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L'Interessante

cane dog friendly aree cani terremoti
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

I bisogni del cucciolo. Il Dog Friendly: capitolo 1

scritto da L'Interessante

Cari lettori interessati pensavo di inaugurare “IL DOG FRIENDLY” con un argomento molto “nobile”: come insegnare al cucciolo a sporcare nel posto appropriato

Effettivamente può sembrare un inizio di popò; tuttavia mi piace pensare di  partire col piede giusto, ed affrontare questa prima sfida nel modo corretto rappresenta una buona partenza per gettare basi solide di una lunga relazione.

Capita spessissimo, nelle famiglie che decidono di trascorrere parte della loro vita con un cane, di imbattersi in quella che sembra essere la prima grande sfida uomo – cane: come insegnare al cucciolo a sporcare nel luogo giusto. Armati di scopa, guanti e traversine-pannolino i proprietari scendono in campo per rimediare ai misfatti, affidandosi spesso a consigli vari e fantasiosi come:

– prendere il musetto del cane e obbligarlo a odorare la sua pipì;

– punirlo fisicamente o verbalmente dopo diverso tempo dal “colpaccio”;

– usare un giornale; il fatidico giornale della paura, quello che personalmente definisco il corrispettivo animale della cucchiarella di legno per i bambini.

Tutto ciò con risultati deludenti.  In tutti questi anni, infatti, c’è stato un approccio al problema delle deiezioni non sempre rispettoso né dell’etogramma né della fisiologia del cane. Nei primissimi mesi di vita il cucciolo non ha la percezione dello stimolo ad evacuare: un po’ come un neonato…quando ce l’ha, la molla. Quindi viene meno l’interpretazione del dispetto spesso attribuita da noi umani.

Necessita di tempo per imparare a riconoscere il significato di quella sensazione, a trattenere le feci e l’urina per poterle eliminare nel luogo adatto. E’ un processo di maturazione fisiologico e psicologico che richiede dai due ai quattro mesi. E’ proprio in questo lasso di tempo che i proprietari possono mettere in atto delle semplici ma efficaci pratiche che permettono al cane di capire dove sporcare. E’ fondamentale sapere che un cucciolo ha la tendenza a sporcare dopo che ha mangiato, bevuto, giocato, dormito o fatto il pisolino pomeridiano. In questi casi bisognerà giocare d’astuzia e d’anticipo portando il cucciolo nel luogo dove vogliamo espleti le sue funzioni e premiarlo appena terminato.

E come ci comportiamo se rincasando troviamo i bisogni nel salotto?

  1. Non puniamolo, meglio ignorare l’accaduto;
  2. mettiamo il cucciolo in un’altra stanza in modo che non assista alle operazioni di pulizia (altrimenti potrebbe confonderle con una dinamica di richiesta di attenzione o gioco);
  3. non disinfettiamo con prodotti chimici diversi dal quotidiano detersivo lavapavimenti in quanto il cane potrebbe pensare che è proprio quello il posto che abbiamo scelto per i suoi bisogni, avendo un odore “particolare”.

Nella crescita di un cucciolo è più funzionale premiare che punire, sostenere che inibire e spesso per premiare bisogna agire in prevenzione, indirizzando il cucciolo verso il comportamento più sano.

Così facendo i proprietari potranno diventare a tutti gli effetti una base sicura-attenta e responsiva alle esigenze  del pet-, strutturando un attaccamento sicuro del cane, in cui si ha fiducia nella disponibilità  e nella comprensione da parte del “proprietario”.

Quindi  buona pipì, popò, pazienza ed empatia.

Luigi Sacchettino

I bisogni del cucciolo. Il Dog Friendly: capitolo 1 was last modified: maggio 26th, 2016 by L'Interessante
14 aprile 2016 0 commenti
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Qetography
CulturaIn primo piano

Qetography: tutti per uno

scritto da L'Interessante

Qetography

“Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare.” (Nadar)

Un instante, un attimo, una frazione di secondo. E’ questo ciò che uno scatto può cogliere, mostrare e rendere indelebile. Anche un silenzio può dire qualcosa così come un fiume o un fiore, basta saper aspettare il momento giusto. E scattare.
L’arte della fotografia è questo, rendere speciale anche ciò che agli occhi di molti può sembrare banale o scontato.
No, come in tutte le cose è necessario fermarsi a guardare, a studiare con occhi curiosi, ad interpretare.

