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Categoria

Cultura

Romeo e Giulietta
CulturaIn primo pianoTeatro

Romeo e Giulietta a Santa Maria Capua Vetere

scritto da L'Interessante

Romeo e Giulietta

Di Maria Rosaria Corsino

Dopo il grande successo dell’anteprima nazionale nell’antico borgo viterbese di Civita di Bagnoregio è arrivata in Campania, con un trittico di appuntamenti in alcuni dei luoghi più belli della regione, la suggestiva versione ‘interattiva’ di Romeo e Giulietta, ideata e prodotta da “Il Demiurgo”, una compagnia di attori ormai specializzatasi nella valorizzazione dei siti culturali attraverso la narrazione teatrale

 Sabato 17 e domenica 18 Settembre (con due repliche al giorno alle 19 e alle 21) il tour campano de “Il Demiurgo”, grazie alla produzione di “Amico Bio”, si concluderà nello splendido scenario dell’Arena Spartacus all’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere, il secondo anfiteatro al mondo per dimensioni, dopo il Colosseo.

Il prezzo del biglietto, per ogni spettacolo, in ogni luogo, sarà sempre volutamente popolare: 15 euro.

“Il nostro “Romeo e Giulietta”- anticipa Francescoantonio Napppi, fondatore de “Il Demiurgo” – è stato progettato e realizzato in maniera originale e interattiva: coinvolge il pubblico in una dimensione altra, catapultandolo nelle vicende dei Montecchi e dei Capuleti, portandolo a vivere in prima persona la faida che insanguinava la Verona cantata dalla penna del Bardo immortale. Gli spettatori possono muoversi con i personaggi creati da Shakespeare, danzare con loro e seguirne le alterne vicende in prima persona”.

La presentazione dello spettacolo: una messa in scena con la cura di ogni particolare dai costumi storici alle coreografie dei duelli

Dopo il grande successo di critica e di pubblico del viaggio nell’ade di Ulisse alle Grotte di Pertosa(che ripartirà nell’ultimo week end di Settembre),“Il Demiurgo”, in occasione del quattrocentesimo anniversario della morte di William Shakespeare, ha ideato un’innovativa versione di una delle opere più note e significative del più importante drammaturgo della cultura occidentale, che da giugno sta facendo il giro dei siti culturali più belli del Paese.

La vicenda dei due innamorati di Verona è arcinota: Romeo e Giulietta sono i rampolli di due famiglie rivali, i Montecchi e i Capuleti. Il loro amore tormentato, non compreso dalle rispettive famiglie di appartenenza, scocca all’improvviso: forte, impetuoso, inesorabile e folle. La passione li condurrà all’altare, alla gioia. E alla morte. Ma la messa in scena di “Romeo e Giulietta” targata Demiurgo è un vero e proprio omaggio al teatro di Shakespeare, realizzato con una maniacale attenzione al linguaggio e allo sviluppo dei personaggi, che Shakespeare concepì magistralmente donando un valore esemplare ed immortale alla storia. La romantica passione dei due protagonisti, la follia sensibile, incosciente e fragile di Mercuzio, la lealtà giovane eppure saggia di Benvolio, la forza e la temerarietà di Tebaldo, un caleidoscopio di volti, nomi, uomini e donne e personaggi immortali, che rivive ancora oggi, oltre 400 anni dopo, nell’innovativo progetto artistico de “Il Demurgo”, realizzato e concepito da Emilia Esposito, con la regia di Franco Nappi.

Ma soprattutto quello prodotto dal Demiurgo è uno spettacolo ideato con la cura di ogni dettaglio: le musiche eseguite dal soprano Ester Esposito, dal violoncellista Luigi Visco e dal flautista Antonio Ferraro, la scenografia curata nei minimi particolari da Filomena Mazzocca, i costumi di scena realizzati con assoluto rigore storico da Monica Fiorito nella celebre sartoria teatrale napoletana “Artinà”, epersino una specifica consulenza artistica per ‘la coreografia dei duelli’ fornita dal maestr Marco De Filippo grazie alla collaborazione della Compagnia d’Arme “La Rosa e la Spada”.

E anche il cast è di prim’ordine: Romeo e Giulietta sono interpretati, rispettivamente, da Roberto Matteo Giordano, attore campano formatosi alla “London Drama School”, attivo da anni sulle scene teatrali sia italiane che londinesi, dove ha lavorato con le compagnie Chaplins, Working Space Theatre e Tickled Pink, e Giuliana Ciucci, giovanissima attrice napoletana formatasi al Teatro Elicantropo. Nel ruolo di Mercuzio,Andrea Cioffi, uno dei più brillanti talenti della compagnia ELLEDIEFFE, fondata da Luca De Filippo e nel ruolo di Benvolio,Massimo Polito, uno dei migliori prodotti artistici della Scuola teatrale di Nando Paone.

