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Categoria

Cultura

Poetry Slam
CulturaEventi

Poetry Slam, il 21 Marzo a Napoli

scritto da L'Interessante

Poetry Slam

“Non so che cosa sia la poesia,

ma so riconoscerla quando la

                  sento” 

        Housman

Nella giornata mondiale della poesia, Napoli canta versi.

 Dopo il grande plauso che continua ad ottenere in giro per l’Italia, il Poetry Slam arriva a Napoli per unire in un’unica voce, le vibranti sfumature della poesia. Ad ospitare la gentile competizione sarà Il tempo del vino e delle rose, rinomato ed elegante caffè letterario incorniciato nel ventre della città, al centro di Piazza Dante. A partire dalle 18.00 di questa sera, i poeti selezionati alterneranno sul palco esibizioni di massimo tre minuti, arbitro della gara sarà il maestro di cerimonia, scelto da Slam Italia, Paola Casulli. Lo slummer, per regolamento nazionale, sarà valutato da una giuria popolare scelta tra il pubblico presente all’evento.

Alla base della votazione oggettiva saranno applicati due imprescindibili criteri di valutazione:

 doti performative ed incisione del testo.

Il poeta che risulterà vincitore della serata, potrà concorrere alla gara di campionato nazionale fissata per il 18 giugno 2016.

Cos’è il Poetry Slam?

È una realtà ad eco nazionale che vanta radici lontane.

Sorge ,infatti, negli USA nel 1986.

In Italia è coordinata dai poeti Max Ponte e Bruno Rullo, che si avvalgono della collaborazione partecipata di referenti regionali, al fine di garantire  un progetto che sia il più concreto e lineare possibile. Mescolando la composizione poetica con la performance, Poetry Slam si sta rivelando un modo eccezionale di vivere la poesia, riscoprendo l’antico piacere della diffusione orale, e richiamando un’entusiasta attenzione  mai vista prima.

La poesia, dunque, non è morta, ha solo cambiato stile di vita.

Michela Salzillo

Poetry Slam, il 21 Marzo a Napoli was last modified: marzo 21st, 2016 by L'Interessante
21 marzo 2016 0 commenti
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Officina Teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Officina Teatro presenta Peli

scritto da L'Interessante

Officina Teatro

Bisogna smettere di credere all’esistenza dei perdenti.

C’è solo gente che deve faticare il doppio

per vincere con le brutte carte che ha in mano.

Ad Officina Teatro di S. Leucio – in provincia di Caserta – è andato in scena, lo scorso weekend, la pìece “PELI” di Carlotta Corradi, per la regia di Veronica Cruciani, con Alex Cendron e Alessandro Riceci. Una produzione Quattroquinte (RM), in collaborazione con Off Rome.

Un testo interessante e provocatorio, reso brillante dai due attori che, impersonando le due protagoniste, amiche, in occasione di una partita di burraco mettono a nudo la loro anima e il loro essere, liberandole dalle convenzioni e dalle sovrastrutture sociali. L’annoso contrasto tra l’essere e l’apparire (quando si ostenta troppo, si vuole nascondere qualcosa) emerge, dal dialogo , in tutta la sua crudeltà. Nella magistrale interpretazione degli attori che, sul finire, si liberano degli abiti come metafora dell’aprirsi reciprocamente, traspare una sorta di confessione nella quale le due amiche rivelano la loro fragilità umana, le loro insicurezze, le loro problematiche unitamente all’ irrefrenabile bisogno di un’amicizia ritrovata e rafforzata.

Officina Teatro scommette e vince. Sempre.

Ancora una volta Michele Pagano, direttore artistico di Officina Teatro, ha proposto uno spettacolo di assoluto valore e di straordinaria intensità che, al di là delle impressioni positive – o negative – che un quaunque spettacolo, a sipario chiuso (a saracinesca abbassata, in questo caso) possano pervadere lo stato d’animo di chi guarda, lascia lo spettatore riflessivo  e pensoso ben oltre la fine della rappresentazione. E questo, per chi si reca ad Officina Teatro, possiamo dire sia diventata una costante.

