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Categoria

Attualità

Pulse
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Pulse, Orlando: ecco perchè gli omosessuali non dovrebbero aspirare al matrimonio

scritto da Roberta Magliocca

Pulse

Orlando. Come Charlie Hebdo fummo, oggi Orlando siamo. Come bandiere francesi e belghe abbiamo esposto nelle nostre case virtuali fino a qualche mese fa, oggi i colori americani diventano i nostri. Esprimiamo vicinanza in questo modo, esorciziamo quella paura che a nessuno ha mai evitato quell’assordante silenzioso pensiero “Domani potrebbe toccare a me”.

Non chiamatela follia

Già, perchè domani davvero potrebbe capitare a noi. Dopo le lacrime iniziali, subito è partita la difesa del mondo islamico. Al grido di “L’Islam non c’entra niente, l’Isis è solo un gruppo di folli” si cerca di non fomentare l’odio e di evitare danni ben più gravi di qualunque attentato. E ben si fa, certo. Ma anche nel tenere calmi gli animi non dobbiamo rischiare di ottenere l’effetto contrario, ossia abbassare la guardia e sottovalutare il pericolo.

Perchè se è vero che l’Islam, nella sua origine e nella sua evoluzione, non contempla omicidi di massa, è anche vero che – per interessi economici e di potere – c’è chi se ne sta servendo con lucidità e maestria, dimostrando al mondo intero che non ha limiti, nè confini di sorta, nè muro che lo possa fermare.

Quindi non chiamiamola follia, perchè se tale fosse stata non sarebbe andata così lontano, non conteremmo i morti che oggi contiamo. Nessuna follia. Lucidità spietata, crudele intelligenza, orribile teatrino dove chi muove i fili non ha nessuna intenzione di fermarsi qui.

Se abbiamo paura, facciamo bene ad averne. Non sentitevi in difetto rispetto ai tanti – troppi – che si dicono sicuri perchè convinti di pazzia per gli spietati aguzzini.

La vita non si deve fermare di fronte le tragedie, ma la paura è giusta. Perchè il nemico c’è. E non è folle, per niente folle.

Pulse, simbolo omosessuale da abbattere

La tragedia del Pulse, di certo, ha trascinato con se anche eterosessuali. Questo perchè, nel 2016, si sta tentando sempre di più di abbattere muri ed etichette e quelli che prima erano bar notturni destinati solo agli omosessuali, lontani dalle persone “normali”, oggi diventano locali frequentati indipendentemente dall’ orientamento sessuale.

Ma il Pulse, comunque, era un simbolo. Il simbolo di un’omosessualità da sradicare da quel mondo perfetto che l’Isis – nella sua tremenda visione del mondo – vuole costruire, distruggendo tutto il resto.

Omicidio culturale, dunque. Allora perchè? Perchè gli omosessuali scendono ancora in piazza per il riconoscimento di un’identità culturale che altro non è se non la barbarie del mondo?

Scrivo da giornalista che – da quando ha ragione – ha sempre combattutto per i diritti degli omosessuali, sempre in piazza accanto a loro affinchè si equiparasse la loro condizione alla nostra. Dopo il Pulse non lo farò più.

Perchè se la tragedia di Orlando è l’estremismo della violenza, ogni giorno ci sono violenze più sorde e senza sangue, che pure sono violenze. La discriminazione, il sentirsi eletti e superiori solo perchè etero, l’uccidere la propria moglie – un delitto ogni due giorni – solo perchè vorrebbe chiudere la porta dietro di sè.

É davvero questo che volete? Il riconoscimento di un’istituzione violenta, retrograda, cristiana anche quando civile, che definisce i ruoli ben distintamente tra cucina e accudimento dei figli e uffici e gestione delle finanze casalinghe. É proprio questo il modello a cui aspirate, è questo il coronamento del vostro amore?

Dopo il Pulse, sarò disposta a scendere in piazza solo accanto a quegli eterosessuali che combatteranno per l’abolizone del matrimonio. Dopo il pulse combatterò insieme a quelle persone – etero e omosessuali – che scenderanno in piazza per la libertà. Libertà da ogni religione, ogni vincolo contrattuale.

L’amore non ha bisogno di fedi, nè di firme, nè di pistole.

