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Categoria

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Salerno - Ice to meet you
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo pianoIndovina dove andiamo a cena

Ice to meet you

scritto da L'Interessante

Ice to meet you

Di Michela Salzillo

Anche se per molti le vacanze sono già un ricordo lontano, l’arsura del periodo estivo pare concederci ancora qualche settimana di afa. Nonostante le premesse metereologiche degli ultimi giorni, che sembravano anticipare un calo vistoso delle temperature, il gran caldo non ha ancora disfatto le valigie. Saranno contenti gli amanti della stagione, un po’ meno i nostalgici dei profumi autunnali, ma visto che gli ombrelli non si faranno attendere ancora per molto, non ci resta che goderci le ultime ore di sole sfrenato rimandando i rimpianti a data da destinarsi. Fra i modi migliori per trovare refrigerio, senza rinunciare alla goduria, arriva l’evento più goloso dell’anno. Dimenticate diete e bilance, dunque.

Sta per tornare  Ice to meet you, la manifestazione culinaria che celebra uno dei prodotti più amati al mondo, il gelato

Giunto alla sesta edizione, l’evento organizzato dalla Claai- Confederazione Libere Associazioni artigiane italiane- mira alla promozione del gelato casareccio. Il calendario di quest’anno, visto il successo dei precedenti appuntamenti, propone ben tre date, tutte da segnare. Ad inaugurare coni e coppette sarà la città di Salerno, che ospiterà l’evento sulle rive del suggestivo lungomare da venerdì 9 a domenica 11 settembre; proseguirà Caserta che, in collaborazione con le migliori gelaterie del luogo, aprirà le porte di piazza Dante da venerdì 16 a domenica 18 settembre; a chiudere le degustazioni sarà, invece, Napoli che, nella sua piazza Dante, spunterà le ultime date previste, le quali comprenderanno i giorni di e fra venerdì 23 e domenica 25 settembre. I gustosi prossimi week end, che garantiranno una apertura degli esercizi aderenti all’iniziativa dalle 10 del mattino alla mezza notte, si preparano ad essere anche stay tuned.

L’ice to meet you, infatti, incontrerà anche i social. In particolare, attraverso l’utilizzo di facebook, sarà possibile decretare la gelateria migliore applicando un semplice “like” sulla pagina web di quella che avrete preferito. Secondo le indiscrezioni, in ciascuna serata sarà previsto l’intervento di ospiti d’eccezione che gestiranno varie forme di intrattenimento sia per grandi che per piccini.

 Che dire ? Non resta che preparare cucchiaini e palati, invito che non esclude neppure i perfezionisti del peso forma.  Un buon gelato artigianale, infatti, pur contenendo dalle 200 alle 231 kcal per porzione, è un’ottima e valida eccezione da sostituire  al solito e classico pasto completo. Cosa aspettate, dunque? Scegliete il gusto più amato e la tappa a voi più vicina.

Ice to meet you was last modified: agosto 23rd, 2016 by L'Interessante
23 agosto 2016 0 commenti
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Orbs
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo pianoNotizie fuori confine

IL GIARDINO DI ORBS E CRISTALLI. MOSTRA PERMANENTE DI RENATE LECHLER

scritto da Roberta Magliocca

Orbs

Di Roberta Magliocca

L’acronimo ORBS indica le “Sfere Brillanti ad Orbitale Ridotto”.  Termine di lingua inglese, ORB definisce un effetto ottico risultante in piccole sfere (somiglianti a globi di luce)  che talvolta appaiono nelle immagini fotografiche o nei filmati pur non corrispondendo ad oggetti visibili ad occhio nudo. Si dice tendano ad apparire più frequentemente dove c’è una buona atmosfera, nutrita d’amore, armonia, gioia e dedizione. Ecco perchè le prime foto scattate dai ricercatori sono apparse durante cerimonie particolari, oppure accanto a bambini ed animali, che nella loro innocenza sono degli emanatori incondizionati d’amore e di giocosità.

Renate Lechler , di origini tedesche, ne è rimasta affascinata vedendole in foto durante le celebrazioni del 21.12.12 sotto le piramidi Maya in Messico.

Renate vive e lavora tra le colline fiorentine, dove ha dato vita all’incantevole parco energetico ”Giardino di Orbs e Cristalli”

Il 7 settembre 2014, in questo sorprendente giardino, è stata inaugurata la prima MOSTRA PERMANENTE tutta dedicata agli ORBS. In un parco esclusivo, unico al mondo ed energizzato dalla presenza di giganteschi cristalli di varia natura, si possono ammirare, tra gli alberi e il BioLago, più di un centinaio di gigantografie stampate su lastra. Una mostra che si può visitare attraverso una passeggiata indimenticabile: tra vari percorsi e pittoreschi angoli del giardino, dove crescono piante sane e felici, nutrite dagli EM (Microrganismi effettivi), dalle meditazioni e dall’atmosfera dell’Agnihotra, potrete liberamente ammirare le foto più spettacolari della ricerca di Renate e godere dell’ambiente sacrale tutto intorno, tra statue e piccoli templi, piante da frutto, dispositivi per la produzione di energia e macchinari orgonici per la salute dell’ambiente. Per gruppi di almeno 4-5 persone, è possibile anche fare una visita guidata, su prenotazione. Il Giardino di ORBS e Cristalli è visitabile tutto l’anno, con la luce della mattina o del pomeriggio e compatibilmente alle condizioni atmosferiche.