Chapeaux!

Domenico Magliocca

Officina Teatro presenta Peli was last modified: marzo 21st, 2016 by L'Interessante
21 marzo 2016 0 commenti
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felicità
CulturaEventiIn primo piano

Giornata internazionale della felicità

scritto da L'Interessante

Giornata internazionale della felicità

“Buttate tutto all’aria, i cassetti, i comodini che c’avete dentro,

                                                                                                            vedrete che esce fuori, c’è la felicità.

                                                                                                                         Provate a voltarvi 

                                                                                                                         di scatto, magari la pigliate di sorpresa,

                                                                                                                                         ma è lì:

                                                                                                                             cercatela la felicità, tutti i giorni,

                                                                                                                                 continuamente.

Giornata internazionale della felicità

Come una primavera delle prioritarie opportunità   alla base del miglioramento del tempo per sé e gli atri, la giornata della felicità, diventa sinonimo di ricerca spirituale e non solo.

È una ricorrenza istituita dall’Onu nel 2012 e, come una festa sensibile, si celebra, ogni anno, il 20 Marzo. Si tratta di   un appuntamento che ognuno può intendere come vuole, purché sia uno spazio da riempire con tutte le cose, i verbi, le persone e le eccezioni alla regola che abbiano a che fare con la voglia di rinascita. È chiaro che lo stare bene è un concetto che non dovrebbe essere tradotto o sintetizzato in una cifra sul calendario, ma è altrettanto innegabile che -troppo spesso -dimentichiamo di passare al setaccio convinzioni sbagliate relative a ciò che crediamo di meritare.

La felicità è come un fiume, un mare da navigare, un esercizio a cui abituarsi: ci vuole coraggio e dedizione. A volte, per imparare a galleggiare, bisogna trattenersi l’acqua alla gola e tenere i piedi sul fondo, lasciare andare, piuttosto che arginare. Non è il quarto d’ora d’attesa dal dolore, ma la capacità di guardarla come fosse una parte del puzzle, un momento non detraibile all’esistenza.

A volte passa attraverso domande, altre invece , coincide con  una timida  certezza,  ma non dovrebbe mai fermarsi ad aspettarci negli altri: La felicità  ci deve appartenere, un qualcosa  che attraverso l’esterno, si faccia modellare o ritrovare quando scordiamo il suo indirizzo.

In un’epoca in cui tutto è diventato sinonimo di istantaneo, sembra un chimera la voglia di concedersi del tempo: è da lì che nasce la felicità, dalla voglia di andare lenti, dall’intelligenza di capire che quello che si conquista in maniera celere non può attraccare su territori fertili.

Un tempo non può esser  scandito  di ore felici, se scorre al netto della condivisione, come non può diventare  felice un amore, se è un corsa verso la compagnia di chiunque, anziché una scelta consapevole e graduale.

La felicità è anche qualcosa che non esiste più, è quello che invecchia dentro di noi e piano piano si allontana. È la certezza che le cose iniziano per finire e che non sempre, quando il momento arriva, è quello infelice. Bisogna lasciarsi accadere nelle trasformazioni per inseguire la felicità, perché è nella capacità di rinnovarsi che nasce l’idea di eterno: non si tratta di accontentarsi, bensì di capire che la metamorfosi ( anche quella personale)è molto più vera della staticità, e dunque molto più viva.

Che sia oggi o domani il nostro giorno felice, appuntiamoci il compito di riflettere sul fatto  che perdere tempo per noi stessi, a volte,vuol dire acquistarne nella vita degli altri: da questa verità allo squillare  del giorno sublime il passo è breve.

