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Cardarelli
AttualitàIn primo pianoParliamone

Cardarelli: chiude la terapia del dolore

scritto da L'Interessante

Cardarelli

Il primario va in pensione e il reparto insieme a lui. Accade al Cardarelli di Napoli, unico nosocomio della regione Campania ad avere una divisione dedicata ai pazienti oncologici in fase terminale. Si chiama terapia del dolore ed è stata fondata nel 1977, divenendo, sin da subito, una realtà d’avanguardia in tutto il centro- sud. La drastica decisione di sopprimere la sezione dedicata alle cure palliative, supera anche i termini di esclusiva regionale. Esistono strutture similari sul territorio e sono le stesse a cui la regione si appiglia per quasi giustificare una scelta che non può essere separata dal discutibile.

I reparti attivi nell’ambito, a cui si fa riferimento, non solo fanno fatica a fornire una risposta piena alle esigenze dei pazienti, ma, oltretutto, sottostanno ad una convenzione fra pubblico e privato, tale stipulazione contrattuale, ovviamente, implica un servizio d’assistenza parzialmente gratuito.

A lanciare parole di ritegno ed accusa è stato Vincenzo Montrone, anestetista e terapeuta del dolore, che lamenta delusione ed amarezza.” La miopia della politica e le assurde regole del clientelismo sono intollerabili”, ha detto, mentre non gli resta che fare i conti con un sogno che sta per svanire. È stato lui, infatti, che, quarant’anni fa or sono, si è battuto affinché nascesse questa disciplina.

Risale al 21 giugno il monito da parte della dirigenza del Cardarelli alla regione Campania, si tratta di una dichiarazione sottoscritta in cui viene attestato il piano di riordino del servizio sanitario, con la cancellazione ufficiale della terapia del dolore

La proposta sostituisce un ambulatorio ai posti letto per pazienti affetti da patologia algica tumorale, trasferendo il servizio revisionato dal dipartimento onco- ematologico a quello anestesiologico.

Gli effetti di quanto deciso sono ampliamente deducibili. Tutti i malati a cui sarà riconosciuta una malattia tumorale in stadio avanzato, saranno trasferiti in reparti quali medicina d’urgenza, terapia intensiva o rianimazione. Questo impedirebbe l’attuazione di dinamiahe umane che vanno al di là dell’assistenza sanitaria, certamente indispensabile, ma che non può essere isolata da un processo di relazione empatica fra paziente e specialista.

Secondo quanto dichiarato da Montrone, la terapia del dolore non ha dato mai segni di impropria attività. Non solo avrebbe garantito un risparmio economico notevole, che ammonterebbe a circa quattro milioni e 800 mila euro annui, ma non è da sottovalutare la dimensione protetta, adottata per i pazienti oncologici, che ha offerto ai dimessi un ‘assistenza a domicilio.

Le somme, ora, vanno tirate dalla regione che dovrebbe riconoscere la rete di cure palliative, ma l’ottimismo, per Vincenzo Montrone, pare un ‘utopia, e non solo per lui, visto che dopo anni di indicibili tagli alla sanità, stiamo parlando di un ulteriore fallimento.

 È, tutto questo, qualcosa su cui stare a giocare a chi offre alternative, contentini che mettano a tacere risentimenti e pareri contrari? A voi la risposta.

Michela Salzillo

 

Cardarelli: chiude la terapia del dolore was last modified: luglio 16th, 2016 by L'Interessante
16 luglio 2016 0 commenti
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scudetto
BasketIn primo pianoSport

Iavazzi: alcune precisazioni

scritto da L'Interessante

Iavazzi

Iavazzi


In merito alle tante voci relative alle vicende societaria, il proprietario della Juvecaserta, dr. Raffaele Iavazzi, ritiene opportuno precisare che già in data 26 giugno ha sottoscritto un preliminare di cessione del 62%  del capitale sociale con una società internazionale con sede in Gran Bretagna ed interessi in tutto il mondo. Il passaggio ufficiale delle quote avverrà nei prossimi giorni in concomitanza con l’arrivo a Caserta del legale rappresentante dell’azienda, attualmente impegnato all’estero. I dettagli dell’accordo saranno resi noti in un’apposita conferenza stampa che si terrà subito dopo la stipula dell’atto notarile. 
«Desidero esprimere – afferma Iavazzi – un sincero ringraziamento al Sindaco, avv. Carlo Marino, che si è reso protagonista del contatto tra me e la società acquirente, che nella trattativa ha dimostrato grande interesse per la storia della squadra di basket e della città di Caserta tanto da decidere sull’acquisto della maggioranza delle quote sociali in poco meno di un mese. La validità dei nuovi soci costituisce anche un’eccezionale garanzia per il futuro della Juvecaserta».

