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Categoria

Cultura

Matthias Canapini
CulturaIn primo pianoNotizie fuori confine

Matthias Canapini e il volto dell’altro

scritto da L'Interessante

Matthias Canapini

Esiste un posto che non è un luogo, in cui la meta é il viaggio e partite è sempre una scoperta.

Si chiama Il volto dell’altro ed è un progetto di Matthias Canapini, un giovane reporter di origini marchigiane che con una macchina fotografica tra le mani ed un taccuino in tasca, racconta le storie dimenticate del mondo.

Nata nel 2015, fra le pieghe di uno spiccato interesse sociale, l’idea si presenta come una narrazione itinerante, realizzata marciando il mondo via terra, attraverso l’utilizzo di modici treni o autobus. I suoi resoconti, udibili anche mediante video scannerizzazioni, poi caricate su un canale youtube, sono alla portata sia di adulti che di bambini.

I viaggi di Matthias

Dall’ Italia al Vietnam, il fotografo e scrittore ventitreenne, scivola fra le strade di tantissime realtà difficili: racconta delle mine antiuomo in Bosnia e dei campi sfollati in Siria; delle proteste di Gezi Park in Turchia e  i meccanismi delle adozioni in Kosovo.

La realizzazione dell’iniziativa è stata possibile grazie ad una raccolta fondi, effettuata con il metodo del crowdfunding, un microfinanziamento dal basso che ha mobilitato il sogno di Matthias sulle sponde più alte del disagio mondiale. Il viaggio, cominciato il 10 gennaio dello scorso anno, oltre che a raccontare, mira a creare contatti con le associazioni che lavorano sui vari territori, al fine di spalleggiarsi reciprocamente.

Matthias è cresciuto viaggiando in Europa insieme alla sua famiglia, già all’età di cinque  anni cominciarono le prime scorribande in macchina, fino alla punta estrema della Scozia e lungo le campagne della Normandia. Lo spirito di quelle escursioni era all’insegna dell’essenziale: si partiva con prime necessità, qualche coperta e un po’ di cibo. “Spesso dormivo nel baule, assieme alle scatolette di tonno e il sacco a pelo”, racconta.

All’età di quindici anni ha cominciato a leggere Terzani e tutti i libri sui generis che gli capitava di incontrare, questo tipo di narrazione – per sua stessa ammissione- lo influenzò parecchio, ma riconduce l’inizio della vera svolta al dicembre di tre anni fa.

 Durante un pranzo di Natale, in un discorso sorto dal nulla, si cominciò a discutere della Bosnia ed Erzegovina. “Mio zio mi disse: quella guerra mi fece talmente schifo che spegnevo la tv pur di non guardare. È stato un attimo…ho sentito qualcosa dentro”, dice.

Quello stesso inverno, abbandonò l’università e con uno zaino in spalla cominciò il suo vagabondaggio, per scoprire di più su quella guerra di cui non conosceva niente e che era avvenuta alle porte di casa. Quest’esperienza gli ha insegnato che gli piace viaggiare ma, al tempo stesso, adora sensibilizzare la dimensione culturale del suo Paese. Secondo Matthias, il compito di un reporter non è solo quello di scattare foto, immortalando sguardi o sensazioni. Preferisce organizzare eventi con le persone che incontra, essere la matrice stessa dello scambio, imballare scatoloni, sporcarsi le mani. La scelta, anche se non sempre si rivela facile, di creare dei ponti materiali con le associazioni, la fece durante il viaggio in Siria: in questa occasione, infatti, sentì l’esigenza di sollecitare una raccolta di cibo, vestiti e giochi a sostegno dei profughi Siriani, e da lì non si è più fermato.

Nel libro verso est, in cui racconta tutti i dettagli e le dinamiche da cosmopolita curioso, Matthias scrive che preferisce viaggiare usando l’istinto, senza sfogliare alcuna guida che gli dica dove trovare l’ostello più economico o la tipologia dei mezzi da usare per spendere di meno.

“Preferisco non avere   iphone con me, mi piace comunicare con la gente del posto, anche a gesti, farmi consigliare, camminare e sudare per raggiungere un angolo dove poter riposare. Per questo motivo ho un vecchio cellulare Nokia, utile per stappare le birre ma non di certo per trovare scorciatoie.”

