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In primo piano

perfezionato
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PERFEZIONATO L’ACCORDO: LA JUVECASERTA E’ UFFICIALMENTE INGLESE

scritto da L'Interessante

perfezionato

La Fortune Investment & Consulting è la nuova azionista di maggioranza della Juvecaserta. La società con sede a Londra ha, infatti, perfezionato questa mattina l’acquisizione del 62% del capitale sociale del club sottoscrivendo, con il suo amministratore, dr. Francesco Beneduci, il relativo atto notarile. La restante parte del capitale è rimasta nelle mani di Raffaele Iavazzi (28%) e della società Caserta città del basket (10%). 
Il nuovo assetto societario è stato ufficializzato nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato l’amministratore della Fortune Investment & Consulting, Francesco Beneduci, ed il patron Raffaele Iavazzi. Presenti anche il Sindaco di Caserta, Carlo Marino, il dr. Francesco Fulco e l’avv. Alessandro Rauccio, entrambi rappresentanti a Caserta della società inglese. L’incontro con i giornalisti è stato aperto dal presidente Iavazzi, che, nella sua introduzione e rispondendo alle successive domande dei giornalisti presenti, ha ufficializzato la stipula dell’accordo che prevede una conferma dell’attuale dirigenza fino all’approvazione del bilancio dello scorso anno, sottolineando il ruolo svolto dal Sindaco Marino e gli sforzi personali compiuti per conservare a Caserta la permanenza in Lega A.

«I nuovi soci  – ha sottolineato Iavazzi – si sono presi l’impegno di affrontare la prossima stagione, Credo che abbiamo allestito una squadra competitiva, certamente migliore di quella dello scorso anno; ora il timone passa nelle mani dei “generali”: sono loro che debbono farci vincere le battaglie». Ha, quindi, preso la parola il dr. Fulco, sottolineando il perfezionamento di quell’accordo sottoscritto a giugno, che «rappresenta la migliore smentita a tutte le voci di questi ultimi tempi». Il dr. Beneduci, dal canto suo, afferma di comprendere il disappunto di una tifoseria calda, come quella casertana, per i ritardi accumulati nella stipula dell’atto. «I problemi – continua – sono sorti per una serie di motivi burocratici, accentuatisi dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, e da miei impegni personali. Ora, tutto questo è il passato.  Abbiamo una squadra buona, un ottimo staff dirigenziale e serve soltanto il supporto dei tifosi».. Precisato che quello della società è un programma pluriennale, l’amministratore della Fortune Investment & Consulting non si è sbilanciato sugli obiettivi futuri, confermando, però, la volontà di progredire anno per anno. La serie degli interventi è stata chiusa dal Sindaco Marino che ha voluto evidenziare il lavoro effettuato per costruire una società sportiva forte. «Ringrazio Lello Iavazzi  per aver mantenuto   il titolo a Caserta e per tutti gli sforzi compiuti. Con lui c’è ora l’occasione per un rilancio della società sia a livello economico che di management. Da tifoso di basket fin dai tempi de “Il Diario” e dalla prima gara al Palamaggiò con il Perugia, – ha concluso il Sindaco – spero ora che in un prossimo futuro si possa costruire in città il “Basket Stadium”. Un palazzetto nel cuore della città sarebbe davvero bello». In conclusione ha preannunciato la volontà della civica amministrazione di costruire un playground in ogni quartiere della città confermando così “Caserta città del basket”. In conclusione, rispondendo a precise domande in merito, è intervenuto anche il gm Guastaferro, che ha ribadito che la società, con le risorse a disposizione, ha cercato di allestire il miglior roster possibile. «Non è utile ora parlare di obiettivi, ma certamente vogliamo fare meglio del passato. Se nel futuro prossimo sarà necessario apportare modifiche alla squadra lo faremo; di sicuro continuiamo, comunque, a monitorare il mercato e pronti a rinforzare la squadra”.  

A fianco della società sempre Teleprima e radio PrimaRete

Sarà Teleprima, anche quest’anno, la tv ufficiale della Pasta Reggia Juvecaserta. Nicola e Rosalia Turco, nuovi proprietari dell’emittente televisiva casertana, confermano la loro soddisfazione per il raggiungimento dell’accordo. “Sono estremamente entusiasta – commenta Nicola Turco – di poter rafforzare il binomio Teleprima-Juvecaserta, che permetterà ai tanti tifosi bianconeri di seguire la loro squadra del cuore anche in tv. Essere l’emittente ufficiale della Pasta Reggia è per noi motivo di orgoglio, ma è anche una responsabilità. Perciò cercheremo di offrire sempre un’informazione sportivamente valida – garantisce Turco – corretta e imparziale. Sperando di poter commentare insieme tanti successi”. Sul canale 91 del digitale terrestre sarà quindi possibile seguire in diretta tutte le gare in trasferta della Pasta Reggia Caserta. Il lunedì sera, come di consueto, sarà trasmessa invece la differita delle gare casalinghe.  
Sarà media partner ufficiale anche Radio PrimaRete, come sempre attiva in FM sui 95.00 Mhz oppure in streaming suwww.radioprimarete.it.

