L'Interessante
  • Home
  • Parliamone
    • Politica
    • Cronaca
    • Attualità
  • Cultura
    • Eventi
    • Teatro
    • Cinema
    • Tv
    • Libri
    • Musica
  • Sport
    • Basket
    • Calcio
    • Volley
  • Dall’Italia e dal Mondo
    • Notizie fuori confine
    • Curiosità
    • Indovina dove andiamo a cena
    • Viaggi Interessanti
  • Editoriale
  • Vignette Interessanti
  • Web Tv
Notizie Flash
1 MAGGIO: FESTA O…. LUTTO. UNA FESTA BEN...
CORONAVIRUS FASE 2 ……… GIU`LA “MASCHERINA
LA MUSICA DELLA GATTA CENERENTOLA COME PASS PER...
INTERNAZIONALI: LA COPPIA DI TAIWAN SI AGGIUDICA IL...
INTERNAZIONALI TENNIS ASSEGNATE LE WILD CARD. SABATO INIZIANO...
Michele Pagano: Il futuro è il mio presente
Da consumarci preferibilmente dopo morti: Officina Teatro incanta...
VALERIO BIANCHINI E LE SUE … BOMBE. AMARCORD...
Caso Weinstein. Dite alle donne che non siamo...
The Aliens ad Officina Teatro: vita, amicizia ed...

L'Interessante

  • Home
  • Parliamone
    • Politica
    • Cronaca
    • Attualità
  • Cultura
    • Eventi
    • Teatro
    • Cinema
    • Tv
    • Libri
    • Musica
  • Sport
    • Basket
    • Calcio
    • Volley
  • Dall’Italia e dal Mondo
    • Notizie fuori confine
    • Curiosità
    • Indovina dove andiamo a cena
    • Viaggi Interessanti
  • Editoriale
  • Vignette Interessanti
  • Web Tv
Autore

L'Interessante

Cani razze
CuriositàIn primo piano

Fobie. Il dog friendly: capitolo 13

scritto da L'Interessante

Fobie

Cari lettori interessati oggi parleremo della paura, quest’emozione primaria, comune sia al genere umano sia al genere animale. Sì, anche i nostri amici a quattro zampe la sperimentano e la vivono.

Lo faremo raggiungendo al telefono la Dott.ssa Sabrina Giussani, Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale, Presidentessa SISCA (società italiana scienze del comportamento animale).

Dott.ssa Giussani grazie mille per aver accettato l’intervista. Cosa s’intende per paura? E per fobie?

Prego Luigi, è un piacere. La Paura è la più antica delle emozioni, una sorta di “pilota automatico” che induce il soggetto a realizzare una risposta di evitamento, fuga o aggressione. La paura serve a proteggere il cane da un eventuale pericolo.

La Fobia è una paura angosciosa e inspiegabile di qualcosa o di qualche evento in particolare. La Fobia induce una reazione non controllabile, esagerata e sproporzionata alla situazione nei confronti, per esempio, di un rumore (tuoni o botti).

Quindi la fobia induce un maggior senso di sofferenza nei nostri cani rispetto alla paura. Quali sintomi osservare come campanello dall’allarme in un cane fobico?

Quando il cane si trova esposto allo stimolo fobogeno può leccarsi il naso, dilatare la pupilla, ansimare, tremare, abbassare la coda e le orecchie, piangere o abbaiare, cercare di fuggire, nascondersi o aggredire per sottrarsi alla situazione che lo mette in difficoltà.

Che cosa fare una volta ricevuta diagnosi di fobie?

La fobia non è una malattia ma un sintomo. È necessario completare il quadro comportamentale del cane così da comprendere quali sono tutte le “fragilità” dell’individuo. La visita comportamentale consente al Medico Veterinario Esperto di emettere una diagnosi e una prognosi.

Esiste una cura per la fobia nei cani?

Certamente. L’intervento riabilitativo è progettato secondo il sistema famiglia interspecifico che abbiamo di fronte. Il focus non è sulla fobia ma sulla relazione tra i referenti e il cane. Le parole d’ordine, soprattutto all’inizio dell’intervento, sono “ti capisco, ti proteggo e ti aiuto”.

Che cosa bisogna evitare di fare per non peggiorare la situazione?

È necessario evitare di esporre il cane a ciò che lo mette a disagio fino a quando il sistema non avrà acquisito gli strumenti cognitivi per gestire la situazione. È fondamentale imparare a capire quando il cane è in difficoltà, rassicurandolo e allontanandolo dalla situazione.

Spesso i proprietari di un cane fobico si chiedono se l’introduzione di un cane in casa possa migliorare la fobia; cosa ci dice a riguardo?

Poiché ogni situazione è a se, è difficile generalizzare. Quando il cane adulto mostra una fobia, un cucciolo, soprattutto se timoroso, tende a imitarlo grazie all’apprendimento sociale. Così facendo il più piccolo potrebbe, una volta cresciuto, mostrare gli stessi sintomi del più grande! Ciò può accadere anche adottando un cane adulto. Per “migliorare” la fobia, consiglio di realizzare una visita comportamentale e un percorso riabilitativo prima di adottare un altro cane.

Ringraziamo la dott.ssa Giussani, per la squisita disponibilità e competenza.

Occuparsi dei nostri amici cani significa anche riconoscere in loro gli stati di disagio, e traghettarli verso un concreto concetto di benessere.

E l’amore non basta. E’ l’elemento necessario ma non sufficiente.

A volte ci vogliono medici, competenze, diagnosi, cure, rinunce e sacrifici.

Se c’è la paura, non c’è la felicità.

