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Categoria

In primo piano

Il cane di cristallo
CuriositàIn primo piano

Il cane di cristallo. Il dog friendly: capitolo 14

scritto da L'Interessante

Il cane di cristallo

Cari lettori interessati volevo iniziare questo nostro appuntamento settimanale condividendo un post che ho  letto su facebook, firmato da una mia docente e tutor – Veronica Papa.

“Il cane di cristallo:

– non può mai essere rimproverato, ma solo gratificato;

– deve fare solo cose che lo rendono felice;

– se mangia ossi veri muore;

– non può andare in acqua perchè prende freddo;

– non può andare in acqua perchè c’è la corrente che lo trascina via;

– non può andare in acqua perchè non si sa se sa nuotare;

– guai se mangia qualcosa che ha trovato per terra perchè non si sa mai;

– non può mai essere libero perchè scappa, si perde, e non lo ritroveremo mai più;

– non può mai essere libero perchè aggredisce/viene aggredito;

– non può mai essere libero perchè finisce sotto ad una macchina (anche se la strada è a 3 km di distanza);

– meglio se non interagisce mai con cani del suo stesso sesso, potrebbe incorrere in alcune difficoltà e lui deve essere invece sempre felice;

– passa la sua giornata a fare problem solving, a imparare un sacco di tricks e a dormire sul divano/cuccia”.

Sembra il manuale del No.  Privativo.

E il bello è che la lista utilizzata dai proprietari continua.

Non può annusare perché rischia parassitosi.

Non può rotolarsi nell’erba per via delle pulci e zecche.

Non può ringhiare perché sembra aggressivo e lui non può passare per tale.

Sembra così che il primo destino del cane sia il  NO.

Quando in consulenza faccio notare come il vivere con un cane a volte sia troppo impostato sul divieto, l’inibizione e mancanza di esperienze i proprietari si meravigliano di quante poche volte dicano SI.

A volte mi soffermo a pensare a quale sia il valore didattico di un No dato a monte di una esperienza, per evitarne una traumatica – nel “non ti espongo alle esperienze così ti tutelo”. Come se ogni esperienza recasse soltanto un sé negativo e invalidante.

Non è più funzionale se l’esposizione alle esperienze viene proposta in maniera graduale ma senza filtri legati alle nostre paure?

E se lasciassimo che fossero le esperienze stesse a definire i limiti e i No?

Certo questo non significa immergerlo in dinamiche e situazioni di cui non si valutano le minime variabili e i  ponderati esiti.

In fondo per rendere un cane esperto, le esperienze dovrà pur viversele.

L’importanza di una esperienza a mio avviso si gioca molto anche nel “post”, con la condivisione e l’accoglienza da parte del gruppo famiglia.  Il nostro cane ha vissuto una esperienza poco piacevole al momento? Bene- saremo lì  a sostenerlo, affinché anche una esperienza poco piacevole pesi meno o addirittura rappresenti un significato funzionale.

Ha vissuto una esperienza molto piacevole? Bene- saremo lì a condividerne le emozioni, affinché cresca l’intimità del rapporto e il piacere di stare con noi nella vita.

In realtà l’umano a volte ha piuttosto bisogno di sentirsi indispensabile agli occhi del proprio cane, talvolta senza neanche averne una percezione consapevole. E questo cozza con il “ti rendo sicuro e sereno”. Quindi esperto.

La stimata collegata conclude con una frase a cui non ho niente da aggiungere, condividendola in toto:

“Il cane non vuole essere di cristallo, vuole crescere, imparare, scoprire, essere responsabile; non cerca un tutore, cerca una squadra.”

Il cane di Cristallo

(in foto Veronica insieme alla sua squadra e agli amici)

Luigi Sacchettino

Il cane di cristallo. Il dog friendly: capitolo 14 was last modified: luglio 21st, 2016 by L'Interessante
21 luglio 2016 0 commenti
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Educamp
In primo pianoSportVolley

Educamp: gran finale

scritto da L'Interessante

Educamp

Trecento bambini al saggio conclusivo in un Palazzetto gremito di familiari e amici

EDUCAMP CONI: GRAN FINALE TRA SPORT E SPETTACOLO

Applaudito fuori programma con la fanfara della Brigata Bersaglieri Garibaldi – L’esibizione degli atleti del Gymnasium Casagiove-Dimostrazioni di calcio, scherma, baseball, lotta, jujitsu e taekwondo

Educamp Coni: gran finale tra sport e spettacolo al Palazzetto dello Sport di Caserta con il saggio conclusivo dei trecento bambini partecipanti all’ultima settimana di attività presso i Centri Sportivi dell’Aeronautica Militare e della Brigata Bersaglieri Garibaldi, frequentati tra giugno e luglio da oltre mille iscritti. E’ stato un vero e proprio show, molto apprezzato ed applaudito dai circa mille familiari ed amici, che hanno affollato le tribune dell’impianto diventato per un giorno “polisportivo” per aver ospitato esibizioni e dimostrazioni di calcio, scherma, baseball, lotta, jujitsu e taekwondo, alcune delle discipline inserite nel programma, con l’aggiunta di un significativo ed entusiasmante fuori-programma con gli atleti/acrobati del Gymnasium Casagiove.