William Shakespeare rivive in scena e accompagna il pubblico

In scena ci sarà anche un cammeo del maestro d’arme Marco De Filippo, e la presenza di uno zoccolo duro di ‘veterani’ che fin dalla prima ora partecipano agli spettacoli de “Il Demiurgo”: Daniele Acerra, Alessandro Balletta, Ferdinando Nappi e Marina Andeloro. Una segnalazione speciale anche per la presenza dei napoletani Roberto Ingenito (frate Lorenzo) e Nello Provenzano (padre Capuleti), due attori esperti e talentuosi già noti agli appassionati di narrazioni teatrali nei siti culturali. E per favorire l’idea di interattività della rappresentazione il pubblico verrà coinvolto sin dall’avvio dello spettacolo nella genesi creativa dell’opera, accompagnato per mano dalla presenza narrante in scena proprio diWilliam Shakespeare, interpretato da Franco Nappi.

 

Il calendario del tour casertano di Romeo e Giulietta

Sabato 17 Settembre ore 19 e ore 21 Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere

Sabato 18 Settembre ore 19 e ore 21 Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere

Romeo e Giulietta a Santa Maria Capua Vetere was last modified: settembre 8th, 2016 by L'Interessante
8 settembre 2016 0 commenti
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Telefono Donna
CulturaEventiIn primo piano

Telefono Donna: premio di poesia

scritto da Roberta Magliocca

telefono donna

Di Roberta Magliocca

Troppe. Anche quest’anno ne sono troppe. E se anche una persona che perde la vita è già troppo, più di settanta donne uccise dall’inizio dell’anno avendo come origine il medesimo motivo è un qualcosa di più di una tragedia. E’ una guerra. Una dichiarazione di guerra gridata a noi da chi prima ci dice ti amo e poi ci uccide senza amore alcuno.

Noi, donne colpevoli di volere libertà, parità dei sessi, diritti che nel 2016 dovrebbero essere garantiti e che invece vengono pagati con il sangue. 

Ecco perchè campagne come il #FertilityDay devono essere combattute con eventi per sensibilizzare donne e uomini su un tema tanto tragico, quanto attuale.

Tra questi, il Premio Internazionale di Poesia ” Telefono Donna “– giunto alla seconda edizione – promosso dall’associazione di Foggia “Impegno Donna”

Approfittiamone: diamo al mondo uomini migliori.

Tutti i dettagli del conocrso, qui.

 

Telefono Donna: premio di poesia was last modified: settembre 8th, 2016 by Roberta Magliocca
8 settembre 2016 0 commenti
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Un medico in famiglia 10
CulturaIn primo pianoTv

Un medico in famiglia 10: un grande rientro!

scritto da Roberta Magliocca

Un medico in famiglia 10

Di Roberta Magliocca

Sembrava proprio che gli italiani non vedessero l’ora di rientrare in casa Martini e di farsi travolgere da quella famiglia così numerosa che ci spinge a pensare “beh, potrei essere un figlio o un nipote anche io!”. Lo share parla chiaro, boom di ascolti per Nonno Libero & Co. 

Al suono di tamburello e Pizzica, la prima puntata di Un Medico in famiglia – giunta alla decima stagione – parte sotto il sole della Puglia, tra ultimi giorni nell’acqua cristallina, vecchi personaggi e nuove abitudini

E grandi ritorni, soprattutto. Da Parigi, Lele (Giulio Scarpati) è tornato al suo posto di figlio, padre, nonno e medico.

I gemelli sono cresciuti, Annuccia è una giovane donna che sta pensando di iscriversi a Medicina. Una nuova colf prende il posto dell’amata Cettina e della simpaticissima Melina. Altri figli e nipoti sparsi per l’Italia, e un grande mistero che si affaccia a Pioggiofiorito. 

Tra i nuovi personaggi, infatti, c’è chi viene da un passato lontano e doloroso, legato alla prima moglie di Lele, Elena Solari in Martini. Di Elena si è sempre parlato nelle stagioni precedenti, perlopiù ricordi e commozioni per la sua prematura scomparsa. Ma non si è mai approfondito il personaggio, non ne abbiamo mai conosciuto le sfaccettature. 

Ed invece, si pensa che in questa stagione sentiremo molto parlare di lei, impareremo a conoscerla meglio e indagheremo nella sua sfera intima che non è proprio limpida. Un tradimento ai danni di Lele è stato appurato. Ciò che mette dubbi, non solo in Lele ma anche in noi spettaori, è la terza gravidanza della coppia, concepita proprio nel periodo di quella storia d’amore parallela e adultera.

Annuccia è o non è figlia di Lele?

A quanto pare, questo è il mistero che ci accompagnerà per tutta la stagione. Ma c’è la sensazione che dovremmo aspettarci tanti colpi di scena. Soprattutto prepariamo accanto al divano un bel pacco di clinex perchè ne avremmo bisogno. 

Come già annunciato dagli stessi personaggi in anteprima, infatti,  il tema della paternità la farà da padrona in questa nuova serie. E una Italia come la nostra, sempre pronta ad esaltare la madre a discapito di padri che troppo spesso sono messi all’angolo, forse avrà molto da imparare.

Non ci resta che goderci la seconda puntata, questa sera, sempre su Rai 1, e prepararci alla possibilità di forti emozioni.

