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film
CinemaIn primo piano

Al Duel arriva il film ‘Spaghetti Story’

scritto da L'Interessante

film

Come si pongono gli italiani davanti alla crisi economica? E i giovani
disoccupati? Parte da qui, da questo interrogativo, la riflessione del
regista Ciro De Caro e della sua opera prima ‘Spaghetti Story’. Il film
verrà presentato al Duel Village di Caserta mercoledì 22 febbraio alle ore
21.15 nell’ambito della rassegna Independent Duel curata da Christian
Coduto. Una commedia – che è chiaramente un manifesto generazionale –
incentrata sui temi del lavoro, delle prospettive e delle aspettative di un
gruppo di giovani della periferia romana. Un film coraggioso e
indipendente, veicolato attraverso i social network, che sta riscuotendo un
notevole successo grazie al passaparola e alle rassegne cinematografiche.
La proiezione sarà preceduta da un videomessaggio del regista realizzato
appositamente per il pubblico del Duel Village. Premiato all’Ischia Global
Film Fest e al San Marino Film Festival, ‘Spaghetty Story’ ha conquistato
anche il pubblico russo e quello islandese partecipando, in concorso, al
Moscow International Film Festival e al Reykjavìk International Film
Festival.

*LA TRAMA DEL FILM*

Valerio è un bravo attore ma si arrangia con impieghi part-time nell’attesa
di poter vivere del proprio lavoro. Il suo amico Scheggia vive ancora con
la nonna ma sa già come crearsi “una posizione”. Serena è studentessa ma
vorrebbe costruire una famiglia con Valerio. Giovanna lavora come
massoterapista ma sogna di diventare chef di cucina cinese. Quattro giovani
adulti dei nostri giorni che sembrano avere le idee chiare su chi sono e
cosa vogliono ma di fatto restano ingabbiati nei propri schemi mentali.
Ognuno giudica l’altro ed è cieco di fronte alle proprie esigenze e
potenzialità. Quando la giovane prostituta cinese Mei Mei entra a far parte
delle loro vite, tutto è costretto a cambiare rapidamente.

 

Al Duel arriva il film ‘Spaghetti Story’ was last modified: febbraio 20th, 2017 by L'Interessante
20 febbraio 2017 0 commenti
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scuola
In primo pianoLibri

Giù le mani dalla scuola

scritto da L'Interessante

scuola

Di Maria Rosaria Corsino

“Un Paese che distrugge la scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere” diceva Italo Calvino.

La scuola di Giulia Blasi in “Siamo ancora tutti vivi”

E’ un argomento, quello dei tagli all’istruzione pubblica, che ha origine dalla notte dei tempi e che non va mai fuori moda.

L’istruzione italiana perde sempre più colpi.

Anche Giulia Blasi vuole affrontare il tema dei tagli alla scuola nel suo romanzo ‘Siamo ancora tutti vivi‘ senza ricorrere a polemiche o discorsi accusatori verso le autorità politiche, ma raccontando la storia di ragazzi che al loro futuro non intendono rinunciare.

La scuola la fanno i ragazzi

Le classi prima e seconda liceo di Villa Erminia rischiano di essere cancellate a causa della mancanza di iscritti e di conseguenza per la poca produttività, ma gli studenti della scuola non sono d’accordo e danno il via a uno dei movimenti studenteschi più noto: l’occupazione. Non una di quelle occupazioni perditempo (che tutti abbiamo fatto almeno una volta nella vita) ma una protesta seria con regole ben precise e una solida organizzazione. Chi non rispetta la legge è fuori!

Tanti sono i ragazzi che ne prendono parte, mossi da un sentimento di ribellione verso l’autorità e i genitori (nonostante l’occupazione sia approvata dalla preside e dai familiari degli alunni), ma i veri protagonisti sono Emilio, Erica, Stella, Greta , Enrico e Matteo. Emilio è un ragazzo tranquillo, mette la famiglia al primo posto e l’aiuta nella gestione della fattoria; non ha mai dimenticato Erica.

Erica da brutto anatroccolo si è trasformata con la pubertà in un cigno ed Emilio ritiene che sia questo il motivo per il quale lei lo abbia lasciato. Erica però ha altri grilli per la testa: la paura di perdere il suo patrigno Zeno, sua unica certezza.

Stella è una leader nata, una di quelle che quando parla nessuno, Enrico compreso (suo migliore amico da tempo), tollera.

Greta invece ama suonare la batteria, è l’orgoglio dei suoi genitori e quasi senza volerlo si trova seduta con quelli che l’occupazione la gestiscono.

Matteo è uno di quelli che ti gela solo con uno sguardo, è un mistero per chi gli sta intorno e ha un terribile segreto da celare.

I personaggi che la Blasi racconta non sono il ritratto (seppur erroneo ma molto quotato) di adolescenti perditempo e lagnosi, ma sono ragazzi che prendono in mano le redini del loro futuro senza abbassare la testa davanti ai ‘potenti’. Come si suol dire: “li volevano ignoranti, li avranno ribelli”.

Giù le mani dalla scuola was last modified: febbraio 20th, 2017 by L'Interessante
20 febbraio 2017 0 commenti
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Oroville
Dall'Italia e dal MondoIn primo piano

Oroville. La crisi della diga

scritto da L'Interessante

Oroville

Di Antonio Andolfi

Negli ultimi giorni la diga di Oroville, nel nord della California, è stata al centro dell’attenzione internazionale a causa di una crepa che si è formata nello scarico di emergenza dell’impianto, dopo che quello principale era stato danneggiato qualche giorno prima. Il rischio di collasso della struttura, la più alta diga degli Stati Uniti (oltre 230 metri), ha portato all’evacuazione di quasi 200.000 persone.

Se il canale ausiliario dovesse cedere, milioni di litri d’acqua si riverserebbero sulle città vicine e sulle principali arterie di comunicazione, inondandole irrimediabilmente. Nelle ultime ore molte delle famiglie evacuate hanno potuto far ritorno a casa, dopo che l’impianto è stato in parte alleggerito d’acqua e la diga vera e propia fortificata. Ma l’allerta resta alta: sono previste forti piogge sulla zona.

Come è iniziata questa crisi?

Perché la diga preoccupa così tanto?

Diga di Oroville: perché è importante?

La diga si trova a circa 120 km a nord da Sacramento, in California; è alta 234 metri ed è stata costruita tra il 1962 e il 1968. È la fonte principale d’acqua per gli agricoltori della Central Valley californiana, per la California del sud e per la Bay area, in un periodo – gli ultimi 5 anni – caratterizzato da una siccità senza precedenti. Il collasso della diga, oltre a causare un danno gravissimo sul fronte idrogeologico, lascerebbe buona parte del Paese senz’acqua.

Le forti piogge e le nevicate delle ultime settimane hanno riempito l’invaso fino al 151% della sua capacità. Dopo anni di siccità, l’impianto si è trovato ad affrontare il problema opposto: troppa acqua. Quando capita, l’acqua in eccesso viene drenata da uno sfioratore, un gigantesco canale in calcestruzzo che fa da “troppo pieno” rispetto al livello di sicurezza stabilito. Il principale sfioratore del lago artificiale di Oroville riversa l’acqua in esubero nel fiume Feather.

Cosa è avvenuto alla diga di Oroville?