Roberta Magliocca

Pulse, Orlando: ecco perchè gli omosessuali non dovrebbero aspirare al matrimonio was last modified: giugno 14th, 2016 by Roberta Magliocca
14 giugno 2016 0 commenti
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caserta
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Caserta, ennesima aggressione. Viale Carlo III, la storia infinita

scritto da L'Interessante

Caserta

Caserta

Se si trattasse di una fiction da prima rete, staremmo raccontando uno degli episodi di narrazione cruciale, ma purtroppo la cronaca è realtà, anche quado si glissa sulla perseveranza.

Nella notte tra sabato e domenica scorsi, mentre Caserta prestava attenzione alle amministrative in corso, in viale Carlo III si consumava l’ennesima aggressione

È stato lo spaccio il detonatore primo dell’accaduto: durante un ‘operazione di semplice osservazione per la tutela della zona, un giovane extra comunitario, intercettato dai militari, è stato richiamato a disciplina e perquisito dai carabinieri di Marcianise.

 Dopo un lungo inseguimento il ragazzo è stato raggiunto e sottoposto alla normale procedura di controllo. Addosso allo straniero sono stati trovati alcuni grammi di sostanza stupefacente. È da questa indifendibile azione di reato che è partito lo scontro consumatosi a danno delle forze dell’ordine.

 Colto in flagrante, infatti, il fermato si è ribellato in maniera decisa, colpendo con violenza uno dei  carabinieri in servizio, costretto poi a sottoporsi alle cure del pronto soccorso.

 Al momento non si conosce nulla di più sulle sorti dell’identificato che è stato trattenuto nelle camere di sicurezza della compagnia di Marcianise per rispondere, oltre alle accuse di spaccio, all’aggressione a danno di un pubblico ufficiale.

Si fa fatica, stando ai meccanismi in atto negli ultimi tempi, a considerare anche questo episodio come fosse un caso isolato. Anche se qualcuno potrebbe considerarla una conclusione affrettata, molto vicina ad un’illazione priva di radici, l’accaduto lascerebbe intendere che l’affare di spaccio stia coinvolgendo, senza riserve, gli extracomunitari occupanti la zona di riferimento.

Uno scenario, quello facilmente deducibile, che più dei micro episodi si sta rivelando un vero e proprio sistema, in cui si mischiano continuamente i ruoli di vittima e carnefice, la cui gestione sembra sfuggire continuamente di mano a chi dovrebbe muoversi in direzione di un qualche intervento che stia lontano dall’assuefazione al caso.

Michela Salzillo

Caserta, ennesima aggressione. Viale Carlo III, la storia infinita was last modified: giugno 8th, 2016 by L'Interessante
8 giugno 2016 0 commenti
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supplenti
AttualitàIn primo pianoParliamone

Supplenti eterni. A fine anno si tirano le somme

scritto da L'Interessante

supplenti

Non solo capodanni innaffiati di alcool e buoni propositi disattesi già qualche minuto dopo la mezzanotte. Ci sono dei fine d’anno che non hanno nulla  a che vedere con i Dicembre imbiancati, cappotti abbottonati e lucine intermittenti.

Qualche fine d’anno arriva più silenziosa, più amara, più calda e decisamente meno rilassata.

É la fine d’anno degli insegnanti, quelli che tanti esami all’università non bastano, quelli del tfa per saggiare una preparazione che avrebbe già dovuto essere palese nelle due discussioni di tesi, quelli che post tfa anche il concorso perchè Dio non voglia non conoscano quanti anni abbia avuto Catullo quando ha contratto la varicella.

Sono gli insegnanti che vorrebbero solo stare con i ragazzi aldilà di qualunque demagogia spicciola e psicologia fai da te.

Ma come fanno ad insegnare ai nostri figli la speranza del futuro se non si da prima a loro la possibilità di crearselo un futuro. Come possono – come vorrebbero – gridare tra i banchi di scuola “Ehi, la cultura è importante”, quando gli anni ed anni di cultura che hanno alle spalle sta portando loro solo tanta precarietà e confusione.

