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Categoria

Cultura

Sam Claflined
CinemaCulturaEventiIn primo piano

Sam Claflined al Giffoni 2016

scritto da L'Interessante

Sam Claflined

Ha saputo guadagnarsi in pochissimi anni l’attenzione di Hollywood e l’affetto del pubblico di ogni età con il ruolo del brillante Finnick Odair della saga Hunger Games. Ora è pronto a commuovere le platee cinematografiche con il complesso protagonista di Io prima di te (Me Before You), una prova intensa destinata a consacrarlo tra gli astri emergenti più
amati dal pubblico planetario.

Lui è Sam Claflined è uno degli ospiti internazionali a scegliere la “Destinazione” Giffoni 2016

Il talento britannico arriverà alla Cittadella del Cinema, quartier generale del Festival (in programma dal 15 al 24 luglio a Giffoni Valle Piana), il 21 luglio, accompagnando l’anteprima nazionale del suo ultimo film, che sarà distribuito in Italia da Warner Bros. Pictures a partire dal prossimo 1° settembre.

Tratto dall’omonimo acclamato best-seller di Jojo Moyes e scritto dalla stessa autrice insieme agli sceneggiatori di (500) giorni insieme Scott Neustadter e Michael H. Weber, Io prima di te racconta una storia d’amore oltre ogni barriera in cui Claflin interpreta Will Traynor, un giovane e ricco banchiere la cui vita è cambiata radicalmente per un incidente che lo ha costretto su una sedia a rotelle. Toccherà alla sua nuova assistente Louisa Clark, interpretata da Emilia Clarke (la “regina dei draghi” de Il Trono di Spade), dimostrargli che la vita vale ancora la pena di essere vissuta. A dirigere i due giovani talenti Thea Sharrock alla sua prima regia cinematografica. Nel cast anche l’attrice nominata agli Oscar Janet McTeer (Albert Nobbs, In Cerca d’Amore – Tumbleweeds) e Charles Dance, Brendan Coyle, Stephen Peacocke, Matthew Lewis, Jenna Coleman, Samantha Spiro, Vanessa Kirby e Ben Lloyd-Hughes. Le musiche sono opera del compositore Craig Armstrong. Il film è ambientato quasi interamente in Inghilterra, ed è proprio lì che è stato girato. Il team creativo della Sharrock, tra cui il direttore della fotografia Remi Adefarasin (candidato all’Oscar per Elisabeth) e lo scenografo Andrew McAlpine, hanno lavorato al fianco della regista per adattare i locali ricchi di dettagli descritti nel libro e nella sceneggiatura della Moyes ed hanno ricreato fedelmente gli ambienti vissuti da Lou e Will nel film, gli stessi che i fan del romanzo hanno amato immaginare fin dalla sua pubblicazione nel 2012. “Dopo aver visto il risultato – afferma la scrittrice – grazie alle performance degli attori ed alla splendida regia di Thea, posso dire che chi vedrà il film ritroverà la stessa storia e gli stessi personaggi, ma anche qualcosa di completamente nuovo. Il pubblico rivedrà le proprie esperienze, le speranze e le paure, e penso che si lascerà travolgere dal mondo Lou e Will”.

Classe 1986, un diploma all’Accademia di Musica e Arte Drammatica di Londra, Sam Claflin ha iniziato l’ascesa verso il successo nel 2010 interpretando Richard ne I pilastri della Terra, la serie tv tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore britannico Ken Follett e prodotta da Ridley e Tony Scott. Il debutto al cinema, invece, risale all’anno successivo al fianco di Johnny Depp e Penélope Cruz nel quarto film della serie Pirati dei Caraibi- Oltre i Confini del Mare(2011) in cui presta il volto al missionario Philip. Interpreta poi il principe William in Biancaneve e il cacciatore (2012), accanto alla ‘regina malvagia’ Charlize Theron,  alla ‘figliastra’ Kristen Stewart e al ‘cacciatore’ Chris Hemsworth.

Al cuore del grande pubblico arriva con la saga di Hunger Games, in cui interpreta l’eroico e spavaldo Finnick Odair dal secondo capitolo (Hunger Games: La ragazza di fuoco) fino all’episodio conclusivo (Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 2). Il suo personaggio è uno dei Tributi Vincitori del Distretto 4, sopravvissuto alla 65esima edizione dei Giochi avvenuta 10 anni prima. Sorteggiato per l’Edizione della Memoria, stringe subito un’alleanza con la protagonista Katniss (Jennifer Lawrence), affiancandola nella squadra speciale a capo della rivolta fino alla morte.

Dopo la commedia romantica #ScrivimiAncora (Love, Rosie) di Christian Ditter e il film generazionale Posh (The Riot Club) di Lone Scherfig, entrambi del 2014, Claflin è tornato poi a vestire i panni del principe William per un cameo nel prequel/spin-off Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio (2016), mentre ha da poco terminato le riprese di My Cousin Rachel al fianco di Rachel Weisz in uscita il prossimo anno.

