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In primo piano

Ospedale
In primo pianoParliamone

Ospedale di Caserta inaugura il reparto di Risonanza Magnetica Nucleare

scritto da L'Interessante

Ospedale.

Cerimonia di inaugurazione del reparto di Risonanza Magnetica Nucleare giovedì 16 febbraio alle ore 11 presso l’ Ospedale di Caserta “Sant’Anna e San Sebastiano”. La manifestazione avrà luogo nei locali al piano terra del padiglione “F”.

All’iniziativa i commissari straordinari Cinzia Guercio, Michele Ametta e Leonardo Pace hanno invitato tutte le autorità istituzionali.

La nuova Risonanza Magnetica Digitale di cui si si è dotato il nosocomio casertano è di ultima generazione Philips Ingenia da 1.5 tesla, installata in una nuova area dell’edificio “F”, appositamente ristrutturata secondo rigorosi criteri ingegneristici coerenti con la normativa vigente sanitaria, in uno spazio ampio di circa 200 metri quadrati, di cui la metà dedicato all’apparecchiatura e alla preparazione dei pazienti.

Tale attrezzatura rappresenta la più avanzata tecnologia oggi esistente per effettuare esami diagnostici in tutti i distretti corporei.

Questa nuova strumentazione consente di ottimizzare la diagnostica e la valutazione prognostica dei pazienti in considerazione del rilevante miglioramento del contenuto informativo delle immagini. Presenta sensibili novità connesse alle ampie dimensioni della struttura tecnologica (gantry) ove viene posizionato il paziente, in modo da migliorare il comfort e da consentire nel contempo la possibilità di ospitare persone oversize e ridurre i problemi legati alla claustrofobia.

La grande apertura del magnete di 70 centimetri, unitamente alla ambientazione multimediale con guida automatica vocale per il paziente e il riconoscimento delle protesi compatibili, con un sistema definito “ambient light”, dotato di luci cromatiche e pannelli luminosi, rende efficiente, accogliente e confortevole il complesso sistema diagnostico.

L’Aorn di Caserta, grazie all’acquisizione di questo strumento diagnostico avanzato, sarà in grado di fornire una completa e migliore assistenza al paziente, sia in termini di qualità che di risparmio di tempi e di costi, evitando il ricorso a strutture sanitarie private o esterne alla provincia.

 

Ospedale di Caserta inaugura il reparto di Risonanza Magnetica Nucleare was last modified: febbraio 14th, 2017 by L'Interessante
14 febbraio 2017 0 commenti
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anniversario
CulturaEventiIn primo piano

Venticinquesimo anniversario dell’Università a Capua

scritto da L'Interessante

Anniversario

L’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” celebra il “Venticinquesimo anniversario dell’Università a Capua. Cultura e sviluppo del territorio” con un evento che si svolgerà nell’Aula Magna del Dipartimento di Economia il giorno 16 febbraio c.a. alle ore 10.00

In occasione dei 25 anni della presenza a Capua dell’Università “Luigi Vanvitelli” sarà valorizzato il ruolo svolto dal Dipartimento di Economia. Saranno ricordate le tappe fondamentali del rapporto sinergico sviluppato in questi anni tra cultura e territorio: l’insediamento, lo sviluppo, la valorizzazione delle eccellenze professionali e culturali hanno costruito

un asse sinergico che vede da un lato l’Università e dall’altro i suoi protagonisti come poli di attrazione di energie e di cultura. Ultimo atto è la valorizzazione del Museo Campano di Capua, con l’adesione al progetto “Adotta una madre” tra le mater matutae ivi custodite, proprio a siglare anche per il futuro un patto di fertilità culturale con il territorio.

IL PROGRAMMA:
Coordina – OTTAVIO LUCARELLI – Presidente Ordine dei Giornalisti della
Campania
SALUTI
GIUSEPPE PAOLISSO – Magnifico Rettore dell’Università della Campania “Luigi
Vanvitelli”
EDUARDO CENTORE – Sindaco di Capua
ANTONINO DEL PRETE – Direttore Museo Campano

1° SESSIONE – DALLA FONDAZIONE AL RADICAMENTO NEL TERRITORIO
Interventi:
FRANCESCO LUCARELLI, La Fondazione
MANLIO INGROSSO, I rapporti con le istituzioni del territorio
VINCENZO MAGGIONI, La nuova sede
CLALIA MAZZONI, Lo sviluppo

2° SESSIONE – RISULTATI DI ECCELLENZA, EX-STUDENTI DI SUCCESSO NEL MONDO
DEL LAVORO
ATTILIO PALLANTE – Pastificio La Reggia
SALVATORE MARTIELLO – Sindaco di Sparanise
MICHELE BUONANNO – Dottore commercialista
LOREDANA AFFINITO – Project officer of Economic Research Department
Unioncamere
ANTONELLA PALMESANO – Responsabile finanziaria di mica&C settore auto Srl

PREMIO DI LAUREA GUARNIERI – Riconoscimento per la miglior tesi di laurea
in ambito privatistico (diritto della responsabilità civile)

3° SESSIONE – L’ECCELLENZA TURISTICO-CULTURALE: IL MUSEO CAMPANO
Intervento di GIOVANNA FARINA – Progetto “Adotta una Madre” – Associazione
Culturale Capuanova
L’Ateneo aderisce al progetto adottando una Mater Matuta come sigla della
sinergia tra cultura e territorio

Venticinquesimo anniversario dell’Università a Capua was last modified: febbraio 14th, 2017 by L'Interessante
14 febbraio 2017 0 commenti
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Relitto
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Relitto di Antikythera: trovato uno scheletro umano

scritto da L'Interessante

Relitto.

di Antonio Andolfi

Una squadra internazionale di ricercatori ha scoperto uno scheletro umano durante gli scavi del famoso relitto di Anticitera. La buona condizione dei resti scheletrici dell’uomo potrebbe fornire la prima traccia di DNA recuperata da una nave affondata nell’antichità.