Nasce così QETOGRAPHY, un evento organizzato dalla Qeto, organizzazione salernitana che si occupa di organizzare eventi sul territorio per favorire lo spirito di aggregazione

Qetography permetterà, il 21 Aprile 2016, a tutti i fotografi professionisti e non di esporre i propri lavori all’interno della villa comunale di Fisciano. Partecipare è molto semplice: si possono consegnare massimo 3 foto in formato A4 entro il 19 Aprile presso la stessa villa o direttamente agli organizzatori.
Un’opportunità certamente da cogliere soprattutto per chi vuole farsi conoscere e far conoscere i propri lavori.

L’Interessante a questo punto, non può che augurarvi buona fortuna!

Maria Rosaria Corsino

Qetography: tutti per uno was last modified: aprile 14th, 2016 by L'Interessante
14 aprile 2016 0 commenti
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Street
CuriositàIn primo piano

Street Art al Rione Sanità

scritto da L'Interessante

Street Art a Napoli

Ci sono luoghi in cui nascere sembra una benedizione riuscita male, quelli in cui si finisce per caso e che per istinto di sopravvivenza impari ad accettare come destino, forse ingiusto, ma al tempo stesso insindacabile.

Non è necessario andare troppo in là, scartavetrare  le cronache di disperazione lontana, infilarsi commossi tra immagini di ingiustizia universale. Ci sono mondi a parte anche dietro la porta di casa nostra, pieni di storie che se pure ci riguardano, facciamo finta di non conoscere, almeno non abbastanza per parlarne.

Sono quelli che nascono in mezzo alla bellezza, quelli che sembrano uno schizzo cestinato per sbaglio nel cuore dell’opera d’arte.

Sono i quartieri delle città, anfratti sgarrupati ai piedi delle metropoli che, come infanti malnutriti, piangono di degrado all’ascolto di nessuno.

Uno dei gridi tristemente forti arriva dal quartiere più famoso di  Napoli: Il rione Sanità.

 È una ricchezza sottovalutata che, come tra le più bizzarre contraddizioni, ha un valore storico, artistico e culturale con pochi somiglianti in Italia e, forse, addirittura nel mondo.

 È qui, ad esempio, che sorgono ipogei ellenistici e catacombe paleocristiane, come quelle di San Gennaro e San Gaudioso, determinando nell’insieme una forte relazione tra uomo e morte; rapporto che si è protratto nei secoli, con la nascita del cosiddetto   cimitero delle Fontanelle, adoperato per ospitare le vittime della grande peste del 1656, e citato da importanti echi della letteratura.

Purtroppo, però, la fama non sempre nasce dalla bellezza, anzi, a volte è più facile distinguersi per cattiva condotta che per buona volontà: non è un mistero per nessuno l’alto tasso di pericolosità che si vive in questa zona. Il degrado lo si respira, involontariamente, come aria sporca non purificabile, già dai primi imbocchi nei vicoli.

“cammini accanto a case con lamiere traballanti al posto dei tetti e balconi che non si staccano dalle facciate per miracolo. Catapecchie che sembrano abbandonate, con le mura mangiate dall’umido e invase dalla gramigna, sono case con dentro persone, soprattutto anziani, che trascorrono gli ultimi anni della loro vita in questo quartiere dimenticato da Dio.”- racconta Antonio Leggieri de “ Il fatto quotidiano”.

Si fa a presto a dire che volere è potere in casi come questi, quando restare è un dolore che se non  uccide, ti ammazza da vivo e andare via è un coraggio che fa troppa paura. Tra chi scappa e chi si mette a disposizione della delinquenza, c’è però uno spazio fatto di ragazzi perbene, che rimangono per resistere, per concedersi un ‘opportunità dignitosa nel posto in cui sono nati.