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Iavazzi: alcune precisazioni was last modified: luglio 15th, 2016 by L'Interessante
15 luglio 2016 0 commenti
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Giffoni
CinemaCulturaEventiIn primo piano

Giffoni 2016: si parte con la maratona per Di Caprio

scritto da L'Interessante

La magia è cominciata: il Giffoni Film Festival, in programma dal 15 al 24 luglio a Giffoni Valle Piana. Ieri, Giovedì 14 luglio, 4150 giurati hanno assaporato l’experience Giffoni con una maratona dedicata al Premio Oscar Leonardo DiCaprio.

In una proiezione non stop, in Sala Lumière dalle 14.30 alle 3.30, sono stati presentati cinque tra i suoi migliori film. Si parte con PROVA A PRENDERMI di Steven Spielberg (141’, 2002), commedia sui generis in cui DiCaprio presta il volto a Frank W. Abagnale, un uomo dalle mille identità: medico, avvocato, pilota di linea e, soprattutto, un maestro della frode
finanziaria. Segue THE DEPARTED – IL BENE E IL MALE di Martin Scorsese (151’, 2006), storia ambientata a South Boston dove il dipartimento di polizia dello stato del Massachusetts ha dichiarato guerra alla criminalità organizzata e al boss Frank Costello. Sempre dello stesso regista SHUTTER ISLAND (138’, 2010), basato sul romanzo del 2003 *L’isola della paura* di Dennis Lehane. Un avvincente thriller psicologico in cui il capo della polizia locale, Teddy Daniels e il suo nuovo partner, Chuck Aule (Mark Ruffalo), vengono convocati per indagare sull’inverosimile scomparsa di una pluriomicida, riuscita a fuggire da una cella blindata dell’impenetrabile ospedale di Ashecliffe. Penultima opera in scaletta è INCEPTION di Christopher Nolan (148’, 2010), in cui il protagonista, Dom Cobb, è un abilissimo ladro, il migliore al mondo quando si tratta della pericolosa arte dell’estrazione, ovvero il furto di preziosi segreti dal profondo del subconscio mentre si sogna, quando la mente è al massimo della sua vulnerabilità. Si chiude all’alba con THE WOLF OF WALL STREET (180’, 2013), ancora Scorsese, che mette in scena la vita frenetica e viziosa dei cosiddetti “lupi di Wall Street”, quei broker che, occupandosi di alta finanza, finiscono per rendere la propria stessa essenza un infernale groviglio di numeri da cui vengono imprigionati.

Giffoni 2016: oggi il taglio del nastro 

Oggi il taglio del nastro. Appuntamento, per la prima volta in 46 anni, fuori dalle mura della Cittadella del Cinema, dove oltre 4mila giurati hanno accompagnato il direttore Claudio Gubitosi nella cerimonia di apertura. Dal cuore del Festival fino al cantiere della Multimedia Valley, per ammirare quello che è il luogo pronto a diventare il futuro di Giffoni. Nel corso della cerimonia si è scoperto un elemento dell’opera in ceramica vietrese dedicata al Premio Oscar, Carlo Rambaldi: la testa di King Kong.

Cresce l’attesa per gli ospiti nazionali ed internazionali. Star e astri nascenti, talenti capaci di stupire anche il pubblico più difficile sono pronti ad impreziosire questa edizione, tra i vari: Sabina Guzzanti ed Evanna Lynch. Verve comica, ironia, il tagliente punto di vista sull’attualità, sono da sempre i punti di forza della Guzzanti che, giovedì 21 luglio, racconterà al giovane pubblico la sua brillante carriera da attrice-autrice di satira teatrale e televisiva, oltre che da regista di lungometraggi.
 Gli accaniti fan della saga dedicata al piccolo maghetto Harry Potter, invece, potranno incontrare, lunedì 18 luglio, la simpatica e stralunata Luna Lovegood (Evanna Lynch) che al Gff accompagnerà, *My name is Emily**, (2015)* per la regia di Simon Fitzmaurice. Il lungometraggio rientra tra le opere in concorso nella sezione Generator +16.

Maria Rosaria Corsino

Giffoni 2016: si parte con la maratona per Di Caprio was last modified: luglio 15th, 2016 by L'Interessante
15 luglio 2016 0 commenti
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Matteo renzi
AttualitàIn primo pianoParliamonePolitica

Renzi o Non Renzi? Questo è il Dilemma!

