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Categoria

In primo piano

Qetography
CulturaIn primo piano

Qetography: tutti per uno

scritto da L'Interessante

Qetography

“Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare.” (Nadar)

Un instante, un attimo, una frazione di secondo. E’ questo ciò che uno scatto può cogliere, mostrare e rendere indelebile. Anche un silenzio può dire qualcosa così come un fiume o un fiore, basta saper aspettare il momento giusto. E scattare.
L’arte della fotografia è questo, rendere speciale anche ciò che agli occhi di molti può sembrare banale o scontato.
No, come in tutte le cose è necessario fermarsi a guardare, a studiare con occhi curiosi, ad interpretare.

Nasce così QETOGRAPHY, un evento organizzato dalla Qeto, organizzazione salernitana che si occupa di organizzare eventi sul territorio per favorire lo spirito di aggregazione

Qetography permetterà, il 21 Aprile 2016, a tutti i fotografi professionisti e non di esporre i propri lavori all’interno della villa comunale di Fisciano. Partecipare è molto semplice: si possono consegnare massimo 3 foto in formato A4 entro il 19 Aprile presso la stessa villa o direttamente agli organizzatori.
Un’opportunità certamente da cogliere soprattutto per chi vuole farsi conoscere e far conoscere i propri lavori.

L’Interessante a questo punto, non può che augurarvi buona fortuna!

Maria Rosaria Corsino

Qetography: tutti per uno was last modified: aprile 14th, 2016 by L'Interessante
14 aprile 2016 0 commenti
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Street
CuriositàIn primo piano

Street Art al Rione Sanità

scritto da L'Interessante

Street Art a Napoli

Ci sono luoghi in cui nascere sembra una benedizione riuscita male, quelli in cui si finisce per caso e che per istinto di sopravvivenza impari ad accettare come destino, forse ingiusto, ma al tempo stesso insindacabile.

Non è necessario andare troppo in là, scartavetrare  le cronache di disperazione lontana, infilarsi commossi tra immagini di ingiustizia universale. Ci sono mondi a parte anche dietro la porta di casa nostra, pieni di storie che se pure ci riguardano, facciamo finta di non conoscere, almeno non abbastanza per parlarne.

Sono quelli che nascono in mezzo alla bellezza, quelli che sembrano uno schizzo cestinato per sbaglio nel cuore dell’opera d’arte.

Sono i quartieri delle città, anfratti sgarrupati ai piedi delle metropoli che, come infanti malnutriti, piangono di degrado all’ascolto di nessuno.

Uno dei gridi tristemente forti arriva dal quartiere più famoso di  Napoli: Il rione Sanità.

 È una ricchezza sottovalutata che, come tra le più bizzarre contraddizioni, ha un valore storico, artistico e culturale con pochi somiglianti in Italia e, forse, addirittura nel mondo.

 È qui, ad esempio, che sorgono ipogei ellenistici e catacombe paleocristiane, come quelle di San Gennaro e San Gaudioso, determinando nell’insieme una forte relazione tra uomo e morte; rapporto che si è protratto nei secoli, con la nascita del cosiddetto   cimitero delle Fontanelle, adoperato per ospitare le vittime della grande peste del 1656, e citato da importanti echi della letteratura.

Purtroppo, però, la fama non sempre nasce dalla bellezza, anzi, a volte è più facile distinguersi per cattiva condotta che per buona volontà: non è un mistero per nessuno l’alto tasso di pericolosità che si vive in questa zona. Il degrado lo si respira, involontariamente, come aria sporca non purificabile, già dai primi imbocchi nei vicoli.

“cammini accanto a case con lamiere traballanti al posto dei tetti e balconi che non si staccano dalle facciate per miracolo. Catapecchie che sembrano abbandonate, con le mura mangiate dall’umido e invase dalla gramigna, sono case con dentro persone, soprattutto anziani, che trascorrono gli ultimi anni della loro vita in questo quartiere dimenticato da Dio.”- racconta Antonio Leggieri de “ Il fatto quotidiano”.