Secondo la sua filosofia di conoscenza e integrazione culturale, relazionarsi con le persone del posto è la base per conoscere davvero un luogo. Verso est non è solo un libro di viaggio, ma anche da viaggio: in poco tempo si assaporano gusti esotici, passando dalla Turchia all’Armenia. Intraprendendo questa esplorazione totale, Matthias ha imparato a sentirsi parte integrante del mondo, cosa di certo non facile per la naturale tendenza dell’ uomo ad elaborare giudizi e creare differenze. Per un ragazzo giovane come lui è complicato non perdere fiducia nell’umanità, eppure difende con tutto sé stesso l’idea che se anche un pugno di persone riesce a tenere testa allo schifo della nostra società, vuol dire che c’è ancora qualcosa di recuperabile. Il coraggio, secondo lui, non è andare in Siria a fare fotografie, ma avere la forza di seguire la propria strada, qualunque essa sia. Oltre le definizioni, Canapini vive il presente senza ruoli né aspettative, con la sola certezza di voler continuare a crescere negli occhi degli altri, un ragazzo che con semplice curiosità sta tentando di raccontare il mondo, provando a ritornare alle origini, passando per la natura e il rapporto con gli altri

Michela Salzillo

Matthias Canapini e il volto dell’altro was last modified: aprile 8th, 2016 by L'Interessante
8 aprile 2016 0 commenti
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Lumache
CulturaIn primo piano

Lumache colorate alla stazione di Napoli

scritto da L'Interessante

Giunte “a riva” lo scorso inverno, le lumache del gruppo Cracking Art Group, continuano a colorare le stagioni della stazione Garibaldi, una delle zone più affollate di Napoli

 Si tratta di un’installazione artistica di forte impatto ambientale e sociale: le lumache variopinte, realizzate interamente con plastica riciclabile, sono solo una delle invenzioni attribuite a Renzo Nucara, Marco Veronese, Carlo Rizzetti, Alex Angi, Kicco e William Sweetlove. Dopo aver raggiunto un colossale successo a Puteaux, in Francia, l’opera d’arte è stata posizionata nelle strade di diverse città d’Europa. A Napoli furono accolte nel novembre del 2015 con l’intenzione di migrarle nel gennaio di quest’anno: sarà per quell’eterno tocco primaverile o per l’allegria che trasmettono a tutti i passanti- residenti o turisti che siano- ma sono ancora lì, accucciate sull’austere pareti del capolinea.

  Per vederle è semplice, basta prendere la metro e fermarsi al primo spruzzo di colore avvistato in quello che, secondo alcuni, è uno spazio troppo trascurato per esserne degno

 Cracking Art Group: origini e obiettivi

Il movimento fu consacrato nel 1993, in occasione della memorabile mostra di Milano curata da Tommaso Trini e Luca Beatrice. Sin dalle origini del loro sodalizio, i sei artisti coinvolti nella collaborazione avevano le idee chiare: l’obiettivo era quello di conferire un valore aggiunto all’idea classica di opera d’arte.

 Cambiare la storia ,dunque, attraverso un forte impegno di diffusione, unendo il sogno di un’innovazione significativa all’ uso  di materiali plastici,  evocando in questo modo  una stretta relazione tra ambientale e artefatto.

Cracking ,infatti, si presenta come la sintesi del divario  dell’uomo contemporaneo, continuamente catapultato nel contrasto  fra naturalità originaria e un futuro sempre più artificiale.  Vuole essere uno spillo nelle nostre attenzioni, svenute per troppo tempo su un pianeta che pullula di natura stremata. Che sia l’arte una delle strade percorribili per ritornare ad accorgerci del posto in cui viviamo?

Pezzo a cura di Michela Salzillo

Foto a cura di Maria Rosaria Cella, fotografa di Eroica Fenice

Lumache colorate alla stazione di Napoli was last modified: aprile 8th, 2016 by L'Interessante
8 aprile 2016 0 commenti
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Sudanzare
CulturaEventiIn primo piano

SUDANZARE a Napoli: Laboratori di danze tradizionali a Posillipo

scritto da L'Interessante

Sudanzare

Torna a Napoli il progetto SUDANZARE, composto da insegnanti e danzatori che si occupano di danze tradizionali

Sabato 7 Maggio 2016 Presso Bodhidharma (Posillipo) la possibilità di seguire un percorso alla riscoperta delle nostre radici per ritrovare benessere e buonumore.