scritto da L'Interessante

Renzi

<<Mai fidarsi troppo del giudizio dei cittadini: basti pensare che nel referendum più famoso della storia hanno liberato Barabba>> diceva Crozza in uno dei suoi più celebri discorsi, sottolineando come il Referendum stesso possa trasformarsi pericolosamente in un Giuda che pugnala alle spalle il proprio Messia, in un cane che tradisce il proprio padrone, in un “Barabba” che, muto nel suo silenzio indifferente,  scatena poi tutte le sue conseguenze una volta liberato: “mai fidarsi”, ripeteva il comico, per evitare la concretizzazione di un assenso che ha vissuto di menzogne mescolate a verità nascoste per troppo tempo; <<Non votare è come non innaffiare la pianta della democrazia>> affermava, al contrario, Elio, interrogato anche egli sulle capacità tanto piccole quanto fondamentali di quella stessa decisione portata avanti con il coraggio di chi crede nella virtù del popolo, di chi desidera rappresentare la possibilità determinate nella scelta “saggia e giusta” del futuro, di chi vuole iniziare a vedere attivamente come può una quantità minima di acqua avere la forza di far fiorire nuove piante, più forti, più “autotrofe”. La verità, tuttavia, si trova nel mezzo: infatti, se da una parte bisogna offrire al cittadino l’informazione pura e semplice, dall’altra occorre rifornirlo continuamente dei mezzi necessari per valutare criticamente i quesiti proposti dal referendum, chiarire loro i pro e i contro, affrontare gli argomenti di valutazione in maniera chiara e costruire un vero e proprio “palazzo di vetro” per evitare di distorcere il processo di decisione democratica.

Ma siccome la teoria ha sempre redatto parole tanto autorevoli ma poco effettive, ci pensa la pratica a chiamare in causa l’azione:

il prossimo ottobre gli italiani saranno chiamati a votare un referendum costituzionale per approvare o respingere la riforma Boschi – Renzi ratificata definitivamente lo scorso 12 aprile e che porta il nome dell’attuale ministra Maria Elena Boschi, promotrice principale insieme al governo di Matteo Renzi

Ed è proprio intorno a questi due ultimi personaggi che si genera la domanda tipica da porre, quella che, rea della sua tradizione, necessita tanto coraggio prima di essere impostata: “Ce la faranno i nostri eroi a farla franca?”: perché si, in caso di sconfitta come ultimamente successo nel Referendum Costituzionale del 2006, il presidente del consiglio rischia di dire addio, insieme alla sua compagna di viaggio, alla sua poltrona d’oro e lasciare affondare una nave attaccata dai tanti sin dal momento in cui è salpata, Berlusconi docet. E così, esattamente come quella di dieci anni fa, la riforma è stata dapprima approvata in doppia lettura da camera e senato e dovrà ora passare al vaglio dei cittadini: non è previsto il raggiungimento del quorum perché, a differenza del referendum abrogativo, non è necessario che vada a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto ma, appunto, vinceranno i “sì” o i “no” indipendentemente da quante persone andranno ad esprimersi.

Quello che gli addetti ai lavori hanno concepito solo negli ultimi mesi è stato molto tempo prima realizzato dall’intuizione politica dei due politici di trasformare totalmente l’assetto istituzionale del paese, una trasformazione degna di essere presentata come la svolta della nazione ma altrettanto preoccupata dall’essere acclamata come l’eroina dei due mondi: la riforma, pertanto, si propone di vestire i panni di Anita Garibaldi, nell’intento di compiere la medesima impresa svolta due secoli fa, e di ammodernare un processo fattosi vecchio. Come? Superando dapprima il bicameralismo perfetto, che di perfetto presenta in effetti solo il nome: attualmente tutte le leggi, sia ordinarie sia costituzionali, devono essere approvate da entrambe le camere; con la potenziale entrata in vigore della riforma, invece, la camera dei deputati diventa l’unico organo eletto dai cittadini a suffragio universale diretto e l’unica assemblea che potrà sia approvare le leggi ordinarie e di bilancio che accordare la fiducia al governo, lasciando cadere, inevitabilmente, il Senato nel baratro della decadenza, nella “fossa dei leoni”: l’organo collegiale diventerebbe a tutti gli effetti solo un organo rappresentativo delle autonomie regionali composto non più da 315 senatori ma da 100, eletti direttamente dai cittadini e pagati con uno stipendio da amministratori, che potrà esprimere pareri sui progetti di legge approvati dalla camera e proporre modifiche entro trenta giorni dall’approvazione della legge, esercitando, pertanto, una funzione di “perfetto raccordo” tra lo stato, le regioni e i comuni. I provvedimenti successivi saranno presi in funzione di una “economizzazione” delle spese, quegli stessi costi tanto criticati in passato dalla popolazione e ora pronti ad essere allontanati dal premier, il <<Demolition Man>> per il Times, l’”uomo tutto d’un pRezzo” per il resto del mondo: verrà abolito il Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro, organo ausiliare previsto dalla costituzione con la funzione consultiva per quanto riguarda le leggi sull’economia e il lavoro; verranno ridotte le partecipazioni in sede di elezioni presidenziale con l’esclusione dei delegati regionali a favore delle camere in seduta comune; torneranno “alla base” una ventina di materia di competenza esclusiva dello stato come l’ambiente, la gestione di trasporti e navigazione, la produzione e la distribuzione dell’energia, insieme alle politiche per il lavoro; infine sarà innalzato il tetto mimino di firme per la proposta di una legge d’iniziativa popolare, che passerà da 50mila a 150.