Un medico in famiglia 10: un grande rientro! was last modified: settembre 8th, 2016 by Roberta Magliocca
8 settembre 2016 0 commenti
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Pubblicità
CulturaIn primo pianoTv

Pubblicità: a volte esagerano

scritto da Roberta Magliocca

Pubblicità

Di Roberta Magliocca

Piccolo spazio pubblicità

Un tempo c’erano le pecorelle in bianco e nero, la scritta “Intervallo” ed una musichetta che accompagnava l’attesa di chi non vedeva l’ora che riprendesse il film o il programma temporaneamente interrotto. Quello fu il verbo, il principio, l’alba della televisione. Poi venne “Carosello”.

Era il Febbraio 1957. In onda ogni sera – dalle 20.50 alle 21.00 – teneva incollati alla televisione tanti di quegli spettatori da divenire un vero e proprio fenomeno, fino ad essere arma nelle mani di genitori nei confronti di bambini capricciosi. Mangia tutto – o fai il bravo! – altrimenti a letto senza Carosello. Un programma televisivo che si esprimeva in una serie di filmati – sulla scia di sketch comici da teatro – che terminavano con messaggi pubblicitari. Nel 2014 si era pensato di dargli una lucidatina, una sistemata e farlo ripartire, ma senza il successo che fu. Forse perchè, oggi, il messaggio da mandare è diverso. O meglio, il messaggio richiesto è diverso. Studi sociologici di comunicazione hanno portato alla luce una realtà che tutti abbiamo sotto gli occhi ma che pochi riescono a vedere. I programmi privi di contenuto, film con trame decisamente poco accattivanti, i dibattiti politici spesso conclusi come volgari lotte nel fango, giocano sulla totale mancanza di interesse da parte dello spettatore affinchè sia la pubblicità a suscitare interesse in chi, passivamente, accetta ciò che gli viene proposto.

E così, Antonio Banderas, evidentemente annoiato dalla sua immagine di sex symbol, naturalmente seccato dalla sua fama di stimatissimo ed eccellente attore, giustamente infastidito da quell’aura di mistero che avvolge tutte quelle star cariche di charme e lavorativamente privilegiate. Ecco che, deciso a dare una bella scossa alla sua carriera, decide di indossare un’elegantissima parannanza e far girare la sua vita intorno a biscotti e croissant così come a girare è il mulino dove vive.

Per non parlare di Kevin Kostner e le sue insalate di tonno consumate al tramonto con le comari del paese.

E Bruce Willis? Niente navigatore nel suo macchinone con autista. Allora una fantastica Apecar (o trerrote!) lo trasporta sano e salvo ad un gala elegante e brulicante di star.

Ed Enrico Ruggeri deve passarsela proprio male per prestare la voce ad una carbonara.

Ma non c’è solo assurdità nelle pubblicità. Vi si può scorgere anche dolcezza ed intelligenza. Come l’uomo che impara ad installare un doppio lavabo nel bagno affinchè possa insegnare al figlio a farsi la barba. Per la serie, non tutto è perduto. Ma se per caso vi doveste imbattere in un’imbarazzante lettera alle ascelle, tutta la poesia svanirebbe.

Da studentessa universitaria, poi, taccio sulla festa da Paolino in due sul motorino perchè la mia estate italiana non ha nulla a che fare con le stelle e un gelato farebbe il gioco solo della mia cellulite.

Pubblicità: a volte esagerano was last modified: settembre 8th, 2016 by Roberta Magliocca
7 settembre 2016 0 commenti
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Laura Pausini
CulturaIn primo pianoMusicaTv

Laura Pausini Stadi su canale 5

scritto da L'Interessante

Laura Pausini stadi su Canale 5 da San Siro

Di Vincenzo Piccolo

È andato in onda ieri, 6 settembre, su canale 5 la replica televisiva del concerto di Laura Pausini al San Siro durante il “Simili Tour” negli stadi italiani

Insieme alla Pausini sul doppio palco allestito per lo show ci sono stati undici musicisti, sei coristi, una trentina di ballerini per le 45 canzoni in scaletta per il tour cominciato in giugno a Milano, interamente Sold-out.

Immagini strepitose, opera della regia di Cristian Biondani, hanno catturato la cantante romagnola piena di una forza inaudita che sembra trarre, quasi interamente, dal suo pubblico di 100mila spettatori provenienti da ogni parte del mondo. Con loro e per loro la Pausini ha ideato la serata, interagendo, improvvisando duetti e intavolando discorsi, seguendo il percorso tracciato da un unico filo rosso: l’amore.

Unico tema dell’intero spettacolo, come un inno, presentato in tutte le sue sfaccettature, attraverso le tracce scelte per lo show, i dettagli e gli effetti scenografici perfettamente studiati dall’artista.

Un concerto, quindi, che va oltre il concetto stesso di semplice spettacolo musicale, arricchendosi di un’inaspettata meraviglia dovuta alla forza con la quale Laura presenta, gestisce e seleziona ogni sua canzone o mossa. Nessuna sbavatura, nessun errore, nessuna gaffe. Una resistenza degna della fuoriclasse che è. Si apre così, nel migliore dei modi, la stagione dei “grandi concerti” in programmazione su Canale 5. Con la portabandiera della musica italiana nel mondo, ancora in giro per il Sud-America e l’Europa con il “Similares Tour” fino a fine Ottobre.

