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Categoria

Cultura

Novecento, Alessandro Baricco
CulturaIn primo pianoLibri

Novecento. Intramontabile

scritto da L'Interessante

Novecento

Di Carmen Giaquinto

Novecento di Alessandro Baricco, edito da Feltrinelli nell’anno 1994, è il primo testo teatrale dell’autore torinese. Prima di “Oceano Mare”, uno dei suoi testi più famosi, scrive, appunto, Novecento, un monologo in un atto unico che ha avuto anche una riduzione cinematografica in “La leggenda del pianista sull’oceano”, del regista Giuseppe Tornatore (1998).

L’atto racchiude la storia, narrata dall’amico suonatore di tromba Tim Tooney, che si impersona in questo modo nei panni di narratore interno, di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, pianista sul transatlantico Virginian. Abbandonato sulla nave da emigranti, viene accudito da Danny Boodman, marinaio di colore che muore dopo otto anni. Il suo talento straordinario si incontra e si scontra con musicisti d’eccezione come colui che si autodefinisce “l’inventore del jazz”, Jelly Roll Morton, il quale si reca sulla nave per sfidare proprio Novecento, il pianista che pare non sia mai sceso sulla terraferma. Nemmeno quando il suo amico Tim lo esorta a scendere i gradini della scaletta che lo separano dal primo vero contatto con il suolo. Al terzo gradino aveva già voltato le spalle a quella cosa «immensa» che è la vita. Quando anche Tim decide di abbandonare la nave, il destino di Novecento sembra essere già scritto. La sua esistenza finisce a bordo del Virginian, ormai distrutto dalla guerra e prossimo al suo definitivo declino, deciso da un carico di dinamite. Novecento scompare su quella nave nello stesso modo in cui è apparso, misteriosamente. Egli ha vissuto attraverso i desideri e le passioni altrui. Ha ascoltato i racconti dei passeggeri e così ha imparato a conoscere il mondo; suonando, ha viaggiato ed esplorato luoghi di cui ha sentito parlare. Piuttosto che raggiungere un compromesso con la vita, preferisce «incantare» i propri sogni, le proprie speranze e lasciarsi esplodere col transatlantico che per tutta la vita ha conosciuto i suoi timori e ne ha custodito i desideri. Da qui si deduce la tematica principale del testo: la paura; la paura di affrontare il mondo esterno, di avere un rapporto con Dio, o meglio, con l’infinito. Novecento preferisce morire con la sua nave anziché affrontare il mondo di fuori.

Novecento è uno di quei libri che spunta da uno scaffale saturo di testi, nel momento più opportuno, proprio come è accaduto a me

Emoziona, parla di me, di noi, di tutti. Dopo averlo concluso, un senso di nostalgia misto a tristezza ed emozione, pervade l’animo. Nessuno è pronto per scendere sulla terraferma ed esplorare un posto finito, eppure viviamo in una esistenza finita ma Novecento è riuscito ad andare oltre, a capire che l’infinito è dentro di noi, in ogni cosa che viviamo, nei luoghi che percorriamo, nella terra su cui camminiamo. L’oceano, così apparentemente profondo e pauroso, possiede un senso di infinita sicurezza agli occhi di chi è nato sul mare. È un paradosso esistenziale.

Questo monologo, racchiuso in un atto unico, mi lascia un segno profondo; ha un’intensità graffiante che invita a riflettere. Chissà se un giorno riusciremo a «disarmare la felicità» e non occorrerebbe farsi esplodere su una nave, basterebbe incantare i nostri sogni.

Novecento. Intramontabile was last modified: agosto 18th, 2016 by L'Interessante
18 agosto 2016 0 commenti
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Ferragosto
CulturaEventiIn primo piano

Ferragosto al Museo

scritto da L'Interessante

Ferragosto

Di Erica Caimi

Ferragosto al museo

Se non siete ancora andati in vacanza ad agosto, non temete, in città non c’è da annoiarsi. In Lombardia molti siti, alcuni dei quali avevano già aderito all’iniziativa di successo promossa dal Ministero dei Beni culturali “domenica al museo” e spalancato gratuitamente le porte ai turisti ogni prima domenica del mese, sono aperti anche a ferragosto. Prima fra tutti la Pinacoteca di Brera, nella quale si può ammirare il “Bacio” di Hayez ,  “Fiumana” di Pellizza da Volpedo o sbirciare tra le attrezzature dei restauratori dalle vetrate trasparenti. Rimanendo a Milano, un’altra valida opzione è recarsi al Museo del Cenacolo Vinciano.

Numerosi musei statali lombardi sono a disposizione dei visitatori in questa giornata festiva come la Villa romana di Desenzano del Garda, il Castello Scaligero e le Grotte di Catullo di Sirmione e il Museo di Palazzo Ducale di Mantova. Varese non si tira indietro, dopo una passeggiata al Sacro Monte che regala sempre una stupenda visuale sulla città, ci si può fermare alla Casa Museo Pogliaghi e immergersi in un’atmosfera antica e suggestiva, oppure fare tappa al Museo Baroffio ricco di reperti scultorei e sforzeschi, ma anche di dipinti. Se siete appassionati di storia antica, a ferragosto, si consiglia la visita del Parco Archeologico di Castelseprio, un percorso che vanta i resti di un insediamento fortificato, un borgo medioevale, la Chiesa di Santa Maria foris portas con i suoi reperti pittorici ispirati ai vangeli apocrifi e il Monastero di Torba che dal 2011 è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Per consultare l’elenco completo e gli orari delle visite dei luoghi che in tutta Italia sono aperti a ferragosto, sarà sufficiente accedere al sito ufficiale del MIBACT, oppure chiamare numero verde 800991199.

