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Napule è
In primo pianoParliamone

Napule è…i luoghi di Pino Daniele

scritto da L'Interessante

Napule è – Pino Daniele

Martedì 29 marzo alle 18,00 presso la libreria Vitanova (viale Gramsci, 19) le associazioni “Donne a testa alta” e “Al centro delle arti” presentano il libro  “Napule è … i luoghi di Pino Daniele” (Rogiosi editore) dei giornalisti Carmine Aymone e Michelangelo Iossa. Il volume è impreziosito dalle fotografie di Dino Borelli e dalla prefazione di Phil Palmer uno dei più grandi chitarristi del mondo, negli ultimi anni amico e collaboratore di Pino Daniele. Dopo l’introduzione del giornalista e scrittore Piero Antonio Toma, ne parleranno con i due autori, Giovanna Fiume, presidente dell’Associazione “Donne a testa alta” e la giornalista Roberta D’Agostino.  

“ Napule è… i luoghi di Pino Daniele” (Rogiosi Editore) è un viaggio alla scoperta della Napoli musicale che ha forgiato e ispirato l’arte di Pino Daniele

Un percorso, diviso in quattro capitoli, nella ‘città dei mille culure’: da Santa Chiara a Santa Maria La Nova, da via San Sebastiano (“la strada della musica”) al Castel dell’Ovo, passando per Via Toledo – Via Roma e Piazza del Plebiscito, fino a giungere al mare, proprio come un ruscello che dalla collina sfocia tra le onde di acqua salmastra del Golfo.
La genesi delle prime canzoni del mascalzone latino, le passeggiate lungo le strade di Napoli, il legame con la città, l’amicizia con l’altro ‘cuore ribelle’ Massimo Troisi e la loro “Quando”: il mercato e i vicoli di “Furtunato”, i ragazzini intraprendenti di “Ué Man”, l’incanto di “Jesce Juorno” e il risveglio con il profumo di “‘na tazzulella ‘e cafè” aspettando ‘a bella ‘mbriana “appisa a’nu filo d’oro”.

In queste pagine c’è Napoli con le sue pietre, il suo cielo, i suoi monumenti, le sue leggende, le sue storie, i suoi profumi, le sue contraddizioni, i suoi personaggi … c’è’l’arte di Pino, figlia di questi elementi del capoluogo partenopeo.

“’Napule è… i luoghi di Pino Daniele’ – spiegano gli autori – nasce dal nostro desiderio di narrare per ricordare un’assenza. Un’idea realizzata in occasione del ‘Maggio dei Monumenti 2015’ in collaborazione con l’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Napoli e con la mostra internazionale ROCK!. Un’idea diventata anche una docufiction realizzata dal Centro Produzione RAI – CPTV di Napoli con la regia di Gino Aveta sempre in occasione del ‘Maggio dei Monumenti 2015’.

A parlare, a raccontare, sono le pietre, i monumenti, le meraviglie architettoniche e naturali di questo straordinario lembo di terra che prende il nome dalla Sirena del canto, Partenope, immortalate dagli scatti di Dino Borelli: il luogo dove l’azzurro del cielo bacia quello del mare. Le pietre racchiudono passioni, pensieri, affetti, sofferenze, aspirazioni. Dietro le forme di una Basilica con i suoi tesori, dietro il marmo di una scultura, dietro il profumo del mare o del caffè si nasconde il richiamo a un pezzo di storia che è l’anima e la memoria collettiva di una comunità. Siamo partiti proprio dalle pietre, dal monumento, dalla Storia, per narrare frammenti di vita che hanno ispirato le canzoni del nostro lazzaro felice”.

Napule è: segue caffè di benvenuto.

Info 081.19500886  libreria.vitanova@libero.it

Napule è…i luoghi di Pino Daniele was last modified: marzo 31st, 2016 by L'Interessante
27 marzo 2016 0 commenti
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Uovo
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Uovo di Pasqua: tra sacro e profano

scritto da L'Interessante

Uovo

Che si tratti di bambini o di adulti con residui da infante nostalgico, nessuno è disposto a negarsi un simile peccato di gola: di ogni dimensione, a latte o fondente, decorato o tradizionale, l’ uovo di cioccolato è la sorpresa che tutti si aspettano.

Divenuto nel tempo simbolo primo della festività religiosa, meglio intesa come ricorrenza celebrativa la resurrezione di Gesù Cristo, ha avuto tratti simbolici sin dai tempi più antichi.