Non ci resta che aspettare il suo ritorno in patria, sperando che ci regali un altro momento per sognare e, perché no, per amare con lei. Perché, come raccomanda lei stessa ai suoi fan “dopo ogni concerto della Pausini, che siate soli o in compagnia, tornate a casa e fate l’amore!”.

Laura Pausini Stadi su canale 5 was last modified: settembre 7th, 2016 by L'Interessante
7 settembre 2016 0 commenti
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Santarantella
CulturaIn primo pianoTeatro

SanTarantella. La danza è la nostra preghiera

scritto da Roberta Magliocca

SanTarantella

Di Roberta Magliocca

SanTarantella dacci oggi il nostro ballo quotidiano, ci rimettiamo a te con ossa, sangue e piedi

Come fedeli all’altare per unirsi al corpo di Cristo, gli adepti di SanTarantella mangiano tarante e pregano ballando in questo scenario di musica e follia, di devozione a ciò che non c’è, o se c’è, è un qualcosa ben nascosto nelle menti di chi non riesce a far altro che danzare, perché la danza è la loro preghiera.  La compagnia SuDanzare ha messo in scena in giro per i teatri del sud, “SanTarantella – La danza è la nostra preghiera” per la regia di Tullia Conte. Su quel palco qualcosa è successo. Il sacro ha danzato con il profano, la normalità si è fusa a tal punto con la pazzia che nessun uomo, saggio o stolto, nobile o plebeo, devoto o ateo, avrebbe mai potuto tracciarne un confine. Chi, infatti, preso da assoluta presunzione, farebbe del suo dito un’ arma da puntare contro chi balla, ininterrottamente, additandolo come folle, pericoloso per sé stesso e limitatamente anche per gli altri? Eppure succede ai protagonisti dello spettacolo , tutti apostoli di questa nuova religione che vede nella tarantella il suo fulcro e il suo Dio, rinchiusi in un ospedale psichiatrico perché, come detto precendentemente, ritenuti pericolosi.

Uno spettacolo travolgente, con musiche legate alle tradizioni del Sud Italia, ma con movimenti della più energica danza contemporanea che si possa immaginare. La bravura di quei corpi perfettamente sposata ad una grande interpretazione che, pur senza parole, ha veicolato il messaggio giusto, un significato che ha colpito in pieno noi spettatori. SanTarantella è stato dedicato a Francesco Mastrogiovanni, maestro di scuola elementare, morto nel 2009 dopo 4 giorni di agonia, abbandonato da medici e infermieri in un reparto psichiatrico di Vallo della Lucania. Perché fosse stato rinchiuso? Le sue idee che coincidevano con i suoi ideali, ma che non coincidevano con quelle di una realtà a lui ostile. Ed io sono una giornalista, in questo momento, e come tale non posso dare giudizi, ma attenermi ai fatti. Ma lasciatemi dire che morire per le proprie idee, essere ritenuto pericoloso solo perché  queste suddette idee non bene si confanno a quelle di un’intera società (o quelle che una parte della società, generalmente quella al vertice, decide che siano idee di tutti quelli che ne fanno parte. Sottilissima differenza) non fa onore ad un paese che si autocelebra come civile. Ma non voglio andare oltre e creare qui una disquisizione su cosa sia stato giusto o sbagliato, di cosa sia andato storto o meno. Questo articolo nasce per esporre una critica, estremamente positiva ed emozionata, di uno spettacolo che non lascia indifferenti e che copre di orgoglio l’arte in una città, Napoli, che a volte fa fatica a far emergere il buono. SanTarantella ha fatto emergere il meglio. Proprio per questo ringrazio la regista Tullia Conte che, con estrema gentilezza e disponibilità, mi ha concesso un’intervista che, come dulcis in fundo, ho deciso di lasciare alla fine di questo articolo.

“SuDanzare”. Quante parole in una sola. Il Sud, il nostro tormentato, profondo, amatissimo e a volte odiato sud, la danza, il sudore per una passione che diventa follia. Quando nasce questo progetto e, soprattutto, quali sono gli obiettivi che SuDanzare vuole raggiungere?

SuDanzare é un collettivo formato da insegnanti di danza tradizionale italiana​, ciascuno con il suo percorso personale. Il contributo di ciascuno é necessario e rende l’associazione unica nel suo genere. L’associazione é nata in Francia ma ha due sedi principali: una a Napoli (Italia) ed una a Parigi (Francia).
L’associazione ha due progetti principali: la Scuola di danza popolare contemporanea e la Compagnia di Teatrodanza.
A Parigi, dove vivo si trova la nostra prima sede. In questa bella città ho avuto la fortuna di incontrare altri migranti come me che con il loro apporto hanno reso suDanzare un’esperienza meravigliosa: Mattia Doto, danzatore contemporaneo e pedagogo che ha arricchito il progetto con le sue conoscenze in termini di danza, coreografia e un approccio olistico all’utilizzo del corpo; Barbara Bitetti, danzatrice di capoeira e di tarantella e  Martina Ricciardi, danzatrice afro-contemporanea che con il loro patrimonio di conoscenze, permettono di effettuare delle interessanti comparazioni tra diverse danze. Inoltre tutti i membri della compagnia di teatro danza (sono 13, francesi e italiani) con il loro impegno costante rendono possibile la creazione di progetti internazionali, come il nostro ultimo spettacolo che si chiama “sanTarantella”. Gli obiettivi di suDanzare sono di aprire altre sedi, ovunque nel mondo. A Napoli la sede è gestita dalla danzatrice Angela Esposito, che si occupa dei corsi di danza di tutti i livelli, ma anche io ci torno spesso ad insegnare.