Il 7 febbraio si è appreso che le forti piogge avevano creato, nel canale principale, una voragine larga 91 metri. Lo sfioratore può far defluire 425 mila litri di acqua al secondo, così le autorità hanno ritenuto fosse troppo pericoloso continuare a sollecitarlo, e sono ricorse al canale ausiliario, sulla sinistra di quello principale, che non veniva utilizzato da 50 anni. Si è trattato di una soluzione estrema, l’ultima possibile, visto che il livello dell’acqua nell’invaso continuava ad aumentare.

Il volume e la portata hanno creato profonde crepe nel terreno, rendendo insicura la struttura. Se la barriera di 9 metri in cima al canale ausiliario dovesse collassare, milioni di litri d’acqua e di detriti si riverserebbero nel fiume Feather, provocandone lo straripamento. Decine di città finirebbero allagate, così come alcune superstrade che tagliano la zona. Sarebbe uno dei peggiori disastri idrici mai avvenuti in California.

Oroville: qual è la situazione attuale?

Esperti e manager della diga hanno ispezionato il canale principale, concludendo che, nonostante la voragine, poteva ancora reggere grandi volumi d’acqua. Per alleggerire la pressione sulla diga sono stati scaricati nel canale milioni di litri d’acqua. Squadre di elicotteristi hanno riversato nella voragine del canale principale centinaia di sacchi di pietre, per rinforzare la struttura, e si è potuto così evitare di ricorrere ancora al canale ausiliario. Le persone evacuate sono state fatte rientrare in casa, ma l’allerta rimane ancora alta. Sono previste forti piogge sulla zona, che potrebbero riportare l’acqua della diga a livelli ancora allarmanti. La domanda ancora in sospeso è se il canale ausiliario reggerà, se dovesse ripresentarsi la necessità di usarlo in emergenza.

L’emergenza a Oroville ha fatto riaffiorare il problema della manutenzione delle grandi dighe degli Stati Uniti. La maggior parte di esse è stata infatti costruita 50-60 anni fa, e non raggiunge gli standard di sicurezza richiesti oggi. Nel 2005, alcune organizzazioni per l’ambiente avevano messo in guardia le autorità sulla necessità di fortificare lo sfioratore principale di Oroville, per evitare il rischio inondazioni, ma non furono ascoltate.

Molte altre infrastrutture, negli USA e non solo, soffrono di analoghi problemi di manutenzione, che con gli squilibri di precipitazioni legati ai cambiamenti climatici potrebbero trasformarsi in rischi reali.

Oroville. La crisi della diga was last modified: febbraio 20th, 2017 by L'Interessante
20 febbraio 2017 0 commenti
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napoli
CalcioIn primo piano

NAPOLI A VERONA CONTRO IL CHIEVO BATTE DE LAURENTIIS 3 – 1. MA SARRI CEDE ALLE PRESSIONI. UNA SOCIETA’ CHE NON POTRA’ MAI COMPRARE LA SERIETA’ E L’ORGANIZZAZIONE

scritto da Walter Magliocca

napoli

Napoli: Sarri cede alle pressioni. Ha snaturato il suo “io” sportivo e non

Dopo le polemiche e gli strascichi unilaterali del dopo Real, determinati da Aurelio De Laurentiis, a Verona, contro il Chievo, Sarri cede alle pressioni presidenziali. In campo Pavoletti, Maksimovic ed anche Allan e Jorginho. Fuori Mertens il miglior marcatore della squadra, colui il quale ha “tirato la carretta” fino ad oggi, fino a quando esisteva un’effettiva necessità. Ed anche oggi il folletto belga avrebbe fatto il suo fornendo l’apporto in termini di reti. Ma il “presidente” ha deciso soprattutto per rinegoziare e portare nel giusto binario il rinnovo del contratto del capocannoniere della squadra azzurra. Perché, qualunque sia la prospettiva, l’unico aspetto che conta per il “mega presidente comunicatore” è quello economico. Messo il bavaglio alla squadra, Sarri, in silenzio, ha ceduto. Gastrite nervosa, qualche sigaretta in più, la clausola risolutiva ed ha snaturato il suo credo. “I soldi fanno gli uomini onesti”,  la frase della  fiction Gomorra calza a pennello. La potenza del “dio denaro” ha avuto, come sempre, la meglio. Il prossimo allenatore della squadra azzurra sarà il “mega presidente”.

I tifosi dalla parte di Sarri

A Verona i tifosi azzurri si sono schierati. “ De Laurentiis buffone”. Questo lo striscione esposto nel settore ospiti. Pro Sarri. Ma si sa i supporters sono passionali e non sono in grado di portare fino in fondo una battaglia. E ADL continuerà a valorizzare la sua società e screditare la città. Una riflessione da esaminare.

Ma Mughini avesse ragione?

Dopo le polemiche un silenzio stampa assurdo e che dovrebbe far riflettere

Ad analizzare bene il dipanarsi degli eventi, quanto accaduto risulta veramente assurdo. Dopo la gara del Santiago Bernabeu, senza alcuna istigazione e provocazione, il presidente mette in scena il film contro l’allenatore della sua squadra. Tutti allibiti e ,,,perplessi. E dopo lo show il silenzio stampa. Non sembra strano? La mancanza di signorilità societaria e comportamentale rimane. Ma lo scopo è stato quello di evitare che a freddo, qualche addetto ai lavori, si lasciasse andare a esternazioni dannose. Come ha fatto il procuratore di Allan. Passa il tempo, cambiano gli uomini ma la mancanza di stile sopravvive. Oggi più di prima.

Un silenzio stampa che mediaset e sky non potranno subire

Ma il silenzio stampa indotto, non potrà essere protratto per oltre un mese e, soprattutto, non in Champion league. I contratti con mediaset, principalmente e sky non consentono alle società il black out. De Laurentiis dovrà fare un film e far studiare le parti con risposte preparate a tecnici e giocatori. Altrimenti altro che Sanremo. Tutti canteranno il proprio disappunto e cercheranno acquirenti disposti a versare la clausola risolutiva. I tifosi la pagheranno in termini di spettacolo e risultati ma, come al solito, il presidente conterà l’attivo……

Ma Higuain avesse ragione?

De Laurentiis potrà spendere quanto vuole, potrà triplicare gli ingaggi ma la serietà e organizzazione societaria non ha prezzo ed è lontana dal Napoli calcio. Mancano gli uomini e soprattutto in cima

Ma veramente gli sportivi napoletani non se ne rendono conto? Il gap organizzativo e professionale della società calcio Napoli è veramente notevole rispetto alle società “odiate”. Ma la corte del presidente è lunga. Nessuno vuole inimicarsi il “magnate”. Il presidente mette sempre in evidenza la differenza economica e di valore dei club. Ma non è una questione meramente finanziaria. E’ soprattutto una questione di stile. Che non c’è. Come messo in evidenza anche negli studi televisivi di mediaset.

Quagliarella ha risolto la sua questione personale che lo portò lontano da Napoli

Anche per la cessione di Quagliarella il presidente ha propinato e divulgato solo versioni di comodo. Il giocatore è stato assolto dalle accuse che ne decreterano l’ostracismo. Anche in quel caso Aurelio De Laurentiis nascose la realtà dei fatti facendo passare l’attaccante come un traditore. Ma il tempo è galantuomo. Il tempo, però.