 L’uovo, che propone una leggera similitudine con un sasso privo di vita, è stato più volte associato  al sepolcro. Gli oggetti contenuti nel guscio, inoltre, simboleggerebbero una nuova vita pronta ad imporsi su ciò che sembrava tratto dalla fine.

 È in quest’ottica quindi che trova accoglimento l’idea simbolica di resurrezione.

Secondo alcune credenze pagane, invece, il cielo e la terra erano visti come due emisferi separati ma relazionanti che, nella loro univoca comunicazione, creavano un disegno circolare a forma di uovo.

Per gli egizi rappresentava addirittura il fulcro dei quattro elementi dell’universo, un punto d’appoggio per l’acqua, l’aria la terra ed il fuoco.

Nella tradizione della cultura persiana era diffuso lo scambio di uova di gallina, un rito correlato con l’arrivo della stagione primaverile, il cui avvento veniva inteso come buon auspicio di fertilità.

È di origini medievale la diffusione delle uova decorate, all’epoca venivano donate in regalo alla servitù, ma tutt’oggi risultano molto in voga fra le alternative artigianali legate alla produzione del cioccolato pasquale.

È ingegno dell’età di mezzo anche la creazione di uova artificiali: la fabbricazione ed il relativo rivestimento venivano realizzati con materiali costosi e di prima scelta quali argento, platino ed oro. Sembra superfluo dire che una produzione del genere poteva essere presa in considerazione soltanto dalle aristocrazie del tempo.

A tal proposito pare che fu Edoardo I, re d’Inghilterra dal 1272 al 1307, uno fra i primi a commissionare la creazione di circa 450 uova rivestite d’oro da donare in occasione della Pasqua.

La ricca tradizione dell’uovo decorato è però dovuta all’orafo Peter Carl Fabergé, che nel 1883 ricevette dallo zar Alessandro III di Russia il compito di realizzare una composizione per la zarina Maria; fu in quell’ occasione che venne creato il primo uovo artificiale passato alla storia con il nome del suo stesso inventore.  Facilmente riconoscibile grazie alla sua particolare struttura: di colore bianco con smalto opaco, era formato da un sistema di matrioske russe che all’interno racchiudeva un tuorlo d’oro.

Insomma, qualsiasi sia il significato che preferite, qualunque utilizzo ne facciate: chi è senza uova di Pasqua, scagli la prima sorpresa!

Michela Salzillo

Uovo di Pasqua: tra sacro e profano was last modified: marzo 27th, 2016 by L'Interessante
27 marzo 2016 0 commenti
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Parastasi
CulturaIn primo pianoTeatro

Parastasi kitsch: luci fredde al Teatro Civico 14

scritto da L'Interessante

Il Teatro Civico 14 diventa un tempio rovinato dal tempo con riti, oracoli, miti scomposti che si innestano intorno alla figura della sacerdotessa Pizia e della sua assistente/segretaria. Tutto scardina credenze e atmosfere sacre che assumono un sapore industriale.

Parastasi kitsch è liberamente ispirato al racconto “La morte della Pizia” di F. Durrenmatt, scritto da Fabiana Fazio e successivamente diretto e interpretato dalla stessa Fazio e da Irene Grasso.

Lo spettacolo racconta la preparazione della sacerdotessa (Fabiana Fazio) ad accogliere i “clienti”. La prescelta da Apollo lamenta le tante ore di lavoro impiegate soltanto a dire menzogne. Il testo si attualizza con riferimenti alla ricerca di un posto fisso da parte dei giovani nella società odierna. L’amministratrice (Irene Grasso) redarguisce, a più riprese, la sua impiegata svogliata alzando la voce e facendole comprendere che il business giustifica bugie affidandole al fato. La scena iniziale è riempita da una scala sulla cui sommità vi è una seduta, si tratta del basamento dal quale saranno letti gli oracoli, l’atmosfera si preannuncia molto poetica. Successivamente, all’ingresso delle attrici, il clima sfuma repentinamente. La pièce è da dividersi in due maxi-scene, la prima statica, a tratti ripetitiva, dai toni comici e dissacranti, la seconda frenetica, elettrica e iterativa. Il testo è fresco e ha un sapore “americaneggiante”. Tecnicamente valida, la Fazio risulta coerente con il suo personaggio fresco e, senza fronzoli, mantiene un ottimo ritmo dei dialoghi. Spiritosa, divertente, riempie la scena con la sua mimica non edulcorata. La Grasso amplifica le battute con voce di gola quasi sempre, cala il volume soltanto con l’utilizzo del microfono direzionale utilizzato nel momento in cui accoglie la clientela. Appena illuminata dai fari, accesi in piazzato pieno, la sua camminata perde l’atteggiamento dinoccolato che possedeva inizialmente. Forse l’intento registico era quello di “oleare le giunture” di un personaggio che resiste al tempo. Il finale vagheggia alla ricerca di un “non concetto”, volontà del teatro contemporaneo, tuttavia inciampa nelle formule del messaggio sociale. Cinquantacinque minuti spesi all’insegna della spensieratezza.