      Una manifestazione perfettamente riuscita, che ha visto l’impegno dello staff del Coni, guidato dal coordinatore organizzativo dell’Educamp Giuliano Petrungaro, dal coordinatore tecnico del Coni Giuseppe Bonacci, dalla responsabile tecnica dell’Educamp Clementina Petillo, da 18 educatori, oltre 20 tecnici delle varie Federazioni aderenti e 4 addetti agli impianti, con il supporto sanitario del responsabile dei medici sportivi Claudio Briganti e il necessario impegno logistico della segreteria generale affidata a Francesca Merenda e Salvatore Ragozzino.

      La cerimonia ha preso il via con la esecuzione delle musiche della fanfara della Brigata Bersaglieri Garibaldi, seguita da un commovente momento di raccoglimento per le vittime del disastro di Bari e dell’attentato di Nizza; quindi, dopo lo schieramento, dei trecento ragazzi con i loro istruttori, si sono registrati gli interventi del Delegato Provinciale Coni Michele De Simone, che ha portato il saluto del Presidente Regionale Cosimo Sibilia (“il successo dell’Educamp si deve in larga parte alle location messe a disposizione dagli Enti militari, mai come in questa occasione espressione sociale di uno spirito di servizio nei confronti della popolazione, di cui sono diretta estrazione”); del Generale Claudio Minghetti comandante della Brigata Bersaglieri Garibaldi che, a nome delle Forze Armate (era presente anche il Maggiore Antonio Centanni in rappresentanza del Comandante della Scuola di Aeronautica col. Domenico Lobuono), ha ribadito il piacere di aver ospitato per un mese all’interno delle strutture militari tanti giovani; infine del Sindaco Carlo Marino che si è vivamente complimentato con i dirigenti del Coni per una iniziativa tanto gradita dalla comunità, auspicando che venga riproposta anche per il futuro.

      Ha preso quindi il via il saggio finale, pilotato da Giuliano Petrungaro e Clementina Petillo, con le dimostrazioni di lotta libera, guidate dal maestro Salvatore De Lucia, di jujitsu dal maestro Andrea Bresciani, di baseball dalla campionessa italiana ed europea Francesca Seguella, di scherma dalla campionessa italiana, europea e mondiale Ewa Borowa, di taekwondo dalla campionessa italiana Ester Sole con il maestro Nicola Fusco, di calcio dal team di allenatori federali. Sei dimostrazioni rispetto agli oltre dieci sport praticati durante il camp tra cui il nuoto, il pattinaggio, l’atletica, la pallavolo, il basket ed una applaudita esibizione di alto livello di ginnastica artistica affidata agli atleti del Gymnasium Casagiove, guidati dal maestro Carlo Senatore e dal suo staff, quest’anno in festa per i 40 anni dalla fondazione.

       Pirotecnica la conclusione del saggio con la realizzazione dei cinque cerchi olimpici sul parquet ad opera dei ragazzi distinti in altrettanti gruppi di diverso colore e la esecuzione finale dell’inno italiano ad opera della fanfara della Brigata Bersaglieri Garibaldi.

        Finale da “buone vacanze” con abbracci e qualche lagrima tra i bambini e i loro educatori, coordinati da Clementina Petillo (all’Aeronautica: Pina Desiato, Luca Mancini, Nunzia De Lucia, Ewa Borowa, Anna Zompa, Giuseppe Gamigliano, Yovani Izquierdo, Angelo Mainello, Valentina Ventrone; alla Brigata Garibaldi: Antimo Nero, Simone Fasano, Angela Rauso, Clemente Santonastaso, Danilo De Liso, Luca Giaquinto, Claudia Saputo, Paola Caserta, Bruno Belcaro) e gli altri collaboratori (in segreteria Erika Petrungaro e Federica Siano, per l’attrezzistica Benito Gazzillo e Aurelio Basileo).

 

Educamp: gran finale was last modified: luglio 18th, 2016 by L'Interessante
18 luglio 2016 0 commenti
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Biagio Izzo
CulturaEventiIn primo pianoTeatro

Biagio izzo al SonaRè Festival a San Leucio

scritto da L'Interessante

Biagio Izzo

Dopo il maltempo di Venerdì che ha obbligato gli organizzatori della serata a rimandare di un giorno la pièce, Sabato 16 Luglio presso il Belvedere di San Leucio è andato in scena Biagio Izzo con “Bello di papà” di Vincenzo Salemme, con la regia dello stesso Salemme

In teatro non si devono fare paragoni ma non si può prescindere dalle somiglianze. Lo spettacolo potrebbe risultare in prima battuta lontano dalle corde di Izzo che invece riesce a farlo suo, modificandolo in alcuni punti. La stessa regia di Salemme risulta cucita addosso al protagonista indiscusso della serata. Biagio Izzo riesce a imporsi sulla scena sin dai primi scambi di battute, amato come pochi dal pubblico Casertano, ricambia donandosi completamente alle duemila persone presenti in “sala”. Quella di ieri sera è stata l’anteprima nazionale dello spettacolo e per questo mostra alcune incertezze. Il ritmo dello spettacolo è altalenante, l’interpretazione degli attori non è convincente in alcuni punti. Gli attori in scena con Biagio Izzo sono: Mario Porfito accorato ed elegante in scena , Domenico Aria simpatico, divertente ma ancora lontano dall’interpretazione data da Massimiliano Gallo con Salemme , Adele Pandolfi reduce dalle tourneè della prima versione di “Bello di papà” risulta molto convincente e d’impatto, Yuliya Mayarchuck fa rimpiangere Antonella Elia nello stesso ruolo, Rosa Miranda porta a termine il ruolo che il regista le suggerisce, Arduino Speranza nota positiva dello spettacolo, ultimo dei caratteristi napoletani illumina la scena con la sua interpretazione, Luana Pantaleo molto presente sulla scena, gradevole. Nel complesso lo spettacolo è piaciuto molto alla platea praticamente piena del Belvedere di San Leucio ma non ne avevamo dubbi: quando Biazio Izzo chiama, i casertani rispondono. Unica nota stonata dello spettacolo è che con questa interpretazione si perde il finale malinconico e pensieroso che l’autore aveva dato, poiché colmato dalle risate del pubblico.