(Seneca)

Luigi Sacchettino


 

Fobie. Il dog friendly: capitolo 13 was last modified: luglio 15th, 2016 by L'Interessante
14 luglio 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
Lentamente Muore
CulturaIn primo piano

Lentamente muore chi attribuisce questa poesia a Pablo Neruda

scritto da L'Interessante

Lentamente muore

Lentamente muore

chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi

Difficile non riconoscere familiarità in questi versi, consueti nell’esprimere la sottile trappola delle piccole morti quotidiane. Si tratta del celeberrimo intro di uno dei componimenti in poesia più famosi al mondo, un accorato appello in lirica sciolta che si fa leggere senza troppe smanie.

 La trovi ovunque, Lentamente muore, scritta sui muri dei cavalcavia, dietro le porte delle aule da liceo, sui diari dei ragazzini e nelle scatole aperte del web: dai social più in voga, ai motori di ricerca meno utilizzati, questo testo è, infatti, quasi un passaggio obbligato. Se, però, la poesia non ha bisogno di presentazioni, il vero artefice del sublime e consigliato insegnamento non può certo godere di riconosciuta notorietà.

Come una cattiva abitudine che di schiavi ne ha molti, basta un clic per vedersi attribuita la sopraindicata a Pablo Neruda, poeta cileno e rappresentante legittimo della poesia latino- americana contemporanea, che con questa poesia non ha nulla a che fare. Forse, per alcuni, sarà una delusione, ma è proprio così.

A niente sembrano servire le diciture che ne indicano una falsa attribuzione, equivoco che viene fatto risalire ad un passato tutt’altro che prossimo, puntualmente, però, la firma non è mai quella giusta.

Un errore parecchio diffuso che si scatena a ritmo di condivisione soprattutto nel giorno in cui si celebra la nascita del poeta: nato il 12 luglio del 1904, il grande Pablo, amico di sconosciuti, si ritrova auguri multilinguistici allegati ad un ‘opera non sua.

Dalla pagina ufficiale della Feltrinelli, a testate on- line che sottoscrivono con fierezza un’informazione culturale, è una pratica che, visto il ripetersi sovente, pare non avere rimedio. C’è chi si giustifica con l’errore comune, come se l’atteggiamento di massa fosse garanzia di veridicità e chi,invece, la risolve con una superflua priorità di contenuto.

È chiaro, e non è neppure da puntualizzare, che il valore va riconosciuto all’opera, ma non si può di certo negare l’importanza della paternità artistica. L’arte è sinonimo di libertà, certo, come è vero che ciò che è pubblico appartiene a tutti, ma, oltre al diritto che ha l’ autore di vedersi riconosciuta una propria fatica, è anche una questione di rispetto sensibile, se si considera che, per chi scrive, ma soprattutto per i poeti, la parola è una viscera, un prolungamento del sé, una costola.

Michela Salzillo

Lentamente muore chi attribuisce questa poesia a Pablo Neruda was last modified: luglio 13th, 2016 by L'Interessante
13 luglio 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Dove sei Dio?
CronacaIn primo pianoParliamone

Dove sei Dio? Il grido di dolore della vedova di Emmanuel

scritto da L'Interessante

Dove sei Dio

“Dove sei Dio?”

E’ il grido soffocato in un canto di Chinyere, in abito bianco su una sedia durante una fiaccolata in memoria di Emmanuel, il suo amato ucciso a Fermo nel tentativo di difenderla dagli insulti di un nazifascista. Eppure, fino a ieri, Emmanuel e Chinyere credevano di aver trovato la felicità in Italia. Una felicità che meritavano, o meglio, che avrebbero meritato, dopo aver assistito al massacro delle loro famiglie e alla morte della figlia di due anni. E dopo essere stati schiavizzati in Libia, lei massacrata di botte fino a perdere il bimbo che portava in grembo durante la traversata. Erano giunti in Italia, che per loro era una sorta di “terra promessa”, come Peter Pan e Wendy nell’isola che non c’è, e si erano ripromessi di provare a ricominciare daccapo. Erano stati accolti a Fermo, piccola cittadina delle Marche, da una Chiesa militante che non mercanteggia e svende la carità con il ricatto del proselitismo di fede. Una Chiesa che si sporca le mani. 6 mesi fa a Fermo era stato celebrato il loro matrimonio. Chinyere avrebbe voluto studiare medicina. Oggi si ritrova al funerale del suo amato. Amedeo Mancini è il nome di colui che ha stroncato la loro felicità, oggi in stato di fermo accusato di omicidio preterintenzionale che dichiara di voler donare i suoi beni alla vedova. Doni che però non le ridaranno indietro suo marito. Il nome di Amedeo Mancini racchiude in sé tutti i nomi di coloro che continuano, nel 2016, a fare propaganda razzista e a vedere gli immigrati come “gente che viene a rubarci il lavoro”, e che osano marciare sopra questa tragedia considerandola un’invenzione della Chiesa, dei mass-media e della sinistra, cercando di giustificare il tutto sostenendo che si trattava di una semplice rissa. Eppure, Chinyere ha dato noi un’altra lezione di vita, acconsentendo all’espianto degli organi del marito. Organi che potrebbero salvare la vita di qualche altro uomo, anche un “Amedeo Mancini” di turno. Adesso c’è una petizione per conferire alla donna la cittadinanza italiana. Il giorno del funerale, durante l’omelia, l’arcivescovo Luigi Conti ha espresso il suo disappunto verso coloro che definiscono “disperati” i migranti. I veri disperati siamo noi, non loro. E questo terribile episodio che verrà presto dimenticato ne è la prova inconfutabile.