Ci ha scritto una tra gli eterni supplenti:

Oggi era (quasi) l’ultimo giorno di scuola di un anno a dir poco paradossale. Un anno fatto di nuove esperienze, nuove colleghe, nuove conoscenze nella giungla dei punti e dei meccanismi della scuola pubblica. Posso dire di esserne uscita indenne, ma non riesco a gioire come alla fine degli altri anni scolastici. Si perché, questo 2015/16 mi ha lasciato un vuoto relazionale come nessun altro, un vuoto fatto di belle facce di circostanza con le colleghe non potenziatrici, con le veterane, con tutti coloro che pensano che noi dobbiamo solo ringraziare per essere entrate. Nessuno di loro si è preoccupato della frustrazione di girare classe ad ogni ora, di tenere testa a bambini per i quali sei più  sconosciuta del collaboratore. Nessuno ha tenuto conto della orribile sensazione di essere l’eterna supplente senza collocazione, senza materia, senza registro, senza programmazione, sempre ospite. Ma la mancanza più dolorosa è stata quella di gruppo: non avere amiche con cui ridere, confrontarsi, inciuciare e chiacchierare senza diplomazia è stato il “regalo più grande di questa bellissima fase”

Eppure dovremmo essere lungimiranti. Perchè solo gli insegnanti possono uccidere le mafie, combattere il terrorismo, abbattere i muri. Solo loro. Se solo questo paese gli permettesse di farlo.

Supplenti eterni. A fine anno si tirano le somme was last modified: giugno 7th, 2016 by L'Interessante
7 giugno 2016 0 commenti
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moda
AttualitàIn primo pianoParliamone

Moda anoressia? La Francia dice no!

scritto da Roberta Magliocca

“Sfatiamo il mito secondo il quale le modelle sono stupide. Sono ragazze intraprendenti e indipendenti, imprenditrici di loro stesse. Ma sfatiamo anche il mito della moda che afferma che le modelle sono belle”.

Così, qualche mese fa, durante la trasmissione del simpaticissimo Pif, Il Testimone – in onda su MTV – si esprimeva un manager di moda, che questo mondo lo conosce bene. La Francia sembra essersene accorta prima degli altri. Oliver Véran, infatti, deputato della maggioranza socialista, ha promosso una battaglia contro il messaggio che la moda di tutto il mondo, soprattutto quella che sfila in passerella, manda a chi, dall’altra parte dei riflettori, sta a guardare e, troppo spesso, ad imitare. Accanto a Véran, scende in campo anche il Ministro della Salute francese Marisol Touraine. E se da un lato il messaggio “Tondo è bello” può essere soggettivo, il disperato appello “Anoressia è malattia” non solo è scientificamente obiettivo, ma deve essere necessariamente condiviso ed urlato.   

La moda, da sempre, ci dice che se vogliamo essere accettati dal lato bello del mondo, dobbiamo seguire canoni, colori e taglie ben precisi, altrimenti si è out. Ed i colori possiamo farceli anche piacere, ma le taglie? Indipendentemente dalla bellezza, siamo sicuri che una taglia 38 – di un corpo di circa 180 cm di altezza – sia il giusto messaggio da mandare a ragazzine adolescenti che cercano solo di essere accettate?

Per un attimo smetto i panni della giornalista e vesto i panni – larghi, larghissimi – di una donna che da sempre ha dovuto fare i conti con i suoi chili di troppo. Entrare nei negozi e non trovare la propria taglia significa solo una cosa: la moda a te non ha pensato, la moda non sa che esisti, la moda quelle come te non le accetta. E te ne fai una ragione, inizi a credere che se sei oversize la colpa è tua.

Ma davvero è una colpa? Lungi da me essere io stessa autrice dell’ Elogio all’abbuffata, perché al pari dell’anoressia, l’obesità è una malattia. Ma dalla taglia 38 alla taglia 56 c’è una via di mezzo che si chiama normalità, c’è un corpo che dice “Sono al mondo, ho il diritto di esserci, tu – moda – hai il diritto di vestirmi e di accettarmi”.

Da tempo vediamo donne in oriente indossare il burqua pensando che subiscano un’ingiustizia inaccettabile, come una catena fatta di stoffa. Ecco, la taglia 38 in passerella è il burqua dell’occidente.

di Roberta Magliocca

Moda anoressia? La Francia dice no! was last modified: maggio 28th, 2016 by Roberta Magliocca
28 maggio 2016 0 commenti
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giovanni falcone
AttualitàIn primo piano

Falcone che pur morto, vive ancora

scritto da L'Interessante

Giovanni Falcone

Era un sabato di ventiquattro anni fa. Il sabato della giustizia in lutto, il giorno di una Capaci sconvolta, di una Sicilia spaccata in due.

