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social
CulturaIn primo piano

Meno social, è meglio

scritto da L'Interessante

Social

Quando l’indignazione diventa social, allora è legittima

È questa la legge del secolo nostro, è questa la regola comune ai fanatici e ai simpatizzanti del web, ché se corrono dietro ai link più in voga vuol dire che sanno, conoscono. Se condividono subito, significa che hanno fatto in tempo a sfilarsi una reazione dalla coscienza. “Ci piace” la morte del celebre qualunque che il giorno prima non conoscevamo neanche, ma è lo stesso che gli altri fanno riposare in pace e allora fa bene partecipare. Si merita il like di compassione la strage lontana che ci fa solo tristezza, perché se arriva la paura è quella vicina: è Je suis Charlie, perché magari dalla Francia eravamo tornati il mese prima e la torre  Eiffel è uno dei  nostri  screen preferiti; è la sparatoria al Bataclan, perché se muore un’ italiana, allora è roba che ci riguarda; è l’attentato a Nizza, perché quei bambini potrebbero essere anche i nostri figli, in fondo, la costa azzurra non è poi così lontana dai confini di casa nostra. Ci arrabbiamo perché ieri, a Tokyo, si attacca una struttura assistenziale per disabili, e non si fa, perché “i deboli “ non si toccano. Ci sorprende che uno sconosciuto, uno dei tanti recensori di tripadvaisor, abbia deciso di citare il proprietario di un villaggio vacanze perché si era scordato di aggiungere alla brochure una clausola che informasse il libero accesso dei “ disabili nel suo esercizio, e questo, al signore, aveva dato fastidio. A noi, poi, ancora di più, perché chi fa un richiamo del genere è un insensibile malvagio. Certo.

Ma se internet non esistesse, se non fossimo abituati ad apparire partecipanti al mondo, se il terrorismo fosse solo argomento dei quotidiani scordati al bar o dei libri di storia che non vediamo l’ora di chiudere, se quella recensione non fosse mai stata diffusa, avremmo la stessa urgenza di scatenare danze di ira accusatorie? Probabilmente no.

Quando il fascismo selezionava a morte i disabili, molti di noi neppure esistevano, non eravamo social, non potevamo esserlo. Ad alcuni andava bene persino così, perché quelli non perseguibili dal regime assolutista, erano persone libere. Potevano denigrare, ammazzare e vessare il ritenuto diverso. Perché così diceva qualcuno, perché quella era la legge, e al dovere, si sa, non si transige, non quando l’abitudine è una cosa comoda. Come è comodo scrivere “ che schifo” sulla bacheca di un social media, diverso, invece, è urlarlo, manifestarlo, scendere in strada, rischiare la faccia- quella vera-  perché piove, fa caldo; perché non abbiamo tempo e poi, non vale neppure la pena ripeterlo, il mondo va così, la gente sta diventando pazza.

Ma chi è il mondo? Chi lo fa? Chi è la gente? Siamo noi. Eh si. Proprio noi e, che ci piaccia o no, nella maggior parte dei casi, ciò che avviene per mano di altri, quelli stessi che sentiamo così differenti dalla nostra bontà o tolleranza, è frutto dei nostri atteggiamenti omertosi e conniventi.

Niente nasce da solo, tutto il generato è il risultato di una matrice. Dunque, ed è chiaro, se qualcuno fa esplodere una bomba, ammazzando, distruggendo, ci dovremo aspettare che, prima o poi, qualcun altro risponda, e peggio di prima. Perché la pace non si dice, si fa. E non serve accendere candele di solidarietà.

Se il nostro vicino di casa è un falso invalido, e non ce ne frega niente perché tanto a noi non dà fastidio,  la  nostra pensione ce l’abbiamo e chi se ne importa, è anche inutile sprecare parole di ritegno là dove non servono.

 La vita, purtroppo o per fortuna, non è una corsa all’arrabbiatura più bella. La realtà è complessa; è la verità – sui nostri sentimenti e quelli degli altri- che, forse, abbiamo perso per strada; la stessa  che ci allenava  a scegliere il silenzio, quello del rispetto. Dire troppo è stato sempre dire niente. Tutto ciò , probabilmente, anzi, sicuramente, non è una notizia, ma un fatto che si ripete, oggi, non è comunque, degno di definirsi tale, perciò, forse, è meglio fermarsi e ricominciare a riflettere.

Michela Salzillo

Meno social, è meglio was last modified: luglio 27th, 2016 by L'Interessante
27 luglio 2016 0 commenti
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Pokemon
AttualitàIn primo pianoParliamone

Pokemon Go e disoccupazione giovanile

scritto da L'Interessante

Pokemon Go

Un famoso detto italiano recita: “Chi non lavora, non fa l’amore”. Questo significa essenzialmente due cose: o Pikachu e co. hanno deciso sin dal loro prima apparizione di non voler dar vita ad una generazione futura attraverso l’unione dei “poteri speciali” e dedicarsi, di conseguenza, esclusivamente all’ “ozio cartoon-esco” o i giovani d’oggi sono diventati improvvisamente interdetti nel momento stesso in cui hanno trasformato l’intelligenza in demenza e hanno denigrato totalmente il valore del sacrificio, dello sforzo, del senso retorico del “portare a casa la pagnotta” che per generazioni ha contraddistinto l’essere umano nel raggiungimento del nobile fine di vivere nel benessere e nella prosperità. Perché si, se in effetti non si tratta di una nuova forma di evoluzione umana sottoforma di “distruzione cognitiva pro-digitale”, allora davvero il mondo rischia di lasciare il posto a questi “alieni” che per troppo tempo hanno preso le somiglianze animalesche e hanno contaminato la terra di un’astrattezza diventata tutt’altro che “gioco”: a poco a poco, infatti, quello che all’inizio sembrava essere un passatempo innocente e stimolante all’intraprendenza, ora ha completamente radicato le sue “droghe leggere” nelle convinzioni della gente, le stesse con le quali non si riesce più ad immaginare un futuro degno di essere “lavorato”, ma appunto “giocato”.