 

Ferragosto al Museo was last modified: agosto 14th, 2016 by L'Interessante
15 agosto 2016 0 commenti
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Ferragosto
CulturaIn primo piano

Ferragosto: tutte le sfaccettature di una giornata di festa

scritto da L'Interessante

Ferragosto

Di Michela Salzillo

Ci sono date che, seppure cambiano giorno, sono sempre una ricorrenza. Cascasse il mondo, certi appuntamenti non si disertano mai. Sono quelle festività che, contese fra scaro e laico, nascono per essere sinonimo di vacanza, freno. Sono la spina che è meglio staccare e l’evasione che fa bene concedersi. Alcune date non hanno bisogno nemmeno del calendario per farsi notare: dal capodanno- fedele compagno degli anni che vanno e vengono, alla pasquetta – ostinata vagabonda senza fissa dimora- la memoria delle piacevoli abitudini non inganna mai. Lo stesso occhio di riguardo è riservato alla più famosa scampagnata estiva, quella del 15 agosto. Un giorno che, prima di ogni tradizione popolare, coincide con l’evento religioso rievocante la festa dell’“Assunta”( voluta da papa Nicolò I ), ma non è di certo questa l’unica funzione che gli riserviamo, anzi, non è neppure quella più comune. Il Ferragosto, infatti, è tradizionalmente dedicato alle gite fuori porta, detentrici di prelibati pranzi al sacco. Data la calura stagionale, di solito, ci si dirige in zone che possano garantire rinfrescanti bagni in acque marine, fluviali o lacustri, ma senza rinunciare ai piaceri della buona tavola.

 Specie al sud, ma non solo, il cibo condiviso è già garanzia dello stare bene; una verità, questa, comprovata da una ricca tradizione culinaria che viene fatta corrispondere proprio al giorno di Ferragosto. Fonti note raccontano che il piatto simbolo di questa festività, partorito in Toscana nell’epoca Carolingia, è il piccione arrostito, un’usanza che, un tempo, era molto più diffusa rispetto ad oggi, nonostante la fiera resistenza in alcune zone d’Italia.

Ferragosto in cucina

In Sicilia si è soliti preparare il gelu di muluni, un tipico dolce al cucchiaio, detto anche gelo di anguria per via dell’ingrediente base che lo costituisce. Moltissime sono le diversità nella preparazione del composto che, a secondo della zona o delle tradizioni familiari, possono contemplare l’aggiunta di vari ingredienti, tra i quali chiodi di garofano, cannella, fiori di gelsomino e la granella di cioccolato amaro; quest’ultima per imitare la presenza dei semi d’anguria.

A Roma, invece, il piatto tradizionale è un più classico pollo in umido con peperoni, spesso preceduto dalle fettuccine ai fegatelli. Anche nella capitale, di solito, non si rinuncia a concludere il pasto con una croccante e fresca fetta di anguria.

Il galluccio, invece, è la pietanza tipica pugliese. Si tratta di un gallo di circa 3 kg, di solito ripieno, che viene cotto al forno con patate. Un’ alternativa gustosa tanto quanto i famosi arrosticini.

Sull’Appennino tosco-emiliano, per Ferragosto, si usa sfornare piccole ciambelle dolci all’anice, variamente confezionate, come il biscotto di mezz’agosto di Pitigliano o lo Zuccherino montanaro bolognese di Grizzana Morandi (un comune italiano di 3.921 abitanti, sito in Emilia-Romagna).

Se all’ottima cucina rinunciamo difficilmente, sviluppando profuse curiosità a riguardo, non possiamo dire lo stesso quando si tratta di guardare alle spalle di certe tradizioni. Come tutte le cose, anche i giorni di festa hanno un’origine, un ‘etimologia che, se pure ignoriamo spesso, ne caratterizzano l’identità.

Ferragosto –  etimologia e antiche tradizioni popolari

Il termine Ferragosto deriva dal latino feriae Augusti (riposo di Augusto) e definisce una festività, nata nel 18 secolo a.C., che prende il nome dall’ imperatore che la istituì. Era una   ricorrenza che si aggiungeva a quelle già esistenti nello stesso mese, come i Vinalia rustica, i Nemoralia o i Consualia, occasioni in cui si celebravano i raccolti e la fine dei lavori agricoli. L’antico Ferragosto aveva lo scopo di collegare le festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo, necessario dopo le grandi fatiche delle settimane precedenti. La festa, che anticamente cadeva il 1º agosto, fu spostata per decisione della Chiesa Cattolica, che volle far coincidere la ricorrenza laica con la celebrazione liturgica. Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero, si organizzavano corse di cavalli, mentre gli animali da tiro, (buoi, asini e muli), venivano dispensati dal lavoro e ornati di fiori.