Quel 23 maggio a perdere la vita, in un agguato commissionato da Cosa Nostra, furono Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. L’anno era il 1992.

 Come in un unico ingoio strozzato dalla cenere, le Fiat croma blindate furono sminuzzate per sempre dall’atrocità senza ritegno della Sicilia impronunciabile: la faccia oscura che primeggia sul resto, quella che alimenta verità, contraddizioni e pregiudizi.

Il coraggio di Falcone, la sua legittima paura sempre ammessa, morì e sopravvisse in un solo istante, quello in cui l’edizione straordinaria del TG1 annunciò l’accaduto quasi in diretta.

 Ciò che i giornali ritrassero il giorno dopo, fu un paese letteralmente sconvolto dai duecento chili di tritolo che annientarono centinaia di metri di asfalto, assieme ai sogni di libertà e reazione seminati dal pioniere più incorruttibile dei tempi.

Orrore, ucciso Falcone, titolava il Corriere della Sera, mentre La Stampa parlava di “Patria in pericolo”

Sono questi stessi annunci che oggi si agirono come fotocopie digitalizzate dal tempo e la modernità, per commentare memoria e risentimento. C’è la voce che si schiera dalla parte di chi rimpiange simili paragoni di audacia e chi invece lo ritiene un atteggiamento populistico inutile.

Il ricordo non è un click e la memoria è certamente qualcosa di più complesso di un link. È Una questione di coscienza, come  è chiaro che se non ci si sente parte di quella strage, è impossibile sentire sull’addome il peso dello scoppio, ma come Falcone stesso diceva:” chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.”

Dunque, se esiste una minima possibilità di non annegare in ciò che è stato taciuto, noi de l’interessante la cogliamo volentieri.

Ciao Giovanni.

Michela Salzillo

 

Falcone che pur morto, vive ancora was last modified: marzo 9th, 2017 by L'Interessante
23 maggio 2016 0 commenti
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sciopero
AttualitàIn primo piano

Sciopero Generale del Pubblico Impiego della Campania – Ecco quando!

scritto da L'Interessante

Sciopero Generale

Il prossimo 25 maggio 2016, in Regione Campania, si terrà lo Sciopero Generale dei Lavoratori Pubblici e Privati operanti nei Servizi Pubblici

L’astensione dal lavoro è stata indetta per dare seguito alla battaglia di Cgil,  Cisl e Uil  per arrivare al rinnovo dei contratti fermi da anni e per manifestare contro gli attacchi continui ai lavoratori che operano nel P.I. e nella P.A., contro la negazione della contrattazione economica e normativa e a favore della stabilizzazione del personale precario.

“L’obiettivo è sensibilizzare ulteriormente il governo e le Istituzioni – spiegano Zinno, Cristiani e Diana, Segretari Generali di Cgil, Cisl e Uil Funzione Pubblica Caserta  –  e chiarire che il rinnovo dei contratti è un DIRITTO per tutti i lavoratori!

E lo vogliamo fare attraverso la partecipazione attiva dei lavoratori, attraverso un confronto necessario con chi ogni giorno, e nonostante tutto, manda avanti con competenza e professionalità i servizi a persone e imprese. Vogliamo i contratti, vogliamo rinnovarli e vogliamo farlo subito”!

L’Attivo Unitario di Cgil, Cisl e Uil Funzione Pubblica Caserta si è riunito pet preparare i dettagli organizzativi della manifestazione, numerosi i pullman organizzati per l’appuntamento di Piazza del Gesù a
Napoli il 25 maggio. Le partenze sono previste da piazza Ferrovia in orario che sarà comunicato in tempo utile.

Sciopero Generale del Pubblico Impiego della Campania – Ecco quando! was last modified: maggio 23rd, 2016 by L'Interessante
23 maggio 2016 0 commenti
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io sto con la juve
AttualitàIn primo pianoSport

IO STO CON LA JUVE – LA CITTA’ SI MOBILITA PER SALVARE IL BASKET – MA GLI IMPRENDITORI LATITANO – NON SI ESCLUDE DEL TUTTO LA PISTA STRANIERA

scritto da Walter Magliocca

io sto con la juve

Io sto con la Juve caserta: la città si mobilita 

Si è tenuta presso lo store, un incontro per promuovere l’iniziativa e comunicare la realizzazione dell’associazione “IO STO CON LA JUVECASERTA”.