<<Il lavoro è vita: senza di esso esiste solo paura e insicurezza>> affermava John Lennon dal canto suo; e come dargli torto: ad oggi il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è pari al 37,9%, circa il 15% in più rispetto alla percentuale media di disoccupazione giovanile nell’Eurozona; ciò che più colpisce, però, è proprio il fatto che questo male “moderno” non sta diventando solo economico bensì anche psicologico e culturale perché le cause possono essere sia ricondotte all’eccessivo “mammismo” di numerosi soggetti ancora “bambinizzati” nel grembo materno senza possibilità di uscita alla scoperta delle opportunità circostanti, sia ad un sistema scolastico anche esso caratterizzato da cattivi collegamenti con l’impresa o da una banalizzazione del sacrificio che spinge gli studenti a preferire la semplicità dei “soldi facili” della criminalità organizzata. E così, “alzare la carriola” diventa sempre di più un “lavoro altrui”, una necessità secondaria, se non terziaria, che alimenta il fuoco dell’esasperazione e produce effetti gravi sia sugli individui che sulla società nel suo complesso, attraverso lo scarso sostegno all’inclusione attiva: questa “tragedia giovanile” verrebbe condannata da un Dante contemporaneo nel “Girone dei Nullafacenti”, avendo come punizione quella di inseguire un Pokemon eternamente, di provare a catturarlo senza tuttavia mai riuscirci.

Ma pensandoci su, sarebbe effettivamente questa una vera “punizione”? Secondo le ultime stime, infatti, più che un castigo questa significherebbe una ricompensa a tutti gli effetti: in un mondo attuale dove i giovani d’oggi non riescono a sviluppare le proprie capacità intuitive e concezionali, non rappresentano più un capitale umano capace di portare esperienza ed efficacia allo stesso tempo al servizio del bene comune, non diventano essenziali al fine di frenare la mobilità intergenerazionale e fare in modo che il disagio sociale si tramandi da una generazione all’altra e non salvaguardano più il loro “passaporto per la vita”, ossia le competenze necessarie per un pieno inserimento economico e sociale nel mondo lavorativo, ciò che prende il sopravvento è la mania dei “Pokémon Go”, il gioco che sta conquistando tutto il pianeta: dal Giappone all’America, i mostriciattoli virtuali tascabili, apparsi per la prima volta vent’anni fa sul Game Boy come invenzione di Satoshi Tajiri, hanno attraversato l’Europa e l’Italia e sono sbarcati sia nelle grandi città, depauperando un patrimonio culturale e turistico degno delle migliori innovazioni tecnologiche, che in quelle piccole, distruggendo il già misero guadagno delle microimprese impegnate nella lotta quotidiana alla sopravvivenza. Non a caso, basta guardarsi intorno mentre si passeggia in città per accorgersi di quante persone siano state letteralmente contagiate da questo “virus”, uno di quei parassiti che ha come strumento di inizializzazione lo smartphone e come preda della “demenza inattiva” i giocatori stessi: il sole potrebbe aver fatto la sua parte, qualcuno potrebbe pensare; il caldo avrebbe potuto giocare il doppio ruolo di ossessione e inganno allo stesso tempo verso un gioco grottesco e diabolico, altri potrebbero intuire; ma la verità sta, come al solito, nel mezzo: il mondo sembra essere letteralmente impazzito per un videogame che, di “pazzo”, ha le basi e le carte in regola per esserlo a tutti gli effetti.

Per giocare basta scaricare l’applicazione, disponibile sia sull’App Store di Apple che sul Google Play Store per gli utenti Android, creare un profilo, personalizzarlo, scegliersi un nome e aspettare che il lato virile della personalità umana abbandoni definitivamente “il cuore e la mente”, come direbbe un cavaliere dell’epoca medievale: chissà se questo avesse mai avuto avuto il coraggio di compiere un gesto così “poco nobile”, chissà se, invece di difendere il proprio re, avesse preferito dare la caccia  ai vari Bulbasaur e il resto dei 151 esemplari per ampliare il personale “arsenale d’oro”, chissà se, per essere punito di così tanta indecenza, fosse stato arso vivo dal rogo di un Charizard o annegato dal waterboarding di uno Squirtle; chissà, si domanderebbero gli studiosi, ma una cosa sicuramente continua a desistere nella mente dei potenziali “allenatori”: il senso vero della realtà, che entra continuamente in contatto con il confine della finzione e della tecnologia e che aumenta il rischio, oramai dietro l’angolo, di una dipendenza da un universo parallelo ed un isolamento cronico. Così, se da una parte ci pensa lo smartphone a chiudere gli occhi dell’oggettività e ad aprire quelli di Google Maps alla ricerca di “palestre”, battaglie contro i “custodi” del luogo e pokeball da lanciare per stregare gli avversari in perenne combattimento, dall’altro diventa responsabilità personale ridicolizzarsi periodicamente muovendosi fisicamente alla ricerca di Pokemon “fantasmi”: già, perché lo smartphone avverte che nelle vicinanze potrebbero esserci mostriciattoli che svolazzano dentro la padella o saltellano sul water o ancora strisciano sulla scrivania dell’ufficio, e che non spariscono, ma anzi si spostano seguendo il giocatore, muovendosi attaccati al loro nuovo “allenatore”.

