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Cracovia
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A Cracovia, giovani come se il futuro fosse tutto lì

scritto da L'Interessante

Cracovia

Di Michele Calamaio

Molti oggi parlano dei giovani, di tanti giovani, di infiniti giovani che raccontano una storia già conosciuta e affrontata, una trama che presenta nei suoi tratti una sfaccettatura diversa ogni volta che implode su se stessa, una visione che ritorna al mondo in ogni occasione che scrive un finale diverso: la vita rammenta le difficoltà, la paura fortifica i sogni da realizzare, la forza incoraggia le innumerevoli idee per la testa che regalano emozioni, la tenacia sconfigge quella sfiducia estremamente radicata nel pensiero assurdo dell’”eternità”, uno spazio ambito, ricercato e desiderato nella messa insieme di soddisfazioni, di rimpianti, di vittorie e di sconfitte che trasformano una poltiglia amara in un universo parallelo capace invece di fermare il tempo, la “stanchezza mentale” e donare, ancora una volta, una possibilità concreta di rinascita.

“Come sarebbe un mondo senza giovani?”si domanderebbero in tanti; “In che modo si affronterebbe il futuro senza degli occhi più esperti e una parola più speranzosa?” si chiederebbero in troppi; la verità, piuttosto, gira intorno ad un passato scontroso con il progressivismo tecnologico, un presente ancora troppo ancorato alla “crisi di identità” che sconvolge l’evoluzione sociale e religiosa ed un futuro incoraggiato dalla concreta possibilità di non messaggio che non parli più <<dei giovani, ma con i giovani>>.

Questo il messaggio predominante che è scaturito dagli incontri avvenuti a Cracovia dal 26 al 31 luglio in occasione della XXXI edizione della Giornata Mondiale della Gioventù

Un evento che è stato capace di muovere migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo e che ha regalato una volta ancora il “verbo sacro”, l’invocazione a quel nuovo tipo di preghiera in diretto contatto con Dio e l’aspirazione ad un mondo migliore, una realtà fatta di <<pace e difesa dalla violenza del terrorismo>>. Quello che si preannunciava essere solo uno dei tanti eventi in programma, si è totalmente ridimensionato nel giro di pochi giorni mutandosi con forza nella “voce principale” che ha richiamato nella loro “casa naturale”, in quel bovile tanto desiderato ma così allontanato dalla paura dell’”astrattezza divina”, il considerevole numero di ragazzi pronti a stringersi la mano con forza per la prima vera volta, senza rancori, senza timori di diversità razziale, senza aver paura di una “guerra santa”: <<Volete essere addormentati e intontiti? O lottare per il vostro futuro?>> ha affermato Bergoglio senza esitazioni, provando a districarsi con quella sicurezza mista ad esperienza nel labirinto degli errori umani, la stessa con la quale per tutti questi anni ha dettato la “resurrezione” della chiesa e ha permesso il riavvicinamento alla fede di molte persone che, nella medesima fede, si erano persi: se <<Gesù è vivo in mezzo a noi>>, allora allo stesso modo i giovani di oggi e quelli di domani devono rivivere nella speranza del cambiamento, osservando <<il volto giovane della misericordia>>, e sostenere un <<mondo che guarda al futuro>>.  Nel Campus Misericordiae, ragazzi a perdita d’occhio e bandiere di 187 paesi si sono fusi in un unico essere, un’unica essenza pronta a varcare la “porta santa” di tutti i continenti e trascinare la speranza a cavallo di <<un’avventura che non si sarebbe neanche mai potuta sognare>>: la comodità del “divano” o del “consumo” è una difficoltà che si paga a caro prezzo e necessita di essere eliminata, anche al rischio di perdere la libertà nel dialogo, nella multiculturalità e nel bisogno di amore, così come, dall’altro lato, vi è lo spietato bisgono di <<lasciare un’impronta nella vita>>, seguendo la “pazzia” <<del nostro Dio che ci insegna ad incontrarlo nell’affamato, nel malato, nel profugo scappato dalla guerra>>. Un cuore misericordioso ha il coraggio di lasciare la comodità, abbraccia tutti e sa essere rifugio per chi non ha mai avuto una casa, sa creare un ambiente familiare ed è capace di mostrare compassione: la musica della pace, così, risuona sulle note di una <<fame sconfitta dal pane condiviso>>, la fiducia inneggia al coro di speranza verso una <<nuova ospitalità dei sogni>>, il coraggio invoca la <<fine della tragedia della felicità>>, sprecando una quantità inimmaginabile di saggezza ma riscattando allo stesso modo il termine di una vecchiaia gradualmente perduta.