Il 2 Marzo  è partita, proprio tra i vicoli del rione sanità, un’iniziativa di street art organizzata dall’associazione “Fazzoletto di perle”, presieduta da Giuseppina Ottieri, con il patrocinio dell’assessorato comunale alle Politiche urbane

 La prima opera è stata realizzata dallo spagnolo Tono Cruz che, occupando la facciata di un palazzo del rione, ha dato vita a diciotto metri di vernice rigorosamente bianca, lavorata in tondo come un qualcosa di molto simile ad un fascio di luce. Il murale rappresenta le facce dei ragazzi e ragazze di queste stradine, simbolo luminoso di speranza e futuro. In particolare, tra i visi  spiccano quelli dei piccoli partecipanti al laboratorio “A giocare con le storie”, condotto da Imma Napodano, all’interno del “Punto Luce” di Save the Children alla Sanità.  

Su questa stessa pennellata si è mosso Francisco Bosoletti, l’artista argentino già autore della Parthenope al Materdei.  Lo scorso 5 aprile, in pieno clima di festa, è stata inaugurato “ResisTiamo”, un ritratto di non arrendevolezza che occupa la facciata della Basilica di S. Maria della Sanità. Oltre a rappresentare un rilancio di energia positiva per la città, l’opera è  la traduzione di una storia vera, quella di due fidanzati che hanno sconfitto una grave malattia anche grazie all’amore. L’immagine immortala  un uomo e una donna che si sostengono a vicenda come in un passo di danza.

Il successo del progetto, tutt’ora in divenire, dimostra  ancora una volta che l’arte può essere un valido linguaggio per veicolare messaggi di straordinaria meraviglia, anche il mezzo al nulla.

Ce lo insegna la poesia di De Andrè che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.”

Michela Salzillo

Street Art al Rione Sanità was last modified: aprile 14th, 2016 by L'Interessante
14 aprile 2016 0 commenti
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cèsar
CulturaIn primo pianoTeatro

Cèsar Brie al Nostos teatro di Aversa

scritto da L'Interessante

Il Nostos Teatro, diretto da Gina Oliva , Dimitri Tetta e Giovanni Granatina, chiude la sua seconda stagione “Approdi” con “La volontà- frammenti per Simone Weil” di Cèsar Brie, già vincitore de “I Teatri del Sacro” edizione 2014/2015, noto festival nazionale che ha visto tra i vincitori le più importanti compagnie del teatro contemporaneo. Portata in scena è la storia di Simone Weil famosa filosofa, attivista, scrittrice francese. Le fa compagnia, sulla scena, un infermiere che le sta vicino durante l’agonia, Carlo Manfredi.

Famoso per il suo teatro politico e allo stesso tempo sociale, Cèsar Brie, fa rivivere uno dei personaggi più controversi del ‘900

Non avendo avuto un inizio “a schiaffo” come si suole chiamarlo in gergo tecnico, si ha la sensazione di entrare a poco a poco in un’atmosfera, in un clima, che all’inizio ti è completamente estranea e col passere del tempo ti sfiora, si avvicina fino a prenderti per mano e portarti nella storia. Tutto questo avviene con un monologo al buio. Alla “luce” sei il terzo protagonista di un copione scritto ma subito dopo modificato. Si ha quasi la sensazione di essere stato dimenticato dai personaggi. Un amico, un parente , un malato qualsiasi di quegli anni al quale viene raccontata tutta la storia, senza tralasciare nulla, ma che avrebbe voluto partecipare, essere lì, dare una mano. La drammaturgia è ricca di spunti, originale, sagace. Alterna perfettamente dialogo e narrazione. Tutto si racconta. Tutto viene spiegato in modo lineare al pubblico. Testi lunghi in determinati punti ma mai sgradevoli. La drammaturgia è coadiuvata da una regia elegante, leggera, minimalista ed efficace. Attraversa il pubblico tramite le immagini create. Tutto è ciò che è e ciò che non è. Cèsar Brie ha la capacità di far diventare tutto in altro: una scopa diventa prima un fucile, poi una stampella ed infine ritorna ad essere una comune scopa. Nulla è lasciato al caso, tutto è mosso da una mano che riesce a non farsi vedere. La leggerezza con la quale riesce ad allungare una mano verso lo spettatore, sfiorare con un solo dito l’anima e poi sorridergli è impressionante. Catia Caramia (Simone Weil) interpreta in modo chiarissimo un personaggio che non lo è affatto. Ha in sé una giusta combinazione di tecnica e cuore che usa in modo preciso durante tutto lo spettacolo. E’ sempre emozionante vedere uno spettacolo di Cèsar Brie ma lo è ancora di più se lui è in scena. Non posso dire preciso, non posso dire particolarmente tecnico ma posso, devo e voglio dire che arriva con una facilità sconcertante al pubblico, possiede i sottotesti che tutti gli attori dovrebbero avere in un testo. Mille cambi di registro, vero, asciutto, poetico, emozionante. Il disegno luci di Daniela Vesta è altalenante così come lo sono i cambi di luce durante la pièce. L’incontro di tutti questi fattori attesta che Cèsar Brie è uno dei principali esponenti del teatro contemporaneo. Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.