La tarantella é un classico del sud Italia, danza tradizionale di feste o di esorcismi musicali, oggi offre una grande varietà di stili e di interpretazioni. Questa danza, grazie al suo aspetto narrativo e vivace permette di sviluppare un interessante lavoro sul corpo e sulla mente.
Interamente basata su cerchi concentrici permette di esplorare lo spazio in una dimensione non usuale e strettamente legato al passato. Si avvale di movimenti semplici e facilmente “imitabili”, testimonianza dei valori universali che ci trasmette.
Attraverso una pedagogia attenta e costruita attraverso anni di formazione, le insegnanti SUDANZARE propongono un percorso adatto a tutti, dai neofiti ai danzatori appassionati. I laboratori sono dedicati alla Pizzica ed alla Tammurriata, ed é possibile partecipare previa iscrizione.
(Per maggiori informazioni: tel. 333 69 58 262 oppure mail: sudanzareita@gmail.com)

Le INSEGNANTI

TULLIA CONTE Regista, attrice e performer, è impegnata da anni nello studio delle danze popolari con un approccio che si basa sull’antropologia teatrale. Ha fondato con Mattia Doto suDanzare, associazione della quale ne è il direttrice artistica e dirige la Compagnia omonima di teatro e danza rituale, prima in Francia ad offrire spettacoli nati dalla fusione di teatro e danze tradizionali. Gli spettacoli gestiti da Tullia sono rappresentati in Italia e all’estero: Museo Archeologico di Napoli, Paestum, Teatro Galleria Toledo di Napoli, Théâtre de Verdure de Montreuil, Teatro du Bonheur di Parigi. www.tarantellacruda.com

MARTINA RICCIARDI Attraverso la pratica della danza contemporanea, del teatro-danza e della capoeira, lavora per molti anni nell’ambito del sociale in Italia, Francia e Tanzania (Africa). Napoletana emigrata a Parigi dal 2009, lavora come danzatrice, insegnante e danzaterapeuta. Studia per molti anni, attraverso numerosi viaggi in Africa, le differenti forme di danza tradizionale del continente nero e la danza afro-contemporanea. Vive e pratica la danza come modo di espressione e comunicazione capace di abbattere le tutte le barriere sociali, culturali e generazionali. La danza di improvvisazione, gli spettacoli in strada per adulti e bambini sono il cuore della sua pratica.

L’ASSOCIAZIONE
Associazione culturale, la cui sede si trova a Parigi, S U D A N Z A R E si occupa di danze tradizionali, produzione e promozione di spettacoli in Francia e nel territorio europeo. La direzione artistica è curata dalla regista Tullia Conte. Tra le principali attività ci sono atelier stabili di danza, cultura popolare e antropologia teatrale a Parigi, Losanna, Napoli, provincia di Salerno, provincia di Foggia, provincia di Lecce; la compagnia omonima di teatro danza che produce e mette in scena numerosi spettacoli; la web radio, in francese, inglese e italiano, che si occupa di diffondere musica e contenuti culturali relativi alle culture tradizionali.

sito: www.sudanzareitalia.wordpress.com

LABORATORIO di DANZE POPOLARI
PIZZICA e TAMMURRIATA
Due tradizioni a confronto

sabato 7 maggio 2016
dalle 10 alle 13
dalle 16 alle 19

I laboratori sono aperti a tutti/e
é possibile partecipare anche ad un solo laboratorio
video: https://www.youtube.com/watch?v=luSZ_rAfsKQ

Info, Costi & Prenotazioni
tel. 333 69 58 262
mail: sudanzareita@gmail.com

SUDANZARE a Napoli: Laboratori di danze tradizionali a Posillipo was last modified: aprile 7th, 2016 by L'Interessante
7 aprile 2016 0 commenti
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Storie di Napoli e dintorni
CulturaEventiIn primo piano

Storie di Napoli e…dintorni

scritto da L'Interessante

Storie di Napoli

Tornano gli eventi targati The Dreamers, con una serata unica nel suo genere.
Fotografi, scrittori e musicisti, appartenenti a mondi completamente differenti, si uniranno con unico scopo, quello di raccontare attraverso le proprie opere Napoli e le sue vicende.