Nutrita la presenza di tifosi e professionisti, per cercare di coinvolgere tutte le forze cittadine per remare in un’unica direzione: salvare il basket a Caserta e reperire i fondi per far si che Lello Iavazzi possa iscrivere la squadra al prossimo campionato di Lega A. E non solo.

La squadra è della città e la città sta rispondendo. Ma di imprenditori disposti ad affiancare il presidente attuale e a far si che l’unica eccellenza cittadina (dopo la reggia, ma quella l’abbiamo già trovata altrimenti avremmo persa anche quella) continui a vivere.

Presenti i promotori, i giocatori Linton Johnson e Andrea Ghiacci e l’artista casertano Fausto Mesolella

Presenti i promotori dell’associazione “Io sto con la Juvecaserta”: Alfonso Tramontano e  Giancarlo Zaza d’Aulisio oltre ad Alfredo Scauzillo, titolare di Audio – corner in piazza Mercato, dove venerdì prossimo ci sarà un ulteriore incontro per informare sui risultati raggiunti.

Importantissima e significativa la presenza dei giocatori Linton Johnson e del capitano Andrea Ghiacci. Oltre che dell’artista casertano Fausto Mesolella che ha preannunciato un mega concertone con incasso da devolvere alla Juvecaserta.

E che non ha risparmiato una stoccata alle aziende che producono acqua minerale, le cui sorgenti si trovano sul territorio casertano a poca distanza dal Palamaggiò. “non c’è bisogno di una bottiglia, alla Juvecaserta basta un piccolo bicchiere d’acqua”. Ha concluso l’artista degli Avion Travel.

Mostrato il primo assegno di € 20.000, 00 versato sul conto della neo costituenda associazione.

Non tramontata del tutto la pista straniera, anche se molto diffcile da percorrerere anche per il poco tempo a disposizione.

IO STO CON LA JUVE – LA CITTA’ SI MOBILITA PER SALVARE IL BASKET – MA GLI IMPRENDITORI LATITANO – NON SI ESCLUDE DEL TUTTO LA PISTA STRANIERA was last modified: maggio 21st, 2016 by Walter Magliocca
20 maggio 2016 0 commenti
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caserta, viale carlo III
AttualitàCronacaIn primo piano

Caserta, Viale Carlo III: ancora paura, ancora intolleranza. Terra di nessuno

scritto da L'Interessante

Caserta

Caserta, Viale Carlo III. L’hanno definito il Far West del vialone, uno scontro fra italiani e stranieri

Come se fosse importante passare dai titoloni per rendere più degna la denuncia del fatto, una triste realtà che da sola richiama un danno sociale incontenibile.

Come un uragano senza sosta, l’attrito che coinvolge da tempo viale Carlo III aumenta a dismisura. Circa un mese fa, una nostra collega, reduce da un tentativo d’aggressione, aveva poi sfruttato il potere della comunicazione per esprimere il suo disappunto, insieme ad un innegabile sentimento di legittima paura. Dista, da oggi, poco più di una settimana l’ennesimo fatto increscioso: questa volta la vittima ci aveva rimesso un ricovero in ospedale, meritandosi, dai colpevolisti per difetto, qualche accusa di troppo che lo condannava a presunto provocatore della colluttazione.

  Da qui ha avuto origine la lite che qualcuno ha definito, incautamente, una minuscola battaglia tra fazioni etniche. Risale a sabato scorso la rivolta degli automobilisti riservata ai lavavetri della zona in questione. È bastata un’insistenza in più per far ribaltare la situazione, stavolta sono stati i conducenti a scendere dalle autovetture muniti di cattive intenzioni.

Ci ha rimesso un ragazzo senza permesso di soggiorno, l’aggredito è stato braccato da tre persone a suon di calci e pugni. Il punto dello scontro è stata, l’ormai tristemente nota, area del vialone in cui confluiscono i pochi semafori rimasti. Appena scattato lo stop, due lavavetri si sono avvicinati alla vettura senza che ne fosse stata richiesta la presenza. Una scena innocua, se non fosse per le imposizioni poco contestabili a cui ci hanno abituato le cronache dell’ultimo periodo. È accaduto tutto in pochi minuti sotto lo sguardo passivo degli altri passanti.