Se da una parte, così, la gioventù viene lodata e invogliata a dare il meglio di sé per affrontare un futuro degno delle migliori battaglie ideologiche, dall’altra Papa Francesco si assicura di porre un punto esclamativo decisivo anche riguardo l’altro tipo di battaglia che il mondo occidentale sta combattendo oggigiorno contro quel male diabolico che fonda le sue radici sulla paura e che si materializza nel Terrorismo: il pontefice, durante l’occasione, infatti ha recitato una <<preghiera per la pace e la difesa dalla violenza>> affinché si allontanasse dal mondo l’ondata devastante di quel dolore per troppo tempo ha afflitto l’animo innocente di chi, nella vendetta, non ha mai visto un modo per cancellare l’odio, non ha mai cercato di trovare una soluzione di “coraggio”, non ha mai voluto credere alla fine di quella fratellanza universale. Se la violenza non si traduce con altrettanta violenza, allora la chiave che apre del porte di questo “nuovo paradiso terrestre” pertanto si trova nei cuori di ognuno di noi, consapevoli diretti di una “sparatoria d’amore”, che non butta giù persone come birilli ma li innalza fino <<alla potenza del Signore>>, unica via da seguire affinché il rispetto per la dignità umana continui a regnare sul mondo dei vivi e vinca l’odio non con maggiore terrore ma costruendo <<una famiglia nella comunione della pace>>. L’islam come nemico, così, diventa, come direbbero gli inglesi, un “false friend”, una crocevia da attraversare senza aver paura di rifiutare un abbraccio, un passo in direzione della pace: ciò che continua ad accoltellare è il “fondamentalismo di una lingua” che uccide più di un fucile, si pone in prima fila nella trasformazione dell’immagine di un Dio che assomiglia così tanto al denaro, si  “converte” in quell’impronta radicale da seguire affinché il ponte della serenità si abbassi e quello della sofferenza sia sempre di più un sogno.

Negli ultimi atti dell’evento, Francesco ha annunciato prima dell’Angelus la conclusione dell’edizione polacca del raduno, annettendo alla scala storica-temporale sin dalla nascita della manifestazione la data del 2019, anno in cui si celebrerà la XXXII Giornata della gioventù nello stato del Panama: la stessa “ossigenazione” spirituale, pertanto, avrà un seguito, un invito a <<non disperdere il dono ricevuto, ma custodirlo nel cuore, perché germogli e porti frutto>> ed un cammino nella misericordia di ciascuno che, <<con i suoi limiti e le sue fragilità>>, possa <<essere testimone di Cristo là dove vive>>. L’insegnamento finale di Bergoglio, infine, si compensa con la strutturazione di argomenti già pre-esistenti e vogliosi di essere esposti, un “prezzo da pagare” che va a confrontarsi con la sua impronta da lasciare: la “periodicità” di un numero è data dalla successione o dalla ripetizione ad intervalli regolari di una proprietà; l’”eternità” di un giovane, invece, si misura nel battito di un cuore che pulsa forza, si mantiene vitale e difende una libertà “graffiata via” dalle mani del tempo, un tempo che non guarda in faccia a nessuno e racconta di una storia, sempre di quella stessa storia già oramai conosciuta, che ha come protagonista la <<giovinezza, quel tesoro che si può avere ad ogni età, ma meglio possederla quando si è giovani>>.

A Cracovia, giovani come se il futuro fosse tutto lì was last modified: agosto 16th, 2016 by L'Interessante
16 agosto 2016 0 commenti
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Femminicidio
AttualitàIn primo pianoParliamone

Femminicidio? Chiamiamolo “Women-icidio”, così fa meno paura!

scritto da L'Interessante

Femminicidio

Di Michele Calamaio

Uccise. Da mariti, fidanzati o spasimanti, ma pur sempre violentate. Da rapinatori o da uomini semplicemente violenti, per motivi futili o per far dimenticare loro il volto della bellezza del mondo, ma ancora e continuamente maltrattate.  Da un mondo che non prestava loro la giusta attenzione verso l’eccessivo buonismo visto negli occhi di chi invece non merita neanche un pizzico di quella stessa tolleranza , da una pesantezza che non ha fatto altro che aumentare nel tempo un carico enorme sulla schiena di combattenti anche fin troppo martoriate da una guerra mai realmente terminata, ma pur sempre falcidiate da una incomprensione da parte delle autorità a dir poco “eterna”. Ed è così che Isacc Asimov affermava che <<la violenza è soltanto l’ultimo rifugio degli incapaci>>, consapevole che la stessa, compromessa a tal punto da sembrare qualcosa di più grande e troppo “impossibile” da superare, tocca il limite massimo della sua decenza nel momento in cui <<si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta e si forza quanto è nato per essere aperto in modo fiducioso, caloroso e creativo>>; di parere simile, ma con connotazioni alquanto diverse, era Giles Vigneault, il quale sosteneva a voce alta l’incapacità dell’essere umano di mettere un freno deciso e determinato a quell’istinto animalesco che per secoli ha segnato l’inizio di un “inferno umano”, fatto appunto di una <<tenebra che non può scacciare la tenebra stessa>> e di un ammortizzatore mai davvero messo alla prova nella sua opera di “rinascita” dalle ceneri di una “virilità poco virile”. Ma se questo spettacolo macabro messo in scena in un contesto altrettanto raccapricciante non accenna ad insegnare quel “rispetto” necessario a rafforzare la figura femminile e persiste nel ritagliarsi “minuti di silenzio” che alimentano una malattia oramai ancorata nell’”istinto ignorante” dell’essere umano, come può il rosso essere ancora il colore dell’amore senza trasformarsi in “viola tumefatto”?