Maria Rosaria Corsino

Sam Claflined al Giffoni 2016 was last modified: luglio 15th, 2016 by L'Interessante
15 luglio 2016 0 commenti
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Lentamente Muore
CulturaIn primo piano

Lentamente muore chi attribuisce questa poesia a Pablo Neruda

scritto da L'Interessante

Lentamente muore

Lentamente muore

chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi

Difficile non riconoscere familiarità in questi versi, consueti nell’esprimere la sottile trappola delle piccole morti quotidiane. Si tratta del celeberrimo intro di uno dei componimenti in poesia più famosi al mondo, un accorato appello in lirica sciolta che si fa leggere senza troppe smanie.

 La trovi ovunque, Lentamente muore, scritta sui muri dei cavalcavia, dietro le porte delle aule da liceo, sui diari dei ragazzini e nelle scatole aperte del web: dai social più in voga, ai motori di ricerca meno utilizzati, questo testo è, infatti, quasi un passaggio obbligato. Se, però, la poesia non ha bisogno di presentazioni, il vero artefice del sublime e consigliato insegnamento non può certo godere di riconosciuta notorietà.

Come una cattiva abitudine che di schiavi ne ha molti, basta un clic per vedersi attribuita la sopraindicata a Pablo Neruda, poeta cileno e rappresentante legittimo della poesia latino- americana contemporanea, che con questa poesia non ha nulla a che fare. Forse, per alcuni, sarà una delusione, ma è proprio così.

A niente sembrano servire le diciture che ne indicano una falsa attribuzione, equivoco che viene fatto risalire ad un passato tutt’altro che prossimo, puntualmente, però, la firma non è mai quella giusta.

Un errore parecchio diffuso che si scatena a ritmo di condivisione soprattutto nel giorno in cui si celebra la nascita del poeta: nato il 12 luglio del 1904, il grande Pablo, amico di sconosciuti, si ritrova auguri multilinguistici allegati ad un ‘opera non sua.

Dalla pagina ufficiale della Feltrinelli, a testate on- line che sottoscrivono con fierezza un’informazione culturale, è una pratica che, visto il ripetersi sovente, pare non avere rimedio. C’è chi si giustifica con l’errore comune, come se l’atteggiamento di massa fosse garanzia di veridicità e chi,invece, la risolve con una superflua priorità di contenuto.

È chiaro, e non è neppure da puntualizzare, che il valore va riconosciuto all’opera, ma non si può di certo negare l’importanza della paternità artistica. L’arte è sinonimo di libertà, certo, come è vero che ciò che è pubblico appartiene a tutti, ma, oltre al diritto che ha l’ autore di vedersi riconosciuta una propria fatica, è anche una questione di rispetto sensibile, se si considera che, per chi scrive, ma soprattutto per i poeti, la parola è una viscera, un prolungamento del sé, una costola.

Michela Salzillo

Lentamente muore chi attribuisce questa poesia a Pablo Neruda was last modified: luglio 13th, 2016 by L'Interessante
13 luglio 2016 0 commenti
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Allontanarsi dalla linea gialla
CulturaIn primo piano

Allontanarsi dalla linea gialla

scritto da Roberta Magliocca

Allontanarsi dalla linea gialla

Attenzione. Annuncio ritardo. Il treno regionale 42110 proveniente da Cassino e diretto a Napoli centrale delle ore 6.34 arriverà con 55 minuti di ritardo. Ci scusiamo per il disagio.”

“Saltata la mia prima ora di lezione,cazzo! Proprio oggi che il professore traduceva quel testo così difficile da comprendere; e con la fortuna che mi ritrovo, magari sarà proprio il testo che mi chiederà all’esame. Dovrò procurarmi gli appunti”. Tutto questo abita la mia mente nei secondi successivi all’annuncio; pensieri partono in automatico per cercare di trovare una soluzione a quello che, in quel momento, mi sembra un grave problema. Ma forse tanto grave non è;anzi,pensandoci bene,non lo definirei neanche un problema. Piccola preoccupazione alla quale si pone rimedio con qualche ora di studio in più, con la disponibilità di qualche collega o anche con una bocciatura tranquillamente recuperabile. Massì…quasi quasi entro al bar della stazione,chiedo un bicchiere di latte caldo e cerco di vederlo mezzo pieno. In fondo, oggi mi sono stati regalati 55 minuti per osservare il mondo.

Quanta vita passa da qui. Mi siedo sulla panchina del binario 4 e cerco di leggere le abitudini delle persone. Una ragazza, più o meno della mia età, si accende una sigaretta mentre due cuffiette suonano una musica che, forse, la riporta con la mente a lui che, anche oggi, non la richiamerà. Dei baffi brizzolati e folti si fermano al giornalaio, comprano un quotidiano,curiosando tra i fatti del mondo. Al tabacchino c’è Marco. No, non lo conosco…o meglio,lo conosco scolasticamente parlando. Frequentava il mio stesso liceo e ora ci ritroviamo a prendere ogni mattina lo stesso treno. Mai scambiata una parola con lui, quindi come dire se lo conosco o meno? Bah…non credo sia di vitale importanza rispondere. Accanto al tabellone degli orari c’è un uomo, non più di 35 anni credo. Abito scuro, la 24 ore nella mano destra e faccia da “viaggiatore abituale trenitalia”, ossia, faccia per niente stupita all’ascolto dell’ “annuncio ritardo”. E poi un padre che aiuta la figlia a mettere lo zaino sulle spalle, ragazzi assonnati per colpa di una sveglia che li ha richiamati al dovere dopo una notte di locali e amici, donne che ancor prima di andare a lavoro già sono ossessionate dal pensiero di cosa preparare per cena una volta tornate a casa.

