l’aiuto collettivo di tutti noi diventa più che determinate, con un fine ben preciso volto a guardare in faccia lo spettro delle difficoltà e affrontalo con la premura giusta di chi fino in fondo ci ha sempre creduto nell’impresa: <<Siamo partiti in tre e siamo arrivati ad una redazione di dieci>> dice Luigi Nittoli, curatore della rubrica di cinema. Col lui ci sono anche Antonio Di Lorenzo e Francesco Ricciardi fondatori principali del progetto che ha reso possibile un sogno, ha concretizzato quella che poteva essere solo un’ idea nella testa di tanti potenziali prospetti emergenti e ha dato la possibilità ad unacittà di sentirsi per la prima volta davvero protagonista, con un ruolo altrettanto centrale nella capacità di sfornare talenti nei campi pi svariati, dalla musica al cinema, passando per il teatro e finendo con l’arte.

Nel corso di questo anno, grazie alla volontà di tanti attori comprimari, così, innumerevoli giovani hanno avuto la loro occasione e sono definitivamente usciti da quella “palla di cristallo” che li ha probabilmente avvolti per troppo tempo e li ha categorizzati in quel destino di “già esperto e affermato”, un peso piazzato inesorabilmente sulle spalle di chi in realtà aveva soltantobisogno di una spinta in più per mostrarsi al mondo: se San Francesco recitava <<Cominciate col fare ciò
che è necessario, poi ciò che è possibile, un motivo c’era, ma se questo incoraggiamento ha reso a poco a poco i suoi frutti e si è trasformato nel grido di battaglia della radio stessa, una ragione ancora più profonda ha definitivamente vinto la “guerra di’informazione”, permettendo a “What’s Up” di emanciparsi totalmente come realtà ben definita che ha regalato alla società casertana e campana più in generale un baule di conoscenze immenso e di diventare una vera e propria istituzione nel cuore di tanti speranzosi. Se la battaglia, da una parte, sembra essere stata vinta, la guerra, dall’altra, ha mostrato la sua parte più logora e fatiscente: con tanta amarezza, infatti, i ragazzi della stazione radiofonica hanno confermato la possibilità, divenuta ancora più concreta negli ultimi mesi, di una potenziale chiusura per svariati motivi che hanno indotto la passione e l’amore verso questo mestiere a spegnersi a poco a poco.

Noi de “L’interessante” abbiamo cercato, in quel poco che potevamo offrire, di far ritornare l’entusiasmo verso un progetto che non deve morire, non può abbandonarsi a se stesso e tornare ad essere quell’utopia sognata a lungo da coloro che, nella speranza, si sono sempre presentati in prima linea: ciò che ne è scaturito è stato un fantastico incontro con tanti artisti, amici e professionisti che, nelle tre ore e mezza di diretta volate in compagnia di ricche composizioni musicali, racconti e dialoghi, hanno colmato l’ennesimo vuoto adoperato da una società priva di inventiva e creatività. Inutile dire che siamo stati accolti con grande energia e disponibilità e abbiamo anche avuto la possibilità di parlare in diretta radio dei nostri progetti: << What’s Up è proprio questo, guardarsi attorno nella realtà che ci circonda e ricavarne ciò che può darci
un’informazione vera e sana>> afferma Antonio di Lorenzo, mostrandosi aperto alle proposte e alla collaborazione costruttiva, nonostante un passato buio alle spalle difficile da dimenticare: i problemi sono tanti, partendo da chi ha agito in maniera disonesta e finendo con gli stessi che, allo stesso modo, hanno mentito portando la radio a trovarsi con l’acqua alla gola.

Così, se da una parte la stazione chiude e “What’s Up” è costretto a sfrattare, dall’altra è partita la campagna #lookingforhome per trovare una nuova dimora, una nuova sistemazione arredata per essere la “casa” di noi tutti, pronti a tendere la mano e ad aiutarli. Le risposte non si sono fatte attendere e tutti nel loro piccolo hanno cercato di contribuire in qualcosa, un soccorso arrivato anche da noi de L’Interessante per supportare i colleghi radiospeaker: il balconcino della redazione si è, così, lentamente trasformato in un vero e proprio “salotto”, un ambiente di raccolta dove si è potuto chiacchierare e scambiare progetti, opinioni: grandi personalità come il disegnatore Luca Cristillo, il rapper Angelo e i Mucky Fingers hanno mostrato grande senso di responsabilità verso ciò che si è trasformata nella loro seconda famiglia e si sono adoperati in prima persona affinché un “monumento” del genere dell’ascolto radiofonico campano non cadesse di nuovo nella spirale del fallimento.