Pertanto, se l’accostamento Pokemon Go-Disoccupazione giovanile ha i suoi effetti degenerativi e influisce nettamente sulla catalizzazione della pigrizia nei soggetti interessati, di certo non fa il discorso inverso chi tocca con mano l’esperienza di <<rassegnare le proprie dimissioni per girare il mondo>>:

è il curioso caso di Tom Currie, 24enne, ex barista neozelandese che, da un momento all’altro, ha deciso di “prolungare” le proprie ore libere dal lavoro eliminando quest’ultimo definitivamente dalla sua vita, almeno per il momento; perché si, in sede di decisione, Tom è stato più volte “compreso” piuttosto che attaccato per una scelta tanto azzardata quanto rischiosa: <<spero che il tuo viaggio vada bene>> ha affermato il suo ex datore di lavoro, risposta che è stata percorsa in maniera del tutto parallela dal <<sapevo che un giorno saresti diventato famoso>> del padre, messaggio inviato per sms e recapitato con tanto “amore paterno e protettivo”. Ma in fin dei conti, è purtroppo ancora questo medesimo “protettivismo” che spinge i giovani d’oggi nel burrone dell’”anoressia lavorativa”: <<trovare 91 pokemon sui 151 disponibili del gioco è stato come rivivere l’infanzia due volte>> ha affermato Tom, che ha peregrinato con gli occhi dello smartphone, ha incontrato turisti, viaggiatori e tanti appassionati dell’applicazione e ha cavalcato di collina in montagna, di fiume in lago attraverso fotografarmi e video tanto pazzeschi quanto incredibilmente innovativi, rendendosi conto di essersi trasformato involontariamente nell’eroe nazionale di un “sogno reale”, nell’ Ash Ketchum che 16 anni fa ha sfondato sul grande scherzo italiano, arrivando insieme ai suoi amici a conquistare il mondo.

Alla fine ciò che ne rimane è soltanto l’illusione ottica di aver raggiunto un obbiettivo, la credenza di aver compiuto un esperimento diverso dalla norma ma fin troppo complicato per essere portato a termine, la certezza di aver trascurato quello che dovrebbe rappresentare sempre “prima il dovere e poi il piacere”: non è tutto oro ciò che luccica, non bisogna lasciarsi andare troppo facilmente e vivere nella folgorazione di un attimo, non deve diventare primario ciò che normalmente viene attribuito alla schiera dei “beni di lusso”, uno sfarzo che, in tutta la sua lucentezza, continua ad essere tale, senza se e senza ma, e cammina imperterrito nel suo obbiettivo di far dimenticare la tangibilità: <<Catch them all>>, diceva la sigla originale del cartone animato, <<catch them, catch them>>, rammentava nel mentre, ma la vita è un’altra cosa, la realtà è un’altra cosa, e quella, esattamente quella, ci ordina ogni giorno di “acchiappare” le opportunità di lavoro, le chance che ci possono finalmente nobilitare come uomini, e non i Pokemon!

Michele Calamaio

Pokemon Go e disoccupazione giovanile was last modified: luglio 27th, 2016 by L'Interessante
27 luglio 2016 0 commenti
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juvecaserta Luigi Guastaferro
BasketIn primo pianoSport

Luigi Guastaferro è il nuovo general manager della Juvecaserta

scritto da L'Interessante

Luigi Guastaferro

Luigi Guastaferro è il nuovo general manager della Juvecaserta

La scelta del ritorno dell’architetto casertano ai vertici della società sportiva è legata anche alla volontà della nuova proprietà di privilegiare la territorialità nei ruoli dirigenziali del club bianconero. Nel nuovo organigramma societario, Antonello Nevola, già direttore operativo, assume il ruolo di direttore sportivo.
Nato a Caserta il 23 gennaio 1962, Luigi Guastaferro è da sempre nel mondo del basket, prima come atleta e poi come dirigente. Come atleta ha svolto tutta la sua carriera nelle fila dei Falchetti Caserta, di cui è diventato general manager nel 1999, all’epoca della promozione in C1 della seconda squadra cestistica casertana. Ha conservato tale ruolo anche dopo la fusione tra i Falchetti e la Ellebielle; fusione che diede vita alla nuova Juvecaserta che, dopo l’acquisizione del titolo di Legadue dal Castelletto Ticino, arrivò nella seconda serie professionistica nazionale. Tre anni di Legadue con risultati sempre al di sopra degli obiettivi prefissati, compreso la partecipazione alle final four di Coppa Italia nel 2005 a Ferrara. Lasciata Caserta, nel 2006/2007 ha assunto il ruolo di general manager dello Scafati in Lega A. Nel campionato successivo è stato general manager di Ferentino, in Legadue, dove è rimasto per altri due campionati prima del ritorno a Scafati nel 2010/2011. Con la società salernitana è rimasto sei stagioni, conquistando una Coppa Italia e sfiorando nell’ultimo campionato la promozione in Lega A dopo aver condotto in testa alla classifica per tutta la regular season.
“Sono onorato – ha dichiarato Guastaferro – dell’opportunità offertami dalla Juvecaserta e, soprattutto, sono rimasto affascinato dall’idea progettuale del patron Iavazzi di legare sempre più la squadra e la società al territorio in cui opera. Mi inorgoglisce assumere il ruolo di general manager in una società come la Juvecaserta, certamente al top nella regione Campania, ma anche tra le più blasonate d’Italia. Per me si tratta di un ritorno, ma con un bagaglio di esperienza decennale rispetto alla prima occasione offertami dal club bianconero. Non sono abituato a fare proclami, ma è certo che nel nuovo lavoro metterò il massimo impegno per raggiungere gli obiettivi prefissati dalla società”.
“Con la scelta di Gino Guastaferro, – afferma Raffaele Iavazzi – oltre a rimarcare la casertanità della nostra struttura operativa, così come è nei desideri anche della nuova proprietà, abbiamo avviato una riorganizzazione della macchina societaria che tende a delineare sempre meglio i ruoli di ogni singolo componente. Soprattutto, andiamo a colmare un vuoto perché è da anni che avvertivamo la mancanza di una figura dirigenziale che fungesse da tramite tra la squadra e la proprietà e che fosse in grado di assicurare una gestione organizzativa a tutta la struttura.