“Attenzione. Il treno regionale 42110 proveniente da Cassino e diretto a Napoli Centrale è in arrivo in ritardo al binario 6 invece che al binario 4. Allontanarsi dalla linea gialla.”

Questo messaggio mi riporta alla realtà; mi alzo, prendo la borsa con i libri, comincio a scendere le scale del sottopassaggio e mi avvio al binario indicato da quella voce, oramai familiare. Il treno arriva, le porte si aprono, prendo posto accanto al finestrino e riporto la mia mente all’ora di lezione persa; perchè non sarà un problema…ma se evito la bocciatura è meglio. Ma sorrido pensando a chi, anni fa, mi portava a sedere su panchine di un’altra stazione. All’epoca non m’importava dei ritardi…io quei treni non li prendevo, li vedevo solo passare. Arricchita da questi 55 minuti, capisco perchè quella donna, immensa, portava me e i miei cugini in quella stazione. È straordinario osservare la vita come se, per un po’, non si facesse parte di essa.

Roberta Magliocca

Allontanarsi dalla linea gialla was last modified: luglio 13th, 2016 by Roberta Magliocca
13 luglio 2016 0 commenti
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Emmanuel
Cultura

Emmanuel ti racconto delle nostre tragedie che non sono tutte uguali

scritto da Roberta Magliocca

Emmanuel

Caro Emmanuel,

così cominciano le lettere. Ma le lettere si scrivono per essere lette da un destinatario. Non puoi tu, spero possano farlo gli altri. Gli altri chi? mi chiederai, gli altri. Tutti quelli che si sono svegliati nel momento in cui ti sei addormentato, tutti quelli che – compresa io – avrebbero dovuto sguainare la spada prima, lucidare lo sdegno accanto a te, darti una mano quando una mano ti era ancora utile. 

Hai cercato di difendere tua moglie, e lo hai fatto. Ma hai lottato contro chi era più forte di te. Non quell’essere spregevole che ti ha tolto il futuro, no. Lui non è più forte di te, nemmeno ora. Ma il razzismo, ahimè, si. Lo è eccome. Il razzismo ti ha ucciso e uccide sempre.

Non ti ha ucciso la guerra, la morte della tua bambina, sembravi invincibile. Ma, ogni giorno, il mondo ci ricorda che invincibile non è nessuno. Però l’Italia, quasi tutta – o meglio – quella sana, si  schiera dalla tua parte ora, cerca di sostenere tua moglie nel suo dolore che sembra inconsolabile, che nemmeno Dio sembra poter guarire. Per quel che vale, forse niente, ti chiediamo scusa.

Ora sai cosa spero? Che gli italiani, schierati giustamente e con il mio sostegno contro il razzismo, facciano un ulteriore passo per stare dalla parte delle donne che ogni giorno vengono uccise da chi dice di amarle. Il femminicidio è una tragedia molto simile alla tua. Si uccide gente per mancanza di cultura. So che tu combatteresti questa piaga, se fossi qui. Tu che hai dato la vita per proteggere tua moglie, disprezzeresti tutti quegli uomini che uccidono le proprie donne. Perchè una donna morta ogni due giorni è una tragedia, Emmanuel, è una tragedia. Eppure non ne parla nessuno, poche parole al telegiornale – marito uccide la moglie – ma della portanza culturale di questo fenomeno nessuno ne parla. Perchè è la rilevanza culturale di questo eccidio che fa paura, o meglio, che dovrebbe far paura. 

E invece no. Non mi fraintendere, Emmanuel, il tuo omicidio ha fatto lo giusto scalpore, forse nemmeno abbastanza.  Ma non mi spiego perchè omicidi altrettanto ingiusti e crudeli, non siano trattati con la stessa rabbia. Noi non meritiamo la stessa rabbia? Non puoi rispondere, ma la tua risposta l’hai data prima di morire. La tua donna non andava offesa. Qui non funziona così. E, tristemente, un’idea in merito me la sono fatta. Siamo nipoti di migranti. I nostri nonni e bisnonni sono scappati dalla miseria per un futuro migliore. E, in voi, rivediamo loro. E l’istinto di proteggere il vostro futuro, noi che niente possiamo fare contro il vostro passato, è forte. Siete nostri fratelli.

Ma siamo anche figli e nipoti di una cultura malata che ha voluto la donna in cucina a sfornare torte e figli, sempre un passo dietro l’uomo, un’incubatrice vivente, senza alcun diritto. Oggi che le donne a tutto questo non ci stanno più, vengono eliminate da un uomo che non può sopportare l’umiliazione di una donna libera che decide da sola per la propria vita. E anche se siamo persone oneste, se mai faremmo alle nostre mogli quello che questi mostri fanno, siamo figli di un delitto di onore estinto sulla carta, ma ancora presente nei nostri destini. 

Allora Emmanuel, è questa la risposta. Ci occupiamo di voi, perchè non sappiamo occuparci di noi. 