Negli ultimi dieci anni sono 1740 i casi di Femminicidio, un numero tanto spaventoso quanto estremamente vicino ad una realtà troppo diabolica per essere giustificata: si parla di movente passionale?

<<Allora se l’è cercata>>, sosterrebbe l’”unanimità maschilista” pronta a difendere più che condannare il <<crimine più grande della debolezza maschile>>; si tratta di pura istintualità non gestibile? <<Non aveva scelta>>, azzarderebbe il cuore di chi non ha accennato un secondo a nascondere <<le prove di un amore sbagliato>>, coerente con l’illusione di una guarigione ridotta alle briciole; si prospetta un aumento di omicidi? <<E’ il momento di dire basta>>, imporrebbe decisamente la voce della coscienza, la stessa con la quale un tragico bilancio può essere fermato, una feccia di fattori negativi al coinvolgimento attivo della paura può essere diminuita, un baluardo della “giustizia femminile” può essere finalmente aggiornato alle tempistiche moderne, ghettizzando un problema da affrontare alle radici e da combattere fino alla sua punta dell’iceberg.

Così, se la speranza di avere un “anno di tregua”, in mezzo ad un vortice troppo grande per essere interrotto, era viva nelle storie di tutte le superstiti che hanno raccontato di una vita irrimediabilmente perduta ma ancora capace di essere trasformata da quei piccoli miracoli quotidiani che solo l’amore vero può dare, quella che ne è uscita trionfante ancora una volta è stata l’amarezza di essersi arresi di nuovo <<al rosso del sangue, piuttosto che a quello della dignità>>. I volti sembrano volatilizzarsi mentre il colpo di una pistola scatta, le lacrime di disperazione si credono inutili nel momento stesso in cui una mazza colpisce quello che solo la fantasia criminale potrebbe arrivare a distruggere, gli occhi tremanti volano già in paradiso, perché rimanere su una terra che non li merita viene considerato un peccato troppo grande da colmare con il perdono: <<Quante ancora ne devono morire perché il Governo si renda conto che le risorse economiche, i mezzi e le attività di contrasto alla violenza di genere sono del tutto insufficienti? Quante donne, ragazze, madri, figlie, sorelle, amiche dobbiamo vedere massacrate da ex, diventati mostri e assassini, prima che vengano prese decisioni e attuate politiche attive idonee ad un problema sociale enorme come quello della violenza sulle donne?>> denuncia Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, che lancia l’hashtag #quanteancora per evitare uno scempio divenuto oramai imminente. Assuefazione alla “droga delle mani pesanti”? Non proprio; persone “normali” reinventate <<assassini rosa>> di una realtà commestibile solo per l’arretratezza sociale? Forse; donne diventate martiri di una guerra non loro? Decisamente si: come ha spiegato Fabio Piacenti, presidente dell’Eures, l’Istituto di ricerche economiche e sociali che da anni dedica al fenomeno un Osservatorio ad hoc, negli ultimi dieci anni <<le donne uccise nel nostro Paese sono state 1.740 suddivise nel 71,9% in omicidi familiari, 67,6% in uccisioni legate a problematiche coppia e 26,5% per mano di un ex>>, consolidando una striscia negativa di eventi che, nel gergo popolare, “farebbe un baffo alla parità dei sessi”. Il dato che tuttavia risulta essere più grave nella totalità di questo “dramma”, dipinto con tinte storiche e che risale all’alba dei tempi ma che ha davvero poco da invidiare alle sue origini greche, è la spaventosa gamma di età “picchiate” da questo fenomeno anormale: tra i 16 e i 70 anni, infatti, il 31% delle donne è stato abusato sessualmente e psicologicamente, determinando un’ascesa degna dei migliori film horror. I recenti casi mortali di Lucca e Caserta riaccendono il dibattito politico e alimentano la fiamma di una speranza ancora non del tutta morta: <<Le leggi ci sono e i centri antiviolenza devono tornare ad avere al più presto i finanziamenti necessari>> afferma il presidente del Senato Piero Grasso, che affida il suo pensiero alla possibilità concreta di cambiamento, una metamorfosi tanto positiva quanto necessaria affinché, da una parte le donne si travestano da “paladine della giustizia” e denuncino una strage fatta di odio e brutalità, e dall’altra gli uomini stessi <<si rivoltino contro questa infamia capitale>>. La soluzione? <<Stare insieme, convertendo questa “libertà vigilata” in una sfida quotidiana>>, dove uomini e donne non si appartengano per “diritto di sangue”, ma si scelgano ogni giorno, liberamente. I casi più recenti hanno raccontato la vicenda inverosimile di un “happy ending” impossibile agli occhi della realtà alternativa del banco degli imputati: se ammazzare una ragazza di Pordenone con quattro colpi di pistola è normalità per un ex fidanzato, allora viviamo nella pura anarchia sociale; se strangolare una studentessa universitaria romana di 22 anni e poi bruciarla viva è semplice routine per il suo ex convivente, allora c’è da porsi qualche domanda in più;  se uccidere una venticinquenne a coltellate dall’ <<embolo partito>> di un uomo incapace di accettare la fine di una relazione, allora l’inizio dell’Apocalisse è davvero tracciato. L’appello che risuona nei timpani otturati delle famiglie vittime di questa tragedia è sempre lo stesso, una medesima implorazione verso il sentimento nobile dell’amore che non trova più pace, un’ emozione che da troppo tempo, purtroppo, è stata macchiata con la prospettiva irrealizzabile dell’indulgenza e scambiata con la follia dei coltelli, con la bugia delle pistole e con il disprezzo verso il rispetto della dignità umana: <<non insegnate ai vostri figli che l’amore è tutto, non lo fate perché insegnate la menzogna; insegnate loro il rispetto per gli altri e alle vostre figlie il rispetto per loro stesse, perché 70 donne morte per mano del proprio uomo solo nei primi sette mesi dell’anno è pura follia, perché ad armare la mano degli uomini sono le donne che troppo amore danno e che poco amore si vogliono>>. Provare a tagliare la coda al lupo è possibile, evitare che si cibi del male che più ama è concretizzabile, ma state attente, perché se è vero che fidarsi rappresenta la vera unica soluzione ad un nuovo cambiamento, un nuovo percorso tutto in salita ma fatto di speranza viva e presente, “non fidarsi è meglio”: è buona consuetudine ricordare che “il lupo perde il pelo, ma non il vizio!”.