I subacquei hanno scoperto i resti scheletrici dell’uomo, forse un membro dell’equipaggio. È qui, nel Mar Egeo, vicino all’isola greca di Anticitera, che è stato trovato il misterioso meccanismo, un avanzatissimo calcolatore astronomico. Il naufragio della nave, forse una nave greca mercantile, sarebbe avvenuto nel I secolo a.C.

Da quando venne scoperto il relitto, nel 1900, erano già stati trovati dei resti umani. La spedizione del 1976 di Jacques-Yves Cousteau e del suo equipaggio, a bordo della Calypso, ne avevano portato alla luce almeno quattro, oltre a quasi 300 preziosi manufatti. Ma questo è il primo scheletro che si trova da quando gli scienziati sono capaci di condurre un’analisi genetica.

Le ossa trovate finora, che erano sepolte sotto mezzo metro di sabbia e frammenti di ceramica, includono parti di costole, due femori, due ossa del braccio e parti di un cranio con mascella e tre denti ancora attaccati. Sono state descritte sulla rivista scientifica Nature.

Il recupero del DNA dal relitto

L’esperto in DNA antico presso il Museo di storia naturale di Danimarca a Copenhagen, Hannes Schroeder, ha potuto visionare le ossa di persona, determinando che probabilmente appartenevano alla stessa persona – un giovane uomo. Contro tutte le previsioni, le ossa sono sopravvissute a oltre 2.000 anni sul fondo del mare, e sembrano in condizione abbastanza buone, il che è incredibile.

Le parti del cranio sembrano particolarmente promettenti per quanto riguarda l’estrazione del DNA, poiché contenevano la parte petrosa, una parte di osso temporale a forma di piramide quadrangolare. Situata alla base del cranio, quest’area contiene parte del più denso materiale osseo nel corpo, ed è considerato uno dei migliori posti per trovare del DNA. Se ce ne fosse abbastanza, potremmo conoscere l’aspetto fisico del giovane, o da quale parte del mondo venisse.

Il meccanismo del relitto di Anticitera

Dato che il relitto era stato individuato la prima volta da un gruppo di pescatori di spugne nel 1900, numerosi oggetti sono stati portati in superficie. Le prime spedizioni, nel 1901, trovarono tesori a volontà: dozzine di statue di marmo, scheletri dei membri dell’equipaggio e lo spettacolare “computer” di bronzo soprannominato il meccanismo di Anticitera.

Questo curioso congegno, descritto dal Ministero ellenico della Cultura e dello Sport come il più complesso oggetto antico mai scoperto, è stato trovato in 82 frammenti. Conteneva ruote, quadranti e oltre 30 ingranaggi. La complessità e l’intricata progettazione ha incuriosito gli esperti per decenni; alla fine si è scoperto che era capace di mostrare le fasi lunari e le posizioni di Sole, Luna e pianeti in date particolari.

Tra i vari oggetti emersi dal relitto ci sono anche dei beni di lusso: pezzi di giochi da tavolo, strumenti musicali e persino il braccio di quello che sembra essere stato un trono di bronzo.

Ma mentre gli oggetti trovati nel sito forniscono informazioni importanti sulla vita di migliaia di anni fa, questo scheletro rappresenta un collegamento vitale con gli antichi – in particolare con l’equipaggio di questa nave. Gli archeologi studiano il passato umano attraverso gli oggetti che i nostri antenati hanno creato. Ora abbiamo un collegamento diretto con questa persona, che navigò e morì a bordo della nave di Anticitera.

Relitto di Antikythera: trovato uno scheletro umano was last modified: febbraio 14th, 2017 by L'Interessante
14 febbraio 2017 0 commenti
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juvecaserta
BasketIn primo pianoSport

JUVECASERTA A MANI VUOTE. PISTOIA BATTE …. SOSA 77 – 64

scritto da Walter Magliocca

juvecaserta

Juvecaserta: monday night in versione rimaneggiata dinanzi le telecamere Sky

Ore 20,45 palacarrara di Pistoia. Si affrontano The Flexx Pistoia e Pasta reggia juvecaserta nel posticipo della quarta giornata di ritorno. Tanti ex in campo: Moore, Antonutti e Chris Roberts (infortunato) padroni di casa e Cinciarini e Johnson ospiti. Ma soprattutto le panchine: amici contro Esposito e Dell’Agnello. entrambi facenti parte della storia della Juvecaserta tricolore. Ma tutti questi fattori lasciano il tempo che trovano. L’importante è consolidare la posizione in classifica, in questo campionato, che può lanciare verso i play off la vincente del confronto. Numeri contro Caserta, che non vince dalla stagione 1992/93 e che in terra toscana ha rotazioni limitate senza Bostic e Cefarelli, mentre i padroni di casa sono in un ottimo momento e galvanizzati dalla vittoria casalinga contro la Scandone Avellino.

La vetrina televisiva è lo stimolo giusto…. per Pistoia. 29 – 22

 Basket molto atletico sin dalle prime battute. Lie due squadre emulano il carattere e la determinazione dei propri allenatori. Pistoia è più precisa e a 7’ e 35’’ guadagna un piccolo vantaggio 9 – 5. Caserta forza come al solito la The flexx trova azioni in fluidità. Crosariol fa la parte del leone sotto le plance e Petteway dalla distanza oltre l’ex Moore. Caserta va in bambola a 4’ e 32’’ 19 – 12. Dell’Agnello corre ai ripari alternando il marcamento a uolo con la zona, che inizia a dare ottimi risultati. Pistoia raggiunge il massimo vantaggio 27 – 19 a 2’ e 09’’ e dimostra una maggiore energia. Il primo quarto si chiude sul 29 – 22.