 Di fronte ad una tensione del genere, forse, parlare di razzismo diventa riduttivo dal lato della poca obiettività. Il problema dell’integrazione, per quanto urgente sia, non può essere confuso con la cattiva gestione dei fatti di delinquenza simili. È una routine così affermata che rischia di non fare neppure più notizia, una corda che si sta tirando da troppo tempo e rischia di spezzarsi in occasioni di conflitto ancora più gravi. Nonostante se ne parli tanto, le soluzioni rispetto al problema sembrano non voler arrivare e non si capisce per quale ragione. La violenza non va giustificata, e questa è un’ovvietà, né dall’una né dall’altra parte. Il cittadino è, però, innegabilmente abbandonato a se stesso, invasa da un’ illegalità che non ha nulla a che fare con la coesistenza civile, dinanzi a cui le autorità dovrebbero smetterla di elaborare inattività omertosa.

Michela Salzillo

Caserta, Viale Carlo III: ancora paura, ancora intolleranza. Terra di nessuno was last modified: maggio 19th, 2016 by L'Interessante
19 maggio 2016 0 commenti
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Bagnasco
AttualitàIn primo piano

Bagnasco predica, da che pulpito poi!

scritto da Roberta Magliocca

Bagnasco

Ci risiamo. La Chiesa non ne perde una di occasione per tacere. Potrebbe mostrare tolleranza, saggezza, equità, bene comune. Tutte cose che predica, ma che proprio non riesce a mantenere. O meglio, non vuole mantenere. 

D’altronde il potere, quello smisurato e senza limiti, quello incontrastato e incontrastabile, quello che mafioso si insinua nelle coscienze e manovra i fili, si ottiene solo con la disonestà e l’arroganza, con l’assoluta mancanza di buona fede, senza scrupolo di sorta. E soprattutto con la faccia tosta.

Perchè solo di faccia tosta si può parlare se Bagnasco – con coraggio e privo di vergogna – è riuscito ad affermare che:  

“Sempre più poveri in Italia  e una ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi, spesso anche corrotti. La povertà assoluta, investe 1,5 milioni di famiglie, per un totale di 4 milioni di persone, il 6,8% della popolazione italiana! Mentre la platea dei poveri si allarga inglobando il ceto medio di ieri, la porzione della ricchezza cresce e si concentra sempre più nelle mani di pochi, purtroppo a volte anche attraverso la via della corruzione personale o di gruppo”.

Chissà se in quei pochi corrotti e ricchi ha contato anche se stesso, i suoi colleghi dall’attico in centro, i suoi colleghi dalle mani sui bambini, il suo superiore dalle belle parole da un balcone protetto dal mondo, ben lontano da povertà e miseria. Ma no, troppo occupato a scagliarsi contro le unioni civili perchè di persone che amano non ne deve aver viste molte il signor Bagnasco, non può conoscere l’amore, troppo impegnato a salvare il suo potere e quello di una chiesa che teme di veder perdere sostenitori.

Il lavoro che manca – ha detto ancora –  la povertà, le dipendenze come quelle legate al gioco d’azzardo sono i problemi del Paese rispetto ai quali “la gente vuole vedere il Parlamento impegnato senza distrazioni di energie e di tempo, perché questi sono i problemi veri del Paese, cioè del popolo. Per questo non si comprende come così vasta enfasi ed energia sia stata profusa per cause che rispondono non tanto a esigenze, già per altro previste dall’ordinamento giuridico, ma a schemi ideologici.

E ancora una volta il Vaticano ha imbracciato pale e picconi per scavare un fondo che credevamo avesse toccato da tempo. E dovremmo smetterla un po’ tutti di giustificare tali comportamenti con la scusa di una chiesa che fa solo il suo mestiere e che non potrebbe esprimersi se non così. Quelle parole sono dettate dalla cattiveria e dalla sete di potere, dal Dio denaro e dalla stupidità umana. E Papa Francesco che si lamenta di uomini che pensano più a cani e gatti che ai propri fratelli bipedi. Si guardasse in casa, nella sua chiesa fatta di uomini e di nessun animale. Troverebbe la risposta.