A fare da sfondo a questa mostra sarà Villa Cicala, teatro già di numerosi eventi dell’associazione nel passato, sita a Melito di Napoli in via Aldo Moro, trasformata per l’occasione in un vero e proprio museo con sale organizzate e differenziate una dall’ altra.

Presente inoltre un punto ristoro, con aperitivo, durante il quale avremo la possibilità di scambiare una chiacchiera con i nostri amici e con gli artisti partecipanti alla mostra.

Tutto questo il nove aprile, per condividere insieme l’ennesima serata all’ insegna dei sogni, nostri e della nostra città.

Storie di Napoli: la scaletta


Di seguito il programma suggerito della mostra, ricordando agli ospiti però, che tutte le sale saranno aperte durante l’intera durata dell’evento:

Ore 16:00
1. Inizio mostra fotografica a cura dei ragazzi di Storie di Napoli e di Vincenzo Cicala.
2. Inizio mostra d’arte a cura di Lucrezia di Fiore.

Ore 19:00
Presentazione del libro “Storie di Napoli”, edito da Spazio Cultura Italia, con l’intervento di Mimì De Maio, presidente della casa editrice, e gli autori dell’opera.

Ore 20:30
Inizio aperitivo.

Ore 21:00
Esibizione musicale della neonata band “Pretesti”.

Ore 22:00
Djset/afterparty con musica anni 70/80.

——–
Ricordiamo che l’evento sarà a sfondo benefico e non a scopo di lucro.
Pertanto gli ospiti saranno invitati a rilasciare una donazione a partire da 5€.

Per qualunque info o chiarimento sull’ evento potete contattarci alla nostra pagina Facebook o all’indirizzo email thedreamersmelito@gmail.com – cell. 3463995664

In collaborazione con:
Spazio Cultura Italia, Suburbio.it, “Il Fornaio” di Aldo Pagliuca, l’enoteca “Il Vinaio” di Davide Pellecchia

Storie di Napoli e…dintorni was last modified: aprile 7th, 2016 by L'Interessante
7 aprile 2016 0 commenti
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Fuocoammare
CinemaCulturaIn primo piano

Fuocoammare: Gianfranco Rosi al cinema

scritto da L'Interessante

Fuocoammare

Come l’ultima preghiera alla Dea della speranza, Lampedusa è per centinaia e migliaia di migranti il futuro incerto a cui si aggrappa la voglia di una vita dignitosa: è il paradiso che, troppo spesso, accoglie l’inferno di destini rubati al coraggio di provare a stare al mondo.

Numeri troppo grandi e facce troppo sconosciute per essere ancora un’emergenza. Una routine di disperazione che non accenna passi falsi o ritrosie. Sono destinazioni lontane quelle che attraccano in Sicilia, storie che provengono dalla parte del mondo che non conosciamo abbastanza e per questo, a volte, è come se non ci riguardassero affatto.

Vite e morti che ,ormai, straboccano da un pezzo di geografia troppo piccolo per l’agonia di volti smarriti in cerca di una nuova identità.

È in questa frattura di lutto e miracolo che si insinua la storia Gianfranco Rosi, il regista italiano che con “fuocoammare” ha ottenuto l’orso d’oro al festival di Berlino. Un capolavoro di risonanza mondiale, che da martedì 5 a sabato 9 aprile, arriva al Duel Village di Caserta.

Per lavorare alla sceneggiatura del documentario, Rosi si è trasferito per più di un anno sull’isola di Lampedusa, cercando di immergersi nel significato reale del vivere sul confine vessillo d’Europa. Racconta i diversi destini di chi sull’isola ci abita da sempre, i lampedusani, e chi ci arriva per andare altrove, i migranti.

 

Fuocoammare: la trama

 

Samuele,12 anni, ama tirare con la fionda, che si è costruito da sé, e andare a caccia. Preferisce la terraferma, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Samuele e i lampedusani sono i testimoni a volte inconsapevoli, a volte muti, a volte partecipi, di una tra le più grandi tragedie umane dei nostri tempi.

Michela Salzillo

 

Fuocoammare: Gianfranco Rosi al cinema was last modified: aprile 6th, 2016 by L'Interessante
6 aprile 2016 0 commenti
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Grey ' s Anatomy
CulturaIn primo pianoTv

Grey’s Anatomy: abbiate paura di Shonda!

scritto da L'Interessante

Ci sono cose da cui non si torna indietro, come la morte di Derek.