Ma Quagliarella avesse ragione? Anzi. Quagliarella ha ragione. 

NAPOLI A VERONA CONTRO IL CHIEVO BATTE DE LAURENTIIS 3 – 1. MA SARRI CEDE ALLE PRESSIONI. UNA SOCIETA’ CHE NON POTRA’ MAI COMPRARE LA SERIETA’ E L’ORGANIZZAZIONE was last modified: febbraio 19th, 2017 by Walter Magliocca
19 febbraio 2017 0 commenti
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juvecaserta
BasketIn primo pianoSport

JUVECASERTA: FIRMA LA GUARDIA DARDAN BERISHA. ACQUISTO IN OTTICA PLAY OFF

scritto da L'Interessante

juvecaserta

Juvecaserta: ultimo rinforzo sperando nei play off

La Juvecaserta Pasta Reggia comunica di aver definite un accordo fino al termine della corrente stagione sportiva con il giocatore Dardan Berisha, guardia di 191 cm. Nato a Peje (Kosovo) il 15 novembre 1988 ed in possesso di passaporto polacco e croato, ha iniziato l’attività nelle fila della squadra locale del Peja con cui ha esordito nella prima squadra nella stagione 2006/07 dopo aver trascorso un biennio con la formazione juniores del Cibona Zagabria. Nella stagione successiva ha giocato 10 partite in Spagna prima di sottoscrivere un contratto biennale con il Warszawa con cui ha vinto il titolo assoluto polacco. Nel 2011/12 si è trasferito all’Anwil Wloclawek con cui ha partecipato sia al campionato che alla VTB League. Nel 2012/13 è tornato a Peja che ha lasciato l’anno successivo per il Sigal Prishtina con cui ha partecipato alla Superleague ed alla Balkan League con una media di 24 punti a partita. Lo scorso anno ha iniziato la stagione con il Cibona Zagabria prima di ritornare al Prishtina con cui ha partecipato alla Superleague (21 partite, 15,7 punti a gara). alla Fiba Europe Cup (6 partite con una media di 18,3 punti) ed alla Balkan League (15 partite,  18,3 punti, 54% da 2, £5% da 3 e 81% ai liberi). Quest’anno ha iniziato la stagione in Polonia con il  Polfarmex Kutno dove ha fatto registrare una media di 15,9 punti a gara in 14 partite giocate.
Dardan Berisha, sia a livello giovanile che senior, ha partecipato all’attività internazionale con la rappresentativa del Kosovo e con quella della Polonia con cui ha partecipato ai campionati europei del 2011 in Lituania (5 partite, 13,2 punti, 2,8 assist, 72,7$ da 2, 34,6% da 3, 87,5% ai liberi). È stato premiato come giocatore dell’anno sia in Polonia (2009) che in Kosovo (2013, 2014. 2015) e guardia dell’anno della Balkan League nel 2014, 2015 e 2016.  

JUVECASERTA: FIRMA LA GUARDIA DARDAN BERISHA. ACQUISTO IN OTTICA PLAY OFF was last modified: febbraio 19th, 2017 by L'Interessante
19 febbraio 2017 0 commenti
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Sneguročka
CulturaIn primo pianoLibri

Sneguročka, la fanciulla di neve: una fiaba come ponte tra culture

scritto da L'Interessante

Sneguročka

Di Erica Caimi

“La fanciulla di neve Sneguročka” è il titolo del nuovo libro di Giovanna Caridei pubblicato da C1V Edizioni, che inaugura la nuova collana della linea kids chiamata “Storie dal Mondo”, ideata dalla stessa scrittrice in collaborazione con l’editrice Cinzia Tocci. Il progetto si pone come obiettivo quello di trattare tematiche a sfondo sociale e sempre rivolte all’attualità, promuovendo la scoperta di storie, tradizioni e simboli di altre culture a sostegno dell’interculturalità.

L’autrice, giornalista, insegnante e mediatrice linguistico-culturale, si ispira al personaggio delle fiabe di tradizione russa Sneguročka per lanciare un messaggio molto caro alla realtà odierna:  l’incontro e la scoperta dell’altro superano il pregiudizio latente nella mancanza di conoscenza e nella ritrosia a riconoscere “l’altro” come interlocutore alla pari.

Senguročka, una figura molto nota nella cultura russa, è la giovane nipote nonché aiutante di Ded Moroz, Nonno Ghiaccio, il Babbo Natale russo. Insieme a lui, Senguročka porta i regali ai bambini in occasione del Novyj God, la magica notte di Capodanno, il giorno in cui in Russia ci si scambia i doni. La giovane è il simbolo dell’incontro di due mondi diversi, la Foresta dei Ghiacci Perenni e il mondo degli umani e incarna i valori della condivisione, della cooperazione, dell’accoglienza e della solidarietà.

Sneguročka: la nascita del personaggio nella tradizione russa

La rappresentazione iconografica di Sneguročka deve sintetizzare in un’immagine l’idea di acqua ghiacciata, di cui la giovane fanciulla è simbolo, il nome, infatti, significa  “fatta di neve”. Per questo la ragazza, eternamente giovane e allegra, indossa un abito bianco e sulla testa ha una coroncina a otto raggi impreziosita da argento e perle. Anche la rappresentazione moderna del suo abbigliamento è quasi sempre fedele alla descrizione storica, le uniche varianti ai colori sono giustificate dalla difficoltà grafica di rendere efficacemente il bianco, per questo può apparire anche vestita in azzurro. 

Sneguročka nasce nel mondo della letteratura. Nel 1968, Aleksandr Afanasiev, l’equivalente russo dei Fratelli Grimm, scrisse una storia su un personaggio chiamato “Snegurka”, una bambina costruita con la neve da due poveri contadini, Ivan e Maria, disperati perché non riuscivano ad avere un figlio vero. Snegurka, magicamente, prese vita, ma morì con l’arrivo dell’estate, sciogliendosi ed evaporando nell’immensità del cielo. Nel 1873, il commediografo A.N Ostrovskij, influenzato dalle idee di Afanasiev, scrisse la fiaba drammatica in versi “La fanciulla di neve”,  con musiche di scena di P. I. Čajkovskij. L’artista, nato e cresciuto nella Regione di Kostroma, fu allevato da una bambinaia che era solita raccontargli tantissime fiabe. Fu proprio questo contatto con la tradizione popolare a fungere da fonte d’ispirazione alla quale attingere in età adulta. Nella sua versione, Sneguročka è figlia di Primavera la Bella e Babbo Gelo, desidera la compagnia degli esseri umani, ma è priva della capacità di amare. Sua madre alla fine gliela dona ma, quando si dichiara finalmente al suo amato, viene colpita da un raggio di sole, ed essendo fatta di neve, si scioglie. Così, dopo anni di gelo perenne, con la morte della protagonista, tornerà a splendere il sole. Il sacrificio della Fanciulla di neve simboleggia la fine del freddo invernale e il concetto di amore-morte che pervade la storia significa che soltanto attraverso la morte dei protagonisti tornerà il sole e con esso la nuova vita della natura, che si perpetua ciclicamente. La storia di Ostrovskij fu poi adattata in un’opera in quattro atti da Rimskij-Korsakov, con elementi scenici realizzati dal famoso pittore Vasnetsov, che aveva già immortalato la giovane in un bellissimo dipinto.