Luigi Guastaferro è il nuovo general manager della Juvecaserta was last modified: luglio 27th, 2016 by L'Interessante
27 luglio 2016 0 commenti
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Cannabis
AttualitàIn primo pianoParliamone

Legalizzazione della Cannabis: Di cosa si sta discutendo?

scritto da L'Interessante

Cannabis

E’ già data storica quella dello scorso 25 Luglio: per la prima volta alla Camera dei Deputati si è discusso per la stesura di un disegno di legge che regolamenterebbe il possesso, la coltivazione, la vendita e l’assunzione di cannabis

Tuttavia siamo solo agli inizi, il dibattito riprenderà a settembre per consentire l’analisi degli emendamenti presentati dai vari gruppi parlamentari (circa 1700).

Trasversalmente spaccata la Camera che vede contrari gli esponenti di Forza Italia, Area Popolare, Lega Nord e parte del Partito Democratico, a favore Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle e parte del PD insieme a vari esponenti del gruppo misto.

Carlo Sarro, di Forza Italia, ha motivato la sua contrarietà e quella del suo parrtito asserendo che la legalizzazione metterebbe in pericolo la salute degli adolescenti e l’approvazione del testo a nulla servirebbe nella lotta alle mafie.

Continua l’attività con l’intervento dell’onorevole Paola Binetti, già firmataria di vari emendamenti, che prende parola per Area Poporale. La filo-alfaniana imposta il suo discorso sul consumo, oltre che di cannabis, anche su droghe come eroina, cocaina ed LSD per ribadire come la dipendenza da droghe leggere porterebbe, pian piano, al consumo e a dipendenze più problematiche. Inoltre, per dare una lettura più veritiera alla sua tesi, comincia a leggere storie di ex-tossici. Conclude presentando una pregiudiziale di costituzionalità alla Boldrini, presidente della Camera dei Deputati, secondo la quale il Ddl va contro i principi della Carta Costituzionale. Avverso all’approvazione anche il gruppo di Lega Nord introdotto dalla voce di Marco Rondin che vede il disegno di legge come un “sabotaggio culturale”. Sul tema il PD si è spaccato in due, alcuni deputati che hanno preso parola, infatti, hanno potuto parlare solamente a titolo personale, ribadendo l’ordine sparso con il quale si prestano a votare i Dem.

Daniele Farina conferma il supporto del gruppo di Sinistra Italiana e Vittorio Ferraresi del M5S fa lo stesso sottolineando come questa del Ddl Cannabis sia una misura per liberare i Tribunali da lunghe diatribe inutili, lasciandoli concentrare sui veri crimini.

Contraria anche la Ministra della Sanità per la normalizzazione a scopo ricreativo. La Lorenzin giustifica il suo “no” ricordando che la marijuana è una droga e fa male, normalizzarla sarebbe come dire ai bambini di 10,11,12 anni che possono drogarsi.

A Roberto Saviano, che sostiene il Ddl come lotta alla mafia, risponde in un’intervista a La Repubblica : “a suo tempo Paolo Borsellino disse l’esatto contrario, come oggi fa il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri. La droga la consumano i giovani, quella prodotta legalemente costerebbe inevitabilmente di più e rimarrebbe il mercato criminale.”.

Ecco i punti della legge,discussi in aula,sulla legalizzazione della cannabis:

Possesso: i maggiorenni potranno detenere una modica quantità per uso ricreativo, ovvero 15 grammi a casa e 5 grammi fuori casa. Resta il divieto assoluto per i minorenni.

Coltivazione: in casa si potranno coltivare fino a 5 piante e detenere il prodotto da essere ottenuto, ma solo ed esclusivamente previa comunicazione. La vendita del raccolto è assolutamente vietata.

Cannabis Social Club: i maggiorenni residenti in Italia potranno coltivare cannabis in forma associata in enti senza fini di lucro, in club composti da massimo 50 membri.

Vendita: ci saranno negozi dedicati e forniti di licenza dei Monopoli. Chi otterrà l’autorizzazione potrà coltivarla, lavorarla e venderla al dettaglio solo nei negozi ufficiali. Sono vietate l’importazione e l’esportazione.

Cannabis terapeutica: l’autocoltivazione per fini terapeutici sarà permessa, inoltre le modalità di consegna, prescrizione e vendita dei farmaci a base di cannabis saranno semplificate.

Fumo nei luoghi pubblici e alla guida: nei luoghi pubblici e nei parchi sarà vietato fumare marijuana, e per quanto riguarda la guida in stato di alterazione non cambiano le sanzioni previste dal Codice della Strada su alcol e droghe al volante.

