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Categoria

In primo piano

Cane Lupo
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il cane lupo cecoslovacco: intervista a Fulvia Ioppolo. Il dog friendly

scritto da L'Interessante

Cane Lupo

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati oggi siamo in compagnia di Hero, bellissimo esemplare di cane lupo cecoslovacco e della sua proprietaria- l’istruttrice cinofila Fulvia Ioppolo

Sì, perché oggi parleremo di questa fascinosa razza, e lo faremo in compagnia della collega che vive con Hero da  9 anni.

Grazie mille per aver accettato questa intervista. Una curiosità prima di tutto: sappiamo che Hero  viene coinvolto in attività di pet therapy; com’è stato possibile realizzare tutto ciò?

“Il mio ingresso nel mondo della pet therapy è avvenuto per caso 8 anni fa ma non credo di essere in grado di suggerire come arrivare a chiedere la collaborazione di un cane lupo cecoslovacco in questo settore.  La nostra conditio sine qua non è il lavoro quotidiano sulla  relazione, basata sulla fiducia e rispetto reciproco. Questo significa che lui sa che non lo metterò mai nelle situazioni di forte disagio e stress, quindi si affida alla mia conduzione, anche nelle difficoltà ed imprevisti. ”

  • Immagino, senza una forte relazione e solidità personale sarebbe difficile essere coinvolti in attività di co-terapia. Spesso si vedono in giro molti soggetti di questa razza particolarmente diffidenti e reattivi: da cosa origina questa comportamento?

“Bisogna andare un po’ a scavare nella loro origine; il cane lupo cecoslovacco è una razza nata negli anni cinquanta in conseguenza di un esperimento militare mirato a comprendere il comportamento dei lupi in cattività. In seguito a selezioni artificiali si pensò poi di migliorare le prestazioni, la salute, la resistenza e la tenacia accoppiandoli con pastori tedeschi usati all’epoca dall’esercito per la sorveglianza e la difesa dei confini dell’ex-Cecoslovacchia. Data la recente formazione questa razza presenta soggetti con una grande variabilità nel  profilo comportamentale, si passa da temperamenti asserviti a quelli più insicuri e schivi; alcuni si mostrano equilibrati e coraggiosi, mentre altri diffidenti ed ansiosi”.

  • Come può un proprietario di queste razze educare il proprio cane affinché sviluppi un carattere equilibrato e sereno?

“Il clc nel suo prima anno di vita è estremamente distruttivo quando viene lasciato da solo, soprattutto in un ambiente circoscritto. A volte questo atteggiamento è stato attribuito ad una delle manifestazioni d’ansia da separazione, invece è spesso frutto della sua viva intelligenza, curiosità e noia- che sostengono tale distruttività. Anche da adulto se lasciato solo in giardino è in grado di saltare recinzione di 3 metri per andarsene in giro ad esplorare e socializzare. L’ambiente urbano obbliga qualsiasi conduttore di cane a dedicarsi  ed investire su  una corretta e graduale socializzazione. La difficoltà che si riscontra con il cane lupo cecoslovacco è data dalla loro estrema reattività e sensibilità che li porta facilmente a reazioni di chiusura ed evitamento in ambienti poco noti. A volte tutto ciò può esitare in comportamenti minacciosi verso estranei. Per scongiurare questo pericolo consiglio l’intervento di un collega- senza approcci coercitivi o vessatori-  che accompagni il gruppo cane proprietario in esperienze anche urbane- extraurbane; non solo quindi lavoro al campo. Questo affinché il percorso educativo lavori sull’integrazione del cane nel mondo antropomorfizzato, in cui la diffidenza e il timore del clc possono rappresentare un problema”.

  • Si può parlare di razze pericolose? Quali consapevolezze trasferire ai futuri adottanti?

“ Il cane lupo cecoslovacco non veniva annoverato nell’elenco di razze canine  dell’Ordinanza del 12 dicembre 2006. Fortunatamente questa ordinanza è stata superata; tuttavia ritengo che alcune razze di cani siano di più complessa gestione per profili caratteriali e genetici- e forse in questo non fa eccezione il cane lupo cecoslovacco. Ma è anche importante sottolineare che spesso le derive comportamentali aggressive e potenzialmente pericolose sono soprattutto frutto del vissuto dell’animale. A volte già compromesso durante la fase prenatale e natale del cane: si pensi a quelle madri non pronte al ruolo, stressate o semplicemente allontanate prematuramente dai loro cuccioli”.

  • Lei che li vive e li conosce cosa può consigliare a chi vuole adottarne uno?

“Spesso questa razza  è scelta da persone alla loro prima esperienza come proprietari e  conduttori di un cane, poiché è facile rimanere affascinati dalla morfologia ancestrale del lupo ed erroneamente si è  convinti di poter agire sul cucciolo con atteggiamenti vessatori per imporre la  leadership umana- un chiaro esempio è la teoria del lupo alfa- ma per mia esperienza queste modalità creano una frattura nella relazione tra un clc e il suo umano. Il cane ha bisogno di un referente equilibrato e saldo che gli faccia da modello imitativo e lo sappia indirizzare e gestire senza ricorrere alla paura; diversamente imparerà quel modello operativo sul mondo- l’utilizzo della forza- e reagirà malamente per difendersi da aggressioni ritenute immotivate”.