Secondo quarto parità a 40

Caserta inizia con piglio diverso e con maggiore intensità difensiva. La gara è avvincente ma il basket giocato non entusiasma. Dai e vai. Molti errori da una parte e dall’altra. Ma la Juvecaserta registra il tiro dalla lunga distanza dopo un parziale iniziale di 0 su 5. Su un tiro da tre di Putney, dopo un grossolano errore in appoggio nell’area piccola, il punteggio è di 31 – 27 a 6’ 50’’. Dell’Agnello punta sulla zona tre – due che induce all’errore Pistoia, nonostante Esposito tenti di trovare il giusto antidoto.. 31 – 30 a 6’ 23’’.

Putney, nonostante qualche errore banale, è in grande spolvero e delizia gli spettatori, anche avversi, con tre stoppate consecutive in puro atletismo e tiri dalla lunga distanza.

 Gli errori si susseguono: prima Sosa, poi Watt e poi Giuri.  Caserta si perde ma è ancora in partita. Questo è il basket moderno. 35 – 33 a 3’ 48’’.

Dell’Agnello chiama sempre la zona che lo premia. Primo sorpasso a 2’ 30’’ 38- 35 su tiro da tre di Cinciarini. Frazione che si chiude 40 pari

Terzo quarto 58 – 51

Prima palla persa di Gaddefors. Fotografia di quello che sarà il terzo quarto che la The flexx si aggiudica sfruttando gli errori di Caserta.  A 8’ e 54’’ 44 – 40. Pistoia incalza: 47 – 40 a 7’ 45’’. Ptimi punti di Caserta con Watt a 7’ 20’’. Pistoia è più reattiva e mette le mani sul match. 51 – 43 a 5’ 54’’. Fase di stanca e risultato quasi fermo.51 – 45  a 4’ e 06’’. Difese molto intense. Caserta continua a sbagliare mentre Moore per Pistoia  brucia la retina casertana, dimostrando di aver imparato a tirare: 16 punti i suoi. Il tempo si chiude sul 58 – 51.

Ultimo quarto 77 – 64

Pistoia è in amministrazione del match. Caserta è cotta. Crosariol e Magro fanno il loro comodo nell’area di Caserta. A 8’ 47’’  61 – 51 che diventa 63. Caserta perde il controllo. Dell’Agnello ferma con un time out che non da i frutti sperati. 70 – 57 a 4’ 40 ‘’. Risultato fermo fino a 3’ 27, Inizia lo show negativo di Sosa che inizia a giocare da solo contro Pistoia che fa rimanere allibito persino Soragna, commentatore Sky. A 2’ e 43’’ 72 – 59. La partita è finita. Gioca Sosa da solo, per le sue statistiche. Caserta non ha più gioco. A 1’ 23’’ 74 – 64. Veramente inguardabile il finale di Caserta. Tutti a sbagliare e guardare Sosa … sbagliare. Nemmeno la differenza canestri con il confronto dell’andata stimola i casertani. Finisce 77 – 64 con differenza di + 5 per Pistoia rispetto all’andata. La Juvecaserta pare aver perso la tranquillità e di giocare solo a sprazzi come squadra. Poi gioca Sosa da solo. E perde.

JUVECASERTA A MANI VUOTE. PISTOIA BATTE …. SOSA 77 – 64 was last modified: febbraio 17th, 2017 by Walter Magliocca
13 febbraio 2017 0 commenti
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casertana
CalcioIn primo piano

CASERTANA – VIBONESE: 1-2

scritto da L'Interessante

casertana

di Pasquino Corbelli

CASERTANA – VIBONESE: 1-2

CASERTANA (4-3-2-1): Ginestra; Finizio, D’Alterio, Rainone, Ramos; De Marco (69’ Taurino), Rajcic, Carriero; Colli (78’ Magnino); Corado, Ciotola (64’ Cisotti). A disp.: Fontanelli, Lorenzini, Diallo, Petricciuolo, De Filippo, Orlando. All. Tedesco.

VIBONESE (4-3-2-1): Russo; Franchino, Manzo, Moi, Silvestri; Giuffrida (77’ Yabre), Favasulli, Viola; Piroska (60’ Legras); Sowe (85’ Sicignano), Saraniti. A disp.: Mengoni, Scapellato, Torrelli, Tindo, Bubas, Cogliati, Usai. All. Campilongo

ARBITRO: Giovanni Ayroldi di Molfetta 5

ASSISTENTI: Mittica e Gregorio di Bari

RETI: 13’ Rajcic (C), 29’ Sowe (V), 31’ Piroska (V)

ESPULSO: 57’ Viola per doppia ammonizione.

AMMONITI: Ramos (C), Viola (V), Piroska (V), Silvestri (V), Finizio (C), De Marco (C), Giuffrida (V)

ANGOLI:

SPETTATORI: 1500 circa con una quindicina provenienti da Vibo Valentia.