LA VOLONTA-frammenti per Simone Weil

Drammaturgia e regia: César Brie

Con:César Brie e Catia Caramia

Scene e costumi: Giancarlo Gentilucci

Musiche originali: Pablo Brie

Disegno luci: Daniela Vespa

Assistenti alla regia: Andrea Bettaglio, Catia Caramia, Vera Dalla Pasqua

Consulenza tecnica e macchinistica: Sergio Taddei, Stefano Ronconi, Nevio Semprini, Matteo Fiorini, Gianluca Bolla

Produzione: Campo Teatrale/ César Brie

Michele Brasilio

Cèsar Brie al Nostos teatro di Aversa was last modified: aprile 10th, 2016 by L'Interessante
10 aprile 2016 0 commenti
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Pino Daniele
CulturaEventiIn primo piano

Pino Daniele: un’aula per continuare a cantare

scritto da L'Interessante

Pino Daniele

Con la morte di Pino Daniele, Napoli ha perso un pezzo di sè

Ma nessuno butta giù un popolo che si è sempre rimesso in piedi da solo, e ancora oggi la città ricorda il maestro quasi ogni giorno dicendo che, beh, se Pino non può più cantare loro lo faranno al suo posto.
E così aumentano sempre più le iniziative per omaggiare il cantante: il commovente flash mob tenutosi in piazza Plebiscito subito dopo la sua dipartita, i video di persone che lo intonavano in metropolitana, una
mostra a lui dedicata conclusasi proprio l’8 Aprile.

Il 12 Aprile alle ore 11, invece, si terrà la cerimonia di inaugurazione di un’aula dedicata a Pino Daniele, nell’istituto “Diaz” in via dei Tribunali.
L’artista ha frequentato l’istituto dal 1969 al 1975, e la proposta di uno spazio col suo nome è stato voluto in primis dalle persone del quartiere; da quelli che lo hanno conosciuto prima come ragazzo che come artista.

Maria Rosaria Corsino

Pino Daniele: un’aula per continuare a cantare was last modified: aprile 10th, 2016 by L'Interessante
10 aprile 2016 0 commenti
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Reggia di Caserta Juvecaserta
CulturaEventiIn primo piano

Reggia di Caserta ospite del raduno d’apertura della nuova stagione motociclistica

scritto da L'Interessante

Reggia di Caserta

Siete appassionati di Harley Davidson e non avete nulla in programma per domenica 10 aprile?

Bene! È in arrivo l’evento giusto per voi.

 In occasione della Riding Season Hells Angels Caserta 2016, il maestoso monumento vanvitelliano accoglierà il raduno d’apertura della nuova stagione motociclistica, che è stato organizzato dagli Hells Angels MC Caserta e patrocinato dalla Città.

 Una mostra inusuale raccoglierà selle mozzafiato che circonderanno la zona antistante della Reggia, discussa e amata bellezza di richiamo internazionale

Tra poche ore, per il secondo anno consecutivo, centinaia di motori d’eccellenza, di produzione Milwaukee, ronferanno a festa per tutti i curiosi e gli appassionati del settore.

L’evento, che è stato voluto e gestito dal “Chapter Hells Angels”, gruppo nato da circa un anno e che vanta l’attività intensa di sette membri, è giunto alla seconda edizione con il nome di “Ride with the angles”.

Sarà possibile ammirare moto di tutti i generi e incontrare motociclisti di spessore, provenienti da ogni angolo della Penisola, ma le Harley Davidson saranno sicuramente le “prime donne” della giornata.