Dimenticarsi quindi di recarsi al parco a leggere un libro con il CLC al seguito che è  molto selettivo in ciò che ritiene appartenere al suo gruppo famiglia e agli amici; necessario poi imparare a gestire la spiccata motivazione predatoria rivolta a esseri viventi.  Palline o bastoni lo annoiano presto, e ci guarderà con l’aria di chi dice : “ Vai a rincorrerla tu, io ti aspetto qui”.

Quando si incontra un soggetto di tale razza non si può far a meno di notare che la loro mimica facciale è molto eloquente e questo facilita le interazioni con i suoi simili; mentre l’estrema sensibilità lo fa essere accudente e protettivo verso i bambini ma anche un severo mediatore nel caso esagerino con giochi irruenti. Ciò  significa che interviene per bloccare questo tipo di interazioni. Che tradotto nella realtà significa: gli adottanti sapranno interpretare e gestire correttamente queste dinamiche?

Troppe volte ho sentito gridare ingiustamente al lupo al lupo!

Il cane lupo cecoslovacco: intervista a Fulvia Ioppolo. Il dog friendly was last modified: novembre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 novembre 2016 0 commenti
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Codice Nero
CulturaIn primo pianoTeatro

Codice Nero commuove Officina Teatro

scritto da L'Interessante

Codice Nero

Di Roberta Magliocca

Officina Teatro ha ospitato lo scorso weekend “ Codice Nero ”, di e con: Riccardo Lanzarone

Ce n’è tanta di storia, scritta a grandi lettere sui sediolini delle sale d’aspetto degli ospedali. E le persone sono diverse, capelli diversi, mani diverse, occhi spenti. La sofferenza è una. La stessa, quella inesorabile di un punto interrogativo per il futuro che ti corrode l’anima, che ti invade i pensieri.

Sediolini cuciti a doppio filo con quello a destra, quello a sinistra, quello dietro. Ancorati al pavimento senza possibilità di movimento. L’immobilità assoluta di chi vorrebbe stare ovunque, ma non lì.

Tocca a me? Timidamente la voce di Salvatore Geraci, ex artificiere siciliano, si fa sentire in una sala d’aspetto qualsiasi nel mondo. Ma non tocca a lui, ancora no. Seduto nella sala d’attesa di un ospedale, sul palco del teatro è rimasto poco più di un’ora. Eppure la sua voce è durata una vita intera.

Il lavoro, l’amore, gli amici, il soprannome, il matrimonio. E quella malattia che per i medici è bisturi, per il paziente terrore, per i parenti sofferenza.

Come una bomba pronta ad esplodere, l’ospedale ti lascia in quel limbo fatto di tutto e niente, asettica e pulitissima sensazione di freddo ed abbandono, crudele e feroce senso del vuoto.

Ma in scena c’è la musica e il ricordo di un passato da tenersi stretto se il futuro è ancora incerto. C’è la speranza e la bellezza di un sogno: quando esco spacco il mondo, mi riprendo la mia vita e sarò felice.

Riccardo Lanzarone le ha conosciute le sale d’attesa degli ospedali. Le ha conosciute per se stesso e per lo zio, Salvatore Geraci appunto, a cui è dedicato lo spettacolo.

E anche chi scrive, le ha conosciute. Ha visto troppo spesso, per quanto giovane, entrare qualcuno in sala operatoria e uscirne mai. E ancora oggi, in una continua cronaca che non accenna a fermarsi, una partita infinita di tennis ci mette davanti agli occhi il rimbalzo da una parte all’altra di colpe e responsabilità.

E se è vero che nessuno deve toccare Caino, una domanda continua a fare male: Abele, chi lo difende?

CODICE NERO

Di e con: Riccardo Lanzarone

Musiche: Giorgio Distante

Disegno luci: Michelangelo Volpe

Dipinto: Pietro Distante

Organizzazione: Giulia Maria Falzea

Costumi: Bianca Maria Sitzia

Assistente costumi: Lilian Indraccolo

Produzione: Cantieri Teatrali Koreja

Codice Nero commuove Officina Teatro was last modified: novembre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 novembre 2016 0 commenti
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napoli
CalcioIn primo piano

NAPOLI RIMANDATO IN CHAMPIONS: SOLO PARI IN TURCHIA

scritto da Walter Magliocca

napoli

Napoli: continua il periodo “ni”

Solo un’invenzione di Hamsik salva il Napoli da un’ennesima sconfitta. Immeritata sicuramente, ma che si stava concretizzando con un calcio di rigore frutto di un errore di Maksimovic in fase di copertura. Una gara “tronca”. Ben giocata in fase di possesso palla e costruzione, ma deficitaria nella gestione delle ripartenze avversarie con “svarioni” difensivi e nella finalizzazione della gran mole di gioco. Ma è fin troppo evidente che alla squadra partenopea manca qualche pedina come viene oramai ripetuto in tutti i salotti e dibattiti televisivi.

Napoli che domina il campo ma …..

Gli azzurri hanno dominato in tutto l’arco dell’incontro: sia in fase di copertura che di impostazione, limitando le ripartenze del Besikstas. Ma con due negatività acclarate: la mancanza di un attaccante e i ripetuti, costanti svarioni difensivi. Vuol dire che qualche ingranaggio non gira, non è oliato nel modo giusto. Gli errori in fase di copertura, anche se questa sera limitati, si ripetono in maniera costante e in tutte le gare disputate nell’ultimo mese. 

Dopo il pari odierno, il cammino in champions league si complica e dipenderà non solo dai propri risultati ma anche e soprattutto da quelli degli altri.