Vincenzo Piccolo

Legalizzazione della Cannabis: Di cosa si sta discutendo? was last modified: luglio 27th, 2016 by L'Interessante
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Holly e Benji
CulturaIn primo pianoTv

Holly & Benji: ormai trentenni rinnovano il loro contratto con il calcio

scritto da L'Interessante

Holly e Benji

Ultima Ora: <<Dopo estenuanti trattative durate per anni, finalmente i due calciatori – Holly e Benji – si regalano un rinnovo contrattuale con il mondo del calcio, dopo che per 30 anni hanno rappresentato il sogno di ogni piccolo potenziale campione>>

Era il 19 luglio 1986 quando su Italia 1 andava in onda per la prima volta il primo vero episodio di quello che sarebbe diventato un cartone animato straordinariamente epico, una nuova idea di calcio impressa nella mente dei più piccoli, una nuova forma di sogno chiamata “Holly & Benji”: creato in versione manga nel 1981 dalle matite di Yoichi Takahashi, “Captain Tsubasa”, come si chiamava nella versione originale, venne dapprima trasformato in cartoon e poi in quella leggenda storica che per anni ha appassionato un’intera generazione di bambini e ragazzini. Ciò che rappresentava di più la forza di questa nuova e variopinta cultura calcistica era riprodotto da una base solida di valori e qualità che avrebbero permesso ai due protagonisti di sfondare in Italia: partendo da un “la la la la la”, sigla memorabile cantata da Paolo Picutti e scritta da Alessandra Valeri, passando per il famoso “due sportivi, due ragazzi, per il calcio, sono pazzi” che disegnavano gli ingredienti fondamentali per dare un tocco di “classe” in più ad una realtà tanto astratta quanto così tangibile, e terminando con l’amatissimo “son portiere e attaccante, Holly e Benji, due speranze”, toccasana per antonomasia al fine di promuovere la fiducia di tante promesse emergenti, il cartoon nei suoi 128 episodi ha mostrato come i due protagonisti abbiano attraversato un percorso di rinascita personale passando da un odio calcistico angosciante, che li ha di fatto posti nella situazione di essere avversari in innumerevoli match validi alla loro “consacrazione”, ad un amore sportivo che li ha uniti nel loro più intimo sogno di raggiungere, da compagni di squadra, obbiettivi illustri come la coppa del mondo. Diventato nel giro di poco tempo un vero e proprio cult nel suo genere,  ha trasformato a poco a poco l’idea generale del calcio stesso, ridimensionando una sfera totalmente vuota e arrivando a condizionarla in maniera tale da viverla a 360 gradi come se fosse “messo in onda” il marchio indelebile lasciato sulla pelle di chi non ha niente altro davanti ai suoi occhi che questo successo mondiale: la rete, intesa nel senso stretto della parola, festeggia pertanto il compleanno dei campioni, mentre l’altra, quella della porta, si gonfia ad ogni <<tiro della tigre>> di Mark Lenders e ad ogni <<catapulta infernale>> dei gemelli Derrick.

Oliver Hutton e Benjamin Price sono così i nomi che l’adattamento occidentale ci ha consegnato, rappresentano la reincarnazione dei ruoli calcistici che incollavano prima davanti al grande schermo e portavano poi a uscire in strada, su campi e campetti vari a giocare per tentare i tiri a effetto tanto impossibili quanto irrealistici di Holly o a provare le parate miracolose di Benji: se da una parte l’irrealizzabile era solo un sogno ad occhi aperti, dall’altra ciò che circondava i due divi era soltanto una sfilza di ragazzini che l’autore aveva creato e caratterizzato così bene da assegnare loro una storia “reale: c’era chi amava il goffo Bruce Harper, il sensibile giramondo col padre artista di strada Tom Becker e il talentuoso Julian Ross, ostacolato dai problemi cardiaci. Appunto, una realtà che cozzava troppo spesso con la consapevolezza di assistere ad un gioco sempre più impossibile, una finzione assoluta, non credibile neppure agli occhi dei bambini: il loro immaginario li portava ad ingigantire il gioco stesso con la fantasia, quell’elemento diventato chiave non per scelta ma per necessità e cullato con estremo eccesso dai tanti fan in perenne segreto.

Così, se l’immaginario dei bambini di ingigantire il gioco con la fantasia è rimasto sempre ancorato nel loro piccolo mondo, ci ha pensato il trio comico de “Gli Autogol” a raccontare la magia giapponese del cartone in maniera parodica, imitando la realtà con quel sorriso satirico e sbeffeggiante privo di ogni malizia: gli imitatori Michele Negroni e Alessandro Iraci insieme all’amico conduttore Alessandro Trolli, dopo aver prodotto centinaia di video da “mal di pancia”, hanno infatti spopolato sul web conquistando il loro trono digitale attraverso un racconto a dir poco geniale per la trama proposta e per la voce «rubata» del grande Federico Buffa, “colpevole” di aver omaggiato il trio con un video messaggio in cui ha ammesso la loro <<migliore interpretazione>> e di aver confermato l’incredibile somiglianza della satira stessa al cartone: un campo che non finiva mai e sorgeva su una collina, la potenza di tiro di alcuni giocatori che era spaventosamente incredibile da far sfigurare il “bomber” per antonomasia Christian Vieri, l’accostamento di altri manga giapponesi in una storia tanto emozionante quanto comica allo stesso tempo.