Ciò che può continuare a restare indelebile nella mente degli appassionati è la capacità intuitiva di questo programma di mostrare al pubblico una realtà casertana diversa da quella oramai stereotipata; ma il bello viene adesso: “ce la faranno i nostri amici a farla franca?” Caserta è una città temeraria, fatta di giovani ambiziosi che credono nei propri sogni e lavorano duro per realizzarli, ragazzi che non hanno intenzione di volare troppo vicino al sole, ma neanche di tornare coi piedi per terra: il nostro “In bocca al lupo”, pertanto, termina così, con la voglia sincera di sostenere sempre una corazzata che ha resistito a tanto, è andata avanti nonostante le difficoltà, ha fatto vincere l’amore, la passione e lo stravolgimento di “leggi naturali” mai veramente scritte da una entità superiore e ha fatto della propria “spada di Damocle” il punto di forza: se la speranza è davvero l’ultima a morire, “What’s Up” allora non smetterà mai di andare in onda, nelle frequenze dei nostri cuori, sulla scia della sequenza di canzoni che arricchivano un pomeriggio morto, in fondo alla ripetizione di un armonia che non ha mai tarpato le ali ad un qualcosa che aveva già da tempo spiccato il volo. Noi ci crediamo. Loro ci credono. E tu?

Maria Rosaria Corsino

Michele Calamaio

Radio Alce. We What’s Up. And you? was last modified: luglio 23rd, 2016 by L'Interessante
23 luglio 2016 0 commenti
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Monaco
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Monaco: l’Europa piange ancora

scritto da L'Interessante

Monaco di Baviera 

Stamattina la Germania si è svegliata con le bandiere a mezz’asta, un lutto nazionale che si somma agli altri e fa accrescere sbigottimenti e paura.

Si stimano dieci morti e più di venti feriti per la strage compiuta ieri pomeriggio a Monaco di Baviera, tra un ristorante McDonald’s e un affollato centro commerciale a nord della città

Nella conferenza stampa presieduta stanotte dal capo di polizia locale è emerso che l’attentatore è stato un ragazzo di appena diciotto anni con la doppia cittadinanza tedesca e Iraniana, ma da diversi anni residente stabilmente a Monaco. Il passato è il giusto tempo da attribuire all’autore del crimine, Hubertus Andrae. Fra i dieci morti che si contano, infatti, è compreso anche il suo suicidio, avvenuto, secondo chi sta investigando sul caso ancora aperto, a circa un chilometro dal centro commerciale Olympia, scenario in cui si è consumata la sparatoria. I tasselli sono ancora tutti da incastrare: sulle possibili motivazioni che hanno indotto Andrae a fare fuoco , cadono ancora incertezze e spazi da riempire.

I dubbi partono dalla reale natura del gesto che, all’inizio, nel clima di ressa totale, documentato anche dai filmati amatoriali di chi era presente sul luogo al momento della sparatoria, si era azzardato che l’azione attentatrice fosse condotta da un commando. Al momento, però, questa ipotesi sembra smentita. Quello di ieri, dunque, parrebbe un frammento da sganciare dagli episodi di terrore che stanno investendo la cronaca in questi mesi. Hubertus Andrae ha agito da solo. Nonostante gli sviluppi in corso su quanto è accaduto, c’è chi sarebbe propenso a tendere in direzione di un gesto folle. Le testimonianze raccolte in merito sono, però, parecchio confuse e discordanti. Una signora che si trovava in prossimità del fast food pare abbia sentito il ragazzo pronunciare “Allah Akbar” – Allah è grande – prima che sparasse su alcuni bambini. Poi c’è quella dell’uomo che si trovava sul tetto di un palazzo adiacente al centro commerciale, il quale avrebbe affermato di aver scambiato battute di insulti con Andrae qualche momento prima dell’accaduto. In quella circostanza lui avrebbe dichiarato di essere in cura. Su questo è stato sentito anche il padre del Killer che, stamattina, è stato chiamato dalla polizia a confermare quanto detto dal cittadino tedesco. È in analisi anche un recente post dell’attentatore su facebook, il diciannovenne ha, qualche giorno fa, pubblicato sul social media offerte del McDonald’s, gesto che potrebbe essere stato compiuto allo scopo di attirare più persone possibili.

Dal punto di vista dei fatti è dunque tutto poco confermato, ma le reazioni umane all’ ennesimo assedio sono molto vicine allo sgomento. Il tempo pare che corra più veloce in queste settimane in cui le morti si stanno sovrapponendo una sull’altra, si ha paura persino di spaventarsi, perché se si comincia a farlo bisogna ammettere a noi stessi che siamo in un periodo difficile, uno di quelli che farà la brutta storia, dai quali, però, si spera di risalire più consapevoli, prima o poi. Anche se la situazione mondiale sembra giunta ad un punto di non ritorno, costruendo in noi futuri apocalittici, forse, bisogna tentare il coraggio e pensare che in realtà nessuna fine finisce per sempre, finché è possibile, finché qualcuno è disposto a riflettere sul fatto che le guerre non scoppiano all’improvviso, neanche quelle personali.

Michela Salzillo

Monaco: l’Europa piange ancora was last modified: luglio 23rd, 2016 by L'Interessante
23 luglio 2016 0 commenti
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Froci, Le Cronache
CronacaIn primo pianoParliamone

Froci violentano diciassettenne. Il giornalismo è un’altra cosa

scritto da L'Interessante

Froci

Froci e pervertiti violentano diciassettenne

Se fosse una bufala ci sarebbe da piangere, ma è la realtà e c’è ben poco da ridere. Nessun eccesso o fraintendimento, si tratta di una notizia, anzi, di una prima pagina, quella de Le Cronache, il quotidiano salernitano diretto da Tommaso D’angelo.