Femminicidio? Chiamiamolo “Women-icidio”, così fa meno paura! was last modified: agosto 16th, 2016 by L'Interessante
16 agosto 2016 0 commenti
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Ferragosto
CulturaEventiIn primo piano

Ferragosto al Museo

scritto da L'Interessante

Ferragosto

Di Erica Caimi

Ferragosto al museo

Se non siete ancora andati in vacanza ad agosto, non temete, in città non c’è da annoiarsi. In Lombardia molti siti, alcuni dei quali avevano già aderito all’iniziativa di successo promossa dal Ministero dei Beni culturali “domenica al museo” e spalancato gratuitamente le porte ai turisti ogni prima domenica del mese, sono aperti anche a ferragosto. Prima fra tutti la Pinacoteca di Brera, nella quale si può ammirare il “Bacio” di Hayez ,  “Fiumana” di Pellizza da Volpedo o sbirciare tra le attrezzature dei restauratori dalle vetrate trasparenti. Rimanendo a Milano, un’altra valida opzione è recarsi al Museo del Cenacolo Vinciano.

Numerosi musei statali lombardi sono a disposizione dei visitatori in questa giornata festiva come la Villa romana di Desenzano del Garda, il Castello Scaligero e le Grotte di Catullo di Sirmione e il Museo di Palazzo Ducale di Mantova. Varese non si tira indietro, dopo una passeggiata al Sacro Monte che regala sempre una stupenda visuale sulla città, ci si può fermare alla Casa Museo Pogliaghi e immergersi in un’atmosfera antica e suggestiva, oppure fare tappa al Museo Baroffio ricco di reperti scultorei e sforzeschi, ma anche di dipinti. Se siete appassionati di storia antica, a ferragosto, si consiglia la visita del Parco Archeologico di Castelseprio, un percorso che vanta i resti di un insediamento fortificato, un borgo medioevale, la Chiesa di Santa Maria foris portas con i suoi reperti pittorici ispirati ai vangeli apocrifi e il Monastero di Torba che dal 2011 è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Per consultare l’elenco completo e gli orari delle visite dei luoghi che in tutta Italia sono aperti a ferragosto, sarà sufficiente accedere al sito ufficiale del MIBACT, oppure chiamare numero verde 800991199.