Da Parigi a Napoli, sulla Tour Eiffel come a Mergellina.  Quale scia degli eventi vi ha portato a ballare dans les rues de Paris?

Il paese in cui siamo nati, l’italia, non ha politiche per i giovani. Siamo una generazione ridotta davvero male e ci siamo dovuti spostare non per scelta ma per necessità oggettiva di costruirci un futuro, di darci una possibilità. In Italia ho fatto questo lavoro per dieci anni, sempre in nero e senza alcuna garanzia, nonostante fossi diplomata per farlo. Non commento le politiche in materia di teatro, altrimenti la mia risposta sarebbe talmente lunga da occupare tutto il sito!

All’estero ho avuto la possibilità di gettare le basi per un’impresa, quindi mi dispiace dirlo perché io sono innamoratissima della mia città, Napoli, ma sotto la tour eiffel si sta molto diversamente che a Mergellina. Poi la migrazione costa caro, perché non vedi mai il mare di napoli per esempio, ma sicuramente le politiche estere in materia di lavoro sono molto più serie di quelle italiane.

 

 

 “SanTarantella. La danza è la nostra preghiera”. Sacro e profano. Uno spettacolo ispirato alla storia di Francesco Mastrogiovanni, la cui morte ha davvero nulla di sacro e troppo di profano, un’ingiustizia che macchia la dignità di un intero paese. Ancora una volta. Chi è SanTarantella? Chi era Francesco Mastrogiovanni?

SanTarantella è un esperimento unico nel suo genere, le coreografie dello spettacolo sono costruite solo sulla base del codice della tarantella, una danza millenaria, una ricchezza della nostra cultura che affonda la memoria nel passato archetipico dei popoli del mediterraneo. Inoltre lo spettacolo non racconta di miti greci oppure di donne tarantate, com’è costume fare quando ci si riferisce artisticamente alla danza della tarantella (o della “taranta”), bensì descrive l’ambiente sociale che si è creato intorno alla rivalutazione della musica e della danza popolare italiana, cominciata negli anni 70 ed oggi divenuta parte della cultura massificata. Questo fenomeno chiamato appunto “taranta” è il motore di un mondo parallelo, con sue proprie credenze, convinzioni, divisioni sociali. Come insegnante di tarantella faccio parte anche io di questo mondo, ma come esperta di antropologia l’ho osservato in maniera partecipata, ed ho scelto di raccontarlo nello spettacolo che ho scritto: la tarantella contemporanea che appassiona la gente al punto da essere diventata come una religione. Nello spettacolo gli adepti sono rinchiusi in un manicomio, perchè, come recita il referto, sono “pericolosi per se stessi e limitatamente anche per gli altri”, in quanto si interessano solo alla danza della tarantella e non vogliono sentir parlare d’altro. L’astuzia scenica, di raccontare il mondo segreto di questi “santarantellari”, serve a mostrare al pubblico in maniera ironica quali mondi siamo in grado di costruire intorno ad un’idea fissa e quanto possa essere pericolosa un’idea che si trasforma in un dogma. L’istinto dello spettacolo è fortemente antipsichiatrico: anche la scienza cade spesso nel dogma, nel paradosso. Il motore di queste riflessioni che mi hanno condotto alla scrittura dello spettacolo è stata la morte di Francesco Mastrogiovanni, ucciso nel reparto psichiatrico di Vallo della Lucania. Francesco Mastrogiovanni aveva 58 anni e faceva il maestro elementare. In una mattina di fine luglio del 2009, un vasto quanto inspiegabile spiegamento di forze dell’ordine è andato a prelevarlo, letteralmente, nelle acque della costiera del Cilento (Salerno) e lo ha portato al centro di salute mentale dell’ospedale San Luca, a Vallo della Lucania, per un trattamento sanitario obbligatorio.

Novantaquattro ore dopo, la mattina del 4 agosto 2009, Mastrogiovanni è stato dichiarato morto. Durante il ricovero è stato legato mani e piedi a un letto senza un attimo di libertà, mangiando una sola volta all’atto del ricovero e assorbendo poco più di un litro di liquidi da una flebo. La sua dieta per tre giorni e mezzo sono stati i medicinali (En, Valium, Farganesse, Triniton, Entumin) che dovevano sedarlo. Sedarlo rispetto a che cosa non è chiaro, visto che Franco non aveva manifestato alcuna forma di aggressività. La legge prevede infatti la possibilità di applicare misure di contenzione nel caso in cui i pazienti siano da considerarsi pericolosi. Nonostante Franco fosse stato sedato per errore ben due volte (cosa che renderebbe inoffensivo chiunque) il protocollo è stato applicato lo stesso, ed egli è stato legato al letto per ben quattro giorni (anche se gli sono stati immobilizzati tutti gli arti e questo è contro la legge)senza mai essere nutrito o dissetato, dunque è morto dopo 90 ore di agonia che io, come tanti italiani, ho potuto vedere nell’agghiacciante video ripreso dalle telecamere del reparto e reso noto dai familiari per cercare di avere giustizia rispetto a questa vicenda che oltre ad essere un esempio di malasanità, racconta la perdita di ogni umanità. La morte assurda di Franco l’ho vista anche negli occhi dei suoi familiari, persone belle ed umane che hanno reagito a tutto questo orrore con dignità.