Mariagrazia Dell’Angelo

Dove sei Dio? Il grido di dolore della vedova di Emmanuel was last modified: luglio 13th, 2016 by L'Interessante
13 luglio 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
San Salvatore Telesino
CronacaIn primo pianoParliamone

San Salvatore Telesino: tra mistero e terrore. Le novità del caso

scritto da L'Interessante

San Salvatore Telesino

Continua ad essere avvolta dal mistero la storia della piccola Maria Ungureanu, nove anni, di nazionalità rumena, trovata senza vita nella piscina di un ristorante a San Salvatore Telesino il venti giugno scorso

Tante le piste da seguire e le ipotesi già effettuate per il dramma che ha investito una famiglia da poco riunita. Il padre, manutentore al Parco del Grassano, era immigrato in Italia dieci anni fa e solo nel duemilaquattordici lo hanno raggiunto sua moglie e la loro unica figlia. “Brava gente”, secondo le voci del paese. Ed anche credente. La piccola Maria è stata vista l’ultima volta proprio nei pressi della chiesa di Santa Maria dell’Assunta dove si era appena celebrata la funzione in occasione della festa di Sant’Anselmo. Erano le 19.40 circa, quando la bellissima bambina che ad agosto avrebbe compiuto dieci anni, ha lasciato il luogo di culto, incamminandosi lungo la strada stretta che porta proprio al Casale San Manco, l’ultimo posto che Maria ha visitato. Il perimetro del locale, delimitato da un muro e da una rete di recinsione, corre, da un lato parallelamente alla piazza dedicata al sindaco Pacelli. Quella sera era affollata da alcune giostre e disturbata dalla pioggia. Tempo meteorologico così avverso da far saltare la processione ma non l’esibizione di alcuni cantanti. E così, mentre tutti si divertivano, brindando all’inizio di un’estate promettente, Maria veniva risucchiata dalle tenebre del mistero, spogliata dei suoi abiti ed annegata in piscina. La piccola di casa che amministrava la messa domenicale aveva, però, un segreto più grande di lei da tenere per sempre con sé, come una ferita che non si rimarginerà mai: il medico legale Monica Fonzo ha, infatti, accertato ripetute violenze fisiche che si sarebbero consumate in un passato non tanto remoto. Un esito che lascia solo immaginare l’aberrante notte passata da Maria, l’ultima della sua vita. Magari difendendosi da un’ulteriore violenza. Magari scappando. Sebbene sia ancora da capire la dinamica della morte, gli inquirenti hanno mosso i primi passi interrogando il ventunenne Daniel, anch’egli di nazionalità rumena, che da subito ha affermato di aver visto Maria quella sera e di averle offerto un passaggio in direzione Telese Terme dove la aspettava una sua amichetta ma non sarebbe riuscito a raggiungere la città termale per la presenza di una serie di divieti legati ad una manifestazione podistica. Avrebbe, quindi, lasciato la bambina nei pressi della chiesa dove, peraltro, c’erano anche altre ragazzine. Questo quanto dichiarato dal legale di Daniel, l’avvocato Giuseppe Maturo. Unico iscritto nel registro degli indagati dal Procuratore reggente Giovanni Conzo e dal sostituto Maria Scamarcio, Daniel è stato tenuto sotto torchio per ore, avvalendosi di un alibi infallibile: il tempo. Dopo aver lasciato Maria vicino alla chiesa, infatti, avrebbe raggiunto alcuni amici ed il fratello a Castelvenere per poi effettuare un lungo giro tra Massa di Faicchio ed il lago di Telese. Erano le due del mattino quando è rientrato a casa; a quell’ora Maria era già morta da tempo.

Di pochi giorni fa è la notizia della comparsa di un testimone chiave che avrebbe visto la piccola poco prima della sua uccisione in compagnia di due ragazzi. Lavoravano con i giostrai, anch’essi rumeni e sfuggiti agli accertamenti dei carabinieri perché lavoratori “in nero” e, quindi, non censiti dal gruppo dei giostrai. Fuggiti anche dal paese, il giorno dopo la scomparsa di Maria. Questa testimonianza ha suscitato qualche dubbio da parte del padre della bambina dalla pelle chiara ed i capelli biondissimi, il quale afferma, in una recente intervista alla trasmissione Chi l’ha visto?, di aver notato distrattamente che, la sera prima, sempre in occasione della festa, Maria possedeva due gettoni per le giostre, non da lui acquistati. E se fossero stati regalati a Maria proprio da quei due giostrai in nero? Ipotesi non di certo accreditate ma che celano brividi di terrore. La tensione in città cresce: alcuni cittadini, infatti, temono che l’orco si possa nascondere proprio nella comunità. E così, mentre San Salvatore Telesino si mobilita con una fiaccolata in memoria, le indagini proseguono senza fretta e tra silenzi assordanti. Possibile che nessuno abbia visto nulla? Nemmeno il furgone bianco parcheggiato proprio davanti al residence e poi scomparso? Fortissima l’emozione che la terribile vicenda ha suscitato. Ha scosso le coscienze assopite dall’idea che da queste parti certe cose non potessero mai accadere. Un’ondata emotiva senza precedenti ha investito un’opinione pubblica che ora attende col fiato sospeso di capire. Comprendere se si sia trattato di un caso isolato, di una violenza finita male, di un gioco sfociato in tragedia o di qualcosa di più orrendo. Si teme il peggio e l’ansia aumenta. Quando si parla di piccoli paesi si è sempre concordi nel constatare la tranquillità che pervade strade di campagna o centri storici dal sapor medievale. Ed è proprio un dramma isolato a suscitare la rabbia collettiva che non passa inosservata e che può coadiuvare l’operazione dei professionisti. Nulla è più forte di un paese che si coalizza contro il femminicidio, contro la pedofilia, contro l’omicidio, contro la mancanza di rispetto verso il genere umano. Come è successo a San Salvatore Telesino.