Michela Salzillo

Giornata internazionale della felicità was last modified: marzo 31st, 2016 by L'Interessante
20 marzo 2016 0 commenti
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Grey's Anatomy
CulturaIn primo pianoTv

Grey’s Anatomy 12: addio Derek, benvenuto Dott. Thorpe

scritto da Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy

Varie avventure di una notte, l’imbarazzante approccio con George, il veterinario che le dava tanta sicurezza ma zero turbamenti. Tanti uomini nella vita di Meredith Grey, ma un solo grande amore: Derek Sheperd. Per ben undici stagioni abbiamo assistito agli alti e bassi di una coppia che, fin dalle prime battute, ci è sembrata quella giusta, quella da lieto fine, la storia che tutti noi avremmo voluto avere dentro e fuori dal letto.

La casa fatta con le candele al termine della quarta stagione, il post-it/matrimonio sul finire della quinta, l’adozione turbolenta di una bambina africana tra la settima e l’ottava stagione, comprare un ospedale insieme, e – da che non potevano averne – sfornare bimbi come se niente fosse.

Tutto questo nasce da un ragazzo e una ragazza in un bar. Si sono innamorati. E noi di loro. Per un po’ ci siamo anche convinti che il loro destino fosse di vivere distanti l’uno dall’altra, per poi accorgerci che non puoi dividere ciò sembra fatto per stare insieme. Non riusciamo a dire Meredith senza pronunciare il nome del neurochirurgo più famoso di Seattle. Così Derek è difficile pensarlo con qualcuna che non sia la biondina tutta bisturi e tequila.

E se per Derek Sheperd il problema non si pone perchè, pace all’anima sua, è morto innamorato della moglie, sposato con quella ragazza in un bar, padre dei figli avuti da colei che gli ha fatto mettere in discussione la sua vecchia vita, stesso non si può dire di Meredith Grey.

La Dottoressa Grey volta pagina?

Lei è viva, nonostante fosse la più probabile vittima di Shonda Rhimes. Sopravvissuta ad una bomba, un annegamento, un folle omicida, un incidente aereo e un parto andato in CID con annessa tempesta e mancata corrente. Con un curriculum del genere sembrava proprio dovesse morire a breve, e invece no. A lei muoiono i parenti: la madre prima, il migliore amico poi, la sorella poco dopo e infine il marito. I figli sono troppo piccoli per capire che da quella donna è meglio scappare.

E di certo un’altra persona ignara del passato della cupa e torbida Meredith è il neonato in casa Rhimes, il bello e affascinante Dott. Thorpe. Sembra proprio che la dottoressa stia capitolando al suo cospetto. Certo, è tutto da vedere. Siamo alla quattordicesima puntata della dodicesima serie, e per ora lui le ha chiesto di uscire e lei non ha proferito risposta. La vita di lui non la conosciamo: sarà sposato? Ha una gamba sola? E’ malato di Alzheimer? L’opzione che sia sano o che non abbia scheletri dentro l’armadio non la prendiamo nemmeno in considerazione, Shonda non è così noiosa. 

Quindi, pazienza alla mano, lo scopriremo Venerdì prossimo.

Grey’s Anatomy 12: addio Derek, benvenuto Dott. Thorpe was last modified: marzo 18th, 2016 by Roberta Magliocca
18 marzo 2016 0 commenti
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Giornate Fai
CulturaEventiIn primo piano

Giornate FAI in 400 città italiane

scritto da Roberta Magliocca

Giornate Fai

Tornano in 400 città italiane le giornate FAI. È una serie di due appuntamenti, quella organizzata dal fondo ambiente italiano, che apre il sipario su 900 luoghi della nostra penisola.

Il 19 e 20 Marzo saranno echi di preludio alla primavera della bellezza, origine da cui l’uomo stesso proviene e che, per circostanze talvolta inspiegabili, sembra non riuscire a preservarne le peculiarità.