Per Gabbiadini ennesima bocciatura

Ancora una volta Manolo fallisce l’opportunità concessagli. Ma non è sua la colpa se non è un attaccante, una prima punta come serve al Napoli in questo periodo della stagione. Gabbiadini viene addirittura “deriso” in sede di analisi tattica della partita da parte dei commentatori televisivi. Vengono esaminati con la lente di ingrandimento tutti i suoi movimenti, l’attacco della profondità, l’apertura di varchi per gli esterni, i tiri e tanto altro. Sistematicamente sminuita ogni giocata dell’attaccante, a volte ridicolizzata, considerandola da “scuola calcio”, senza offesa per i ragazzini. E’ impensabile che una squadra impegnata su tre fronti, campionato, champions e coppa Italia, abbia solo due attaccanti in rosa. Anzi uno, perch, come detto sopra, Gabbiadini non lo è.

L’unico colpevole è sempre De Laurentiis. I tifosi “presi in giro”

E allora la colpa di quanto si verifica, la mancata concretizzazione delle innumerevoli azioni di gioco create dagli azzurri, di chi è? Sempre del presidente De Laurentiis, il quale, da svariato tempo non commenta le partite, incrocia le dita e spera che il Napoli riesca a superare la fase a gironi anche come seconda: in fondo a lui interessa solo il corrispettivo che sarà versato nelle casse societarie per il superamento del turno. E  poi l’anno prossimo ridimensionerà le spese proprio in considerazione dei mancati risultati. Un po’ come mordersi la coda, ma solo verso l’esterno. All’interno, cioè nelle casse, gli euro di attivo saranno divisi dalla famiglia De Laurentiis. E  le spese ridotte. Ma tutto ciò perché non viene esplicitamente esternato ai tifosi napoletani? Paura di ritorsioni? Forse si. Anche senza forse.

Una curiosità riguardante la partita con la Juventus

Nell’intervallo della partita in Turchia, i commentatori televisivi di mediaset in studio, pensando di non essere in diretta,  hanno ricordato e commentato l’errore di Ghoulam nella sfida di sabato a Torino. Hanno dichiarato: “quegli errori non vengono commessi neanche all’oratorio”. Ancora una volta, con derisione, viene analizzato, anche fuori le riga, un comportamento di gioco del Napoli attuale.

Speriamo che il periodo sia di “passaggio”.  

NAPOLI RIMANDATO IN CHAMPIONS: SOLO PARI IN TURCHIA was last modified: novembre 1st, 2016 by Walter Magliocca
1 novembre 2016 0 commenti
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terremoto
AttualitàIn primo pianoParliamone

TERREMOTO IN ITALIA CENTRALE

scritto da L'Interessante

Terremoto

di Antonio Andolfi

Nella notte del 26 ottobre e la mattina del 27 ottobre, la terra è tornata a tremare. Dopo quela del 24 agosto, si è mossa una nuova faglia, alle 5:45 ha generato una scossa di Magnitudo 5.9. Stando alle indicazioni del Servizio Geologico degli Stati Uniti l’intensità del terremoto è stata di magnitudo 5.5 con ipocentro a 10 Km di profondità. Un sisma relativamente forte dunque, e poco profondo, che può aver portato in superficie una notevole quantità di energia. Anche per questo terremoto la causa principale è da ricercarsi nella Placca Adriatica, nota come Placca Apula , una zolla della crosta terrestre piuttosto piccola, che comprende parte del Mar Ionio, dell’Adriatico e i settori settentrionale e orientale della Pianura Padanae alcune aree delle Alpi meridionali ed orientali. Questa placca si sta muovendo verso nord nord ovest e contemporaneamente ruota in senso antiorari. Si tratta di una parte della Placca Africana, dalla quale l’Apua si è staccata durante il Cretaceo, grosso modo attorno a 100 milioni di anni fa: attualmente si sta muovendo al di sotto della placca che comprende parte degli Appennini e parte del Mar Mediterraneo, sta cioè andando in subduzione.

Terremoto del 26 Ottobre: la propagazione delle onde sismiche

L’INGV ha realizzato il video dell’animazione della propagazione sulla superficie terrestre delle onde sismiche generate dai terremoti di Magnitudo 5.9. Le onde di colore blu indicano che il suolo si sta muovendo velocemente verso il basso, quelle di colore rosso indicano che il suolo si sta muovendo verso l’alto. L’intensità del colore è maggiore L’intensità del colore è maggiore per spostamenti verticali più veloci. Ogni secondo dell’animazione rappresenta un secondo in tempo reale. Sono rappresentati i primi 85 secondi a partire dall’origine dell’evento sismico. La simulazione in questa animazione è relativamente “a bassa frequenza”, visualizza cioè le frequenze delle onde fino a 0.5 Hz. Questo significa che il fronte d’onda “vede” oggetti delle dimensioni di 1.5-2 km. La risposta sismica locale è quindi limitata agli effetti di strutture geologiche di queste dimensioni. Aumentando il contenuto in frequenze, si evidenzierebbero dettagli più piccoli e, ad esempio, l’amplificazione dovuta ai sedimenti. I primi 30 secondi sono però ottenuti con una simulazione più alta frequenza (fino a 2 Hz), per ragioni visive la topografia è stata aumentata di 3 volte.

Terremoto del 30 Ottobre: che cosa sta succedendo nel Centro Italia

 

Domenica mattina, vicino a Norcia in Umbria, c’è stata la più forte scossa di terremoto in Italia dal 1980, quando ci fu il terremoto in Irpinia: una scossa di magnitudo 5.6 che è stata avvertita in molte zone della Penisola.