Negli anni seguenti vari scrittori e poeti misero mano alla leggenda cristallizzando la presenza del personaggio nell’immaginario collettivo come simbolo legato alle feste invernali e, nel frattempo, per tutti diventò la nipote di Nonno Gelo (anziché la figlia).

Dopo la Rivoluzione, tutte le feste religiose vennero ufficialmente proibite e anche la figura di Sneguročka venne data alla fiamme in nome della religione di stato. Per la sua rinascita, bisognerà aspettare il 1935, quando si stabilì che il Capodanno dovesse essere la festa più importante dell’inverno, in sostituzione del Natale. Da lì in poi nei libri sulle feste invernali, accanto a un abete addobbato e a Nonno Gelo, cominciò ad apparire la giovane Sneguročka, in qualità di nipote e sua assistente, una vera e propria mediatrice nelle relazioni tra i bambini e Nonno Gelo.

“La fanciulla di neve Sneguročka”, l’idea di Giovanna Caridei

“Il libro – spiega l’autrice – nasce dalla constatazione che oggi più che mai viviamo in una società multietnica (continui flussi migratori, rifugiati/richiedenti asilo, classi miste, etc.) e per arrivare ad una reale, duratura e profonda accoglienza/integrazione occorre mettersi “in ascolto” dell’Altro, abbandonando la concezione etnocentrica”.

“Solo riconoscendo che l’Altro è portatore di una cultura altrettanto valida della nostra (senza farsi influenzare da giudizi di valore a prescindere, preconcetti, nel senso etimologico del termine) è possibile entrarvi in contatto, facendo semmai propri quegli elementi che si percepiscono come più affini. È ciò che è successo, tempo fa, ad un gruppo di mamme italiane, che casualmente hanno scoperto l’esistenza di questa figura molto poetica ed evocativa, “aiutante di Babbo Natale”, di tradizione russa e totalmente nuova all’interno della cultura e del costume italiani e non solo”.

“Da lì – prosegue l’autrice – l’idea di organizzare un evento in cui entrambe le tradizioni potessero convergere, trovare un punto di fusione, creando qualcosa di più e di diverso che la semplice summa delle parti. Ne è nata un’esperienza unica e coinvolgente, che ha spinto la sottoscritta ad approfondire le radici di tale leggenda, pensando una storia che, pur sempre fedele a se stessa, potesse ben inserirsi all’interno del panorama editoriale nostrano; perché no, conferendole anche il carattere della serialità, in linea col senso di rinnovamento e ciclicità che ogni Natale porta con sé”.

“Snegurochka – conclude l’autrice – vuol’esser, dunque, una sorta di stargate sull’universo Intercultura, mediatrice – non solo – tra Papà Natale ed i bimbi del villaggio, che quelli di tutto il mondo rappresentano… bensì costruttrice di ponti tra culture! In definitiva, la prima di tante trame, per tessere un unico grande ordito, quello del dialogo, della pace e della solidarietà!”.

Il testo, introdotto da Ljudmila Tsjupera, docente presso la scuola di lingua e cultura russa Russkoe Slovo di Roma, gode del patrocinio morale dell’International Writers and Translators’ House di Ventspils, Lettonia. Le illustrazioni a colori sono realizzate dall’artista Sabrina Longarini.

Sneguročka, la fanciulla di neve: una fiaba come ponte tra culture was last modified: febbraio 18th, 2017 by L'Interessante
18 febbraio 2017 0 commenti
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Elena
CulturaIn primo piano

Elena Starace: un’attrice alla ricerca di sé, attraverso l’infinito

scritto da L'Interessante

Elena.

Di Christian Coduto

La prima volta che ho visto da vicino Elena Starace è stato al cinema: era intenta a sgranocchiare allegramente dei nachos nei pressi della sala in cui avrebbero proiettato il film

Conoscevo le sue belle qualità di attrice grazie alla sua partecipazione in diversi progetti televisivi ed ero rimasto incantato da quegli occhioni così buoni ed espressivi, circondati da una massa deliziosa di riccioli biondi. Vuoi per timore, vuoi per imbarazzo non mi avvicinai per salutarla. Si accostò, invece, una ragazza che, con fare vivace la riempì di complimenti. Vederla arrossire e chiedere scusa perché non poteva darle la mano a causa delle mani sporche di ketchup me la fece apparire immediatamente simpatica. Una diva a misura di essere umano.

A mano a mano le cose sono cambiate: ho avuto l’onore di vedere Elena sul palco in diversi spettacoli e di averla come ospite nella rassegna di cinema indipendente italiano di cui sono direttore artistico: l’Independent Duel.

E quello sguardo così pulito non l’ha perso mai.

E’ una bella mattinata di febbraio; ci incontriamo nei pressi di un bar rumorosissimo. Mi viene incontro con un bel sorriso stampato sul viso. La osservo sorpreso: ha cambiato il colore dei capelli! “Per esigenze di copione in questo periodo sono rossa. Mi piace cambiare, trasformarmi”, rivela.

Mentre prenotiamo da bere, noto la sua postura: piacevole, garbata, aggraziata. E’ vestita in maniera semplice, ma potrebbe indossare qualsiasi cosa, risultando sempre elegante.

 

Elena Starace si racconta in un’ intervista

D: Allora … eccoci qui (sorride). Iniziamo con una domanda facile facile: chi è Elena Starace?

R: (Spalanca gli occhi) Eh, mica è così semplice questa domanda, sai? Dunque: sono una figlia, una sorella e una zia.  Amo la vita e soprattutto viaggiare. Se fosse per me, starei sempre in treno. Figurati che una mia amica rumena, in uno dei miei tanti momenti di assenza e di distrazione, da lontano mi disse unde esti, cioè dove sei? Questa frase mi è piaciuta così tanto che ho deciso poi di tatuarmela perché mi rappresenta al meglio; sento spesso di essere da un’altra parte rispetto alla situazione che sto vivendo. Nonostante questo, però, riesco sempre a vivere le cose in pieno e cerco di trarne sempre il meglio.

D: Artisticamente, sei nata come ballerina di danza classica e jazz. Come ha avuto inizio l’amore per la recitazione?

R: E’ iniziato a 12 anni per superare la mia timidezza e anche per curiosità: Giovanni Compagnone aveva organizzato un corso di recitazione a Capua, nel meraviglioso teatro Ricciardi. Per ironia della sorte, ho ritrovato poi Giovanni dopo molti anni e abbiamo deciso di collaborare. Abbiamo iniziato con il grande Eduardo e proseguiremo sicuramente con Eduardo; il nostro viaggio ci ha portato fino in Puglia, un’esperienza bellissima. Una compagnia molto affiatata, molto unita quella dei Qua..si teatro. Nei primi periodi ho proseguito questa nuova passione parallelamente a quella per la danza classica, poi ho fatto una scelta. Insieme ai ragazzi del Teatro Serra, uno spazio aperto da pochissimo a Via Diocleziano a Fuorigrotta, sto preparando invece una versione napoletana de “I miserabili”, in cui interpreto Santina e Cosetta, due personaggi molto diversi tra loro. E’ un teatro off, molto intimo. Saremo in scena il 18 e il 19 febbraio, vi aspetto!

D: La danza classica ha delle regole molto ferree, molto precise. Credi che ti abbia donato la costanza necessaria per affrontare questo tipo di lavoro?