L’intestazione si riferisce a tizi, indiscutibilmente stigmatizzabili, che avrebbero violentato e filmato un ragazzino di quattordici anni in un centro massaggi di Cava. La scelta di stampa, difficilmente condivisibile, è stata fortemente attaccata: prima dal direttore de La città di Salerno, Stefano Tamburini, che, in un editoriale senza equivoci, ha preso le distanze da questo singolare modo di intendere il giornalismo, e poi da Il Fatto Quotidiano, la realtà d’informazione fondata nel 2009 da Antonio Padellaro, che ha lasciato lo sgravo mediatico alla penna di Selvaggia Lucarelli. La testata incriminata fornisce all’utenza una duplice versione. È reperibile infatti, sia online che in formato cartaceo, questo, inizialmente, aveva dato spazio a seri dubbi sulla veridicità di un’impaginazione simile, e non certo per ambedue le diffusioni.

 Si sa che il web maciulla più della carta stampata, ormai, e pertanto, le prime condivisioni su internet, riconducevano il testo ad una probabile e ultima trovata da hacker senza scrupoli. Purtroppo, però, l’audacia linguistica di D’angelo non solo è stata confermata, ma si è meritata una replica forbita e attenta dallo stesso direttore, il quale ha sentenziato contro il suo primo citante.

“Devo ritenere che la parola frocio che lo ha tanto sconvolto deve averlo particolarmente colpito, forse per gusti personali, non lo so. Di certo non sono problemi suoi se davanti ad una squallida vicenda come quella di Cava, dove ci sono tanti giovani vittime dei due froci e pervertiti e dei loro complici, che mi auguro vengano arrestati al più presto, assumiamo una posizione forte e senza equivoci.” Così ha detto il redattore de Le Cronache.

È evidente, anche ad un occhio distratto, lo sfondo omofobo di questa rincarata che non ha nulla da invidiare alle sue origini. Tommaso D’angelo, infatti, insinua a chiare lettere che il ritegno mostrato dal collega abbia un qualche legame con una presunta omosessualità, confondendo ancora una volta linguistica, fatto e imparzialità, un contrasto che, con tutto il rispetto, nessun giornalista dovrebbe permettersi, figuriamoci un direttore di testata. Non c’è dubbio sul fatto che la vicenda di uno stupro sia squallida, anzi, è senz’altro qualcosa di più, ma cosa c’entra questo con appellativi a sfondo diffamatorio in direzione di certi pregiudizi già abbastanza radicati per conto proprio? Per carità, di fronte a simili vicende, è comune un po’ a tutti l’utilizzo di improprie definizioni; magari dettate dalla rabbia e il disgusto. Ma l’istinto si libera a casa propria, non al lavoro, specie se si ha il compito di preservare una comunicazione informativa che sia lineare e non fuorviante. Non sarà un problema di Stefano Tamburini la posizione assunta da Tommaso D’Angelo, ma lo potrebbe essere per molti altri.

È ovvio che il titolo e i fatti sono due cose completamente differenti. È possibile indignarsi per il titolo e per lo stupro e affrontare le due questioni separatamente, senza che l’una tolga peso all’altra. Come è chiaro che l’omofobia, come tutte le forme di intolleranza socio-culturali provengono da un concetto sbagliato e non da termini confusi, ma chi lavora con le parole, dovrebbe imparare a passare dalla superficie per arrivare sul fondo, senza trattare con sufficienza il taglio che, a volte, può avere un certo tipo di lemma.

Il punto non è essere “amici dei gay”, categoria nella quale D’angelo si inserisce senza preoccuparsi se la volontà sia reciproca, ma non riuscire a comprendere la differenza fra il confine e l’oltre.

Michela Salzillo

Froci violentano diciassettenne. Il giornalismo è un’altra cosa was last modified: luglio 23rd, 2016 by L'Interessante
23 luglio 2016 0 commenti
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Clementino
CulturaIn primo pianoMusica

Clementino: singolo d’oro per “Cos Cos Cos”

scritto da L'Interessante

CLEMENTINO

“COS COS COS”: IL BRANO CANTATO DA CLEMENTINO 

SCRITTO CON ALESSANDRO SIANI E’ SINGOLO D’ORO 

CERTIFICATO DALLA FIMI

Grande successo per il rapper e *Alessandro Siani*: dalla loro collaborazione nella scrittura del brano *“COS COS COS”*, è arrivato il riconoscimento certificato dalla FIMI, di singolo d’oro.
Un prestigioso traguardo per il testo che riprende il tormentone del film *Il principe abusivo* e che contiene nel testo, molte battute degli spettacoli dell’attore e regista Alessandro Siani, che “Clementino” ha trasformato in musica.

“Sono molto felice – dice Alessandro Siani – di questo risultato. E’ una
bellissima soddisfazione: la maestria del rap e l’intuizione nel trasferire
tutto in note di Clementino hanno portato a un risultato davvero
straordinario.