RECUPERO: 1° tempo 2’ – 2° tempo 4’

Caserta. Nel giro di sette giorni la Casertana si trova ad affrontare al Pinto la prima della classe, il Lecce, e l’ultima, la Vibonese con la reale possibilità di allungare la striscia positiva di risultati utili consecutivi (5, quattro vittorie e un pari), ma il sogno si infrange grazie ad una buona prestazione dei calabresi che in pratica non hanno concesso niente ai rossoblù di casa. La cronaca. Passano solo 13’ l’ipotesi incomincia a concretizzarsi, la Casertana, infatti, passa in vantaggio. Cross dalla sinistra di Ramos, sponda di Corado e di testa, in pratica sulla linea di porta, Rajcic insacca. Al 29’ gli ospiti pervengono al pareggio con un colpo di testa di Sowe che corregge in rete un perfetto assist di Manzo. Per i padroni di casa tutto da rifare, anzi la situazione si complica poiché due minuti più tardi la Vibonese raccoglie i frutti di una pressione costante nell’ultima fase di gioco ribaltando il risultato con Piroska. Nel secondo tempo, dopo dodici minuti di gioco, la Vibonese resta in dieci per un fallo di Viola che l’arbitro ritiene dio sanzionare con il cartellino giallo, per il giocatore è il secondo e raggiunge anzitempo lo spogliatoio. La ripresa, comunque, non offre molti spunti di cronaca se non il nervosismo che è palpabile dall’una e dall’altra parte che porta l’arbitro ad annotare ben sette giocatori sul proprio taccuino. A dieci minuti dalla fine Sowe, senza essere visto dall’arbitro, mette ko Rajcic, ma il fallo resta impunito, allora Campilongo, tecnico della Vibonese, decide di sostituire il giocatore di colore. L’arbitro concede quattro minuti di recupero durante i quali non succede assolutamente nulla se non l’allontanamento dalla panchina dell’allenatore della Casertana Tedesco reo di aver protestato in maniera veemente. E prima del triplice fischio un dirigente della Vibonese è invitato dal direttore di gara a lasciare la panchina. Una nota di cronaca che riassume l’intero incontro: la Casertana, fatta eccezione per il gol di Rajcic, non ha mai tirato verso la porta della Vibonese che vince meritatamente l’incontro con grossa soddisfazione dell’ex rossoblù Sasà Campilongo.  

CASERTANA – VIBONESE: 1-2 was last modified: febbraio 11th, 2017 by L'Interessante
11 febbraio 2017 0 commenti
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sanremo
CulturaEventiIn primo pianoMusica

Sanremo story: canzone che vieni, canzone che vai, canzone che resti

scritto da L'Interessante

Sanremo.

Di Michela Salzillo

Ci siamo! Ormai anche la 67esima edizione del Festival della canzone italiana sta per essere rimandata a consultazione d’archivio. Questa sera Maria De Filippi e Carlo Conti ci restituiranno il vincitore ufficiale che, si sa, fra i podi annunciati dalle scommesse e le rivelazioni dell’ultimo minuto, arriva sempre come una sorpresa nell’ uovo di Pasqua.

 Antica tanto quanto lo stupore è senz’altro la tiritera delle canzoni che la gara esclude ma il gradimento premia. Quanti brani, nel corso di questi sessant’anni e passa, ci hanno insegnato che la musica con la competizione non vuole avere nulla a che fare? Tanti. E sono davvero molte quelle melodie che, come un gran andirivieni in un porto di mare, ci rimangono dentro.

È sfida persa per chiunque provi a negare che la tradizione del festival di Sanremo regala da sempre testi e arrangiamenti capaci di attraversare le epoche così come le emozioni: canzoni che ricordiamo perché magari hanno fatto da colonna sonora a momenti di vita importanti; altre che si sono guadagnate la fama per aver proposto al pubblico novità irriverenti -almeno secondo la cultura musicale dell’epoca-;  poi ci sono quei brani che rimangono attuali oltremodo e tempo  perché a ogni ascolto sono come un pugno nello stomaco straordinario.

Ebbene, senza voler preparare lo sgambetto alle classifiche delle canzoni più belle di sempre, abbiamo scelto di creare insieme a voi un focus poco pretenzioso su alcune perle sanremesi che, al di là di ogni dubbio, sul quel palco e altrove hanno disegnato un’ impronta  profondissima.

“Ciao, amore ciao; non ho l’età; nel blu dipinto di blu” : tre canzoni per il nostro sanremo story

Se avessimo voluto fare una classifica, di quelle solite che in questi giorni si sono litigate i lettori, avremmo senz’altro dovuto riconoscere a canzoni come La solitudine, che aprì il sipario sulla sfavillante carriera della Pausini nel Sanremo 1993, un primo posto di diritto. Probabilmente, pareggio varrebbe per la famosa vita spericolata di Vasco, presentata al festival nel 1983 e posizionatasi al penultimo gradino del podio; un destino che ha tenuto fede all’ ultimo per il primo, visto il successo smisurato avuto poi dallo stesso brano. Potremmo continuare così e muoverci sulla scia di canzoni vincitrici come Luce, di Elisa,- Sanremo 2001- o magari spostarci  in là nel tempo e citare la più vetusta Gianna di un Rino Gaetano in edizione 1978.

 Potremmo, certo, ma per ogni posto assegnato ne rimarrebbero fuori tantissimi altri. Proprio perché la lunga tradizione sanremese rende limitativa una classificazione che sia coerente con il merito, compreso il fatto che non rientra nei nostri intenti quello di stilare un giudizio tecnico –  dado che lasciamo trarre a chi la musica la fa per mestiere- vogliamo, tuttavia, proporvi una sorta di gioco.

 Abbiamo deciso di analizzare le radici e curiosità di tre brani che, volente o nolente, hanno scritto la storia di sanremo, ma lo vogliamo fare a modo nostro.

Ciao, amore ciao. Non ho più l’età per amarti nel blu dipinto di blu! No, nessun errore di punteggiatura, tranquilli. È una licenza di cui ci siamo appropriati per l’occasione.