Michele Brasilio

Biagio izzo al SonaRè Festival a San Leucio was last modified: luglio 18th, 2016 by L'Interessante
18 luglio 2016 0 commenti
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cronache di pietra
CulturaIn primo piano

Cronache di pietra. Attese

scritto da L'Interessante

Pietra

Ogni mia pietra è  un pezzo di specchio in cui si riflette il peso e la leggerezza del mondo, la sostanza del mio cemento ha la forma dei segreti di questa città. E’ su di me che fa ombra il sole quando si scopre dalla luna all’alba; è sulla mia faccia senza volto che si poggia la mano stanca  degli anziani senza tetto che la disperazione fa invecchiare nell’inverno dell’ultima stagione

Sono il testimone dei baci a mezza bocca  che gli innamorati in fuga dall’universo mi confessano inconsapevolmente. Quante teste ad occhi chiusi ho sostenuto. Quanti brividi ho rubato dalle schiene che, su di me appoggiate, si sono desiderate alla ricerca di una sola identità in due.

Sono il custode del sangue scivolato a morte dalla vena rotta di una sconosciuta che al buio chiedeva aiuto, non so quando sia accaduto. Ho solo lo sguardo e l’udito per osservare; in me non esiste il tempo che scandisce , sento solo il mondo che passa .

Non sono un muro che separa, le pietre che mi abitano si fanno dipingere di parole il ventre.

Sono uno di quelli che accoglie; in me sopravvivono fenditure che i poeti  senza nome riempiono di versi all’imbrunire:

“Ci baceremo nel tempo di un addio amato bene e li resteremo fino alla fine del sempre.”

Ho la fronte cucita col nome di Alice a cui qualcuno, col volto bruciato dalla  delusione, ha scritto:

“…chissà se mi hai davvero vissuto,

chissà se ogni tanto mi hai rischiato,

chissà se mai mi hai amato.”

Ho lo stomaco pieno d’impronte fantasma che la rabbia di un uomo mi ha graffiato dentro :la prima volta che l‘ho incontrato è stato di testa: uno, due , tre colpi  alle pietre della mia faccia di sinistra, quelle ancora libere dai racconti di ognuno, tranne il suo. Arrivò zoppicando ; blue-jeans  bucati come un punto a croce riuscito male  e una maglietta furori stagione: manica lunga di un rosso sbiadito  che  tirava convulsamente verso i polsi per coprirsi pure l’invisibile.

Si sedette   sulle mie gambe senza ossa    e, afferrata la testa tra le mani,  continuava a rotearla senza fermarsi: fatemi entrare – ripeteva a voce bassa, come fosse una litania profana, recitata in assenza di  santi- .

Abito la sponda di un anfratto disegnato apposta   per far galleggiare  l’odore di tabacco e il tintinnio di tazzine da caffè provenienti da un bar  in miniatura. E’ una liturgia, per me,  il movimento di lenzuola tirare, spiegate e stirate dalle braccia rugose di due donne in sandali francescani; entrambe indossano sempre gonne a tubo di colore scuro, lunghe fino alle ginocchia , bluse bianche puntellate da spilli   e crune con  cui si adornano il petto dalla mattina. Dopo l’ora di chiusura del negozio , che indicano ai passanti e a me , lasciando la serranda aperta a metà, si trattengono là dentro fino  a che la luna si fa faro al centro delle stelle e il vicolo si zittisce.  Continuando a stirare giacche e pantaloni come fosse un mantra propiziatorio o un rito di scaramanzia , recitano il rosario con la devozione di chi sa di essere ascoltato, e aspettano risposte che forse non troveranno mai.  Devono essere donne sole, senza più legami vincolanti: Se così non fosse, ad un certo punto della giornata dovrebbero avvertire  l’urgenza  di ritornare a casa, per  soddisfare  l’attesa di  un figlio che aspetta un bacio dietro la porta, oppure l’insofferenza   di un marito che cerca un pasto caldo da spartirsi in due ,sul rumore di silenzi fatti d’abitudine o di parole pregne di condivisione. Questa città è  costruita come fosse un labirinto aperto che obbliga tutti a passarsi accanto, un agglomerato di viuzze  imbottite di folla frenetica. Quelli che passano per il mio indirizzo si toccano la pelle e le voci , ma non si incontrano mai. Si sentono e si maledicono nel volume alto delle loro stesse imprecazioni , ma nessuno si ascolta oltre una sosta di pochi minuti sul giudizio dell’aspetto altrui.

Eccolo che torna anche oggi, lo stavo aspettando.  È  dalla reazione a catena che creano le teste delle persone al suo arrivo in strada, che me ne accorgo. Solo le auto proseguono  noncuranti.