Cos Cos Cos fa parte del fortunato disco Miracolo, ed è un  omaggio a Napoli voluto dal rapper che con le sue rime racconta vizi e difetti della nostra società, incarnando il malcontento di molti italiani.

Grande successo per il rapper e *Alessandro Siani*: dalla loro collaborazione nella scrittura del brano *“COS COS COS”*, è arrivato il riconoscimento certificato dalla FIMI, di singolo d’oro.
Un prestigioso traguardo per il testo che riprende il tormentone del film *Il principe abusivo* e che contiene nel testo, molte battute degli spettacoli dell’attore e regista Alessandro Siani, che “Clementino” ha trasformato in musica.

“Sono molto felice – dice Alessandro Siani – di questo risultato. E’ una
bellissima soddisfazione: la maestria del rap e l’intuizione nel trasferire
tutto in note di Clementino hanno portato a un risultato davvero
straordinario.

Cos Cos Cos fa parte del fortunato disco Miracolo, ed è un  omaggio a Napoli voluto dal rapper che con le sue rime racconta vizi e difetti della nostra società, incarnando il malcontento di molti italiani.

Clementino: singolo d’oro per “Cos Cos Cos” was last modified: luglio 22nd, 2016 by L'Interessante
22 luglio 2016 0 commenti
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La banalità del male
AttualitàIn primo pianoParliamone

La banalità del male. Ai giorni nostri

scritto da L'Interessante

La banalità del male

Nel 1960 Adolf Eichmann, componente delle SS, considerato uno dei maggiori responsabili operativi dello sterminio degli ebrei, viene arrestato a Buenos Aires e condotto davanti al tribunale di Gerusalemme dove deve rispondere a quindici capi d’accusa tra cui “crimini contro il popolo ebraico e crimini contro l’umanità”.

Hannah Arendt, filosofa tedesca e reporter del New Yorker scriverà, assistendo contemporaneamente al processo, La banalità del male

Col termine “banale” la Arendt intende sottolineare la mancata mostruosità di chi ha commesso questo male.
Eichmann così come altri suoi colleghi, non è altro che un uomo comune, burattino nelle mani del male stesso.

La Arendt lo descriverà come un “grigio burocrate”, uno che non si rende conto delle mostruosità che compie poiché abituato ad obbedire agli ordini dei gradi maggiori senza porsi il dubbio morale di ciò che giusto e ciò che è sbagliato.

Ciò che più turba la filosofa, è la mancanza di radici di questo male: non essendoci un perpetuo ricordo nella memoria degli uomini delle azioni mostruose avvenute, il ciclo continua e continuerà a riproporsi.

Ne siamo testimoni in questi giorni, mesi di pura follia in cui sembra ripetersi ciò che già è accaduto in un capitolo della storia che sembrava ormai chiuso.
Uccidere senza rendersi conto di ciò che si fa è presumibilmente il male maggiore che si possa compiere.
Nessuna fredda lucidità, nessuna spietatezza ma la semplice attitudine all’obbedienza a chi è più forte.
Il clima di tensione che si respira nel mondo nell’ultimo periodo non può non riportare con la mente ai periodi delle Guerre Mondiali: stermini di razza, di religione, per il potere e la ricchezza.
Il ciclo della storia sembra essere destinato a ripetersi se l’essere umano non comincia a conoscere prima sé stesso, in un dialogo che la Arendt definisce “due in uno”, rendendosi cosciente delle azioni che può o che non deve compiere.
“La banalità del male” oltre a essere un reportage giornalistico è un vero e proprio trattato filosofico sulla coscienza dell’uomo che ultimamente sembra aver perso.
In un clima così buio e teso questo testo degli anni ’60 sembra essere più attuale che mai, anche perché, citando le parole del libro, “ I vuoti di oblio non esistono. Nessuna cosa umana può essere cancellata completamente
e al mondo c’è troppa gente perché certi fatti non si risappino: qualcuno resterà sempre in vita per raccontare. E perciò nulla può mai essere praticamente inutile, almeno non a lunga scadenza.”

Maria Rosaria Corsino

La banalità del male. Ai giorni nostri was last modified: luglio 22nd, 2016 by L'Interessante
22 luglio 2016 0 commenti
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Vivila Marcianise
In primo pianoParliamonePolitica

Vivila Marcianise: il sindaco Velardi accoglie la loro proposta

scritto da L'Interessante

Vivila Marcianise

Il Movimento Vivila esprime soddisfazione ed orgoglio in relazione all’approvazione della proposta di una Mappatura delle Aziende, avanzata, a più riprese, in campagna elettorale.

<<Apprendiamo dal giornaliero Diario del Sindaco di questa adesione all’idea di un censimento delle Aziende e siamo davvero contenti di ciò in quanto non si può pensare che nel 2016 il Comune di Marcianise non conosca quali aziende operino sul proprio territorio. Come è possibile solo ipotizzare un progetto di sviluppo economico ed industriale senza conoscere il quadro attuale e le idee di chi ne fa già parte>>.