Si fa a presto a dire che volere è potere in casi come questi, quando restare è un dolore che se non  uccide, ti ammazza da vivo e andare via è un coraggio che fa troppa paura. Tra chi scappa e chi si mette a disposizione della delinquenza, c’è però uno spazio fatto di ragazzi perbene, che rimangono per resistere, per concedersi un ‘opportunità dignitosa nel posto in cui sono nati.

Il 2 Marzo  è partita, proprio tra i vicoli del rione sanità, un’iniziativa di street art organizzata dall’associazione “Fazzoletto di perle”, presieduta da Giuseppina Ottieri, con il patrocinio dell’assessorato comunale alle Politiche urbane

 La prima opera è stata realizzata dallo spagnolo Tono Cruz che, occupando la facciata di un palazzo del rione, ha dato vita a diciotto metri di vernice rigorosamente bianca, lavorata in tondo come un qualcosa di molto simile ad un fascio di luce. Il murale rappresenta le facce dei ragazzi e ragazze di queste stradine, simbolo luminoso di speranza e futuro. In particolare, tra i visi  spiccano quelli dei piccoli partecipanti al laboratorio “A giocare con le storie”, condotto da Imma Napodano, all’interno del “Punto Luce” di Save the Children alla Sanità.  

Su questa stessa pennellata si è mosso Francisco Bosoletti, l’artista argentino già autore della Parthenope al Materdei.  Lo scorso 5 aprile, in pieno clima di festa, è stata inaugurato “ResisTiamo”, un ritratto di non arrendevolezza che occupa la facciata della Basilica di S. Maria della Sanità. Oltre a rappresentare un rilancio di energia positiva per la città, l’opera è  la traduzione di una storia vera, quella di due fidanzati che hanno sconfitto una grave malattia anche grazie all’amore. L’immagine immortala  un uomo e una donna che si sostengono a vicenda come in un passo di danza.

Il successo del progetto, tutt’ora in divenire, dimostra  ancora una volta che l’arte può essere un valido linguaggio per veicolare messaggi di straordinaria meraviglia, anche il mezzo al nulla.

Ce lo insegna la poesia di De Andrè che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.”

Michela Salzillo

Street Art al Rione Sanità was last modified: aprile 14th, 2016 by L'Interessante
14 aprile 2016 0 commenti
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malasanità
CronacaIn primo pianoParliamone

Malasanità: il dolore di chi resta

scritto da Roberta Magliocca

Malasanità

Sono una giornalista. O meglio, mi correggo. Desidero diventare una giornalista. Sono circa tre anni che mi muovo tra redazioni, in scarpe fatte di parole, bevendo caffè nero come inchiostro. Sembra che ci sia una caratteristica fondamentale per chi voglia intraprendere questa strada: IL DISTACCO. Si, tutti i più grandi nomi della carta stampata sono veri e propri obiettivi che mettono a fuoco la realtà senza mai staccarsene, descrivendola ma non commentandola, vivendola ma non provandola. E lo capisco bene il perché. Il lettore deve poter leggere i fatti così come sono per poi, in piena libertà e senza che nulla possa influenzarlo, elaborare una propria idea in merito all’accaduto.  E ora vorrei tanto che uno di quei grandi giornalisti fosse qui per potergli chiedere come si potrebbe mai mantenere quello stesso distacco anche in situazioni forti, che ti toccano da vicino, che ti bagnano gli occhi e ti smuovono l’anima. Perché l’articolo che sto scrivendo non riesce a vedermi imparziale né, tantomeno, indifferente.

Per questo, ancor prima di entrare nel vivo della questione, mi scuso con chi sta leggendo e con chi vorrebbe una cronaca attenta e precisa. Non sarà così, non qui, non per questo pezzo.

In una Caserta insolitamente troppo calda, appoggiate ad una macchina fuori ad un locale del centro che suona musica che ricorda il verde dell’Irlanda e il sapore delle terre del Sud d’Italia, due ragazze con un bicchiere di vino rosso in una mano ed esperienze pronte per essere condivise nell’altra, parlano, si conoscono, si raccontano.