Ad ottobre si è concluso il processo in primo grado per la morte di franco,  dove il giudice Elisabetta Garzo ha condannato i medici per sequestro di persona, omicidio colposo e falso in cartella, ha invece assolto tutti gli infermieri. A Novembre partirà il processo in appello, dato che secondo la procura gli infermieri non hanno dimostrato di avere cura dei malati e di costringerli in condizioni di scarsa igiene.

La visione che ho del teatro è fortemente politica, nel senso che lo credo un mezzo utile per mettere in luce le vicende umane su cui dobbiamo riflettere, e in quest’ottica tutta la compagnia suDanzare ha deciso di dedicare lo spettacolo a Franco, per aiutare un passaggio di informazioni che diventa macchinoso quando ci si scontra con un sistema che vuole solo autocelebrarsi. Inoltre la tarantella, come musica utilizzata nella cura dei tarantati, era considerata un antidoto contro il male di vivere, il cattivo passato.

Un’ultima domanda prima di salutarti e ringraziarti. Ogni cultura ha una sua preghiera, una sua devozione, un proprio ballo come occhi nuovi per guardare il mondo. Perché SuDanzare sceglie la tarantella?

La tarantella è un codice di movimenti che nella storia dell’umanità è stata utilizzata a più riprese per accompagnare i momenti conditi da “emozioni estreme”. Tutt’oggi essa è ancora un codice utile per la gestione delle emozioni. Abbiamo scelto di occuparci di questa danza, rispettandone e studiandone accuratamente la storia secondo una prospettiva di antropologia teatrale, perché la riteniamo utile per gli uomini e le donne di oggi, che grazie al consumismo sempre più sfrenato, stanno perdendo il contatto con le proprie emozioni e con il proprio corpo. E vi assicuriamo che l’Antidotum funziona, provare per credere!

Qualunque sia il vostro credo, qualunque Dio voi veneriate, sappiate che la musica mai smetterà di suonare e la gente (chiamatala anche pazza!)  mai smetterà di ballare.

SanTarantella. La danza è la nostra preghiera was last modified: settembre 8th, 2016 by Roberta Magliocca
6 settembre 2016 0 commenti
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Madre Teresa di Calcutta
CulturaEventiIn primo piano

Madre Teresa di Calcutta: follia, carità e umanità gli aspetti chiave della Santità

scritto da L'Interessante

Madre Teresa di Calcutta

Di Vincenzo Piccolo

Follia, Carità e Umanità gli aspetti chiave della Santità di Madre Teresa di Calcutta

Qualcuno una volta ha detto che Dio ha scelto le cose folli del mondo per svergognare i sapienti e, forse, non c’è persona più folle di Madre Teresa, colei che ha scelto di scoprire giorno per giorno il volto di Cristo, negli angoli più bui dell’esistenza umana

“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”; è proprio dalle beatitudini evangeliche che ci arriva il significato intrinseco dell’omelia di Papa Francesco durante la cerimonia di canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, religiosa albanese, al secolo Anjezë Gonxhe Bojaxhu. È chi più indicato di un Premio Nobel per la pace, poteva essere santificato? “Non esiste alternativa alla carità: quanti si pongono al servizio dei fratelli, benché non lo sappiano, sono coloro che amano Dio”, così afferma il Santo Padre nell’ omelia della Santa Messa, subito dopo aver pronunciato la formula per la canonizzazione, autorizzando così il culto della santa nella Chiesa cattolica universale. Continua poi il Papa “Madre Teresa di Calcutta ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, mettendoli davanti alle loro colpe, ai crimini della povertà creati da loro stessi” – ha poi aggiunto – “consegno quest’emblematica figura di donna e di consacrata a tutto il mondo del volontariato: lei sia il vostro modello di santità”. Conclude la giornata di festa, alla quale hanno preso parte altre 120 persone provenienti da tutto il mondo, dicendo: “penso che forse avevo un po’ di difficoltà nel chiamarla Santa Teresa, la sua santità è tanto vicino a noi, tanto feconda che spontaneamente continueremo a dirle: Madre Teresa!”. Perché alla fine è vero, se la povertà non è solo sociale o economica, ma soprattutto spirituale, Teresa è veramente la Madre di tutti.

Madre Teresa di Calcutta: follia, carità e umanità gli aspetti chiave della Santità was last modified: settembre 5th, 2016 by L'Interessante
5 settembre 2016 0 commenti
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anfiteatro
CulturaIn primo piano

Anfiteatro di quella che fu Capua: tra storia e leggenda

scritto da L'Interessante

Anfiteatro

Di Maria Rosaria Corsino

La storia, l’arte, l’archeologia sono materie così interessanti che sembrano non bastare mai.