È con questo spirito che saranno concesse al pubblico aperture straordinarie a chiese, musei, palazzi, ville, spazi naturali ed archivi storici. La corrente edizione, che battezza il ventiquattresimo anno della rassegna, avrà come tema cardine quello della mutazione. È un dato innegabile, infatti, la trasformazione geografica che, di generazione in generazione, ha travolto la   superficie e l’anima del nostro pianeta, così come diversi sono gli approcci   ad iniziative del genere.

Sono stati 8.500.00 gli italiani scesi in piazza, agglomerandosi in chilometriche file di attesa, che in questi ventitré anni hanno assistito allo spettacolo dell’Italia che ricomincia a splendere, se poi si tratta di un entusiasmo a tempo determinato sembra non essere rilevante.

La Campania, come dimostrato dalle opportunità fissate nel calendario delle iniziative regionali, non accenna a voler arrivare impreparata al ripetuto noviziato della riscoperta.

È giusto che anche le nostre province richiamino l’interesse a restituirsi un’identità storica ed artistica ben definita. Ecco, dunque, alcune delle irrinunciabili opportunità fra Caserta e Napoli:

La reggia di Caserta aprirà le porte a stanze restaurate, saranno visibili le suggestive collezioni Terrae Motus, una serie di opere attribuite a rinomati artisti del 900 che furono, secondo fonti note, commissionate in occasione del terremoto dell’Irpinia. Presenti anche 140 dipinti che finora avevano conosciuto vecchiaia negli scaffali dei depositi.  Previsto , fra gli itinerari più interessanti, un percorso negli spazi dei sottotetti ,per ammirare le tecniche architettoniche utilizzate da Vanvitelli, proprio lì, dove in quel periodo di conflitto mondiale si appostavano le truppe alleate per sorvegliare il monumento.

A Napoli, invece, saranno aperte le catacombe di San Gaudioso: un’atmosfera coinvolgente sintetizzata in una particolare mistura fra barocco e l’epoca paleocristiana.

Dal XVII secolo la zona fu chiamata “Sanità” perché ritenuta incontaminata e salubre, anche grazie a proprietà miracolose attribuite alla presenza delle tombe dei Santi.

Si narra che alla fine del 1500 i frati domenicani ospitarono la sepoltura di alcuni nobili napoletani, in quest’ ipogeo sarebbero infatti conservati  i loro crani; i rispettivi corpi furono affidati all’arte di Giovanni Balducci che ne ritrasse le pareti.

Non resta , dunque, che abbandonarsi a questo tintinnio di meraviglia e lasciarsi ammaestrare dallo stupore non solo di quello che siamo in grado di vedere, ma anche da ciò che siamo disposti ad immaginare oltre le canoniche alternative di aggregazione come in questo caso.

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore (Peppino Impastato)”.

Michela Salzillo

Giornate FAI in 400 città italiane was last modified: marzo 16th, 2016 by Roberta Magliocca
16 marzo 2016 0 commenti
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Elena Mancino
EventiIn primo piano

Elena Mancino: orgoglio campano

scritto da Roberta Magliocca

Elena Mancino

Il cibo è nelle nostre case. Sulla tavola, nel frigo, sul divano davanti alla televisione. Ma quando il cibo è nelle mani giuste, diventa arte e musica, diventa un legame tra le persone, l’elemento fondamentale per far diventare una serata normale, una serata speciale. 

Questo lo sa bene Elena Mancino, talento tutto campano, orgoglio del Sannio.

Alle Internazionali di Italia 2016 svoltesi a Marina di Carrara, la giovanissima e talentuosa Elena si è aggiudicata la medaglia d’oro con il piatto “La bufala imbufalita”.

Elena Mancino sempre sul podio

Non una gran sorpresa per chi la conosce bene. Infatti Elena ci ha da sempre abituato al podio, a testimonianza di una bravura che si accompagna sempre ad una ricerca attenta e soprattutto ad una passione che dura ormai da ben 13 anni.