Una di quelle due ragazze sono io, l’altra … beh, l’altra è quella parte del mondo vittima della tanto detta (TROPPO DETTA) Malasanità

Una ragazza che all’anagrafe ha 28 anni, ma che negli occhi e nelle mani di anni ne ha molti di più. Ha gli anni di quelle persone che nel petto portano le colpe di terzi, della negligenza di chi la vita la dovrebbe tutelare, provare a salvare, non abbandonarla a sé stessa senza muovere un dito.

Non racconterò la storia di questa ragazza costretta troppo presto a diventare una donna. Non la racconterò perché sento di dovere al suo dolore un rispetto che i medici non hanno avuto. Non la racconterò perché questo non è un articolo di denuncia o di polemica. Non la racconterò perché questo vuole essere un articolo di coscienza.

Ogni qualvolta qualcuno muore non per cause naturali, ma per errori umani dovuti all’indifferenza o alla sufficienza di medici o chi per loro, ci si scaglia contro o a favore di un ospedale che, in quel caso, espone giustificazioni e proprie ragioni. Nessuno mai accende i riflettori su chi…RESTA. C’è quel correre di camici bianchi, correre ai ripari ovviamente, dietro schiere di avvocati pronti a sostenere l’assoluta necessità di quelle decisioni che poi, per disgrazia, solo per disgrazia, si sono dimostrate fatali. Ma non sono qui a sostenere l’assurdo. Dietro bisturi e mascherine ci sono uomini, certo. E la natura dell’essere umano, si sa, non è infallibile. Ma c’è chi, quando un proprio caro è in un letto di ospedale, ha bisogno di essere rassicurato. Ha bisogno di sapere che può contare sulla lucidità e la competenza di chi ha nelle mani le responsabilità della vita di chi ama e così, poi, potersi lasciare andare.

E invece capita sempre più spesso che chi resta a piangere un proprio caro, resta solo, senza le scuse di chi dovrebbe, senza il tempo di un saluto e… in alcuni, troppi, casi, anche messo in discussione da un sistema che, in un modo o nell’altro, la spunterà sempre.

Il vero problema è che viviamo nel mondo del “NESSUNO TOCCHI CAINO” senza porsi una domanda fondamentale: MA ABELE CHI LO DIFENDE? Proviamo a capire le ragioni di quanto accade, cerchiamo di giustificare chi commette errori che comportano la morte di innocenti, facciamo sconti di pena a chi ha responsabilità troppo grandi per uomini troppo piccoli. Ma per le vittime, no, di sconti non ce ne sono. Il loro dolore sono costrette a viverlo tutto. Fino in fondo.

Roberta Magliocca

Malasanità: il dolore di chi resta was last modified: aprile 13th, 2016 by Roberta Magliocca
13 aprile 2016 0 commenti
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Argia Maina
CulturaIn primo pianoLibri

Argia Maina e il nodo del suono completo

scritto da Roberta Magliocca

Sarà che ho già recensito autori della Roundmidnight Edizioni e parole di encomio uguali e ripetitive mi sembrano fuori luogo. Sarà che penso che di uno scrittore più non si può dire se non quello che lo scrittore stesso già ha scritto. Sarà che Argia Maina – avvocato casertano concepito tra la musica londinese – ha parole che meglio possono raccontarla, fatto sta che questo articolo sarà uno zibaldone di parole. Le mie, modeste e rispettose, le sue potenti e dignitose. Argia, nome imponente e impegnativo. Su ogni bocca il mio nome cambia forma e accento. Sgraziato, stonato, rotondo. Con un nome del genere si può fare ben poco. Puoi passare la vita a spiegarlo o scrivere poesie.