Renate Lechler. Negli anni, a partire dagli studi di Orgon Terapia, ha conseguito, in Italia e all’estero, molteplici specializzazioni, occupandosi sempre di benessere per persone, animali, piante e ambiente. Esperta energetista e ricercatrice spirituale, pratica meditazioni, Fiamma Viola, Agnihotra, Tellington TTouch, Sound Healing e tanto altro. L’esperienza della pittura, ma soprattutto la Comunicazione Telepatica, la scuola Maya di Nah Kin (Yucatan, Messico) e la formazione in Soul Voice, come insegnamenti volti allo sviluppo delle capacità sensitive ed extra-sensoriali, sono stati gli elementi della sua vasta formazione che hanno maggiormente favorito la possibilità di entrare in contatto con gli Orbs. Il suo libro, ORBS e presenze di Luce. Uinvisibile è visibile, accompagnato da articoli, mostre fotografiche e conferenze, è uno dei frutti della sua ricca ricerca personale su questi fenomeni luminosi, iniziata nel 2012. Organizza periodicamente giornate di informazione sugli Orbs e corsi su come fotografarli e utilizzarli per la crescita personale.

IL GIARDINO DI ORBS E CRISTALLI. MOSTRA PERMANENTE DI RENATE LECHLER was last modified: agosto 25th, 2016 by Roberta Magliocca
20 agosto 2016 0 commenti
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Goran Bregovic
CulturaEventiIn primo piano

Goran Bregovic torna in Italia. “If you don’t go crazy, you are not normal!”

scritto da L'Interessante

Goran Bregovic

Di Erica Caimi

Goran Bregovic riporta in Italia il suo tour “if you don’t go crazy, your’re not normal”, esibendosi sui palchi di diverse regioni italiane, fino al 3 settembre

L’artista, esponente di spicco della cosiddetta Balkan music, torna alla ribalta accompagnato dalla Wedding & Funeral Band, un creativo impasto di strumenti musicali tra cui ottoni, che incalzano il tipico ritmo balcanico, grancassa e cori folkloristici bulgari.

Agli albori della sua carriera musicale Goran Bregovic, nato a Sarajevo da madre serba e padre croato, diventa la star dei giovani jugoslavi e i suoi lunghissimi concerti mobilitavano milioni di fans. E’ un artista colto ed eclettico, non mancano i suoi contribuiti nel teatro e nel cinema, siglando molte celebri colonne sonore, le più conosciute per Emir Kusturica, tra queste si ricordano quelle dei film “Il tempo dei gitani”, “Arizoma Dream” e  “Underground”.  Firma le musiche di “La Regina Margot” di Patrice Chereau e compone il ritmo klezmer che accompagna l’ironia sapiente degli eventi narrati in “Train de Vie” di Radu Mihăileanu.

Il tour propone brani di repertorio, che spaziano da “Ederlezi” a “In the Death Car” passando per l’energico “Kalashnikov” ma anche pezzi più nuovi, tratti dagli ultimi album Alkohol e Champagne for Gypsies. Quest’ultima raccolta, uscita nel 2012, vuole essere una reazione culturale alla pressioni contro i Rom in Europa e un’esaltazione della cultura tzigana, ricca di sfumature e musicalità.  Nell’album alcune incisioni vantano la collaborazione con artisti quali i Gipsy Kings, Stephan Eicher, Florin Salam, Selina O’Leary e Eugene Hütz dei Gogol Bordello.

Un concerto di Bregovic è un’esperienza unica, significa assistere a un roboante condensato di generi, blues, rock e musica tradizionale tzigana, tocchi di klezmer, insomma una ballata cosmopolita e sintesi dell’incontro di popoli.

Se il multiculturalismo rispettoso delle differenze avesse una colonna sonora, di certo, si nasconderebbe tra le note di Goran Bregovic.

Prossime date di Goran Bregovic in Italia:

26 agosto Castagnole delle Lanze, Piazza San Bartolomeo

3 settembre Prato, Piazza Duomo

Goran Bregovic torna in Italia. “If you don’t go crazy, you are not normal!” was last modified: agosto 20th, 2016 by L'Interessante
20 agosto 2016 0 commenti
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Atto vandalico
CalcioIn primo pianoSport

Atto vandalico allo stadio ‘Pinto’, tranciati i cavi dell’impianto di irrigazione

scritto da L'Interessante

Atto vandalico a caserta

Una brutta sorpresa per la Casertana. Un atto vandalico in piena regola che ha causato danni ingenti al club e allo stadio ‘Pinto’

Ignoti hanno tranciato i cavi che attivano l’impianto di irrigazione del terreno di gioco. Un danno che ha rischiato di pregiudicare in maniera irreversibile l’intero sistema che viene utilizzato quotidianamente per la manutenzione ordinaria. Un’azione mirata a creare profondi disagi, considerando che i cavi tranciati sono individuati in un pozzetto nascosto sul terreno di gioco. La Casertana F.C. si è subito attivata per arginare il problema. In considerazione dell’approssimarsi dell’avvio del campionato e per evitare che la mancata irrigazione del campo rischi di pregiudicare l’intervento di manutenzione straordinaria che sta interessando il manto del ‘Pinto’ proprio in questi giorni, il club si è adoperato in prima persona, accollandosi i costi da sostenere per la riparazione del danno e fare in modo che sin dalla giornata di oggi possa riprendere la consueta cura del terreno di gioco. La Casertana F.C. non può che condannare profondamente atti di questo tipo che, in precedenti occasioni, hanno colpito anche le altre realtà sportive del territorio.