Domani al Campania la presentazione ufficiale di squadra e società

Tutto pronto per la presentazione ufficiale della Pasta Reggia in programma domani sera al Centro Commerciale Campania di Marcianise. La manifestazione, che consolida la partnership tra la struttura commerciale ed il club bianconero, avrà luogo in piazza Campania con inizio alle ore 19.30. Condotto da Gigio Rosa, la serata si aprirà con la presentazione delle ragazze delle Pantere Juvecaserta Academy, che parteciperanno al campionato di serie C femminile. Quindi, la presentazione ufficiale di staff ed atleti della Juvecaserta e, poi, spazio alla stampa ed ai tifosi. Per i primi è stata prevista un apposito spazio per le interviste; per i sostenitori, invece, sarà l’occasione per farsi firmare autografi e farsi immortalare con i campioni bianconeri. 

PERFEZIONATO L’ACCORDO: LA JUVECASERTA E’ UFFICIALMENTE INGLESE was last modified: settembre 6th, 2016 by L'Interessante
6 settembre 2016 0 commenti
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Juvecaserta pasta reggia
BasketIn primo pianoSport

Juvecaserta. Dopo Olbia, riprendono gli allenamenti

scritto da L'Interessante

Juvecaserta

La Juvecaserta riprende gli allenamenti

Rientrata dal torneo di Olbia, la Pasta Reggia riprende oggi, martedì, la preparazione con una doppia seduta giornaliera che si ripeterà anche mercoledì, quando l’allenamento pomeridiano sarà anticipato per la presentazione ufficiale della squadra presso il Centro Campania di Marcianise. L’appuntamento con i tifosi presso la struttura commerciale è per le ore 19.30 in piazza Campania. La manifestazione, che sarà condotta da Gigio Rosa, direttore artistico di Radio Marte e volto notissimo nel mondo dello spettacolo, sarà aperta dalla presentazione della formazione femminile delle Pantere che prenderà parte al prossimo campionato regionale di serie C. Subito dopo, passerella per staff dirigenziale, tecnico, sanitario e giocatori della Pasta Reggia. Al termine della presentazione i giocatori e lo staff saranno a disposizione della stampa per eventuali interviste e dei tifosi per foto ed autografi.

La Juvecaserta riprende gli allenamenti

Rientrata dal torneo di Olbia, la Pasta Reggia riprende oggi, martedì, la preparazione con una doppia seduta giornaliera che si ripeterà anche mercoledì, quando l’allenamento pomeridiano sarà anticipato per la presentazione ufficiale della squadra presso il Centro Campania di Marcianise. L’appuntamento con i tifosi presso la struttura commerciale è per le ore 19.30 in piazza Campania. La manifestazione, che sarà condotta da Gigio Rosa, direttore artistico di Radio Marte e volto notissimo nel mondo dello spettacolo, sarà aperta dalla presentazione della formazione femminile delle Pantere che prenderà parte al prossimo campionato regionale di serie C. Subito dopo, passerella per staff dirigenziale, tecnico, sanitario e giocatori della Pasta Reggia. Al termine della presentazione i giocatori e lo staff saranno a disposizione della stampa per eventuali interviste e dei tifosi per foto ed autografi.

Juvecaserta. Dopo Olbia, riprendono gli allenamenti was last modified: settembre 6th, 2016 by L'Interessante
6 settembre 2016 0 commenti
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Santarantella
CulturaIn primo pianoTeatro

SanTarantella. La danza è la nostra preghiera

scritto da Roberta Magliocca

SanTarantella

Di Roberta Magliocca

SanTarantella dacci oggi il nostro ballo quotidiano, ci rimettiamo a te con ossa, sangue e piedi

Come fedeli all’altare per unirsi al corpo di Cristo, gli adepti di SanTarantella mangiano tarante e pregano ballando in questo scenario di musica e follia, di devozione a ciò che non c’è, o se c’è, è un qualcosa ben nascosto nelle menti di chi non riesce a far altro che danzare, perché la danza è la loro preghiera.  La compagnia SuDanzare ha messo in scena in giro per i teatri del sud, “SanTarantella – La danza è la nostra preghiera” per la regia di Tullia Conte. Su quel palco qualcosa è successo. Il sacro ha danzato con il profano, la normalità si è fusa a tal punto con la pazzia che nessun uomo, saggio o stolto, nobile o plebeo, devoto o ateo, avrebbe mai potuto tracciarne un confine. Chi, infatti, preso da assoluta presunzione, farebbe del suo dito un’ arma da puntare contro chi balla, ininterrottamente, additandolo come folle, pericoloso per sé stesso e limitatamente anche per gli altri? Eppure succede ai protagonisti dello spettacolo , tutti apostoli di questa nuova religione che vede nella tarantella il suo fulcro e il suo Dio, rinchiusi in un ospedale psichiatrico perché, come detto precendentemente, ritenuti pericolosi.