Che cosa sta succedendo nel centro Italia? Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia, la zona ipocentrale si scarica (rilassamento) e vengono caricati i volumi adiacenti (lateralmente) alla faglia stessa. Tali volumi, sottoposti a un nuovo stato di stress, possono cedere (rompersi) e generare terremoti a loro volta. Sono processi di propagazione laterale della sismicità (contagio) relativamente frequenti, già osservati in altre aree sismiche della Terra come per esempio in Turchia, California e Haiti. Questo processo sta coinvolgendo l’Appennino centrale in questi mesi.

Il terremoto si è spostato da Amatrice verso nord, nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato. Gli intervalli di tempo tra un terremoto forte e una altro forte adiacente possono essere di anni o decine di anni, ma anche giorni o mesi come sta accadendo oggi nell’Appennino centrale. Purtroppo non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, né possiamo in linea teorica escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino a oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi. Va però detto che se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi.

Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della faglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando un terremoto di magnitudo almeno 7.0.

 Perché i dati sulle magnitudo sono diversi?

Come nel caso del sisma del 24 agosto scorso, anche oggi c’è chi accusa l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) di aver corretto “al ribasso” le stime sulla magnitudo del terremoto, per evitare che lo Stato debba pagare i danni delle scosse. Si tratta di una bufala bella e buona: ecco perché.

Tanto per cominciare: le misurazioni iniziali dell’Ingv parlavano di 6.1; il dato è stato poi rivisto a 6.5 (quindi non declassato: semmai, alzato) ed è ancora suscettibile di modifica. Perché la misura della magnitudo del sisma non è arrivata subito?

Come ha spiegato  il geologo Carlo Meletti, responsabile del Centro Pericolosità Sismica dell’INGV, quando si valuta la magnitudo di un terremoto, non ci si può fidare dei dati disponibili in 1-2 minuti, come invece fanno l’Usgs, il servizio geologico statunitense, o il CSEM, l’European-Mediterranean Seismological Centre. Questi enti danno infatti dati sulle magnitudo in modo automatico, mentre quelli dell’INGV sono ricavati in modo più capillare sul territorio italiano, incrociando i dati delle stazioni che registrano il sisma, che possono essere anche centinaia. Ecco perché i dati dell’INGV escono dopo gli altri.

In 2 minuti dalla scossa escono i dati preliminari e automatici sulla sua localizzazione e intensità provenienti dalle stazioni sismiche più vicine; in 5 arrivano quelli registrati da tutta la rete nazionale. A questo punto i sismologi, “analizzano i dati, individuano i tempi con cui le onde P ed S arrivano alle diverse stazioni ed elaborano una localizzazione ed una magnitudo estremamente precise che vengono comunicate al Dipartimento della Protezione Civile entro 30 minuti dall’evento (in media dopo circa 10-15 minuti)“. L’informazione viene a questo punto diffusa ai cittadini. 

 Oltre al fattore tempo, un altro motivo delle apparenti incongruenze nelle misurazioni dei vari istituti riguarda anche la scala di magnitudo utilizzata. L’Ingv utilizza la magnitudo Richter, oggi definita anche magnitudo locale (Ml): è un metodo di interpretazione dei dati dei sismografi semplice da usare, rapido e molto affidabile in particolare se il sisma avviene entro un raggio di 600 km rispetto alle stazioni di rilevamento. È un metodo semplice perché necessita del solo valore dell’ampiezza delle oscillazioni di un sismogramma.

L’Usgs usa invece la magnitudo momento (Mw), che utilizza tutte le frequenze emesse da un sisma, che si possono propagare anche a grandi distanze. È più precisa della magnitudo locale per terremoti di forte intensità, come quelli che colpiscono Cile e Giappone, superiori a quelli che generalmente avvengono in Italia. Ecco perché sulla stampa internazionale si leggono a volte misurazioni dei nostri terremoti leggermente diverse. In realtà l’INGV calcola poi anche la magnitudo momento, e a volte, come nel caso del sisma dello scorso 24 agosto, il valore coincide comunque con quello Richter e non con quello dell’Usgs, perché il modello geologico del nostro territorio usato dagli italiani per questo calcolo è diverso, e più preciso, di quello usato dall’ente americano.

Infine, quando si parla di terremoti non bisogna confondere magnitudo e intensità. La scala Richter, che classifica la magnitudo di un sisma, consente di conoscere la quantità di energia liberata dalla scossa e la sua distruttività. Si ottiene misurando l’ampiezza delle oscillazioni del suolo registrate dai sismografi.

La scala Mercalli classifica invece l’intensità di un terremoto in base ai suoi effetti visibili sulle costruzioni. La normativa Monti per il risarcimento dei danni conseguenti a un terremoto fa riferimento solo alla scala Mercalli.

 

TERREMOTO IN ITALIA CENTRALE was last modified: novembre 1st, 2016 by L'Interessante
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Palme
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

COME FANNO LE PALME A RESISTERE AGLI URAGANI?

scritto da L'Interessante

Palme

di Antonio Andolfi

Il passaggio di un uragano porta distruzioni di ogni tipo: case crollate, inondazioni, alberi divelti, ma non le palme, che per la maggior parte riescono a reggere alla furia del vento e restano in piedi.  Come fanno queste piante a resistere anche agli uragani più forti?

Le radici delle palme

Le palme hanno un gran numero di radici: sono relativamente corte, ma si sviluppano a raggiera nel suolo e riescono ad ancorare con molta forza al terreno. Tante radici, infatti, lavorano meglio nel creare una base che aiuta la pianta a rimanere in posizione anche se investita da venti molto forti.