 

Atto vandalico allo stadio ‘Pinto’, tranciati i cavi dell’impianto di irrigazione was last modified: agosto 20th, 2016 by L'Interessante
20 agosto 2016 0 commenti
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Attraversare
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Attraversare a Napoli: guida per turisti alle prime armi

scritto da L'Interessante

Attraversare a Napoli

Di Maria Rosaria Corsino

 

Ci sono cose di cui nessun libro, nessuna guida turistica e nessuna cartina geografica parla: come attraversare la strada a Napoli?

Può sembrare una cosa ridicola ma in realtà è un problema che affligge tantissimi turisti, soprattutto stranieri.

In realtà con molta pazienza e un po’ di allenamento si può imparare e vi renderete conto, seguendo le nostre dritte, che nulla è impossibile.

Esistono diverse tecniche, alcune elementari, altre più avanzate, l’importante è che capiate cosa potete e cosa non.

Tendenzialmente il banco di prova dovrebbe arrivare almeno dopo un paio di passaggi pedonali, ma non a Napoli.

No, apprendisti cari, sappiate che come metterete piede fuori dalla stazione centrale vi troverete nella giunga.

Napoli non perdona, e neanche i motorini.

Partiamo quindi dalle tecniche base.

Quello che vi suggeriamo è di piazzarvi accanto alle strisce pedonali dove vi sia un semaforo, aspettare il verde e prima di attraversare controllare per bene che non vi sia nessuna macchina a folle velocità in arrivo.

Facile, semplice, diretto.

L’importante è non mostrarvi titubanti, camminate sulle strisce senza timore come se foste voi i padroni della strada. Attenti però alle biciclette, quelle non conoscono leggi.

Quando vi trovate ad un semaforo pieno di persone poi, badate bene a seguirle nell’andare dall’altra parte: alcune si lanciano incuranti della propria vita e altre praticano slalom estremo degno di olimpiadi tra le vetture.

Scegliete quindi con cura il vostro gruppo di attraversamento.

Mai, e poi mai attraversare quando ad una distanza ravvicinata ci sono pullman, tram o altri mezzi di grossa taglia, quelli che lo fanno generalmente o hanno sette vite o sono degli stuntman professionisti. Al massimo provate a farlo nel vostro paese.

C’è poi una tecnica che consigliamo solamente a chi è più esperto, a chi ha già avuto esperienze o a chi è stufo di vivere: quella del lancio.

Lanciarsi, ovviamente dopo aver guardato a destra e a sinistra, in mezzo alla strada come se stesse spiccando il volo per passare da una parte all’altra della strada vi farà avere una forte scarica di adrenalina, ma state attenti ai fossi.

Questa tecnica, come già detto ma è meglio ribadirlo, è possibile solo dopo un adeguato allenamento o si trasforma in harakiri.

Ultimo, ma non ultimo, fate molta attenzione quando camminate nel bel mezzo delle zone pedonali perché da ogni angolo e da ogni traversa c’è un motorino pronto a sbucare.

Buone vacanze!

Attraversare a Napoli: guida per turisti alle prime armi was last modified: agosto 20th, 2016 by L'Interessante
20 agosto 2016 0 commenti
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Amsterdam
Dall'Italia e dal MondoIn primo pianoViaggi Interessanti

Amsterdam: la libertà porta il suo nome. Viaggi interessanti

scritto da L'Interessante

Amsterdam

Di Vincenzo Piccolo

Cari Amici,

vi siete mai chiesti che sapore ha la libertà? Quella vera intendo, quella che vi fa respirare a pieni polmoni. Quella stessa libertà che, per strada, vi fa apprezzare ogni singolo raggio di sole che illumina il vostro volto.

Beh, c’è chi queste sensazioni le respira ogni giorno, sto parlando dei cittadini di Amsterdam

Una libertà “Valorosa, decisa e misericordiosa”, come le tre parole associate alle tre croci di Sant’Andrea presenti sulla bandiera della città.

La città di Amsterdam ospita ben 2.289.762 persone di ben 170 nazionalità diverse, un’integrazione perfettamente riuscita tale da creare uno stile di vita comune a tutte le etnie presenti sul territorio. Uno stile di vita basato sul perfetto miscuglio libertà-rispetto. Si perché la prima parola (valorosa,ndr) va ad esteriorizzare il significato culturale della “libertà olandese”, che si pianta e cresce sul rispetto e sui limiti preposti alla salvaguardia di quest’ultima, piuttosto che su veri e propri divieti.

Camminando, o pedalando, per i canali patrimonio dell’umanità come il Singel, il Keizersgracht o il Herengracht, tra un coffeeshop e l’altro riesci a penetrare nell’anima di una società costruita per dare spazio ad una delle popolazioni più cosmopolita al mondo.

Nonostante lo skyline rinascimentale e romantico, Amsterdam è una delle città Europee più all’avanguardia, riuscendo ad unire passato e presente con una perfezione architettonica che si palesa per le strade di Museumplein, sede del Van Gogh Museum, che vanta una permanente su tre livelli del grande pittore olandese ed altre esposizioni temporanee. Il Rijksmuseum, circondato da un magnifico giardino, è il più grande museo di storia olandese famoso per la collezione di dipinti del Secolo D’oro olandese. Lo Stedelijk Museum ovvero il museo di arte moderna e contemporanea di Amsterdam.

Tradizione e storia sono le direttrici che ci portano anche sulle vie del mercato galleggiante dei fiori, dov’è possibile acquistare i semi e i bulbi dei tipici tulipani locali e a poche centinaia di metri da piazza Dam è possibile trovare alcune catene di ristoranti take away, dov’è possibile guastare le tipiche zuppe a base di patate olandesi e i tipici formaggi come Gouda e Edamer.