Michele Brasilio

Parastasi kitsch: luci fredde al Teatro Civico 14 was last modified: marzo 27th, 2016 by L'Interessante
27 marzo 2016 0 commenti
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pesaro
In primo piano

CASERTA SBANCA PESARO E IPOTECA LA SALVEZZA

scritto da Walter Magliocca

pesaro

Partita sempre molto sentita e ricca di sensazioni quella tra Pesaro e Caserta. Anche questo turno prepasquale ha fatto registrare le solite polemiche legate al divieto di trasferta per la tifoseria casertana. Nella curva pesarese è stato esposto un striscione di solidarietà:  “nonostante la rivalità libertà per gli ultrà” a stigmatizzare un comportamento sempre più frequente da parte di prefetture e questure che snaturano il fascino pulito del tifo.

Caserta vince dopo cinque sconfitte consecutive e ipoteca la salvezza, proprio sul campo di Pesaro che lo scorso anno sancì la retrocessione.

Primo quarto 

Partenza convinta della juvecaserta all’Adriatic Arena che, a metà primo quarto, sembra voler invertire il trend negativo delle cinque sconfitte consecutive portandosi sul risultato di 8 a 13, dopo aver raggiunto anche le sette lunghezze di vantaggio. Tempo che si chiude sul punteggio di 16 a 18

Secondo quarto 

Gara equilibrata e Dell’Agnello che, in considerazioni delle assenze e delle rotazioni ridotte, attua una zona  tre- due che mette in difficoltà Pesaro. Ma le solite amnesie e gli errori continui di Caserta che ne hanno caratterizzato la stagione,  consentono ai padroni di casa di rimanere in partita. Il tabellone segna 32 – 35 e si va al riposo lungo.

Terzo quarto

Tempo dai ritmi bassi e Caserta che difende sempre a zona. Alternanza di breck. E squadre che non riescono ad imprimere il proprio gioco. Caserta resta sempre in partita e tiene a bada Austin Daye che mette la prima tripla dopo cinque errori. Hunt sontuoso.  E tempo che si chiude sul 51 – 53.

Ultimo quarto

Tempo che corre sul filo dell’equilibrio. Punto a punto che, questa volta, vede Caserta sul filo di lana superare i padroni di casa. Gara che si chiude con il punteggio di 72 a 71 a favore dei casertani.

Caserta che ipoteca la salvezza, nonostante la vittoria di Torino, Capo d’Orlando e Bologna e può guardare con fiducia al finale di stagione. Vendetta per la sconfitta subita lo scorso anno e per l’ex Sandro Dell’Agnello che aveva un conto in sospeso con la società e pubblico pesarese.

CASERTA SBANCA PESARO E IPOTECA LA SALVEZZA was last modified: marzo 26th, 2016 by Walter Magliocca
26 marzo 2016 0 commenti
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Uova di Pasqua
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Uova di Pasqua ai bambini in ospedale

scritto da L'Interessante

Uova di Pasqua ai bambini in ospedale

Uova di Pasqua ai bambini in ospedale

Parte dal centro commerciale Campania la due giornate di solidarietà per i bambini del pediatrico.

Dirigenti e dipendenti dell’ipermercato Carrefour ,nella giornata di ieri e di oggi, hanno visitato i reparti di pediatria degli ospedali di Marcianise e Caserta. A Marcianise giovedì, i dirigenti del Carrefour, capitanati dal direttore Francesco Falcone hanno alla presenza dei medici Roberto Liguiri, Annalisa Funari e Mariella Tartaglione hanno donato ai bambini degenti un uovo di Pasqua di cinque chili, pieno di sorprese. Ieri mattina all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, la delegazione del Carrefour, con i medici del reparto di Pediatria, con il direttore Pasquale Femiano, hanno donato ad ogni bambino ricoverato un uovo di Pasqua con sorpresa. Due iniziative piene di sensibilità che hanno reso la Pasqua speciale per questi bambini meno fortunati.