Uno spettacolo travolgente, con musiche legate alle tradizioni del Sud Italia, ma con movimenti della più energica danza contemporanea che si possa immaginare. La bravura di quei corpi perfettamente sposata ad una grande interpretazione che, pur senza parole, ha veicolato il messaggio giusto, un significato che ha colpito in pieno noi spettatori. SanTarantella è stato dedicato a Francesco Mastrogiovanni, maestro di scuola elementare, morto nel 2009 dopo 4 giorni di agonia, abbandonato da medici e infermieri in un reparto psichiatrico di Vallo della Lucania. Perché fosse stato rinchiuso? Le sue idee che coincidevano con i suoi ideali, ma che non coincidevano con quelle di una realtà a lui ostile. Ed io sono una giornalista, in questo momento, e come tale non posso dare giudizi, ma attenermi ai fatti. Ma lasciatemi dire che morire per le proprie idee, essere ritenuto pericoloso solo perché  queste suddette idee non bene si confanno a quelle di un’intera società (o quelle che una parte della società, generalmente quella al vertice, decide che siano idee di tutti quelli che ne fanno parte. Sottilissima differenza) non fa onore ad un paese che si autocelebra come civile. Ma non voglio andare oltre e creare qui una disquisizione su cosa sia stato giusto o sbagliato, di cosa sia andato storto o meno. Questo articolo nasce per esporre una critica, estremamente positiva ed emozionata, di uno spettacolo che non lascia indifferenti e che copre di orgoglio l’arte in una città, Napoli, che a volte fa fatica a far emergere il buono. SanTarantella ha fatto emergere il meglio. Proprio per questo ringrazio la regista Tullia Conte che, con estrema gentilezza e disponibilità, mi ha concesso un’intervista che, come dulcis in fundo, ho deciso di lasciare alla fine di questo articolo.

“SuDanzare”. Quante parole in una sola. Il Sud, il nostro tormentato, profondo, amatissimo e a volte odiato sud, la danza, il sudore per una passione che diventa follia. Quando nasce questo progetto e, soprattutto, quali sono gli obiettivi che SuDanzare vuole raggiungere?

SuDanzare é un collettivo formato da insegnanti di danza tradizionale italiana​, ciascuno con il suo percorso personale. Il contributo di ciascuno é necessario e rende l’associazione unica nel suo genere. L’associazione é nata in Francia ma ha due sedi principali: una a Napoli (Italia) ed una a Parigi (Francia).
L’associazione ha due progetti principali: la Scuola di danza popolare contemporanea e la Compagnia di Teatrodanza.
A Parigi, dove vivo si trova la nostra prima sede. In questa bella città ho avuto la fortuna di incontrare altri migranti come me che con il loro apporto hanno reso suDanzare un’esperienza meravigliosa: Mattia Doto, danzatore contemporaneo e pedagogo che ha arricchito il progetto con le sue conoscenze in termini di danza, coreografia e un approccio olistico all’utilizzo del corpo; Barbara Bitetti, danzatrice di capoeira e di tarantella e  Martina Ricciardi, danzatrice afro-contemporanea che con il loro patrimonio di conoscenze, permettono di effettuare delle interessanti comparazioni tra diverse danze. Inoltre tutti i membri della compagnia di teatro danza (sono 13, francesi e italiani) con il loro impegno costante rendono possibile la creazione di progetti internazionali, come il nostro ultimo spettacolo che si chiama “sanTarantella”. Gli obiettivi di suDanzare sono di aprire altre sedi, ovunque nel mondo. A Napoli la sede è gestita dalla danzatrice Angela Esposito, che si occupa dei corsi di danza di tutti i livelli, ma anche io ci torno spesso ad insegnare.

Da Parigi a Napoli, sulla Tour Eiffel come a Mergellina.  Quale scia degli eventi vi ha portato a ballare dans les rues de Paris?

Il paese in cui siamo nati, l’italia, non ha politiche per i giovani. Siamo una generazione ridotta davvero male e ci siamo dovuti spostare non per scelta ma per necessità oggettiva di costruirci un futuro, di darci una possibilità. In Italia ho fatto questo lavoro per dieci anni, sempre in nero e senza alcuna garanzia, nonostante fossi diplomata per farlo. Non commento le politiche in materia di teatro, altrimenti la mia risposta sarebbe talmente lunga da occupare tutto il sito!

All’estero ho avuto la possibilità di gettare le basi per un’impresa, quindi mi dispiace dirlo perché io sono innamoratissima della mia città, Napoli, ma sotto la tour eiffel si sta molto diversamente che a Mergellina. Poi la migrazione costa caro, perché non vedi mai il mare di napoli per esempio, ma sicuramente le politiche estere in materia di lavoro sono molto più serie di quelle italiane.

 

 

 “SanTarantella. La danza è la nostra preghiera”. Sacro e profano. Uno spettacolo ispirato alla storia di Francesco Mastrogiovanni, la cui morte ha davvero nulla di sacro e troppo di profano, un’ingiustizia che macchia la dignità di un intero paese. Ancora una volta. Chi è SanTarantella? Chi era Francesco Mastrogiovanni?