Se dicessi che il libro di Argia Maina – Il Nodo del suono – 72 tracce a bassa definizione – si beve con leggerezza e senza scossoni, sarei poco onesta con voi, tantomeno con Argia

 Il Nodo del suono ha la lealtà dei sentimenti e la realtà piene di parole forti come radici di quercia. Le poesie di Argia Maina sono  come i lineamenti di certi visi: apparentemente sgraziati e casuali ma necessari, e per questo precisi. La Roundmidnight Edizioni non è scesa a compromessi, nemmeno questa volta. E oggi, con un piede ancora nella crisi economica, nel degrado culturale ed etico, con l’altro nella speranza e nei buoni propositi puntualmente disattesi, L’Interessante, per quanto può, offre possibilità di voce che è una e condivisa: “noi crediamo nell’onestà e nel lavoro pulito, chiamateci pure pazzi.” Diamo voce ad Argia Maina e alla sua penna, perché di tanto in tanto apro il mio taccuino, respiro lo smog e mentre perdo l’ultima corsa della giornata scrivo di me. Argia non me ne vorrà se le sono entrata nel libro e ne ho rubata l’anima, ma solo le sue parole potevano spiegarla. Sperando che smettano di chiederle del suo nome e comincino a leggerne le parole io vi lascio, ancora una volta, con le parole di Argia Maina che ci spiega Il Nodo del suono:  s’aggruma nelle ore diurne , con lo schiocco dei palloni sull’erba, quelli leggeri, di tela azzurra.

 

Roberta Magliocca

Argia Maina e il nodo del suono completo was last modified: aprile 13th, 2016 by Roberta Magliocca
13 aprile 2016 0 commenti
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cane dog friendly aree cani terremoti
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il Dog Friendly: intervista a Luigi Sacchettino

scritto da Roberta Magliocca

Il Dog Friendly

Al via la nuova rubrica de L’Interessante: Il Dog Friendly, a cura di Luigi Sacchettino

Giovedì 14 Aprile partirà la nuova rubrica de L’Interessante. Abbiamo fatto due chiacchiere con Luigi Sacchettino, l’esperto che ci aiuterà a capire meglio i nostri cani. Da giovedì, ogni giovedì, sarà un appuntamento fisso.

Ciao Luigi, grazie di aver accettato di farti intervistare prima di tutto, ma soprattutto di aver accettato di seguire per noi la rubrica “IL DOG FRIENDLY”. Partiamo da te. Qual è la tua figura professionale?

Ciao Roberta, grazie a te e a “L’interessante” per aver reso possibile la nascita di questa rubrica, nonché per la condivisione di idee: è un vero piacere per me. Sono un istruttore cinofilo formato presso la SIUA – Scuola di Interazione Uomo Animale con sede a Bologna – e sono uno studioso della zooantropologia, la scienza che indaga proprio la relazione che intercorre tra l’uomo e gli animali. Ho ibridato la mia formazione con seminari e congressi in giro per l’Italia, in un aggiornamento continuo, sempre più affascinato dalla mente dei nostri cani. Il ruolo di un istruttore cinofilo  è proprio quello di aiutare i proprietari ad avere una relazione equilibrata con i loro cani, superando problemi gestionali o equivoci comunicativi, e per farlo c’è bisogno di passione e studio.

Quali sono gli obiettivi che intendi raggiungere con questa rubrica?

Mi piacerebbe condividere con tutti voi  ciò che i cani mi insegnano ogni giorno,  affinché si possano capire sempre più i nostri amici a quattro zampe – superando antropocentrismi e luoghi comuni. In cinofilia si sente molto spesso parlare per “esperienza personale – mio cugino ha detto ” che sicuramente rappresenta un valore aggiunto, se unito a competenza e conoscenza.

Qual è, secondo te, la convinzione più sbagliata che di solito noi bipedi abbiamo del mondo a quattro zampe?

Bella domanda; credo a volte si abbia la tendenza a considerare i cani come dei piccoli umani o come dei bambini, fedeli e desiderosi di solo amore, proiettando su di loro molti dei nostri comportamenti e bisogni. Il cane però è una specie diversa e per rispettarla appieno – senza banalizzazione – bisogna conoscerne l’etogramma – termine che in etologia rappresenta l’insieme dei comportamenti propri di una specie animale. Solo sapendo ciò di cui hanno desiderio possiamo dedicarci alla loro felicità. Ad esempio i cani hanno un grosso bisogno di esplorare il mondo attraverso delle passeggiate quotidiane in cui possono inebriarsi con gli odori, mentre noi umani abbiamo la tendenza a pensare che un divano, del cibo e tanto amore siano sufficienti.