 Se è vero che le canzoni non sono poi così diverse tra di loro, che i testi, spesso, scrivono una precaria originalità, perché d’amore che va e di quello che arriva raccontano un po’ tutti, abbiamo unito qualche titolo storico per farne un’unica sperimentazione, augurandoci che in qualche modo  alleggerisca critiche mai abbastanza vecchie per andare in pensione. Non ce ne voglia nessuno, è chiaro che si fa per scherzare e, lasciatecelo dire, anche per sottolineare dei veri e propri capolavori d’autore.

Lo sapevi che?

  Ciao, amore ciao , canzone scritta e interpretata da Luigi Tenco, è una  dedica d’amore struggente che ha radici nel tormentato rapporto  fra lo stesso cantautore e la bellissima  Dalida. Fu presentata al Sanremo del 1967 ed è tristemente famosa per essere indissolubilmente legata al suicidio di Tenco, avvenuto in quel di Sanremo il 27 gennaio dello stesso anno, in seguito alla definitiva esclusione del brano dalla competizione canora.

Non ho l’età è invece firmato dalla voce di Gigliola Cinquetti che a soli quindici anni calcò le scene del Sanremo 1964. Una canzone che le ha indubbiamente segnato la vita, passando alla storia come una coscienziosa confessione su cui però, e forse non tutti lo sanno, la Cinquetti non ero affatto d’accordo. È lei stessa che qualche anno fa, nell’ambito di un ‘intervista alla rivista Oggi, in cui ripercorreva la sua carriera, ha dichiarato:

 “Io questa canzone non la canto, dissi, inutile insistere, proprio non me la sento! “Non ho l’età esprimeva concetti sull’amore che non condividevo, l’amore non è un fatto anagrafico! Mi escludeva da quel sentimento che io e quelli della mia età aspettavamo di incontrare. Non mi piaceva quel concetto di “aspetta e spera”, e non volevo che quelli della mia età mi guardassero come un fenomeno da baraccone, o peggio come un’opportunista che si fingeva virtuosa”.

 Erano tempi in cui si sentiva già chiara l’eco della rivoluzione sessuale, ma ciononostante l’amore delle canzoni era ancora quello che faceva rima con cuore, preservando forse una già eccessiva pudicizia per vedute ormai modificate . La giovane Gigliola, però, già ai tempi stava mettendo le basi per un carattere ribelle e non voleva assolutamente essere in sintonia con quella che, all’epoca, era la diffusa tendenza del buonismo sentimentale, proprio lei che il marito, Luciano Teodori, lo ha sposato in Jeans e maglietta.

E come non citare Nel blu dipinto di blu?

Meglio conosciuto come volare, il brano fu scritto nel 1958 da Franco Migliacci e Domenico Modugno che poi ne divenne l’interprete. Fu presentato a Sanremo nello stesso anno in cui venne composto, a interpretarlo fu la coppia Dorelli – Modugno.

Un duo profetico, visto che dopo aver ottenuto la vittoria in casa nostra, il brano divenne un successo planetario, fino ad arrivare a essere una delle canzoni italiane manifesto nel mondo. Musicalmente parlando, nel blu dipinto di blu è un esempio vigoroso di un pezzo che va controcorrente. Il brano di Modugno infatti sarà considerato il primo punto di rottura della musica tradizionale e l’ inizio di una nuova dimensione artistica. La canzone, si nota sin dalle prime battute, risente delle influenze swing statunitensi e, pur presentandosi con una struttura armonica tradizionale, all’epoca sottolineò una innovazione di argomento.

Insomma, in attesa delle  somme finali, abbiamo voluto riportare all’attenzione dei brani che hanno contribuito senz’altro a filare la trama della Sanremo Story, un filone che di certo continuerà. Non le abbiamo ordinate secondo nessuna cronologia, neppure queste tre, perché se è vero che ogni gara ha le sue regole, la musica ha come unico principio quello della bellezza, e dovrebbe essere questa la sola  cosa da incoronare. Sempre!

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11 febbraio 2017 0 commenti
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sanremo
CulturaEventiIn primo pianoMusica

Sanremo: storia di una tradizione

scritto da L'Interessante

Sanremo.

di Maria Rosaria Corsino

1950.

La canzone italiana era snobbata e poco capita dalla maggioranza del popolo, che parlava solo il dialetto, e non capiva alcuni testi.

Erano gli anni delle canzoni Francesi, il trionfo mondiale di Edith Piaf con “La vie en rose”, dei ritmi latino-americani.

Quando nacque l’idea del festival della canzone Italiana, la città di Sanremo era ancora mal ridotta, con tanti problemi da affrontare e risolvere. il Teatro comunale era andato distrutto dai bombardamenti, la guerra era finita da poco.

Ma c’era la volontà di uscire dall’impedimento guerresco e la città era intenzionata a riprendersi il suo ruolo principale, nel campo turistico e floricolo.

Sanremo: sessantasei anni di storia

Le edizioni del “Festival di Sanremo” degli anni 70 furono determinate da diversi eventi, spiacevoli e di contestazione.

Nel 1972 lo sciopero dei cantanti.

Furono gli anni della televisione a colori, e del dilagare nelle discoteche della “febbre del sabato sera”.

La cultura Italiana, era in evoluzione.

La crisi a Sanremo si fece sentire, per diversi anni, il festival non era più l’evento nazionale, e la televisione manifestò poco interesse, così fece anche il gran pubblico. Il decennio, restò impresso come il più basso, insignificante per le manifestazioni canore di quegli anni. Nel 1977 ci fu il cambiamento di sede. La manifestazione canora si spostò dal Casinò Municipale al teatro dell’ Ariston, e la Televisione mandò in onda il primo Festival a colori.

Nel 1979 ci fu un grande evento a Sanremo, con la presenza di Stars Internazionali come Tina Turner e Kate Bush.