Passeggiare tra maestosi monumenti architettonici, inciampare in un sassolino millenario e invocare gli dei pagani, è sempre una grande emozione.

A Santa Maria Capua Vetere, avvolto da un’atmosfera quasi magica e circa tre o quattro bar, sorge il mastodontico anfiteatro

Risalente circa alla fine del I secolo, viene fatto costruire da Augusto dopo la vittoria ad Azio da una colonia conquistata,  fatto restaurare da Adriano e  inaugurato da Antonio Pio.

Secondo solo al Colosseo, l’anfiteatro campano è noto a livello mondiale per la grande storia (mescolata a molti ingredienti di fantasia) di Spartaco.

Di origine Tracia, assodato nell’esercito romano, fugge non riuscendo a sopportare la disciplina ferrai a cui è sottoposto.

Catturato e considerato disertore, viene ridotto in schiavitù e venduto a Lentulo Batiato che gli da il soprannome di Spartacus.

Viene così introdotto in quella che è la più grande scuola di gladiatori.

Inutile soffermarci troppo su ciò che è un gladiatore: un lottatore, tendenzialmente schiavo o ex soldato assetato di voglia di combattere, che ha come arma una piccola spada, il gladio.

Ma la vita dei gladiatori è tutt’altro che facile, ecco perché nel 73 a.C. Spartaco scappa insieme ad altri 70 compagni iniziando quella che verrà poi ricordata come la “Terza Rivolta Servile” che si conclude nel 71 a.C con la sconfitta dei ribelli.

Dopo questo grande momento di gloria però, l’anfiteatro perde colpi.

Viene distrutto prima dai Vandali di Genserico e poi dai Saraceni, mentre i Longobardi lo usano come cava di marmo e come fortezza.

I Borbone metteranno fine alla sua distruzione dichiarandolo monumento nazionale.

Ad oggi è uno dei monumenti più apprezzati nel territorio campano.

Circondato da tanto verde, tanta storia e tanti anziani, è veramente un posto degno di essere visitato.

 

Anfiteatro di quella che fu Capua: tra storia e leggenda was last modified: settembre 5th, 2016 by L'Interessante
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Amore Criminale
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Amore Criminale non è un film horror

scritto da L'Interessante

Amore Criminale

Di Michela Salzillo

Non è più tempo di equivoci. Il turno dell’estate sta per dirsi definitivamente concluso, almeno per quest’anno. A ricordarcelo è la routine dei primi giorni di settembre che, seppure in sordina, comincia a reclamare il posto che le spetta. Se da un lato ritornano gli esami all’università e le scartoffie d’ufficio, dall’altro si fanno attendere con ansia le sere a base di divano, plaid e zapping.

Anche per gli appassionati dei programmi tv, siano essi serie dallo stile americano o format dal carattere tutto italiano, la lunga stagione dei canali preferiti sta tornando. Come per Mediaset, anche per le reti Rai, è tempo di riformulare i palinsesti in vecchio stile. Un riordino che, stando a certe anteprime da web, si sta facendo portavoce di novità poco condivise dal pubblico più attento. È il caso del passaggio di staffetta fra Barbara De Rossi, collaudata pioniera di slogan anti- violenza, e l’attrice Asia Argento.

È ormai confermato, infatti, che il timone della nuova edizione di Amore Criminale, lo spazio di Rai tre che denuncia le molteplici forme di maltrattamento, con particolare attenzione alla violenza sulle donne e ai casi di femminicidio, passerà nelle mani del “volto horror” più stimato, sia in Italia che all’estero

La polemica ha divampato il suo ardore dopo l’opinione che la blogger e giornalista, Selvaggia Lucarelli, ha espresso sul suo profilo facebook, osservando non poche critiche nei confronti dell’attuale direttrice di rete, Daria Bignardi.

“Amore Criminale è un programma di cui ho scritto spesso, perché è educativo e crudo allo stesso tempo, Barbara De Rossi l’ha sempre condotto con passione e coinvolgimento perché conosce, ahimè, l’argomento e si spende da molti anni, anche prima di questa conduzione, per la causa “violenza sulle donne”  – ha detto la Lucarelli, continuando il suo disappunto con le parole della De Rossi, intervistata dalla” vispa penna” de Il Fatto Quotidiano subito dopo la scelta di sostituzione. È un fare che tutti riconoscono come legittimo, quello del cambio look. In fondo, fare televisione vuol dire anche esporsi a continui ricambi d’aria, ma è sulla preferenza della Argento che ricade qualche perplessità

“Condurre questo programma vuol dire prendere le donne per mano, incoraggiarle a denunciare quando serve, rassicurarle sul fatto che si può essere aiutate. (…) Io questo ruolo lo sentivo come una sorta di ricompensa, di riscatto dopo quello che ho passato e visto. Ero fiera di essere al timone di un programma così. Sono amareggiata e non ho intenzione di nasconderlo”. È Con queste parole che la De Rossi si esprime nei confronti di chi le chiede qual è stata la sua reazione a quanto stabilito. Ha dichiarato che se al suo posto fossero state preferite donne come la Morante o la Guerritore, avrebbe accettato di buon grado la scelta di innovare un programma ampliamente avviato, ma in questo modo la pillola è dura da buttare giù.