 Si dice che da queste tradizioni che derivi il famoso “Palio dell’Assunta”, usanza della città di Siena celebrata il 16 agosto. La denominazione “Palio” viene fuori, infatti, da “pallium”, ossia, un  drappo di stoffa pregiata che era il premio riservato ai vincitori delle corse di cavalli nell’Antica Roma . È durante il ventennio fascista però, che la tradizione popolare legata al 15 agosto subisce modifiche che, in generale, tendono verso la definizione attuale della festività .

A partire dalla seconda metà degli anni venti, nel periodo ferragostano, il regime organizzava centinaia di gite , grazie all’istituzione dei “Treni popolari di Ferragosto”, attraverso il cui utilizzo era possibile  raggiungere le mete stabilite  con prezzi  scontati. L’iniziativa offriva la possibilità, anche alle classi sociali meno abbienti, di visitare le città italiane o di raggiungere le località marine e montane. L’offerta era limitata ai giorni 13, 14 e 15 agosto e comprendeva le due formule della “Gita di un solo giorno” e quella dei tre giorni. È per questo motivo che col il termine Ferragosto, oggi, più che la sola data del 15, intendiamo un periodo più esteso. Una mini vacanza che, di solito, sia essa precedente o a posteriori alle ferie sacrosante, segna già un alone nostalgico sull’estate, come una sorta di epifania a calzoncini corti.

Ferragosto: tutte le sfaccettature di una giornata di festa was last modified: agosto 14th, 2016 by L'Interessante
15 agosto 2016 0 commenti
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Grey's Anatomy 13
CulturaIn primo pianoTv

Grey’s Anatomy 13 è dietro l’angolo

scritto da L'Interessante

Grey ‘s Anatomy

Di Maria Rosaria Corsino

L’attesa è lunga, straziante ma ce l’abbiamo quasi fatta! Il 22 Settembre in fondo non è così lontano.

Cosa succede? Beh, facile! Torna Grey ‘s Anatomy

Per i fans del medical drama più lungo della televisione le gioie però non sono mai durature.

Certo, siamo del parere che dopo la drammatica morte di Derek Sheperd e lo straziante addio a Cristina Yang nulla possa più toccarci ma in fondo, l’addio di Sara Ramirez alias Callie Torres, ci ha feriti.

Sembrava essere tornata la quiete a Seattle e nel Grey Sloan Memorial Hospital, ma ci siamo sbagliati.

Un sospettoso sentimento benevolo aleggia sulle teste di Meredith Grey e Nathan Riggs mentre la povera Maggie Pierce ignara di tutto si lascia andare ad una confidenza con la sorella acquisita: a lei Riggs piace eccome!

Grazie Shonda, sembrava troppo bello per essere vero.

Ma in realtà Ellen Pompeo è stata molto chiara al riguardo, affermando che Riggs non prenderà mai il posto di Derek Sheperd: di Dottor Stranamore ce n’è uno solo, così come di grande amore.

Ma noi siamo positivi, dobbiamo. Altrimenti tredici stagioni così ci avrebbero già mandati dallo psicologo.

Dalle prime indiscrezioni sembra che troveremo di nuovo insieme April e Jackson, veterani ormai di una vita fatta di disgrazie quasi da fare concorrenza alla Grey ma anche un’altra coppia felice appare all’orizzonte: Owen e Amelia freschi di matrimonio con tanto di fuga tattica e ritorno con coda tra le gambe.

La Wilson continua a restare un mistero, ha una situazione così ingarbugliata alle spalle che ad un certo punto si perde il filo del discorso sulla sua vita.

A questo punto non ci resta che confidare in Meredith, che appare sulla nuova locandina da sola, tagliata a metà dallo skyliner di Seattle, con un sorriso abbastanza tirato circondata da colori freddi un po’ a ricordare il suo stato d’animo.

C’è un qualche significato nascosto nella scelta di questa immagine? Verrà data più importanza a Seattle, ci saranno più scene fuori dall’ospedale? Dobbiamo prepararci a qualche altro drammatico addio?

Ai posteri l’ardua sentenza, intanto intrepidi aspettiamo il #TGIT

Grey’s Anatomy 13 è dietro l’angolo was last modified: agosto 6th, 2016 by L'Interessante
6 agosto 2016 0 commenti
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Luca
CulturaIn primo piano

#Chiacchieretramici: intervista a Luca Cristillo [Il VIDEO]

scritto da L'Interessante

Luca Cristillo

Luca Cristillo

Di Maria Rosaria Corsino

Torna la rubrica #Chiacchieretramici

Luca è un giovane ragazzo di 21 anni che ha fatto dell’arte la sua passione.

Lo abbiamo incontrato per scoprire qualcosa di più su di lui e sul suo lavoro visto che, come lui stesso dice, a Caserta viene dato molto più spazio alla musica che al disegno.

“Ci promettono tante cose” dice “ma alla fine fanno solo chiacchiere”.

Di Maria Rosaria Corsino

Torna la rubrica #Chiacchieretramici

Luca è un giovane ragazzo di 21 anni che ha fatto dell’arte la sua passione.

Lo abbiamo incontrato per scoprire qualcosa di più su di lui e sul suo lavoro visto che, come lui stesso dice, a Caserta viene dato molto più spazio alla musica che al disegno.

“Ci promettono tante cose” dice “ma alla fine fanno solo chiacchiere”.