Orgoglio aggiuntivo, è il fatto che a Marina di Carrara, Elena era l’unica donna in gara ribaltando l’idea che le donne sono brave solo nelle cucine di casa, mentre sul podio gastronomico solo l’uomo vince.

Non è così, Elena Mancino ne è la prova.

Complimenti Elena, ad Maiora! 

Elena Mancino: orgoglio campano was last modified: marzo 16th, 2016 by Roberta Magliocca
16 marzo 2016 0 commenti
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Meredith Grey
CulturaIn primo pianoTv

Meredith Grey: ancora cupa e torbida?

scritto da Roberta Magliocca

Meredith Grey

Dodici stagioni sono veramente tante. Per una serie tv, sono davvero tante. Eppure chi si è appassionato alla serie televisiva di Grey’s Anatomy, sembra non averne mai abbastanza, tanto da non poter aspettare le puntate italiane e seguire la stagione americana, nonostante l’inglese decisamente scolastico.

Dopo ben dodici serie, dopo aver seguito l’evoluzione dei personaggi così da vicino, così intimamente, sembra tu abbia mangiato il loro pasto, passato loro i bisturi, dormito tra le loro lenzuola.

Nell’ospedale più famoso del mondo (forse, se non sicuramente, più famoso di quello di E.R. Medici in prima linea o quello dell’imprevedibile e sensualmente cinico Dott. House), in quell’ospedale, hai pianto per un’appendicite andata male, hai amato nella stanzetta del medico di guardia, hai litigato con gli strutturati, hai assistito alla follia del Sign. Clark.

E allora, ancor più della perfida Shonda Rhimes, tieni ad ognuno di loro come se ti fossero madri e padri, fratelli o sorelle, colleghi o amici.

Meredith si sta rialzando?

A questo punto, se non state seguendo la programmazione americana, vi consiglierei di smettere di leggere. Perchè se siete rimasti in Italia, allora starete ancora assaggiando il cinismo della bella Meredith, così fredda, algida e – diciamocelo – anche un po’ stronza a causa delle immani tragedie che si sono susseguite nella sua vita.

Una donna tutta lavoro e disgrazie che sembra essersi arresa alla cattiveria. La morte le va a braccetto e sembra aspettare soltanto il prossimo deceduto.

Ma in America qualcosa sta cambiando. Shonda si sarà passata una mano sulla coscienza, o si sarà stancata pure le di vedere la cara Ellen sempre incavolata nel suo camice blu. Fatto sta che in una delle sue trasferte, in una delle sue mirabolanti imprese chirurgiche, lo staff del Grey Sloan Memorial Hospital assiste ad una Meredith con ancora qualche battito cardiaco. La nostra sempiterna cupa e torba Meredith sembra che abbia conosciuto qualcuno. Un qualcuno medico, ovviamente, ma anche militare – seguendo le orme della bella Yang – che sembra riaccendere nella dottoressa una luce negli occhi che mancava da tempo. Derek a poco poco torna nella scatoletta dove lo aveva messo anche Addison Montgomery dopo il loro divorzio.

La domanda nasce spontanea. Che stia finalmente per piovere?

Meredith Grey: ancora cupa e torbida? was last modified: marzo 16th, 2016 by Roberta Magliocca
16 marzo 2016 0 commenti
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Persone
CulturaIn primo piano

Persone normali e tradizionali -LE VIGNETTE

scritto da Roberta Magliocca

persone

Normale e tradizionale. Una maglietta che ha due maniche e abbastanza stoffa da tenere coperto il busto di una persona è normale. Un Natale passato in famiglia, mangiando pandoro e frutta secca sotto le luci intermittenti di un albero, fa parte della tradizione di gran parte del mondo. Ma se parliamo di persone, di essere umani, dovremmo rivedere il vocabolario troppo ristretto che a volte la società sfoggia in diverse occasioni.