 

Ferragosto al Museo was last modified: agosto 14th, 2016 by L'Interessante
15 agosto 2016 0 commenti
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Ferragosto
CulturaIn primo piano

Ferragosto: tutte le sfaccettature di una giornata di festa

scritto da L'Interessante

Ferragosto

Di Michela Salzillo

Ci sono date che, seppure cambiano giorno, sono sempre una ricorrenza. Cascasse il mondo, certi appuntamenti non si disertano mai. Sono quelle festività che, contese fra scaro e laico, nascono per essere sinonimo di vacanza, freno. Sono la spina che è meglio staccare e l’evasione che fa bene concedersi. Alcune date non hanno bisogno nemmeno del calendario per farsi notare: dal capodanno- fedele compagno degli anni che vanno e vengono, alla pasquetta – ostinata vagabonda senza fissa dimora- la memoria delle piacevoli abitudini non inganna mai. Lo stesso occhio di riguardo è riservato alla più famosa scampagnata estiva, quella del 15 agosto. Un giorno che, prima di ogni tradizione popolare, coincide con l’evento religioso rievocante la festa dell’“Assunta”( voluta da papa Nicolò I ), ma non è di certo questa l’unica funzione che gli riserviamo, anzi, non è neppure quella più comune. Il Ferragosto, infatti, è tradizionalmente dedicato alle gite fuori porta, detentrici di prelibati pranzi al sacco. Data la calura stagionale, di solito, ci si dirige in zone che possano garantire rinfrescanti bagni in acque marine, fluviali o lacustri, ma senza rinunciare ai piaceri della buona tavola.

 Specie al sud, ma non solo, il cibo condiviso è già garanzia dello stare bene; una verità, questa, comprovata da una ricca tradizione culinaria che viene fatta corrispondere proprio al giorno di Ferragosto. Fonti note raccontano che il piatto simbolo di questa festività, partorito in Toscana nell’epoca Carolingia, è il piccione arrostito, un’usanza che, un tempo, era molto più diffusa rispetto ad oggi, nonostante la fiera resistenza in alcune zone d’Italia.

Ferragosto in cucina

In Sicilia si è soliti preparare il gelu di muluni, un tipico dolce al cucchiaio, detto anche gelo di anguria per via dell’ingrediente base che lo costituisce. Moltissime sono le diversità nella preparazione del composto che, a secondo della zona o delle tradizioni familiari, possono contemplare l’aggiunta di vari ingredienti, tra i quali chiodi di garofano, cannella, fiori di gelsomino e la granella di cioccolato amaro; quest’ultima per imitare la presenza dei semi d’anguria.

A Roma, invece, il piatto tradizionale è un più classico pollo in umido con peperoni, spesso preceduto dalle fettuccine ai fegatelli. Anche nella capitale, di solito, non si rinuncia a concludere il pasto con una croccante e fresca fetta di anguria.

Il galluccio, invece, è la pietanza tipica pugliese. Si tratta di un gallo di circa 3 kg, di solito ripieno, che viene cotto al forno con patate. Un’ alternativa gustosa tanto quanto i famosi arrosticini.

Sull’Appennino tosco-emiliano, per Ferragosto, si usa sfornare piccole ciambelle dolci all’anice, variamente confezionate, come il biscotto di mezz’agosto di Pitigliano o lo Zuccherino montanaro bolognese di Grizzana Morandi (un comune italiano di 3.921 abitanti, sito in Emilia-Romagna).

Se all’ottima cucina rinunciamo difficilmente, sviluppando profuse curiosità a riguardo, non possiamo dire lo stesso quando si tratta di guardare alle spalle di certe tradizioni. Come tutte le cose, anche i giorni di festa hanno un’origine, un ‘etimologia che, se pure ignoriamo spesso, ne caratterizzano l’identità.

Ferragosto –  etimologia e antiche tradizioni popolari

Il termine Ferragosto deriva dal latino feriae Augusti (riposo di Augusto) e definisce una festività, nata nel 18 secolo a.C., che prende il nome dall’ imperatore che la istituì. Era una   ricorrenza che si aggiungeva a quelle già esistenti nello stesso mese, come i Vinalia rustica, i Nemoralia o i Consualia, occasioni in cui si celebravano i raccolti e la fine dei lavori agricoli. L’antico Ferragosto aveva lo scopo di collegare le festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo, necessario dopo le grandi fatiche delle settimane precedenti. La festa, che anticamente cadeva il 1º agosto, fu spostata per decisione della Chiesa Cattolica, che volle far coincidere la ricorrenza laica con la celebrazione liturgica. Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero, si organizzavano corse di cavalli, mentre gli animali da tiro, (buoi, asini e muli), venivano dispensati dal lavoro e ornati di fiori.