 Tuttavia Gli Autogol non sono stati gli unici ad omaggiare <<Le maniche arrotolate, l’infanzia difficile, il capello lungo e la personalità da vendere>> dei fenomeni giapponesi: se tanti bambini, infatti, sognavano di diventare Holly o Benji, il difensore della nazionale e della Juventus Leonardo Bonucci sarebbe voluto <<diventare come #MarkLenders>> e continuare a lavorare su <<quel tiro che nemmeno un cannone avrebbe potuto scagliare più forte>>. Di un altro avviso è stato, invece, un altro difensore juventino che su Twitter ha “cinguettato” con il fratello ricordando come abbiano potuto <<provare in tutti i modi>> ad imitare la Catapulta Infernale dei Gemelli Derrick, emulando inesorabilmente un’immagine riproposta nella mente degli appassionati più accaniti sin dai primi attimi in cui hanno percorso con la mente“centinaia di chilometri lungo il campo da calcio”. E’ stato, infine, il turno del centrocampista del Milan Andrea Bertolacci che ha ricordato il compleanno del manga nel sogno di <<raggiungere il livello dei miti>>: l’esempio che ha continuato ha persistere nella sua mente è stato quello di <#PhilipCallaghan, uno che si allenava sempre al massimo per dare il meglio di se>>, distruggendo anche questa volta il comun denominatore che univa lo stereotipo generale alla figura esclusiva dei due protagonisti principali.

Il mondo li celebra, la realtà ci gioca insieme, le generazioni nuove li scoprono: chi non avrebbe voluto segnare dalla porta opposta o tirare così forte da piegare le mani al portiere? chi non avrebbe desiderato fare uno scontro di gioco con Holly, vincerlo e segnare un gol a Benji, che nella realtà giapponese era addirittura più forte di un attuale Buffon? Probabilmente molti, sicuramente in troppi, gli stessi che ancora oggi animano un calcio gonfiato al massimo e sperano di far rispecchiare i propri campioni nelle gesta di quei due ragazzini che  “campionissimi” lo sono diventati solo dopo 128 miracoli televisivi e 30 anni di sogni mai invecchiati.

Michele Calamaio

Holly & Benji: ormai trentenni rinnovano il loro contratto con il calcio was last modified: luglio 26th, 2016 by L'Interessante
26 luglio 2016 0 commenti
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Gaddefors
BasketIn primo piano

GADDEFORS CONFERMATO. A BREVE ULTERIORI NOVITA’ DI MERCATO

scritto da L'Interessante

gaddefors

La Juvecaserta comunica di aver rinnovato il contratto con il giocatore Viktor Carl Gaddefors, guardia/ala di 201 cm. di nazionalità svedese.

Gaddefors pienamente recuperato fisicamente convinto da Dell’Agnello

Nato ad Ostersund l’8 ottobre del 1992, Gaddefors ha esordito a 16 anni nel secondo campionato svedese con la formazione del KFUM Uppsala passando l’anno successivo nella squadra militante nel massimo campionato. Nel 2010/11 ha sottoscritto un contratto con la Virtus Bologna, disputando i campionati giovanili prima con al formazione felsinea e l’anno successivo con la Sidigas Avellino. Ha esordito nel massimo campionato italiano, sempre con la maglia della Virtus Bologna, nel 2012/13 (29 partite, 5,3 punti, 2,9 rimbalzi), venendo, poi, confermato anche per la stagione successiva (30 partite, 6,8 punti, 3,3 rimbalzi). Dopo la partecipazione alla Summer League di Las Vegas con i San Antonio Spurs, lo scorso anno ha disputato il campionato di serie A2 con la maglia della Dinamica Mantova (27 partite, 12,9 punti, 3,7 rimbalzi). Lo scorso campionato, nelle fila bianconere, prima dell’infortunio occorsogli il 25 febbraio e che gli ha fatto saltare l’ultima parte della stagione, Gaddefors aveva fatto registrare, nelle 18 gare di utilizzo, una presenza in campo di 22,5 minuti a partita con una media di 6,1 punti (62,8% da 2, 30% da 3, e 65% ai liberi), 4,2 rimbalzi ed 1,1 assist.
Ha vestito la maglia della nazionale svedese under18 (2009 e 2010), under20 (2009,2011,2012) partecipando ai campionati europei di categoria a Sarajevo (2009), Skopje (2009), Vilnius (2010), Bilbao (2011) ed in Slovenia (2012). Ha fatto parte della nazionale universitaria ed ha partecipato con la nazionale svedese ai campionati europei del 2013 in Slovenia.

Il mercato in evoluzione

“Il positivo riscontro all’esperienza dello scorso anno sia da parte nostra che dell’atleta – sottolinea il patron Iavazzi – ha avuto il suo logico sbocco nel rinnovo di un rapporto chiuso con reciproca soddisfazione. Sono convinto che Victor possa dare un apporto importante, soprattutto in termini di gioco di squadra, alla compagine che stiamo mettendo a punto per coach Dell’Agnello”.

Dopo la conferma di Giuri, ecco quella di Gaddefors. Il dubbio era il recupero fisico, ma gli accertamenti hanno dato esito positivo. Ora si attende la conferma di Cinciarini, gradito dal coach. E, a breve, anche gli “strangers” oltreoceano saranno ufficializzati. Solo dopo sapremo della nuova composizione societaria, attrezzata per far ritornare in alto la Caserta dei canestri.

GADDEFORS CONFERMATO. A BREVE ULTERIORI NOVITA’ DI MERCATO was last modified: luglio 25th, 2016 by L'Interessante
25 luglio 2016 0 commenti
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Cannabis
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Cannabis: piantiamola!

scritto da Roberta Magliocca

Il provvedimento slitta a Settembre. Non si meraviglia nessuno. Unioni civili e cannabis legalizzata nello stesso anno? L’Italia non è abituata a passi tanto grandi, non a quelli in avanti perlomeno.