SanTarantella è un esperimento unico nel suo genere, le coreografie dello spettacolo sono costruite solo sulla base del codice della tarantella, una danza millenaria, una ricchezza della nostra cultura che affonda la memoria nel passato archetipico dei popoli del mediterraneo. Inoltre lo spettacolo non racconta di miti greci oppure di donne tarantate, com’è costume fare quando ci si riferisce artisticamente alla danza della tarantella (o della “taranta”), bensì descrive l’ambiente sociale che si è creato intorno alla rivalutazione della musica e della danza popolare italiana, cominciata negli anni 70 ed oggi divenuta parte della cultura massificata. Questo fenomeno chiamato appunto “taranta” è il motore di un mondo parallelo, con sue proprie credenze, convinzioni, divisioni sociali. Come insegnante di tarantella faccio parte anche io di questo mondo, ma come esperta di antropologia l’ho osservato in maniera partecipata, ed ho scelto di raccontarlo nello spettacolo che ho scritto: la tarantella contemporanea che appassiona la gente al punto da essere diventata come una religione. Nello spettacolo gli adepti sono rinchiusi in un manicomio, perchè, come recita il referto, sono “pericolosi per se stessi e limitatamente anche per gli altri”, in quanto si interessano solo alla danza della tarantella e non vogliono sentir parlare d’altro. L’astuzia scenica, di raccontare il mondo segreto di questi “santarantellari”, serve a mostrare al pubblico in maniera ironica quali mondi siamo in grado di costruire intorno ad un’idea fissa e quanto possa essere pericolosa un’idea che si trasforma in un dogma. L’istinto dello spettacolo è fortemente antipsichiatrico: anche la scienza cade spesso nel dogma, nel paradosso. Il motore di queste riflessioni che mi hanno condotto alla scrittura dello spettacolo è stata la morte di Francesco Mastrogiovanni, ucciso nel reparto psichiatrico di Vallo della Lucania. Francesco Mastrogiovanni aveva 58 anni e faceva il maestro elementare. In una mattina di fine luglio del 2009, un vasto quanto inspiegabile spiegamento di forze dell’ordine è andato a prelevarlo, letteralmente, nelle acque della costiera del Cilento (Salerno) e lo ha portato al centro di salute mentale dell’ospedale San Luca, a Vallo della Lucania, per un trattamento sanitario obbligatorio.

Novantaquattro ore dopo, la mattina del 4 agosto 2009, Mastrogiovanni è stato dichiarato morto. Durante il ricovero è stato legato mani e piedi a un letto senza un attimo di libertà, mangiando una sola volta all’atto del ricovero e assorbendo poco più di un litro di liquidi da una flebo. La sua dieta per tre giorni e mezzo sono stati i medicinali (En, Valium, Farganesse, Triniton, Entumin) che dovevano sedarlo. Sedarlo rispetto a che cosa non è chiaro, visto che Franco non aveva manifestato alcuna forma di aggressività. La legge prevede infatti la possibilità di applicare misure di contenzione nel caso in cui i pazienti siano da considerarsi pericolosi. Nonostante Franco fosse stato sedato per errore ben due volte (cosa che renderebbe inoffensivo chiunque) il protocollo è stato applicato lo stesso, ed egli è stato legato al letto per ben quattro giorni (anche se gli sono stati immobilizzati tutti gli arti e questo è contro la legge)senza mai essere nutrito o dissetato, dunque è morto dopo 90 ore di agonia che io, come tanti italiani, ho potuto vedere nell’agghiacciante video ripreso dalle telecamere del reparto e reso noto dai familiari per cercare di avere giustizia rispetto a questa vicenda che oltre ad essere un esempio di malasanità, racconta la perdita di ogni umanità. La morte assurda di Franco l’ho vista anche negli occhi dei suoi familiari, persone belle ed umane che hanno reagito a tutto questo orrore con dignità.

Ad ottobre si è concluso il processo in primo grado per la morte di franco,  dove il giudice Elisabetta Garzo ha condannato i medici per sequestro di persona, omicidio colposo e falso in cartella, ha invece assolto tutti gli infermieri. A Novembre partirà il processo in appello, dato che secondo la procura gli infermieri non hanno dimostrato di avere cura dei malati e di costringerli in condizioni di scarsa igiene.

La visione che ho del teatro è fortemente politica, nel senso che lo credo un mezzo utile per mettere in luce le vicende umane su cui dobbiamo riflettere, e in quest’ottica tutta la compagnia suDanzare ha deciso di dedicare lo spettacolo a Franco, per aiutare un passaggio di informazioni che diventa macchinoso quando ci si scontra con un sistema che vuole solo autocelebrarsi. Inoltre la tarantella, come musica utilizzata nella cura dei tarantati, era considerata un antidoto contro il male di vivere, il cattivo passato.

Un’ultima domanda prima di salutarti e ringraziarti. Ogni cultura ha una sua preghiera, una sua devozione, un proprio ballo come occhi nuovi per guardare il mondo. Perché SuDanzare sceglie la tarantella?

La tarantella è un codice di movimenti che nella storia dell’umanità è stata utilizzata a più riprese per accompagnare i momenti conditi da “emozioni estreme”. Tutt’oggi essa è ancora un codice utile per la gestione delle emozioni. Abbiamo scelto di occuparci di questa danza, rispettandone e studiandone accuratamente la storia secondo una prospettiva di antropologia teatrale, perché la riteniamo utile per gli uomini e le donne di oggi, che grazie al consumismo sempre più sfrenato, stanno perdendo il contatto con le proprie emozioni e con il proprio corpo. E vi assicuriamo che l’Antidotum funziona, provare per credere!

Qualunque sia il vostro credo, qualunque Dio voi veneriate, sappiate che la musica mai smetterà di suonare e la gente (chiamatala anche pazza!)  mai smetterà di ballare.