Rispettiamo i diritti delle persone

Il compito di un paese civile non è quello di controllare i pensieri dei cittadini e di renderli uniformi ad un unico pensiero, ma quello di far sì che menti razziste e selettive, non ostacolino il vivere quotidiano degli altri e i loro diritti. Nessuno dispone di verità assolute e quindi ognuno può pensare ciò che meglio crede. E’ o non è, questo, il principio base della democrazia? Ma se questi stessi pensieri vengono a ledere la dignità di qualsiasi altro essere vivente, allora i microfoni dovrebbero essere spenti, le televisioni assenti, occhi distolti e orecchie rivolte altrove. Le persone non sono magliette o alberi di Natale. Le persone non sono normali o anormali, tradizionali o innovative. Le persone sono semplicemente persone. Ciò che accade sotto le lenzuola di tutto il mondo, lasciamolo lì, nell’intimità di vite che nulla devono a nessuno, lasciamolo dietro porte che proteggano gli amori e la loro dignità.

Persone normali e tradizionali -LE VIGNETTE was last modified: marzo 15th, 2016 by Roberta Magliocca
14 marzo 2016 0 commenti
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Presentato Portami a vedere i treni
In primo pianoLibri

Presentato “Portami a vedere i treni”

scritto da Walter Magliocca

roberta

Presentato ieri “Portami a vedere i treni”, presso la sede dell’accademia musicale di Anna Paola Zenari, “Fortepiano” di San Prisco, il secondo libro scritto dalla giovane scrittrice  ROBERTA MAGLIOCCA.

Dalla lettura dello scritto emerge  una storia intensa, acuta, decisa fatta di intrecci di vita vera, miscelata con la vena fantastica e spigliata dell’autrice. La trama vede come protagonista il morbo di  Alzheimer. Ricordi nell’oblio della memoria del protagonista, Giulio, affetto dalla malattia e che accende la luce della mente per sviscerare il sempre attuale e complicato rapporto padre-figlio: una relazione tra due persone che si incrociano e che  vivono ricordi dolorosi per loro e per la loro esistenza. Altro tema trattato e di grande attualità è l’omosessualità. Senza entrare nel problema, senza esprimere valutazioni e propri convincimenti, ma lasciando all’attento lettore le proprie sensazioni e le proprie emozioni.

La storia è ambientata nella penisola sorrentina, terra che ha dato i natali all’autrice (è nata a Vico Equense) e dove vive parte della famiglia materna di origine.

Una breve storia, che capta l’attenzione del lettore, ricca di sensazioni, emozioni forti, toccanti, intrise di sentimento, di amore che, pizzicando le corde della commozione, fa comprendere con durezza e realismo il cammino della malattia.

Roberta, partendo dalla cognizione che non si può parlare di cura del morbo di Alzheimer quanto piuttosto di accompagnamento nella sua evoluzione, porta con tratto elegante e mano esperta a comprendere questa mutazione degenerativa e graduale del soggetto, come detto chiamato Giulio nel libro, fino ad avere uno spiraglio nella luce della memoria e riuscire a confrontarsi con il figlio dopo anni di mancata sinergia. Ed è ciò che emerge dalla lettura della storia che fa comprendere come i sentimenti quelli forti, l’amore, possano essere, allo stato attuale, l’unico antidoto per la fase degenerativa della malattia 

A presentare il libro “Portami a Vedere i treni”  (Sensoinverso edizioni), la psicologa Valentina Masetto, anche quale moderatrice nonché ideatrice e promotrice della rassegna: Un libro per tè. Una presentazione certamente originale che ha coniugato varie forme di cultura con la partecipazione di Corrado Del Gaizo, che ha recitato un monologo “composto a quattro mani” con la stessa Roberta. La serata è stata allietata dalla musica di Annapaola Zenari e Carmine Covino rispettivamente al piano e alla chitarra.

Il dibattito ha vissuto momenti di commozione, provocati da Valentina Masetto, coniugati con momenti musicali che hanno coinvolto tutti gli intervenuti.     