Queste le parole dei Responsabili Attività produttive ed Esercizi Commerciali Giuseppe Martellone e Giuseppe Di Fuccia, già candidati al Consiglio Comunale nelle ultime elezioni amministrative.

<<Dobbiamo pensare – hanno aggiunto – a come creare opportunità per il futuro dei nostri giovani e di tutti quei disoccupati in difficoltà, ma come possiamo farlo se non sappiamo qual è la filiera produttiva del nostro territorio? chi svolge attività sullo stesso e che idea ha circa il futuro? Questo era il nostro intendimento quando abbiamo scritto il programma elettorale e in particolare quella relativa alle problematiche occupazionali>>.

Appare chiaro come il Movimento Vivila stia continuando a svolgere la propria attività sul territorio come del resto già detto in diverse occasioni dal segretario Avv. Raffaele Delle Curti:

<<Il nostro impegno sarà in termini di idee e progetti. Continueremo a lavorare per la nostra amata città, giorno dopo giorno, senza fretta ma senza sosta. La campagna elettorale è solo “un” momento della politica ma non di certo “il” momento, ora viene il bello, ora bisogna operare e dobbiamo andare tutti verso un’unica direzione: Marcianise>>.

 

Vivila Marcianise: il sindaco Velardi accoglie la loro proposta was last modified: luglio 21st, 2016 by L'Interessante
21 luglio 2016 0 commenti
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Pizza Expò 2016
CulturaDall'Italia e dal MondoEventiIn primo pianoIndovina dove andiamo a cena

Pizza Expo 2016 – Caserta

scritto da L'Interessante

Pizza

L’Expo dedicato alla “Pizza & Food Made in Sud” ospiterà non solo pizzerie ed attività di ristorazione tipiche del nostro territorio che proporranno ai visitatori le loro specialità, ma anche espositori delle materie prime e dell’indotto del mondo della pizza

Grazie ai comuni intenti di valorizzazione dei prodotti e del nostro territorio, in collaborazione con l’Associazione Pizzaioli Napoletani, il giorno 20 luglio dalle ore 15.00 partirà il Trofeo REGGIA, al quale parteciperanno più di 40 pizzaioli. Verrà premiata la miglior Pizza Napoletana. L’ingresso all’Expo è previsto ogni sera dalle ore 19.00 al costo di € 2,00 a persona e prevede una prima parte convegnistica, che affronterà le tematiche della pizza nella dieta mediterranea, la tutela dei prodotti alimentari made in sud, la formazione del mestiere di pizzaiolo. A partire dalle 21.00 vi saranno ogni sera spettacoli gratuiti per tutti i visitatori, dove si esibiranno artisti di fama nazionale impegnati nella valorizzazione del nostro territorio: Gigi Finizio, 99 Posse, Enzo Avitabile, Anime del Sud, Gianluca Manzieri, I Ditelo Voi. Per i più piccoli, ogni sera dalle 19.00 alle 23.00 vi sarà l’animazione per bambini in un’ampia area con giochi gonfiabili, personaggi e babydance. Un evento reso unico anche grazie al supporto degli sponsor: Pepsi, Chinotto Negri, Pasta Reggia, Espluà, Vernaoil, Honda Valentino Racing, Contauto Due. Un impegno comune per valorizzare un bene invidiato in tutto il mondo: la vera pizza ed il suo magico mondo che gli organizzatori ed i promotori cercheranno di ricostruire fedelmente e con passione.

Il programma: qui.

Pizza Expo 2016 – Caserta was last modified: luglio 21st, 2016 by L'Interessante
21 luglio 2016 0 commenti
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Se questo è un uomo
AttualitàIn primo pianoParliamone

Se questo è un uomo, anzi, un’umanità

scritto da L'Interessante

Se questa è un’umanità

Se l’Apocalisse potesse raccontare l’inizio del suo libro, guarderebbe il film di questa sciagura? Se solo Dio potesse “stancarsi della pace”, punirebbe questo supplizio?

Probabilmente “Allah”, così come ci viene rappresentato e raccontato dalle sacre scritture, risponderebbe di no, continuerebbe a predicare l’”amore per il prossimo”, farebbe crocifiggere nuovamente il proprio messia pur di espiare i peccati degli uomini, quegli stessi uomini che, al contrario, provocherebbero eternamente le leggi della natura, rifletterebbero la ferita più profonda del paradiso e condurrebbero la loro vita a mille senza aver paura di far scattare l’ultimo secondo della “personale bomba atomica”, la stessa con la quale un Kamikaze oggi crea, con il suo suicidio e con l’omicidio di tante altre vittime innocenti, quell’”inferno terrestre” chiamato Terrorismo. Perciò, se la risposta a queste domande è tanto difficile da dare quanto necessariamente importante da scoprire, la “virgola” che continua a permettere la scrittura di questa storia così difficile da affrontare è impossibile da cancellare: se il “giusto” è un concetto conforme ad un diritto naturale e positivo, allora questo mondo corrotto di oggi è soltanto lo specchio di ciò che l’uomo è stato capace di creare nel corso della sua storia, nel corso del suo percorso dal momento in cui ha posto, da una parte, tutti i suoi errori e le sue barbarie come funzione primaria, e dall’altra gli infiniti tribunali che hanno giudicato in maniera “divina” questa <<umanità sbagliata nata nel terrore della morte>>, spinta allo sfinimento dalle sue ultime lacrime di terrore.