Il tronco 

Il tronco delle palme è costituito da molti piccoli fasci di materiale legnoso, che si può immaginare come un cavo elettrico costituito da tanti fili.

A differenza di altre piante, come ad esempio la quercia, le palme non sono in grado di sostenere pesi enormi, come rami grossi e folte chiome, ma in compenso hanno una flessibilità notevole, tant’è che una pianta di palma può piegarsi anche di 50 gradi prima di spezzarsi.

La maggior parte degli alberi possiede una folta chioma di rami e ramoscelli e un gran numero di foglie per catturare quanta più luce possibile dal Sole, ma questo produce un notevole effetto vela quando sono investite da venti forti, che possono tirare la pianta fino a sradicarla. Le palme invece hanno foglie molto grandi con una “colonna vertebrale” centrale flessibile: assomigliano cioè a enormi piume. Quando c’è bel tempo le fronde producono una folta chioma, ma in caso di forte vento le foglie si ripiegano seguendo la direzione del vento: in questo modo offrono meno resistenza e possono reggere più facilmente anche agli uragani più forti.

COME FANNO LE PALME A RESISTERE AGLI URAGANI? was last modified: novembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 novembre 2016 0 commenti
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teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Non tutti i ladri vengono per cuocere al Nuovo teatro San Carluccio

scritto da L'Interessante

Teatro

di Michele Brasilio

Giovedì 27 Ottobre presso il Nuovo Teatro San Carluccio ha debuttato lo spettacolo “Non tutti i ladri vengono per cuocere” tratto da “Non tutti i ladri vengono per nuocere” del compianto Dario Fo, la regia è affidata a Danilo Rovani. Con il Rovani in scena ci sono: Cosimo Alberti,Stefano Ariota,Massimiliano Cataliotti, Daniela Cenciotti,Laura Pagliara, produzione Titania Teatro.Lo spettacolo, nei primissimi minuti, ci porta negli studi televisivi di “MilluLuci” e “StudioUno” facendo respirare, allo spettatore, l’aria del Varietà degli anni ’60 e ’70. Questa cifra stilistica ritorna all’interno della pièce mantenendo, allo stesso tempo, il testo di Fo.  Dopo il simpatico “Carosello” si apre la storia vera e propria: l’assessore Frazosi (Cosimo Alberi) incontra in casa sua, all’insaputa della moglie(Daniela Cenciotti), l’amante (Laura Pagliara).Un ladro (Danilo Rovani) che poco prima era entrato in casa per rubare e subito dopo nascosto per non farsi trovare, esce allo scoperto dando il là a una serie di equivoci e menzogne.

Non tutti i ladri vengono per cuocere, Teatro San Carluccio: LA RECENSIONE

 L’idea del varietà risulta vincente per i primi 15\20 minuti dopo risulta ridondante e poco efficace del punto di vista narrativo, riscuotendo, allo stesso tempo,sempre simpatia da parte del pubblico in sala. La regia è dinamica nei tempi, consueta qualitativamente. L’adattamento non porta rilevanti modifiche alla trama se non per la lingua utilizzata, il napoletano, e l’aggiunta di lazzi e scherzi teatrali. La scenografia risulta inverosimile e uno dei pochi oggetti scenici, la pendola, si smonta sotto gli occhi stupiti degli spettatori e degli attori stessi. Il disegno luci è sporco: la luce dei fari batte sulle quinte nere creando ombre e sporcature alla scena.Gli attori acquistano con il passare del tempo la simpatia e la fiducia del pubblico. Cosimo Alberti mantiene tenacemente la scena e il ritmo dello spettacolo, Stefano Ariota porta in scena un personaggio al limite con l’assurdo risultando efficace e divertente.Daniela Cenciotti, esperta e valida porta il suo contributo allo spettacolo. Massimiliano Cataliotti, dotato di una simpatia travolgente, ricopre con carisma i ruoli affidatigli. Laura Paglia mostra tutto il suo talento sia nel canto sia nella recitazione sin dal primo momento. Danilo Rovani possiede una bella imponenza scenica, un forte carisma, una buona preparazione tecnica, soprattutto vocale, ma porta un personaggio caricaturale, esagerato, sforzandosi di trovare una risposta da parte dello spettatore spesso anche con battute facili. Uno spettacolo che complessivamente risulta scorrevole e allo stesso tempo lungo, divertente ma con una comicità non sempre perspicace. Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.

Non tutti i ladri vengono per cuocere al Nuovo teatro San Carluccio was last modified: novembre 1st, 2016 by L'Interessante
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casertana
CalcioIn primo piano

CASERTANA: SOLO PARI CON IL FONDI. I TIFOSI CONTESTANO L’ALLENATORE TEDESCO

scritto da L'Interessante

casertana

di Pasquino Corbelli

Casertana – Fondi: un pari che scontenta entrambe le contendenti

Scendono al Pinto due contendenti che, per un verso o per un altro, vogliono centrare la vittoria ed incrementare la classifica di altri tre punti. Il Fondi vola sulle ali dell’entusiasmo dopo le due vittorie consecutive e rappresenta la vera sorpresa del girone C della Lega Pro. Il team di Pochesci è determinato ed intenzionato ad allungare il passo in classifica in vista dei due prossimi impegni che lo vedrà opposto a Lecce e Matera, squadre di alta classifica che impegneranno non poco i pontini. I padroni di casa, dal canto loro, archiviata una settimana ad alta tensione, per le note vicende societarie, che hanno portato alla presidenza della Casertana l’imprenditore caseario D’Agostino, vuole provare a cancellare le prestazioni incolore degli ultimi tempi, la vittoria manca dal 25 settembre in casa del Vibo Valentia ed uscire dalla zona play out. Alla fine è un pareggio che non soddisfa i tifosi rossoblù che alla fine contestano l’allenatore Tedesco, squalificato, che ha seguito la partita in una cabina radio.