SanTarantella. La danza è la nostra preghiera was last modified: settembre 8th, 2016 by Roberta Magliocca
6 settembre 2016 0 commenti
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Berlino
Dall'Italia e dal MondoIn primo pianoViaggi Interessanti

Berlino e la bellezza in espansione

scritto da Roberta Magliocca

Berlino

Di Roberta Magliocca

27 Luglio. Berlino e la bellezza 

Giorno 1. “Il cielo è azzurro sopra Berlino“, disse qualcuno anni fa. Già. Il cielo oggi, qui a Berlino, è azzurro e il sole è pieno, caldo, dannatamente caldo. Esco di casa, capelli raccolti alla meglio, due gocce di sudore scendono lente lungo la linea curva della schiena. Odio l’estate. Cammino buttando occhi qua e là. Poi li riprendo per buttarli poco più avanti. Strade larghe, immense. Almeno tre corsie per senso di marcia. Palazzoni sfrecciano verso l’alto e quasi lo sguardo fa fatica a vederne la fine. E poi lui, l’omino dei semafori. Ohhh, che buffo.

Un simpatico pupazzetto verde, con bombetta in testa, nell’atto di attraversare. Caratteristico evidentemente, visto i numerosi negozi di souvenir a lui dedicati. Ma, torniamo alla mia passeggiata. Innumerevoli starbuks sulla mia strada. Che meraviglia. Oltre gli occhi, comincio a buttare qui e lì anche l’obiettivo della mia macchinetta fotografica. Arrivo alla stazione della metro, un nome impronunciabile. U6. Poi U9. Prima tappa di questo lungo weekend berlinese: Castello di Charlottenburg, il più grande palazzo storico rimasto a Berlino dopo la seconda guerra mondiale. Un po’ di fila per fare i biglietti. Tessera studenti. Ridotto. (Che sarà arrivata anche qui la voce delle tasse universitarie italiane?).Cuffiette che mi sparano nelle orecchie la voce di un colto ragazzo che, in italiano ovviamente, mi spiega ciò che andrò a visitare di lì a poco. Tutto imponete e suggestionante. Stanza Rossa. Stanza Blu. Stanza Ovale. Stanza Damasco. Stanza Verde con sfumature viola. Stanza Gialla con un nonsocchè di arancione, tendente al corallo spinto. Stanza checoloresaràmaiquesto.

I dipinti mi tengono incollato lo sguardo ai loro colori, esattamente come le stanze. La più bella è quella delle feste da ballo. In un attimo m’immagino dama del ‘700, invitata alla corte di Sophie Charlotte (‘onna sofì, per gli amici). “Per passare alla descrizione della stanza successiva, premi il tasto verde”, tuona la voce della guida. E io, la guida, me la immagino fisicamente. Un George Clooney nostrano. Spezzo l’incantesimo del ballo di corte e, in un attimo, sono nella stanza della bellezza (e sottolineo BELLEZZA). C’è una toletta dove Sophie si faceva BELLA per le papere del suo giardino o per chi andasse a trovarla. La stanza della BELLEZZA ( e ri-sottolineo BELLEZZA, non stanza, ma BELLEZZA) è piccola, verde bottiglia, ben proporzionata. Vari oggetti, sedie, piccoli divani arredano il piccolo spazio, ma, il soffitto attira la mia attenzione. In alto, infatti, è rappresentata Venere, dea della bellezza (scusate se molesto ancora i vostri occhi ma è importante sottolineare ancora una volta la parola BELLEZZA). E’ bella lei. Capelli lunghi, carnagione pallida.

Ma, non mi è sfuggita, di grazia, la sua corporatura. Venere, bontà sua, si sarà aggirata intorno agli 80 kg (etto più, etto meno). Ricordo a quei pochi lettori che avranno avuto la pazienza di arrivare a questo rigo del racconto, che stiamo parlando della dea della BELLEZZA…BELLEZZA, cioè, vamoseacapisse. A questo punto, la conclusione di questa visita guidata non può che essere la seguente:

LA BELLEZZA È CHIATTA!!!

Berlino e la bellezza in espansione was last modified: settembre 8th, 2016 by Roberta Magliocca
6 settembre 2016 0 commenti
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Je suis Charlie
AttualitàIn primo pianoParliamone

Je suis Charlie, ma ora chi è Charlie?

scritto da L'Interessante

Charlie

Di Vincenzo Piccolo

Eravamo tutti Charlie Hebdo, qualche tempo fa

Quando la catastrofe non era in casa nostra, quando il sangue non aveva macchiato le nostre pareti. Eppure, oggi, Charlie Hebdo non ha voluto essere il Lazio, non ha voluto essere le marche, nell’Abruzzo e nell’Umbria. E mentre il sangue di 300 persone è stato paragonato al sugo delle lasagne, il vignettista si chiede se il terremoto, prima di tremare, ha gridato “Allah Akbar”. Beh no! Non l’ha fatto. Non si è giustificato prima di tagliare l’Italia in due. Non ha cercato di limitare la nostra libertà spargendo sangue, come il terrorismo ha fatto con loro. Il periodico settimanale di satira, questa volta superato il significato di quest’ultima, pur di far notizia. La risposta alle critiche della rete, poi, è stata come rigirare il coltello nella piaga. I problemi sono tanti, questo è vero, ma non serve Charlie Hebdo per ricordarceli. Li stiamo già pagando con sangue, sudore e lacrime.