Uova di Pasqua ai bambini in ospedale was last modified: marzo 31st, 2016 by L'Interessante
26 marzo 2016 0 commenti
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Ora
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Ora legale:tutta colpa di Benjamin Franklin

scritto da L'Interessante

Ora legale

È la notte delle lancette accelerate in avanti, quella fra Sabato 26 e domenica 27 Marzo.

Un’amara abitudine, specie per i pigri, che segnerà l’inizio di una grave frattura nella relazione con Morfeo, almeno fino al ritorno dell’ora solare.

Se neppure l’idea della bella stagione vi consola, sappiate che c’è un capro espiatorio a cui potrete fare ricorso quando domani mattina vi peserà persino sbadigliare.

 La colpa è tutta di Benjamin Frankilin!

 Per gran parte della sua esistenza, l’uomo ha distribuito le proprie attività quotidiane in direzione del movimento solare: gli occhi si aprivano all’alba e il sonno coincideva con il tramonto.

Un vezzo che impediva, però, lo scandire pieno delle giornate, comportando un conseguente spreco di luce. Con l’arrivo della società industriale e la nascita dell’orologio, si preferì l’identificazione in un orario che fosse convenzionale e condiviso al tempo stesso; rinunciando così ad una diretta cordialità col ciclo naturale.

È il 1784 quando Benjamin Franklin, scienziato statunitense, a cui è attribuita l’invenzione del parafulmine e delle lenti bifocali, pubblicò sul journal de Paris l’innovativo sistema cronologico, definito dai posteri ora legale.

La popolazione degli Stati Uniti venne invitata, mediante un pubblico annuncio, a spostare in avanti le lancette dell’orologio non appena fosse esplosa l’estate, questo – parola di luminare- avrebbe garantito il godimento di giornate più lunghe.

 Ma si sa, le grandi idee hanno bisogno di maturare per essere riconosciute geniali, una regola a cui neanche questo caso fa eccezione.

La proposta, infatti, non raggiunse la credibilità desiderata, almeno non subito: fu nel 1907, grazie a William Willet che  il British summer Time trovò accoglimento, complice l’esigenza di un risparmio energetico dettato dallo scoppio della Grande Guerra.

Umo slancio verso il futuro che fu in poco tempo emulato da altri paesi europei: fra questi anche l’Italia, dove il nuovo orario rimase in vigore fino al 1920, per poi essere riproposto come soluzione definitiva nel 1966, anno in cui tutta l’Europa adottò il sistema.

Ora legale: ma si risparmia davvero?

Secondo i dati ufficiali della statistica resa nota dalla società che gestisce la rete elettrica nazionale, l’ora legale genererebbe risparmi in materia di consumo parecchio elevati.

 Si stima una diminuzione dello spreco pari a circa 580 milioni di kilowattora, quantitativo corrispondente al fabbisogno medio annuo di oltre 200 mila famiglie.

Ciò non avrebbe però lo stesso effetto in tutto il territorio, poiché d’inverno in Scozia il sole sorge quasi un’ora dopo che a Londra e la conversione dell’orario avrebbe l’effetto di eliminare ogni tipo di risparmio energetico. È proprio questo il motivo che ha convinto la Russia ad abbandonare del tutto questa soluzione.

Il provvedimento del 2011, sottoscritto dall’allora presidente Medvedev, che sanciva,365 giorni l’anno, la fissazione del tempo sull’ora legale, fu un idillio durato poco più di tre stagioni invernali, quando ci si accorse che il sole non sorgeva prima delle dieci. Tutto questo dimostra che anche per il risparmio è necessario adottare la via di mezzo. Del resto l’idea di un equilibrio ci aiuta, forse, ad accettare con meno asprezza che domani anche i ritardatari cronici saranno in anticipo di un ‘ora.