Per loro Mario è un pazzo di quarant’anni che si aggira senza meta per le vie del proprio paese con alito da ebbro e il pericolo nelle mani che tiene sempre chiuse a pugno.

Barcolla, ha una bottiglia di vino senza etichetta tra le dita, mi sta appoggiando la mano sugli occhi, è umida e sanguina leggermente dal centro del palmo: Chissà su quale muro si sarà dannato prima di raggiungere me. Mi dà le spalle, beve l’ultimo sorso di rosso  fermo sul fondo della bottiglia di vetro , poi la fa roteare con un calcio fino al gradino della lavanderia di fronte. Anna e Rosetta piegano e spiegano le lenzuola , stirano e pregano sottovoce, ma quando arriva lui  il loro tono si fa chiaro e autorevole, quasi ad ordinare al Dio  in cui credono la protezione dell’anima del pazzo.

Tra queste quattro mura non posso più entrarci- ricomincia a ripetere, mentre mi guarda in faccia come se capisse che ascolto-

“Non lo sanno loro che quando perdi tutto, quando la vita tradisce la tua dignità cominci a sentire la voce del diavolo nella testa, entra da sola ,senza il permesso di nessuno, è lui che mi fa tremare , è lui che  morde la pelle del mio stesso corpo ,è lui che mi abita il sangue se inveisco contro qualcuno.

 Non lo sanno che quando un uomo  incapace di farsi compagnia resta da solo, non può che diventare quello che sono io adesso.

La sua disperazione trafigge l’anima di ogni mia pietra, se non fossi un muro mi piegherei in due dal dolore .

Sono anni che qui dentro non entra più nessuno, i pazzi stanno fuori ad aspettare la vita che non hanno più.

Hanno solo me per ricordarsi quanto  questa struttura che reggo, li faceva sentire al sicuro, almeno dagli sguardi della gente.

Mario viene qui tutti i giorni. Si appoggia a me per darsi un indirizzo, un luogo in cui stiracchiarsi le braccia al crepuscolo.

Quando si appoggia a me, sono io che mi aggrappo a lui per sopravvivere. Un vecchio muro di un ex manicomio non si regge né sulle frasi d ‘amore, né sul movimento della città, può nutrirsi solo dell’anima di un pazzo, mentre aspetta di morire insieme a lui.

Michela Salzillo

Cronache di pietra. Attese was last modified: luglio 18th, 2016 by L'Interessante
18 luglio 2016 0 commenti
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Eboli
AttualitàIn primo pianoParliamone

Eboli: apre la spiaggia per disabili

scritto da L'Interessante

Eboli

Che ci piaccia o no, l’estate ha cominciato il suo turno. L’arsura della stagione in bikini è entrata a pieno regime nelle nostre giornate. Le temperature non la mandano di certo a dire e il desiderio di una spiaggia che allontani lo stress della routine è più o meno nei bisogni di tutti. Non sempre, però, volere è potere, neanche quando si tratta di una cosa semplice come un tuffo a mare. Se la regola è una sedia a rotelle, l’eccezione, in alcuni contesti, vacilla. La disabilità, tratta in salvo dal circostante, è solo una delle tante varietà in natura, ma se un ‘area, una città, un mezzo di trasporto, non sono accessibili, la sfumatura che arricchisce, diventa limite che frena anche i gesti o le azioni più banali. Si parla spesso di barriere architettoniche, a volte, anche male. Ciononostante la situazione in merito alla tematica è ancora piena di falle, che seppur vengono continuamente rattoppate, non godono di una risoluzione che parti dalla radice. E se una città non più fare a meno di gradini, marciapiedi e san pietrini, come pretendere un bagnasciuga che si attrezzi a dovere per chi non può fare jogging in riva alle onde?  Definire arretratezza il modus operandi di certe realtà è quasi fare un complimento all’ homo erectus. Spesso, si finge addirittura che vada bene così, perché l’Italia è già piena di guai. È come si fa a contraddire una tal  triste verità? Bisogna agire per precetti, andare per gradi, ristabilire le basi, altrimenti il vertice non può stare in equilibrio. Giustissimo! Ma perché non invertire qualche volta gli addendi, così, giusto per capire l’effetto che fa. C’è chi dinanzi a questo consiglio ancora digrigna i denti e chi, invece, non solo ci ha provato, ma sta anche riuscendo con successo.

Il 9 luglio, infatti, ad Eboli, è stata inaugurata la prima spiaggia attrezzata per i disabili. In via Carabelli, in località Campolongo, lungo la fascia costiera dello stesso punto geografico, qualcuno ha scoperto che mutando i fattori il risultato può cambiare, in positivo e a discapito di nessuno

Secondo quanto dichiarato dal sindaco, Massimo Cariello, si tratta di un importante iniziativa, la prima del genere nella città, che garantisce, alle persone con disabilità, interventi che mirano al rispetto delle proprie esigenze.

Attraverso il progetto  “Mare no limits,( ideato da un team nato nel 2000, apposta per promuovere l’attività idromotoria, socializzante, ricreativa, ludica, di insegnamento e pratica dell’ acquatica, a sostegno di programmi riabilitativi per soggetti disabili),  tutte le persone affette da una patologia invalidante,  potranno fruire del pieno e gratuito utilizzo di una spiaggia libera coperta dal  Comune di Eboli, attrezzata con  comfort e servizi.