I Festival degli anni 70, però, produssero per il mondo musicale grandi cantanti della canzone Italiana, come Lucio Dalla e la combinazione Mogol -Battisti.

Il 1970 vide la nascita del gruppo Ligure “I Ricchi e Poveri” dopo la loro partecipazione al festival del 70 e del 71, infatti, diventarono il gruppo più popolare d’Italia.

Gli anni ottanta furono incisivi per il rilancio del Festival di Sanremo.

L’ evento della Televisione commerciale fu la molla che determinò la competizione.

Tornarono anche i personaggi del Festival, si produssero più spettacoli, e si ritornò a parlare di nuovo di Sanremo e della canzone Italiana, e la non dimenticata frase,”tanto si sa sempre prima chi vincerà il Festival”.

La rinascita del Festival di Sanremo, con il ritorno in gara dei big della canzone Italiana, e l’intervento degli ospiti internazionali, attribuì un qualcosa in più alla manifestazione, che riprese possesso della sua funzione, imponendosi come evento più importante e seguito dal gran pubblico.

Gli anni novanta, lanciati verso il duemila, furono il decennio, dei molti cambiamenti per la manifestazione canora. Fu abolito il Play-back, e le Orchestre che accompagnarono i cantanti nell’esibizione tornarono di nuovo di moda

Per il quarantennale del Festival, la manifestazione fu spostata nella mega struttura in Valle Armea: si trattò del Palafiori.

Fu considerata una “pazzia” del Patron Adriano Aragozzini, che riuscì a trasformare uno stanzone vuoto, in un teatro pronto ad accogliere cinque mila persone. Il Patron ebbe tutti contro, convinti che avrebbe fallito in quell’impresa che sembrava impossibile

Invece dovettero dargli ragione: infatti invitò e portò nella città dei fiori e delle canzonette, grandi nomi della musica Internazionale, e la manifestazione riuscì perfettamente.

La canzone Italiana in questi anni, percorse il mondo intero.

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Giallo a Varese: La Donna Sapiente e il delitto della Decima Cappella

scritto da L'Interessante

Giallo. Giallo. Giallo.

Di Erica Caimi

Sicuramente l’abilità di un buon affabulatore sta nell’elaborare una trama che faccia scivolare il lettore in un microcosmo verosimile e coinvolgente.  In questo senso, il nuovo romanzo giallo di Roberta Lucato “ La Donna Sapiente e il delitto della decima Cappella”, edito da Pietro Macchione Editore, riesce perfettamente. L’autrice amalgama l’invenzione letteraria a una competente conoscenza storico-geografica del territorio varesino e il risultato è uno squisito intreccio narrativo.

Chi è l’autrice del giallo?

Roberta Lucato vive e lavora in provincia di Varese. Bibliotecaria e giornalista pubblicista, cura la rubrica “Accadde 100 anni fa” per il quotidiano “La Prealpina”. È autrice di diversi saggi di storia locale, fra cui “Processi per stupro”, “Contrabbandiere mi voglio fare”, “Varese tra Expo e Belle Époque” e dei romanzi gialli “Saluti da Lugano”  e “La Donna Sapiente e il delitto della decima Cappella”. Entrambi i romanzi, sono frutto di un’accurata ricerca storica, spulciando negli archivi dei giornali di cent’anni fa e scavando negli atti giudiziari dell’epoca conservati nei tribunali.

La Donna Sapiente: ambientazione e personaggi

L’ambientazione è quasi onirica: una baldanzosa Varese della Belle Époque ospita la Fiera d’aprile, una manciata di giorni durante i quali la grande piazza Mercato si popola di bancarelle e carrozzoni dai quali spuntano stravaganti circensi. Alla manifestazione si può trovare davvero di tutto, tra cui il toboga, l’altalena, il tiro a segno, i Fenomeni Parascientifici, il Museo Meccanico, il Gran Serraglio, la Casa degli Specchi,  giostre, giostrine, banchetti strabordanti di dolciumi e persino l’attrazione delle attrazioni, la macchina delle immagini, il  taumaturgo dei sogni: il Cinematografo Kullmann. La ricostruzione storica si arricchisce pagina dopo pagina di particolari che irrobustiscono la tela narrativa. Il proprietario del Cinematografo itinerante, ad esempio, era un ambulante tedesco di nome Franz Kullmann, realmente esistito e molto conosciuto tra Piemonte e Lombardia nel corso dei primi decenni del ‘900.

Anche i protagonisti del libro si trovano a Varese per partecipare alla fiera, il buon Remigio, burbero Re Sputafuoco insieme alla moglie Palmira dividono il carrozzone con la dolce cantante Mimì e la povera Enrietta, detta “Donna Colosso” a causa del suo ingombrante peso. Non mancava neppure il Padiglione dei Fenomeni, dove il Nano e il Gigante si esibivano col loro numero da uomini “fuori taglia”. Queste erano le uniche prospettive di vita riservate alle persone con evidenti disabilità o disfunzioni fisiche agli inizi del ‘900. Agli sfortunati non restava che vivere ai margini della società o essere esibiti come fenomeni da baraccone. Una sera, la stravagante combriccola composta da Remigio, Palmira, Mimì e il Nano scorgono nell’oscurità la sagoma di un uomo accasciato a terra dolorante e gli si avvicinano per soccorrerlo. Poco lontano, s’imbattono in un altro straccione ossuto che dice di chiamarsi Gaìna, che in dialetto lombardo significa gallina, e di essere amico del mendicante in fin di vita. Grazie al Gaìna, scoprono che l’uomo lì disteso si chiama Natale Abbiati, che tutti conoscono come il Barbarossa o semplicemente Barba per via del colore dei capelli, rossi per l’appunto. Tempo addietro,  il destino incrociò la strada del Barba, un solitario cultore della bellezza, che viveva nella quattordicesima Cappella della Via Sacra, quella dell’Assunzione al Cielo della Vergine,  con quella del Gaìna, un poveretto scappato dal Veneto e  specializzato in furti notturni di galline. Così, l’improbabile coppia si trovò a condividere quel rifugio di fortuna e spartire quel poco che la vita gli aveva dato, ma che per entrambi era sufficiente per essere felici. Con loro viveva anche il Peòcio, pidocchio in dialetto veneto, un cagnolino mingherlino e sgraziato, ma infinitamente fedele, un esserino bistrattato ed emarginato che avevano adottato e che da loro non si allontanava mai. Il Barba era un uomo buono e ingenuo, un sognatore che sapeva cogliere l’incanto nascosto nel risvolto della semplicità, un’anima così lontana dal male che non sarebbe stato capace neppure di riconoscerlo.