E se pensate che sia finito qui, forse avete dimenticato di fare un giro nel Red Light District. Questo distretto, posizionato nella parte più antica della città, ospita le cosiddette “vetrine” dove ragazze provenienti da tutto il mondo offrono i loro servizi legalmente riconosciute e tassate.

Un altro mondo? Un’altra mentalità? Forse un’altra storia e una differente evoluzione culturale ha fatto dell’Olanda, e di Amsterdam,la patria dei diritti civili. I Paesi Bassi sono uno degli stati più avanzati nel liberalismo sociale di tutto il pianeta, con sondaggi indicanti che più del 90% degli appartenenti all’etnia degli Olandesi vedono e considerano l’omosessualità come perfettamente morale ed accettabile, sia socialmente che individualmente.

Insomma non bisogna sognare per forza l’America per assaporare la libertà. Alla fine ce l’abbiamo in casa, a meno di due ore d’aereo.

Amsterdam: la libertà porta il suo nome. Viaggi interessanti was last modified: agosto 19th, 2016 by L'Interessante
19 agosto 2016 0 commenti
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Caduta degli Dei Olimpici
In primo pianoSportVolley

La caduta degli Dei Olimpici Italiani

scritto da L'Interessante

La caduta degli Dèi Olimpici Italiani

Di Michele Calamaio

Chi credeva nell’eternità si sarà fatto due conti con la realtà della “vecchiaia sportiva”. Chi credeva nella gloria assoluta si è reso conto dell’impossibilità tangibile di gridare al mondo la propria sete di grandezza nel corso del tempo.

Chi credeva davvero nella fama “ricaricabile” ad ogni salita si è arreso inevitabilmente ad ogni caduta, si è aggrappato ad una popolarità effimera che ha chiuso gli occhi gloriosi un’ultima volta, ha scaraventato a terra i sogni di celebrità con tanta indifferenza, la stessa che ora punisce chi ha peccato di ingenuità mista ad arroganza

E’ stato questo il dramma sportivo che ha colpito nel giro di pochi giorni i quattro “divi olimpici” italiani per eccellenza, quegli stessi che per anni hanno raccontato una storia interminabile di successi e che, nel giro di poche ore, hanno chiuso allo stesso modo un libro nella maniera peggiore possibile: <<la sconfitta più bruciante è non riuscire a rialzarsi>> afferma la Pellegrini, consapevole di essersi giocata, forse, davvero l’ultimo gettone a disposizione che l’avrebbe portata a “toccare il cielo con un dito”, a sostenere sulle proprie spalle la grandezza dell’”universo Italia”, un mondo con cui giocare e divertirsi ma anche da ammirare in lontananza per la sua pericolosità mediale; <<è una vittoria della politica e non dello sport>> incalza Clemente Russo, altrettanto amareggiato per aver assistito alla sua inevitabile inversione di marcia vertiginosa che gli è costato una ripida caduta agonistica senza aver potuto “colpire” il bersaglio con la forza che l’ha contraddistinto per tutto il tempo in cui ha seduto sul “trono del pugilato”; <<non ho gestito la tensione>> suggerisce la Errigo, arrivata al punto limite del decadimento atletico dopo essere riuscita nell’incredibile “impresa” di passare dal sogno di una vita all’incubo più brutale nel giro di poche scoccate, pochi ma decisi colpi alla tuta che la difendeva dalla spada, ma anche a quel cuore troppo fragile da riuscire a reggere un peso così abnorme; <<è stata tutta una beffa>> conclude Schwazer, rassegnato al punto tale da non riuscire più a pronunciare parola, quella che in tante occasioni ha caratterizzato i suoi occhi pieni di lacrime di gioia, il suo fisico ricoperto di un sudore meritevole, la sua mente distrutta ora da un doping ancora tutto da verificare che lo condanna inesorabilmente alla poltrona di una casa vuota piuttosto che all’asfalto di una città, Rio, piena di tifosi pronti a incitarlo fino all’ultimo passo per la vittoria.

In un trambusto di emozioni miste a sentimenti, ci si ritrova pertanto in una stanza chiusa dove rimbombano pesantemente le grida di rabbia di chi insulta i tifosi, di chi scarica il proprio nervosismo contro i giudici di gara, di chi ancora litiga con il proprio allenatore e chi, propenso a fuor suonare la campana del prossimo gong ancora un’ultima volta, non si rassegna a chiudere malamente la propria carriera e grida al complotto. Dietro la gioia e le lacrime di chi vince una medaglia si nasconde, così, un malessere mostrato ai pochi ma celato dentro fino allo scoppio di una guerra interiore, capace di distruggere un piedistallo fino ad ora usato con eccessivo lusso e sfarzo ma in procinto di cadere rovinosamente per far posto alla “nuova gioventù”, un fiore all’occhiello che cerca di arrivare ad eguagliare la carriera tanto sognata dei propri idoli e che tenta, con immenso sacrificio e forza di volontà, di far superare all’allievo inesperto quel maestro così tanto in difficoltà: c’è tanta rabbia, si racconta, ma è una rabbia ancora più distruttiva che corrode l’immagine pura delle olimpiadi e sancisce la fine di un “impero” che per troppo tempo ha vinto battaglie senza guardarsi mai alle spalle.