Roberta Magliocca

Emmanuel ti racconto delle nostre tragedie che non sono tutte uguali was last modified: luglio 11th, 2016 by Roberta Magliocca
10 luglio 2016 0 commenti
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accademia
CulturaIn primo pianoTeatro

Accademia vesuviana del teatro: la rassegna

scritto da L'Interessante

Accademia – Accademia Vesuviana del Teatro

L’ Accademia Vesuviana del Teatro diretta da Gianni Sallustro  è un’eccellenza del nostro territorio

Premiata dalla Polizia di Stato per il lavoro svolto sulla legalità, dalla Norman Academy con la medaglia Aurata al merito e inserita nella Biblioteca digitale sulla camorra e Cultura della Legalità dell’Università degli Studi di Napoli  Federico II con lo spettacolo “Mater Camorra”.

L’ Accademia propone “ ‘O culore d’e pparole” nona edizione della rassegna teatrale di sei giorni che si svolgerà dall’8 al 15 luglio al teatro Di Costanzo Mattiello di Pompei con spettacoli di autori classici e  contemporanei: Roberto Piumini, Giambattista Basile, Eduardo Scarpetta, Eduardo De Filippo, Paul Bilhaud, Alexandre Bisson e George Feydeau.

“ ‘O culore de pparole”- dice Gianni Sallustro direttore dell’Accademia – vuole essere un momento per  dare un particolare significato al colore della parole, al colore della voce, al colore dei gesti, al colore dei pensieri su cui hanno tanto sperimentato gli allievi. Un colore difficile da definire  perché è qualcosa  di astratto, di non tangibile; è sentimento, emozione, adesione, critica, commento, ragionamento, è la ricerca di quello che c’è sotto  le parole, sotto i comportamenti ed i ragionamenti. Con la recitazione le parole possono essere colorate, ma questa coloritura non deve essere mai artificiosa, ma sempre e comunque motivata. Solo in questo modo si potrà portare a galla l’io interiore degli allievi”

Si comincia Venerdì 8 Luglio 2016  ore 20.30 con “C’era una volta……lo cunto de  li cunti” un lavoro in cui la fiaba è la protagonista; nasce dalla commistione tra l’opera “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile e “il cuoco prigioniero” di Roberto Piumini. Le prelibatezze culinarie dello chef Antonio Gimbellino, noto a tutti come Totò Sapore, si fondono con le storie dei personaggi della “Gatta Cenerentola” e di altri ‘cunti’ di Basile. Pochi italiani sanno che alcune delle più belle fiabe del mondo, da “Cenerentola” al “Gatto con gli stivali”, un po’ prima di finire dentro i libri di Perrault e Grimm, dove tutti le scoprimmo da bambini, erano giunte all’orecchio del napoletano Basile, che all’inizio del Seicento le acciuffò e inguainò nella sua lingua, infilandole in quel Cunto de li cunti che fu definito da Croce il «più bel libro italiano barocco» e da Italo Calvino «il sogno d’un deforme Shakespeare partenopeo.

Si prosegue sabato 9 luglio ore 20.30 con la “Serata Eduardiana”  con i due atti unici di Eduardo De filippo: “Quei figuri di trent’anni fa” e “Gennareniello” .

“Gennariniello”: La commedia breve, apparentemente inconsistente nella trama e leggera per le figure comiche di Tommasino e della sorella zitella di Gennaro, è invece intrisa da una profonda melanconia dell’autore nei confronti di quegli uomini che, sempre attratti dalle grazie femminili e dalle lusinghe della giovinezza, non si rassegnano al passare del tempo e vivono in una famiglia che, essi pensano, non li circonda dell’amore e della considerazione che desidererebbero. Essi si sentono, ancora gennarenielli, ma senza reali speranze per l’avvenire, non si rendono conto, o non vogliono, di essere diventati, quello che forse sono sempre stati, dei poveri gennari. “Quei figuri di trent’anni fa” : L’atto unico racconta una serata nel “Circolo della caccia”, nome fittizio che serve da copertura per una casa da gioco clandestina, gestita da don Gennaro Fierro fidanzato di Peppinella (da lui chiamata “Sciù Sciù”), una donna che vive, insieme alla madre, Assunta (la “marchesa madre”), nel Circolo. Filomena è la cameriera del Circolo e delle due donne, disperata per i modi rozzi di come la trattano. Mentre fervono i preparativi per una serata di gioco, arrivano don Gennaro Fierro e un altro uomo, Luigi Poveretti. Quest’ultimo viene istruito dal gestore del “circolo” per fare il nuovo “palo”, per aiutarlo, cioè, a vincere passandogli opportunamente le carte, sollecitato da opportuni segni concordati tra i due. Tanti i personaggi che agiscono in questa opera.