 Si dice che da queste tradizioni che derivi il famoso “Palio dell’Assunta”, usanza della città di Siena celebrata il 16 agosto. La denominazione “Palio” viene fuori, infatti, da “pallium”, ossia, un  drappo di stoffa pregiata che era il premio riservato ai vincitori delle corse di cavalli nell’Antica Roma . È durante il ventennio fascista però, che la tradizione popolare legata al 15 agosto subisce modifiche che, in generale, tendono verso la definizione attuale della festività .

A partire dalla seconda metà degli anni venti, nel periodo ferragostano, il regime organizzava centinaia di gite , grazie all’istituzione dei “Treni popolari di Ferragosto”, attraverso il cui utilizzo era possibile  raggiungere le mete stabilite  con prezzi  scontati. L’iniziativa offriva la possibilità, anche alle classi sociali meno abbienti, di visitare le città italiane o di raggiungere le località marine e montane. L’offerta era limitata ai giorni 13, 14 e 15 agosto e comprendeva le due formule della “Gita di un solo giorno” e quella dei tre giorni. È per questo motivo che col il termine Ferragosto, oggi, più che la sola data del 15, intendiamo un periodo più esteso. Una mini vacanza che, di solito, sia essa precedente o a posteriori alle ferie sacrosante, segna già un alone nostalgico sull’estate, come una sorta di epifania a calzoncini corti.

Ferragosto: tutte le sfaccettature di una giornata di festa was last modified: agosto 14th, 2016 by L'Interessante
15 agosto 2016 0 commenti
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Meteo
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

METEO. Dopo Ferragosto, estate finita?

scritto da L'Interessante

Meteo

Di Roberta Magliocca

Se l’epifania tutte le feste porta via, dopo Ferragosto l’estate torna al suo posto. 

No, non è un modo di dire, nè credenza popolare. Sta di fatto che, per questa estate 2016 – che già non  è stata eccezionalmente soleggiata – il caldo andrà in vacanza a partire da domani 16 Agosto. 

Il meteo non ci lascia molte speranze. E se al Sud, il caldo ci darà tregua, portando temperature meno infernali, permettendo di godere ciò che resta della stagione estiva respirando di più e boccheggiando di meno, il Nord non sarà così fortunato. 

L’alta pressione delle Azzorre se ne migra in Scandinavia e una perturbazione atlantica prenderà il suo posto in penisola, portando temporali e aria decisamente fresca e poco estiva nelle regioni settentrionali. 

Eppure il Meteo non è poi così importante

Non fatevi abbattere dalle minacce del Meteo. L’estate resta uno stato d’animo, una stagione del cuore, una dimensione senza spazio e col tempo che si dilata a seconda dei sentimenti che mettiamo in valigia. Provate a raccogliere i vostri ricordi. Vi stupirete nel rispolverare le più belle sensazioni in costume e tramonti sul mare, scogli roventi, barche e serate in piazza, falò sulla spiaggia. E ancora più belli sono i temporali estivi, i baci, gli abbracci in golfini fuori stagione.

L’estate è un luogo dell’anima, in qualunque periodo dell’anno tu sia, indipendentemente dal meteo.

Buona estate a tutti.

METEO. Dopo Ferragosto, estate finita? was last modified: agosto 13th, 2016 by L'Interessante
15 agosto 2016 0 commenti
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Pokemon Go
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo pianoNotizie fuori confine

Pokemon Go? No, ma molto simile. La nuova app nasce in Russia

scritto da L'Interessante

Pokemon Go

Di Erica Caimi

Pokemon Go russo: a caccia di personaggi storici tra i monumenti di Mosca

Pokémon Go è una passione collettiva che contagia persone di tutte le età. C’è chi ha parlato di malattia, paragonabile addirittura al gioco d’azzardo, chi ha fatto del proibizionismo il suo cavallo di battaglia per tentare di bandire il gioco e c’è chi, invece, cavalcando l’onda della notorietà, propone varianti educative alla app più scaricata del mondo. La proposta di adattare il gioco alle esigenze turistiche della capitale russa, è stata avanzata dal Comune di Mosca che, tramite il suo sito internet, ha dato il via al programma “Discover Moscow. Photo”, scaricabile a partire dalla fine di agosto. L’applicazione è molto simile a quella dei Pokémon, ma a differenza dell’originale, gli utenti anzichè andare a caccia di creaturine giapponesi, dovranno acciuffare i personaggi più celebri della storia russa. Il valore aggiunto di questa versione è che le personalità storiche non saranno disposte a caso sulle strade della città, ma seguiranno i luoghi della propria biografia. Accanto al mausoleo di Lenin in Piazza Rossa, il turista  potrà essere accolto da Vladimir Ul’janov in formato virtuale; sul Leninskij Prospekt, nei pressi del Museo della Cosmonautica, potrà acchiappare Jurij Alkseevič Gagarin accanto all’immenso monumento in titanio alto più di 40 metri a lui dedicato e così via, potrà incontrare Stalin, Ivan il Terribile, Napoleone, Tolstoj per citarne alcuni. Le novità non si fermano qui, poichè una volta scovati i personaggi storici, grazie alla realtà aumentata, sarà anche possibile farsi un selfie in loro compagnia.