La figura più imponente, nonché portabandiera della nazionalità italiana, che ne esce totalmente sfigurata da questa competizione internazionale è quella di Federica Pellegrini: i Giochi Olimpici, infatti, erano cominciati in maniera trionfale per lei e le buone sensazioni registrate durante la vigilia erano diventate ottime in vista di una gara, la sua gara, che le avrebbe regalato la soddisfazione più grande dopo una vita intera passata tra allenamenti, piscine e tanto sacrificio, che le avrebbe permesso finalmente di diventare donna, quell’eroina speciale capace di superare la stessa Anita Garibaldi, emulando un impresa degna di essere trascritta sui manuali di storia contemporanea. Ma a 28 anni, dopo una carriera lunga e logorante, Federica va più lenta delle nuove leve e finisce fuori da quel podio che aveva così tanto sognato: <<Ho 28 anni e se ancora si dice che subisco la gara di testa, tiro cazzotti a tutti>> è stato il commento a caldo abbastanza scomposto della campionessa azzurra, la quale, dopo aver riequilibrato testa e cuore, ammette la delusione enorme, colpevole di essersi fatta prendere da una <<determinazione eccessiva>> senza tener conto dell’imprevedibilità delle avversarie. Tempo di riprendersi? Chi lo sa, ma nel frattempo il dolore è forte, va acutizzato con il tempo, lo stesso che le permetterà di dare una risposta a tante domande, in primis a quella di <<cambiare vita o meno>>: da una parte <<la sconfitta nei 200 mi ha fatto vedere nero, nerissimo>> diventa lo striscione perentorio che a primo impatto consolida l’idea di rinunciare alla sua immensa miniera di successo, portando a casa una medaglia di legno che sa di sconfitta eterna; dall’altra, il suo coraggio viene premiato dal suo <<non voglio smettere piangendo, non voglio finirla così>>, grido di speranza verso un futuro ancora tutto da scoprire ma in cerca di un riscatto immediato e certo, a prescindere dal finale.

Chi esce sconfitto tra le polemiche è, invece, lo stallone di Marcianise Clemente Russo: più dei pugni del russo campione del mondo Eugeny Tishenko, a fargli male sono le valutazioni dei giudici, colpevoli di aver messo in scena un vero e proprio “furto” agli occhi del mondo della giustizia sportiva. <<Oggi anche chi non capisce un cavolo di pugilato ha visto che avevo vinto>> afferma il pugile campano, che in tutta la sua interminabile furia riesce a farsi scappare uno spiraglio di umanità ancora non toccata dalla rabbia animalesca scatenata dall’accaduto, annunciando una potenziale partecipazione ai prossimi giochi nonostante le ben 32 primavere: <<mi sento ancora giovane sia fisicamente che mentalmente>>, conferma l’oramai ex Balboa italiano, provando a scherzare su un futuro che attende, pertanto, solo il suo immediato ritorno alla vetta.

Chi invece non si conferma campione è Arianna Errigo, numero uno in carica nel fioretto femminile ma fuori soltanto agli ottavi in una tabella di marcia che la lascia di stucco, immobile in tutta la sua delusione e amarezza, e le consente di ricevere il “dono” neanche tanto ricercato della pausa di riflessione, necessaria al riequilibrio fisico e mentale: <<sono caduta nel baratro dell’autosicurezza>> ha affermato l’ex primatista subito dopo essere stata sconfitta dalla canadese Harvey, scagliando la propria delusione in parte contro se stessa e in parte contro il suo maestro Giulio Tommasini, tecnico fidato che però l’ha tradita nel momento clou della sua carriera e le ha bloccato la strada verso quell’oro tanto desiderato ma svanito nel nulla come neve al sole. <<Credo stia cercando solo una scusa per giustificare la sconfitta>> la risposta veemente dell’insegnante stesso, pronto a difendersi nonostante le accuse dell’allieva, la quale, stavolta, non è stata capace di superarlo, di vincere quella barriera di “rispetto reciproco” tra le figure professionali ed è caduta sotto l’effetto sonnambulo di una spada che l’ha cancellata inesorabilmente dalla Hall of Fame dei giochi di Rio.

 

Chi, infine, non è neanche riuscito a scendere in campo e a provare anche minimamente a gareggiare in una marcia che l’avrebbe trasformato con buona speranza da “diavolo” ad “angelo” è stato Alex Schwazer, il corridore altotesino sconfitto da se stesso, da un controllo doping ancora tutto da chiarire e da un Tas che gli ha inflitto la pena più cruda che un atleta avrebbe mai potuto immaginare nel corso della sua carriera: otto anni, otto anni di squalifica, otto anni di inferno terrestre, otto anni di “morte spirituale”, otto anni da reinventare, per non cadere inesorabilmente nella fossa dei leoni e diventare cibo per dei mass media che prima osannano e poi uccidono spietatamente. Fatale per il gareggiatore azzurro la positività al testosterone nel controllo dello scorso primo gennaio, determinando una recidiva decisiva alla decisione finale, un verdetto inappellabile che segna senza scampo la fine della carriera di Schwazer. <<Dovete avere rispetto>> si limita a dire ai giornalisti che lo attendono al suo ritorno in Italia, ancora più sconvolto da una giustizia che per una volta sta agendo come tale e non si piega di fronte all’umiliazione sportiva di chi ha sbagliato: <<lo hanno voluto eliminare e ci sono riusciti>> ha, invece, affermato il suo allenatore Sandro Donati, pallido in viso, rosso dalla rabbia e decisamente nero per lo schiaffo in faccia ricevuto da quelle stesse autorità che avrebbero dovuto consentire di mostrare ancora una volta al mondo dello sport tutto il valore di un uomo innanzitutto, e di un professionista poi.