La battaglia tra gli schieramenti è appena cominciata sottoforma di campagna elettorale, il “salto di qualità” tanto respirato nell’aria di chi osanna il “si” è un passo coraggioso, l’”Italicum” appena votato che trasformerebbe la nazione con sovranità popolare in un paese autoritario è un pensiero stabile: il referendum visto come <<L’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione>> diventa così il grido di battaglia dei “Comitati del NO”, contrastato sull’altro fronte in maniera trasversale dai “Sostenitori del SI” con lo striscione “La nostra costituzione è la più bella al mondo, ma si può cambiare”. Come cani pronti a scannarsi per la propria preda, così le ragioni di una o dell’altra fazione provano a mostrare al mondo politico il macchinoso e costoso processo della guerra: da una parte la <<Madre di tutte le riforme>> persuade il pensiero del popolo in maniera positiva grazie al “taglio delle poltrone”, che permetterà di risparmiare 500 miliardi di euro l’anno e semplificherà l’iter legislativo evitando la “navetta”, ossia il viaggio che i testi di legge compiono più volte tra Camera e Senato per essere approvati; dall’altra la stessa <<Riforma non legittima>> allontana la sua approvazione, colpevole di un bicameralismo mai davvero superato bensì confuso mediante la creazione di potenziali conflitti di competenza tra Stato e Regione e tra Camera e nuovo Senato, e di una dettatura del governo, prodotta per iniziativa libera del parlamento e non scritta in maniera chiara e semplice. E’ bene quindi informarsi con intelligenza e accuratezza su cosa scegliere per il cambiamento o il mantenimento di una società che deve, a prescindere, portare i suoi frutti e rendersi conto che il voto è un diritto cittadino conquistato nel corso della storia: va rispettato, va consigliato ma soprattutto va usato nella maniera più giusta possibile, una giustezza che, nella sua soggettività, trova sempre un punto in comune con le altre opinioni salvaguardando il domani, perché è bene rammentare che se “gli storici falsificano il passato, i politici lo fanno con il futuro”.

Michele Calamaio

 

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Biblioteca Palatina
CulturaEventiIn primo pianoLibri

Biblioteca palatina aperta Luglio ed Agosto

scritto da L'Interessante

Biblioteca Palatina

Fra il grande successo del Nabucco e la romantica attesa di Romeo e Giulietta, dagli altoparlanti del palazzo Reale vanvitelliano sta per sfilarsi un’altra novità a dir poco interessante.

Per i residenti che preferiranno la città all’escursione estiva e i turisti che migreranno in visita verso la Reggia di Caserta, l’alternativa valida alla noia pare assicurata.

 Per i mesi di luglio e agosto, infatti, sarà possibile osservare la biblioteca palatina del monumento casertano più amato nel resto del mondo.

 Il nastro dell’iniziativa è stato tagliato, ufficialmente, il 9 luglio, inaugurazione che si protrarrà in replica ogni sabato fino al 27 agosto. Un lasso di tempo sufficiente a rendere omaggio alla prima apertura pubblica del blasonato archivio. Fra i vari testi ad alta rilevanza storica e documentaristica sono presenti anche gli autorali di Luigi Vanvitelli.

Dalle 11:00 di ciascuna data prevista dal calendario eventi, presso la terza sala della biblioteca Reale, si darà il via ad una minuziosa illustrazione dell’inestimabile enciclopedia. Sarà la dottoressa Rita Eleonora Ricci a moderare ciascun incontro.

La storica dell’arte, tirocinante presso i luoghi, gestirà una comunicazione dei contenuti mediante lingua italiana, ma pare che per valorizzare i princìpi dell’interculturalità, verranno garantite, su richiesta, traduzioni sia in francese che in inglese.

La biblioteca palatina – un tesoro nato negli anni ‘ 80

Tutto quello che le è stato concesso fino ad oggi è uno sguardo superficiale, distratto e difficilmente memorabile. Che sia colpa dello sfarzo architettonico, molto più accessibile ad impatti fugaci,o il risultato di una cattiva gestione di alcuni spazi è un dubbio forse risolvibile.

La biblioteca è stata catalogata negli anni ’80 ad opera di un gruppo di appassionati addetti al servizio, si tratta di: Giuseppe de Nitto, Vittorio Martucci, Michele Santoro, Anna Sacco, Franca Furia, Giuseppina Gallucci, Giovanni Cozzolino, Pasquale Grandizio, Rosaria Tranquillo, Pasqualino Palazzo, Maurizio Crispino.