 Oltre alle discese a mare attraverso idonee passerelle, è anche possibile sostare sotto l’ombrellone, utilizzando apposite pedane per il riposo. Disponibili anche i  servizi igienici accessibili, insieme al trasporto da e per la spiaggia, grazie ad un efficiente sistema di prenotazione: le  sedie job ne costituiscono un esempio.

Se l’obiettivo è stato raggiunto è grazie alla collaborazione di tanti, ha detto Cariello: “Ringrazio la Security Service, vincitrice del bando per le aree di sosta a mare e per il servizio di salvamento, per l’ampia disponibilità dimostrata; così come l’assessore comunale alle politiche sociali ,Lazzaro Lenza, per l’impegno e la tenacia nel raggiungere un obiettivo che già dai primi giorni di mandato si era posto e,  ancora, il neo manager per le disabilità del nostro comune, Generoso Di Benedetto, per la consulenza, dall’alto delle sue competenze e dell’esperienza maturate, per il contributo offerto al progetto”.

 Certo, anche viaggiando in questa direzione, ci sarebbe ancora da discutere, specie sulla sottile differenza  tra libero accesso e vita indipendente, ma questo è un altro capitolo. Una “sovversione alla volta” !   Qualcuno dice che se puoi pensarlo, puoi farlo, ma se c’è chi è partito prima, il compito diventa solo quello di copiare. Visti i risultati e gli entusiasmi, provarci non solo vale la pena, ma è pure un dovere, perché anche il mare è un diritto di tutti.

Michela Salzillo

Eboli: apre la spiaggia per disabili was last modified: luglio 18th, 2016 by L'Interessante
18 luglio 2016 0 commenti
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Rosso
CulturaEventiIn primo pianoTeatro

Rosso Vanvitelliano alla Reggia di Caserta

scritto da L'Interessante

Rosso Vanvitelliano

Rosso Vanvitelliano alla Reggia di Caserta

La città di Caserta produce arte ed artisti

        Sabato prossimo 23 luglio alle ore 20.30 è di scena Rosso Vanvitelliano, l’opera teatrale della città della Reggia. È il primo esempio di una autonoma produzione culturale della città di Caserta con i giovani artisti del Laboratorio Tradizione & Traduzione del Teatro Stabile di Innovazione “Fabbrica Wojtyla” città di Caserta.

        Un prodotto totalmente cittadino, già richiesto a Trieste ed ora anche a Napoli dallo storico direttore di Teatro Spazio Libero, Vittorio Lucariello, l’autorevole promotore con Amelio del post-modernismo, che parla dello spettacolo come la nuova avanguardia dove Caserta ha anticipato persino Spoleto e l’Arlecchino: on to freedom di Tim Robbins.

        Rosso Vanvitelliano, così già vanto di Caserta, è una anticipazione delle azioni culturali, coordinate da Vincenzo Mazzarella, di valorizzazione di Palazzo Reale concordate nella convenzione sottoscritta dal direttore Mauro Felicori con l’amministrazione del Comune di Caserta nell’ambito del progetto della Regione Campania Tradizione & Traduzione finanziato dal Piano d’Azione per la Coesione.

        Una rappresentazione teatrale itinerante unica nel suo genere che coinvolge tutte le stanze storiche visitabili del Palazzo Reale: oltre trenta artisti con i testi originali di Rosso Vanvitelliano dedicati  alla Reggia di Caserta da Patrizio Ranieri Ciu.

        «L’istante in cui Luigi Vanvitelli, fermo di fronte alla vasta distesa scelta da Carlo III, ha visto concretizzarsi nella sua mente l’immagine della Reggia di Caserta fu all’ora del crepuscolo. Il tramonto alla Reggia di Caserta è infatti magico: il sole penetra le finestre o gli alberi nel parco dando a stanze e giardini una luce impareggiabile».

       Rosso Vanvitelliano, spettacolo serale di eccellenza, prende infatti il via nella Reggia di Caserta al tramontar del sole. Gli appartamenti storici rivivono nel percorso teatrale le autentiche storie del nostro patrimonio culturale. Vicende umane, drammi, ricordi, emozioni, momenti tristi e allegri, situazioni tragicomiche, buffe o intime, tutte evocazioni vissute nel Palazzo Reale più grande del mondo che si tingono di un rosso vitale.

        È il passato culturale, vissuto alla Reggia da uomini come Filangieri, Cuoco, Goethe, Dumas, che incontrando l’attualità mascherata da Policinella ci accompagna all’appuntamento con i protagonisti: Vanvitelli, il grande ideatore del complesso architettonico nel suo monologo a Dio, Hackert ed i suoi disegni, Graefer alle prese con il Giardino inglese, le dicerie di Corte su Maria Carolina con accanto Emma Lyon, la prostituta inglese, particolarmente intima della Regina con les attitudes, danze velate che accesero l’interesse del suo amante, l’ammiraglio Nelson. Si rievoca lo scontro di questi con Caracciolo ed i rivoluzionari del ‘99, la politica di corte nelle mani di Acton e del reggente Tanucci, la repressione del Cardinale Ruffo, la violenza di Gennaro Rivelli, il menino del Re, mentre nelle cucine Ferdinando è alle prese con il sartou di riso e con una cameriera di corte che insegue le quattro principessine nate alla Reggia destinate a divenire le regine di tutta l’Europa. Un emozionante viaggio nel tempo che permette l’incontro con Eleonora Pimentel e Luisa Sanfelice, dame di Corte poi rivoluzionarie e messe a morte, ed ancora con Paolina e Carolina Bonaparte, le sorelle di Napoleone che anche a Caserta allestirono le loro famose feste in maschera e con Maria Sofia, regina soldato, ultima dei Borbone a lasciare Palazzo Reale. Tutto negli splendidi costumi delle diverse epoche.