 In effetti, volendo allargare anche le vedute più ristrette, risulta difficile non condividere, almeno in parte, un rattristamento di questo tipo. L’abito non fa il monaco dai tempi in cui si preferivano le massime sui preti che razzolano male, e anche su questo siamo più o meno tutti d’accordo. Ma in televisione, più che altrove, l’immagine è la spalla forte del contenuto. È inutile illudersi! Chi conduce un programma del genere, dovrebbe avere un aspetto composto, serioso e rassicurante; un po’ come la zia buona che soccorre in caso di panico, e se ci fosse il bisogno di chiedersi il perché, la risposta è presto data: un tema come quello sviscerato dal programma in questione è non delicatissimo, di più. Non si può rischiare neanche di striscio, un alleggerimento di quei racconti, così assurdi nella loro sconvolgente realtà. Che non me ne voglia la signora Argento ma, giusto per dirne una, postare una foto su instagram in cui è ritratto un cartello citante:” Eat acid see god” -assumi acidi, vedi Dio- qualche rischio lo fa correre. Ora, che ognuno è libero di fare quello che vuole, ormai non lo negherebbe neanche il migliore dei dittatori, ma non è sempre tutto o bianco o nero. Gli omicidi di amore criminale sono verità, non un ‘ invenzione da ultimo film. È per questo che  almeno un po’ di riserbo su certe estremizzazioni di concetto sarebbe gradito, se non altro per difendere la dignità di uno dei pochissimi programmi ben fatti del panorama televisivo italiano .

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Vladimir Vassiliev, il 'Dio della danza' a Positano
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Vladimir Vassiliev, il ‘Dio della danza’ a Positano

scritto da L'Interessante

 

Vladimir

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Positano (SA) 31 agosto
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Andrà a Vlamidir Vassiliev, il ‘Dio della danza’, leggenda del balletto russo, il riconoscimento ‘alla carriera’ della 44esima edizione di ‘Positano premia la danza –  Leonide Massine’,  diretta da Laura Valente che dal  9 all’11 settembre  farà della splendida località amalfitana la capitale dell’arte coreografica con il tradizionale *’Gala della spiaggia grande’ (10 settembre, ore 21),* mostre e incontri. Saranno premiati alcuni tra i più importanti rappresentanti della scena internazionale del balletto scelti da una prestigiosa giuria coordinata da *Alfio Agostini*, consulente artistico del Premio Massine

A Vassiliev, 76 anni, simbolo del Teatro Bolshoi di cui è stato anche direttore, sarà dedicata, in anteprima italiana,  la mostra fotografica di *Francette Levieux* *“Tra i passi di un dio danzante”.* Quaranta scatti della celebre fotografa francese riassumeranno l’attività di uno dei più grandi danzatori della storia. Vassiliev, incarnazione maschile del balletto russo in epoca sovietica, si impose nei  teatri di tutto il mondo, in coppia con la moglie Ekaterina Maximova e con altre grandi *étoiles*, da Alicia Alonso a Carla Fracci, per il virtuosismo ma soprattutto per la personalità “eroica” e romantica al tempo stesso e per una fisionomia di danzatore classico già moderna per gli anni 60 e 70. Nella giornata finale, nell’ambito del
progetto Positano Winter & Young che ha coinvolto studenti e giovani professionisti campani, sarà presentato un docu-corto su Rudolf Nureyev.

*’Positano premia la danza – Leonide Massine’ 2016 è organizzato dal Comune di Positano e sostenuto dalla Regione Campania attraverso il  P.O.R. Campania 2014 – 2020, Fondo Europeo Sviluppo Regionale.*

Positano richiama i più grandi artisti della danza sin dagli anni 20 del secolo scorso quando vi si stabilì un collaboratore di Diaghilev, seguito da Lifar, Bakst, Nijinsky, Stravinsky (oltre a personaggi del mondo artistico come Picasso e Cocteau). Léonide Massine, il ballerino/coreografo dei Ballets Russes, s’innamorò del luogo e Diaghilev gli donò le antistanti
isole dette Li Galli. Per le sue strade hanno passeggiato personaggi come Serghei Diaghilev, Vaslav Nijinsky  e Rudolf Nureyev che fece di  Li Galli una amata residenza.

Il 2 agosto 1969, nasce il Premio Positano. Dieci anni dopo la prima edizione, alla morte di Léonide Massine, il premio venne intitolato alla sua memoria. La manifestazione ha premiato negli anni celebri artisti, da Margot Fonteyn a Nureyev, da Maurice Béjart, a Ekaterina Maximova, Carla Fracci, Luciana Savignano, Elisabetta Terabust, Alessandra Ferri, Roberto
Bolle, Alicia Alonso,  e lo scorso anno Lutz Förster.

Vladimir Vassiliev, il ‘Dio della danza’ a Positano was last modified: settembre 2nd, 2016 by L'Interessante
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