Roberta Magliocca

Bagnasco predica, da che pulpito poi! was last modified: maggio 19th, 2016 by Roberta Magliocca
17 maggio 2016 0 commenti
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reddito DI AGRESTI
AttualitàIn primo pianoPolitica

DI AGRESTI: REDDITO MINIMO E POLITICHE GIOVANILI

scritto da L'Interessante

Di Agresti

Di Agresti (Capua Bene Comune): “Noi unici garanti del rinnovamento in città, reddito minimo e politiche giovanili concrete per arginare la fuga degli under 30 da Capua. Giunto il momento di una riscossa civica” 

Gianluca Di Agresti, candidato consigliere per la lista Capua Bene Comune a sostegno di Pasquale Frattasi come sindaco di Capua, è intervenuto sul delicato tema delle politiche giovanili e delle relative prospettive di occupazione. “La nostra città, che vive un
pessimo presente, sinora ha completamente rinunciato a prospettarsi un futuro. Le politiche di supporto alla condizione sociale degli under 30 negli ultimi 15 anni sono state insufficienti e totalmente inconcludenti, emblema di ciò l’istituzione solo formale di un organismo fantasma completamente vuoto di significato come il Forum dei Giovani.

Per questo lavoriamo –  aggiunge il segretario cittadino di Sel-Sinistra Italiana – attraverso il progetto politico di Capua Bene Comune, ad una prospettiva di rinnovamento radicale anagrafica, di volti e di idee, a partire dalla figura stessa del nostro candidato sindaco, Pasquale Frattasi. Ciò è testimoniato da un dato incontrovertibile: la nostra lista è quella con la media di età per candidato più bassa, a rappresentare che il cambiamento si esprime anche con la coraggiosa ed ambiziosa scommessa di puntare su profili di candidature di giovani impegnati nel sociale, nell’associazionismo e nell’attivismo che possano portare linfa vitale ad un dibattito politico pubblico sempre più incentrato sui personalismi e sugli scontri fra blocchi di potere piuttosto che sulle misure concrete da mettere in campo per il riscatto di Capua. Un’idea
di impegno politico giovanile decisamente antitetica rispetto a quella delle amministrazioni passate e delle coalizioni presenti, che hanno relegato e relegano i giovani a manovali da campagna elettorale”

Di Agresti delinea i nodi focali di sviluppo della proposta programmatica di Capua Bene Comune “uno dei nostri compiti al governo della città sarà quello di creare le condizioni finalmente affinché il lavoro sia un diritto e non un privilegio, per evitare la Diaspora dei nostri giovani dopo essersi diplomati o laureati, per puntare al rilancio della città. Ci sono tutte le condizioni perché Capua torni finalmente città d’arte, di studi ed anche di ricerca come in passato, creando un Patto tra Amministrazioni Pubbliche, università e realtà produttive affinché la città possa fungere da polo di eccellenza per la ricerca, l’innovazione tecnologia, la green economy, le fonti rinnovabili e le energie eco-compatibili, oltre che per cultura e turismo”.

Per il candidato alla carica di consigliere per Capua Bene Comune, espressione della sinistra cittadina, il tema delle politiche giovanili è strettamente legato alla questione del reddito: “Capua è l’unico Comune della provincia che ha approvato una delibera di sostegno alla proposta di legge regionale di iniziativa popolare per
istituire il Reddito minimo garantito in Campania grazie all’opera dei consiglieri di opposizione Antonio Gucchierato e Pasquale Frattasi. La differenza tra i paladini dei diritti su Facebook e chi lavora concretamente sul territorio per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Con un reddito dignitoso – conclude Di Agresti – si
minerebbe la logica del voto di scambio che spesso ha caratterizzato i territori di Caserta e provincia e di tutta la
Regione Campania. E’ giunto il momento di una vera riscossa civica e politica in città: cacciamo i mercanti dal tempio e trasformiamo la casa comunale in un luogo di reale confronto e dibattito da restituire a tutto il popolo capuano!”.
Gianluca Di Agresti Capua Bene Comune

DI AGRESTI: REDDITO MINIMO E POLITICHE GIOVANILI was last modified: maggio 16th, 2016 by L'Interessante
16 maggio 2016 0 commenti
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