I volumi sono stati sottoposti ad una catalogazione settoriale. Divisi fra , carte topografiche, tavole ad incisione e ritratti d’avanguardia, i testi presentano una variegatura tutta da analizzare ed approfondire. Ciascuna testimonianza è ancora su carta, in quanto il lavoro di classificazione è stato antecedente all’esigenza di digitalizzarne i contenuti. Ciò non esclude che, verificato l’interesse dei visitatori, si potrà, poi, procedere anche in tal senso. 

Se un po’ di curiosità vi è venuta, fateci un salto.

Michela Salzillo

 

Biblioteca palatina aperta Luglio ed Agosto was last modified: luglio 15th, 2016 by L'Interessante
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Sam Claflined
CinemaCulturaEventiIn primo piano

Sam Claflined al Giffoni 2016

scritto da L'Interessante

Sam Claflined

Ha saputo guadagnarsi in pochissimi anni l’attenzione di Hollywood e l’affetto del pubblico di ogni età con il ruolo del brillante Finnick Odair della saga Hunger Games. Ora è pronto a commuovere le platee cinematografiche con il complesso protagonista di Io prima di te (Me Before You), una prova intensa destinata a consacrarlo tra gli astri emergenti più
amati dal pubblico planetario.

Lui è Sam Claflined è uno degli ospiti internazionali a scegliere la “Destinazione” Giffoni 2016

Il talento britannico arriverà alla Cittadella del Cinema, quartier generale del Festival (in programma dal 15 al 24 luglio a Giffoni Valle Piana), il 21 luglio, accompagnando l’anteprima nazionale del suo ultimo film, che sarà distribuito in Italia da Warner Bros. Pictures a partire dal prossimo 1° settembre.

Tratto dall’omonimo acclamato best-seller di Jojo Moyes e scritto dalla stessa autrice insieme agli sceneggiatori di (500) giorni insieme Scott Neustadter e Michael H. Weber, Io prima di te racconta una storia d’amore oltre ogni barriera in cui Claflin interpreta Will Traynor, un giovane e ricco banchiere la cui vita è cambiata radicalmente per un incidente che lo ha costretto su una sedia a rotelle. Toccherà alla sua nuova assistente Louisa Clark, interpretata da Emilia Clarke (la “regina dei draghi” de Il Trono di Spade), dimostrargli che la vita vale ancora la pena di essere vissuta. A dirigere i due giovani talenti Thea Sharrock alla sua prima regia cinematografica. Nel cast anche l’attrice nominata agli Oscar Janet McTeer (Albert Nobbs, In Cerca d’Amore – Tumbleweeds) e Charles Dance, Brendan Coyle, Stephen Peacocke, Matthew Lewis, Jenna Coleman, Samantha Spiro, Vanessa Kirby e Ben Lloyd-Hughes. Le musiche sono opera del compositore Craig Armstrong. Il film è ambientato quasi interamente in Inghilterra, ed è proprio lì che è stato girato. Il team creativo della Sharrock, tra cui il direttore della fotografia Remi Adefarasin (candidato all’Oscar per Elisabeth) e lo scenografo Andrew McAlpine, hanno lavorato al fianco della regista per adattare i locali ricchi di dettagli descritti nel libro e nella sceneggiatura della Moyes ed hanno ricreato fedelmente gli ambienti vissuti da Lou e Will nel film, gli stessi che i fan del romanzo hanno amato immaginare fin dalla sua pubblicazione nel 2012. “Dopo aver visto il risultato – afferma la scrittrice – grazie alle performance degli attori ed alla splendida regia di Thea, posso dire che chi vedrà il film ritroverà la stessa storia e gli stessi personaggi, ma anche qualcosa di completamente nuovo. Il pubblico rivedrà le proprie esperienze, le speranze e le paure, e penso che si lascerà travolgere dal mondo Lou e Will”.

Classe 1986, un diploma all’Accademia di Musica e Arte Drammatica di Londra, Sam Claflin ha iniziato l’ascesa verso il successo nel 2010 interpretando Richard ne I pilastri della Terra, la serie tv tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore britannico Ken Follett e prodotta da Ridley e Tony Scott. Il debutto al cinema, invece, risale all’anno successivo al fianco di Johnny Depp e Penélope Cruz nel quarto film della serie Pirati dei Caraibi- Oltre i Confini del Mare(2011) in cui presta il volto al missionario Philip. Interpreta poi il principe William in Biancaneve e il cacciatore (2012), accanto alla ‘regina malvagia’ Charlize Theron,  alla ‘figliastra’ Kristen Stewart e al ‘cacciatore’ Chris Hemsworth.