Je suis Charlie, ma ora chi è Charlie? was last modified: settembre 6th, 2016 by L'Interessante
6 settembre 2016 0 commenti
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Juvecaserta
BasketIn primo pianoSportVolley

Juvecaserta al Torneo TIRRENIA – OLBIA

scritto da L'Interessante

Juvecaserta

Quarto posto per la Pasta Reggia Caserta nel torneo internazionale Tirrenia di Olbia. I bianconeri, nella finalina, si sono arresi all’ Hapoel Gerusalemme, guidata in panchina dall’ex commissario tecnico della nazionale italiana, Simone Pianigiani.

La Juvecaserta ha interpretato il confronto con lo spirito e l’atteggiamento giusto raggiungendo un vantaggio anche in doppia cifra (20-10) prima della reazione della formazione israeliana, che con tiri liberi e dalla distanza è riuscita a ricucire lo strappo, chiudendo la prima frazione sul 20-20

Un equilibrio che ha caratterizzato anche i successivi 10’, conclusi dalla squadra israeliana in vantaggio di sole quattro lunghezze (40-36). Nella prima parte di gara la Pasta Reggia, nonostante l’imprecisione nel tiro dalla distanza (1/8 da 3 punti), ha sfruttato sapientemente il gioco interno chiudendo con il 50% da 2 (11/22) ed il 73% ai liberi (11/15). Dopo l’intervallo lungo l’Hapoel ha tenta il break, ma sono stati bravi Sosa (che ha chiuso la gara con una super valutazione di 32), Putney e Cinciarini a ricucire lo strappo e la Pasta Reggia è tornata nuovamente in vantaggio al 24’ con Watt (47-46). Una tripla di Kinsey con fallo ed una serie di canestri di Jones hanno consentito agli israeliani di riprendere in mano le redini del confronto e raggiungere con un altro tiro dalla distanza di Jerrels la doppia cifra di vantaggio (59-49). Il quarto fallo di Watt non ha certo facilitato le cose per i bianconeri, che hanno, comunque, avuto una reazione di orgoglio, chiudendo la terza frazione in svantaggio di soli 7 punti grazie ad una tripla di Sosa(65-59). La reazione è proseguita anche nell’ultima frazione di gioco con i bianconeri bravi a ritornare a -4 (61-65, 64-68) prima dell’uscita per falli di Watt, la cui assenza ha accentuato il predominio degli israeliani sotto i tabelloni (alla fine i rimbalzi saranno 37-30 per la formazione di Pianigiani), che sono riusciti a conservare fino al termine il vantaggio di sei punti (84-70).

«Nonostante le due sconfitte, sono già orgoglioso di questa squadra. Ieri abbiamo giocato contro un Avellino già quasi pronta per la supercoppa, stasera contro un Hapoel che ha un quintetto che da solo pareggia il nostro intero budget. Abbiamo giocato con grande determinazione e carattere ed abbiano resistito per l’intero confronto ad un’autentica corazzata, qual è la squadra di Pianigiani. Sono certo che le doti viste in questi due giorni sapranno essere apprezzate dai nostri tifosi, da cui ci attendiamo il massimo sostegno»

Juvecaserta al Torneo TIRRENIA – OLBIA was last modified: settembre 5th, 2016 by L'Interessante
5 settembre 2016 0 commenti
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Volalto
In primo pianoSportVolley

VolAlto Caserta: avvio delle attività legate al settore giovanile

scritto da L'Interessante

Volalto Giovanile

Si parte. Dopo il raduno della prima squadra, in casa VolAlto si è prossimi a inaugurare una nuova stagione del settore giovanile

Prima motricità, leve e Under sono pronti a indossare ginocchiere e pantaloncini per una nuova esaltante stagione sportiva all’insegna del rosanero. Come da tradizione, il club casertano ripone grande importanza e non poche speranze nel proprio settore giovanile. Base solida e dai numeri decisamente interessanti, in questi anni ha saputo regalare non poche soddisfazioni. Non ultime quelle della scorso stagione allorquando la VolAlto seppe raggiungere traguardi importanti sia a livello provinciale che regionale ottenendo la storica qualificazione alle finali nazionali under 18 e, in collaborazione con il Rota Volley Mercato San Severino, a quelle tricolori per la categoria under 16. Da quest’anno il settore è stato affidato a Stefano Aquino,  mentre Pasquale d’Aniello, head coach della nazionale under 16 e assistente di quella juniores
   attualmente impegnato nei campionati europei di categoria,  ne è il direttore tecnico. A Caserta e provincia saranno presenti le attività del Centro Tecnico VolAlto, con i centri di prima Motricità, per i nati negli anni fino al 2008, e con le strutture agonistiche per le categorie under 18, 16, 14 e under 12.
 Grazie a dirigenti appassionati, tecnici qualificati e con il supporto di strutture specifiche, il club casertano potrà svolgere anche una analisi del territorio ancora più accurata si da poter “scovare” nuovi talenti da formare, far crescere e, perché, no provare a lanciare tra qualche anno in serie A.