R: La costanza, no. Io non sono una persona costante, persino emotivamente. Questo è un mio difetto. Certo, sono molto seria: se prendo un impegno, lo porto sicuramente a termine. La danza classica mi ha dato una grande formazione fisica; è come se mi avesse modellato il corpo, la maniera di muovermi, la maniera di camminare. Il portamento, insomma. Mi ha fatto capire l’importanza delle piccole cose che formano l’insieme. Intendo: lavori tutti i giorni su una cosa, che è un piccolissimo elemento facente parte di un insieme perfetto, l’importanza del dettaglio.

D: Il tuo esordio, nel 2012, è all’insegna di un grandissimo successo con “Benvenuti a tavola” (e relativo seguito l’anno successivo) in cui reciti accanto al fianco di Giorgio Tirabassi e Fabrizio Bentivoglio …

R: Un’esperienza che mi ha catapultato nel mondo della televisione, del cinema, degli attori VERI. Io, piccolissima, accanto ad attori bravissimi. E’ stato davvero bello prendere a questo progetto. Ho imparato tanto. E’ stata una produzione importante, parliamo di Taodue e Canale 5. Se tornassi indietro, lo rifarei altre mille volte. Avrei voluto che la serie continuasse per altre 10 stagioni! Amavo molto il personaggio di Giovanna Perrone che, tra le altre cose, proprio nel corso della seconda serie era stato sviluppato in maniera interessante. Conservo ancora degli ottimi rapporti con gli attori del cast.

D: A tal proposito … che rapporto hai con la cucina? Sei una buona cuoca?

R: Mm no! Però sono una buona forchetta! (ridiamo) Assaggerei di tutto, tranne le cavallette. Amo la cucina thailandese, quella giapponese e quella greca. Utilizzatemi come assaggiatrice ufficiale!

D: Un’altra serie alla quale so che sei molto legata è “Per amore del mio popolo” …

R: Uh a proposito: amo anche queste (il cameriere ha appena portato un vassoio di patatine). Allora …  sono molto fiera di aver preso parte a questa operazione. Antonio Frazzi è un grande regista, che ha voglia di raccontare in maniera pulita e potente, incisiva. La distinzione netta tra il bene e il male. Il suo Don Diana è un eroe, un ribelle, un rivoluzionario. E io adoro i ribelli!

D: Ed ecco, quindi, “Gomorra – la serie” … un vero e proprio caso a livello mondiale …

R: Sì, lo è stato e lo è ancora (mentre parla, autografa il box della prima stagione che le ho porto). Non poteva essere altrimenti, è un’operazione titanica.

D: Siete rimasti sorpresi del successo?

R: Oddio no! Durante le riprese della prima stagione, si sentiva già nell’aria di far parte di una cosa enorme. Era una scommessa, però c’era così tanta potenza e perfezione intorno, non poteva che risultare bellissimo. Tra le altre cose, Stefano Sollima proveniva da enormi successi, quindi la cifra stilistica era riconoscibilissima. E’ un regista geniale. La mia  Noemi forse avrebbe potuto avere più spazio, ma il focus era ovviamente un altro: al di là di Imma Savastano (interpretata da Maria Pia Calzone) le donne sono leggermente di contorno.

D: Ti va di parlarci di “Limbo” in cui sei stata diretta da Lucio Pellegrini, dopo “Benvenuti a tavola 2”?

R: “Limbo” è stato inaspettato e molto piacevole. Ho fatto il provino, ma è stato l’unico caso in cui sono stata chiamata dal regista. Mi ero trovata benissimo ad essere diretta da Lucio, che per questo ruolo aveva in mente proprio me. Un ruolo piccolo, ma molto forte. Ho lavorato accanto a Kasia Smutniak, che è meravigliosa, di una dolcezza e di una bellezza incredibili. Era tutto condensato, durante la sequenza di un battesimo. Il mio personaggio, Imma, era una vedova consapevole del fatto che il marito fosse stato innamorato di Manuela, il personaggio interpretato appunto da Kasia. Quindi un dolore misto a rabbia e rimpianto perché le ultime parole che aveva detto al marito, prima della sua morte, erano state distruttive. Imma fa un gesto bellissimo, durante la cerimonia: quello di dare il bimbo in braccio alla donna che il marito ha amato. Vedi? A volte, dei piccoli ruoli, nascondo un intero universo.

Parla di attori importanti con i quali ha lavorato, ha preso parte a progetti di successo … snocciola simpatici aneddoti come se fosse la cosa più naturale del mondo. Non c’è alcun segnale di ansia da protagonismo. La immagini serena. Eppure il suo sguardo lascia intravedere qualche segnale di insofferenza. Quasi come se stesse pensando a cosa fare per potersi migliorare.

Trovare una chiave di lettura.

Una ricerca di sé.

Chissà dove la sta portando la sua mente in questo momento.

Nasconde un animo molto forte, ma anche una profonda malinconia. Quegli occhi non mentono.

D: Sei un volto molto noto al pubblico di Raitre, grazie alla tua partecipazione alla serie “Un posto al sole”, che ha un successo che prosegue, costante, da tanti anni …

R: 20 anni! Entri lì ed è tutto stranissimo, perché è come attraversare la soglia di un altro universo. E’ stata una sorpresa: io sono arrivata lì e ho pensato che, entrando in una struttura così collaudata, non sarei riuscita ad integrarmi. Invece tutti sono stati carinissimi, mi hanno messo a mio agio, aiutandomi persino ad orientarmi negli studi. Devi sapere che io ho un senso dell’orientamento pessimo! Figurati che, una volta, sono andata in giro per la Rai con l’accappatoio di scena e le ciabatte perché avevo sbagliato strada! Dovevo scendere solo una rampa di scale e invece ho attraversato tutta la Rai! La gente mi guardava e rideva … anche perché, diciamocelo, quell’accappatoio era orribile (scoppiamo a ridere). Passai davanti agli uffici, gli impiegati in giacca e cravatta … una figuraccia! Però, con una faccia tosta, che normalmente non ho, proseguii fiera, come se avessi indossato il vestito di uno stilista famoso nel mondo. “Un posto al sole” lo rifarei mille volte anche perché ha una struttura ed un ritmo molto veloci.

D: E poi c’è tanta professionalità: continuare, con una certa prolificità, a scrivere una sceneggiatura che si evolve in base a ciò che avviene fuori, nella vita di tutti i giorni, non è facile …

R: Ecco, proprio per questo prima facevo riferimento ad un sistema dinamico, che tende al miglioramento. C’è stata sicuramente un’evoluzione nel corso degli anni, in base agli sviluppi tecnologici e ai nuovi mezzi a disposizione. C’è una continua ricerca, si aggiornano. Sono protesi alla perfezione.

D: Nel 2016 partecipi al film “Vita cuore battito”, che sbanca i botteghini italiani … (nel frattempo metto sul tavolino il dvd del film)

R: (Mi guarda divertita). Ok, adesso ti firmo anche questo! Allora … Un cameo divertente! Tutto molto colorato e colorito. Ho avuto la fortuna di conoscere Miriam Rigione, che è una ragazza simpaticissima. Un prodotto carino, intessuto di tanta napoletanità. So che è piaciuto tantissimo ai più piccoli, che ovviamente seguono gli Arteteca in tv nel programma “Made in Sud”.