Al cuore del grande pubblico arriva con la saga di Hunger Games, in cui interpreta l’eroico e spavaldo Finnick Odair dal secondo capitolo (Hunger Games: La ragazza di fuoco) fino all’episodio conclusivo (Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 2). Il suo personaggio è uno dei Tributi Vincitori del Distretto 4, sopravvissuto alla 65esima edizione dei Giochi avvenuta 10 anni prima. Sorteggiato per l’Edizione della Memoria, stringe subito un’alleanza con la protagonista Katniss (Jennifer Lawrence), affiancandola nella squadra speciale a capo della rivolta fino alla morte.

Dopo la commedia romantica #ScrivimiAncora (Love, Rosie) di Christian Ditter e il film generazionale Posh (The Riot Club) di Lone Scherfig, entrambi del 2014, Claflin è tornato poi a vestire i panni del principe William per un cameo nel prequel/spin-off Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio (2016), mentre ha da poco terminato le riprese di My Cousin Rachel al fianco di Rachel Weisz in uscita il prossimo anno.

Maria Rosaria Corsino

Sam Claflined al Giffoni 2016 was last modified: luglio 15th, 2016 by L'Interessante
15 luglio 2016 0 commenti
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Cani razze
CuriositàIn primo piano

Fobie. Il dog friendly: capitolo 13

scritto da L'Interessante

Fobie

Cari lettori interessati oggi parleremo della paura, quest’emozione primaria, comune sia al genere umano sia al genere animale. Sì, anche i nostri amici a quattro zampe la sperimentano e la vivono.

Lo faremo raggiungendo al telefono la Dott.ssa Sabrina Giussani, Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale, Presidentessa SISCA (società italiana scienze del comportamento animale).

Dott.ssa Giussani grazie mille per aver accettato l’intervista. Cosa s’intende per paura? E per fobie?

Prego Luigi, è un piacere. La Paura è la più antica delle emozioni, una sorta di “pilota automatico” che induce il soggetto a realizzare una risposta di evitamento, fuga o aggressione. La paura serve a proteggere il cane da un eventuale pericolo.

La Fobia è una paura angosciosa e inspiegabile di qualcosa o di qualche evento in particolare. La Fobia induce una reazione non controllabile, esagerata e sproporzionata alla situazione nei confronti, per esempio, di un rumore (tuoni o botti).

Quindi la fobia induce un maggior senso di sofferenza nei nostri cani rispetto alla paura. Quali sintomi osservare come campanello dall’allarme in un cane fobico?

Quando il cane si trova esposto allo stimolo fobogeno può leccarsi il naso, dilatare la pupilla, ansimare, tremare, abbassare la coda e le orecchie, piangere o abbaiare, cercare di fuggire, nascondersi o aggredire per sottrarsi alla situazione che lo mette in difficoltà.

Che cosa fare una volta ricevuta diagnosi di fobie?

La fobia non è una malattia ma un sintomo. È necessario completare il quadro comportamentale del cane così da comprendere quali sono tutte le “fragilità” dell’individuo. La visita comportamentale consente al Medico Veterinario Esperto di emettere una diagnosi e una prognosi.

Esiste una cura per la fobia nei cani?

Certamente. L’intervento riabilitativo è progettato secondo il sistema famiglia interspecifico che abbiamo di fronte. Il focus non è sulla fobia ma sulla relazione tra i referenti e il cane. Le parole d’ordine, soprattutto all’inizio dell’intervento, sono “ti capisco, ti proteggo e ti aiuto”.

Che cosa bisogna evitare di fare per non peggiorare la situazione?

È necessario evitare di esporre il cane a ciò che lo mette a disagio fino a quando il sistema non avrà acquisito gli strumenti cognitivi per gestire la situazione. È fondamentale imparare a capire quando il cane è in difficoltà, rassicurandolo e allontanandolo dalla situazione.

Spesso i proprietari di un cane fobico si chiedono se l’introduzione di un cane in casa possa migliorare la fobia; cosa ci dice a riguardo?

Poiché ogni situazione è a se, è difficile generalizzare. Quando il cane adulto mostra una fobia, un cucciolo, soprattutto se timoroso, tende a imitarlo grazie all’apprendimento sociale. Così facendo il più piccolo potrebbe, una volta cresciuto, mostrare gli stessi sintomi del più grande! Ciò può accadere anche adottando un cane adulto. Per “migliorare” la fobia, consiglio di realizzare una visita comportamentale e un percorso riabilitativo prima di adottare un altro cane.

Ringraziamo la dott.ssa Giussani, per la squisita disponibilità e competenza.

Occuparsi dei nostri amici cani significa anche riconoscere in loro gli stati di disagio, e traghettarli verso un concreto concetto di benessere.

E l’amore non basta. E’ l’elemento necessario ma non sufficiente.

A volte ci vogliono medici, competenze, diagnosi, cure, rinunce e sacrifici.

Se c’è la paura, non c’è la felicità.