I nostri cani, se avessero le parole, cosa ci direbbero più spesso rispetto ai nostri consolidati comportamenti “sbagliati” che abbiamo nei loro confronti?

Ci direbbero di parlare meno ed agire di più. Noi umani siamo “verbosi” mentre la comunicazione del cane si esplica più sul piano non verbale, con postura e prossemica,  spazi e distanze corrette. I cani amano “il fare”, sono animali sociali votati all’azione. Credo ci direbbero: “Ehi, prendiamo il guinzaglio e ce ne andiamo a passeggiare in campagna?! In questo periodo ci sono odori bellissimi per me e colori bellissimi per te”. Per farsi un po’ cane bisogna ragionare più con il naso che con la vista, più in collaborazione, partnership che in individualismo.

Grazie Luigi e buon lavoro!

Roberta Magliocca

 

Il Dog Friendly: intervista a Luigi Sacchettino was last modified: aprile 12th, 2016 by Roberta Magliocca
12 aprile 2016 0 commenti
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pianoforte
CulturaIn primo pianoMusica

Un pianoforte per Napoli

scritto da Roberta Magliocca

Take a sad song, and make it better. Dai tetti di Londra ai vicarielli di Napoli. Come i Beatles e le loro chitarre furono, oggi i napoletani e il pianoforte sono. Hey Jude, prendi una canzona e rendila migliore. Quante volte lo si è pensato di Napoli. Prendiamo una città – la nostra città – e rendiamola migliore. E forse qualcuno che crede nella musica come salvezza per il mondo, o chi non vuole rassegnarsi a partenze ed addii, o forse solamente chi vuole trovare rimedio alla noia dei ritardi e mancate coincidenze.

Chiunque abbia avuto l’idea di mettere un pianoforte alla stazione, ci ha visto lungo

Ebbene si, Napoli canta don’t cry for me Mergellina – o meglio, suona – per i pendolari giornalieri o figuranti di passaggio. Nei mattini di primavera, spesso è passato di qui il treno dei desideri di Celentano che all’incontrario va.

Nessuna idea originale quella partenopea, sia chiaro. Sembra che tutto sia partito dal Giappone, portando pianoforti a Roma, Venezia, Torino, passando dagli Stati Uniti.

E se fino a qualche mese, alla stazione, si ingannava il tempo con qualche veloce lettura, con un caffè al bar o con una passeggiata per le attese più lunghe, ora si canta e si perde la nozione del tempo, lo stesso tempo che, all’insegna della noia, sembrava non passare mai. Quindi basta tristezza nelle attese snervanti. Per assurdo, se per lavoro, studio, viaggio, svago e divertimento, vi trovaste a passare alla stazione di Napoli Centrale, potreste addirittura meravigliarvi nel vedere viaggiatori contenti dei ritardi di Trenitalia, perché questo permetterebbe loro n’ata cantata.

Ed è proprio questo che succede: bellissimi momenti di aggregazione che solo la musica  riesce a regalare. A colpi di Tu vuò fa l’americano e Funiculì Funiculà, il pianoforte a Napoli è stato accolto con gioia da partenopei e parte-no.

Perché che siano classici napoletani o canzoni d’oltreoceano, una cosa è sicura – parola di pendolare – quel pianoforte non smette mai di suonare. C’è sempre qualcuno che, per sé o per gli altri – si accomoda al piano, la valigia al suo fianco, e suona. Spesso qualcuno si accosta e, sulla scia di note ben conosciute, canta. E se… “Annuncio ritardo, ci scusiamo per il disagio”, adesso c’è chi scusa volentieri quel disagio e risponde a gran voce “suoniamoci su!”.