Da quando il Dr. Stranamore è venuto a mancare, Meredith e Grey’s Anatomy tutto vivono in un vortice di ricordi, menzioni a Derek appena accennate e tanto cattivo umore.

E mentre lo slogan della dodicesima stagione è proprio “Let the sun shine” (lascia che il sole splenda),l’intero Grey Sloan Memorial è sovrastato da un nuvolone grigio che non permette ai protagonisti del nostro medical drama preferito di sorridere alla vita come facevano una volta.

Gli avvenimenti non sono stati certo tra i più lieti: Callie e Arizona che si lasciano, e sulla loro scia April e Jackson.
Owen e Amelia sono d’ostacolo l’uno all’altro e il povero Karev deve stare super attento a una Meredith che sembra andare sempre più verso un baratro.

Grey’s Anatomy: Thorpe, una mossa giusta?

L’arrivo del dottor Thorpe ha creato un po’ di scombussolamento in tutti noi. C’è chi pensa che sia ora che la Grey riprenda effettivamente a vivere e c’è chi invece ritiene che il suo grande, vero ed unico amore sia Derek, e basta.
Il caro Will col suo sorriso ammaliante e il suo fascino sembra essere la versione viva del dottor Sheperd, ma non tutti lo vedono di buon occhio.
Il suo ingresso nello show ci ha lasciati un po’ perplessi, con quei modi burberi che poi mano mano sono diventati sempre più cortesi e anche un po’ petulanti, tartassando di chiamate la povera Meredith la quale, all’inizio,
non sembrava molto propensa ad uscire con lui.
C’è ora da chiedersi, cosa ci aspettiamo da questa dodicesima stagione? La risoluzione di tutti i conflitti forse, o un po’ di quella sana ironia che è sempre stata il punto forte dello show.

Speriamo anche nel ritorno di un Grey’s spensierato come quello degli inizi.

Nel frattempo, non possiamo fare altro che augurare a Mer buona fortuna e sperare che il suo sole inizi finalmente a splendere.

Maria Rosaria Corsino

Grey’s Anatomy: abbiate paura di Shonda! was last modified: aprile 6th, 2016 by L'Interessante
6 aprile 2016 0 commenti
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Trivelle
CulturaEventiIn primo piano

Che non siano solo le trivelle il nostro unico pensiero

scritto da Roberta Magliocca

Che non siano solo le trivelle il nostro unico pensiero

Trivelle si, trivelle no, non solo trivelle

Il 17 Aprile si sta avvicinando e le polemiche – soprattutto sul web e sui social – si stanno districando tra il SI, il NO, l’astensione. Le battaglie etiche contro quelle economiche, le preoccupazioni per una salute del mondo che tanto sembra importante. Ora.

Si, perchè che fine hanno fatto le fiaccolate per la Terra dei Fuochi? L’allarmismo per la diossina? E le polveri sottili, si, gli incentivi per i mezzi pubblici, la circolazione a targhe alterne? Per non parlare della dieta mediterranea, quella vegana. L’aspartame ieri faceva bene, oggi è veleno. 

Tutti grandi problemi, tutti terremoti, tante corse al riparo per poi dimenticarsi di ogni pericolo e ritornare ad occuparsi della prossima imminente catastrofe.

Ma abbiamo mai pensato a rendere il mondo un posto migliore con piccoli gesti, ogni giorno, a poco a poco, senza dover per forza gridare alla tragedia? Perchè se noi andiamo a votare SI per lo smantellamento degli stabilimenti, per dire no alle trivelle, ma poi continuiamo a mantenere le nostre abitudini, questo mondo non lo salviamo.

Se per fare anche solo 500 metri prendiamo la macchina, se con distrazione non ci occupiamo della differenziata, se per non lavare le stoviglie la sera continuiamo ad usare i piatti di plastica, se non smettiamo di fumare, se continuiamo a mangiare tanto e male, se la natura non sarà nei nostri pensieri chiodo fisso da preservare, beh, votare SI al referendum non solo non ci salverà, ma farà emergere un dato certo: la nostra incoerenza.