Quattro destini, quattro figure, quattro campioni. Tutti diversi, tutti incredibilmente distinti ma così tanto uniti da un filo impercettibile che li ha resi unici in tutti questi anni, super eroi che sono stati in grado di regalare emozioni, di infliggere sconfitte cocenti ad avversari temibili ed esultare con la stessa intensità con la quale purtroppo, adesso, ripongono le proprie armi e cadono a terra in segno di resa: se Pierre de Coubertin aveva ragione affermando che “l’importante non è vincere ma partecipare”, allora questo motto internazionalmente accettabile non rappresenta una vera sconfitta per il mondo azzurro, non si può neanche minimamente considerare una catastrofe sportiva in tutta la sua soggettività, ma va soltanto a riempire un altro passo fondamentale della storia umana, uno di quelli che difficilmente saranno dimenticati, ma pur sempre un passo avanti verso la scoperta di nuovi talenti, nuovi destini, nuove figure, nuovi campioni pronti a sostituire quelli vecchi. Perché si, oramai gli attuali sono soltanto categorizzabili all’interno della scatola chiusa degli “Dei decaduti”, e purtroppo nient’altro più.

La caduta degli Dei Olimpici Italiani was last modified: agosto 18th, 2016 by L'Interessante
18 agosto 2016 0 commenti
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Arlecchino
CulturaEventiIn primo piano

Arlecchino con lo specchio (Picasso) Napoli, palazzo Zevallos Stigliano 18 Giugno-11 Settembre 2016

scritto da L'Interessante

Arlecchino con lo specchio

Di Maria Rosaria Corsino

Questo dipinto, che fa parte della serie dei grandi “Arlecchini seduti” realizzati nel corso del 1923, è diventato una delle opere più amate e popolari di Picasso. Il viaggio in Italia del 1917 imprime un cambiamento nell’arte del pittore andaluso che, nell’ambito del cosiddetto movimento del ritorno all’ordine, ritrova un interesse per la figura, per l’antico e per la tradizione classica.

Arlecchino con lo specchio (Picasso) Napoli,  palazzo Zevallos Stigliano 18 Giugno-11 Settembre 2016

Tuttavia, a differenza degli altri quadri del 1923, nei quali Arlecchino ha le sembianze del pittore spagnolo Jacinto Salvadó ed è vestito col costume a scacchi tipico della popolare maschera, in questo caso, dopo aver pensato in un primo tempo a un autoritratto, l’artista segue un percorso iconografico molto originale. Infatti, se il cappello a due punte che il fanciullo si aggiusta con la mano guardandosi nello specchio rimanda ad Arlecchino, il costume è quello con la calzamaglia tipico di un acrobata e il volto malinconico ricoperto dal cerone è quello di Pierrot. Questa contaminazione rende l’opera ancora più straordinaria, perché rimanda alla prima produzione di Picasso, al cosiddetto “periodo blu e rosa” dove compaiono, insieme agli artisti del circo – acrobati, pagliacci e saltimbanchi – proprio le due maschere di Arlecchino e Pierrot, che simboleggiano la condizione emarginata dell’artista. La cristallina bellezza e la misura di questa immagine, che sprigiona malinconia e tenerezza, derivano dal confronto di Picasso con le antiche pitture romane, ammirate nella sua visita del 1917 a Pompei, e con Ingres. La limpida sintesi plastica dei volumi ricorda il celebre ritratto di Ingres Madame Moitessier seduta della National Gallery di Londra, con il quale l’Arlecchino presentato oggi condivide il motivo della mano accostata al volto. A Napoli Picasso si interessò tanto alle antiche pitture di Pompei quanto alla tradizione iconografica della figura di Pulcinella e tra il 1922 e il 1924 condivise questi temi con altri artisti come Gino Severini e André Derain, divenuti anch’essi straordinari interpreti, nei loro Arlecchini, Pierrot e Pulcinella, del fascino che continuava a esercitare la Commedia dell’Arte, vista come una grande metafora della vita stessa. L’iniziativa segna il secondo appuntamento con L’Ospite illustre, la rassegna – avviata con il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina, conservato a Palazzo Madama di Torino – che si prefigge di presentare al pubblico delle Gallerie d’Italia, in brevi e ricorrenti eventi espositivi, un’opera di grande rilievo proveniente da collezioni prestigiose o da musei o chiese, in un rapporto di scambio e collaborazione con importanti istituzioni culturali nazionali o estere. La presenza a Napoli di questi capolavori è tanto più significativa in quanto sia le opere sia gli autori – Antonello e Picasso – rivelano un legame privilegiato con la città e con la sua storia culturale e artistica. A rendere ancora più evidente tale rapporto, nel percorso espositivo di Arlecchino con specchio è una testimonianza relativa al balletto Pulcinella, di cui il grande maestro andaluso disegnò costumi e scenografia, memore delle sue passeggiate napoletane e di quella maschera da lui varie volte osservata mentre improvvisamente “si offriva in spettacolo per le strade”. Nel 1920, infatti, Picasso porta in teatro il suo interesse per la commedia dell’arte occupandosi delle scene e dei costumi per il balletto Pulcinella di Igor Stravinskij. A Picasso tornarono utili le gite a Napoli, i ricordi delle belle stampe di Pulcinella e delle collezioni relative al teatro napoletano. Il bozzetto per il costume di Pulcinella dell’omonimo balletto è quasi una sintesi dei due stili privilegiati in questi anni dal pittore. Nella stagione 1986-1987 il Teatro di San Carlo presenta il Pulcinella con scene originali e costumi realizzati su studi di Picasso; in scena una stella della danza, Vladimir Vassiliev, nel ruolo della maschera napoletana. Grazie alla collaborazione con il Teatro di San Carlo, la presenza de L’Ospite illustre sarà affiancata dall’esposizione di sei abiti di quello spettacolo, ricostruiti sui bozzetti di Picasso con l’aiuto del figlio di Léonide Massine, autore della coreografia originale. L’esposizione del capolavoro di Picasso e la collaborazione con il Teatro di San Carlo offrono l’occasione per lanciare Careers in Art, il programma ideato da Intesa Sanpaolo e Next Level nell’ambito di Progetto Cultura per avvicinare i giovani ai mestieri dell’arte mettendosi in gioco direttamente.