Di Maria Rosaria Corsino

Torna la rubrica #Chiacchieretramici

Luca è un giovane ragazzo di 21 anni che ha fatto dell’arte la sua passione.

Lo abbiamo incontrato per scoprire qualcosa di più su di lui e sul suo lavoro visto che, come lui stesso dice, a Caserta viene dato molto più spazio alla musica che al disegno.

“Ci promettono tante cose” dice “ma alla fine fanno solo chiacchiere”.

#Chiacchieretramici: intervista a Luca Cristillo [Il VIDEO] was last modified: agosto 4th, 2016 by L'Interessante
4 agosto 2016 0 commenti
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Street Art Antimo Foglia
CulturaIn primo piano

Antimo Foglia: un’intervista. Street Art a Marcianise

scritto da L'Interessante

Antimo Foglia

Di Michela Salzillo

Lo scorso 15 luglio, nella città di Marcianise, è stata ultimata un’opera di “street art” firmata dall’artista marcianisano Antimo Foglia

Si tratta di una delle “attività” promosse dalla rassegna R- Estate a Marcianise, l’iniziativa della proloco che tuttora detiene primati di successo ed entusiasmo.

 Il murales, che si presenta come una riproduzione stilizzata ed in rilievo 3D, ha meritato i complimenti non solo dei cittadini ma anche del sindaco Antonello Velardi che ha dichiarato: “È un’opera d’arte, una grande opera d’arte. Per mezz’ora ho pensato di essere a Londra e non a Marcianise. Vi invito ad andare a vedere quel murales, resterete senza fiato.”

A fronte di tale successo, abbiamo incontrato, per voi, l’autore.

Antimo Foglia, classe 1973, con una formazione alla scuola internazionale di comics, è un artista e designer di fama nazionale.  Nell’intervista che ci ha gentilmente concesso, racconta i dettagli dell’esperienza marcianisana e non solo.

Cominciamo con una domanda semplice: chi è Antimo Foglia?

La maggior parte delle persone mi definisce creativo, che è una facile sintesi per spiegare le mie attitudini al disegno: la grafica, la decorazione e la sensibilità verso le arti visive. Io disegno fin da piccolo e questa passione è presto diventata un lavoro che, per oltre 20 anni, mi ha fatto vivere un’esperienza trasversale nei settori della moda, pubblicità e stampa.

È recente la sua attiva partecipazione alla rassegna R-estate a Marcianise, l’iniziativa estiva organizzata dalla pro loco per valorizzare le bellezze del luogo e incentivarne l’espressione. Il suo contributo l’ha vista autore di un ‘opera d’arte plasmata su una delle pareti della città. Ci spiega cosa rappresenta e dove è possibile ammirarla?

L’opera è stata realizzata in via Raffaele Musone, sul muro frontale del parcheggio comunale, proprio nei pressi del centro storico. Essa vuole rappresentare un messaggio di benvenuto per chiunque arrivi a Marcianise.  Il disegno è una piantina stilizzata delle principali strade marcianisane con alcuni riferimenti ai luoghi storici della città.

Qual è la cosa che più ha amato nelle ore che in cui era occupato a tratteggiare l’opera?

 Sicuramente la partecipazione dei cittadini che hanno accolto con grande piacere l’intervento, anche perché il muro si presentava con una serie di scritte abbozzate, riconducibili a messaggi d’amore che la maggior parte delle persone ha considerato una forma di vandalismo senza nessuna espressione artistica.

Per realizzare il suo disegno ha scelto di collaborare con i commercianti marcianisani, ci racconta l’esperienza di questo rapporto e quali sono state le ragioni della sua decisione, pur sapendo che per un certo tipo di risoluzione grafica sono opportuni materiali specifici non facilmente reperibili in città?

La volontà di utilizzare un budget minimo di spesa e di investirlo presso i negozi di Marcianise è stato, fin da subito, un punto fondamentale per aderire completamente allo spirito della rassegna, dove tutte le associazioni hanno dato un proprio contributo; disponendo dei propri mezzi, senza richiedere grandi sforzi alle casse comunali. A Marcianise ho individuato alcuni commercianti ben forniti e gli uffici del comune mi hanno autorizzato a prendere i materiali necessari.

Ogni autore di” street art”  ha delle motivazioni personali che, spesso, oscillano fra l’esigenza di ribellione e la necessità di rivendicare la libertà di espressione, le va di parlarci delle sue e di svelarci se nel corso del tempo sono cambiate?

 Sono cresciuto con l’amore per il “writing”, si tratta di una disciplina della cultura hip hop che comunemente viene identificata nei cosiddetti “graffiti”. La mia espressione artistica ha sempre rappresentato una forma di ribellione, ma non solo. C’è molto di più dietro; dalla passione per la calligrafia alla necessità di misurarsi con le proprie idee. Significa anche confrontarsi , letteralmente, con disegni di grandi dimensioni che richiedono studio e tanta fatica nell’esecuzione.

Ad aprile di quest’anno, sulla facciata della Basilica del” rione sanità”, uno dei quartieri più difficili di Napoli, è stato realizzato, ad opera dell’artista Bosoletti, un murales ispirato ad una storia di resistenza e amore. Secondo la sua esperienza, l’arte può essere sinonimo di rinascita e in che modo?