Ma non polemizziamo. Bene o male purchè se ne parli, diceva qualcuno. Ebbene si, perchè di questi tempi la prima vittoria è essere presi in considerazione, è portare in parlamento ciò che mai si sarebbe pensato potesse arrivarci.

Un passo alla volta, dunque. Ma c’è chi promette ostracismo.  “Ci opporremo a questa prova di forza avallata dal governo”, grida sicuro Brunetta.

Nonostante questo, sono ben 221 i sostenitori usciti da Montecitorio. Pochi rispetto ai 315 che servirebbero per la maggioranza, ma è un chiaro segno di un’apertura ad un problema che non si limita allo “sballo giovanile” come ha dato ad intendere Don Mazzi che ha voluto ricordare ai ragazzi che ci sono tanti modi per divertirsi.

Forse nel 2016 il “fa male alla salute” non regge più. Forse perchè nel 2016 si è avuto il coraggio di ammettere che una canna provoca danni minori di un pacchetto di sigarette, di un fast food, dell’obesità, delle armi comprate al supermercato.

Per non parlare, poi, degli effetti che la legalizzazione della cannabis avrebbe sul mondo del suo commercio: un bel colpo alla mafia e al terrorismo. E vogliamo parlare di tutti coloro che – venuto meno il fascino dell’illegale – smetterebbero di farne uso? Provocazioni a parte, dopo i dovuti studi e dibattiti era ora che affrontassimo seriamente i temi a cui paesi più avanti di noi sono approdati tempo addietro.

Cannabis ed è subito bufera

“È veramente strano che alcuni organi di informazione non prendano atto che FI è decisamente contraria alla proposta di legge. Lo ha ribadito oggi il capogruppo alla Camera, Brunetta, lo hanno detto in Commissione tanti nostri esponenti. Una posizione chiara e anche vincente. La proposta di legge non andrà avanti di un millimetro” sostiene Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia e vicepresidente del Senato. “Quindi – prosegue – sconfitta totale del fronte pro droga e dei suoi intellettuali di riferimento, che oggi su due quotidiani hanno fatto inutilmente rullare i loro tamburi. E anche se poi la Camera avesse qualche bizzarra tentazione, il Senato sarebbe la tomba di una dissennata scelta. I Saviano, i Mieli e i loro corifei sono stati sbaragliati”.

Da queste parole si capisce che il percorso non sarà certo in discesa, ma Gasparri, Brunetta e chi per essi dovranno certamente ammettere che è una bandiera messa, un punto segnato, una palla in rete. Tanto che oggi si è festeggiato, nonostante il rinvio della discussione a Settembre. D’altronde è sempre stato così, si vince scendendo in campo. Provandoci. Quale sarà poi il risultato, è un altro discorso.

Roberta Magliocca

Cannabis: piantiamola! was last modified: luglio 26th, 2016 by Roberta Magliocca
26 luglio 2016 0 commenti
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Legenda d'autore
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#Chiacchieretramici: L’Interessante e Legenda D’Autore

scritto da L'Interessante

Legenda D’Autore

Parlare con chi ha i tuoi stessi interessi è la base per un’ottima conversazione e il primo mattoncino per la costruzione di un solido rapporto.

Francesca Maria Miraglia, autrice nella rubrica Legenda D’ Autore di Legenda Letteraria è una di quelle persone con cui fare quattro chiacchiere è sempre un piacere

A tal proposito, ci siamo incontrare fuori dall’ambito universitario per raccontarci a vicenda di quelle passioni che ci uniscono: la scrittura e la musica.

Francesca, ho letto tutto d’un fiato la rubrica “Legenda d’autore”, devo ammetterlo. La prima cosa che mi viene da chiederti dunque, è se c’è un criterio in base al quale scegli di cosa parlare.

Cara Maria Rosaria, grazie per l’opportunità e lo spazio che mi hai offerto su L’Interessante.

Sai, dipende: alcune volte, cavalco l’onda dell’istinto mentre altre volte mi lascio guidare dalla vita quotidiana o eventualmente da pensieri/studio/ momenti di solitudine che mi inducono ad una serie di spunti che potrebbero essere utili ai fini di Legenda d’Autore.

Noto, con piacere, che gli autori trattati sono vere e proprie leggende! In un panorama musicale così vasto e così mutevole, quanto ritieni sia importante la conoscenza di questi pilastri della musica, soprattutto per le nuove generazioni?

 Ho sempre pensato che la musica sia una sorta di “Vaso di Pandora”: a differenza del mito greco, questo vaso deve essere aperto ed esplorato in tutte le sue direzioni e le sue correnti artistiche. Conoscere poi, gli artisti che hanno fatto la storia della musica, è un qualcosa di unico: consente di capire quali sono state le costanti e le varianti di un genere musicale oppure conoscere tali pilastri consente di studiare la storia, in particolar modo la contemporanea (e non solo): come esempio cito sempre l’album “Storia di un impiegato” di Fabrizio de Andrè in quanto una canzone rimanda  l’autunno sessantottino francese. Per capire poi le conseguenze che si sono presentate in ambito musicale, bisogna sempre partire dagli antenati. A chiunque consiglio di conoscere ed esplorare la musica. E’ un viaggio che non ha mai fine.

Cosa pensi invece della realtà musicale attuale del nostro territorio?