Dopo l’incontro di oggi ci saranno altre presentazioni per far conoscere l’artista ma soprattutto per trasmettere ai lettori il suo amore per la scrittura.

A Roberta auguriamo le migliori fortune e che il destino incroci le maglie in modo tale da consentirle di raggiungere i successi che merita, ma con la speranza che continui ad emozionarci sempre nella lettura dei suoi futuri scritti.

Presentato “Portami a vedere i treni” was last modified: marzo 19th, 2016 by Walter Magliocca
14 marzo 2016 0 commenti
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Sabbia
CulturaIn primo pianoTeatro

Sabbia ad Officina Teatro

scritto da Roberta Magliocca

Sabbia.

Gli sono entrata in casa tante volte. Lui mi lasciava la porta socchiusa, e percorrendo quel piccolo corridoio all’aperto tra gente che fumava l’attesa, entravo in casa sua. Panche di legno chiaro e cuscinetti rossi. Sorridevo a Maria Macri – quando il teatro è donna, bellezza, talento e gentilezza – e aspettavo che la saracinesca si aprisse. L’ho fatto tanto volte. Saracinesca alzata, palcoscenico casa, attori ed emozioni. Applausi e due chiacchiere con il padrone di casa, Michele Pagano. Si, quello che mi lasciava la porta socchiusa. Impressioni condivise, sorrisi e “ci vediamo settimana prossima”.

Lo scorso weekend sembrava più o meno dovesse accadere la medesima cosa. Porta socchiusa, sorrisi, fumavano l’attesa, guardavo il distributore di caffè, saracinesca alzata. Palcoscenico casa e lui. Il padrone di casa non più ospite ma attore. E lo conosco come mai l’ho conosciuto, lo vedo come mai l’ho visto, mi commuove come mai ho pianto.

Sabbia ad Officina Teatro

Sabbia. Una rete ormai sgualcita dal tempo e i ricordi di un ragazzo che ragazzo non è più. Metafore calcistiche per spiegarci la sua vita fatta di mondiali, e Zoff nel cuore fino all’arrivo di Irina. Poi, scusami Zoff ma non c’è più posto per te, c’è Irina per la quale perdere la testa e i battiti, e giù di botte col migliore amico per conquistarla.

Così la storia di un’amicizia indissolubile, e la spiaggia sullo sfondo, e un treno che porta lontano per ben 20 anni sperando che i sensi di colpa per uno sgarro fatto a quell’amico possano sbiadire con il tempo. Ma il tempo non sbiadisce nulla, fa accumulare solo ritardi e occasioni perse, rimpianti e fallimenti.

Sabbia non è uno spettacolo, ma un’esperienza. L’indiscussa bravura ed eccellente esecuzione di Michele Pagano hanno gettato le fondamenta per la costruzione di un flusso di emozioni che si è instaurato tra palcoscenico e platea, tra attore e spettatore, tra i fallimenti e le gioie di un protagonista che hanno fatto riemergere le storie intime e sopite dentro di noi.

Inutile dirlo, una standing ovation ha accompagnato il finale di una storia alla quale nessuno di noi avrebbe voluto mettere il punto. Commozione e mani rosse per applausi che volevano raccontare la gratitudine che questa Caserta un po’ malmessa deve a Michele Pagano, al suo progetto, a questo teatro che offre tanto.

Quando il teatro è pieno fino all’orlo

Quando occorre una fila di sedie aggiuntive

Quando i cuscini vengono posizionati per i più piccini

Quando i fari iniziano a surriscaldare l’aria e nel buio ha inizio la storia…

Quando la partita deve chiudersi prima dei canonici novanta minuti per invasione di campo…

Quando “Lontano, lontano nel tempo…”

E’ semplicemente Magia

Grazie Michele!

Sabbia ad Officina Teatro was last modified: marzo 10th, 2016 by Roberta Magliocca
8 marzo 2016 0 commenti
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