        In ogni angolo della Reggia quindi c’è un segno della vita che è passata tra un testo ironico sulla lettura ed un sogno, tra un pensiero ed un dipinto. Ma non tutto è evocazione: nelle stanze finali del percorso la nuova sorpresa: è la voce umana dell’oggi. «Che siamo?» ci chiede. Perché tra tante voci della Storia il viaggio nella Reggia è un pretesto per ricordare che l’umanità ha ancora tanto da imparare.

       Ingresso con spettacolo e visita agli appartamenti storici, per l’occasione al costo solo di 1€ il che certifica come la volontà del Ministero, della Reggia e della città di Caserta come protagonista hanno un obbiettivo comune: la diffusione della Cultura.

Rosso Vanvitelliano alla Reggia di Caserta was last modified: luglio 18th, 2016 by L'Interessante
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Gomorra
CulturaIn primo pianoTv

Gomorra: provini e conseguenze

scritto da L'Interessante

Gomorra

La redazione de L’interessante è stata luogo fertile di un esperimento sociologico e antropologico del tutto involontario e sorprendente.

Ci siamo trovati, senza volerlo davvero, o meglio, senza che questo fosse il nostro intento, spettatori di un fenomeno che ci era giunto alle orecchie come possibile, ma che mai avremmo pensato fosse vero in ogni sua descrizione, per nulla esagerato o inventato.

Anche perché, per colpa o per gloria, noi de L’Interessante, la serie Gomorra non l’abbiamo mai vista, non suscitando in noi alcun interesse né lavorativo, né privato. 

Ma i comunicati stampa che giungono in redazione, se di interesse pubblico, li pubblichiamo. E così abbiamo fatto poco più di un mese fa, l’8 Giugno scorso. Abbiamo provveduto, infatti, a pubblicare tramite i nostri canali, un comunicato riguardante i provini della terza stagione della serie più vista e discussa del momento. Ci teniamo a precisare che tale articolo, chiaramente e senza possibilità di equivoci, parlava di una giornata di provini già conclusa, il giorno precedente, e che – almeno in quel luogo – non ce ne sarebbero state altre.

Insomma, un articolo come un altro. Se non per le reazioni che ha scatenato in giro per il web. 

L’effetto Gomorra non si è fatto attendere

Ignorando il fatto che fossimo una testata giornalistica e non un’agenzia di produzione, e anche questo è chiaro alla prima occhiata entrando nel nostro sito, saltando la parte che affermava “i provini si sono tenuti ieri, unica data”, giovani e meno giovani ci hanno contattato – e ci contattano ancora oggi – volendo fissare appuntamenti per sostenere il provino.

Posto che sarebbe bene leggere il testo di un articolo e non solo il titolo, almeno se si ha intenzione di interagire in un secondo momento, il punto non è questo. Quello che ha attirato la nostra attenzione di questo effetto collaterale, è stato il tipo di messaggi che hanno letteralmente intasato le nostre caselle di posta elettronica. 

  • Sono disperato per mio figlio che vorrebbe tentare di far parte di questo casting meraviglioso
  • Ciao mi chiamo Francesco ho 17 anni sono di barra e il mio sogno e entrare nel mondo cinematografico ,nel caso vi rimango il mio numero
  • “SI NU ME CCHIAMMAT VE SVIT A CAP AGOPP O COLL ….. .
    AHAHAHHH. .SCHERZO…ERO GIÀ ENTRATO NELLA PART
  • SAREBBE BELLISSIMO…IL MIO SOGNO NEL CASSETTO…..CONTATTATEMIIIIIIIIIII VI PREGOOOOOOO
  • ciao mi chiamo salvatore e il mio sogno partecipare a questa serie sono del 72 e ho una figura interessante posso partecipare eccome
  • MI CHIAMO CONSIGLIA HO 32 ANNI SONO NAPOLETANA, HO I CAPELLI LUNGHI CASTANO SCURO E OCCHI VERDI E SONO ALTA 169 SPERO DI ESSERE CONTATTATA PER POTER PARTECIPARE

Questi sono solo alcuni messaggi giunti in redazione. Non vogliamo parlare della natura delle candidature che – per forma, lingua e contenuto – lascia molto a desiderare. Ma, ancora una volta, il punto non è questo.

Quello che ci siamo chiesti rimanda ad un altro piano della realtà: i ragazzi che hanno come unico sogno raggiungere fama e successo attraverso Gomorra, sanno di cosa stiamo parlando? Non parlo delle condizioni di vita di alcune zone di Napoli e del casertano perchè, purtroppo, molti di questi ragazzi le conoscono certo meglio di me vivendoci appieno le giornate e, forse per questo, volendo scappare cercando il riscatto del successo.