   
“ Questo è l’obiettivo massimo – afferma il presidente rosanero, Carlo Barbagallo – vogliamo provare a formare atlete nostre, giocatrici che possano un giorno calcare i taraflex della massima serie. In generale, però, vogliamo rendere sempre più stabile e concreto il nostro settore giovanile. In esso riponiamo grande fiducia e aspettative. Sappiamo che è la  base imprescindibile sul quale poggiare tutti i progetti del club.  Così è stato agli albori di questa società, così sarà sempre. Proviamo  a creare squadre che sappiamo farsi valere a livello regionale e nazionale. Lo sport è vita, ancor di più quando è vissuto con la serenità e allegria dei giovani”.

   Infine,  entrando a far parte della struttura Volalto, sarà possibile seguire da vicino le partite della serie A e vivere l’atmosfera magica della grande pallavolo femminile grazie alla presenza periodica delle atlete della serie A nelle varie palestra che ospiteranno le squadre
 rosanero.

   La mail della segreteria del settore giovanile (giovanili@volalto.net) è a disposizione per chiarimenti o per indirizzare al Centro Tecnico Volalto più idoneo le giovani leve interessate ad entrare a far parte di una delle eccellenze della pallavolo nazionale.

VolAlto Caserta: avvio delle attività legate al settore giovanile was last modified: settembre 5th, 2016 by L'Interessante
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Madre Teresa di Calcutta
CulturaEventiIn primo piano

Madre Teresa di Calcutta: follia, carità e umanità gli aspetti chiave della Santità

scritto da L'Interessante

Madre Teresa di Calcutta

Di Vincenzo Piccolo

Follia, Carità e Umanità gli aspetti chiave della Santità di Madre Teresa di Calcutta

Qualcuno una volta ha detto che Dio ha scelto le cose folli del mondo per svergognare i sapienti e, forse, non c’è persona più folle di Madre Teresa, colei che ha scelto di scoprire giorno per giorno il volto di Cristo, negli angoli più bui dell’esistenza umana

“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”; è proprio dalle beatitudini evangeliche che ci arriva il significato intrinseco dell’omelia di Papa Francesco durante la cerimonia di canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta, religiosa albanese, al secolo Anjezë Gonxhe Bojaxhu. È chi più indicato di un Premio Nobel per la pace, poteva essere santificato? “Non esiste alternativa alla carità: quanti si pongono al servizio dei fratelli, benché non lo sappiano, sono coloro che amano Dio”, così afferma il Santo Padre nell’ omelia della Santa Messa, subito dopo aver pronunciato la formula per la canonizzazione, autorizzando così il culto della santa nella Chiesa cattolica universale. Continua poi il Papa “Madre Teresa di Calcutta ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, mettendoli davanti alle loro colpe, ai crimini della povertà creati da loro stessi” – ha poi aggiunto – “consegno quest’emblematica figura di donna e di consacrata a tutto il mondo del volontariato: lei sia il vostro modello di santità”. Conclude la giornata di festa, alla quale hanno preso parte altre 120 persone provenienti da tutto il mondo, dicendo: “penso che forse avevo un po’ di difficoltà nel chiamarla Santa Teresa, la sua santità è tanto vicino a noi, tanto feconda che spontaneamente continueremo a dirle: Madre Teresa!”. Perché alla fine è vero, se la povertà non è solo sociale o economica, ma soprattutto spirituale, Teresa è veramente la Madre di tutti.

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anfiteatro
CulturaIn primo piano

Anfiteatro di quella che fu Capua: tra storia e leggenda

scritto da L'Interessante

Anfiteatro

Di Maria Rosaria Corsino

La storia, l’arte, l’archeologia sono materie così interessanti che sembrano non bastare mai.

Passeggiare tra maestosi monumenti architettonici, inciampare in un sassolino millenario e invocare gli dei pagani, è sempre una grande emozione.

A Santa Maria Capua Vetere, avvolto da un’atmosfera quasi magica e circa tre o quattro bar, sorge il mastodontico anfiteatro

Risalente circa alla fine del I secolo, viene fatto costruire da Augusto dopo la vittoria ad Azio da una colonia conquistata,  fatto restaurare da Adriano e  inaugurato da Antonio Pio.

Secondo solo al Colosseo, l’anfiteatro campano è noto a livello mondiale per la grande storia (mescolata a molti ingredienti di fantasia) di Spartaco.

Di origine Tracia, assodato nell’esercito romano, fugge non riuscendo a sopportare la disciplina ferrai a cui è sottoposto.

Catturato e considerato disertore, viene ridotto in schiavitù e venduto a Lentulo Batiato che gli da il soprannome di Spartacus.

Viene così introdotto in quella che è la più grande scuola di gladiatori.

Inutile soffermarci troppo su ciò che è un gladiatore: un lottatore, tendenzialmente schiavo o ex soldato assetato di voglia di combattere, che ha come arma una piccola spada, il gladio.

Ma la vita dei gladiatori è tutt’altro che facile, ecco perché nel 73 a.C. Spartaco scappa insieme ad altri 70 compagni iniziando quella che verrà poi ricordata come la “Terza Rivolta Servile” che si conclude nel 71 a.C con la sconfitta dei ribelli.