L’arte ha sempre rappresentato un linguaggio di avanguardia e di rinascita, in qualsiasi forma espressiva, dalla musica alle arti figurative. Oggi, “la street art”, oltre ad arricchire e valorizzare muri anonimi, è anche motivo di discussione, di riflessione, di fermento di idee ed energie; proprio quello che è accaduto attorno all’opera che ho realizzato a Marcianise, la stessa che ha suscitato tanto interesse, forse anche più di quello che immaginavo. La voglia di partecipazione, la voglia di colore, manifestata dai miei concittadini, è sicuramente una volontà di rinascita e di identificazione culturale, in un contesto spesso conosciuto più per gli aspetti negativi.

Disegnare nella propria città è più facile o più difficile rispetto a quando lo si fa altrove?

Ho disegnato in molte città, l’approccio di chi ho incontrato è stato sempre pieno di interesse e motivo di confronto, ovviamente, a Marcianise, ho sviluppato la conoscenza di nuove persone, oltre a rivedere tanti amici di vecchia data, alcuni dei quali condividono la mia stessa passione e sono degli artisti che stimo profondamente.  Quindi, per rispondere alla domanda, più che facile o difficile, è stato davvero molto piacevole .

Tornerà a disegnare per Marcianise?

Penso di sì, ci sono in corso diversi progetti che spero si possano realizzare al più presto, per questo confido anche nell’intervento dei privati, una collaborazione, per me preziosa, che potrebbe svelare scenari di relazione molto interessanti.

Grazie per la disponibilità, signor Foglia. Alla prossima!

Antimo Foglia: un’intervista. Street Art a Marcianise was last modified: agosto 4th, 2016 by L'Interessante
4 agosto 2016 0 commenti
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social
CulturaIn primo piano

Meno social, è meglio

scritto da L'Interessante

Social

Quando l’indignazione diventa social, allora è legittima

È questa la legge del secolo nostro, è questa la regola comune ai fanatici e ai simpatizzanti del web, ché se corrono dietro ai link più in voga vuol dire che sanno, conoscono. Se condividono subito, significa che hanno fatto in tempo a sfilarsi una reazione dalla coscienza. “Ci piace” la morte del celebre qualunque che il giorno prima non conoscevamo neanche, ma è lo stesso che gli altri fanno riposare in pace e allora fa bene partecipare. Si merita il like di compassione la strage lontana che ci fa solo tristezza, perché se arriva la paura è quella vicina: è Je suis Charlie, perché magari dalla Francia eravamo tornati il mese prima e la torre  Eiffel è uno dei  nostri  screen preferiti; è la sparatoria al Bataclan, perché se muore un’ italiana, allora è roba che ci riguarda; è l’attentato a Nizza, perché quei bambini potrebbero essere anche i nostri figli, in fondo, la costa azzurra non è poi così lontana dai confini di casa nostra. Ci arrabbiamo perché ieri, a Tokyo, si attacca una struttura assistenziale per disabili, e non si fa, perché “i deboli “ non si toccano. Ci sorprende che uno sconosciuto, uno dei tanti recensori di tripadvaisor, abbia deciso di citare il proprietario di un villaggio vacanze perché si era scordato di aggiungere alla brochure una clausola che informasse il libero accesso dei “ disabili nel suo esercizio, e questo, al signore, aveva dato fastidio. A noi, poi, ancora di più, perché chi fa un richiamo del genere è un insensibile malvagio. Certo.

Ma se internet non esistesse, se non fossimo abituati ad apparire partecipanti al mondo, se il terrorismo fosse solo argomento dei quotidiani scordati al bar o dei libri di storia che non vediamo l’ora di chiudere, se quella recensione non fosse mai stata diffusa, avremmo la stessa urgenza di scatenare danze di ira accusatorie? Probabilmente no.

Quando il fascismo selezionava a morte i disabili, molti di noi neppure esistevano, non eravamo social, non potevamo esserlo. Ad alcuni andava bene persino così, perché quelli non perseguibili dal regime assolutista, erano persone libere. Potevano denigrare, ammazzare e vessare il ritenuto diverso. Perché così diceva qualcuno, perché quella era la legge, e al dovere, si sa, non si transige, non quando l’abitudine è una cosa comoda. Come è comodo scrivere “ che schifo” sulla bacheca di un social media, diverso, invece, è urlarlo, manifestarlo, scendere in strada, rischiare la faccia- quella vera-  perché piove, fa caldo; perché non abbiamo tempo e poi, non vale neppure la pena ripeterlo, il mondo va così, la gente sta diventando pazza.

Ma chi è il mondo? Chi lo fa? Chi è la gente? Siamo noi. Eh si. Proprio noi e, che ci piaccia o no, nella maggior parte dei casi, ciò che avviene per mano di altri, quelli stessi che sentiamo così differenti dalla nostra bontà o tolleranza, è frutto dei nostri atteggiamenti omertosi e conniventi.

Niente nasce da solo, tutto il generato è il risultato di una matrice. Dunque, ed è chiaro, se qualcuno fa esplodere una bomba, ammazzando, distruggendo, ci dovremo aspettare che, prima o poi, qualcun altro risponda, e peggio di prima. Perché la pace non si dice, si fa. E non serve accendere candele di solidarietà.

Se il nostro vicino di casa è un falso invalido, e non ce ne frega niente perché tanto a noi non dà fastidio,  la  nostra pensione ce l’abbiamo e chi se ne importa, è anche inutile sprecare parole di ritegno là dove non servono.