La cronaca

Pronti via e sono i padroni di casa, dopo soli due minuti, a non sfruttare una facilissima occasione, Orlando scappa sulla fascia destra mette al centro ma Corado non arriva sul pallone e Matute tutto solo sulla linea di porta, invece di replicare in rete, salva il risultato. La Casertana cerca di fare la partita, il Fondi però non si scopre, si difende con ordine e parte spesso in contropiede senza però arrivare mai in zona tiro. Al 30’ i padroni di casa trovano il gol con Carlini che sfrutta nei migliori dei modi una combinazione Orlando – Corado con preciso assist di quest’ultimo.

La ripresa vede gli ospiti partire con il giusto piglio e sfiorare il pareggio al 47’ con Varone che colpisce bene, sfiorando però la traversa. La Casertana reagisce e al 65’ Carriero con un gran tiro chiama in causa Baiocco che di pugno respinge in angolo. La svolta al 71’: calcio di punizione dal limite per il Fondi. Si incarica della battuta D’Agostino che mette nell’angolino alla destra di Ginestra che si supera e mette in angolo. Sul susseguente corner, battuto ancora da D’Agostino, c’è un batti e ribatti a pochi passi dalla linea di porta, l’ultimo a toccare è Albadoro che replica in rete.

I padroni di casa tentano in qualche modo di riportarsi in attacco ma lo fanno in maniera disordinata e senza alcun costrutto non impensierendo mai, in maniera pericolosa, Baiocco.

Il Fondi si dimostra più squadra quadrata e ben organizzata non andando mai in affanno conquistando meritatamente il pareggio. 

Il tabellino 

CASERTANA – UNICUSANO FONDI: 1-1

Casertana (4-3-3): Ginestra 6; Finizio 5, D’Alterio 5.5, Lorenzini 5.5, Ramos 5.5; Carriero 6, Matute 5.5, Rajcic 5.5; Orlando 5.5 (78’ Ciotola sv), Corado 5, Carlini 6.5. A disp.: Fontanelli, Anacoura, Giorno, Potenza, De Marco, De Filippo, Colli, Taurino. All. Cimino (Tedesco squalificato 5).

Unicusano Fondi (4-3-3): Baiocco 6; Galasso 6, Fissore 6, Signorini 6, Squillace 6; Varone 6 (62’ Addessi sv), D’Angelo 6, Bombagi 6; Tiscione 6, Albadoro 6 (91’ Tommaselli sv), Calderini 5.5 (46’ D’Agostino 6). A disp.: Coletta, Di Sabatino, Iadaresta, Bertolo, Battistoni, Guadalupi, Capuano, Pompei, Carcatella. All. Pochesci 6.

Arbitro: Luigi Carella di Bari 5

Assistenti: Bruni e Lillo di Brindisi

Marcatori:30’ Carlini (C), 71’ Albadoro (F)

Ammoniti: Rajcic (C), Calderini (F), Finizio (C)

Angoli: 3-2 per il Fondi

Spettatori: 1000 circa (da registrare lo sciopero dei mitici Fedayn Bronx 1981)

Recupero: 1° tempo 2’ – 2° tempo 3’

Pasquino Corbelli

CASERTANA: SOLO PARI CON IL FONDI. I TIFOSI CONTESTANO L’ALLENATORE TEDESCO was last modified: ottobre 30th, 2016 by L'Interessante
30 ottobre 2016 0 commenti
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juvecaserta
BasketIn primo pianoSport

JUVECASERTA SPARRING PARTNER DELL’OLIMPIA MILANO. FINISCE 100 A 80

scritto da Walter Magliocca

juvecaserta

Giocare a Milano alla quinta giornata, a due punti dalla blasonata Olimpia era  impensabile alla  stesura dei calendari. Eppure questo pomeriggio, al Forum di Assago, la pasta reggia è scesa in campo per approfittare della stanchezza di Milano, reduce da due sconfitte in Europa con OlympiaKos e Real Madrid, nonché di assenze importanti come quella del casertano Gentile.

Evidente divario tecnico

Ma il campo è ben altra storia. Le scarpette rosse sono di un altro pianeta e lo dimostrano sin dalle prime battuye. In campo Dell’Agnello si affida al solito quintetto: Sosa, Bostic, Watt, Putney e Gaddefors. Dopo un buon inizio, con giocate in velocità che portano Caserta avanti sul 7 a 2, Milano prende il largo e non c’è più storia. Il ritmo è molto alto. Caserta ha le sue solite amnesie,  non consentite contro la prima della classe. Prima Abass, autore di una grande prestazione e Raduljica, con una buona precisione e grande intensità difensiva,  fanno accumulare un cospicuo vantaggio per l’Olimpia, dal 14 a 11 al 23 a 12, il passo è breve. Caserta resta senza canestri per oltre 6 minuti. Frazione chiusa sul 28 a 14

Secondo quarto

Milano mette la freccia. Poco da raccontare se non un monologo meneghino. Juvecaserta con polveri bagnate con un Sosa sempre più irritante (se le sue performance devono essere su questi standard, meglio farne a meno) che pregiudica le prestazioni anche dei suoi compagni. Con Hickman e Dragic sugli scudi, dopo aver raggiunto ampi margini di vantaggio, si va al riposo lungo sul 55 a 36.