(Seneca)

Luigi Sacchettino


 

Fobie. Il dog friendly: capitolo 13 was last modified: luglio 15th, 2016 by L'Interessante
14 luglio 2016 0 commenti
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Lentamente Muore
CulturaIn primo piano

Lentamente muore chi attribuisce questa poesia a Pablo Neruda

scritto da L'Interessante

Lentamente muore

Lentamente muore

chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi

Difficile non riconoscere familiarità in questi versi, consueti nell’esprimere la sottile trappola delle piccole morti quotidiane. Si tratta del celeberrimo intro di uno dei componimenti in poesia più famosi al mondo, un accorato appello in lirica sciolta che si fa leggere senza troppe smanie.

 La trovi ovunque, Lentamente muore, scritta sui muri dei cavalcavia, dietro le porte delle aule da liceo, sui diari dei ragazzini e nelle scatole aperte del web: dai social più in voga, ai motori di ricerca meno utilizzati, questo testo è, infatti, quasi un passaggio obbligato. Se, però, la poesia non ha bisogno di presentazioni, il vero artefice del sublime e consigliato insegnamento non può certo godere di riconosciuta notorietà.

Come una cattiva abitudine che di schiavi ne ha molti, basta un clic per vedersi attribuita la sopraindicata a Pablo Neruda, poeta cileno e rappresentante legittimo della poesia latino- americana contemporanea, che con questa poesia non ha nulla a che fare. Forse, per alcuni, sarà una delusione, ma è proprio così.

A niente sembrano servire le diciture che ne indicano una falsa attribuzione, equivoco che viene fatto risalire ad un passato tutt’altro che prossimo, puntualmente, però, la firma non è mai quella giusta.

Un errore parecchio diffuso che si scatena a ritmo di condivisione soprattutto nel giorno in cui si celebra la nascita del poeta: nato il 12 luglio del 1904, il grande Pablo, amico di sconosciuti, si ritrova auguri multilinguistici allegati ad un ‘opera non sua.

Dalla pagina ufficiale della Feltrinelli, a testate on- line che sottoscrivono con fierezza un’informazione culturale, è una pratica che, visto il ripetersi sovente, pare non avere rimedio. C’è chi si giustifica con l’errore comune, come se l’atteggiamento di massa fosse garanzia di veridicità e chi,invece, la risolve con una superflua priorità di contenuto.

È chiaro, e non è neppure da puntualizzare, che il valore va riconosciuto all’opera, ma non si può di certo negare l’importanza della paternità artistica. L’arte è sinonimo di libertà, certo, come è vero che ciò che è pubblico appartiene a tutti, ma, oltre al diritto che ha l’ autore di vedersi riconosciuta una propria fatica, è anche una questione di rispetto sensibile, se si considera che, per chi scrive, ma soprattutto per i poeti, la parola è una viscera, un prolungamento del sé, una costola.

Michela Salzillo

Lentamente muore chi attribuisce questa poesia a Pablo Neruda was last modified: luglio 13th, 2016 by L'Interessante
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Dove sei Dio?
CronacaIn primo pianoParliamone

Dove sei Dio? Il grido di dolore della vedova di Emmanuel

scritto da L'Interessante

Dove sei Dio

“Dove sei Dio?”

E’ il grido soffocato in un canto di Chinyere, in abito bianco su una sedia durante una fiaccolata in memoria di Emmanuel, il suo amato ucciso a Fermo nel tentativo di difenderla dagli insulti di un nazifascista. Eppure, fino a ieri, Emmanuel e Chinyere credevano di aver trovato la felicità in Italia. Una felicità che meritavano, o meglio, che avrebbero meritato, dopo aver assistito al massacro delle loro famiglie e alla morte della figlia di due anni. E dopo essere stati schiavizzati in Libia, lei massacrata di botte fino a perdere il bimbo che portava in grembo durante la traversata. Erano giunti in Italia, che per loro era una sorta di “terra promessa”, come Peter Pan e Wendy nell’isola che non c’è, e si erano ripromessi di provare a ricominciare daccapo. Erano stati accolti a Fermo, piccola cittadina delle Marche, da una Chiesa militante che non mercanteggia e svende la carità con il ricatto del proselitismo di fede. Una Chiesa che si sporca le mani. 6 mesi fa a Fermo era stato celebrato il loro matrimonio. Chinyere avrebbe voluto studiare medicina. Oggi si ritrova al funerale del suo amato. Amedeo Mancini è il nome di colui che ha stroncato la loro felicità, oggi in stato di fermo accusato di omicidio preterintenzionale che dichiara di voler donare i suoi beni alla vedova. Doni che però non le ridaranno indietro suo marito. Il nome di Amedeo Mancini racchiude in sé tutti i nomi di coloro che continuano, nel 2016, a fare propaganda razzista e a vedere gli immigrati come “gente che viene a rubarci il lavoro”, e che osano marciare sopra questa tragedia considerandola un’invenzione della Chiesa, dei mass-media e della sinistra, cercando di giustificare il tutto sostenendo che si trattava di una semplice rissa. Eppure, Chinyere ha dato noi un’altra lezione di vita, acconsentendo all’espianto degli organi del marito. Organi che potrebbero salvare la vita di qualche altro uomo, anche un “Amedeo Mancini” di turno. Adesso c’è una petizione per conferire alla donna la cittadinanza italiana. Il giorno del funerale, durante l’omelia, l’arcivescovo Luigi Conti ha espresso il suo disappunto verso coloro che definiscono “disperati” i migranti. I veri disperati siamo noi, non loro. E questo terribile episodio che verrà presto dimenticato ne è la prova inconfutabile.