D: Sei la protagonista di “Road to Calessi” di Marco Sommella, un film completamente indipendente. Il progetto non è ancora uscito nelle sale, puoi darci qualche anticipazione?

R: E’ un thriller. Scritto molto bene, a mio avviso, ed interpretato altrettanto bene. Ho apprezzato la location: nei boschi al confine tra il beneventano e il Molise, una zona meravigliosa. Abbiamo girato in estate, si stava molto freschi. A livello umano, un’esperienza positiva: si era creata una sorta di comunità agreste … era uno spasso mangiare, ad esempio, il caciocavallo sull’erba come se stessimo facendo un picnic! Le riprese interessanti. Vorrei tanto vederlo in sala! Affronta un tema molto delicato: quello delle sette, dei sacrifici umani e del plagio di giovani ragazzi da parte di qualche malato di mente che, con una personalità sicuramente forte, riesce a muovere i fili delle vite altrui, fino a spezzarli.

D: Visto che hai così tanto tempo libero, sei riuscita a dedicarti anche alla scrittura!

R: Ma in realtà è la scrittura che trova me, mi trova sempre. Mi sento in debito con lei e anche un po’ in colpa, perché c’è tanto che vorrebbe uscire e io per paura non la faccio uscire. Però non può rimanere lì per sempre, prima o poi esploderà, indipendentemente dalla tua volontà.

D: E quindi è uscito “Anime pezzentelle” …

R: Sì, il mio primo romanzo. E non sarà l’ultimo, perché voglio scrivere e scrivere ancora …. Ma come? Anche questo? (Prende la copia del suo libro che conservavo nello zainetto e mi scrive una dedica molto carina). E’ nato come uno spettacolo di teatro di narrazione, poi mi sono accorta, mentre lo portavo in scena, che avevo bisogno di uno spazio più ampio, di un respiro più ampio rispetto al palcoscenico per i vari personaggi che potevo interpretare. Avevo bisogno della carta, che mi desse il senso dell’infinito a disposizione, per quanto in realtà non è che sia lunghissimo (169 pag. Edizioni L’erudita). E’ un libro che condensa una lunga storia, un lungo percorso di formazione, di crescita personale del personaggio. Ho tentato di raccontare per immagini, come in un film. Mi sono concentrata su quante volte la vita ci costringa a cambiare e come fare per sopravvivere.

Il parlare della scrittura sembra averle dato linfa vitale: la vedo illuminarsi di una nuova luce; la ricerca dell’infinito attraverso la parola è un’impresa ardua, che farebbe paura alla stragrande maggioranza degli esseri umani. Ma lei non ne è spaventata, ha solo l’impressione di non essere all’altezza. Molto pragmatica,  autocritica, ma sognatrice e pindarica allo stesso momento. Una contraddizione affascinante, che è piacevole seguire, ma in cui è facile perdersi.

D: Nel frattempo, sei stata coinvolta nel cortometraggio “La condanna dell’essere”, che verrà proiettato sabato 18 febbraio al Duel Village Caserta …

R: Adriano Morelli, il regista, ha una maniera di raccontare in maniera onesta. Non vuole prendere in giro lo spettatore, non usa filtri, tattiche. E’ molto chiaro nella narrazione degli eventi e nel descrivere i sentimenti. E’ come se guardassi una cosa pulita anche se ti sta mostrando la cosa più sporca, come una perversione ad esempio. Una narrazione che ritorna all’origine. In questo corto ho un piccolissimo ruolo, ma è stato molto carino girare con lui, anche perché da qui è nata una collaborazione per il suo secondo cortometraggio; ancora non ha un titolo preciso, però in questo caso la collaborazione è a livello di scrittura. Non posso spoilerare molto, ma il tema principale sarà quello della ipocrisia.

D: Cinema, teatro, televisione, letteratura e la musica … la tua collaborazione con il pianista Marco Mantovanelli!

R: (Si illumina) Io e Marco, insieme a Luca De Simone, un grande percussionista, stiamo realizzando un progetto di narrazione e musica su “Anime pezzentelle”. Abbiamo preso una linea che possa scivolare e scorrere nel modo migliore possibile e che arrivi all’universale, più che nel dettaglio del fatto in sé, che tocchi l’esperienza che ognuno di noi può aver vissuto in un percorso. Ci rivolgiamo ad un pubblico il più vasto possibile, è un progetto fruibile da tutti. E’ interessantissimo vedere questi due mostri sacri creare in un attimo delle atmosfere, delle musiche. E’ bello perché, grazie al loro costante tappeto sonoro, sembra di vedere un film. Sono entrambi degli sperimentatori, non si limitano alla superficie. La storia parte a Napoli e loro hanno ricreato delle sonorità che rimandano alla classicissima musica napoletana, ma con un’interpretazione molto fresca. Ci siamo anche dati un nome: La logique du phantasme. E’ una definizione di psicologia che ha proposto Luca, che è uno psicanalista. E’ tutto quello che fa parte della tua vita a cui non riesci più a pensare razionalmente, dei traumi per esempio e che, sotto, lavora secondo una logica e ti spinge a fare delle cose. Andando ad analizzare, ci si rende conto che, alla base, sono sempre gli stessi meccanismi che tornano e ritornano. Un fantasma che opera e ti condiziona.

D: Prima di salutarci, una domanda alla Marzullo … anzi, più precisamente: Fatti una domanda e datti una risposta!

R: A quale luogo pensi di appartenere? Sicuramente la campagna. Non abbandonerei mai il mio lavoro, che amo da morire, ma liberarmi da tutti i fronzoli aggiuntivi e dal sistema mi renderebbe felice. Però non lo faccio perché siamo tutti legati ad un sistema che non ci permette di sganciarci. A questo punto mi chiedo: questo blocco che vedo è una scusa perché ho paura oppure è la verità? E secondo me è la prima (sorride).

Be … forse è davvero questa la tua strada: ritrovare le tue radici. Seguire il tuo istinto e dare un (nuovo) stravolgimento alla tua vita. Come già in passato, quando hai appeso le scarpette al chiodo per calcare il palcoscenico, ma per dare stavolta libero sfogo alle tue emozioni più celate, che non riuscivano ad essere espresse. Ti auguro che questo viaggio ti porti lì dove desideri, affinché tu possa trovare una serenità d’animo che ti meriti e che ti renda felice. In bocca al lupo!

Elena

Elena Starace: un’attrice alla ricerca di sé, attraverso l’infinito was last modified: febbraio 18th, 2017 by L'Interessante
18 febbraio 2017 0 commenti
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Cani
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

I cani al cinema

scritto da L'Interessante

Cani.

Il regista Thor Freudenthal  afferma che i cani piacciono molto al cinema  per via della loro personalità: pare siano in grado di “bucare lo schermo”

Oggi i cani sono ampiamente diffusi nei film e nei media digitali, ma erano molto presenti anche nel cinema delle origini.

Un illustre esempio è “Vita da cani” del 1918, con la locandina recante Charlot depresso  con  accanto un meticcio che gli rassomiglia.

Correvano gli anni 30 e  40 quando  “Pete the Pup”, bellissimo esemplare di american pit bull terrier  diveniva la mascotte dei bambini della serie di film Simpatiche canaglie, andata in onda per tantissimi anni.