L’intento del municipio è quello di valorizzare il patrimonio artistico e culturale della capitale sfruttando le potenzialità della tecnologia, per stimolare la curiosità sia dei turisti sia dei moscoviti e incoraggiarli attraverso l’uso di strumenti ludici a conoscere gli abitanti della storia e passeggiare tra i luoghi dei personaggi studiati sui libri di scuola.

Chissà se anche in Italia si potrà rincorrere Verdi sulle strade di Milano o fare un selfie con Leopardi a Napoli? Del resto, qui,  dove la cultura è solita vestirsi di passato, basterebbe saperla ottimizzare con ogni mezzo e perchè no, con le funzionalità di una semplice app.

Pokemon Go? No, ma molto simile. La nuova app nasce in Russia was last modified: agosto 6th, 2016 by L'Interessante
6 agosto 2016 0 commenti
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Grey's Anatomy 13
CulturaIn primo pianoTv

Grey’s Anatomy 13 è dietro l’angolo

scritto da L'Interessante

Grey ‘s Anatomy

Di Maria Rosaria Corsino

L’attesa è lunga, straziante ma ce l’abbiamo quasi fatta! Il 22 Settembre in fondo non è così lontano.

Cosa succede? Beh, facile! Torna Grey ‘s Anatomy

Per i fans del medical drama più lungo della televisione le gioie però non sono mai durature.

Certo, siamo del parere che dopo la drammatica morte di Derek Sheperd e lo straziante addio a Cristina Yang nulla possa più toccarci ma in fondo, l’addio di Sara Ramirez alias Callie Torres, ci ha feriti.

Sembrava essere tornata la quiete a Seattle e nel Grey Sloan Memorial Hospital, ma ci siamo sbagliati.

Un sospettoso sentimento benevolo aleggia sulle teste di Meredith Grey e Nathan Riggs mentre la povera Maggie Pierce ignara di tutto si lascia andare ad una confidenza con la sorella acquisita: a lei Riggs piace eccome!

Grazie Shonda, sembrava troppo bello per essere vero.

Ma in realtà Ellen Pompeo è stata molto chiara al riguardo, affermando che Riggs non prenderà mai il posto di Derek Sheperd: di Dottor Stranamore ce n’è uno solo, così come di grande amore.

Ma noi siamo positivi, dobbiamo. Altrimenti tredici stagioni così ci avrebbero già mandati dallo psicologo.

Dalle prime indiscrezioni sembra che troveremo di nuovo insieme April e Jackson, veterani ormai di una vita fatta di disgrazie quasi da fare concorrenza alla Grey ma anche un’altra coppia felice appare all’orizzonte: Owen e Amelia freschi di matrimonio con tanto di fuga tattica e ritorno con coda tra le gambe.

La Wilson continua a restare un mistero, ha una situazione così ingarbugliata alle spalle che ad un certo punto si perde il filo del discorso sulla sua vita.

A questo punto non ci resta che confidare in Meredith, che appare sulla nuova locandina da sola, tagliata a metà dallo skyliner di Seattle, con un sorriso abbastanza tirato circondata da colori freddi un po’ a ricordare il suo stato d’animo.

C’è un qualche significato nascosto nella scelta di questa immagine? Verrà data più importanza a Seattle, ci saranno più scene fuori dall’ospedale? Dobbiamo prepararci a qualche altro drammatico addio?

Ai posteri l’ardua sentenza, intanto intrepidi aspettiamo il #TGIT

Grey’s Anatomy 13 è dietro l’angolo was last modified: agosto 6th, 2016 by L'Interessante
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Logcenter
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Logcenter ancora al fianco della Casertana F.C.

scritto da L'Interessante

Logcenter

Logcenter ancora al fianco della Casertana F.C.

Casertana F.C. e Logcenter ancora insieme. Pietro Vitiello, titolare dell’azienda con sede a Carinaro (CE), ha ufficialmente rinnovato l’accordo di sponsorizzazione con il club rossoblu. Logcenter sarà ‘top sponsor’ per la stagione 2016-17 e comparirà nuovamente sulla maglia dei falchetti, arricchendo la schiera di aziende di Terra di Lavoro che hanno voluto sostenere il progetto Casertana.