Carmen Giaquinto

San Salvatore Telesino: tra mistero e terrore. Le novità del caso was last modified: luglio 11th, 2016 by L'Interessante
11 luglio 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Vatileaks
AttualitàIn primo pianoParliamone

Vatileaks: lo scandalo sacro ha finalmente i suoi Giuda e i suoi Messia

scritto da L'Interessante

Vatileaks

Sembrava l’inizio di una ennesima “guerra santa”, una crociata contro gli infedeli e tutto ciò che la sacralità cristiana non accetta, ma stavolta la battaglia si combatteva tra le proprie mura. Lo scandalo Vatileaks arriva finalmente ad una svolta, una decisiva virata verso quella “verità” che la chiesa ha da sempre tentato di spiegare ma in cui è sempre prontamente caduta fino a ridicolizzarsi: sul soffitto della corte, il simbolo tanto sacro quanto inverosimile delle chiavi di Pietro che normalmente aprono il regno dei cieli hanno, pochi giorni fa, rinserrato anche la porta del carcere vaticano.

Nel tribunale della Santa Sede, infatti, si sono celebrati gli ultimi atti di uno dei processi più rilevanti della guerra interna che ha vissuto la Chiesa stessa contro i propri “Giuda” e i rispettivi complici: sulla panca degli imputati, infatti, hanno seduto la “papessa” Francesca Immacolata Chaouqui e il funzionario vaticano monsignor Lucio Vallejo Balda con il suo collaboratore Nicola Maio, colpevoli di aver sottratto informazioni riservate riguardo le spese economiche dello Stato della Città del Vaticano. Le medesime informazioni “scappate” dai sacri palazzi sono poi finite, come ogni storia maliziosa ben vuole, nelle mani sbagliate di chi, con queste notizie, vive quotidianamente e crea l’impasto giusto per denunciare una storia che non ha mai imparato a chiudersi con un lieto fine: i giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi hanno, infatti, agito seguendo quello che il loro mestiere ha sempre consigliato di fare e banchettato con quello che gli poteva determinare l’ascesa verso il successo mediatico; tuttavia, come dicesi in gergo, hanno fatto i conti senza l’oste: i loro due libri, Avarizia e Via Crucis, hanno immediatamente preso il loro posto e le conseguenti responsabilità, arrivando di fronte ad una sbarra che si poneva come “Via Crucis” verso un destino incerto.

Sia il libro di Nuzzi che quello di Fittipaldi riguardano la gestione sufficiente e poco trasparente dei fondi del Vaticano e degli istituti collegati alla Santa Sede, dai 70-80 milioni annui dell’obolo di San Pietro che finiscono ovunque ma non ai poveri, alla fondazione Bambin Gesù che spende quasi mezzo milione di euro per la ristrutturazione dell’attico del cardinal Bertone e non per l’ospedale infantile. Uno scandalo? Sicuramente. Una materia che per la Curia doveva rimanere coperta, seguendo quel culto del segreto avviato in Vaticano da Bonifacio VIII? Probabile. Ma Vatileaks rappresenta molto più di queste congetture.

Nato come semplice scandalo finanziario, la telenovela degna dei migliori film hollywoodiani ha visto il ruolo oramai centrale della chiesa allargare la sua visione a quella che può essere considerata come una vera e propria “crociata al contrario”, uno scontro che ha visto due fronti diversi ma uniti da uno stesso destino: da una parte il mondo occidentale strafare con il suo “potere temporale” e mettere in risalto una realtà cattolica che già dai tempi del suo consolidamento nella storia mostrava lacune insormontabili; dall’altra un tradimento bello e fatto da parte di quei protagonisti su cui la chiesa avrebbe puntato e scommesso i “big money”. Appunto,  quegli stessi soldi e quelle finanze che hanno per tanto tempo circondato il mondo dell’”Avarizia” e che hanno sempre condannato il buono visto negli occhi dei fedeli, persone diventate oramai estranee ad una realtà fatta di “prosciutti sugli occhi”.

Vatileaks: assolti i due giornalisti

Pertanto, se il processo in Vaticano a due giornalisti e a due libri è stato considerato dagli addetti ai lavori una farsa, la sentenza finale ha dato ragione a quella meritocrazia combattuta per sette mesi, una guerra collettiva per la libertà di stampa, vinta non solo dai due chiamati in causa ma anche da quei principi liberali che hanno assolto la libertà stessa dalla prigionia “spirituale”.
Nella sera del 7 luglio i giudici di Papa Francesco non hanno, infatti, solo scarcerato la libera stampa ma hanno fatto letteralmente a pezzi l’impianto accusatorio del promotore di giustizia che considerava i due giornalisti colpevoli di aver «concorso moralmente» nella divulgazione di notizie riversate, grazie «all’impulso psicologico» che «ha permesso loro di contribuire a rafforzare il proposito della rivelazione delle notizie» dei due funzionari vaticani, monsignor Balda e Francesca Immacolata Chaouqui, dichiarati, al contrario, entrambi colpevoli. L’assurdità di tale assioma è stato sconfitto da una sentenza coraggiosa e da una corte che, grazie al “diritto divino”, ha saputo tutelare la stampa da ogni tipo di censura, da ogni tipo di condanna perché <<pubblicare notizie vere e di interesse pubblico non può essere considerato reato>>, nemmeno dietro le sacre mura.