Solo quest’anno, lavorando per Legenda Letteraria,ho conosciuto delle realtà locali di cui non ero consapevole e cosciente. Lentamente sono entrata in un meccanismo per cui la musica indipendente ha la fortuna di poter lavorare e costruire il futuro da piccole zone locali per compiere il grande passo poi, con manifestazioni da un calibro più elevato. Penso che bisognerebbe spingere di più verso quest’arte bellissima che viene poco valorizzata. Nonostante tale constatazione ho notato che ci sono stati dei notevoli passi in avanti, in quanto la Campania ha avuto il modo di ospitare moltissimi festival musicali che hanno permesso di conoscere molte realtà di musica indipendente e di trasmettere, poi, la voglia di ascoltare musica e di incentivarla attraverso dischi, promozioni e concerti.

Curiosità: la canzone o l’autore a cui ti senti più vicina?

Cambio continuamente la mia “carta di identità musicale”: ultimamente mi sono sentita molto vicina alla canzone “Costruire” di Niccolò Fabi. Ha instillato, in tempi di “fiducia precaria”, una buona dose di speranza e di determinazione che ricorda che dietro a molti momenti impossibili o irrealizzabili ci sarà sempre quella lucina interiore che ti spinge a lottare e non mollare la presa, anche al costo di cadere, sbucciarsi le ginocchia e piangere. Basta rialzarsi per riprendere la “folle corsa”, detta a mò di Battisti.

E infine, quali sono i progetti che hai per “Legenda d’autore” nell’immediato futuro?

Per il momento, vivo questa esperienza “giorno dopo giorno”. Non so cosa succederà ma spero che duri quanto più tempo possibile, perchè ho sempre sognato di parlare di musica in tutte le sue sfaccettature e devo ringraziare dal profondo del cuore Legenda Letteraria e il suo incredibile staff che ha permesso la realizzazione di un sogno e di moltissime soddisfazioni.

Tale contesto mi ha offerto molti trampolini di lancio e ha concesso la possibilità di crescita culturale e personale.

Battisti direbbe “Lo scopriremo solo vivendo” nella canzone “Il nastro rosa”. Per cui, lascio il tutto al caso e alle sue molteplici combinazioni.

Maria Rosaria Corsino

#Chiacchieretramici: L’Interessante e Legenda D’Autore was last modified: luglio 25th, 2016 by L'Interessante
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Juvecaserta pasta reggia
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Juvecaserta: un passo indietro per il Dr. Barone

scritto da L'Interessante

Juvecaserta

Juvecaserta: cambio della guardia

La Juvecaserta, preso atto della impossibilità per il dr. Giovanni Barone di assicurare, per motivi professionali, una presenza continuativa all’attività sociale, ha deciso di affidare il coordinamento dello staff sanitario al dr. Mario Stranges, specializzato in medicina dello sport e cardiologia e già medico sociale del club bianconero nelle stagioni sportive 2007/2008 e 2008/2009. Il dr. Stranges si avvarrà della collaborazione, oltre che dello stesso dr. Barone, del dr. Ettore Borsi e degli ortopedici Emilio Taglialatela e Giovanni Zanforlino. Lo staff sanitario è stato completato con la contrattualizzazione del massofisioterapista Donato Eremita e del centro fisioterapico “Juvenilia” per eventuali riabilitazioni e cure specifiche.

La Juvecaserta, preso atto della impossibilità per il dr. Giovanni Barone di assicurare, per motivi professionali, una presenza continuativa all’attività sociale, ha deciso di affidare il coordinamento dello staff sanitario al dr. Mario Stranges, specializzato in medicina dello sport e cardiologia e già medico sociale del club bianconero nelle stagioni sportive 2007/2008 e 2008/2009. Il dr. Stranges si avvarrà della collaborazione, oltre che dello stesso dr. Barone, del dr. Ettore Borsi e degli ortopedici Emilio Taglialatela e Giovanni Zanforlino. Lo staff sanitario è stato completato con la contrattualizzazione del massofisioterapista Donato Eremita e del centro fisioterapico “Juvenilia” per eventuali riabilitazioni e cure specifiche.

Juvecaserta: un passo indietro per il Dr. Barone was last modified: luglio 25th, 2016 by L'Interessante
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Pokemon go
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Pokemon Go: dalle strade alle passerelle [LE FOTO]

scritto da L'Interessante

Continua la Pokemon-Go Mania: dalle strade alle passerelle

Ebbene si, la Pokemon Go mania è riuscita a prendere piede anche dietro le scrivanie di chi della legge in materia di stile ne ha fatto un lavoro. Mentre continua la digital-hunting dei piccoli animaletti, i fashion editor hanno cominciato una sfida all’ultimo pokemon-stye. Ed ecco rispolverati, tra le passerelle degli utimi anni, alcuni look che perfettamente si abbinano alle caratteristiche dei simpatici animaletti. Capi firmati da alcuni degli stilisti più visionari come Gareth Pugh, Giles e Iris Herper vestono Jigglypuff, l’altezzoso gatto Persian ed il pipistrello Zubat. Non vengono risparmiate neanche le morbide ed eleganti linee degli abiti di Valentino e Jean Paul Gaultier indossati dalla fenice Pidgeot e dalla farfalla Venomoth.

Come sempre i primi a cadere in tentazione sono i personaggi dello Showbiz, che sembrano amare la trovata, ce lo dimostra Rita Ora in total fluo-yellow. . . come Pikachu!

E mentre prima era la tecnologia a doversi adattare ai bisogni della società, nella contropartita delle parti, questa volta è proprio “il bit” ad avere la meglio.

Pokemon Go
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Vincenzo Piccolo

Pokemon Go: dalle strade alle passerelle [LE FOTO] was last modified: luglio 25th, 2016 by L'Interessante
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