L’ISIS pertanto sta iniziando a scrivere, sulla scia dei comandamenti antichi, le proprie “Leggi delle XII Tavole” del 21° secolo, senza tuttavia ripercorrere la medesima lealtà e determinazione con le quali furono originariamente redatte: le loro leggi non hanno nulla a che vedere con la giustizia, non possono coesistere con i significati di “società libera” e “dignità umana” ma vanno ben oltre le più oscure motivazioni; fondano sulla paura il loro vero moto di rivoluzione, abbandonando qualsiasi credo e ritirando dal mercato ogni fonte di avvicinamento al “Dio Cristiano”: solo agli occhi del loro vero Dio, Allah, si può ritrovare la salvezza e in suo nome si deve riscoprire l’essenza pura della vita; reclamano la “vittoria della fede”, quella fede tanto sconsacrata che arriva a reclutare fedeli sulla basi di orrori e omicidi di massa, continua a proclamare giustizia negli occhi insanguinati di chi muore innocente, termina la sua missione uccidendo la società e soffocando la decisione di chi non ha scelto di avere come “colpa” quella di pregare un Dio “infedele”. Ci troviamo di fronte a una guerra da affrontare come tale e senza mezzi termini? Mario Calabresi ricordava le motivazioni per cui questi “spiriti eletti” giocavano a fare la rivoluzione, si illudevano di essere quelle anime votate ad una nobile utopia, senza riuscire a capire perché i veri “figli del popolo” erano i bersagli della loro stupida follia; Papa Francesco, ancora, spiegava che questa forma di violenza e sopraffazione non poteva avere come ascia di guerra la parola di Dio, non poteva affondare i suoi colpi con la spada della religione, non poteva difendersi usando lo scudo del sacro perché non rappresentavano un pretesto per le azioni contrarie alla dignità umana e ai sui diritti fondamentali, quei stessi diritti che hanno sempre portato a pensare che <<quando un uomo prega, non spara>>; John Kerry si domandava invece sul perché una generazione così avanzata fosse ritornata ad assaporare lo stesso sangue versato in passato, testimoniando un “fascismo medievale e moderno” allo stesso tempo, una terza guerra mondiale contro un fantasma che non ha più rispetto per la vita, non vuole creare altro che disordine e caos, non vuole cibarsi di nulla se non della paura. Come un circolo vizioso, la minaccia terroristica si trasforma in ispirazione per un nuovo terrorismo, disseminando sulla propria strada quantità sempre maggiori di terrore e masse sempre più vaste di gente terrorizzata: i terroristi di oggi non sono persone libere, non si propongono alcun futuro e non hanno alcun passato sociale e politico da ricordare ma vivono soltanto un presente trasformato in carneficina di corpi, una strage che <<non ha come scopo riempire i cimiteri o buttare giù i nostri grattacieli ma distruggere la nostra anima, le nostre idee, i nostri sentimenti, i nostri sogni>>.

La Francia è stato il paese europeo più colpito dagli attentati fino a questo momento: dal gennaio 2015 in poi nel paese transalpino sono state uccise circa 230 persone e altre centinaia sono rimaste ferite in razzie compiute dallo stesso gruppo e con le stesse modalità o dai cosiddetti “Lone Wolf”, i “lupi solitari” che agiscono da soli e ispirati da materiale di propaganda trovato online. Nella notte tra giovedì e venerdì, così, il presidente francese François Hollande ha annunciato l’estensione di altri tre mesi dello stato di emergenza, che permette alle forze di polizia di avere ulteriori poteri per condurre le indagini e arrestare i sospetti di questo assurdo eccidio: una nuova “guerra santa” sembra essere alle porte, una nuova battaglia appare vicina, una nuova vittoria deve essere portata a casa, non attraverso l’uccisione dei terroristi stessi ma eliminando le ragioni che li rendono tali. Le vicende che hanno raccontato la storia quasi romanzata di una tragedia dai molti annunciata si vanno susseguendosi su una catena di morte senza ancora una fine: tra il 7 e il 9 gennaio del 2015, infatti, l’ISIS fece scoprire per la prima volta all’occidente intero la vera brutalità con la quale i suoi “sudditi” erano capaci di colpire e affondare la corazzata francese: lo scudo della penna non riuscì a difendersi dagli spari incontrollati delle pistole dei due fratelli Saïd e Chérif Kouachi, facendo morire così la libertà di espressione della redazione di Charlie Hebdo, travolta dall’emblema oramai insanguinato e sconfitto della “Libertè, Egalitè, Fraternitè”. Il 13 novembre del 2015 toccò, invece, al teatro Bataclan narrare uno degli attentati terroristici più gravi nella storia francese: quel giorno furono uccise 130 persone, diventate speciali per una notte per essere state capaci di affrontare la morte e volare in cielo dallo stesso Dio che gli attentatori tanto invocavano, un “Allahu Akbar” diventato slogan di tragedie e drammi troppo ingiusti. Ultimo, ma non di minore importanza, l’attentato recente del 14 luglio 2016 a Nizza che ha visto, questa volta, un camion essere il protagonista indiscusso della scena macabra realizzata durante l’anniversario della Presa della Bastiglia: nell’attacco sono state uccise 84 persone da uno zig-zag mortale che ha “investito la vita” e ha condannato per l’ennesima volta l’umanità ad un bilancio complessivo spaventoso, la rivendicazione devastante di un “diavolo nelle vesti di un finto angelo”. Se la Francia, così, viene torturata da un boia che le estirpa via un pezzo alla volta della sua esistenza sociale e culturale, dall’altra la Turchia si affaccia ad una visione addirittura peggiore, un presente che raffigura l’altra faccia della medaglia ma con un medesimo destino: il 12 gennaio del 2016 un esplosione nella piazza Sultanahmet, vicino alla Moschea Blu e a Santa Sofia, ha ucciso 13 persone e ha determinato l’inizio di una trasformazione radicale all’interno della nazione, vista non più come invulnerabile agli attacchi esterni ma soggetta alle usurpazioni islamiche con scopo chiaramente distruttivo; pochi mesi più tardi, il 28 giugno del 2016, un’altra esplosione all’interno dell’aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul ha sancito l’uccisione di 41 persone: quello che non doveva rappresentare un pericolo, si è trasformato lentamente nell’incubo peggiore di uno stato che ha visto divorare pian piano la paura negli occhi di coloro che hanno accolto i “foreign fighters” inconsapevoli di così tanta crudeltà, così tanta malvagità manifestata nel nero della loro bandiera e messa in risalto nel bianco della scritta “Non c’è altro Dio al di fuori di Dio”.