I giudici non hanno pertanto solo messo fine ad un’istruttoria che ha causato gravi danni d’immagine alla Chiesa e al pontificato di papa Francesco in tutto il mondo ma hanno anche richiuso le stesse porte del paradiso di Pietro riponendo le chiavi lì dove un forziere “sospetto” può essere aperto: anche in uno stato teocratico, il giornalismo d’inchiesta deve fare il suo lavoro e il giornalista può pubblicare notizie verificate e non diffamanti, senza aver paura di essere rinchiuso in carcere o, per meglio dire, “finire all’inferno”.

Michele Calamaio

Vatileaks: lo scandalo sacro ha finalmente i suoi Giuda e i suoi Messia was last modified: luglio 11th, 2016 by L'Interessante
11 luglio 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
Caserta
CronacaIn primo pianoParliamone

Caserta. A casa Zampella o tutti vittime, o tutti carnefici

scritto da L'Interessante

Caserta

Un colpo di pistola, un gioco spavaldo e la realtà non la riavvolgi più.

Aveva solo 19 anni, Marco, il ragazzo di Caserta che qualche giorno fa è stato ingoiato vivo da un gesto folle e senza rimedio

Ha sparato Antonio Zampella, il dichiarato amico della vittima che, dopo il tragico accaduto, si è presentato al comando dei carabinieri come un reo confesso sotto choc.

La terribile vicenda, che ha ferito nel profondo la sensibilità di un’intera provincia, è avvenuta nel rione Santa Rosalia. Un normalissimo pomeriggio d’estate, una Browning calibro 7,65 e il confine tra verità e finzione si è accorciato per sempre.

Marco è morto a casa di Umberto, fratello di Antonio Zampella, presente nell’abitazione perché costretto dagli arresti domiciliari. Dopo aver preso coscienza del decesso, i due ragazzi, sono scappati via dall’evidenza, gettando l’arma in prossimità dei garage del palazzo, ritrovata poi dai carabinieri.

È bastato un braccio teso, un grilletto sottovalutato dall’incoscienza, per ammazzare il futuro di un giovane che aveva solo da invecchiare, con diritto e desiderio, fra la routine di una vita senza  grosse pretese, una vita semplice, una qualunque, e invece no.

Forse, se avesse avuto il tempo di accorgersene, Marco, quel gioco, l’avrebbe fermato, avrebbe fatto finta di stare guardando una di quelle serie televisive in cui, saltato il proiettile, basta un regista per rimetterti in piedi e ricominciare da capo. Purtroppo, però, i film se ne fregano della vita vera, possono influenzarla, certo, ma non gliene importa niente di come va a finire.

Dovremmo ricordarcelo quando, di fronte all’esaltazione del crimine, ci affezioniamo a modelli socialmente discutibili come fossero un’arte da esibire, dovremmo, forse, puntualizzare che certi giochi non esistono, ci sono solo delle realtà da cui la finzione prende spunto, ci sono vite, in moto fra giusto e sbagliato, che valgono molto di più di un Gomorra a fine stagione.

Ci sono dolori, come quelli di queste famiglie, sia dall’una che dall’altra parte, che non potranno mai passare, non potranno mai finire con un “Stai senza pensieri”.

Michela Salzillo

Caserta. A casa Zampella o tutti vittime, o tutti carnefici was last modified: luglio 11th, 2016 by L'Interessante
11 luglio 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Cani razze
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

L’istruttore cinofilo. Il Dog friendly: capitolo 12

scritto da L'Interessante

Istruttore cinofilo

Cari lettori interessati,

ieri pensavo alla figura dell’ istruttore cinofilo e all’icona che rimanda nell’immaginario di molti proprietari,  con le conseguenti aspettative; questo salvatore di quadrupedi abbaianti.

 A volte siamo chiamati a prestare attività consulenziale ed interventistica quando la situazione è già complicata e il sistema è già con l’acqua alla gola; raramente in prevenzione o per la crescita serena di un cucciolo- il che, invece, quando capita sembra un miraggio!

Le attese di miracolo da parte del proprietario sono quasi scontate. Dovute. Si pretendono garanzie di successo. Quasi come se l’unica variabile determinante fosse da noi gestita. Un istruttore totipotente.

Ciò che non è chiaro al proprietario è che è il sistema a doversi muovere verso il cambiamento, di cui il professionista si rende promotore e sostenitore.

L’istruttore non deve mettersi in mostra e mostrare di essere il primo della classe; deve rendere il gruppo famiglia amalgamato e in sintonia. Attraverso il suo modello.

Sapete quante volte ho dovuto gestire – poiché non avvisato- un cane intollerante verso gli estranei soltanto perché il proprietario voleva farmi un test?

Ecco, volevo svelarvi un segreto: i cani possono mordere anche gli istruttori cinofili. Soprattutto. Anche noi sbagliamo; l’obiettivo è aggiornarsi per sbagliare il meno possibile, facendolo in scienza e coscienza. Anche noi siamo fallibili. Anche noi abbiamo delle emozioni, nonostante siamo addestrati all’autocontrollo e alla sospensione del giudizio. Anche noi viviamo le nostre vite: le chiamate di domenica sera per quella improvvisa curiosità sopravvenuta non sempre ci garbano.