Lunedì 11 Luglio 2016 ore 20.30 per l’ Accademia vesuviana del teatro andrà in scena un classico del teatro:  “Tre pecore viziose”  di Eduardo Scarpetta. La commedia, scritta nel 1881, si delinea nel più tipico stile del comico napoletano, che scrisse moltissime opere teatrali con un unico obiettivo: far ridere ad ogni costo, cercando di sfuggire alla mediazione del pensiero, assolutamente convinto che solo l’ilarità potesse offrire all’uomo l’occasione per difendersi dalla routine arida del vivere quotidiano, che annulla i sogni e le aspirazioni di ognuno. Si tratta di uno stile che all’epoca subì anche molte critiche, addirittura Scarpetta fu trascinato da D’Annunzio in una lunga azione legale per avere egli osato scrivere una parodia de “La figlia di Iorio”. Ma fra tante critiche ci fu anche chi si levò in difesa di Scarpetta, fra tutti l’autorevole filosofo Benedetto Croce.

 

Mercoledì 13 Luglio 2016 ore 20.30  il teatro del malinteso, della gelosia e del tradimento tra marito e moglie, marito e amante tipici di George Feydeau diventano gli ingredienti de “L’amore è una cosa meravigliosa”; eventi assurdi, occasionali, peripezie varie, scatenano situazioni comiche paradossali, in cui i personaggi vengono coinvolti in innumerevoli colpi di scena al limite del surreale. Un signore segue sino a casa  una giovane signora, e scopre che questa altri non è se non la moglie di uno dei suoi migliori amici. Per niente disposto ad arrendersi, il corteggiatore giura alla donna di riuscire a dimostrare che suo marito le è infedele, ottenendo in cambio da lei una notte d’amore. La donna, nel frattempo, conosce la moglie del suo corteggiatore e si alleano insieme per vendicarsi dei rispettivi mariti adulterini. Nella camera d’albergo, prenotata dal marito per incontrarsi con l’amante, si ritrovano diabolicamente tutta una serie di personaggi con scontri, fughe e aggrovigliati intrecci che determinano grande ilarità.

 

Giovedì 14 Luglio 2016 ore 20.30 sarà la volta  “Gelosie e tormenti” di Alexandre Bisson, autore francese, che dotato di fervida fantasia comica, scrisse da solo o in collaborazione circa 60 commedie. Napoli 1750. Il povero Felice è vittima dall’ossessiva gelosia della moglie Gemma e delle sue continue scenate a seguito delle quali, sistematicamente, litigano per poi abbandonare entrambi la casa fino a sera. Pensano di approfittarne, per poter uscire indisturbati, i loro camerieri  che, a loro insaputa, spruzzano di profumo il povero Felice sperando che questo scateni le ire di Gemma. Ed il litigio esplode proprio nel momento in cui giungono per il pranzo, i fratelli  di Gemma, con le loro promesse spose e la loro zia, Suor Redenta!Da qui in avanti ne accadranno di tutti i colori; un crescendo di situazioni comiche, ambiguità, colpi di scena coinvolgeranno tutti i protagonisti fino all’epilogo nella più classica tradizione degli autori francesi.

 

L’ Accademia conclude la rassegna, venerdì 15 Luglio 2016 ore 20.30  “Le pillole d’Ercole” scritta nel 1904 dai commediografi francesi Charles Maurice Hennequin e Paul Bilhaud La storia gravita attorno a due medici, uno dei quali ha inventato la pillola di Ercole, un portentoso ritrovato della medicina, estremamente afrodisiaca. Ma cosa potrebbe succedere se la pillola venisse utilizzata per vincere una scommessa? Se poi si aggiungono una carrellata di colorati personaggi e una moglie innamorata il risultato sarà di sicuro effetto e darà luogo ad un concatenarsi di spassosi eventi. Le pillole d’Ercole è una commedia esilarante e briosa, un meccanismo drammaturgico ad alto ritmo in cui intrighi, malintesi e colpi di scena generano un’esplosiva miscela di comicità. Il testo mostra ancora oggi una freschezza di dialoghi sorprendente e funziona come un ordigno ad orologeria, dove in ogni istante la vicenda si complica arrivando a generare situazioni così paradossali e complicate che sembra impossibile allo spettatore, tra una risata e l’altra, che tutto ritorni alla normalità, arrivando ad un lieto fine.

Tutti gli spettacoli sono ad ingresso gratuito.

 

L’ Accademia Vesuviana del Teatro di Gianni Sallustro è una scuola di recitazione teatrale e cinematografica  che si propone di  dare ai giovani e ai meno giovani  un’occasione per esprimere le loro qualità, coltivare le loro passioni. Nella recitazione il corpo, la voce e la mente sono  gli  strumenti  attraverso  i quali si rappresentano le emozioni. Sono queste emozioni che danno  vita a un personaggio sul palcoscenico e dietro la macchina da presa. Bisogna avere, quindi,  prima un certo controllo su corpo-mente-voce per poi passare alla dimensione delle emozioni .Per  ultimo  bisogna studiare il personaggio attraverso l’analisi dei testi e della vita dello stesso. Per queste motivazioni l’Accademia fa  vivere, studiare e sperimentare  il teatro, il cinema,  la danza ,la musica , il canto ai suoi allievi affinché respirino  il mondo dell’arte a 360° gradi. In questo modo gli si garantisce  un’alta preparazione con docenti qualificati e con l’allestimento  di spettacoli teatrali  e prodotti audiovisivi .