Roberta Magliocca

Un pianoforte per Napoli was last modified: aprile 11th, 2016 by Roberta Magliocca
11 aprile 2016 0 commenti
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reggio
BasketIn primo piano

“CI SALVEREMO”. PAROLA DI DELL’AGNELLO

scritto da Walter Magliocca

reggio

Sandro Dell’Agnello in sala stampa con la solita schiettezza.

“Abbiamo fatto una grande partita e a Reggio mancava Lavrinovic, Con lui in campo la squadra emiliana contenderà lo scudetto  Milano. Mentre se dovesse giocare con noi non cambierebbe nulla”.

Terza partita persa al fotofinisch. “Come sempre paghiamo dazio per le rotazioni ridotte e la stanchezza alla fine non ci aiuta nelle scelte decisive. La partita è stata studiata con attenzione e abbiamo sfruttato al massimo la loro carenza sotto canestro. Peccato per l’errore finale di Downs. Ma purtroppo quest’anno finirà in questo modo”.

Sul dubbio con Johnson: “ Non ho mai avuto dubbi su chi scegliere e stasera ne abbiamo avuto la riprova. Bobby Jones ha fatto una grande partita ed ha dimostrato di poter essere decisivo in questo finale di stagione”.

Una battuta su Siva: “non era da NBA prima e non è un brocco adesso – continua il coach – è solo inesperto per il nostro campionato. Oramai gli avversari lo conoscono e riescono a neutralizzarlo e lui non riesce a trovare punti di riferimento”.

Per la lotta salvezza Sandrokan è fiducioso. “Abbiamo tutti gli scontri diretti a favore. Ma non dobbiamo guardare gli altri. Se giocheremo con la stesa intensità, domenica prossima batteremo Avellino e ci metteremo al riparo da sorprese”.

Una battuta per i tifosi e gli sportivi casertani  sulla lotta salvezza.

“Siate fiduciosi, perché noi lo siamo e vedrete che ci salveremo”.

E’ più di un augurio. Incrociamo le dita.  Tre finali ancora.

Domenica con Avellino  alle ore 12,00 dinanzi alle telecamere di Sky.

“CI SALVEREMO”. PAROLA DI DELL’AGNELLO was last modified: aprile 10th, 2016 by Walter Magliocca
10 aprile 2016 0 commenti
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Juvecaserta
BasketIn primo piano

REGGIO EMILIA ESPUGNA IL PALAMAGGIO’. SALVEZZA ANCORA LONTANA

scritto da Walter Magliocca

reggio emilia

Caserta – Reggio Emilia

Partita delicata contro la seconda della classe e Caserta che lascia altri due punti sulla strada della salvezza. Presente nel parterre il coach di Avellino, ex Caserta, Pino Sacripanti, venuto non solo a salutare i vecchi amici.

Caserta che, more solito, inizia con le amnesie offensive e gli ospiti ne approfittano e volano dopo due minuti e mezzo sul 9 a 1. Dopo un time out chiamato da Dell’Agnello, i padroni di casa riprendono la via del canestro giocando su Hunt e Bobby Jones, approfittando della mancanza di lunghi di Reggio. A 11’ secondi dal termine entra per Caserta il giovane Ventrone. Alla fine del primo quarto il tabellone segna 21 – 23.

Il secondo quarto si apre con Caserta che attacca la profondità e riporta la gara sui binari dell’equilibrio 25 pari dopo due minuti. Grissin Bon che soffre la difesa di Caserta e cerca la via del tiro da tre, mentre la Juve inizia ad alternare anche soluzioni dalla lunga distanza. Il primo da tre porta la firma di Cinciarini. Incontro che prosegue sui binari dell’equilibrio. Ma sono i tre falli di Hunt a incidere nell’economia della gestione dei cambi dei padroni di casa. Caserta che si smarrisce per qualche minuto e la Grissin Bon ne approfitta: al riposo lungo conduce con il punteggio di 46 a 38.

Nel terzo quarto non muta l’andamento dell’incontro. Ma Reggio Emilia inizia a mettere fieno in cascina. A metà tempo + 13 con un 58 a 45. La gara, non bella, con fasi altalenanti si infiamma sul finire del tempo con un tiro dalla lunga distanza di un incostante Jones. Caserta risucchia qualche punto e il tempo si chiude 61 – 67.