Parlo del fenomeno Gomorra, di questa pagliacciata che ci ha reso tutti un medesimo personaggio dalle stesse battute, lontanissimi da una realtà che il regista ora e lo scrittore Roberto Saviano in passato, hanno voluto spettacolarizzare per un proprio ritorno economico e di immagine fregandosene di un popolo che a fatica tenta di salvare un briciolo di dignità e rispetto.

Quindi, ragazzi, volevamo dirvi due cose. La prima è un’informazione di servizio: siamo un giornale online. Non organizziamo provini per Gomorra e non abbiamo alcuna informazione a riguardo. La seconda è un consiglio: non cadete nella trappola del fumo negli occhi, perchè di reale queste situazioni non hanno nulla. Amate recitare? Scegliete il teatro vero, il cinema di qualità. Studiate. Studiate non solo recitazione, studiate la storia della vostra città e distaccatevi da queste pantomime strappa soldi a discapito di un mondo che ha le sue difficoltà, che arranca ma che non è Gomorra, non è Roberto Saviano, non è stai senza pensieri.

Mandate questa gente a prendere il perdono dal loro Dio denaro. Voi salvaguardate questa città, questa Italia, questo mondo con l’arte. L’arte vera.

Roberta Magliocca

Gomorra: provini e conseguenze was last modified: luglio 17th, 2016 by L'Interessante
17 luglio 2016 0 commenti
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Napoli Sotteranea
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Napoli Sotteranea

scritto da L'Interessante

Napoli

I napoletani cavano l’arte dal sole, diceva Camillo Boito. Ma anche lontani dalla luce non se la cavano affatto male.

A 40 mt. di profondità, infatti, c’è lei, Napoli Sotterranea, che, lontano dalle rumorose e festose stradine del centro storico, offre ai turisti un mondo di storia e meraviglia

Sul tufo giallo, pietra con la quale la città è costruita, ci sono tracce risalenti fino a 5000 anni fa. Architetture greche e romane si trovano ovunque lungo i cunicoli che formano questo luogo che, da anni ormai, affascina turisti e non solo. Anche gli abitanti della stessa Napoli, infatti, e dei paesi vicini si mostrano interessati e desiderosi di conoscere la storia antica del luogo che li ama e li cresce.

I due principali ingressi al sito sono quello di piazza San Gaetano, nel decumano maggiore, e quello di via Sant’Anna di Palazzo, nel quartiere Chiaia. Lo sviluppo di quest’area sotterranea, come abbiamo già detto, è antichissima. Cominciò, infatti, in epoca romana, dando importanza soprattutto ad una fitta rete di acquedotti. Nel XX° secolo, la città sotterranea fu luogo privilegiato per proteggersi durante i micidiali bombardamenti che videro coinvolta la città. Infatti, i cunicoli di cui è composto il sottosuolo, furono dotati di illuminazione e attrezzati per ricevere decine e decine di persone che si nascondevano quando necessario. I numerosi oggetti trovati e le decorazioni sulle pareti, testimoniano quanto tempo, durante i bombardamenti, i cittadini passassero più “al riparo” che “alla luce del sole”.

A Chiaia è ancora possibile vedere qualche rifugio. Ancora una volta Napoli non ci delude, è all’altezza delle nostre aspettative. Anzi, ci stupisce anche quando crediamo che non sia più possibile, anche quando crediamo che i nostri occhi già abbiano visto tutta la bellezza possibile. Napoli non pone confini allo splendore. Napule è a voce de’ criature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si sulo.

Roberta Magliocca

Napoli Sotteranea was last modified: ottobre 21st, 2016 by L'Interessante
21 ottobre 2016 0 commenti
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Nizza
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Nizza Turchia: siamo sempre stati in guerra

scritto da L'Interessante

Nizza

Siamo sempre stati in guerra, è la storia a parlare per chi fa fatica ad ammetterlo. La vita non ha mai smesso di rischiare la morte e il mondo si è avvicinato in diverse occasioni alla fine.

 “Stiamo cadendo a pezzi”, di pensieri che assomigliano a parole del genere ne stiamo facendo tanti.  In questi giorni in cui il terrore sembra volersi guadagnare la normalità, sbeffeggiando il futuro, il dramma appare come una galera senza sconto di pena.

La strage di Nizza, prima, e il colpo di Stato in Turchia, poi, conclusosi in breve tempo, ma con addosso il carico di novanta morti, ci stanno facendo esercitare alla paura

Abbiamo cominciato a fare gli addominali quando nel gennaio del 2015 fu attentata la sede del giornale satirico, Charlie Hebdo, a Parigi. In quella occasione morirono dodici persone, che pagarono con la vita lo scotto di fare ironia sul popolo islamico. È seguita  la serie di attentati terroristici di  Novembre , quando, durante un concerto, furono uccisi molti giovani al Bataclan, tra cui l’italiana Valeria Solesin. Da qui, come spesso accade in queste occasioni, giornali, televisioni e social si sono coalizzati in catene che fossero simbolo di pace e traduzione   di tolleranza fra etnie e religioni. La commemorazione, però, dura sempre il tempo di allontanare cattivi pensieri. Tutto, prima o poi, torna a non riguardarci più, almeno fino a quando non si contano nuovi morti e altri feriti.  È bastato  quello che è accaduto giovedì ,14 luglio, a Nizza,a farci ricordare che non è cambiato nulla e che, forse, il Dio in cui crediamo è impegnato a capire fin dove vogliamo arrivare.