 

 

Accademia vesuviana del teatro: la rassegna was last modified: luglio 1st, 2016 by L'Interessante
1 luglio 2016 0 commenti
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orlando
AttualitàCulturaIn primo pianoLibri

Orlando: da Virginia Woolf ad oggi

scritto da L'Interessante

Scritto da Virginia Woolf nel 1928, l’Orlando è mai come ora un’opera più che attuale.

Il testo, che narra delle avventure del cortigiano Orlando, si articola in tre secoli e analizza lucidamente il rapporto di genere nella società inglese.

Orlando, prima cortigiano alla corte di Elisabetta I poi uomo innamorato della figlia dell’ambasciatore russo si sveglia, dopo un sonno durato una settimana, nel corpo di una donna.

L’elemento pricinipale è dunque l’androginia del protagonista. Mai romanzo fu più indiciato in un momento come questo dove in tutto il mondo, ma soprattutto in Italia si combatte per l’uguaglianza: innumerevoli sono le manifestazioni a cui partecipano persone che non chiedono altro che il diritto di sentirsi e di essere trattati come tutti gli altri.

In un’Italia che sembrava aver fatto un passo avanti approvando le unioni civili, migliaia sono le voci che vogliono farsi sentire.
Considerata una delle più belle lettere d’amore mai scritte, “Orlando” mette in mostra un sentimento d’amore profondo tra Vita Sackville-West, a cui l’opera è dedicata, e Virginia Woolf la quale sosteneva che in fondo in ognuno di noi convive una parte femminile e una maschile, l’importante è non aver paura di esplorarle.

Maria Rosaria Corsino

Orlando: da Virginia Woolf ad oggi was last modified: luglio 1st, 2016 by L'Interessante
1 luglio 2016 0 commenti
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Rione Sanità
CulturaIn primo pianoLibri

Rione sanità: la prima biblioteca comunale

scritto da L'Interessante

 Il rione sanità non è sinonimo inviolabile di Camorra! Mentre il luogo comune attacca con l’illegalità, un nuovo progetto di ricostituzione socio-culturale grida al riscatto.

 Nasce fra gli angoli spigolosi del quartiere stella, la prima biblioteca comunale del territorio. A volerla è stata la fondazione Adda Passà ‘a Nuttata   che, presentando il progetto presso il tribunale di Napoli, intende centralizzare in Via Salita dei Cinesi un altro dei messaggi di protesta contro la criminalità organizzata. Dopo le iniziative autonome di street art, messe a punto lo scorso Aprile dall’argentino Francesco Bosoletti, con l’opera Resistiamo, e – ancor prima – quella dello spagnolo Tono Cruz dal titolo Luce, l’arte che fa cultura continua a darsi voce.

L’idea della biblioteca è stata condivisa pubblicamente nell’ambito di un convegno dedicato alla confisca dei beni alla camorra, proprio per sottolineare quanto il monopolio dell’attività criminale, che è ancora molto forte sulle vite dei giovani del posto, debba e può essere controllato a vista da una delle ricchezze più inestimabili che esistano: la cultura.

La biblioteca nascerà proprio in uno degli edifici sottratti alla malavita napoletana, per marcare in maniera inequivocabile che anche sull’ irrecuperabile si può costruire qualcosa che sia molto vicino alla meraviglia. Perché lì dove non c’è niente, l’ordinaria amministrazione diventa eccezione alla regola, e quando dal letame nasce il fiore, a volte, sembra un intero giardino.

Durante l’incontro, moderato dall’avvocato Carlo Claps, segretario dell’Associazione forense Magna Carta e Davide d’Errico, presidente della Fondazione, è stato annunciato anche un movimento di donazione. Chiunque volesse, infatti, può regalare un libro recandosi presso i punti ufficializzati: la Camera penale del tribunale e l’associazione forense Magna Carta.

Cos’è un libro per il Rione Sanità? (…e non solo per lui!)

C’è chi dice che attraverso i libri, leggendo le storie di mondi reali e universi immaginari, si esiste più volte in una sola. Se questa verità appartiene ad una visione soggettiva o alla legge universale del lettore comune e appassionato, è ancora da scoprire.

Quel che è certo è che un libro può salvare, può diventare un oggetto contundente da sferrare contro l’ignoranza, la delinquenza e ogni genere di atteggiamento violento, sia esso di concetto o di fatto.

Un libro può essere la vita possibile, anche dove essere è un po’ come non aver mai vissuto.

Michela Salzillo

Rione sanità: la prima biblioteca comunale was last modified: giugno 30th, 2016 by L'Interessante
30 giugno 2016 0 commenti
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Ariston
CinemaCulturaIn primo pianoTeatro

Cala il sipario del Ariston di Marcianise

scritto da L'Interessante

Ariston

Che si spengano le luci, la festa è terminata. Il 30 giugno, come se la storia appartenesse al passato, cala il sipario del cine– teatro Ariston di Marcianise

 Lo spettacolo è finito. E non certo per andare in vacanza. Non c’è niente più da guardare. Ad annunciare la chiusura definitiva dello stabile è stato Emilio Napolitano, gestore dell’antico teatro cittadino.

 Anche l’ultimo angolo di palco, di fronte alle amarezze di quanti ne hanno vissuto crescita e successi, si piega in valigia e va a morire di vecchiaia nella soffitta dei ricordi.