Contemporaneamente alla mostra di Napoli, dal 21 giugno al 18 settembre 2016, il Museo ThyssenBornemisza ospita Caravaggio y los pintores del Norte, esposizione incentrata su Michelangelo Merisi da Caravaggio e sull’influenza che il genio italiano ebbe sui pittori nordici che, affascinati dal suo lavoro, ne diffusero lo stile. Saranno in mostra un gruppo di opere che abbracciano l’intera carriera dell’artista, dal periodo romano fino alle cupe e commoventi composizioni dei suoi ultimi anni, tra le quali Il Martirio di sant’Orsola della collezione Intesa Sanpaolo, ultimo dipinto di Caravaggio, realizzato a pochi mesi dalla morte e abitualmente esposto a Palazzo Zevallos Stigliano.

Arlecchino con lo specchio (Picasso) Napoli, palazzo Zevallos Stigliano 18 Giugno-11 Settembre 2016 was last modified: agosto 18th, 2016 by L'Interessante
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Novecento, Alessandro Baricco
CulturaIn primo pianoLibri

Novecento. Intramontabile

scritto da L'Interessante

Novecento

Di Carmen Giaquinto

Novecento di Alessandro Baricco, edito da Feltrinelli nell’anno 1994, è il primo testo teatrale dell’autore torinese. Prima di “Oceano Mare”, uno dei suoi testi più famosi, scrive, appunto, Novecento, un monologo in un atto unico che ha avuto anche una riduzione cinematografica in “La leggenda del pianista sull’oceano”, del regista Giuseppe Tornatore (1998).

L’atto racchiude la storia, narrata dall’amico suonatore di tromba Tim Tooney, che si impersona in questo modo nei panni di narratore interno, di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, pianista sul transatlantico Virginian. Abbandonato sulla nave da emigranti, viene accudito da Danny Boodman, marinaio di colore che muore dopo otto anni. Il suo talento straordinario si incontra e si scontra con musicisti d’eccezione come colui che si autodefinisce “l’inventore del jazz”, Jelly Roll Morton, il quale si reca sulla nave per sfidare proprio Novecento, il pianista che pare non sia mai sceso sulla terraferma. Nemmeno quando il suo amico Tim lo esorta a scendere i gradini della scaletta che lo separano dal primo vero contatto con il suolo. Al terzo gradino aveva già voltato le spalle a quella cosa «immensa» che è la vita. Quando anche Tim decide di abbandonare la nave, il destino di Novecento sembra essere già scritto. La sua esistenza finisce a bordo del Virginian, ormai distrutto dalla guerra e prossimo al suo definitivo declino, deciso da un carico di dinamite. Novecento scompare su quella nave nello stesso modo in cui è apparso, misteriosamente. Egli ha vissuto attraverso i desideri e le passioni altrui. Ha ascoltato i racconti dei passeggeri e così ha imparato a conoscere il mondo; suonando, ha viaggiato ed esplorato luoghi di cui ha sentito parlare. Piuttosto che raggiungere un compromesso con la vita, preferisce «incantare» i propri sogni, le proprie speranze e lasciarsi esplodere col transatlantico che per tutta la vita ha conosciuto i suoi timori e ne ha custodito i desideri. Da qui si deduce la tematica principale del testo: la paura; la paura di affrontare il mondo esterno, di avere un rapporto con Dio, o meglio, con l’infinito. Novecento preferisce morire con la sua nave anziché affrontare il mondo di fuori.

Novecento è uno di quei libri che spunta da uno scaffale saturo di testi, nel momento più opportuno, proprio come è accaduto a me

Emoziona, parla di me, di noi, di tutti. Dopo averlo concluso, un senso di nostalgia misto a tristezza ed emozione, pervade l’animo. Nessuno è pronto per scendere sulla terraferma ed esplorare un posto finito, eppure viviamo in una esistenza finita ma Novecento è riuscito ad andare oltre, a capire che l’infinito è dentro di noi, in ogni cosa che viviamo, nei luoghi che percorriamo, nella terra su cui camminiamo. L’oceano, così apparentemente profondo e pauroso, possiede un senso di infinita sicurezza agli occhi di chi è nato sul mare. È un paradosso esistenziale.

Questo monologo, racchiuso in un atto unico, mi lascia un segno profondo; ha un’intensità graffiante che invita a riflettere. Chissà se un giorno riusciremo a «disarmare la felicità» e non occorrerebbe farsi esplodere su una nave, basterebbe incantare i nostri sogni.

Novecento. Intramontabile was last modified: agosto 18th, 2016 by L'Interessante
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Cani razze
CronacaCuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Tragedia a Catania. Il Dog friendly: capitolo 16

scritto da L'Interessante

Tragedia

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati sono felice di ritrovarvi dopo la pausa estiva. Spero che le vacanze con i vostri amici a quattro zampe siano state indimenticabili.