 La vita, purtroppo o per fortuna, non è una corsa all’arrabbiatura più bella. La realtà è complessa; è la verità – sui nostri sentimenti e quelli degli altri- che, forse, abbiamo perso per strada; la stessa  che ci allenava  a scegliere il silenzio, quello del rispetto. Dire troppo è stato sempre dire niente. Tutto ciò , probabilmente, anzi, sicuramente, non è una notizia, ma un fatto che si ripete, oggi, non è comunque, degno di definirsi tale, perciò, forse, è meglio fermarsi e ricominciare a riflettere.

Michela Salzillo

Meno social, è meglio was last modified: luglio 27th, 2016 by L'Interessante
27 luglio 2016 0 commenti
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Holly e Benji
CulturaIn primo pianoTv

Holly & Benji: ormai trentenni rinnovano il loro contratto con il calcio

scritto da L'Interessante

Holly e Benji

Ultima Ora: <<Dopo estenuanti trattative durate per anni, finalmente i due calciatori – Holly e Benji – si regalano un rinnovo contrattuale con il mondo del calcio, dopo che per 30 anni hanno rappresentato il sogno di ogni piccolo potenziale campione>>

Era il 19 luglio 1986 quando su Italia 1 andava in onda per la prima volta il primo vero episodio di quello che sarebbe diventato un cartone animato straordinariamente epico, una nuova idea di calcio impressa nella mente dei più piccoli, una nuova forma di sogno chiamata “Holly & Benji”: creato in versione manga nel 1981 dalle matite di Yoichi Takahashi, “Captain Tsubasa”, come si chiamava nella versione originale, venne dapprima trasformato in cartoon e poi in quella leggenda storica che per anni ha appassionato un’intera generazione di bambini e ragazzini. Ciò che rappresentava di più la forza di questa nuova e variopinta cultura calcistica era riprodotto da una base solida di valori e qualità che avrebbero permesso ai due protagonisti di sfondare in Italia: partendo da un “la la la la la”, sigla memorabile cantata da Paolo Picutti e scritta da Alessandra Valeri, passando per il famoso “due sportivi, due ragazzi, per il calcio, sono pazzi” che disegnavano gli ingredienti fondamentali per dare un tocco di “classe” in più ad una realtà tanto astratta quanto così tangibile, e terminando con l’amatissimo “son portiere e attaccante, Holly e Benji, due speranze”, toccasana per antonomasia al fine di promuovere la fiducia di tante promesse emergenti, il cartoon nei suoi 128 episodi ha mostrato come i due protagonisti abbiano attraversato un percorso di rinascita personale passando da un odio calcistico angosciante, che li ha di fatto posti nella situazione di essere avversari in innumerevoli match validi alla loro “consacrazione”, ad un amore sportivo che li ha uniti nel loro più intimo sogno di raggiungere, da compagni di squadra, obbiettivi illustri come la coppa del mondo. Diventato nel giro di poco tempo un vero e proprio cult nel suo genere,  ha trasformato a poco a poco l’idea generale del calcio stesso, ridimensionando una sfera totalmente vuota e arrivando a condizionarla in maniera tale da viverla a 360 gradi come se fosse “messo in onda” il marchio indelebile lasciato sulla pelle di chi non ha niente altro davanti ai suoi occhi che questo successo mondiale: la rete, intesa nel senso stretto della parola, festeggia pertanto il compleanno dei campioni, mentre l’altra, quella della porta, si gonfia ad ogni <<tiro della tigre>> di Mark Lenders e ad ogni <<catapulta infernale>> dei gemelli Derrick.

Oliver Hutton e Benjamin Price sono così i nomi che l’adattamento occidentale ci ha consegnato, rappresentano la reincarnazione dei ruoli calcistici che incollavano prima davanti al grande schermo e portavano poi a uscire in strada, su campi e campetti vari a giocare per tentare i tiri a effetto tanto impossibili quanto irrealistici di Holly o a provare le parate miracolose di Benji: se da una parte l’irrealizzabile era solo un sogno ad occhi aperti, dall’altra ciò che circondava i due divi era soltanto una sfilza di ragazzini che l’autore aveva creato e caratterizzato così bene da assegnare loro una storia “reale: c’era chi amava il goffo Bruce Harper, il sensibile giramondo col padre artista di strada Tom Becker e il talentuoso Julian Ross, ostacolato dai problemi cardiaci. Appunto, una realtà che cozzava troppo spesso con la consapevolezza di assistere ad un gioco sempre più impossibile, una finzione assoluta, non credibile neppure agli occhi dei bambini: il loro immaginario li portava ad ingigantire il gioco stesso con la fantasia, quell’elemento diventato chiave non per scelta ma per necessità e cullato con estremo eccesso dai tanti fan in perenne segreto.