LOGCENTER è una delle realtà più qualificate nelle soluzioni logistiche di magazzino, proiettato ad ottimizzare le attività di carico/scarico e di stoccaggio grazie a sistemi automatici ed avanzati. Offre servizi di manutenzione, vendita, noleggio di carrelli elevatori, spazzatrici, lavasciuga, scaffalature industriali e tutto quanto sia di supporto alle attività di deposito e di movimentazione.

Casertana F.C. e Logcenter ancora insieme. Pietro Vitiello, titolare dell’azienda con sede a Carinaro (CE), ha ufficialmente rinnovato l’accordo di sponsorizzazione con il club rossoblu. Logcenter sarà ‘top sponsor’ per la stagione 2016-17 e comparirà nuovamente sulla maglia dei falchetti, arricchendo la schiera di aziende di Terra di Lavoro che hanno voluto sostenere il progetto Casertana.

 è una delle realtà più qualificate nelle soluzioni logistiche di magazzino, proiettato ad ottimizzare le attività di carico/scarico e di stoccaggio grazie a sistemi automatici ed avanzati. Offre servizi di manutenzione, vendita, noleggio di carrelli elevatori, spazzatrici, lavasciuga, scaffalature industriali e tutto quanto sia di supporto alle attività di deposito e di movimentazione.

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Tyler Bergantino Juvecaserta
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Juvecaserta: accordo triennale con il giocatore Tyler Bergantino

scritto da L'Interessante

Tyler Bergantino

Tyler Bergantino: direttissimo America – Caserta

La Juvecaserta Pasta Reggia comunica di aver sottoscritto un accordo triennale con il giocatore Tyler Bergantino, centro di 206 cm. di nazionalità americana, ma di origini italiane. Nato il 22 ottobre 1993, Tyler Ernest Bergantino è uscito quest’anno dalla Massachusets University. Nell’ultimo anno della sua carriera universitaria ha disputato 29 partite con una media di 2,7 punti e 3,4 rimbalzi a gara.

«Il contratto triennale sottoscritto con Tyler – sostiene il patron Iavazzi – rappresenta la prova della fiducia che poniamo in questo giovane che ha ancora ampi margini di miglioramento tecnico e fisico, senza contare il vantaggio legato alla cittadinanza italiana. In questo senso abbiamo inteso investire su un atleta giovanissimo che può rappresentare un elemento importante, soprattutto in ottica futura».

«Tyler – sostiene il general manager Guastaferro –  è un bel ragazzone del 1993 che ha grandi margini di miglioramento. Lo abbiamo preso e ingaggiato per tre anni perché crediamo possa crescere. Sicuramente ci darà una mano nel reparto lunghi. Fattori importanti, oltre l’età, il suo passaporto italiano, che già gli consente di essere tesserato come comunitario, e la copertura di uno spot che al momento è vacante, viste le condizioni fisiche di Nika Metreveli».

Juvecaserta: accordo triennale con il giocatore Tyler Bergantino was last modified: agosto 6th, 2016 by L'Interessante
6 agosto 2016 0 commenti
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Luca
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#Chiacchieretramici: intervista a Luca Cristillo [Il VIDEO]

scritto da L'Interessante

Luca Cristillo

Luca Cristillo

Di Maria Rosaria Corsino

Torna la rubrica #Chiacchieretramici

Luca è un giovane ragazzo di 21 anni che ha fatto dell’arte la sua passione.

Lo abbiamo incontrato per scoprire qualcosa di più su di lui e sul suo lavoro visto che, come lui stesso dice, a Caserta viene dato molto più spazio alla musica che al disegno.

“Ci promettono tante cose” dice “ma alla fine fanno solo chiacchiere”.

Di Maria Rosaria Corsino

Torna la rubrica #Chiacchieretramici

Luca è un giovane ragazzo di 21 anni che ha fatto dell’arte la sua passione.

Lo abbiamo incontrato per scoprire qualcosa di più su di lui e sul suo lavoro visto che, come lui stesso dice, a Caserta viene dato molto più spazio alla musica che al disegno.

“Ci promettono tante cose” dice “ma alla fine fanno solo chiacchiere”.

Di Maria Rosaria Corsino

Torna la rubrica #Chiacchieretramici

Luca è un giovane ragazzo di 21 anni che ha fatto dell’arte la sua passione.

Lo abbiamo incontrato per scoprire qualcosa di più su di lui e sul suo lavoro visto che, come lui stesso dice, a Caserta viene dato molto più spazio alla musica che al disegno.

“Ci promettono tante cose” dice “ma alla fine fanno solo chiacchiere”.

#Chiacchieretramici: intervista a Luca Cristillo [Il VIDEO] was last modified: agosto 4th, 2016 by L'Interessante
4 agosto 2016 0 commenti
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