 A poche ore dai sigilli ufficiali, l’ultimo applauso e già nostalgia. È stato un lungo cortometraggio di esperienze che, iniziato negli anni quaranta, ha collezionato file di consensi. Una stima solida, comprovata dal magone che, all’alba dei titoli di coda, è difficile da digerire.

 L’Ariston è il primogenito artistico del Mugnone, fondato dal padre di Emilio, Pasquale Napolitano, in una Marcianise bucolica, pregna di tradizioni ed echi culturali, ben distanti da una modernità che se ne frega di guardarsi alle spalle.

Non è necessario indagare sulle cause di tale scelta– ha dichiarato in una lettera aperta il titolare dell’Ariston – che, invece, ha ritenuto giusto sottolineare il soddisfacente percorso realizzato in questi anni, una traiettoria piena di solidi rapporti umani, allegria, cultura e intrattenimento. Valori inestimabili, questi, che resteranno certamente intramontabili in quanti si sono lasciti coinvolgere da un’avventura che non ha nulla da rimpiangere.

Raccontarsi che doveva andare così, stando alle reazioni di molti cittadini marcianisani, resta comunque uno sforzo.

La rassegnazione per una fine che sembrava preannunciata dal tempo che passa, e trasforma qualunque minuzia in qualcosa di diverso, non basta per dimenticare.

L’Ariston è stato lo scenario di appoggio per molti successi del gemere, difficili da scordare la promozione e l’organizzazione di stagioni teatrali di primissimo livello. Dal Gotha del teatro italiano Albertazzi a Mario Scaccia, da Ottavio Piccolo a Ugo Pagliai e Paola Gassman.

Non è stato un teatro, ma il teatro. Quello che aveva le mura impegnate di identità e profumo antico, quello che dovevi cercare tra le viuzze di una Marcianise che voleva continuare a farsi sentire.

La città del vecchio Mugnone, nato per rilassare i visi stanchi di chi faceva ritorno da una giornata di duro lavoro nei campi, il profumo delle caldarroste nel carretto ambulante, che sostituiva dignitosamente i pop corn di oggi, sono soltanto l’ultima scena dell’ultimo atto di un meraviglioso spettacolo. Questa volta, però, inchinarsi o applaudire è un po’ più complicato.

Michela Salzillo

 

Cala il sipario del Ariston di Marcianise was last modified: giugno 28th, 2016 by L'Interessante
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sud sound food
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SUD SOUND FOOD – II EDIZIONE Magia e bellezza al servizio del sociale

scritto da L'Interessante

Sud Sound Food

SUD SOUND FOOD – II EDIZIONE

Magia e bellezza al servizio del sociale

Si è concluso da poche ore il progetto dell’associazione Urbe, sezione di Marcianise, “Sud Sound Food” e ancora riecheggia nell’aria la magia creata dal gruppo Marcianisano in collaborazione con Admo Campania Onlus.

Come previsto, l’evento è riuscito perfettamente accogliendo fiumi di persone da tutte le province campane, accorse in massa per partecipare a cotanta bellezza e vivere le emozioni organizzate dall’associazione urbe e i suoi partner della serata ( Cafeina Eat Restaurant, Ginger Bakery & Wine, Moca Cafè, Generali SPA, Verde Vasinicola).

L’evento è stato pensato e realizzato come un incontro di musica, artisti e sapori del territorio. Due music band, Tacabanda e I Bevitori Longevi, si sono esibite durante la serata, accompagnando i partecipanti con le loro strofe e riproducendo le canzoni di grandi cantautori. I ristoranti si sono dedicati all’organizzazione ed alla vendita dei prodotti culinari, rigorosamente legati alla storia della città ed alle tradizioni della Campania, tramite la tradizionale modalità “Street Food”. Lungo le strade del centro della città sono stati allestiti tavoli, palchi per esibizioni, divanetti e altre decorazioni illuminando tutti i partecipanti di magia e creando un’atmosfera di “ristorante all’aperto”.

Dal palco predisposto per il concerto, hanno presentato la serata :

  • Domenico Zarrillo (Associato Urbe) che ha illustrato il percorso eno-gastronomico e le attrazione offerte durante la serata;
  • Antonio Negro (presidente della sezione Urbe Marcianise) che ha ringraziato i partner dell’iniziativa e stimolato l’amministrazione comunale a sostenere le associazioni della città;
  • Claudia Cavagnuolo ( segretario della sezione Urbe Marcianise) e Michele Franco (presidente Admo Campania Onlus) che hanno offerto una pratica dimostrazione circa l’utilità e l’importanza di avvicinarsi a realtà sociali come ADMO ;
  • Angelo Delle Curti (vice-segretario Nazionale dell’Associazione Urbe) che ha portato i saluti ed i ringraziamenti del direttivo nazionale dell’associazione urbe e si è complimentato con la sezione Marcianisano per la grande riuscita dell’iniziativa.

Non è stata la solita “Festa di Paese” o “Sagra” ma una vera e proprie sinestesia di emozioni, bellezza e gioia. L’associazione Urbe Marcianise ha sognato e realizzato questo progetto perché stanca delle maliziose lingue circa lo status della città, pubblicizzato dai mass media come centro di terrore ed immondizia. Si è voluto dare un messaggio, un messaggio di bellezza, si è voluto dimostrare che i giovani senza alcun aiuto da parte di enti pubblici possono rendere migliore il contesto in cui si vive, possono fare molto di più di chi si erge a paladino della giustizia in tempi di tornate elettorali e poi dimentica di assumere le veci del buon amministratore di città.