Michela Salzillo

Ora legale:tutta colpa di Benjamin Franklin was last modified: marzo 27th, 2016 by L'Interessante
26 marzo 2016 0 commenti
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OCCCA
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

OCCCA: il dietro le quinte dei ristoranti!

scritto da Roberta Magliocca

OCCCA

Facebook è un’accozzaglia di idee, citazioni, canzoni e foto. Pensieri riflessivi si alternano a riflessioni sarcastiche su questo o quell’argomento, invettive alla nostra classe dirigente non mancano mai. C’è poi chi, con uno stile ironico e con una grafica sottile e leggera, riesce a fare emergere una realtà che in Italia dilaga a macchia d’olio: il mondo della ristorazione. Senza denunce, senza critiche, la pagina facebook OCCCA racconta il dietro le quinte di un universo che gli avventori dei ristoranti conoscono solo superficialmente. Abbiamo fatto due chiacchiere con l’ideatore, in un’intervista che vi proponiamo invitandovi a seguire le avventure di OCCCA su Facebook.

OCCCA dixit

Ciao ragazzi, grazie di aver accettato il nostro invito a farvi intervistare. Da quale esigenza nasce OCCCA, da quale necessità nasce la volontà di far conoscere ciò che accade dietro le quinte di un ristorante?

Il tutto nasce, nome compreso da una chiacchierata con un collega cameriere, mentre lavoravamo entrambi nel solito posto di passaggio dal quale a breve ci saremmo licenziati entrambi. Si parlava di come non esistesse un SINDACATO del nostro settore e di come nemmeno per certi versi potesse esistere. Entrambi viviamo a Terni, città dell’acciaieria dove il lavoro, quello classico da operaio è vissuto con tutti i suoi criteri: tredicesima, quattordicesima, lotte sindacali, diritti, doveri. Cose pressochè inesistenti nella ristorazione. Nella ristorazione vige più roba tipo patti, strette di mano, promesse. Stipendi pattuiti ad una cifra dove spesso è sottointeso che il contratto è di un tipo e il resto fuori busta. Ma entrambi siamo sempre stati dalla parte anche del ristoratore, e ci rendevamo conto che la quadratura del cerchio deve arrivare da altre forme, non certo quella di un’associazione di categoria. Venne così in testa l’idea di un’ordine massonico, cazzeggiavamo sul come i camerieri fossero dei templari, spesso che camminano in coppia, e sempre scherzando venne fuori il nome di OCCCA Ordine dei Camerieri e Cuochi alla Carta. Li è partita l’idea, un po’ di difendere la categoria in toto, un po’ di far conoscere la categoria. Il cameriere è diventato l’elemento principale, un po’ perchè è comunque l’elemento con cui il cliente (ma anche la cucina) si interfaccia di più, ma soprattutto perchè è anche quella meno omaggiata. Cuochi, pasticceri, barman, tutti ormai hanno il loro momento di gloria. E c’è da dire che anche trasmissioni come Masterchef riescono a comunicare anche il retroscena del mondo della cucina. Ma della sala non si occupa nessuno. Probabilmente perchè quello del cameriere non può essere un BRAND. Un cuoco può essere sponsor di coltelli, padelle, patatine. Un barman di shaker e alcoolici, un pasticcere di attrezzature varie ma un cameriere di che può essere sponsor? Che programma potrebbero mai inventare sulla figura del cameriere? E a casa che gliene frega di emulare un cameriere? Un conto preparare alla propria morosa un piatto di Cracco, ma servirlo come Giuseppe Palmieri a chi interessa? (sempre che sappiano chi è Giuseppe Palmieri!)

La vostra ironia, le immagini che raffigurano animali intenti al lavoro del cameriere, piuttosto che del cuoco o del ristoratore, sbaglio o intendono lanciare una velata denuncia allo sfruttamento che, soprattutto al Sud Italia, dilaga senza rispetto alcuno?

Onestamente no. Anzi, di come nel Sud Italia vengano così sottopagati l’ho scoperto proprio con OCCCA. A esser sincero non vedo un enorme differenza di metodo. Mi spiego meglio, il problema della scarsa retribuzione, o meglio, della giusta retribuzione, colpisce in egual modo tutto lo stivale. Nel sud italia c’è probabilmente un tenore di vita più basso rispetto al nord e la forbice da loro tende al ribasso, ma ho letto di altrettante discrepanze anche al Nord. Un cameriere è innanzitutto un dipendente, che fa un lavoro. Lavorare per 70 ore a settimane per 900 come per 600 euro al mese è sbagliato a prescindere. Poi se i primi sono del Trentino e i secondi stanno in Sicilia, quella differenza di 300 euro peserà di più certamente ai secondi ma non cambia la sostanza dei fatti.

Dietro OCCCA chi c’è?