Dopo Nizza è ripartito pertanto il macabro rito del “toto-attentati”: dove, come e quando colpiranno i jihadisti legati all’Isis? Gli 007 europei sono in allarme e gli occhi sono ora puntati ancora una volta sul Belgio, che oggi, 21 luglio, festeggerà la sua festa nazionale: <<è probabile che i prossimi attacchi assumano sempre più una modalità ibrida composta da un gruppo di fuoco, attentatori suicidi e auto-bomba>>, afferma il capo sezione della polizia belga di Bruxelles, in procinto di prepararsi ad una nuova guerriglia armata per difendere la dignità di una nazione che, insieme al resto dell’Europa, non vuole chinarsi di fronte al “potere docile di un cane rabbioso”.
Tuttavia la domanda che più inneggia alla speranza di una realtà più forte in grado di sconfiggere la crescente debolezza dell’occidente è quella che ha una base ancora da costruire, delle mura già bombardate ma una fortezza tutta da migliorare: l’ISIS si può davvero sconfiggere? Lo Stato Islamico, infatti, sta mostrando due identità diverse di una stessa faccia: da una parte l’armata mussulmana ottiene vittorie su vittorie attraverso un arricchimento economico dovuto alle conquiste di città colme del cosiddetto “oro nero” e un feroce bombardamento dell’Europa infedele; dall’altra, cercando di dividere l’Occidente dai paesi musulmani, la stessa potrebbe aver provocato l’effetto contrario: compattare il mondo contro una comune minaccia, l’ISIS, un errore, questo, che gli potrà essere fatale. Davanti lo sdegno mondiale nei confronti dei recenti attentati terroristici gli Stati Uniti e gli alleati hanno ora finalmente la possibilità di costituire una forza unificata contro l’ISIS e contro altri gruppi estremisti: per sconfiggerlo sarebbe necessario un piano condiviso, un progetto ben definito sulla fiducia e sulla sicurezza che potrebbe essere ispirato da una nuova azione coordinata, una struttura di comando comune che unisca le risorse di Stati Uniti, Turchia,  Francia e di tutti gli altri stati colpiti dal terrorismo ISIS: se la speranza è l’ultima a morire, allora sarebbe compito universale renderla immortale.

Così i luoghi dei massacri si moltiplicano, si agganciano ad una spirale che non vede un termine ultimo: si fa fatica a ricordarli tutti e alla fine resta solo il dolore per le vittime e per i loro cari, civili innocenti e inermi che si aggiungono ai milioni di esseri umani vittime della violenza, vittime delle guerre del nostro tempo. Le vite spezzate di tutti loro ci impongono di riflettere, ci chiedono di agire per uscire dal vortice del terrorismo e di insistere a sperare che <<esista una umanità che non invoca la vendetta per ogni offesa, una umanità che accanto a tutte le vittime scopra come unica sensata prospettiva la pace>>: se questa è una utopia, allora in essa risiede la sola realistica, ragionevole speranza di un futuro umano migliore, la stessa speranza nel sapere che nulla viene dimenticato, tutto diviene storia da insegnare e “ciò che è morto, non muoia mai”.

Michele Calamaio

Se questo è un uomo, anzi, un’umanità was last modified: luglio 21st, 2016 by L'Interessante
21 luglio 2016 0 commenti
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Ciao Paolo
AttualitàIn primo piano

Ciao, Paolo. Non solo il 19 Luglio

scritto da L'Interessante

Ciao, Paolo.