Contemporaneo di Pete  è  “Rin Tin Tin”, il pastore tedesco preferito d’America  presente al cinema dal 1923 al 1931. Il primo cane attore ad interpretare Rinty  fu trovato cucciolo da un soldato americano in un canile bombardato dai tedeschi,  alla fine della prima guerra mondiale.

Invece dal famoso racconto di Eric Knight  “Torna a casa Lassie” nel  1938 , prende origine sul grande e  piccolo schermo la storia del nobile collie più longevo del mondo.Sul set si sono alternati otto collie maschi nel ruolo di protagonista che però originariamente  era femminile.

Nel 1992 sotto la direzione di Brian Levant prende vita “Beethoven”,  il San Bernardo le cui avventure maldestre  hanno portato il sorriso sul volto di tantissimi bambini .

Il 2008 è l’anno di “Io&Marley”  film  diretto da David Frankel,  basato sull’omonimo romanzo di John Grogan, interpretato da Owen Wilson e Jennifer Aniston. “Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati. Un bastone marcio per lui è sufficiente, a un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido, se gli dai il tuo cuore ti darà il suo”, dirà il protagonista nell’epilogo del film.

Nell’anno successivo esce nelle sale il film Hachiko, diretto da Lasse Hallstrom con Richard Gere, ispirato alla storia vera del cane giapponese Hachiko . La trama racconta del rapporto indissolubile tra l’akita e il professore di musica Parker Wilson. Ogni giorno il cane accompagna il proprietario alla stazione e questa abitudine non cambierà anche dopo la morte improvvisa del professore: il cane continuerà ad aspettarlo in stazione per circa nove anni.

Spesso purtroppo le sorti di una razza sono legate al cinema; dalle intense campagne di marketing che accompagnano l’uscita di questi film scaturiscono sia successi commerciali sia tragedie domestiche. Ne scatta  spesso la moda inconsapevole com’è avvenuto nel caso dei dalmata ne “La carica dei 101”.

Tutto ciò si verifica perché chi acquista quella determinata razza è convinto che il cane abbia tutte le doti e i comportamenti promossi dal film; da qui nasce la frustrazione per l’aspettativa delusa o l’amarezza di relazionarsi con un soggetto diverso dall’attore. Ma l’errore è tipicamente umano; è nostra la proiezione. E’ nostra l’aspettativa. E’ nostra la romanzata.

È giusto scegliere un cane con delle predisposizioni di razza che pensiamo ci siano congeniali; ciò però non significa aspettarsi di trovare un soggetto addestrato per competenze specifiche di un film.

È consapevole della scelta chi chiede, s’informa, visiona nella realtà cosa quel cane rappresenti. Sarebbe utile raccogliere informazioni sui blog degli allevatori o ancor di più parlare direttamente con proprietari di quella razza che possano dirci il loro amico a quattro zampe che tipetto è.

Una scelta errata può ricadere su un sistema famiglia intero, e soprattutto sul cane che rischia di finire nella gabbia di un canile.

I cani al cinema was last modified: febbraio 16th, 2017 by L'Interessante
16 febbraio 2017 0 commenti
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napoli
CalcioIn primo piano

NAPOLI A MADRID: I GIOCATORI SCONFITTI CON ONORE, DE LAURENTIIS VERO DISONORE. NOTA STONATA IN UNA SERATA CHAMPIONS

scritto da Walter Magliocca

napoli

Napoli: De Laurentiis vero sconfitto della serata

Dopo la gara, persa per 3 – 1 sul campo, ai microfoni Mediaset  De Laurentiis dimostra di poter essere un buon presidente fino al massimo in lega pro (serie c). Ma la champions non è un terreno a lui adatto. Caduta di stile e parole fuori luogo in una bella serata di sport, dove il Napoli ha dimostrato, sul tappeto verde, di essere all’altezza, anche se con le debite differenze, dei più blasonati avversari.

“Ci è mancata la cazzimma – così ha esordito ADL – l’unico ad aver dimostrato di possederla è stato Insigne. Gli altri non esistevano”. L’esordio si commenta da solo. Alla sua altezza.

E poi giù con esternazioni di pessimo gusto che hanno suscitato perplessità ed esplicite espressioni di disappunto in Arrigo Sacchi, suo interlocutore rimasto senza parole e tacitato dall’incalzare delle frasi senza senso e non aggiungendo altro per non offendere il presidente. ADL che in quel momento ha dimostrato di non essere all’altezza del comportamento avuto dalla squadra in campo nonché dai tifosi sugli spalti e fuori dallo stadio.

“Non voglio entrare in questioni di natura tecnica” il suo esordio (e meno male, ci viene da dire) salvo poi, come capita sovente, smentire se stesso e aggiungere:

“Non si ha il coraggio di cambiare modulo, tattica e uomini. Non sono queste le partite dove fare esperimenti ma in campionato si dovrebbe provare a  valutare alternative. Gli eventuali punti persi potrebbero essere recuperati nel corso della stagione”. Chiaro il riferimento a Sarri e a Mertens “Elementi che hanno illuso schierati in ruoli non di pertinenza”.  

“Non conta il valore economico dei giocatori e ingaggi fuori da ogni logica. Il Napoli di Mazzarri, schierando giocatori come Aronica e Grava, ha giocato al pari del Chelsea che ha poi vinto la champions. Mentre ora con una rosa più ampia e competitivae con un monte ingaggi aumentato del 100%  non è ammissibile avere un simile atteggiamento sul terreno di gioco. Alcuni giocatori in campo non sono esistiti. Il modulo ed alcuni giocatori andavanocambiati”.

Sarri rizelato e visibilmente furente

La risposta di Sarri non si è fatta attendere, dopo che gli era stato comunicato il messaggio del presidente. “A Castelvolturno ci sono io ed io decido. Il presidente nella sua qualità di maggiore esponente della società può dire ciò che vuole. Ma preferirei, comunque, che lo dicesse direttamente a me e lontano dai microfoni”.

A poco serve il mal riuscito tentativo dell’addetto alle comunicazioni del calcio Napoli, Lombardi, di giustificare le parole ingiustificabili dette dal presidente e che sarebbero state interpretate in modo errato.

Sarri, nonostante sia tacciato di non essere un buon comunicatore, in questa occasione si è comportato in modo ineccepibile e corretto. Mentre il presidente….  Meglio tacere, soprattutto, se non si ha la competenza ed i numeri per muovere osservazioni  tecniche all’allenatore.

Sarri ferito nell’orgoglio avrebbe potuto e dovuto emulare Zoff

L’attacco del presidente potrebbe trovare una giustificazione nelle voci di mercato che vorrebbero l’allenatore sulla via di Torino, sponda Juventus. Sbagliato tempi e modalità.

Comunque, per fortuna della squadra e dei tifosi napoletani che Sarri non sia come Zoff. Come si ricorderà, il portierone, nella qualità di allenatore della nazionale, ai campionati europei del 2000, si dimise dopo le “contestazioni tecniche” dell’allora presidente del consiglio e maggiore azionista del Milan, Silvio Berlusconi. Se Sarri avesse fatto o facesse come Zoff, sarebbe simpatico vedere sulla panchina del Napoli il presidente De Laurentiis. Finirebbe di ridere sarcasticamente, anche dopo una sconfitta certamente addebitabile ai suoi mancati investimenti sul mercato. E inutile sarebbero tutte le scuse e le giustificazioni mostrando conti in attivo ed investimenti in chiave futura. Tanto al futuro non cisi arriva perché i migliori vanno sempre via (Cavani, Lavezzi, Higuain.. ).