Il programma prevede il ritrovo di tutte le moto nel piazzale della Reggia, alle ore 10:00.

Il gruppo si dirigerà poi verso il beneventano, è stata infatti annunciata anche una sosta a Piedimonte Matese, presso il bellissimo  parco Arenella di Faicchio.

Non vi resta di attaccare un post sul frigorifero e cominciare ad accelerare.

Michela Salzillo

Reggia di Caserta ospite del raduno d’apertura della nuova stagione motociclistica was last modified: aprile 9th, 2016 by L'Interessante
9 aprile 2016 0 commenti
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Ciao Darwin 7
CulturaIn primo pianoTv

Ciao Darwin: cattivo gusto, cattiverie e cose già viste

scritto da L'Interessante

Ciao darwin 7: la resurrezione

Ciao Darwin 7: la resurrezione. E’ bastato vederne una puntata per ricordare il motivo della sua dipartita e capire il perchè non valesse la pena resuscitarlo

Il format è lo stesso. Assolutamente nulla di nuovo. Madre natura, tette e culi, sfilate, pantomime di bassa lega, sguaiate fazioni le une contro le altre. Niente di nuovo sotto il sole, dunque.

La simpatia di Paolo Bonolis è quella che da anni contraddistingue il suo personaggio e la sua bravura non vien messa in discussione. Luca Laurenti è sempre più dietro le quinte, sempre meno presente, come un Sancho Panza sempre più stanco di offrire il fianco al Don Chisciotte de la Mancha.

Le prove di coraggio annunciate come vere e proprie catastrofi, con un pericolo incombente sempre dietro la porta – come se Mediaset si mettesse a tale rischio. Si, anche le prove di coraggio sono sempre le stesse: animaletti volanti, striscianti o altro, da affrontare o mangiare.

Ma, a dir la verità, qualcosa di nuovo c’è: la cattiveria gratuita. Eravamo abituati ad uomini con lingue di fuori, ansimanti animali di cui attirare l’attenzione con un perizoma, bestie da circo senza dignità, morti di fame che belano per una tetta. Perchè questo è il pubblico di Ciao Darwin (scene viste anche al femminile in caso di pettorali e tartarughe scolpite).

Il momento del defilè di Madre Natura è sempre stato un tripudio di inutilità umana. Ma stavolta – sui social – queste cavie da laboratorio hanno superato se stessi: insulti come se piovesse sulla madre natura della quarta puntata Romina Mosso Morais Gomes: “sei una scimmia, bruttissima, anoressica”, e chi più ne ha più ne metta. 

Si, insomma, sembra proprio che non ci sia limite al fondo, qualcuno è sempre disposto ad imbracciar pale e picconi per scavare. E non si tratta di qualunquismo bigotto, si tratta di contegno e dignità. Viva la leggerezza dei programmi, delle risate, dei momenti ludici svincolati dalla pesantezza dei problemi sociali, politici ed economici del nostro paese. Ma c’è un confine sottilissimo tra leggerezza e cattivo gusto, troppo spesso oltrepassato.

Roberta Magliocca

Ciao Darwin: cattivo gusto, cattiverie e cose già viste was last modified: aprile 9th, 2016 by L'Interessante
9 aprile 2016 0 commenti
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La notte non spengo la luce
CulturaIn primo pianoLibri

La notte non spengo la luce: il primo e-book di Gennaro Esposito

scritto da L'Interessante

La notte non spengo la luce

La notte non spengo la luce è il primo lavoro di Gennaro Esposito, un ebook dalle tinte forti.

Si potrebbe pensare ad un titolo che nasconda una certa paura del buio. Niente affatto. Piuttosto nasconde una certa idea di mondo, fatto di mille pensieri. Mille pensieri appartenenti a mille sfere diverse che però fanno parte di un’unica, singola persona. 

L’amore, quello lo si riconosce subito. Ma è un amore di quelli che difficilmente si trova nei film. Questo amore qui, lo si ritroverebbe alle 3 del mattino, in un bar di periferia con la saracinesca mezza abbassata, con i dipendenti che puliscono e alzano le sedie sui tavoli ed in fondo alla sala, solo loro due tra una birra e un non possiamo stare insieme, e un po’ si scannano e un po’ non si lasciano. 