L’isola una nube di morte, la Sicilia perbene è un boato di rabbia, la giustizia perde un altro po’ di coraggio e la mafia si convince di aver vinto. Ancora. Il 19 Luglio 1992, il procuratore aggiunto, Paolo Borsellino, muore ammazzato da cosa nostra. Era una domenica, una giornata divisa in due fra il dovere e la rarità. Abituato ad una vita inchinata alla lotta contro la mafia, rassegnata a ritmi serrati, quelli che gli costarono, spesso, equilibri familiari sull’ orlo del baratro , il giorno della sua morte, Borsellino si era concesso una tregua dalla  vocazione. Nessun bunker, niente maxi processo.

L’eccezione cominciò di mattina presto. Era abituato ad anticipare l’alba per fottere il mondo con due ore d’anticipo. Si recò prima a Villagrazia, per dedicarsi alla moglie, Agnese, e a due dei suoi tre figli, Manfredi e Lucia. La più piccola, Fiammetta, si trovava  in Thailandia per una vacanza con  amici di famiglia . Rivide qualche amico, ormai gliene erano rimasti pochi, e fece un giro in barca, per poi ritornare, dopo pranzo, a Palermo. Avrebbe dovuto accompagnare sua madre dal medico, non erano in molti a sapere quando, poi, non si è mai verificato, ma chi ha attentato la sua vita ne stava, chiaramente, vigilando le peculiarità già da un po’.

Il giudice Borsellino, ha cominciato a morire almeno due settimane prima della strage che lo ha consacrato eroe italiano senza tempo. L’auto bomba che, insieme alla sua, frantumò la vita di:

Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, fu fatta esplodere dinanzi all’abitazione di Via D’amelio, a pochi passi dalla casa materna e a fianco alle auto della scorta.

Ciò che ci restituiscono le immagini di quel giorno, è un frantumo di carcasse ancora in fiamme e corpi fantasma investiti dalla cenere. Giornalisti che tentano di fare notizia e gli addetti ai lavori che, se danno di matto, forse, non è solo perché intralciati nel tentativo di ricomposizione del luogo, ma anche per la morte di chi , dopo la scomparsa di Rocco Chinnici e Giovanni Falcone, era speranza e fortezza contro il terrorismo mafioso.  “Sono autorizzato a filmare”, dirà un cameramen invitato ad allontanarsi dalla scena del crimine, mentre chi lo respinge gli accosta all’orecchio urla di ira: “ ma cosa vuole filmare, corpi mutilati, vuole filmare?”

“È finito tutto.” pronuncerà la voce rotta del dottore Antonio Caponnetto, preso alla sprovvista da un inviato Rai, tre o quattro sospiri, qualche secondo di silenzio, e il cronista rimarca l’interrogativo: “perché è finito tutto, dottor Caponnetto? “ a quel punto l’amico e collega di Falcone, prima, e Borsellino, poi, afferra il microfono con una veemenza commossa, quasi a volersi  avvicinare alla rabbia provata in quel momento. Si morde tre o quattro sillabe dalla bocca, e poi aggiunge “Non mi faccia dire altro, per favore, non mi faccia dire altro.”

Paolo Borsellino ha sempre saputo di morire, ucciso dalla mafia. Ha vissuto, assieme ai suoi compagni di coraggio e paura, tra un attentato fallito e l’altro. “ Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano”, gli disse il collega  Ninni Cassarà , mentre, alla fine del Luglio 1985, si recavano insieme sul luogo in cui era stato ucciso il dottor Montana. In quel momento, e non soltanto, il giudice Borsellino incontrò la consapevolezza della paura, ma l’aveva accettata. Sapeva che il suo lavoro comportava un rischio tanto grosso come la negazione della vita per mano di altri, ma non fu mai un motivo valido per dire basta, neanche quando dovette superare la morte di Falcone, deceduto fra le sue stesse braccia. Dopo il decesso dell’amico di sempre, quello cresciuto con lui nello stesso quartiere, diventato  collega di segreti, privazioni personali ed inchieste, aveva temuto una drastica perdita di entusiasmo, per poi ritrovarlo – come da lui stesso dichiarato – in una forte dose di rabbia per quanto accaduto.

 “ Credo profondamente nel lavoro che ho scelto. So che è necessario che io lo faccia, come è altrettanto opportuno che altri ci credano insieme a me. So che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare, senza lasciarci condizionare dalla sensazione, o financo, della certezza  che tutto questo può costarci caro.” Aveva detto in una delle sue più celebri interviste.

Non ricordiamo solo la strage, perché non ha senso celebrare la morte se vivere non è una priorità. Di Paolo Borsellino abbiamo voluto scovare la normalità delle ore precedenti la sua fine, per sottolineare che non esistono eroi, ma uomini qualunque con un coraggio straordinario.

  Ciao, Paolo.

Michela Salzillo

Ciao, Paolo. Non solo il 19 Luglio was last modified: marzo 9th, 2017 by L'Interessante
21 luglio 2016 0 commenti
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