Anche noi quando rincasiamo ci spogliamo dell’abito professionale e ritorniamo semplicemente persone. Non siamo in grado di leggere nella mente del vostro cane e non conosciamo molte risposte alle vostre domande; per questo parliamo al condizionale. Semplicemente interpretiamo i comportamenti dei vostri cani mettendoci in loro ascolto ed osservazione. Ma chi meglio di voi proprietari può imparare a leggere il proprio cane? Nessuno.

Non facciamo “prove e tentativi”. Abbiamo il massimo rispetto del soggetto cane e pertanto ci muoviamo per realizzare un percorso.

Anche noi vorremmo che suddetto percorso fosse quanto più rapido e celere possibile; ma i cambiamenti necessitano di tempo. Mesi. A volte anni.

Anche noi amiamo i cani e ne abbiamo sempre avuti. Abbiamo tuttavia scelto di investire economicamente ed emotivamente nella nostra formazione. Quindi No- non diamo consigli. Sì- svolgiamo consulenze. Sì- vogliamo essere retribuiti correttamente.

In ultimo, ma non ultimo in ordine d’importanza: non abbiamo la bacchetta magica. Non conosciamo interruttori segreti che accendano e spengano un determinato comportamento del cane. Se l’avessimo avuta avremmo realizzato un traduttore simultaneo dei pensieri del cane, che ci avrebbe reso felici e soprattutto divertiti della ironia dei cani. Verso noi proprietari, talvolta troppo seriosi.

 Luigi Sacchettino

 

L’istruttore cinofilo. Il Dog friendly: capitolo 12 was last modified: luglio 7th, 2016 by L'Interessante
7 luglio 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
accademia
CulturaIn primo pianoTeatro

Accademia vesuviana del teatro: la rassegna

scritto da L'Interessante

Accademia – Accademia Vesuviana del Teatro

L’ Accademia Vesuviana del Teatro diretta da Gianni Sallustro  è un’eccellenza del nostro territorio

Premiata dalla Polizia di Stato per il lavoro svolto sulla legalità, dalla Norman Academy con la medaglia Aurata al merito e inserita nella Biblioteca digitale sulla camorra e Cultura della Legalità dell’Università degli Studi di Napoli  Federico II con lo spettacolo “Mater Camorra”.

L’ Accademia propone “ ‘O culore d’e pparole” nona edizione della rassegna teatrale di sei giorni che si svolgerà dall’8 al 15 luglio al teatro Di Costanzo Mattiello di Pompei con spettacoli di autori classici e  contemporanei: Roberto Piumini, Giambattista Basile, Eduardo Scarpetta, Eduardo De Filippo, Paul Bilhaud, Alexandre Bisson e George Feydeau.

“ ‘O culore de pparole”- dice Gianni Sallustro direttore dell’Accademia – vuole essere un momento per  dare un particolare significato al colore della parole, al colore della voce, al colore dei gesti, al colore dei pensieri su cui hanno tanto sperimentato gli allievi. Un colore difficile da definire  perché è qualcosa  di astratto, di non tangibile; è sentimento, emozione, adesione, critica, commento, ragionamento, è la ricerca di quello che c’è sotto  le parole, sotto i comportamenti ed i ragionamenti. Con la recitazione le parole possono essere colorate, ma questa coloritura non deve essere mai artificiosa, ma sempre e comunque motivata. Solo in questo modo si potrà portare a galla l’io interiore degli allievi”

Si comincia Venerdì 8 Luglio 2016  ore 20.30 con “C’era una volta……lo cunto de  li cunti” un lavoro in cui la fiaba è la protagonista; nasce dalla commistione tra l’opera “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile e “il cuoco prigioniero” di Roberto Piumini. Le prelibatezze culinarie dello chef Antonio Gimbellino, noto a tutti come Totò Sapore, si fondono con le storie dei personaggi della “Gatta Cenerentola” e di altri ‘cunti’ di Basile. Pochi italiani sanno che alcune delle più belle fiabe del mondo, da “Cenerentola” al “Gatto con gli stivali”, un po’ prima di finire dentro i libri di Perrault e Grimm, dove tutti le scoprimmo da bambini, erano giunte all’orecchio del napoletano Basile, che all’inizio del Seicento le acciuffò e inguainò nella sua lingua, infilandole in quel Cunto de li cunti che fu definito da Croce il «più bel libro italiano barocco» e da Italo Calvino «il sogno d’un deforme Shakespeare partenopeo.

Si prosegue sabato 9 luglio ore 20.30 con la “Serata Eduardiana”  con i due atti unici di Eduardo De filippo: “Quei figuri di trent’anni fa” e “Gennareniello” .

“Gennariniello”: La commedia breve, apparentemente inconsistente nella trama e leggera per le figure comiche di Tommasino e della sorella zitella di Gennaro, è invece intrisa da una profonda melanconia dell’autore nei confronti di quegli uomini che, sempre attratti dalle grazie femminili e dalle lusinghe della giovinezza, non si rassegnano al passare del tempo e vivono in una famiglia che, essi pensano, non li circonda dell’amore e della considerazione che desidererebbero. Essi si sentono, ancora gennarenielli, ma senza reali speranze per l’avvenire, non si rendono conto, o non vogliono, di essere diventati, quello che forse sono sempre stati, dei poveri gennari. “Quei figuri di trent’anni fa” : L’atto unico racconta una serata nel “Circolo della caccia”, nome fittizio che serve da copertura per una casa da gioco clandestina, gestita da don Gennaro Fierro fidanzato di Peppinella (da lui chiamata “Sciù Sciù”), una donna che vive, insieme alla madre, Assunta (la “marchesa madre”), nel Circolo. Filomena è la cameriera del Circolo e delle due donne, disperata per i modi rozzi di come la trattano. Mentre fervono i preparativi per una serata di gioco, arrivano don Gennaro Fierro e un altro uomo, Luigi Poveretti. Quest’ultimo viene istruito dal gestore del “circolo” per fare il nuovo “palo”, per aiutarlo, cioè, a vincere passandogli opportunamente le carte, sollecitato da opportuni segni concordati tra i due. Tanti i personaggi che agiscono in questa opera.