Roberta Magliocca

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Che non siano solo le trivelle il nostro unico pensiero was last modified: aprile 5th, 2016 by Roberta Magliocca
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Flavia-Carvalho
CulturaIn primo piano

Flavia Carvalho: da cicatrici ad opere d’arte. Quando un tatuaggio cura l’anima

scritto da L'Interessante

Flavia Carvalho

Ricominciare è sempre un atto complicato, un coraggio pieno zeppo di paure: è come risalire una montagna con in tasca la zavorra degli errori che hai il timore di rifare. Per imparare a camminare bisogna esercitarsi a cadere, ma per risalire dal fondo del precipizio è necessario abbondonarsi all’atto impavido del volare. Costruirsi le ali, è questo il compito faticoso a cui deve adempiere una persona che è stata vittima di violenza: deve partorirsi da capo, e farlo da sé, trovare la spinta nel ventre delle cicatrici che hanno gocciolato sangue ed uscire ricomposta dalle parole affilate, fiorire nuova dalla radice dei lividi che hanno suonato pugni. Non è affatto semplice, e anche dire che sia complicato sembra un gesto di assottigliamento del dolore. Un essere umano, donna o uomo poco importa, che riparte da una sofferenza del genere non lo fa mai per dimenticare, perché sa che se pure volesse provarci, non ci riuscirebbe mai. L’unico obiettivo auspicabile è quello di risorgere in nome di una rivincita contro la prepotenza.

 Superare gli effetti acerbi del trauma potrebbe richiedere anni di sostegno psicologico e, a volte, una vita non basta. In alcuni casi, il reintegro nella normalità aiuta a non sentirsi sopraffatti dal senso di inanità che, come una coda che non si morde nessuno, è quasi più lacerante della violenza stessa.

Più che cancellare i segni, si tende a coprire tutto quello che c’è dietro, come per tenerli al caldo e accartocciarli in un dignitoso silenzio che non ha diritto di parola. È da questa voglia di sotterrare in una cerniera commemorativa le ferite che nasce l’iniziativa della tatuatrice portoghese Flavia Carvalho.

I suoi sono tatuaggi per riassestare l’autostima di donne maltrattate, per trasformare le cicatrici legate a brutti ricordi in vere e proprie opere d’arte. Da quasi tre anni il suo progetto, partito per caso, ha raggiunto un livello di popolarità che neppure Flavia avrebbe mai potuto immaginare: l’iniziativa si chiama A flor de pele , che in portoghese vuol dire più profondo della pelle.

Flavia Carvalho: “Tutto nacque dalla richiesta di una cliente qualunque”

 Un po’ timida, ma convinta a tatuarsi, la cliente le raccontò che qualche mese prima era uscita a bere una birra con le amiche. Una volta al bar, aveva commesso l’incuranza di negarsi a uno sconosciuto che l’aveva approcciata maliziosamente, lo incrociò poi appostato all’uscita, aveva un coltello in mano. “Mi ha pugnalata qui”, disse mostrando la cicatrice che voleva coprire con un disegno. Terminato il lavoro, Flavia rimase colpita dalla commozione della donna, non si fece pagare e iniziò a pensare a quello che oggi è diventato il progetto “A Fior di Pelle”, un’iniziativa con cui   crea   tatuaggi gratuitamente a tutte le donne che vogliono velare le loro cicatrici, che siano il prodotto di una violenza di genere o anche di un tumore al seno. Al momento, Flavia svolge il progetto da sola, perché nessun tatuatore ha accettato di partecipare. Lei stessa è rimasta colpita dal potere di quest’ idea nata per caso. In un’intervista di qualche anno fa, ha dichiarato che segue con ammirazione e affetto   il processo di riappropriazione che queste donne fanno del proprio corpo, seppur a fatica, è un sogno che riescono a realizzare. È straordinario osservare quel modo tenero che hanno di scattarsi foto senza più vergognarsene- racconta-.

Di violenza, oggi, per dovere di cronaca o per eccessiva speculazione si parla troppo e spesso anche male: è un argomento delicato che in certi casi meriterebbe,forse, un’attenzione a volume basso, non per omertà ma per rispetto. Scegliere di raccontare la storia di Flavia e delle sue donne nasce dalla voglia di sottolineare che un gesto di solidarietà a fior di pelle, vale più di ogni altro dire rimasto incompiuto.