Mariagrazia Dell’Angelo

Dove sei Dio? Il grido di dolore della vedova di Emmanuel was last modified: luglio 13th, 2016 by L'Interessante
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Allontanarsi dalla linea gialla
CulturaIn primo piano

Allontanarsi dalla linea gialla

scritto da Roberta Magliocca

Allontanarsi dalla linea gialla

Attenzione. Annuncio ritardo. Il treno regionale 42110 proveniente da Cassino e diretto a Napoli centrale delle ore 6.34 arriverà con 55 minuti di ritardo. Ci scusiamo per il disagio.”

“Saltata la mia prima ora di lezione,cazzo! Proprio oggi che il professore traduceva quel testo così difficile da comprendere; e con la fortuna che mi ritrovo, magari sarà proprio il testo che mi chiederà all’esame. Dovrò procurarmi gli appunti”. Tutto questo abita la mia mente nei secondi successivi all’annuncio; pensieri partono in automatico per cercare di trovare una soluzione a quello che, in quel momento, mi sembra un grave problema. Ma forse tanto grave non è;anzi,pensandoci bene,non lo definirei neanche un problema. Piccola preoccupazione alla quale si pone rimedio con qualche ora di studio in più, con la disponibilità di qualche collega o anche con una bocciatura tranquillamente recuperabile. Massì…quasi quasi entro al bar della stazione,chiedo un bicchiere di latte caldo e cerco di vederlo mezzo pieno. In fondo, oggi mi sono stati regalati 55 minuti per osservare il mondo.

Quanta vita passa da qui. Mi siedo sulla panchina del binario 4 e cerco di leggere le abitudini delle persone. Una ragazza, più o meno della mia età, si accende una sigaretta mentre due cuffiette suonano una musica che, forse, la riporta con la mente a lui che, anche oggi, non la richiamerà. Dei baffi brizzolati e folti si fermano al giornalaio, comprano un quotidiano,curiosando tra i fatti del mondo. Al tabacchino c’è Marco. No, non lo conosco…o meglio,lo conosco scolasticamente parlando. Frequentava il mio stesso liceo e ora ci ritroviamo a prendere ogni mattina lo stesso treno. Mai scambiata una parola con lui, quindi come dire se lo conosco o meno? Bah…non credo sia di vitale importanza rispondere. Accanto al tabellone degli orari c’è un uomo, non più di 35 anni credo. Abito scuro, la 24 ore nella mano destra e faccia da “viaggiatore abituale trenitalia”, ossia, faccia per niente stupita all’ascolto dell’ “annuncio ritardo”. E poi un padre che aiuta la figlia a mettere lo zaino sulle spalle, ragazzi assonnati per colpa di una sveglia che li ha richiamati al dovere dopo una notte di locali e amici, donne che ancor prima di andare a lavoro già sono ossessionate dal pensiero di cosa preparare per cena una volta tornate a casa.

“Attenzione. Il treno regionale 42110 proveniente da Cassino e diretto a Napoli Centrale è in arrivo in ritardo al binario 6 invece che al binario 4. Allontanarsi dalla linea gialla.”

Questo messaggio mi riporta alla realtà; mi alzo, prendo la borsa con i libri, comincio a scendere le scale del sottopassaggio e mi avvio al binario indicato da quella voce, oramai familiare. Il treno arriva, le porte si aprono, prendo posto accanto al finestrino e riporto la mia mente all’ora di lezione persa; perchè non sarà un problema…ma se evito la bocciatura è meglio. Ma sorrido pensando a chi, anni fa, mi portava a sedere su panchine di un’altra stazione. All’epoca non m’importava dei ritardi…io quei treni non li prendevo, li vedevo solo passare. Arricchita da questi 55 minuti, capisco perchè quella donna, immensa, portava me e i miei cugini in quella stazione. È straordinario osservare la vita come se, per un po’, non si facesse parte di essa.

Roberta Magliocca

Allontanarsi dalla linea gialla was last modified: luglio 13th, 2016 by Roberta Magliocca
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