Lunedì 11 Luglio 2016 ore 20.30 per l’ Accademia vesuviana del teatro andrà in scena un classico del teatro:  “Tre pecore viziose”  di Eduardo Scarpetta. La commedia, scritta nel 1881, si delinea nel più tipico stile del comico napoletano, che scrisse moltissime opere teatrali con un unico obiettivo: far ridere ad ogni costo, cercando di sfuggire alla mediazione del pensiero, assolutamente convinto che solo l’ilarità potesse offrire all’uomo l’occasione per difendersi dalla routine arida del vivere quotidiano, che annulla i sogni e le aspirazioni di ognuno. Si tratta di uno stile che all’epoca subì anche molte critiche, addirittura Scarpetta fu trascinato da D’Annunzio in una lunga azione legale per avere egli osato scrivere una parodia de “La figlia di Iorio”. Ma fra tante critiche ci fu anche chi si levò in difesa di Scarpetta, fra tutti l’autorevole filosofo Benedetto Croce.

 

Mercoledì 13 Luglio 2016 ore 20.30  il teatro del malinteso, della gelosia e del tradimento tra marito e moglie, marito e amante tipici di George Feydeau diventano gli ingredienti de “L’amore è una cosa meravigliosa”; eventi assurdi, occasionali, peripezie varie, scatenano situazioni comiche paradossali, in cui i personaggi vengono coinvolti in innumerevoli colpi di scena al limite del surreale. Un signore segue sino a casa  una giovane signora, e scopre che questa altri non è se non la moglie di uno dei suoi migliori amici. Per niente disposto ad arrendersi, il corteggiatore giura alla donna di riuscire a dimostrare che suo marito le è infedele, ottenendo in cambio da lei una notte d’amore. La donna, nel frattempo, conosce la moglie del suo corteggiatore e si alleano insieme per vendicarsi dei rispettivi mariti adulterini. Nella camera d’albergo, prenotata dal marito per incontrarsi con l’amante, si ritrovano diabolicamente tutta una serie di personaggi con scontri, fughe e aggrovigliati intrecci che determinano grande ilarità.

 

Giovedì 14 Luglio 2016 ore 20.30 sarà la volta  “Gelosie e tormenti” di Alexandre Bisson, autore francese, che dotato di fervida fantasia comica, scrisse da solo o in collaborazione circa 60 commedie. Napoli 1750. Il povero Felice è vittima dall’ossessiva gelosia della moglie Gemma e delle sue continue scenate a seguito delle quali, sistematicamente, litigano per poi abbandonare entrambi la casa fino a sera. Pensano di approfittarne, per poter uscire indisturbati, i loro camerieri  che, a loro insaputa, spruzzano di profumo il povero Felice sperando che questo scateni le ire di Gemma. Ed il litigio esplode proprio nel momento in cui giungono per il pranzo, i fratelli  di Gemma, con le loro promesse spose e la loro zia, Suor Redenta!Da qui in avanti ne accadranno di tutti i colori; un crescendo di situazioni comiche, ambiguità, colpi di scena coinvolgeranno tutti i protagonisti fino all’epilogo nella più classica tradizione degli autori francesi.

 

L’ Accademia conclude la rassegna, venerdì 15 Luglio 2016 ore 20.30  “Le pillole d’Ercole” scritta nel 1904 dai commediografi francesi Charles Maurice Hennequin e Paul Bilhaud La storia gravita attorno a due medici, uno dei quali ha inventato la pillola di Ercole, un portentoso ritrovato della medicina, estremamente afrodisiaca. Ma cosa potrebbe succedere se la pillola venisse utilizzata per vincere una scommessa? Se poi si aggiungono una carrellata di colorati personaggi e una moglie innamorata il risultato sarà di sicuro effetto e darà luogo ad un concatenarsi di spassosi eventi. Le pillole d’Ercole è una commedia esilarante e briosa, un meccanismo drammaturgico ad alto ritmo in cui intrighi, malintesi e colpi di scena generano un’esplosiva miscela di comicità. Il testo mostra ancora oggi una freschezza di dialoghi sorprendente e funziona come un ordigno ad orologeria, dove in ogni istante la vicenda si complica arrivando a generare situazioni così paradossali e complicate che sembra impossibile allo spettatore, tra una risata e l’altra, che tutto ritorni alla normalità, arrivando ad un lieto fine.

Tutti gli spettacoli sono ad ingresso gratuito.

 

L’ Accademia Vesuviana del Teatro di Gianni Sallustro è una scuola di recitazione teatrale e cinematografica  che si propone di  dare ai giovani e ai meno giovani  un’occasione per esprimere le loro qualità, coltivare le loro passioni. Nella recitazione il corpo, la voce e la mente sono  gli  strumenti  attraverso  i quali si rappresentano le emozioni. Sono queste emozioni che danno  vita a un personaggio sul palcoscenico e dietro la macchina da presa. Bisogna avere, quindi,  prima un certo controllo su corpo-mente-voce per poi passare alla dimensione delle emozioni .Per  ultimo  bisogna studiare il personaggio attraverso l’analisi dei testi e della vita dello stesso. Per queste motivazioni l’Accademia fa  vivere, studiare e sperimentare  il teatro, il cinema,  la danza ,la musica , il canto ai suoi allievi affinché respirino  il mondo dell’arte a 360° gradi. In questo modo gli si garantisce  un’alta preparazione con docenti qualificati e con l’allestimento  di spettacoli teatrali  e prodotti audiovisivi .