E la notte la luce non si spegne se si pensa a quei barconi carichi della nostra vergogna, della nostra piccolezza di esseri umani, della nostra miserabile finitezza.

Non si dovrebbe spegnere la luce, poi, sul fallimento della nostra generazione, lo sfruttamento e l’impossibilità di uscirne. 

La notte non spengo la luce: messaggi come proiettili

La scrittura di Gennaro Esposito – o di Diego Math? – è diretta, senza fronzoli poetici. Non si perde negli aulici meandri dei sentimentalismi spiccioli. Ha piedi ben piantati per terra, lo si legge bene questo. Arriva dritto al punto, vuole sparare e non rischiare di andare a vuoto. Sa dove deve colpire, e non corre il rischio di essere frainteso. Nessun velo a coprire significati, nessuna metafora incomprensibile. Nelle poche pagine di La notte non spengo la luce, Gennaro vi regala quello che ha, quello che conosce, quello che ha sentito nelle quattro mura di un’anima che è la sua e sua soltanto.

E’ troppo? Troppo poco? E’ quanto ha. E non si nasconde. La luce non la spegne.

Ah, se il mondo potesse seguirne l’esempio.

Roberta Magliocca

La notte non spengo la luce: il primo e-book di Gennaro Esposito was last modified: aprile 9th, 2016 by L'Interessante
9 aprile 2016 0 commenti
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Matthias Canapini
CulturaIn primo pianoNotizie fuori confine

Matthias Canapini e il volto dell’altro

scritto da L'Interessante

Matthias Canapini

Esiste un posto che non è un luogo, in cui la meta é il viaggio e partite è sempre una scoperta.

Si chiama Il volto dell’altro ed è un progetto di Matthias Canapini, un giovane reporter di origini marchigiane che con una macchina fotografica tra le mani ed un taccuino in tasca, racconta le storie dimenticate del mondo.

Nata nel 2015, fra le pieghe di uno spiccato interesse sociale, l’idea si presenta come una narrazione itinerante, realizzata marciando il mondo via terra, attraverso l’utilizzo di modici treni o autobus. I suoi resoconti, udibili anche mediante video scannerizzazioni, poi caricate su un canale youtube, sono alla portata sia di adulti che di bambini.

I viaggi di Matthias

Dall’ Italia al Vietnam, il fotografo e scrittore ventitreenne, scivola fra le strade di tantissime realtà difficili: racconta delle mine antiuomo in Bosnia e dei campi sfollati in Siria; delle proteste di Gezi Park in Turchia e  i meccanismi delle adozioni in Kosovo.

La realizzazione dell’iniziativa è stata possibile grazie ad una raccolta fondi, effettuata con il metodo del crowdfunding, un microfinanziamento dal basso che ha mobilitato il sogno di Matthias sulle sponde più alte del disagio mondiale. Il viaggio, cominciato il 10 gennaio dello scorso anno, oltre che a raccontare, mira a creare contatti con le associazioni che lavorano sui vari territori, al fine di spalleggiarsi reciprocamente.

Matthias è cresciuto viaggiando in Europa insieme alla sua famiglia, già all’età di cinque  anni cominciarono le prime scorribande in macchina, fino alla punta estrema della Scozia e lungo le campagne della Normandia. Lo spirito di quelle escursioni era all’insegna dell’essenziale: si partiva con prime necessità, qualche coperta e un po’ di cibo. “Spesso dormivo nel baule, assieme alle scatolette di tonno e il sacco a pelo”, racconta.

All’età di quindici anni ha cominciato a leggere Terzani e tutti i libri sui generis che gli capitava di incontrare, questo tipo di narrazione – per sua stessa ammissione- lo influenzò parecchio, ma riconduce l’inizio della vera svolta al dicembre di tre anni fa.

 Durante un pranzo di Natale, in un discorso sorto dal nulla, si cominciò a discutere della Bosnia ed Erzegovina. “Mio zio mi disse: quella guerra mi fece talmente schifo che spegnevo la tv pur di non guardare. È stato un attimo…ho sentito qualcosa dentro”, dice.