Varese si tinge di giallo: il delitto e le indagini

Remigio, Palmira, Mimì, il Nano e il Gaìna trasportano il moribondo Barba in ospedale, ma il poveretto muore qualche giorno più tardi, accudito dall’affetto di quegli sconosciuti,  senza voler rivelare il nome del suo assassino e  perdonandolo in punto di morte. Il caso, diventato ufficialmente omicidio, viene raccolto dal Giudice Gagliardi, un integerrimo tutore della legge che con onestà s’impegna a risolvere il delitto, avvenuto, come si saprà soltanto in seguito, all’inizio della via Sacra. Le indagini prendono la giusta piega grazie ai “suggerimenti” della misteriosa “Donna Sapiente”, una famosa sciantosa, di cui s’ignora il nome vero, ma che all’epoca era piuttosto famosa tra politici e regnanti che si mettevano nelle sue mani per farsi predire il futuro. La chiromante, infatti, era solita dilettarsi con lettura del pensiero e divinazione nei luoghi d’incontro dell’alta società. La Donna Sapiente, giunta a Varese per la fiera, con i suoi cavalli dagli occhi di fuoco, chiede un incontro col Giudice Gagliardi, il cui contenuto è destinato a rimanere segreto, ma che darà una svolta decisiva alla vicenda.

Sullo sfondo, il nefasto passaggio della cometa di Halley,  un’attesa che aveva tenuto il mondo col fiato sospeso: avrebbe forse portato con sé cataclismi naturali?! Era quella la resa dei conti per l’umanità? L’autrice ricostruisce perfettamente il clima tragicomico, fomentato dalla stampa,  che si era venuto a creare attorno al fenomeno astronomico. I giornali erano pieni di interviste a scienziati e astronomi che preannunciavano l’evento: nella notte tra il 18 e il 19 maggio la terra avrebbe attraversato la coda della cometa, composta di gas rari e venefici. C’erano i creduloni e  gli scettici, ma il dubbio lavorava silenziosamente nella mente di ciascuno.  Si vendevano maschere ad ossigeno e persino bottiglie piene di aria pura, come antidoti per continuare a respirare nel caso di «spruzzatine» di gas cianogeno dalla coda di Halley.

A colpire è la grande solidarietà dei personaggi, il mangiafuoco e gli artisti di strada si distinguono per la  spontaneità con la quale soccorrono uno sconosciuto e se prendono cura fino all’ultimo.  I dialoghi, ben costruiti e le battute, spesso in dialetto varesino, rinforzano l’impianto narrativo, conferendogli maggiore verosimiglianza.

Che dire ancora del Barba e di tutti i protagonisti? Esiste forse modo migliore per rendere loro giustizia  se non quello di strapparli agli abissi del passato, che oscura volti e percorsi per ridare loro quella meritata dignità che sopravvive soltanto attraverso il racconto di vite vissute?

Giallo a Varese: La Donna Sapiente e il delitto della Decima Cappella was last modified: febbraio 14th, 2017 by L'Interessante
10 febbraio 2017 0 commenti
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cinquanta sfumature
CinemaCulturaIn primo piano

Cosa aspettarsi da 50 sfumature di nero

scritto da L'Interessante

50 sfumature.