Marco Natali è ideatore, grafico e admin della pagina. Merito delle illustrazioni invece è tutto di Alfonso Amarante, senza le cui opere probabilmente, OCCCA sarebbe rimasto un progetto nel cassetto. Alfonso lavora a tempo pieno in acciaieria, ma ha anche un diploma presso lo IED come illustratore che cerco di sfruttare al meglio. IO, Marco, invece lavoro da 12 anni nella ristorazione. Ho fatto cameriere, pizzaiolo, gelataio, barman e una volta anche il cuoco (mini esperienza). Di base però mi sento cameriere. Ho lavorato sia in trattorie, come in discoteche, in piccoli ristoranti di qualità o in rinomati stellati michelin come in grandi ristoranti da 300 coperti a sera durante le stagioni estive. Ho un bel background a cui attingere per le occcate di partenza.

Chi scrive fa la cameriera da dieci anni, fidanzata con un ragazo che fa il cameriere da ben 14 anni. Quindi questo mondo lo conosciamo bene. Ma per i nostri lettori, quali sono le differenze tra il mondo di chi è nel campo della ristorazione e quello di altri lavori?

La differenza tra chi lavora nel mondo della ristorazione e chi fa un lavoro a contatto con il pubblico è in parte simile, per tutto quello che riguarda l’elemento CLIENTE. Mi è capitato di vedere condividere OCCCATE da amiche commesse e vedere come certi messaggi fossero valide anche per loro. Poi c’è l’aspetto dell’aldiqua. E li si apre un mondo che è difficile spiegare per chi non c’è stato dentro. Il mondo della cucina è connotato di tante sfaccettature. L’aspetto umano, psicologico è quello che più di tutti non viene compreso al di fuori. Abbiamo voluto creare 8 personaggi in OCCCA proprio per dare voce a quelle anime, anime che conosciamo un po’ tutti noi che lavoriamo nei ristoranti. Chi leggendo l’occcata “Il lavapiatti è la portinaia del ristorante” non ha sorriso e pensato inevitabilmente a qualche collega? Perchè è inevitabile che quella componente della brigata diventi per esempio la spugna di tanti discorsi, di tante chiacchiere. In una brigata di almeno più di 15 persone si creano intrecci, storie, complotti, affari, roba da farci non un film, ma una serie tv a più stagioni. Che in effetti sarebbe un sogno da realizzare.

Grazie ragazzi!

Roberta Magliocca

OCCCA: il dietro le quinte dei ristoranti! was last modified: marzo 26th, 2016 by Roberta Magliocca
26 marzo 2016 0 commenti
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Juvecaserta
BasketIn primo pianoParliamoneSport

Juvecaserta: l’amarezza dei tifosi

scritto da L'Interessante

Juvecaserta: riceviamo e pubblichiamo.

Juvecaserta: comunicato gruppo CASERTANI

Oggi perdiamo tutti…..perdiamo noi tifosi costretti a restare a casa e rinunciare a seguire la squadra e una delle nostre passioni, perdono le società di basket alle quali dalla sera alla mattina vengono imposte nuove disposizioni mai applicate e non contenute in alcun regolamento, ma soprattutto perdono le Istituzioni che ancora una volta impongono divieti e assurde regole senza nemmeno apportare ragioni e motivazioni.
Purtroppo sembra di essere tornati indietro di qualche centinaia d’anni: da cittadini a sudditi!!!
Ci saremmo aspettati, a fronte di un provvedimento tanto restrittivo della libertà personale di cittadini, una motivazione ben più pregnante, rispetto a quanto è stato fatto.
Tralasciando inoltre le modalità operative del decreto, fatto a pochissime ore dalla trasferta e senza chiarire dove, quando e come acquistare i biglietti, c’è un aspetto ancora più grave e mortificante. La questione per noi non è farsi o meno individuare, nessuno di noi ha problemi a mostrare la faccia e il proprio documento di riconoscimento.
La questione è: perchè solo noi? perchè solo noi casertani?
A memoria non ci sembra che finora a Pesaro ad altri cittadini del medesimo Stato siano state applicate le misure prese nei nostri riguardi. Siamo certi che non si tratti di discriminazione e quindi ci saremmo almeno aspettati una chiara motivazione.
A peggiorare l’accaduto sta anche il fatto che, purtroppo, questa non è la prima volta. Lo scorso anno si tentò di vietare la trasferta a causa dei seggiolini non ignifughi forse pensando che noi, anziché andare a fare il tifo, fossimo andati per fare i falò. L’anno prossimo cosa si inventeranno? Che chi ha problemi di calvizia non può entrare nel palazzetto?
Per tali ragioni annulliamo l’organizzazione della trasferta per Pesaro.
Valori quali DIGNITA’ e LIBERTA’ non sono in vendita (ALMENO PER NOI)
Abbiamo verificato che allo stato attuale (ore 12:30) non è ancora possibile l’acquisto dei biglietti per il settore ospiti quindi, ciò che sembrava un provvedimento limitativo, si trasforma nei fatti in un totale divieto di trasferta dato che il provvedimento stabilisce l’acquisto entro oggi alle 19 a Pesaro, nella sede della società, e il divieto di vendita per gli ospiti presso il palazzetto.