Ultimo e decisivo quarto con clima che diventa incandescente. Ad Aradori viene chiamato antisportivo su Jones e gli arbitri compensano con un fallo in attacco a Slokar. I bianconeri gettano il cuore oltre l’ostacolo. Ma gli ospiti volano con il tiro dalla lunga distanza. A cinque minuti dal termine 67 – 75. Il match potrebbe dirsi chiuso. Ma Caserta non molla mai. Downs, finora uno dei peggiori, mette un canestro oltre l’arco a 1’ e 27”: 80 – 81. Ma Polonara è infallibile dalla linea della carità e Reggio espugna il Palamaggiò con il punteggio di 82 a 87.

Il cammino per la salvezza sempre più impervio .

Tabellino

Pasta Reggia JUVECASERTA: Downs 11 (4/10, 1/7), Siva 7 (1/2, 1/2), Hunt 12 (5/10), Cinciarini 10 (2/4, 1/4), Jones 26 (4/8, 1/2), Giuri 10 (4/7, 0/1), Ingrosso n,e.,  Slokar 6 (0/1, 1/1), Gennarelli n.e, Ventrone 0, all. Dell’Agnello

Arbitri: Carmelo Paternicò di Piazza Armerina (EN), Maurizio Biggi di Cassina de’ Pecchi (MI) e Gianluca Calbucci di Pomezia

 Parziali: primo quarto 21-23; secondo quarto 38-46; terzo quarto 61-67; quarto quarto 82 – 87.

Spettatori 3343 per un incasso di € 22.410,00

 

REGGIO EMILIA ESPUGNA IL PALAMAGGIO’. SALVEZZA ANCORA LONTANA was last modified: aprile 11th, 2016 by Walter Magliocca
10 aprile 2016 0 commenti
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verona
CalcioIn primo piano

IL NAPOLI RITORNA ALLA VITTORIA, VERONA AL TAPPETO

scritto da Walter Magliocca

verona

Azzurri in campo nel turno pomeridiano contro il Verona per scacciare le streghe di una settimana tribolata. Sarri nel dirigibile, Higuain, Koulibaly e Mertens in tribuna, Reina ritorna in campo.

Sole che fa capolino sul San Paolo e ritmi bassi. In campo il divario teecnico tra le due squadre  c’è e si vede. Ai minuti 9 e 14 il Napoli sfiora il goal ed in entrambe le occasioni viene scalfito il palo di Gollini, estremo difensore ospite, da Insigne su punizione dal limite dell’area laterale e da Gabbiadini.

Gli azzurri velocizzano la manovra e al 20’ vanno vicini a sbloccare il risultato con un’azione corale partita da Hamsik, Callejion per Gabbiadini in scivolata e Gollini si supera. Ma il goal è nall’aria. E’ il minuto 33 e Insigne lancia Callejon che parte regolarmente e calcia a volo. Il solito Gollini si oppone ma è vincente il tap-in dell’accorrente Gabbiadini di testa. E’ l’ 1 a 0. 

Sul finire del tempo, al 45’, viene espulso Souprayen per fallo su Callejon, lanciato a rete e rigore perfetto trasformato da Insigne. E’ 2 a 0 al riposo.

Crollo Verona il Napoli cala il tris

La seconda frazione in discesa per gli azzurri. Il Verona in inferiorità numerica non riesce ad impensierire la retroguardia partenopea. Il Napoli amministra il vantaggio e abbassa i ritmi della gara. Al 69’ Callejon mette il sigillo alla gara poggiando in rete un invito smarcante di El Kaddouri, subentrato a Gabbiadini.

La partita non ha più storia. Gli azzurri si riportano a meno sei dalla Juve, aspettando la Roma.

A sei giornate dal termine, il campionato è ancora aperto.