RASSEGNA DEGLI SPETTACOLI E DELLE ATTRAZIONI DELLA SERATA

Concerto :

  • Band 1 : tacabanda – Ligabue tribute Band
  • Band 2 : I bevitori Longevi

Spettacoli

  • Circus Hopera
  • Violini e musica classica dai balconi della città
  • Ritrattiste in esibizione
  • Mostra d’arte ( le sculture di Michelangelo Cice)

Percorso eno-gastronomico

  • Cafeina Eat restaurant ( menù : Bocadillo con calamaretti fritti, Pettole e fagioli, Puccia pugliese con maialino nero casertano)
  • Ginger Bakery & Wine (menù : baguette con salumi tipici del territorio)
  • Moca Cafè (Cocktail di frutta fresca e vino nostrano)
  • Verde Vasinicola (pizza a portafoglio)
  • Birra Karma ( Tradizioni artigianali campane)

Inoltre, è stato predisposto un punto informativo da Generali Spa , sezioni di Caserta, Capodrise e Marcianise.

Si è conclusa l’iniziativa con i ringraziamenti a tutti coloro che hanno permesso la realizzazione dell’iniziativa e con il messaggio finale coniato dalle parole del presidente nazionale Urbe , Avv. Raffaele Delle Curti che parte con questa citazione :

“È la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda, il resto del mondo batte i denti! (George Bernanos)”.

e continua sottolineando :

“ Di febbre ne abbiamo, ne abbiamo eccome…vogliamo far sì che nessuno si senta escluso, che tutti si rendano partecipi del progresso del nostro territorio! In circa tre anni di vita abbiamo messo tutto l’impegno possibile per riavvicinare giovani e meno giovani alla bellezza, alla partecipazione, al vivere civile. Non ci fermeremo, abbiamo in mente tante idee che possano aggiungere un qualcosa di bello a questo fantastico progetto chiamato URBE. Vogliamo sempre più valorizzare le eccellenze della nostra terra e contribuire al riscatto della Campania, e soprattutto dell’Italia”.

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Grey's Anatomy
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Grey’s Anatomy 12. Finale di stagione paradossale, “cadere nel ridicolo” è la parola d’ordine

scritto da Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy

Grey’s Anatomy va in vacanza

Ed è finita anche questa stagione. Un matrimonio era già in vista e ce lo si aspettava per questa ultima puntata. Ma gli affezionati di Grey’s Anatomy mica sono stupidi?!

No, loro sapevano, tutti noi sapevamo, che il finale di stagione della serie tv di Shonda Rhimes non poteva essere così semplice, non una festa, non senza paturnie.

E – forse – dopo dodici stagioni, questa litanìa, questo ritornello trito e ritrito, ha un po’ stancato.

Ma andiamo con ordine.

Una Meredith Grey che non si sopporta più. Il finale di stagione si apre con una Meredith che di stagione in stagione peggiora sempre di più. Quell’aria da rassegnata alla vita – alla morte – come se fosse l’unica al mondo beccata dalla sofferenza. Il suo modo di reagire, apatica e cinica come se non ci fosse un domani, asettica, gelida e sempre incazzata. Di una noia mortale. Per non parlare della sua gelosia nei confronti di chi le è intorno, perchè Christina è Christina e lei lo deve ribadire sempre. E forse era meglio se restava la Yang in quell’ospedale maledetto, lasciando la cupa e torbida Meredith libera di andare a soffrire in un convento, a Timbuctù, ovunque ma non nella nostra serie preferita.

Un matrimonio semplice senza crisi di panico? Macchè. Scene viste e riviste, nonostante i personaggi diversi. Anche Amelia non ci ha risparmiato i vari “che faccio lo sposo? non lo sposo? scappo? non scappo? e se finisce? e se non finisce? e se lo faccio soffrire? e se non lo faccio soffrire? sono cinica e dannata!  ho sofferto!” E basta! Ma le resonsabilità delle proprie scelte? Tutti a dare la colpa al destino. Una bella mano sulla coscienza e la consapevolezza che l’amore non è altro se non amore, non un bollettino di guerra.

L’assurdo. Dopo sparatorie, cavi staccati, matrimoni saltati, cancro ed incidenti d’autobus e d’aereo, siamo rassegnati sul nostro divano ad aspettare l’ennesima catastrofe. Nessun morto, nessun ferito, solo tanta assurdità. Si, perchè un parto cesareo sul tavolo di Meredith, ai danni della militare chirurgo April Kepner, squartata in due da Ben Warren, lo specializzando dal bisturi facile, con un coltello da cucina…beh, ha rasentato il ridicolo.

E ci dicono che hanno firmato per la tredicesima stagione. La sindrome di Beautiful sembra aver contagiato anche Shonda.

Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy 12. Finale di stagione paradossale, “cadere nel ridicolo” è la parola d’ordine was last modified: giugno 30th, 2016 by Roberta Magliocca
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