Il rientro in modalità operativa ha accolto noi professionisti cinofili con una notizia amara, quella della tragedia successa in una villetta a Mascalucia, in provincia di Catania, dove due soggetti di razza dogo argentino hanno manifestato un comportamento di aggressione a discapito di un bambino di 18 mesi

Quando capitano tali vicende si resta sempre interdetti e puntare il dito non spetta a noi;  non avendo dati confermati e chiarezza sui fatti risulta poco utile e soprattutto ingiusto.

Possiamo però farci delle domande, per evitare che si creino nuove- prevedibili- tragedie. E per farlo abbiamo raggiunto al telefono  la dott.ssa Silvia Gorretta, medico veterinario esperto in comportamento animale che opera nella Capitale.

Grazie mille dottoressa Gorretta per aver accettato l’intervista nonostante la pausa estiva; cosa potrebbe essere successo nella mente di quel/i cane/i?

 “La domanda che mi poni non può prevedere una unica risposta semplice ed immediata e  diffiderei dalle opinioni che in questo momento possiamo ritrovare in rete o ascoltare dai media. Ogni cane percepisce ciò che lo circonda in maniera soggettiva. Il comportamento che può proporre può essere dettato da tante componenti; si pensi semplicemente al discorso emotivo, a ciò che ciascun cane come soggetto individuale percepisce nel mondo. Quando accadono questi episodi bisogna indagare sullo stato di benessere fisico e psichico del cane in quel momento.”

Dinanzi a queste vicende si parla spesso di tragedia improvvisa; ma è davvero tutto così repentino? Non ci sono segni prodromici?

“Assolutamente sì. Spesso però non vengono colti ed interpretati in maniera corretta a causa di una cattiva conoscenza della specie e della razza o peggio ancora per disinformazione che giornalmente ci viene propinata da opinionisti generici o professionisti poco aggiornati. Ad esempio i cani che vengono esasperati nel ruolo di guardiani possono poi manifestare un minore autocontrollo in situazioni che non riescono a decodificare o in cui sono autogestiti.”

Pensavo a quella madre e al senso di colpa che vive in questi momenti e che forse non l’abbandonerà mai. Quant’è importante il ruolo dei genitori nella supervisione delle interazioni cani e bambini?

“La supervisione è fondamentale non solo quando parliamo di neonati ma anche per bambini in età scolare. Non a caso l’ordinanza ministeriale tuttora in vigore prevede il loro divieto di detenzione da parte di minorenni. La supervisione dei genitori è fondamentale per il ruolo di mediazione e di modello da imitare; ad esempio fino ai tre anni il bambino non vede il cane come partner sociale ma come un oggetto. I bambini di età prescolare hanno movimenti scoordinati e versi acuti che possono preoccupare il cane; possono essere troppo esuberanti, violare lo spazio di sicurezza, non leggere la comunicazione del cane che sta richiedendo un momento di tregua. E’ qui che interviene il genitore dando delle indicazioni al cane e al bambino, in un sistema di tutela per tutti i protagonisti. Imprescindibile è ovviamente aver cresciuto il cane estremamente socializzato verso l’umano, indipendentemente  dall’arrivo di un nuovo cucciolo di umano nel gruppo famiglia.”

Sì, molto vero; difatti del delicato momento “arrivo nuovo cucciolo di umano” ne abbiamo parlato in un precedente articolo. Ma secondo Lei si può parlare di razze pericolose?

“Secondo me no; è indubbio che la selezione aberrante condotta dall’uomo sulla specie ha fatto sì che alcune razze propongano comportamenti che possono diventare ipertrofici e  che se non instradati durante l’età evolutiva potrebbero sul lungo periodo risultare problematici. Inoltre non dimentichiamoci che l’esperienza dei primi mesi di vita del cane può fare una notevole differenza nella sua relazione con l’uomo e in seconda battuta con l’ambiente.”

Cosa si può fare in prevenzione?

“Prima di scegliere di condividere la propria vita con un cane sarebbe bene consultare uno specialista per farsi aiutare nella scelta, senza banalizzazioni o superficialità, soprattutto quando in famiglia sono presenti i soggetti cosiddetti deboli- bambini, anziani, disabili-, e per meglio comprendere quali siano le predisposizioni di quella razza o di quel soggetto. Una volta adottato è importante impartire una corretta educazione con un professionista che dia le  indicazioni di gestione e aiuti a creare una relazione quanto più ricca ed equilibrata possibile. Preferisco parlare di educazione e di non di addestramento, in quanto la prima lavora sul sistema in età evolutiva- e quindi in crescita-  su cui il ruolo delle esperienze condotte senza violenza può contribuire a rendere un adulto davvero equilibrato. Riguardo ai metodi educativi coercitivi e violenti gli ultimi studi ci indicano chiaramente che il proprietario coercitivo può favorire l’aggressività del proprio cane, in un sistema di violenza che genera violenza.”

Ringraziamo la dottoressa Gorretta per la chiarezza e professionalità con cui ha risposto alle nostre domande su un tema così delicato.

Un dato ce lo abbiamo:  cani hanno una loro identità  e una mente plastica alla nascita. Ma la loro educazione e crescita serena dipende da noi.

La responsabilità è nostra. Di noi umani. Non possiamo banalizzare sui cani.

Soprattutto quando ci sono vite di mezzo. Umane e non.

 

Tragedia a Catania. Il Dog friendly: capitolo 16 was last modified: agosto 18th, 2016 by L'Interessante
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