IL NAPOLI RITORNA ALLA VITTORIA, VERONA AL TAPPETO was last modified: aprile 11th, 2016 by Walter Magliocca
10 aprile 2016 0 commenti
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cèsar
CulturaIn primo pianoTeatro

Cèsar Brie al Nostos teatro di Aversa

scritto da L'Interessante

Il Nostos Teatro, diretto da Gina Oliva , Dimitri Tetta e Giovanni Granatina, chiude la sua seconda stagione “Approdi” con “La volontà- frammenti per Simone Weil” di Cèsar Brie, già vincitore de “I Teatri del Sacro” edizione 2014/2015, noto festival nazionale che ha visto tra i vincitori le più importanti compagnie del teatro contemporaneo. Portata in scena è la storia di Simone Weil famosa filosofa, attivista, scrittrice francese. Le fa compagnia, sulla scena, un infermiere che le sta vicino durante l’agonia, Carlo Manfredi.

Famoso per il suo teatro politico e allo stesso tempo sociale, Cèsar Brie, fa rivivere uno dei personaggi più controversi del ‘900

Non avendo avuto un inizio “a schiaffo” come si suole chiamarlo in gergo tecnico, si ha la sensazione di entrare a poco a poco in un’atmosfera, in un clima, che all’inizio ti è completamente estranea e col passere del tempo ti sfiora, si avvicina fino a prenderti per mano e portarti nella storia. Tutto questo avviene con un monologo al buio. Alla “luce” sei il terzo protagonista di un copione scritto ma subito dopo modificato. Si ha quasi la sensazione di essere stato dimenticato dai personaggi. Un amico, un parente , un malato qualsiasi di quegli anni al quale viene raccontata tutta la storia, senza tralasciare nulla, ma che avrebbe voluto partecipare, essere lì, dare una mano. La drammaturgia è ricca di spunti, originale, sagace. Alterna perfettamente dialogo e narrazione. Tutto si racconta. Tutto viene spiegato in modo lineare al pubblico. Testi lunghi in determinati punti ma mai sgradevoli. La drammaturgia è coadiuvata da una regia elegante, leggera, minimalista ed efficace. Attraversa il pubblico tramite le immagini create. Tutto è ciò che è e ciò che non è. Cèsar Brie ha la capacità di far diventare tutto in altro: una scopa diventa prima un fucile, poi una stampella ed infine ritorna ad essere una comune scopa. Nulla è lasciato al caso, tutto è mosso da una mano che riesce a non farsi vedere. La leggerezza con la quale riesce ad allungare una mano verso lo spettatore, sfiorare con un solo dito l’anima e poi sorridergli è impressionante. Catia Caramia (Simone Weil) interpreta in modo chiarissimo un personaggio che non lo è affatto. Ha in sé una giusta combinazione di tecnica e cuore che usa in modo preciso durante tutto lo spettacolo. E’ sempre emozionante vedere uno spettacolo di Cèsar Brie ma lo è ancora di più se lui è in scena. Non posso dire preciso, non posso dire particolarmente tecnico ma posso, devo e voglio dire che arriva con una facilità sconcertante al pubblico, possiede i sottotesti che tutti gli attori dovrebbero avere in un testo. Mille cambi di registro, vero, asciutto, poetico, emozionante. Il disegno luci di Daniela Vesta è altalenante così come lo sono i cambi di luce durante la pièce. L’incontro di tutti questi fattori attesta che Cèsar Brie è uno dei principali esponenti del teatro contemporaneo. Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.

LA VOLONTA-frammenti per Simone Weil

Drammaturgia e regia: César Brie

Con:César Brie e Catia Caramia

Scene e costumi: Giancarlo Gentilucci

Musiche originali: Pablo Brie

Disegno luci: Daniela Vespa

Assistenti alla regia: Andrea Bettaglio, Catia Caramia, Vera Dalla Pasqua

Consulenza tecnica e macchinistica: Sergio Taddei, Stefano Ronconi, Nevio Semprini, Matteo Fiorini, Gianluca Bolla

Produzione: Campo Teatrale/ César Brie

Michele Brasilio

Cèsar Brie al Nostos teatro di Aversa was last modified: aprile 10th, 2016 by L'Interessante
10 aprile 2016 0 commenti
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