Dopo questo grande momento di gloria però, l’anfiteatro perde colpi.

Viene distrutto prima dai Vandali di Genserico e poi dai Saraceni, mentre i Longobardi lo usano come cava di marmo e come fortezza.

I Borbone metteranno fine alla sua distruzione dichiarandolo monumento nazionale.

Ad oggi è uno dei monumenti più apprezzati nel territorio campano.

Circondato da tanto verde, tanta storia e tanti anziani, è veramente un posto degno di essere visitato.

 

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Amore Criminale
CulturaIn primo pianoTv

Amore Criminale non è un film horror

scritto da L'Interessante

Amore Criminale

Di Michela Salzillo

Non è più tempo di equivoci. Il turno dell’estate sta per dirsi definitivamente concluso, almeno per quest’anno. A ricordarcelo è la routine dei primi giorni di settembre che, seppure in sordina, comincia a reclamare il posto che le spetta. Se da un lato ritornano gli esami all’università e le scartoffie d’ufficio, dall’altro si fanno attendere con ansia le sere a base di divano, plaid e zapping.

Anche per gli appassionati dei programmi tv, siano essi serie dallo stile americano o format dal carattere tutto italiano, la lunga stagione dei canali preferiti sta tornando. Come per Mediaset, anche per le reti Rai, è tempo di riformulare i palinsesti in vecchio stile. Un riordino che, stando a certe anteprime da web, si sta facendo portavoce di novità poco condivise dal pubblico più attento. È il caso del passaggio di staffetta fra Barbara De Rossi, collaudata pioniera di slogan anti- violenza, e l’attrice Asia Argento.

È ormai confermato, infatti, che il timone della nuova edizione di Amore Criminale, lo spazio di Rai tre che denuncia le molteplici forme di maltrattamento, con particolare attenzione alla violenza sulle donne e ai casi di femminicidio, passerà nelle mani del “volto horror” più stimato, sia in Italia che all’estero

La polemica ha divampato il suo ardore dopo l’opinione che la blogger e giornalista, Selvaggia Lucarelli, ha espresso sul suo profilo facebook, osservando non poche critiche nei confronti dell’attuale direttrice di rete, Daria Bignardi.

“Amore Criminale è un programma di cui ho scritto spesso, perché è educativo e crudo allo stesso tempo, Barbara De Rossi l’ha sempre condotto con passione e coinvolgimento perché conosce, ahimè, l’argomento e si spende da molti anni, anche prima di questa conduzione, per la causa “violenza sulle donne”  – ha detto la Lucarelli, continuando il suo disappunto con le parole della De Rossi, intervistata dalla” vispa penna” de Il Fatto Quotidiano subito dopo la scelta di sostituzione. È un fare che tutti riconoscono come legittimo, quello del cambio look. In fondo, fare televisione vuol dire anche esporsi a continui ricambi d’aria, ma è sulla preferenza della Argento che ricade qualche perplessità

“Condurre questo programma vuol dire prendere le donne per mano, incoraggiarle a denunciare quando serve, rassicurarle sul fatto che si può essere aiutate. (…) Io questo ruolo lo sentivo come una sorta di ricompensa, di riscatto dopo quello che ho passato e visto. Ero fiera di essere al timone di un programma così. Sono amareggiata e non ho intenzione di nasconderlo”. È Con queste parole che la De Rossi si esprime nei confronti di chi le chiede qual è stata la sua reazione a quanto stabilito. Ha dichiarato che se al suo posto fossero state preferite donne come la Morante o la Guerritore, avrebbe accettato di buon grado la scelta di innovare un programma ampliamente avviato, ma in questo modo la pillola è dura da buttare giù.

 In effetti, volendo allargare anche le vedute più ristrette, risulta difficile non condividere, almeno in parte, un rattristamento di questo tipo. L’abito non fa il monaco dai tempi in cui si preferivano le massime sui preti che razzolano male, e anche su questo siamo più o meno tutti d’accordo. Ma in televisione, più che altrove, l’immagine è la spalla forte del contenuto. È inutile illudersi! Chi conduce un programma del genere, dovrebbe avere un aspetto composto, serioso e rassicurante; un po’ come la zia buona che soccorre in caso di panico, e se ci fosse il bisogno di chiedersi il perché, la risposta è presto data: un tema come quello sviscerato dal programma in questione è non delicatissimo, di più. Non si può rischiare neanche di striscio, un alleggerimento di quei racconti, così assurdi nella loro sconvolgente realtà. Che non me ne voglia la signora Argento ma, giusto per dirne una, postare una foto su instagram in cui è ritratto un cartello citante:” Eat acid see god” -assumi acidi, vedi Dio- qualche rischio lo fa correre. Ora, che ognuno è libero di fare quello che vuole, ormai non lo negherebbe neanche il migliore dei dittatori, ma non è sempre tutto o bianco o nero. Gli omicidi di amore criminale sono verità, non un ‘ invenzione da ultimo film. È per questo che  almeno un po’ di riserbo su certe estremizzazioni di concetto sarebbe gradito, se non altro per difendere la dignità di uno dei pochissimi programmi ben fatti del panorama televisivo italiano .

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