Quello stesso inverno, abbandonò l’università e con uno zaino in spalla cominciò il suo vagabondaggio, per scoprire di più su quella guerra di cui non conosceva niente e che era avvenuta alle porte di casa. Quest’esperienza gli ha insegnato che gli piace viaggiare ma, al tempo stesso, adora sensibilizzare la dimensione culturale del suo Paese. Secondo Matthias, il compito di un reporter non è solo quello di scattare foto, immortalando sguardi o sensazioni. Preferisce organizzare eventi con le persone che incontra, essere la matrice stessa dello scambio, imballare scatoloni, sporcarsi le mani. La scelta, anche se non sempre si rivela facile, di creare dei ponti materiali con le associazioni, la fece durante il viaggio in Siria: in questa occasione, infatti, sentì l’esigenza di sollecitare una raccolta di cibo, vestiti e giochi a sostegno dei profughi Siriani, e da lì non si è più fermato.

Nel libro verso est, in cui racconta tutti i dettagli e le dinamiche da cosmopolita curioso, Matthias scrive che preferisce viaggiare usando l’istinto, senza sfogliare alcuna guida che gli dica dove trovare l’ostello più economico o la tipologia dei mezzi da usare per spendere di meno.

“Preferisco non avere   iphone con me, mi piace comunicare con la gente del posto, anche a gesti, farmi consigliare, camminare e sudare per raggiungere un angolo dove poter riposare. Per questo motivo ho un vecchio cellulare Nokia, utile per stappare le birre ma non di certo per trovare scorciatoie.”

Secondo la sua filosofia di conoscenza e integrazione culturale, relazionarsi con le persone del posto è la base per conoscere davvero un luogo. Verso est non è solo un libro di viaggio, ma anche da viaggio: in poco tempo si assaporano gusti esotici, passando dalla Turchia all’Armenia. Intraprendendo questa esplorazione totale, Matthias ha imparato a sentirsi parte integrante del mondo, cosa di certo non facile per la naturale tendenza dell’ uomo ad elaborare giudizi e creare differenze. Per un ragazzo giovane come lui è complicato non perdere fiducia nell’umanità, eppure difende con tutto sé stesso l’idea che se anche un pugno di persone riesce a tenere testa allo schifo della nostra società, vuol dire che c’è ancora qualcosa di recuperabile. Il coraggio, secondo lui, non è andare in Siria a fare fotografie, ma avere la forza di seguire la propria strada, qualunque essa sia. Oltre le definizioni, Canapini vive il presente senza ruoli né aspettative, con la sola certezza di voler continuare a crescere negli occhi degli altri, un ragazzo che con semplice curiosità sta tentando di raccontare il mondo, provando a ritornare alle origini, passando per la natura e il rapporto con gli altri

Michela Salzillo

Matthias Canapini e il volto dell’altro was last modified: aprile 8th, 2016 by L'Interessante
8 aprile 2016 0 commenti
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higuain giustizia
CalcioIn primo pianoSport

Higuain: un flashmob a Napoli per il Napoli

scritto da L'Interessante

Higuain

Higuain: Napoli in piazza

È stato accolto con grande entusiasmo il flash mob organizzato su Facebook da Sonia Sodano per protestare contro la maxi squalifica ricevuta da Gonzalo Higuain nella partita contro l’Udinese, da parte del giudice sportivo Tosel.
Oggi moltissime persone si sono riunite intorno alle 13:30 in piazza del Plebiscito a Napoli, intonando per più di mezz’ora l’inno azzurro “Un giorno all’improvviso”.
Replica di tale manifestazione si farà  Sabato alle 11:30 in piazza Duomo, mentre per la giornata di Domenica è prevista una grossa protesta all’interno dello stadio San Paolo.
Il ricorso alla Corte d’Appello Federale si terrà Venerdì, e lo stesso campione ha  chiesto di entrare per potersi difendere di persona.
Oggi, intanto, si terrà il verdetto per quanto riguarda il futuro di Sarri.

Maria Rosaria Corsino

Higuain: un flashmob a Napoli per il Napoli was last modified: aprile 8th, 2016 by L'Interessante
8 aprile 2016 0 commenti
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