Dopo il riposo

Juvecaserta nel terzo quarto entra in campo più determinata. Casertani che, approfittando di un rilassamento di Milano, con giocate in velocità e buona circolazione di palla, dopo essere stata  sotto di 23, mette un parziale di 19 a 8. Ma, dopo un time out chiamato da Repesa, l’Olimpia preme sull’acceleratore e ristabilisce le distanze. Il terzo periodo termina sul 75 a 61.

Ultimo periodo di allenamento

Caserta ci prova, ma Milano dimostra, in ogni giocata, che in Italia è di una caratura superiore. A 7’ e 33’’ 79 a 63. A metà frazione 82 a 67. Milano amministra e il risultato stazione sul + 15. Ma con un ennesima accelerata, a 2’e 32’’ si va sul 95 a 72. Finisce 100 a 80

Poco più di un allenamento per l’Olimpia Milano che ha messo in risalto i consueti errori di Caserta. Sosa è un fantasma, l’ombra del giocatore conosciuto e che ci si aspettava. Alla vigilia del campionato non si immaginava addirittura di dover tagliare proprio lui, il giocatore che avrebbe dovuto far fare il salto di qualità. Allo stato sembra la soluzione migliore. Ma il coach ha piena fiducia nelle sue possibilità di riscatto. E così sarà. Basta attendere.

JUVECASERTA SPARRING PARTNER DELL’OLIMPIA MILANO. FINISCE 100 A 80 was last modified: novembre 8th, 2016 by Walter Magliocca
30 ottobre 2016 0 commenti
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napoli
CalcioIn primo piano

PER IL NAPOLI SEMPRE TABU’ LA TRASFERTA DI TORINO CONTRO LA JUVENTUS. CASO INSIGNE: CONTESTA LA SOSTITUZIONE E VUOLE ANDARE VIA

scritto da Walter Magliocca

Napoli

Il Napoli esce a mani vuote dallo Juventus stadium. E’ la sesta volta consecutiva ormai.

Higuain decisivo

Brutto sogno per i tifosi napoletani che tutto avrebbero voluto ma non il goal dell’ex. E invece è arrivato, decisivo. Higuain non ha esultato e sembra veramente un paradosso dopo quanto successo in estate. Una sconfitta che brucia. Ma rientra nel trend stagionale.

Napoli tattico ma si perde nelle fasi decisive

Partita tattica interpretata come doveva essere dal Napoli. Gli azzurri giocano a scacchi con i bianconeri. Risponde colpo su colpo alle mosse juventine, maggiore possesso palla nonostante le deficienze dei singoli e offensive.  Ma l’impressione è sempre la stessa: la Juve è più squadra. Più compatta. Che non accusa particolari sofferenze. Il gap, non solo tecnico è ampio, molto ampio. I bianconeri giocano come il gatto con il topo: aspettano, non rischiano e al momento opportuno colpiscono e, con il grande ex, “mangiano” l’avversario.

Napoli non negativo ma …..provinciale

Purtroppo, in attesa dei giovani di prospettiva come piace definirli al presidente De Laurentiis, i partenopei sembrano essere ritornati indietro nel tempo. L’etichetta di “grande provinciale”, mai come in questo periodo sembra calzare a pennello. Inutile parlare degli errori dei singoli, di Ghoulam (errori in entrambe le reti), di Koulibaly, di Hamsik, lo stesso Mertens. Il Napoli esce notevolmente ridimensionato dallo stadium e cadono le illusioni anche per il prosieguo della stagione.

Caso Insigne: vuole andare via

Al momento della sostituzione, Insigne ha protestato platealmente nei confronti della decisione dell’allenatore. Forse è stata la sua migliore prestazione della stagione anche se non eccelsa. Sarà un caso: ma da quando è uscito dal campo il Napoli ha perso la quadratura del cerchio e non è riuscito più ad incidere nonostante le occasioni di fine partita. Il giocatore di Frattamaggiore oramai, nonostante le dichiarazioni, all’ombra del Vesuvio non è più sereno. Vuole andare via e i suoi procuratori incontreranno molto presto il presidente, unico referente della società, per manifestare le proprie intenzioni. Mai come adesso Insigne è lontano da Napoli e dal Napoli.

Auguri Maradona per il compleanno: ai suoi tempi era la Juve a piangere

Oggi Maradona compie 56 anni. Auguri a Diego in ricordo dei tempi andati. In un messaggio si è dichiarato triste per la sconfitta del Napoli. Il suo, ha detto, a questa Juve avrebbe segnato quattro goal. Altri tempi, altri giocatori. Chissà se De Laurentiis ha ascoltato. Ma tanto lui ha i paraocchi: guarda solo nella sua direzione.

La champions: in Turchia bisognerà alzare la testa altrimenti ……..

E martedì si vain Turchia. Il Besikstas, forte della vittoria al San Paolo cercherà il bis. Se riuscirà nell’impresa per il Napoli sarà notte fonda e la stagione, forse, già fallimentare. E’ un  crocevia. Sarri inventi qualcosa e  De Laurentiis… pure.