 

 

Accademia vesuviana del teatro: la rassegna was last modified: luglio 1st, 2016 by L'Interessante
1 luglio 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Iavazzi
BasketIn primo pianoSport

Iavazzi incontra il sindaco di Caserta

scritto da L'Interessante

Raffaele Iavazzi

Il sindaco Marino incontra il presidente della Juvecaserta, Raffaele Iavazzi. Marino: “Massima disponibilità a trovare la soluzione per rilanciare il sodalizio sportivo”. Iavazzi: “Per ora traghetto la società e invio la fideiussione in Federazione per completare l’iscrizione al campionato”

 

Il sindaco di Caserta Carlo Marino ha ricevuto, presso la sede del Comune, il presidente della Juvecaserta Basket, Raffaele Iavazzi. Al centro dell’incontro le iniziative da mettere in campo per cercare di garantire un futuro sereno al sodalizio sportivo bianconero in vista della prossima stagione sportiva e, più in generale, degli anni successivi.

“Ho assicurato la mia massima disponibilità – ha spiegato Marino – sin da ora e per i mesi prossimi a cercare la soluzione più idonea per rilanciare la società. La città è pronta ad accogliere iniziative che rendano Caserta ancor di più città del basket. Come sindaco di questa città metterò tutto l’impegno possibile per sostenere la Juvecaserta, così come la Casertana, la Volalto e tutti i sodalizi sportivi, ma anche per favorire ancor di più la realizzazione di eventi che leghino lo sport e il turismo, al fine di promuovere Caserta”.

Al termine dell’incontro, il presidente della Juvecaserta, Raffaele Iavazzi, ha annunciato che provvederà subito a completare le pratiche per l’iscrizione al campionato, inviando in Federazione la fideiussione.

“Per ora – ha dichiarato Iavazzi – il compito che sento di portare avanti è quello di traghettare la società fino a quando non interverrà un nuovo gruppo imprenditoriale pronto ad acquisirne il pacchetto di maggioranza. Ringrazio il sindaco Marino per la disponibilità e l’impegno che ha mostrato al fianco della Juvecaserta”.

Iavazzi incontra il sindaco di Caserta was last modified: luglio 1st, 2016 by L'Interessante
1 luglio 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
orlando
AttualitàCulturaIn primo pianoLibri

Orlando: da Virginia Woolf ad oggi

scritto da L'Interessante

Scritto da Virginia Woolf nel 1928, l’Orlando è mai come ora un’opera più che attuale.

Il testo, che narra delle avventure del cortigiano Orlando, si articola in tre secoli e analizza lucidamente il rapporto di genere nella società inglese.

Orlando, prima cortigiano alla corte di Elisabetta I poi uomo innamorato della figlia dell’ambasciatore russo si sveglia, dopo un sonno durato una settimana, nel corpo di una donna.

L’elemento pricinipale è dunque l’androginia del protagonista. Mai romanzo fu più indiciato in un momento come questo dove in tutto il mondo, ma soprattutto in Italia si combatte per l’uguaglianza: innumerevoli sono le manifestazioni a cui partecipano persone che non chiedono altro che il diritto di sentirsi e di essere trattati come tutti gli altri.

In un’Italia che sembrava aver fatto un passo avanti approvando le unioni civili, migliaia sono le voci che vogliono farsi sentire.
Considerata una delle più belle lettere d’amore mai scritte, “Orlando” mette in mostra un sentimento d’amore profondo tra Vita Sackville-West, a cui l’opera è dedicata, e Virginia Woolf la quale sosteneva che in fondo in ognuno di noi convive una parte femminile e una maschile, l’importante è non aver paura di esplorarle.

Maria Rosaria Corsino

Orlando: da Virginia Woolf ad oggi was last modified: luglio 1st, 2016 by L'Interessante
1 luglio 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
  • 1
  • …
  • 64
  • 65
  • 66
  • 67
  • 68
  • …
  • 95

Resta in Contatto

Facebook Twitter Google + Instagram Email RSS

Categorie

  • Attualità
  • Basket
  • Calcio
  • Cinema
  • Cronaca
  • Cultura
  • Curiosità
  • Dall'Italia e dal Mondo
  • Editoriale
  • Eventi
  • In primo piano
  • Indovina dove andiamo a cena
  • Libri
  • Musica
  • Notizie fuori confine
  • Parliamone
  • Politica
  • Sport
  • Teatro
  • Tv
  • Viaggi Interessanti
  • Vignette Interessanti
  • Volley

I Più Visti

  • duel gomorra

    Gomorra 3: i casting al Duel Village

    8 giugno 2016
  • amore

    L’ Amore ai giorni nostri

    6 dicembre 2016
  • molly

    Molly Malone, la strana leggenda

    19 novembre 2016
  • museo

    Museo di arte islamica come l’araba fenice

    24 gennaio 2017
  • canile

    Adozione in canile: ti salvo la vita, appartieni a me

    9 marzo 2017
  • Facebook
  • Twitter
  • Google +
  • Instagram
  • Email

© 2015 L'Interessante. Tutti i diritti riservati.
Designed by Armando Cipriani


Back To Top
Utilizziamo i cookie per migliorare l'esperienza utente sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu sia d'accordo. Accetto
Privacy & Cookies Policy