Juvecaserta: l’amarezza dei tifosi was last modified: marzo 31st, 2016 by L'Interessante
25 marzo 2016 0 commenti
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Città Futura
In primo pianoParliamone

Città Futura: le criticità dei quartieri

scritto da L'Interessante

Città

Città

Mercoledì 23 marzo si è riunito il direttivo dell’associazione Città FUTURA ed a seguire si è tenuta la riunione assembleare aperta alla cittadinanza con all’ordine del giorno: le criticità delle frazioni e dei quartieri del Comune di Caserta

Il confronto è stato foriero di proposte semplici ed attuabili, indirizzate alla “normalizzazione” del nostro territorio martoriato dalla mancanza di una visione politica strategica e programmatica negli ultimi anni

La città di Caserta è palesemente ferma al 20º secolo; la completa assenza di una visione del futuro della città al fine di darle un’identità, chiara e definita, ha trasformato la nostra amata città in un ibrido, in un qualcosa di avulso dal territorio, in una città che non ha una personalità ne un carattere forte tale da consentirle di competere con gli altri capoluoghi di provincia della regione Campania che hanno tenuto testa alla crisi economica degli ultimi anni. 
Città Futura si impegna formalmente a promuovere ulteriori tavoli di incontro con la cittadinanza e con le associazioni operative sul territorio per definire una sintesi della progettualità futura e per definire una strategia tale da identificare una New Vision urbana largamente condivisa. La città non può essere più gestita secondo le logiche passate, urge un risveglio della coscienza civica di tutti quei professionisti, commercianti, imprenditori e cittadini che vivono quotidianamente la città e le sue criticità.
A meno di 80 giorni dalle elezioni i partiti politici continuano a litigare al loro interno sui nomi senza far emergere nessun confronto su contenuti e sulla visione programmatica della città. Singoli, esuli dai partiti, artefici della gestione immorale degli ultimi anni cercano di rinnovarsi in altre vesti. Caserta non merita un’ulteriore umiliazione e l’avvicinarsi della competizione elettorale, elevato momento della democrazia, deve essere sfruttato appieno da chi ama la città, che continua a viverla e ha intenzione di farvi crescere i propri figli. 
Città Futura, la cui “mission” si fonda sulla trasparenza e sulla condivisione aprendo al confronto costante con il territorio, in questi mesi di confronto con la cittadinanza ha individuato le aree tematiche e programmatiche su cui confrontarsi e da cui partire per una ripresa economica e sociale della città; in primis è indispensabile ripristinare una normalità amministrativa attraverso una vera ristrutturazione aziendale di servizi del Comune, dei ruoli e delle competenze, secondo principi di efficienza ed efficacia, un protocollo di avvicinamento alle necessità del cittadino, senza la quale nessun progetto strategico potrebbe aver successo.
Le Macro-aree di intervento sono:
Sociale, giovani e sport;
Ambiente ed ecologia;
Trasformazione urbana; 
Economia e sicurezza;
Cultura e turismo.
È quanto mai indispensabile oggi, con l’avvicinarsi della Santa Pasqua, rivolgere il nostro pensiero a quelle persone che vivono una situazione di disagio forte in città;  i numeri sono sconfortanti, oltre 3000 famiglie coinvolte che necessitano di assistenza, che vivono quotidianamente problematiche economiche e sanitarie di difficile soluzione. Una città come Caserta non può e non deve dimenticare il ruolo dei giovani come driver di sviluppo per il futuro; giovani che sono costretti ad andar via dal nostro territorio che non risulta essere più attrattivo.
Nelle giornate di incontro e condivisione si sono individuate, partendo dalle criticità emerse nei tavoli di confronto, alcune proposte a costo zero per la pubblica amministrazione per dare luogo a una “Casa della Cultura e delle Eccellenze Enogastronomiche” del nostro territorio e di una “Casa delle start-up” per favorire rispettivamente lo sviluppo turistico-culturale e far si che i giovani con idee vincenti abbiano la possibilità di scegliere se rimanere o meno della nostra città creando occupazione. Una visione globale incentrata sulla cultura, sul turismo, sull’ecologia, sul sociale e quindi una vera trasformazione urbana abbinata ad una riorganizzazione della sicurezza del nostro territorio abbinata ad una gestione oculata dei servizi essenziali, riteniamo siano imprescindibili per una ripresa economica e culturale di rilievo. Caserta non è più una città viva, necessita di stimoli e di una visione programmatica completa a 360° che metta a sistema tutte le energie e le risorse buone del nostro territorio; sappiamo bene essercene, ma che da sole, slegate tra loro, non portano nessun beneficio alla collettività.
I disastri politici del recente passato palesano la necessità di un cambiamento di uomini, di metodo e quindi di contenuti; il fallimento delle ultime amministrazioni con l’implosione all’interno delle stesse maggioranze, evidenziano come si è sempre e solo pensato di creare aggregazione di voti per vincere elezioni ma non una squadra coesa e competente per governare e attuare un programma di sviluppo del territorio. È altresì evidente come la situazione economica della città presupponga interventi di medio periodo per normalizzare i servizi essenziali le cui criticità sono evidenti; a tutto ciò si deve affiancare una visione strategica per ridare una vera identità a questa città con un orizzonte temporale di 10-15 anni per la sua realizzazione. È inutile illudersi di tempi più brevi o di promesse elettorali che non potranno essere mantenute, lo stato attuale delle finanze del Comune è catastrofico e paghiamo lo scotto di una “mala gestio” conclamata e confermata; sarebbe quindi impossibile immaginare di dare continuità alle precedenti amministrazioni comunali che hanno ridotto in fallimento la città di Caserta aggravando il peso della tassazione su ognuno di noi a vario titolo. Le evidenze storiche del recente passato ci dicono che la città ora è pronta finalmente a riprendere in mano il controllo del proprio futuro.
Città Futura, confrontandosi quotidianamente con le associazioni e con la cittadinanza, si propone come evidente elemento di cambiamento e di distacco con il recente passato suggerendo una visione integrata del territorio condivisa dai cittadini ai quali democraticamente spetta il controllo e il potere di delega. Le fasi essenziali per un progetto di successo sono: la determinazione degli obiettivi, le modalità per il loro raggiungimento, le azioni a sostegno, il team di competenze professionali, la squadra che deve eseguire il programma e poi in ultimo la scelta del leader deputato alla rappresentanza.