PER IL NAPOLI SEMPRE TABU’ LA TRASFERTA DI TORINO CONTRO LA JUVENTUS. CASO INSIGNE: CONTESTA LA SOSTITUZIONE E VUOLE ANDARE VIA was last modified: ottobre 30th, 2016 by Walter Magliocca
30 ottobre 2016 0 commenti
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URAGANO
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

MATTHEW E GLI ALTRI. ANATOMIA DI UN URAGANO

scritto da L'Interessante

Uragano

di Antonio Andolfi

Le immagini dell’uragano Matthew, prima su Haiti poi sulla costa orientale degli Stati Uniti, ci mostrano distruzioni di ogni tipo: case crollate, inondazioni, alberi caduti. Ma perché si formano uragani di questo tipo?

Gli uragani sono cicloni tropicali, cioè imponenti masse d’aria in rapida rotazione e che traslano intorno a un centro di bassa pressione. Si formano sugli oceani a cavallo dell’equatore e si prendono il nome di uragani soltanto quando riguardano l’Oceano Atlantico e colpiscono gli USA e i Caraibi.

Ma come si formano?

Affinchè un ciclone tropicale si possa formare servono alcune condizioni fondamentali. L’acqua del mare deve essere piuttosto calda e superare i 27°C di temperatura. Deve esserci abbastanza umidità che possa alimentare il ciclone nella parte bassa dell’atmosfera. I venti nell’alta atmosfera non devono essere troppo intensi. Quando tutto ciò si verifica, le calde acque oceaniche riscaldano l’aria sovrastante, che inizia a salire e a roteare; mano a mano che sale, questa massa d’aria vorticosa si raffredda e forma un imponente cumulonembo. Il vuoto di pressione al centro del ciclone richiama aria, dando origine a forti venti.

Matthew e gli altri. L’uragano e i nomi propri

Perché hanno nomi propri? Gli uragani sono chiamati per nome proprio per facilitare il riconoscimento dei cicloni e la diffusione di notizie sul loro conto. L’Organizzazzione meteorologica mondiale ha stilato sei liste di nomi per la stagione degli uragani atlantici, cha va da Giugno a Novembre, ciascuna con 21 nomi. I nomi seguono le tradizioni e le lingue locali: Rita, Mitch e Matthew colpiscono gli Stati Uniti, Ketsana si è abbattuto sul Giappone, Ondoy sulle Filippine.  I loro effetti si misurano attraverso la scala Saffir-Simpson, basata sulla velocità dei venti e la propensione al danno. Un uragano è definito tale quando i suoi venti superano i 119 Km orari; al di sotto di questa velocità è chiamato semplicemente tempesta o depressione tropicale. La scala prevede 5 gradi, il quinto comporta venti superiori ai 252 Km orari, inondazioni con onde alte sei metri e oltre.

L’uragano Matthew si è abbattuto su Haiti quando era di categoria 4, lasciando oltre 900 vittime e la peggiore devastazione dopo il terremoto del 2010.

L’ uragano più costoso della storia

Quando un uragano ha avuto un impatto particolarmente devastante, il suo nome viene ritirato. Così Katrina indicherà per sempre la tragedia vissuta a New Orleans nel 2005.  Questo uragano in particolare detiene il triste primato di ciclone tropicale più costoso di sempre: i danni economici che ha causato sono quantificabili in 45 miliardi di dollari, circa 40 miliardi di euro. Più di un milione di persone rimasero senza casa per colpa di Katrina, e più di 1300 persero la vita. L’uragano che investì Galveston, in Texas, l’8 settembre 1900, con una velocità stimata dei venti di 233 km orari, è ad oggi classificato come il più mortale disastro naturale che abbia mai interessato gli Stati Uniti. Uccise 8000 persone. Colpì in un’epoca in cui ancora gli uragani non avevano nomi, ed è chiamato anche la Grande Tempesta.

L’occhio dell’uragano

La regione centrale del ciclone, dove viene registrata la pressione atmosferica più bassa, viene chiamata “occhio”. In generale è sgombra da nubi o coperta di nubi basse, è ampia qualche decina di km, ha una forma piuttosto regolare e aria più calda rispetto al resto dell’area coperta dalla tempesta. Oggi i satelliti compiono il grosso dello sforzo di visualizzazione degli uragani, ma non riescono a misurare la pressione barometrica e nemmeno, in modo accurato, la velocità dei venti dei cicloni, informazioni vitali per prevederne lo sviluppo. A questo pensano gli Hurricane Hunters, aerei della NOAA o della US Air Force che si spingono all’interno delle tempeste per raccogliere dati scientifici sul loro comportamento. Il primo a cimentarsi nel pericoloso – e talvolta fatale – compito fu Joseph B. Duckworth, colonnello dell’Aeronautica militare statunitense, nel 1943, con un monomotore da addestramento. Oggi si sta cercando di inviare i droni in queste difficili missioni. Il senso di rotazione dei venti degli uragani è antiorario nell’emisfero nord e orario in quello sud, per effetto della rotazione terrestre. Le tempeste da sole non si muovono in un senso o nell’altro: sono spinte e propagate dai venti dell’alta atmosfera.

Nell’Ottobre del 1991, sull’Oceano Atlantico, l’uragano Grace investì la costa est degli Stati Uniti, entrò in rotta di collisione con altre due aree di bassa pressione provenienti da Nord e da Sud, circostanza che si verific soltanto ogni 50 o 100 anni.  Venne chiamata la “tempesta perfetta”.

 

 

MATTHEW E GLI ALTRI. ANATOMIA DI UN URAGANO was last modified: ottobre 29th, 2016 by L'Interessante
29 ottobre 2016 0 commenti
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