Così, se l’immaginario dei bambini di ingigantire il gioco con la fantasia è rimasto sempre ancorato nel loro piccolo mondo, ci ha pensato il trio comico de “Gli Autogol” a raccontare la magia giapponese del cartone in maniera parodica, imitando la realtà con quel sorriso satirico e sbeffeggiante privo di ogni malizia: gli imitatori Michele Negroni e Alessandro Iraci insieme all’amico conduttore Alessandro Trolli, dopo aver prodotto centinaia di video da “mal di pancia”, hanno infatti spopolato sul web conquistando il loro trono digitale attraverso un racconto a dir poco geniale per la trama proposta e per la voce «rubata» del grande Federico Buffa, “colpevole” di aver omaggiato il trio con un video messaggio in cui ha ammesso la loro <<migliore interpretazione>> e di aver confermato l’incredibile somiglianza della satira stessa al cartone: un campo che non finiva mai e sorgeva su una collina, la potenza di tiro di alcuni giocatori che era spaventosamente incredibile da far sfigurare il “bomber” per antonomasia Christian Vieri, l’accostamento di altri manga giapponesi in una storia tanto emozionante quanto comica allo stesso tempo.

 Tuttavia Gli Autogol non sono stati gli unici ad omaggiare <<Le maniche arrotolate, l’infanzia difficile, il capello lungo e la personalità da vendere>> dei fenomeni giapponesi: se tanti bambini, infatti, sognavano di diventare Holly o Benji, il difensore della nazionale e della Juventus Leonardo Bonucci sarebbe voluto <<diventare come #MarkLenders>> e continuare a lavorare su <<quel tiro che nemmeno un cannone avrebbe potuto scagliare più forte>>. Di un altro avviso è stato, invece, un altro difensore juventino che su Twitter ha “cinguettato” con il fratello ricordando come abbiano potuto <<provare in tutti i modi>> ad imitare la Catapulta Infernale dei Gemelli Derrick, emulando inesorabilmente un’immagine riproposta nella mente degli appassionati più accaniti sin dai primi attimi in cui hanno percorso con la mente“centinaia di chilometri lungo il campo da calcio”. E’ stato, infine, il turno del centrocampista del Milan Andrea Bertolacci che ha ricordato il compleanno del manga nel sogno di <<raggiungere il livello dei miti>>: l’esempio che ha continuato ha persistere nella sua mente è stato quello di <#PhilipCallaghan, uno che si allenava sempre al massimo per dare il meglio di se>>, distruggendo anche questa volta il comun denominatore che univa lo stereotipo generale alla figura esclusiva dei due protagonisti principali.

Il mondo li celebra, la realtà ci gioca insieme, le generazioni nuove li scoprono: chi non avrebbe voluto segnare dalla porta opposta o tirare così forte da piegare le mani al portiere? chi non avrebbe desiderato fare uno scontro di gioco con Holly, vincerlo e segnare un gol a Benji, che nella realtà giapponese era addirittura più forte di un attuale Buffon? Probabilmente molti, sicuramente in troppi, gli stessi che ancora oggi animano un calcio gonfiato al massimo e sperano di far rispecchiare i propri campioni nelle gesta di quei due ragazzini che  “campionissimi” lo sono diventati solo dopo 128 miracoli televisivi e 30 anni di sogni mai invecchiati.

Michele Calamaio

Holly & Benji: ormai trentenni rinnovano il loro contratto con il calcio was last modified: luglio 26th, 2016 by L'Interessante
26 luglio 2016 0 commenti
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Legenda d'autore
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#Chiacchieretramici: L’Interessante e Legenda D’Autore

scritto da L'Interessante

Legenda D’Autore

Parlare con chi ha i tuoi stessi interessi è la base per un’ottima conversazione e il primo mattoncino per la costruzione di un solido rapporto.

Francesca Maria Miraglia, autrice nella rubrica Legenda D’ Autore di Legenda Letteraria è una di quelle persone con cui fare quattro chiacchiere è sempre un piacere

A tal proposito, ci siamo incontrare fuori dall’ambito universitario per raccontarci a vicenda di quelle passioni che ci uniscono: la scrittura e la musica.

Francesca, ho letto tutto d’un fiato la rubrica “Legenda d’autore”, devo ammetterlo. La prima cosa che mi viene da chiederti dunque, è se c’è un criterio in base al quale scegli di cosa parlare.

Cara Maria Rosaria, grazie per l’opportunità e lo spazio che mi hai offerto su L’Interessante.

Sai, dipende: alcune volte, cavalco l’onda dell’istinto mentre altre volte mi lascio guidare dalla vita quotidiana o eventualmente da pensieri/studio/ momenti di solitudine che mi inducono ad una serie di spunti che potrebbero essere utili ai fini di Legenda d’Autore.

Noto, con piacere, che gli autori trattati sono vere e proprie leggende! In un panorama musicale così vasto e così mutevole, quanto ritieni sia importante la conoscenza di questi pilastri della musica, soprattutto per le nuove generazioni?

 Ho sempre pensato che la musica sia una sorta di “Vaso di Pandora”: a differenza del mito greco, questo vaso deve essere aperto ed esplorato in tutte le sue direzioni e le sue correnti artistiche. Conoscere poi, gli artisti che hanno fatto la storia della musica, è un qualcosa di unico: consente di capire quali sono state le costanti e le varianti di un genere musicale oppure conoscere tali pilastri consente di studiare la storia, in particolar modo la contemporanea (e non solo): come esempio cito sempre l’album “Storia di un impiegato” di Fabrizio de Andrè in quanto una canzone rimanda  l’autunno sessantottino francese. Per capire poi le conseguenze che si sono presentate in ambito musicale, bisogna sempre partire dagli antenati. A chiunque consiglio di conoscere ed esplorare la musica. E’ un viaggio che non ha mai fine.