Con coerenza si facesse da parte trovando un buon acquirente (con maggiori possibilità economiche  e senza pretendere la luna) per se stesso  e per la città di Napoli attualmente non ben rappresentata.

Ma il piatto è troppo succulento. E il cinema non basta. Anzi….

Dichiarazioni che potrebbero rovinare una stagione

Questa polemica, tra l’altro inutile, potrebbe avere conseguenze letali per il prosieguo della stagione. I giocatori sonocon l’allenatore e si spera che non perdano l’unità del gruppo. Altrimenti ….

La squadra non ha demeritato ed al ritorno può dire la sua

A Madrid il Napoli ha giocato alla pari dei più quotati avversari venendo meno proprio nei giocatori con maggiore esperienza (leggi Mertens, Albiol, Koulibaly e Callejon). Al ritorno si potrebbe sovvertire il pronostico. Ma al San Paolo, paradosso, sarà ancora più difficile che al Bernabeu.

Impresa ardua. Ma la squadra ha il dovere di provarci per il pubblico che il prossimo 7 marzo riempirà lo stadio in ogni ordine di posti.

E, in quel caso, il presidente, invece di parlare, conterà l’incasso.

Ed è questa la cosa che Aurelio De Laurentiis sa fare meglio.

NAPOLI A MADRID: I GIOCATORI SCONFITTI CON ONORE, DE LAURENTIIS VERO DISONORE. NOTA STONATA IN UNA SERATA CHAMPIONS was last modified: febbraio 16th, 2017 by Walter Magliocca
16 febbraio 2017 0 commenti
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napoli
CalcioIn primo piano

NAPOLI – REAL: VENNE IL GIORNO TRENTA ANNI DOPO

scritto da Walter Magliocca

napoli

Poche ore per porre fine all’ansia

Finalmente tra poche ore si scenderà in campo. L’attesa spasmodica per la prima sfida di champions league contro il Real sta per finire. Alle 20,45 calcio di inizio.

Riti scaramantici ed esasperazioni

Ma facile a dirsi “tra qualche ora”. L’attesa è ancora lunga. La tensione calcistica e sportiva alta. Prima dell’orario si darà inizio ai riti propiziatori, alla concentrazione sul match, alla visione dei filmati del passato ed a quelli presenti per entrare ancor più nel clima partita.

Chi è a Madrid, i diecimila azzurri hanno letteralmente invaso il capoluogo spagnolo, è già in clima. Qualche video, qualche telefonata per far comprendere che l’atmosfera è davvero coinvolgente. Anche i madrileni, abituati a vivere questi prepartita e comunque più abituati a vivere serate champions, si stanno facendo trascinare nel vortice gara, dalla presenza e dal tifo dei napoletani che hanno colorato di azzurro le strade del centro, Plaza Mayor e Puerta del Sol. Tra poco il fiume azzurro si sposterà per Paseo de la Castellana e nella metro, guarda un po’ linea bleu, per raggiungere il Santiago Bernabeu. Chi è a Napoli è già invasato, immerso nella sfida. Non vede l’ora che si faccia l’ora. Televisioni accese dalle ore 20,00. Per non perdere ….. il segnale. 

Ore 20,00 la città verso Real – Napoli

A Napoli tanti i locali che hanno organizzato la serata per consentire la visione dell’incontro. E sicuramente si udirà il tifo e riecheggeranno i cori da stadio. Un giorno all’improvviso ritornò Napoli Real. Ma in molti non muteranno le proprie abitudini per scaramanzia. Stessa casa, stessi posti, stessi amici. I giocatori in campo è vero, ma l’influenza dei riti propiziatori conta in maniera addirittura preponderante.  

Ore 20,45 la città chiude

Al fischio di inizio in città strade deserte e cori. Chi non ama il calcio (questa sera saranno in pochi perché anche chi non è un abituè vorrà vedere la squadra in campo per un appuntamento in ritardo di trent’anni) potrà godersi la città di Napoli in maniera più appagante di un primo gennaio alle ore 8,45. Ma saranno veramente pochi. Trent’anni sono passati da quando il Napoli di Maradona giocò con il Real Madrid nel doppio confronto del settembre 1987 e che fu eliminato da episodi. Era più forte ed avrebbe fatto molto cammino nella competizione continentale. I meno giovani lo ricordano, i più giovani lo hanno potuto acclarare dalle immagini più volte trasmesse in questi giorni.

Anche i giocatori presi dalla febbre Real. Tutti a Madrid. Pepe Reina ha chiesto 45 biglietti all’amico Sergio Ramos

Tutti i giocatori sono stati convocati per la trasferta spagnola, anche chi non è in lista Champions, come Tonelli. Famiglie al seguito, oltre amici ed affini. Questo clima non giova all’impatto gara. Sembra più una gita da non perdere. Pepe Reina, amico di molti giocatori madrilisti ha formulato un’insolita richiesta a Sergio Ramos: 45 biglietti per il match di questa sera. E l’amico, pur tra molte difficoltà, lo ha accontentato. Pepe non poteva deludere i “fratelli” napoletani.

Lui spagnolo, è vero, ma oggi solo napoletano e …azzurro.

Un giorno …. all’improvviso di buon auspicio, come i risultati di ieri

Il 15 febbraio, nell’antichità, veniva festeggiata la festa romana dei Lupercalia, per allontanare gli spiriti maligni, purificare la città e donarle salute e fertilità. Servirà, quindi, per allontanare i tanti “gufi” che ci saranno, propiziarsi SanTiago Bernabeu e San Paolo (per il ritorno) e ricevere fertlità sportiva in termini di reti e salute ai giocatori ed ai ….. tifosi.

Facendo i debiti scongiuri, l’inversione di tendenza dei risultati nella prima giornata degli ottavi di champions league, potrebbero essere di buon auspicio per il Napoli. Il Paris Saint Germain ha liquidato il Barcellona con un poker di reti ed il Benfica, avversario già battuto dagli azzurri nelle qualificazioni, ha avuto ragione con il minimo scarto del Borussia. Incrociare le dita e sperare è d’obbligo.

Maradona protagonista anche quando non va in campo. Niente carica ai giocatori prima di scendere in campo.

Sarri auspicava che Maradona potesse parlare con i giocatori nel prepartita per infondere una carica ancora maggiore. Il campione, invece, ha trascorso qualche ora presso il commissariato. Interrogato dalla polizia spagnola per una presunta aggressione alla fidanzata Rocio Oliva. Serata e notte di litigate e aggressione tali da spingere il direttore dell’albergo a chiamare le forze dell’ordine. Tutto rientrato per mancanza di querele. Diego ha sminuito l’accaduto ed oggi parteciperà al pranzo con i presidenti delle due squadre.

Ma, il discorso auspicato dal mister, forse non lo farà. 

L’ex pibe non si smentisce mai.

NAPOLI – REAL: VENNE IL GIORNO TRENTA ANNI DOPO was last modified: febbraio 15th, 2017 by Walter Magliocca
15 febbraio 2017 0 commenti
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