Michela Salzillo

Flavia Carvalho: da cicatrici ad opere d’arte. Quando un tatuaggio cura l’anima was last modified: aprile 5th, 2016 by L'Interessante
5 aprile 2016 0 commenti
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Vivila Marcianise
CulturaEventiIn primo piano

Vivila Marcianise infopoint: buona la prima

scritto da L'Interessante

Vivila Marcianise

Si è tenuto ieri, domenica 3 aprile, il primo dei quattro info point di Vivila Marcianise nei quartieri della città

Dalle 10,00 del mattino, il gazebo del movimento civico era già pronto per accogliere le domande e le opinioni dei cittadini di Madonna della Libera. Un grande successo quello riscontrato, che ancora una volta ha superato le aspettative degli attivisti. I partecipanti hanno compilato un questionario di opinione comune sulla situazione attuale del rione e condiviso un momento di sincera convivialità con i ragazzi della realtà civica. La buona riuscita dell’evento ha dimostrato che  quando si parla di umili sogni e non di presuntuose e infondate rivoluzioni, il successo è assicurato. Su questa ulteriore spinta motivazionale, all’ insegna della politica come bellezza e partecipazione, gli attivisti continuano il proprio lavoro dando a tutti i cittadini del quartiere Medaglia d’oro appuntamento a domenica 10 aprile, in via Fuccia, per il secondo info point.

Vivila Marcianise infopoint: buona la prima was last modified: aprile 4th, 2016 by L'Interessante
4 aprile 2016 0 commenti
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Madonna delle Galline
CulturaEventiIn primo piano

Madonna delle galline: rave party alle porte di Dio

scritto da L'Interessante

Domenica in Albis a Pagani, per devozione, per tradizione, per la Madonna delle Galline

In realtà, la festa della Madonna delle Galline si svolge a Pagani – in provincia di Salerno – dal Venerdì dopo Pasqua fino al Lunedì successivo. E’ un evento religioso che chiama a sè fedeli e non da ogni parte della Campania (qualcuno anche da fuori i confini della regione nostrana). 

Molte sono le leggende che ruotano intorno alla Madonna del Carmelo, una delle quali racconta del ritrovamento da parte di alcune galline di un quadro raffigurante la Madonna stessa. Questo quadro sarebbe all’origine di ben otto miracoli.

Comunque sia, la festa di Pagani rientra nei festeggiamenti annuali dedicati alle sette Madonne venerate non solo dai fedeli, ma anche dai musicisti che – per devozione – accompagnano le loro celebrazioni con canti e suonate tipici della tradizione popolare.

Ecco che, dunque, tammorre nelle borse, castagnette come prolungamenti delle dita, ci si incammina per festeggiare a dovere nei toselli sparsi per tutto il paese, per poi fermarsi nella villa comunale. Ed è qui che si sente forte la fratellanza, la vicinanza: un unico ammasso di persone e spazzatura ovunque (fuorchè nei cassonetti che – prima che partano giustificazioni – vi assicuro ci sono, ci sono eccome). Vari punti in musica, dove tammurrianti di paranze diverse, appartenenti a questa o a quell’altra famigghia, di questo o quello stile di danza, fanno le loro gare a chi suona più forte, per coprire il vicino di devozione. Un vero e proprio rave party, che di devozionale ha poco e di tradizione ancora meno. Nessun momento di condivisione, di raccolta, di gioia di stare insieme. Solo la voglia di prevaricare, di ballare pestando i piedi alla coppia vicina, con braccia fintamente finite per sbaglio sullo sfortunato di turno.

A salvare la situazione solo il concerto di Gerardo Amarante&Gli Spaccapaese, con special guest Marcello Colasurdo. La vera tradizione e la splendida musica in un solo punto, lontano dalla bolgia infernale di fedeli. Un’esibizione perfetta, divertente, di elevata qualità musicale che ha toccato l’apice con il brano Stella Diana cantato e suonato dal percussionista Vincenzo Ciccarelli. Una voce calda e precisa, una tammorra vattuta egregiamente, un’anima regalata a tutti i presenti.

Solo per loro ne è valsa la pena. Per il resto, la stessa Madonna avrebbe disertato la festa in suo onore.

Roberta Magliocca

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Madonna delle galline: rave party alle porte di Dio was last modified: aprile 4th, 2016 by L'Interessante
4 aprile 2016 0 commenti
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