Cosa pensi invece della realtà musicale attuale del nostro territorio?

Solo quest’anno, lavorando per Legenda Letteraria,ho conosciuto delle realtà locali di cui non ero consapevole e cosciente. Lentamente sono entrata in un meccanismo per cui la musica indipendente ha la fortuna di poter lavorare e costruire il futuro da piccole zone locali per compiere il grande passo poi, con manifestazioni da un calibro più elevato. Penso che bisognerebbe spingere di più verso quest’arte bellissima che viene poco valorizzata. Nonostante tale constatazione ho notato che ci sono stati dei notevoli passi in avanti, in quanto la Campania ha avuto il modo di ospitare moltissimi festival musicali che hanno permesso di conoscere molte realtà di musica indipendente e di trasmettere, poi, la voglia di ascoltare musica e di incentivarla attraverso dischi, promozioni e concerti.

Curiosità: la canzone o l’autore a cui ti senti più vicina?

Cambio continuamente la mia “carta di identità musicale”: ultimamente mi sono sentita molto vicina alla canzone “Costruire” di Niccolò Fabi. Ha instillato, in tempi di “fiducia precaria”, una buona dose di speranza e di determinazione che ricorda che dietro a molti momenti impossibili o irrealizzabili ci sarà sempre quella lucina interiore che ti spinge a lottare e non mollare la presa, anche al costo di cadere, sbucciarsi le ginocchia e piangere. Basta rialzarsi per riprendere la “folle corsa”, detta a mò di Battisti.

E infine, quali sono i progetti che hai per “Legenda d’autore” nell’immediato futuro?

Per il momento, vivo questa esperienza “giorno dopo giorno”. Non so cosa succederà ma spero che duri quanto più tempo possibile, perchè ho sempre sognato di parlare di musica in tutte le sue sfaccettature e devo ringraziare dal profondo del cuore Legenda Letteraria e il suo incredibile staff che ha permesso la realizzazione di un sogno e di moltissime soddisfazioni.

Tale contesto mi ha offerto molti trampolini di lancio e ha concesso la possibilità di crescita culturale e personale.

Battisti direbbe “Lo scopriremo solo vivendo” nella canzone “Il nastro rosa”. Per cui, lascio il tutto al caso e alle sue molteplici combinazioni.

Maria Rosaria Corsino

#Chiacchieretramici: L’Interessante e Legenda D’Autore was last modified: luglio 25th, 2016 by L'Interessante
25 luglio 2016 0 commenti
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Campania by night
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Campania by night – archeologia sotto le stelle

scritto da L'Interessante

Campania by night

L’estate non è soltanto sinonimo di albe e tintarelle in riva al mare, c’è chi la vacanza la intende diversamente, al riparo da last minute e bollini rossi.

Spesso per le alternative al solito, la scelta variegata sembra un’utopia, ma una particolare iniziativa campana, partita il 22 luglio, prova a far tacere i pregiudizi sulla questione.

 Si chiama Campania- by night – archeologia sotto le stelle– ed è un progetto promosso dalla Scabec, la società della regione Campania impegnata nella valorizzazione e promozione dei beni culturali

L’appuntamento si articola in una serie di date che forniscono un focus alternativo sulle bellezze della città di Pompei. Dal mercoledì alla domenica, fino al 17 settembre 2016, gli scavi archeologici campani metteranno a disposizione di novizi ed abitudinari un cartello di ottanta appuntamenti.  Incontri che saranno localizzati e suddivisi in cinque siti archeologici, per visitare o rivedere gli scavi di Pompei ed Ercolano,  meraviglie  celebri in tutto il mondo.  Nel fitto calendario sono previsti anche alcuni luoghi e realtà meno conosciuti che non per questo  meritano di restare fuori dalle preferenze degli appassionati al genere.

Il percorso prevede: la Visita alla Palestra Grande, il più grande impianto ginnico dell’antica provincia romana, realizzato in età augustea; escursione associata ,poi, alla mostra Egitto Pompei, dedicata ai culti e agli elementi egizi che si diffusero in tutto il Mediterraneo.

 La Visita alle Domus, recentemente restaurate, di Octavius Quartio, per poi procedere verso il  meraviglioso giardino, decorato da statue allusive all’Egitto e a quelle  della Venere in Conchiglia.

L’ultima tappa è dedicata, invece, alla Praedia di Giulia Felice, un complesso edilizio organizzato come una “villa urbana” e caratterizzato dal triclinio estivo, decorato con pitture rappresentanti paesaggi nilotici. Alla fine del percorso, nell’area della Palestra Grande, sono previste performance artistiche di musica, danza e teatro, aventi carattere internazionale.

L’evento ha definito anche e soprattutto un programma serale, il quale mette a disposizione visite guidate abbastanza desuete, sono quelle realizzate dal tramonto fino a notte fonda attraverso l’utilizzo di audio guida e itinerari tematici. Per questo genere di percorsi, i visitatori saranno muniti di necklight– affascinanti collane di luci- che rendono ancora più suggestiva la magica atmosfera dei luoghi.

Michela Salzillo

Campania by night – archeologia sotto le stelle was last modified: luglio 25th, 2016 by L'Interessante
25 luglio 2016 0 commenti
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