Città Futura si augura quindi in una “Resurrezione” del senso civico e del buon senso che trasformi Caserta in una città moderna, che sia motivo d’orgoglio per i cittadini e che risvegli negli indifferenti il senso di appartenenza alla comunità.

 

Città Futura: le criticità dei quartieri was last modified: marzo 31st, 2016 by L'Interessante
25 marzo 2016 0 commenti
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Il Palloncino verde
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Il Palloncino Verde: il secondo lavoro di Stefano Mosca

scritto da L'Interessante

E’ uscito ieri, 24 Marzo 2016, Il Palloncino Verde, secondo lavoro di Stefano Mosca. Il libro è stato edito da Edizioni Psiconline. Con la stessa casa editrice ha pubblicato “Le Ali di Christina”.

 Il piccolo Luca precipita in un pozzo. Avvolto dall’oscurità, egli vivrà disavventure surreali, circondato da malefiche creature della notte, confondendo realtà e illusione. La speranza di potersi salvare è nascosta in un palloncino verde. Luca inizierà, così, un percorso per la sua conquista. Si cade spesso in quel pozzo nascosto dentro di noi, dove si finisce per ritrovare chi, nella nostra vita, non c’è più. E non ci resta che cercare, in fondo ad ogni tunnel, la speranza, nostra unica amica, per trovare la via d’uscita. “Oltre quel buio andrò, di giorno in giorno, affrontando ogni tenebra. E non avrò più paura di precipitare nel buio, perché la speranza sarà lì giù ad attendermi e a mostrarmi la strada per la libertà”.

In bocca al lupo, Stefano!

Il Palloncino Verde: il secondo lavoro di Stefano Mosca was last modified: marzo 25th, 2016 by L'Interessante
25 marzo 2016 0 commenti
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