Erano le 22:30 quando un camion di grandi dimensioni e di colore bianco ha travolto la folla intenta  a godersi lo spettacolo pirotecnico, messo in scena per celebrare la presa della bastiglia del 14 luglio 1789. Voleva essere un giorno di festa, invece, nel sud del paese, lungo la famosa Promenade des Anglais, si è consumata una carneficina che ha contato più di ottanta  morti, tra cui molti bambini, e più di duecento feriti.

L’attentatore, un trentunenne di origine franco- tunisina, residente a Nizza e pregiudicato per aver commesso reati di piccolo calibro, ha guidato a zig- zag per centinaia di metri, sparando colpi di mitra dal finestrino del furgone, per investire più persone possibili.

A testimoniarlo, anche video amatoriali, girati dai sopravvissuti alla strage  e caricati  in rete, come caramelle al mercato, da più testate giornalistiche, spacciandoli, ovviamente, per notizia. Ma qual è la rilevanza fattiva in un frame che documenta l’emorragia di un corpo esanime? Cosa aggiunge alla tragedia diffondere una foto che ritrae una bambina senza più vita, coperta in volto, con una bambola  al suo fianco? Direi nulla. Ma un clic, per alcuni, vale molto più del cattivo gusto.

Nessuna riserva anche fra l’opinione comune,che grida allo scandalo, perché l’Isis non si sa bene cosa sia, potrebbe essere chiunque il prossimo a farsi saltare in aria in mezzo ad una moltitudine di persone di chissà quale parte del mondo. Dal vicino di auto bus, allo sconosciuto in ascensore. Non ci risparmiamo l’invettiva per nessuna ragione al mondo, perché siamo spaventati, come è  giusto che sia.

 Loro sono i disumani, certo, e noi i buoni che scagliamo mille pietre al minuto.

Posto che la violenza non potrà mai essere giustificata, siamo davvero sicuri, che a prescindere dal folle terrorismo, gli occidentali non abbiano giocato, per troppo tempo, a tirare la corda?

Michela Salzillo

Nizza Turchia: siamo sempre stati in guerra was last modified: luglio 16th, 2016 by L'Interessante
16 luglio 2016 0 commenti
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Cerco storie a lieto fine
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Cerco storie a lieto fine

scritto da Roberta Magliocca

Cerco storie a lieto fine

Domenica mattina. Piedi scalzi. Panni sporchi. Pensieri storti. FM 106.8. Non trovo le chiavi della macchina. Cerco nella borsa. Ci trovo un po’ di tutto. L’abbonamento del treno. Un accendino. Un ricordo sporco di lucidalabbra. Cerco nel primo cassetto della scrivania dove finisce il superfluo; ci sono le tue mani che promettevano ciò che non potevano. Le chiavi no, non ci sono. Cerco nei piedi delle persone che non sanno dove vanno, eppure vanno. In un teatro che da troppo tempo ormai mi vede comprare un unico biglietto. Cerco negli anni passati. In ciò che ho scritto. Cerco nei racconti di due sorelle, ora mogli e madri, un tempo figlie spericolate. Cerco nello sguardo assente di una signora con tanti compleanni da ricordare e troppi gatti a sottolinearle solitudini e dispiaceri. Cerco in un sorriso nostalgico ad un funerale. In chi non la pensa come me. Cerco in chi la pensa come me ma per ragioni diverse dalle mie. Cerco nei panni da stirare. Nelle parole che ho ascoltato e a cui ho creduto. Nelle parole opposte a cui non volevo credere, perchè vere. Cerco in quella canzone che odio ma che la mia bocca non smette di cantare. Più cerco e più perdo. E una domanda continua ad ossessionarmi. Dove diavolo avrò messo le chiavi della macchina? I Connels, intanto, cantano “Nothing to say ‘cause it’s already said” . Sorrido. Perchè la canzone mi piace. Perchè non c’è niente da dire. Perchè tutto è già stato detto. E cosa mai potrei dire? Hai messo “noi” in una scatola, un anello al dito e lo spazzolino accanto al suo.

Io che non ho mai capito cosa fosse realmente l’amore, non lo so tutt’ora, cercavo di scoprirlo insieme a te in giorni che non fossero mai uguali ai precedenti, in parole che non fossero quelle di banali soap opera. A me che non mi è mai importato nulla di fiori e sanvalentini, bastava avere qualcosa che fosse nostro e nostro soltanto. In quelle notti abbiamo scritto la nostra storia. Niente “C’era una volta…”; niente “…e vissero per sempre felici e contenti”. E’ una storia cominciata con passione e finita con altrettanta violenza. Ma è stata la nostra storia. Nascosta e vietata ai minori. Perchè il mondo non deve sapere di corpi che pulsano, di unghie che graffiano, di pelle che suda, di mani che incendiano. Allora continua a dare al mondo cavalli bianchi e parole sussurate alla luce del tramonto. E lascia a me la libertà di amare senza dire mai “Ti Amo”, di tenere accanto a me una persona lasciandola andare altrove, di renderla felice rendendo prima felice me stessa. Lasciaci chiusi dentro quella scatola. Tu hai il tuo amore adesso. Il tuo spazzolino accanto al suo. Io? Non ho nemmeno più le chiavi della macchina.

Roberta Magliocca

Cerco storie a lieto fine was last modified: luglio 17th, 2016 by Roberta Magliocca
17 luglio 2016 0 commenti
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