Di Vincenzo Piccolo

Cari lettori, è uscito ieri nelle sale il nuovo film della saga di 50 sfumature: 50 sfumature di nero. Noi de l’interessante.it siamo andati a vederlo e, appariamo alquanto perplessi. La perplessità nasce forse dalla sceneggiatura della trama, gli eventi vengono presentati al pubblico attraverso dinamiche poco “composte” e l’aspetto socio-psicologico passa in secondo piano, colpa di tutto quel sesso.
La storia d’amore tra Anastasia Steele (interpretata da Dakota Johnson) e Christian Grey (interpretato da Jamie Dornan) non viene approfondita nel suo evolversi, e per un occhio non allenato, tutto si riduce alla camera da letto…e alla doccia,…e all’ascensore. Eppure non è una storia tanto lontana da noi e, quindi, varrebbe la pena approfondirla. Quanti uomini ossessionati dalla mania di possedere una donna, come fosse un oggetto, ci sono in giro? Quante coppie vivono questo tipo di relazione basato sulla sottomissione sessuale e relazionale?
Per questo, a mio avviso, appare importante all’interno della pellicola la figura di Leila Williams (Bella Heathcote), ex sottomessa del signor Grey , che continua a perseguitare Anastasia perché ossessionata dal rapporto col ragazzo. Viene da pensare che James Foley (il regista), che non è un novellino in questo genere di film, abbia voluto regalarci diversi punti di vista che danno la possibilità di approfondire meglio il tema del rapporto dicotomico “sottomesso-padrone”, rapporto che riesce a capovolgere, nel film, solo Anastasia. La protagonista rivendica ardentemente la sua libertà, che mette al primo posto, anche prima di Christian. Ed è questo che fa cambiare le posizioni dell’uomo, che pur di non perderla è disposto a cambiare, a scommettere dove nessuno l’avrebbe mai fatto. Su se stesso.
Allora ecco che esce fuori la vera storia, una storia fatta si di possessione, ma che sfocia nella  libertà più assoluta. Anastasia convince il suo amato, e futuro marito, ad essere liberi insieme. Come non lo erano mai stati prima. Questo evolversi attraversa varie fasi, gli eventi vengono filtrati dagli occhi delle psicologie dei vari personaggi principali. Quella della madre adottiva del protagonista, Grace (interpretata da Marcia Gay Harden), che vede rifiorire suo figlio nelle braccia di una donna che finalmente riesce a fargli affrontare i suoi oscuri fantasmi del passato. Quella di Elena Lincoln, alias Mrs. Robinson (interpretata da Kim Basinger), vecchia amica di Grace che ha iniziato Christian alla volta del sadismo e dei giochi di sottomissione. Tante sono le donne nella vita del ricco ragazzo di Seattle, ma solo una riuscirà a farsi “rispettare” per quello che è: Anastasia! Tuttavia gli ingredienti possono anche essere buoni, e possono anche innescare un leggero meccanismo di riflessione, ma il tutto è servito male… tanto da far rimanere il film nell’immaginario collettivo, come un mero porno-soft. Beh, sarà anche così, ma tra le tante “ormonose” ragazze che in questi giorni affolleranno la sala spero ci sia qualche Anastasia!

Le differenze con 50 sfumature di grigio

A differenza della prima pellicola, dove vengono narrati gli eventi che portano alla nascita di questa storia d’amore, adesso la trama si concentra più sulla “costruzione” di quello che si prevede sarà il rapporto della futura coppia Steele-Grey. Tuttavia si capisce ormai come acceleratore e freno siano in mano ad Anastasia, nonostante all’apparenza c’è Christian alla guida.  La ragazza modula i ruoli a suo piacimento incorniciandoli in uscite di scena molto drammatiche, che spingono di volta in volta il poveretto ad accontentarla. Quasi fosse riuscita a trovare il modo di usare l’ossessione di Christian a suo piacimento.
Riuscirà Mr. Grey a difendere la sua fama di “macho-man”, che tanto si era meritato in 50 sfumature di grigio? Per adesso abbiamo capito che a portare i pantaloni, in casa Grey, è la signorina Steele. Si, tanto lui preferisce stare senza!

Cosa aspettarsi da 50 sfumature di nero was last modified: febbraio 10th, 2017 by L'Interessante
10 febbraio 2017 0 commenti
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Lisbona
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Lisbona tra fascino, cibo e colori

scritto da L'Interessante

Lisbona.

Di Miriam Gargiulo

Lisbona, capitale del Portogallo,emerge tra le città più visitate del Sud Europa.

Lisbona è una città ricca di storia e maestosi monumenti, dai meravigliosi “Azulejos” che rivestono palazzi e numerose stazioni metropolitane. Si tratta di piastrelle di ceramica smaltata e decorata che rappresentano il tipico ornamento dell’architettura portoghese e spagnola, che donano colore e brillantezza ad ogni angolo della città.

Incanto e Miradouros

Città che per la sua conformazione urbanistica, presenta ripide salite e discese che la rendono davvero suggestiva per i numerosi miradouros, ovvero luoghi elevatiche Lisbona presenta in quanto si estende su sette colli, che permettono di ammirare dall’alto di favolose terrazze, la città in tutta la sua bellezza attraverso diverse angolazioni. Tra i tanti, incantevole è il Miradouro de Santa Luzia, per la vista del panorama di cui si può godere essendo affacciato sul Tago, il fiume che attraversa la città e che per la sua notevole estensione, somiglia più ad un mare.

Maestosa e raffinata, Lisbona è avvolta da una straordinaria tranquillità che non ti aspetteresti di trovare in una grande città, e da una singolare luminosità regalata dall’Oceano Atlantico e dallo stesso fiume Tago, che hanno portato visitatori e poeti a riconoscerla come la “Città della luce”.

Non solo baccalà

Per quanto riguarda il cibo, è ben noto che il baccalà è una vera e propria specialità della cucina tradizionale portoghese, fatta di porzioni appetitose e abbondanti. E’ infatti possibile mangiarlo in svariati modi e tutti diversi da come siamo abituati a consumarlo noi italiani. Consistenze differenti rendono questo pesce davvero gustoso. Si va dal “Bacalhau à Bras” con cipolle, uova, prezzemolo e olive, al “Bacalhaucomnatas” una deliziosa versione con la panna, a tante altre ricette ancora. Oltre al baccalà, molto consumate sono le sardine, tanto da incontrare negozi adibiti alla sola vendita di questo tipo di pesce nel pieno centro della città.

E’ inoltre doveroso assaggiare il “Pastel de nata” il tipico dolcetto portoghese di pasta sfoglia con un delicato ripieno di crema e panna, da gustare nella versione semplice o con l’aggiunta di cannella.

Dopo aver visitato questa meravigliosa capitale e assaggiato le sue specialità culinarie, credo che Lisbona sia davvero una città che tutti dovrebbero ammirare almeno una volta nella vita.

 

“Per me non esistono fiori in grado di reggere il confronto con la varietà dei colori che assume Lisbona alla luce del sole.”

-Fernando Pessoa

Lisbona tra fascino, cibo e colori was last modified: febbraio 10th, 2017 by L'Interessante
10 febbraio 2017 0 commenti
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